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LA RELAZIONE ESSENZIALE TRA ARCHITETTURA e ARTE CONTEMPORANEA

LA RELAZIONE ESSENZIALE TRA ARCHITETTURA e ARTE CONTEMPORANEA
VILLA MEDICI – ACCADEMIA DI FRANCIA A ROMA

VILLA MEDICI – ACCADEMIA DI FRANCIA
LOCALITÀ : ROMA, Italia
COSTRUZIONE: XVI secolo – ALLESTIMENTI: dal 1961
USO: SPAZIO ESPOSITIVO – RESIDENZA PER ARTISTI
ARCHITETTO: BARTOLOMEO AMMANNATI
FOTO: CLAUDIA FANO

Sono passati quattro secoli dal momento in cui il cardinal Ferdinando de’ Medici acquisì la villa sulla collina del Pincio per poter ammirare la sua incredibile collezione di pezzi antichi e moderni, basti considerare che la facciata interna aperta verso il giardino fu decorata da bassorilievi romani provenienti dall’Ara Pacis. All’epoca l’intervento sulla villa progettata da Nanni di Baccio Bigio e Giacomo della Porta fu affidato all’architetto Bartolomeo Ammannati.

Nel 1803 Napoleone vi destinò l’Accademia di Francia a Roma, nel 1961 ne divenne Direttore Balthus, ed iniziò una nuova fase di trasformazione per la villa, soprattutto pittorica, nei toni cangianti degli ambienti e degli arredi. Negli anni ci furono altri interventi circoscritti ad alcuni ambienti, come la “camera turca” realizzata sotto la direzione di Vernet nel 1830 o come il ben più di recente intervento della serie delle Delocazioni di Claudio Parmeggiani, nella camera “degli amori”. Gli interni di villa Medici sono il risultato di una stratificazione, segno del tempo all’interno dell’edificio rinascimentale. Una rilettura di questi spazi che unificasse gli interventi era necessaria, anche per poter aprire parte degli spazi ad un percorso pubblico di visita, questo il dato di partenza dell’intervento di S.V.Fendi e K.Jones. Lo spazio pittorico restaurato coinvolge l’intera architettura del piano giardino, dalla parete intonacata alla cornice sovrastante sino alla volta che copre ognuna delle stanze. Ogni frammento di superficie viene trattata con una materia patinata, fatta di segni d’usura, tracce di spazzola e pennello, strati sovrapposti di pennellate e raschiamenti da cui emergono policromie antiche.[i]

L’intervento del Gran Salon, luogo delle manifestazioni pubbliche dell’Accademia,  ha consentito anche di riconsiderarne la dimensione sonora grazie ad uno studio di ottimizzazione acustica condotto da Devialet, sono stati concepiti speciali pannelli acustici per una superficie complessiva di 60 m², dissimulati dietro gli arazzi, coadiuvati da 14 casse Phantom in grado di garantire una perfetta restituzione dei suoni e delle voci durante gli eventi dell’Accademia di Francia.

Che la qualità tecnica di questi spazi si celi dietro gli arazzi ci insegna che talvolta il limite diventa l’elemento di invenzione. I sette arazzi rinascimentali moderni e contemporanei entrano quasi in risonanza con le tinte cangianti di Balthus,  ridefinendo nuove relazioni tra le opere e la preesistenza architettonica, quasi fossero essi stessi elementi della grammatica architettonica rinascimentale, come nel contrappunto tra finestre ed arazzi, in un gioco di risonanze figurative e seguenze spaziali.

Un intervento di semplice inserimento del contemporaneo nell’esistente avrebbe esaltato i magnifici pezzi presenti nella collocazione dell’Accademia ma avrebbe forse “ tradito” in parte il vero senso di questi spazi, che devono essere vissuti, abitati. Le esigenze tecniche sono state così risolte con l’ausilio di dispositivi alla avanguardia e appositamente studiati, ma anche con l’attenzione al dettaglio, con delicatezza, senza stravolgerne il “testo”.

Ma è anche l’atto di tessere queste opere che obbliga ad una riflessione sull’atto creativo. Henri Matisse, Sonia Delaunay, Fernand Leger negli anni 70 lavorarono con la Manifactures Nationales nell’intento di rinnovare l’arte dell’arazzo francese e si deve probabilmente a loro se anche Aurélie Nemours, Patrick Corillon e Louise Bourgeois si sono confrontati con questa tecnica di tessitura. Affascina guardare questi arazzi e pensare al gesto veloce, unico, dell’atto del dipingere magistralmente tessuto con mesi di millimetrico lavoro per ricrearne la matericità, il colore, la immaterialità.

La distorsione temporale è parte inscindibile anche della nostra pratica architettonica, un segno sul foglio si traduce in mesi di cantiere, per poi finalmente arrivare alla realtà fisica di quel segno grafico.

[i]        Pierre Antoine Gatier _Architecte en chef des Monuments Historiques

IMG_4451_Salon des Pensionnaires
IMG_4430_Le Petit salon
IMG_4426_Le Petit Salon
IMG_4405_Arazzo di SONIA DELAUNAY
IMG_4410_Arazzo di LOUISE BOURGEOIS
IMG_4424_Arazzo di SHEILA HICKS
IMG_4423_DETTAGLIO DELL'INTERVENTO
IMG_4356_dettaglio della seduta all'ingresso
IMG_4369_lanterna
IMG_4399_Arazzo di ALICE PENALBA
IMG_4460_La galleria
IMG_4398_Arazzo di AURELIE NEMOURS
IMG_4457_DETTAGLIO DELL'INTERVENTO
IMG_4432_Lampadario di RICHARD PEDUZZI
IMG_4445_DETTAGLIO DELL'INTERVENTO

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