Villa Malaparte: l’emblema più affascinante dell’incontro scontro tra architetto e committente. Un ossimoro di architettura, per quanto affascinate, misteriosa e apparentemente inaccessibile, non dovrebbe essere stata costruita su quello scoglio di Capri. Eppure proprio questa contraddizione in essere da sempre la rende protagonista e rende protagonisti i suoi creatori.
Se ne parla in questo articolo pubblicato su Il Fatto Quotidiano

Quanto c’è dell’artista e quanto del committente?
“È diventata la copertina dell’ultimo libro di Ernesto Galli della Loggia – suscitando pare, malumori – è stata lo scenario di innumerevoli film, è diventata a torto o a ragione una delle icone del Razionalismo: è la Villa di Malaparte a Capri. La dimora del noto intellettuale, giornalista, scrittore, fascistissimo e poi comunistissimo seguace del partito comunista cinese, cui la lasciò in eredità, fu un Antonio Pennacchi ante litteram: poiché l’autore di Canale Mussolini amava definirsi “fascio comunista”, venne chiamata “Casa come Me”.



