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Piano Casa della Regione Lazio: meglio di Beautiful!

24 ottobre 2014

Il Piano Casa, una legge temporanea che sembra non avere mai fine, esce stravolto dalla seduta di Consiglio Regionale del 23 ottobre 2014.

All’ordine del giorno c’è la proposta di legge n°75 del 2013, ovvero le modifiche che la Giunta Zingaretti aveva promesso in campagna elettorale e che avrebbero dovuto correggere in positivo l’impianto del Piano Casa targato Polverini/Ciocchetti.

Premesso che si tratta di ben poca cosa rispetto alle attese di quanti hanno sempre pensato che il Piano Casa targato Polverini/Ciocchetti sia un becero insieme di regalie fatte “ad personas”, un coacervo di eccezioni senza motivo ad una norma che avrebbe potuto essere di gran lunga più semplice e dunque più efficace. In ogni caso la proposta, si badi bene elaborata nel settembre del 2013, contiene almeno un elemento positivo, la cancellazione della premialità del 10% sui Piani di Zona. Poche parole che, se corrette nel testo vigente, avrebbero perlomeno l’effetto di eliminare la più vistosa delle regalie fatte alla lobby dei costruttori.

In realtà la partita che si sta giocando, a livello politico, è quella di un braccio di ferro tutto interno alla sinistra. Da una parte Zingaretti e Civita alla Regione, dall’altra Marino e Caudo al Comune. Ciascuno reclama per sé il diritto a governare le trasformazioni del territorio.

Ma che senso può avere apportare modifiche ad una legge a 100 giorni dalla sua data di scadenza? Solo il puntiglio di onorare una promessa elettorale? Sembra difficile solo ipotizzarlo. Il vero argomento di cui si parla è il futuro. La proroga è nell’aria, tutti ne parlano, tutti se l’aspettano.

Il risultato inevitabile è che tanto i cittadini interessati ad un piccolo ampliamento, quanto gli operatori economici, i pochi rimasti perlomeno, stanno alla finestra. Aspettano di vedere se arriva o meno questa proroga. Nel dubbio che si fa? Ci si ferma e si aspetta. Primo risultato negativo raggiunto. Il peggio però deve ancora venire.

Seduta di Consiglio Regionale del 23 ottobre 2014. Va in scena il solito teatrino. Il consigliere Cangemi (nuovo centro destra) dà del maleducato al consigliere Baldi (lista civica Zingaretti) che manca di rispetto all’aula perche ha sul suo tavolo una bottiglietta di Coca Cola. Urlano, si tirano dei fogli di carta, ma la rissa, per futili motivi, viene fortunatamente solo sfiorata. Effettivamente questo Baldi tanto bene educato forse non è se nella precedente seduta di Consiglio Regionale del 16 ottobre veniva così apostrofato da un altro consigliere: “collega Baldi la prego, con i piedi sopra il tavolo non è mai decoroso per l’aula!”

Nel teatrino del Consiglio Regionale poi c’è una consuetudine che tutti conoscono, siccome quelli del Movimento 5stelle sono convinti di essere superiori e danno dei ladri a tutti, tutti gli altri, per ritorsione, non ascoltano una parola quando loro parlano, li ignorano ostentatamente. Non chiedetemi perché è così, è semplicemente un dato di fatto, come in quelle famiglie da commedia all’italiana in cui viene messa in scena la figura del nonnetto rompicoglioni che parla da solo. Un qualunque consigliere 5stelle fa una domanda diretta all’assessore e lui non gli risponde, la rifà per cinque volte, e lui per cinque volte non gli risponde.

Tanto per far capire come questo teatrino assomigli al teatro dell’assurdo di Eugène Ionesco riporto uno stralcio del verbale del 16 ottobre:

Porrello (consigliere 5stelle): (dopo tre minuti di intervento) … e noi qui ci troviamo a fare un piano casa che distrugge l’ambiente, il patrimonio… e tutte queste persone che parlano senza neanche sentire…. Io potrei dire qui le parolacce, e infatti sto dicendo una cosa fuori tema e manco il Presidente mi ferma! Fermatemi almeno, no?

Presidente: Collega Porrello, non capisco

Porrello: Non capisco io…

Presidente: Nessuno sta dicendo parolacce, altrimenti se ne sarebbe accorto qualcuno.

Porrello: Io ho detto che potrei dire anche le parolacce

Presidente: Ma se lei le dice se ne accorgono tutti!

Porrello: Ma per forza, perché anche se uno parla normale qui fate finta di non ascoltare, è questo il problema, che è un mercato, è un suk questo, non un aula

Interviene un altro consigliere: Ma questo è razzismo!

Porrello: …questo è razzismo? Non è un insulto, è una presa di…

Presidente: Collega Porrello, continui la sua illustrazione, prego.

