Gli ordini prendono atto della situazione, ma le reazioni sono caute; serve quindi una reazione dura da parte dei progettisti stessi?
Se ne parla in questo articolo pubblicato su Vanity Fair

un sistema, quello delle finte partite iva, diventato di dominio pubblico, che non è più possibile ignore. Tuttavia, sembra che neanche i consigli di disciplina degli ordini professionali, abbiano un potere sanzionatorio nei confronti degli studi che hanno una tale impostazione del lavoro.
La colpa non è dei giovani architetti, però il dovere di fare qualcosa per sollecitare un cambio di passo sì. Lo devono a loro stessi e forse anche a coloro che verranno dopo. Innanzitutto, potrebbero provare a cambiare quegli ordini da cui non si sentono rappresentati: «nei confronti del coinvolgimento nelle attività dell’Ordine, c’è da parte dei giovani un disinteressamento. Si iscrivono, pagano la loro quota, seguono i corsi di formazione e basta» ci dice Milanese [presidente dell’Ordine di Torino], che lancia anche un appello. «Chiedo ai giovani di frequentare l’ordine così da fornire a noi uno strumento per agire: come minimo verrebbero fuori dei nomi e dei cognomi».


L’associazione “Iva sei partita” se ne occupava già 10 anni fa, purtroppo con scarsi risultati malgrado l’impegno.