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Hotel Mediterraneo, la macchina del tempo

12 maggio 2018

Open House Roma: “interessante!”. L’ho scoperta un paio d’anni fa, quando un amico ha partecipato con un appartamento di cui aveva curato la ristrutturazione.

Un bel “Mi piace” alla pagina facebook, iniziative, aggiornamenti, finché un bel giorno appare la richiesta di volontari per l’edizione 2018. “Sarà per gli studenti”, mi dico, poi leggo i requisiti e non ci sono limiti di età, curioso: a 53 anni mi imbatto continuamente in limiti e divieti, più di quando ne avevo 17!

Invio il modulo di partecipazione e me ne dimentico, ma un bel giorno arriva la mail di convocazione, ritrovarsi in un’aula universitaria dopo decenni è strano, all’ex mattatoio poi, evocativo.

Mi assegnano l’Hotel Mediterraneo, ma cosa avrà di interessante questo albergo? Tutto! Una bellissima scoperta.

Oggi quasi tutti gli hotel appartengono a catene internazionali, il Mediterraneo invece è un rarissimo esempio di albergo ancora gestito dalla famiglia, i Bettoja, proprietaria dalle origini, e si nota in ogni dettaglio, in ogni scelta.

E’ una bella mattina di maggio quando varco la soglia dell’imponente edificio razionalista, ed è come attraversare uno stargate: mi trovo all’istante in un’atmosfera fine anni ’30, gli arredi, le poltroncine, le lampade di cristallo, gli imponenti lampadari, tutto è stato disegnato dallo stesso architetto Mario Loreti progettista dell’albergo, costruito nell’ambito del grandioso piano E42, in occasione dell’Esposizione Universale del 1942, che non si tenne mai. Tutto è originale dell’epoca.

A sinistra si trova l’ampia e luminosa Sala delle Mappe, con un’immensa mappa del Mar Mediterraneo a tutta parete, disegnata da Capizzano su decine di pergamene, recentemente restaurate, e girando lo sguardo non si può non notare un originale orologio da tavolo Art Decò. Scandisce regolarmente il tempo da ottant’anni ed è di una modernità impressionante.

Proseguendo nell’esplorazione degli ambienti, noto sulle pareti i pregevoli intarsi in legno con scene di argomento vario, fino ad imbattermi in un rebus, un grande disegno circolare ad intarsio, un vero rebus rimasto sino ad oggi irrisolto.

Giungo alla saletta bar, con il magnifico bancone originale e la copertura in mosaico celeste con stelle dorate, a figurare il cielo notturno. I salottini con tavoli e poltroncine d’epoca perfettamente restaurati.

In questi spazi sono state girate le scene di molti film, tra cui “The young Pope”, la serie “Il paradiso delle signore” e “Paul Getty”: un set cinematografico dal vero.

Di grande interesse architettonico è poi la scala, formata da lastre di marmo calacatta parzialmente sovrapposte l’una all’altra, in una struttura autoportante, con la balaustra di colonnine sagomate in marmo rosso levanto. Nonostante la massiccia presenza del marmo, l’impressione che se ne trae è di grande leggerezza ed eleganza.

Sullo stesso piano si apre la Sala delle Polene che mostra, quasi a reggere il soffitto, una serie di polene in legno tutte diverse una dall’altra; le lampade a muro sono sorrette da piccole raffinate sirene ed infine due grandi lampadari circolari, con decorazioni di argomento marinaro, a ricordare il nome dell’albergo.

La sala ristorante, un tempo ristorante “21” con accesso anche dall’esterno, colpisce immediatamente per il bellissimo mosaico sull’intera parete di fondo, anch’esso ad opera dell’artista Capizzano. Anche qui tutte le lampade, in vetro di Murano lavorato e colorato, sono originali dell’epoca, disegnate da Loreti e prodotte da Fontana Arte.

Originali anche gli arredi delle camere, dove l’innovazione tecnologica e la conservazione degli elementi storici convivono in modo pregevole.

In ultimo non posso non menzionare la terrazza al decimo piano, dalla quale si gode una vista su Roma a 360°, unica, poiché vi ricordo è il palazzo più alto di tutta la zona.

Al momento di lasciare l’edificio ho provato una leggera inquietudine, troverò di nuovo tutto al proprio posto, o si è trattato di una magnifica illusione?

SUGGESTIONI

Le foto sono di Viviana Cammalleri e Giulio Paolo Calcaprina. Tutti i diritti sono riservati.

Green Corviale – Una video intervista in 12 tappe sul recupero di Corviale

11 giugno 2014

L’intervista fattami da Giulio Paolo Calcaprina, Giulio Pascali, Lucilla Brignola e Giorgio Mirabelli  ha confermato la crescente difficoltà di spiegare in poche parole un progetto, nato quasi per caso, che mi sta letteralmente travolgendo, assumendo ogni giorno che passa le sembianze di una predestinazione profetica. Quella che doveva essere una breve video intervista è diventata un’affabulazione incontenibile e disordinata di oltre un’ora, assolutamente improponibile nei format della Rete. Il senso di colpa mi ha costretto ad offrire una soluzione ai malcapitati di Amate l’Architettura. E’ così che abbiamo sperimentato insieme un progetto di comunicazione : Giulio & Giulio hanno spezzettato il fiume narrativo dell’intervista originale in elementi tematicamente omogenei, denotati da 12 TAGS, io ho confezionato una copertina audiovisiva di un minuto recitando una frase che le contenesse, tutte trasformandole alla fine del video in link sensibili che puntassero direttamente agli spezzoni tematici dell’intervista originale.

(NB – Per attivare i link incorporati nel video, occorre aprire il video su Youtube.)

Poiché il test mi sembra superato positivamente, provo ad usare questa stessa struttura narrativa per poche righe di presentazione.

Manifesto:
Corviale è un manifesto, un Monumento per ricordarci di completare una Città che deve ancora venire.

Sopravvivenza:
La nostra sopravvivenza sul Pianeta è scritta nel destino delle Città che si uniranno in Glocalopoli.

Mediterraneo:
Il Mediterraneo ridiventerà l’incrocio per la sintesi dei principali modelli culturali che abitano il Pianeta.

Tetti:
I tetti sono il nuovo suolo produttivo, frontiera interna alle città per la Bonifica della Crosta Urbana.

Produttivo:
I Condomini ultradensi delle periferie devono scoprire il loro dirompente potenziale produttivo.

Esoscheletro:
Infrastruttura Abitabile Ecologica Autoportante per la rigenerazione sostenibile degli edifici residenziali.

Ascensori:
Strade meccanizzate verticali che attendono da oltre un secolo di collegare il Nuovo Suolo delle coperture.

Lotti:
Le coperture saranno lottizzate per assegnare ad ogni appartamento un Lotto Produttivo minimo.

Impianti:
Gli impianti finalmente entreranno a far parte del linguaggio naturale dell’Architettura.

Comodato:
Il tetto è uno spazio giuridicamente ambiguo che può offrire nuove alternative tra Pubblico e Privato.

Finanziare:
Qualunque operazione rigenerativa deve essere auto-sostenuta da nuove capacità Produttive e Riproduttive.

Enigmi:
Corviale nasconde una serie di Enigmi ancora da decifrare per il nostro futuro, abbiamo solo iniziato …