Porrello: Si, lo illustro. Allora in questo mercato, tra le varie bancarelle che esistono in questo mercato, tra le varie bancarelle io volevo dire…

Presidente: Colleghi per cortesia. Consigliere Baldi, per favore. Grazie.

Porrello: Poi si offendono! Quando c’è Baldi che parla con tutti gli altri, quell’altro che si alza e quello che si gira, poi dico mercato e si offendono tutti! Ma è chiara la cosa! Bene.. (interruzione di un consigliere) …appunto, non sente nessuno! L’ho detto, potrei dire qualsiasi cosa qui, lo dimostrerò! Presidente, lo dimostrerò! Allora, quindi noi ci impegniamo ancora una volta a cercare di migliorare un testo che fa schifo! Grazie.

Presidente: Parere della Giunta?

Assessore: Parere contrario.

Mi scuso per la lunga digressione, ma credo che, oltre all’indiscutibile valore comico, questa premessa sia utile per capire quale sia il clima, l’atmosfera, ma anche il livello, del dibattito nell’aula del Consiglio Regionale, ed è altresì utile per capire quanto è successo nella seduta del 23 ottobre 2014.

Storace assume la Presidenza. Con il suo aplomb e la sua sagacia. Storace, l’ex governatore travolto dagli scandali, ex deputato, ex politico di livello nazionale, di serie A, retrocesso suo malgrado sugli scranni di un Consiglio Regionale. Gli emendamenti si susseguono a un ritmo incessante: interventi, voto, interventi, voto. Tutti respinti dal fronte compatto del PD. Siamo all’emendamento numero 236, ma la strada è ancora lunga, sono più di duemila. Prende la parola un consigliere 5stelle, tutti si distraggono, poi parla un altro consigliere 5stelle, il capogruppo del PD va al gabinetto, due consiglieri vanno a prendersi un gelato, tutti si distraggono, il consigliere 5stelle finisce di parlare, il presidente Storace chiede di votare, prima a favore, e tutti i deputati 5stelle alzano la mano, poi contro, ma nessuno lo ascolta, solo uno se ne accorge, Bellini del PD, nessun altro, né a destra né a sinistra. Storace non alza la voce, non richiama all’ordine o ad una maggiore attenzione, semplicemente dice: “Emendamento approvato.” Punto.

Nessuno in quel momento sa quale sia il contenuto dell’emendamento, ma è una rivoluzione. All’art. 3 comma 6 dopo le parole “la realizzazione degli ampliamenti di cui al comma 1 è subordinata all’esistenza delle opere di urbanizzazione primaria” si aggiungono due semplici paroline, “e secondaria” .

Patatrack!

Ecco smontato il Piano Casa.

L’APPELLO: Cinque punti da cambiare del “Piano Casa” Polverini/Zingaretti

26 febbraio 2014

Rilanciamo il testo dell’appello di Carteinregola, sottoscritto anche da Amate l’Architettura.

Nelle prossime settimane arriverà  in  Consiglio Regionale del Lazio la Proposta  di legge 75, che interviene sul cosiddetto  “Piano Casa” Polverini /Ciocchetti, tuttora vigente,  senza   intaccarne l’impostazione generale, ma modificando solo in  parte gli articoli più contestati di un Piano che fa del Lazio un “caso unico” nel panorama italiano.

La crisi economica non può diventare l’alibi per provvedimenti che derogano alle norme e cancellano ogni  pianificazione,  sacrificando il patrimonio collettivo  e  la qualità della vita dei cittadini.  Chiediamo con fermezza un’inversione di rotta e un ritorno al Piano della precedente giunta di centro-sinistra, che come quello di  altre Regioni – una per tutte la Toscana – inseriva  gli interventi in un sistema di regole e di vantaggi per  il bene  pubblico.

In particolare ci appelliamo al Presidente Zingaretti, all’Assessore Civita, alla Commissione Urbanistica e al Consiglio regionale del Lazio affinché introducano  le seguenti modifiche:

1) Non si concedano aumenti di cubature alle nuove costruzioni:  il Lazio è l’unica Regione che ammette ampliamenti per edifici ancora da costruire.

2) In seguito all’approvazione delle nuova  legge regionale, sia concessa  ai Comuni una riapertura dei termini entro i quali definire quali aree ed edifici debbano essere esclusi dagli interventi  del  Piano Casa, applicando  il criterio di ridefinizioni esclusivamente  restrittive. Estendere la tutela a tutti i tessuti delle città storiche

3) Escludere  dal Piano casa tutti gli edifici che rientrano in piani urbanistici attuati a seguito di Accordi di programma. Non possono essere riconvertiti agli interessi privati accordi nati per l’interesse pubblico.

