Lo sviluppo urbanistico della capitale è storicamente segnato dall’abusivismo edilizio. Dal dopoguerra fino agli anni ’80 interi quartieri sono nati e cresciuti in maniera spontanea senza alcuna regola o pianificazione. Questo sviluppo caotico adesso sta presentando il conto. Adesso gli abitanti di quegli stessi quartieri, nipoti dei muratori che li hanno costruiti allora senza troppe pretese, cominciano a reclamare maggiori servizi e qualità urbana, le difficoltà nel gestire questa anarchia stanno emergendo tutte. Ora che la campagna elettorale comincia a entrare nel vivo Vi segnaliamo questo reportage dell’anno scorso che ci sembra ancora attuale.
Se ne parla in questo articolo pubblicato su Internazionale

La Roma del’abusivismo peserà sul voto per il prossimo sindaco
“Nel fantasioso lessico dell’urbanistica capitolina i toponimi indicano nuclei definiti e perimetrati che comprendono abitazioni, ma anche terreni inedificati, capannoni commerciali o industriali sorti illegalmente, senza pianificazione, salvo quella spontanea e approssimativa degli stessi proprietari. I quali, pagato il condono, si sono accorti che un luogo da abitare non è costituito solo dalla propria casa, pur confortevole e accessoriata. E allora sono passati a reclamare marciapiedi, allacci fognari, depuratori, illuminazione stradale. E poi asili, scuole, centri anziani, una piazza con qualche aiuola e le panchine dove scambiare quattro chiacchiere. Chiedono, insomma, che la città arrivi anche da loro con i suoi servizi.”
Le foto pubblicate su Internazionale sono di Valeria Scrilatti (per Internazionale, Contrasto)
