4) Sia cancellata  la possibilità di cambio di destinazione d’uso nell’ambito della stessa categoria del “non residenziale” (ad esempio da uffici a centri commerciali),  lasciando ai Comuni la titolarità di decidere se sia o meno ammissibile operare con trasformazioni nell’uso di immobili  che possono avere notevoli ripercussioni sull’urbanistica e sullo sviluppo economico delle città

5) Non siano prolungati i termini entro i quali  è possibile  usufruire di tale  “legge speciale”, che non è neanche conseguente ad una normativa contenuta in una legge-quadro nazionale, mai emanata, e di cui  molti giuristi affermano l’ incostituzionalità, in quanto comprimerebbe prerogative di competenza comunale – rispetto alla pianificazione urbanistica – e di competenza nazionale – rispetto alla tutela del paesaggio.

Qui il link per sottoscrivere l’appello

Qui il resoconto dell’incontro sul piano casa

questo il video dell’intervento dell’assessore Caudo.

2014-2017, un Piano Casa è per sempre

28 gennaio 2014

Sono in corso di approvazione presso il Consiglio Regionale del Lazio, due proposte di legge la 75/2013 e la 76/2013 di modifica al cosiddetto Piano Casa attualmente in vigore (qui il testo coordinato).

Alcune di queste modifiche, quelle contenute nella proposta n°76, sono dovute ai rilievi fatti dal governoa suo tempo dai ministri Galan e Prestigiacomo, poi sotto il governo Monti ribaditi dal Mibac, che ha sottoposto l’attuale stesura della legge ad una verifica da parte della Corte Costituzionale. La vicenda è nota e non è il caso di rievocarla. Queste modifiche dovrebbero chiudere una partita, quella del mancato rispetto dei vincoli ambientali, che si era aperta nel 2011 contestualmente all’approvazione della seconda versione del Piano Casa. È altrettanto noto infatti che lo spirito originale della legge, che avrebbe dovuto essere quello di riattivare l’edilizia privata attraverso lo stimolo ad investire il risparmio delle famiglie in interventi sul patrimonio edilizio di proprietà, era stato fin dall’inizio stravolto. Ma anche questi temi sono noti e già dibattuti.

La proposta n°75 invece rappresenta il mantenimento di un impegno elettorale da parte del neo governatore. Durante la campagna elettorale infatti la maggior parte delle associazioni che si occupano di difesa dell’ambiente si sono schierate per l’elezione di Zingaretti chiedendo garanzie preventive di un suo successivo impegno nel riformare radicalmente il Piano Casa. Le associazioni ambientaliste hanno unito le forze con comitati di quartiere; le associazioni che difendono la qualità urbanistica e architettonica attualmente fanno fronte comune. Fra le associazioni che difendono la qualità architettonica e urbanistica, pur con qualche distinguo, si colloca anche Amate l’architettura che è tra i principali sostenitori di Carteinregola.

I macrotemi oggetto di dibattito quindi sono fondamentalmente due:

– gli interventi o le categorie di interventi che potrebbero nuocere al paesaggio, quindi che si vanno ad attuare su aree che andrebbero invece escluse per intero dagli ambiti di applicazione;

– gli interventi che esulano dalla dimensione edilizia e sono invece di tipo urbanistico e attraverso il Piano Casa possono attuarsi al di fuori della pianificazione.

Ci sono però altri due temi di cui è opportuno parlare in questa occasione.

Il primo è l’opportunità o meno di continuare a cambiare le leggi in corso di validità, in particolare quando sono leggi di breve durata, come questa, destinata a “scadere” fra meno di un anno.

Il secondo, strettamente legato, è la sensazione che un questo intervento normativo possa facilmente mascherare l’intenzione di prorogare i termini di presentazione delle domande oltre il termine attuale del gennaio 2015.

Per quanto riguarda il continuo cambiamento di questa legge è opportuno ripercorrere sinteticamente la cronologia delle modifiche, le integrazioni e le interpretazioni successive all’entrata in vigore della L.R. 21/09.

Tralasciamo il primo periodo, dal 2009 al 2011 in cui non si è riusciti ad applicarlo il Piano Casa, il primo tentativo abortito.

Prendiamo in considerazione come punto di partenza la seconda versione, che sotto la spinta dell’algido ministro Tremonti vede la luce a livello nazionale attraverso il Decreto Legge 70/2011 nel quale venivano dati 120 giorni di tempo alle regioni per legiferare leggi Regionali il cui contenuto di massima avrebbe dovuto essere simile per tutti, aggirando così in maniera a suo modo geniale la competenza delle Regioni in termini di urbanistica. Il Lazio partorisce la sua legge ad Agosto dopo un travaglio lungo e doloroso in cui la presidente Polverini e il suo vice Ciocchetti danno il meglio di sé nel ricevere uno alla volta tutti i costruttori postulanti e a tutti promettere qualcosa. La legge nasce quindi figlia di molti, moltissimi padri. Che non si dica che è una legge “ad personam”, sarebbe ingiusto, è una legge “ad personas”, che come concetto è assai più democratico, anche se poi gli effetti sono ovviamente in proporzione più devastanti.

L’attività legislativa dovrebbe essere finita lì e lasciare adesso il passo alla sua applicazione, ma non è così, è solo l’inizio di un percorso tormentato che non sembra avere mai fine. Intanto perché viene lasciato tempo fino al 31 di gennaio del 2012 ai Comuni per indicare l’ambito di applicazione, o meglio, per escludere singoli edifici.

A questo punto vengono due capolavori della letteratura che richiamano alla memoria la capacità dialettica dell’Azzeccagarbugli di manzoniana memoria: le Circolari Esplicative. Chi non si è fatto delle grasse risate (isteriche, al limite con il pianto) leggendo in quali meandri il cervello umano si è avventurato per spiegare cosa in realtà la legge vuol dire: abbiamo visto dei concetti apparentemente chiari diventare arbitrari e viceversa; abbiamo visto affrontare l’analisi logica con lo spirito di Rehinold Messner e spingerla oltre i limiti delle possibilità umane, fino a definire unità abitative dotate di specifica autonomia funzionale i piani terra dei condomini con accesso privato dalla strada pubblica; abbiamo visto la definizione di centro storico dipendere dalle mappe prenapoleoniche e così via in un crescendo di arzigogoli fini a se stessi.

Anche in questo caso si poteva supporre che la “voce dello stato” potesse finalmente tacere e lasciare il passo ai proprietari ed ai tecnici, che si orientassero, sbrogliassero la matassa così ingarbugliata, e l’attività edilizia ricevesse finalmente il nuovo impulso che la norma fin dall’origine prometteva. Invece no, la “voce dello stato”, sotto varie forme, non tace mai e non cessa mai di cambiare le regole del gioco. Per prima cosa, e a ragione, due Ministri dell’allora in carica governo Berlusconi, titolari dei dicasteri dell’Ambiente e dei Beni Culturali contestano alcune norme: quelle che, in deroga ai piani paesaggistici, prevedevano la possibilità di realizzare in aree vincolate piste da sci, porti turistici, impianti sportivi, alberghi etc. interventi che, da qualunque punto di vista li si voglia vedere, non avevano oggettivamente nulla a che fare con lo spirito della norma. Come cittadini ci sentiamo tutti più sollevati perché un danno ambientale sarà evitato, ma come operatori del settore siamo anche delusi, perché i diversi apparati dello stato manifestano apertamente di essere in contrasto fra di loro e, almeno nel caso della Regione Lazio, è palese come siano ostaggio di affaristi senza scrupoli.

A un anno esatto dalla nascita quindi, nell’agosto del 2012, il Piano Casa del Lazio subisce la prima modifica ufficiale, (fino ad ora infatti le Circolari ne avevano modificato le modalità di applicazione senza mutare sul testo). Di nuovo ad Agosto, mentre tutti sono sotto gli ombrelloni, i politici, indefessi, elucubrano e legiferano. Il governo Monti però come si suol dire non ci sta, e decide di impugnare questa modifica davanti alla Corte Costituzionale “in quanto contiene alcune disposizioni in contrasto con le norme statali in materia di tutela del paesaggio ed in materia di governo del territorio”.

Nel frattempo, per inciso, il 19 luglio 2012 il Comune di Roma con l’approvazione della Delibera dell’assemblea Capitolina n°31 decide di cambiare il metodo di calcolo degli oneri concessori, e attribuisce a tale modifica valore retroattivo. Anche questo ovviamente contribuisce a destabilizzare un investitore.

Il clima politico nel frattempo in Italia sembra cambiato, con Monti al governo siamo tutti più legalisti.

Questo governo regionale del Lazio pochi mesi prima delle elezioni per il suo rinnovo viene travolto da una sordida storia di Batman e di rimborsi spese. La campagna elettorale dello sfidante Zingaretti, è piena di promesse, e fra queste spicca l’impegno a cambiare radicalmente il Piano Casa. Zingaretti vince le elezioni e il suo primo atto è simbolico, blocca l’articolo 3ter, nella parte relativa al cambio di uso delle aree.

Legambiente plaude al neopresidente: “Scongiurata l’edificazione di novantasei milioni di nuovi metri cubi”.

Era questo il rischio esplosivo dell’applicazione dell’articolo 3ter dello sciagurato Piano Casa prodotto dalla Giunta Polverini. La revisione della Giunta Zingaretti salva circa tremila ettari di aree destinate dal piano regolatore di Roma a verde e servizi pubblici”. Un gesto da salvatore della patria, apparentemente.

E siamo ad oggi.

Le modifiche in corso di approvazione quindi vanno ad innestarsi in un panorama legislativo estremamente fluido. In una situazione di grande incertezza. Che effetto avranno quindi queste ulteriori modifiche?

Come reagirà un imprenditore (piccolo, medio o grande che sia) che stava programmando un intervento a questo ulteriore cambiamento? Che credibilità riesce ad avere un tecnico che giocoforza è obbligato in continuazione a comunicare dei cambiamenti di contesto?

Il dato che purtroppo continua a non emergere, per colpa di una cronica mancanza di rappresentatività della nostra categoria professionale, è che il contesto in cui lavoriamo sta diventando sempre più difficile.

Per questo, da architetto, provo sempre l’impulso a contrastare questa attività legislativa compulsiva che caratterizza a tutti i livelli la nostra classe politica e dirigente. Perché per poter lavorare più che di leggi buone o cattive, sento il bisogno di leggi stabili, possibilmente che non si prestino ad interpretazioni soggettive.

Il secondo motivo di discussione, che fa dubitare dell’opportunità di questo intervento normativo è che tira aria di proroga. Ovviamente nelle bozze delle proposte di legge non appare, ma è nell’aria, se ne parla nei corridoi del IX Dipartimento, e sotto forma di repentino emendamento potrebbe aggiungersi in aula fino all’ultimo secondo. E d’altronde sarebbe anche giustificabile. Come negare infatti che qualunque operatore economico abbia bisogno di programmare gli investimenti e quindi la necessità di un contesto normativo immutabile per il tempo sufficiente a reperire la disponibilità economica per metterli in pratica.

Quindi, dietro il vestito di un operazione di miglioramento si verrebbe a celare l’intenzione di stabilizzare la norma. Rendere perenne la subcultura dell’assenza di pianificazione, anzi per meglio dire della “possibilità di agire in deroga alle previsioni degli strumenti urbanistici ed edilizi vigenti o adottati”.

Gli esempi del resto non mancano. Tutti recentissimi peraltro. Infatti fra ottobre e gennaio in tutta Italia si stanno ripetendo gli stessi balletti. La regione Sardegna a ottobre 2013 ha prorogato di un anno la scadenza per la presentazione delle domande. La Campania ha appena pubblicato la Lr 2 del 9 gennaio 2014 che proroga fino al 10 gennaio 2016 la scadenza del Piano Casa regionale. Il Veneto è andato addirittura oltre, con la Lr 32/2013 approvata alla fine di novembre, proroga fino al 2017 la possibilità di ampliare del 20% il volume o la superficie degli edifici esistenti, concede premi volumetrici fino all’80% per demolizioni e ricostruzioni con tecniche di bioedilizia e bonus di 150 metri cubi per le prime case e toglie ai Comuni la facoltà di porre vincoli sul proprio territorio. Un esagerazione. D’altronde il Veneto insieme proprio al Lazio e alla Campania sono probabilmente le regioni che più a fondo sfruttano il proprio territorio in una logica di privatizzazione dei beni comuni. La norma infatti ha introdotto delle novità, come lo svuotamento di competenze dei Comuni, che non hanno più la possibilità di limitare l’applicazione della legge regionale in base alle peculiarità del territorio e la possibilità di derogare alle altezze massime consentite dal DM 1444/1968, che era facile prevedere che sarebbero state criticate da subito, tanto che minacciano di sfociare in una impugnativa formale da parte del Consiglio dei Ministri davanti alla Corte Costituzionale.

E tutto questo talvolta con la copertura istituzionale delle associazioni ambientaliste. Che sdoganano la logica dell’ulteriore intervento normativo, lo reclamano a gran voce, e così permettono che abbia luogo un ulteriore pericolosa strumentalizzazione. La strada dell’inferno si sa è spesso lastricata di buone intenzioni.

E la storia, con i suoi corsi e ricorsi, si ripete all’infinito. Come in uno di quei film in cui il protagonista ogni giorno si sveglia ed è condannato a rivivere sempre lo stessa giornata.

Qui potete trovare il testo coordinato del Piano Casa Lazio con le due leggi in corso di approvazione.

Carteinregola – Dal Piano Casa Polverini al Piano Casa Zingaretti

httpv://www.youtube.com/watch?v=IRaiuhSJA6k

15 gennaio 2014 dalle 17 alle 19.30

Casa dell’Architettura Piazza Manfredo Fanti 47 Roma

a cura di Carteinregola e Ordine degli Architetti di Roma e Provincia

Nelle prossime settimane dovrebbero arrivare in   Consiglio Regionale due proposte di legge che modificano  il “Piano Casa” Polverini /Ciocchetti, tuttora vigente nel Lazio.  In particolare sarà votata la Proposta 76, che  si limita a  cancellare  alcuni articoli  impugnati davanti alla Corte Costituzionale  dal Ministero dei Beni Culturali, e la Proposta 75, che rappresenta invece la versione “Zingaretti” del Piano casa. Versione che ha già suscitato molte obiezioni da parte di  quelli  che si aspettavano un forte cambio di rotta rispetto alla  linea seguita dalla precedente amministrazione e un ritorno alla normativa, decisamente più restrittiva, del centrosinistra di Marrazzo.

Le  critiche riguardano la mancata modifica o cancellazione  di molti articoli  – a partire dal  “famigerato” 3 ter –  che permettono di moltiplicare  le  cubature di edifici  ancora da costruire, di derogare alle pianificazioni urbanistiche, di cambiare  destinazione  d’uso da non  residenziale a non residenziale (ad esempio trasformando uffici in centri commerciali).. Una scelta che di fatto  si pone in continuità con il precedente “Piano Polverini” e  il ridimensionamento delle regole a tutela del paesaggio urbano e della vivibilità dei quartieri da parte dei cittadini, che lo ha reso un caso unico in Italia.  Anche se lo scenario nazionale sembra ormai muoversi nella stessa direzione: a parte alcune  Regioni  virtuose (ad esempio la Toscana e il Piemonte)  che hanno mantenuto le  limitazioni di una legge pensata per favorire i piccoli proprietari,  altre Regioni (in testa  la Sardegna e –  recentemente –  il Veneto)  stanno estendendone  l’applicazione in funzione della grande imprenditoria immobiliare:  lo stesso Parlamento ha inserito pochi mesi fa,  nel “Decreto del fare”, alcune norme che aumentano la “deregulation” urbanistica,  con il rischio di incentivare ulteriormente la  cementificazione indiscriminata del nostro territorio.

Nel seminario saranno anche rappresentate le ragioni di chi si confronta ogni giorno con le problematiche procedurali e vede nel Piano Casa uno strumento utile per favorire l’occupazione del settore.

L’incontro si aprirà con il saluto del CTS della Casa dell’Architettura e di Roberto Crea, asegretario di Cittadinanzattiva Lazio Onlus e una presentazione della storia del Piano Casa del Lazio a cura di Carteinregola

Intervengono:

Giovanni Caudo Assessore alla Trasformazione Urbana Roma Capitale

Anna Marson* Assessore all’ Urbanistica, Pianificazione del Territorio e del Paesaggio della Regione Toscana

Luca De Lucia Professore  Ordinario di Diritto Amministrativo dell’Università di Salerno

Giancarlo Storto – ex Direttore della Direzione Generale Politiche Abitative del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti

Emanuele Montini – ex Vice Presidente della Commissione Urbanistica del Comune di Roma, Responsabile dell’Ufficio legale di Italia Nostra – Roma, autore del libro “Guida al Piano Casa della Regione Lazio”

Maurizio Veloccia, Presidente XI municipio Roma Capitale

Alfonso Giancotti CTS Casa dell’Architettura

Giorgio Tamburini Ordine degli Architetti

Domenico Cecchini INU Lazio

Luca Zevi INARCH

Mauro Veronesi Legambiente

Coordina il seminario Anna Maria Bianchi di Carteinregola

Partecipano: Italia Nostra, WWF, FAI, Forum Salviamo il paesaggio, Consiglio Metropolitano

Sono invitati: Parlamentari, Consiglieri regionali, Consiglieri Comunali, Presidenti e consiglieri dei Municipi; Sindaci e Assessori all’urbanistica del Lazio; Associazioni di categoria; comitati,  cittadini e giornalisti

Maggiori informazioni sul sito di Carteinregola

La bellezza salverà il mondo

L’ultima volta che ho sentito parlare di qualità architettonica, come principio guida per la nuova architettura delle opere pubbliche, con riferimenti a propositi e proposte, è stato nel palazzo della Provincia di Roma proprio dalla bocca del Presidente Zingaretti e anche del nostro Presidente Schiattarella.

Io mi trovavo li a ricevere un premio per il concorso del Liceo Farnesina, bandito con la solerte collaborazione dell’Ordine degli architetti di Roma, in quanto il Presidente voleva dare un segno tangibile che la sua presidenza tenesse alla qualità dell’architettura nelle scuole pubbliche di cui è responsabile, sempre attraverso l’esperto consiglio e consulenza del nostro ordine.

A onor del vero, bisogna dire, in continuità con le amministrazioni di Sinistra da Rutelli in poi.

I risultati sono stati esposti all’Acquario Romano e raccolti in una pubblicazione di Prospettive Edizioni, per cui ognuno può andare a vedere e farsi un idea di come l’ordine abbia condotto e messo in pratica ciò che sembrava aver appena propinato all’inconsapevole zingaro.

Pensai subito, caro Zingaretti fatti consigliare meglio la prossima volta, scegli meglio i tuoi saggi ed esperti di qualità architettonica.

In giuria non c’era nemmeno un architetto che avesse realizzato un liceo o scuola pubblica come per precedenti concorsi. Zingaretti, dopo essersi profuso in concetti molto vaghi sulla qualità architettonica, da perseguire in tutte le nuove opere pubbliche e per suo conto nella nuova edilizia scolastica, con l’aiuto e la consulenza dell’Ordine degli architetti di Roma, se ne andò repentinamente senza alcun contraddittorio e solo dopo aver proferito la parola “bellezza”, che con l’aiuto degli esperti selezionati da Schiattarella, in persona, presumo, si sarebbe raggiunta questa qualità architettonica tanto agognata, in ogni opera pubblica. (non ho memoria di alcun atto per la selezione dei saggi).

Dopo di lui anche il nostro esimio Presidente dell’Ordine si lanciò in volute enormi che ritornarono laddove erano partite.

In contrasto subito mi vennero alla mente citazioni come: “La bellezza è una promessa di felicità …., oppure, il bello è la luce del vero “

Che cosa centrava la bellezza con la qualità?

Devo dire che al sentimento di estraneità si aggiunse anche la sconsolatezza di tanta superficialità, e subito pensai ma come è possibile codificare e regolamentare la bellezza e l’estetica che sono una categoria dello spirito?

Sembrava veramente una ricerca disperata se non persa in partenza la codificazione in una sorta di manuale per la qualità, magari anche con un marchio DAC (denominazione architettonica controllata). Ecco, si controllare e riprodurre l’ architettura di qualità!

Certo bisogna riconoscere che l’architettura ha una sua tecnica e scientificità che permettono di dire e fare edifici secondo delle regole e modalità codificate che poi si sono tradotte in norme e direttive, eppure il perseguimento e l’applicazione, anche alla lettera, delle stesse regole non attribuisce all’opera architettonica statuto di opera d’arte o di qualcosa che possa essere annoverato nei libri di storia dell’architettura, o semplicemente non assicurano che l’opera sia bella, Come mai?

Ma ci ritornerò più avanti.

Pochi giorni fa, invece, ecco appunto, riapparire sul sito dell’Ordine di Roma il disegno di legge (vedi link) valido per tutti i livelli governativi che segue Zingaretti come la sua ombra!

Certo ricordando bene non era la prima volta che ne sentivo parlare c’era già un’altra Legge Regionale, quella della Puglia sulla qualità architettonica (vedi link), che a ben guardare sembra proprio ripresa pari pari, e che è stata pure bocciata in parte dalla Corte Costituzionale.

Quindi ritengo inutile commentare e cercare di capire se sia migliorabile o meno, questo disegno di legge.

Mi sembrerebbe perdere tempo su un qualcosa che nasce male e che può solo diventare peggio.

Tralascio anche il fatto che ci siano stati esperti e consulenti, ( pagati da noi?), che si siano applicati con risultati non soddisfacenti, perchè non si siano posti il problema correttamente, e cioè cercando di definire l’essenza della legge, la sua verità, depurandola da una serie di questioni intricate e di difficile comprensione perché abbracciano tematiche differenti, del tipo estetiche, etiche di diritto, amministrative, tecnologiche, architettoniche, storiche, di sostenibilità ambientale e cosi via.

Mi spiego meglio, legiferare sull’architettura è materia complicata vista anche la mole delle leggi e decreti in essere, e poi non sono un esperto, però voglio comunque evidenziare alcuni concetti che mi premono, soprattutto per aprire una riflessione.

Ma perché dopo vari tentativi per arrivare ad una legge sull’architettura, ad un certo punto, si abbandona l’idea condivisa della parola architettura e si ha l’esigenza di circoscriverla limitandosi al solo aspetto qualitativo?

La qualità è un aspetto dell’opera di architettura, ma sebbene necessario, non è sufficiente alla definizione della bellezza che è propria del capolavoro, inteso come lavoro di eccellenza, che fa da esempio.

Come ci ricorda Hume: “La bellezza non è una qualità delle cose stesse: essa esiste soltanto nella mente che le contempla ed ogni mente percepisce una diversa bellezza “.

Non sfugge quindi al legislatore ma soprattutto al consumatore questo aspetto poco irreggimentabile.

Ecco quindi farsi avanti l’idea che dopo la trasformazione della cultura in merce anche l’architettura debba a pieno titolo entrare nel mercato con la sua certificazione di qualità. E voi, non ci crederete, ma è proprio la sinistra che sdogana la cultura, essendone l’elite depositaria, a farlo, poi la destra ha fatto il resto!

Dalla Melandri (2001) a Rutelli (2006) passando per Zanda (2007) che è il primo che la introduce e che semplicemente la definisce come “esito di un coerente sviluppo progettuale”, e per il codice Urbani che si limita all’esistente, per arrivare a Bondi (2008) che la ridimensiona, togliendo anche la parola “opera d’ingegno” legata alla progettazione cosi come per il diritto d’autore per finire con l’ultima proposta di legge popolare del Ilsole24ore, che fa pragmaticamente fa sparire qualsiasi definizione riferendosi al Codice dei contratti pubblici.

Le liberalizzazioni con figli e figliastri e la riforma delle professioni poi hanno dato il colpo di grazia, eh si perché non è che si richiedono nuovi oneri per i professionisti chiedendo di abbassare le tariffe e poi si vuole avere anche più qualità!

Il resto lo sapete già o potete intuirlo facilmente , tutte queste leggi o disegni di legge passano sul tavolo dell’Ordine e vengono vidimati, condivisi, commentati senza essere studiati e compresi per poi attaccarsi alle suole di qualche politico che gira per i corridoi o nella Buvette e se li scrolla di dosso facendoli cadere in qualche camera buia.

Ma allora se proprio questo è quello che si vuole perché non fare una legge che definisca i requisiti per la qualità architettonica, cioè tutti quei requisiti che danno valore di mercato all’opera architettonica, quali per esempio la veduta, la posizione, la dimensione, il consumo zero, la sostenibilità ambientale, il consumo di CO2, l’efficienza energetica, la resistenza ai terremoti ed eventi catastrofici, i flussi , la sua manutenzione e cosi via. Ecco una bella certificazione di qualità architettonica potrebbe essere codificata e ottenuta per legge e lo Stato, Regioni, Comuni ne porrebbero i bolli e ne rilascerebbero la patente, sostituire il vecchio concetto di agibilità con una nuova tabella di parametri e valori da revisionare continuamente che cresca di anno in anno sino a diventare un castello di carte più alto della nostra casa.

Chi potrebbe opporsi in parlamento o in Regione ad un tale disegno di legge?

Le imprese e i consumatori , ma anche molti professionisti che si considerano solo dei tecnici, ne sarebbero felici, si starebbe a pieno titolo all’interno del mercato.

Si potrebbe creare una borsa dell’edilizia a parte e far partire anche la sottoscrizione di titoli azioni, derivati per dare case di qualità a tutti, ma forse questa storia la conoscete già.

Ma la vera architettura è altra cosa!

A onor del vero esiste una precedente direttiva europea che sposta il concetto verso la qualità architettonica già nel 1997 nell’assemblea dell’ O.I.A., che Veltroni rilancia con l’istituzione del nuovo Ministero dei beni culturali nel 1998, ma senza troppa convinzione, nella quale assemblea vengono esortati gli stati a dedicarsi alla definizione di una legge sull’architettura.

L’art. 2 recitava così::

” l’architettura è una prestazione intellettuale (e non un servizio);

– il progetto deve fornire la migliore soluzione alle esigenze del committente ed alle intenzioni riportate nel suo programma;

– interventi di qualità si ottengono anche favorendo la trasparenza nella selezione degli architetti o l’assegnazione dei progetti come esito di un concorso che esprima un elevato livello di esigenze;

– deve essere garantita la consultazione del committente reale, cioè dell’utente dell’edificio;

– le amministrazioni pubbliche debbono favorire l’innovazione, il miglioramento della qualità architettonica e la qualificazione professionale organizzando concorsi di progettazione e rendendone pubblici i risultati;

– i soggetti privati che ricercano la qualità architettonica attraverso concorsi possono beneficiare di agevolazioni finanziarie o fiscali;

– per poter essere alla base del progetto, le richieste del committente all’architetto devono essere esplicite, chiare ed esaustive soprattutto per quel che riguarda gli aspetti funzionali ed economici;

– il progetto ha carattere unitario e deve essere sviluppato in tutte le fasi, secondo un processo continuo, dallo stesso professionista o con la sua approvazione; è di pubblico interesse che venga garantita una realizzazione conforme al progetto”.

Per cui, ancor più serve, oggi, una legge per l’architettura e l’ambiente che contempli tutto ciò, ma che vada oltre fondandosi su di un punto di partenza comune, un nuovo e aggiornato concetto di estetica e di bellezza non più autosufficiente ma condivisa e sostenibile, partendo da una nuova ecologia dell’ambiente e soprattutto della mente.

Occorrerebbe convocare gli stati generali dell’architettura, artisti, filosofi di estetica e della scienza, antropologi, scrittori, storici, legislatori, ambientalisti, imprese e associazioni civili per individuare e favorire il formasi di questo nuovo concetto condiviso di bellezza omnicomprensivo anche di tutti quegli aspetti tecnico, scientifici e amministrativi che la nuova legge per l’architettura e l’ambiente dovrebbe riorganizzare con più efficacia.

Sicuramente è un impresa improba soprattutto viste le passate esperienze ma è meglio fallire per un obiettivo alto che per un misero tornaconto personale o di categoria.

Non dobbiamo rinunciare ad amare l’architettura, ad esserne soggiogati, stupiti e attratti dalla sua inafferrabile bellezza che, vale ricordarlo, è un sentimento intrinseco alla natura umana e perché la bellezza salverà il mondo!