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A cosa serve l’Architettura. Una ricerca che vada oltre il nulla

31 Maggio 2017

Diego Terna è stato il primo che ho contattato, letteralmente. L’idea di iniziare una serie chiedendo ad architetti ed esperti vari di dare una definizione alla domanda “A cosa serve l’architettura?” mi frullava in testa già da tempo ma era ancora un’idea molto vaga. Lo è tuttora, se avessi un’idea precisa di che risposta vado cercando non sarebbe una ricerca.

L’essenza stessa della ricerca che sto conducendo è di incontrare una risposta che sia efficacemente e incontrovertibilmente diversa da “a nulla”.

Insomma c’era questa idea, c’era una delle solite discussioni che si animano in rete, qualcosa di inutile, presumo, perché oggi non mi ricordo più, e non mi ricordo più nemmeno che commento avesse fatto Diego, tale da farmi pensare: cominciamo a domandare….

La risposta che mi ha dato di istinto è stata proprio “a nulla”. Ma forse neppure lui si è sentito soddisfatto, mi ha chiesto tempo. Forse in fondo l’essenza stessa dell’Architettura sta nella ricerca di una risposta che non sia “a nulla”.

Comunque sia ne è venuto fuori un piccolo gioco che prontamente vi rilancio.

“Premessa

La domanda è suggestiva ma, in fondo, equivoca. Siamo abituati a leggere e proporre definizioni (Cos’è l’architettura?), ma è difficile che qualcuno ci chieda la funzione “finale” dell’architettura.
La triade Vitruviana, in effetti, incorporava l’utilitas nella definizione stessa dell’architettura: come a dire che essa è quando, anche, serve.
E mi è subito balzato in mente un accostamento, magari banale ma in fin dei conti sempre suggestivo: il Piccolo Principe che descrive l’occupazione del lampionaio come utile, perché è bella, introducendo quindi un discorso funzionale all’interno di un concetto estetico.

Perché tirare in ballo la bellezza, quando questa parola è ormai preda della più fastidiosa retorica compiacente, soprattutto nelle narrazioni italiane?
Forse perché uno dei tre supporti della definizione vitruviana è, appunto, la venustas.

Risposta 1

L’architettura serve a migliorare, dal punto di vista della specie umana, la condizione ambientale nella quale essa vive.

Ho usato 19 parole, potrei aver vinto, credo.

Riflessione, problema

Mi sono, però, chiesto se nella immagine più sotto sia ritratta una architettura oppure no.
E’ un edificio abbastanza recente (non ha più di 15 anni), progettato da un architetto, che si trova a Milano, vicino alla stazione di Lambrate.

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E’ indubbio che questo edificio offra un riparo a chi vi abita e compia perfettamente con quanto definito poc’anzi: al suo interno la condizione climatica è differente da quella dell’esterno (e più corretta in base alle esigenze delle persone), gli estranei non possono entrare, ci sono migliorie tecnologiche che permettono una vita slegata dall’orario naturale (grazie all’elettricità si può lavorare-mangiare-leggere-… anche di notte) e, infine, definisce un rifugio invisibile al resto dell’umanità in cui comportarsi liberi da qualsiasi etichetta formale.

Eppure sono convinto che quella ritratta non sia una architettura.
E’ certamente una costruzione: se proprio devo definirla, direi che è edilizia.

Ecco, quindi il problema: l’edilizia offre, compiutamente, tutte le caratteristiche dell’architettura, rendendo la stessa superflua.
D’altronde, la quasi totalità dell’edificato nel quale viviamo è poco interessante, mal progettato e costruito, senza alcuna aspirazione. Eppure ci viviamo, senza crearci particolari problemi.

A cosa serve l’architettura, dunque? A niente, verrebbe da dire.
Per tutte le esigenze, rivolgersi all’edilizia.

Che, poi, è quello che fa la maggior parte delle persone e, spesso, delle istituzioni, quando c’è da fare dell’architettura: chiamare l’impresa, il geometra, l’ingegnere, il perito, il professore universitario e, magari, l’architetto, giusto in caso di velleità.

Risposta 2, allora

L’architettura è, o non è: al di fuori della sua definizione, essa è superflua.

Giustificazione, risposta 3

Il fatto che l’architettura serva o meno, dunque, non può prescindere, in un certo senso, dalla sua definizione. E in questa deve entrare un fatto estetico o, se vogliamo dirlo meglio, poetico, nel suo significato legato all’invento, alla composizione.

Entriamo nel campo dell’arte, nel luogo delle domande, più che delle risposte: l’architettura serve, allora, a mettere in questione lo spazio racchiuso entro una costruzione.

Offre riparo e delle migliori condizioni ambientali e climatiche, aumenta il valore dell’immobile, crea dibattito, subisce critiche positive e negative, porta ad un indotto turistico: a tutto questo serve l’architettura.
Ma serve, soprattutto, a porsi delle domande, a spostare dei limiti, a proporre innovazione (tecnica, artistica, linguistica), a coagulare, entro la propria conformazione fisica, gli intenti e le aspirazioni di un’epoca (la volontà dell’epoca tradotta nello spazio, diceva Mies van der Rohe).

E’ un fatto culturale, in ultima analisi, e per questo, al di fuori delle operazioni di marketing urbano, la sua utilità appare perlopiù debole, in un’epoca in cui le questioni culturali sono, nonostante tutto, tanto bistrattate.

Risposta 4

Ci riprovo, per l’ultima volta.
L’architettura serve a migliorare, poeticamente, la condizione ambientale nella quale la specie umana vive, mettendo in questione lo spazio racchiuso entro la sua costruzione.
Che è quello che stanno provando a fare i ragazzi ritratti nella foto.

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Smentita

Quella precedente è la risposta che forse volevi, ma, ripensandoci ancora, è sbagliata, perché, infine, è sbagliata la domanda.
Tu sei architetto, sai di cosa stai parlando; nella tua richiesta è implicito, credo, una volontà di distinguere la buona architettura dalla cattiva. E’ chiaro che la costruzione di una modificazione all’ambiente è architettura: che sia interessante o meno fa parte di un giudizio critico raffinato.

Quindi, smentisco tutto ciò che ho detto prima ma, anche, lo confermo, contemporaneamente.
Vedi tu come usare le varie, possibili, risposte.”

Insomma se volete difendervi dal nulla, o semplicemente volte usare una delle possibili risposte, questi sono i link al sito dello studio di Diego e alla pagina Facebook.

A cosa serve l’Architettura?

27 Aprile 2017

Se vuoi trasformare un uomo in una nullità non devi fare altro che ritenere inutile il suo lavoro. (Fëdor Dostoevskij)

Tutto è cominciato con una domanda, di quelle fondamentali che amiamo farci noi architetti e sulle quali finiamo spesso per accapigliarci, il più delle volte senza concludere alcunché, il più delle volte ancora rimanendo in un alveo di autoreferenzialità tra addetti ai lavori.

La domanda era: “cosa è Architettura?”

Non dite che non vi è capitato di chiedervelo. Si usa il termine Architettura (rigorosamente con la A maiuscola) per distinguerla dalla massa informe di opere che chiamiamo edilizia e che tendiamo a ritenere prive di quel valore aggiunto, quel plus di illuminazione, che invece permea una costruzione quando è Architettura.

Dare una risposta o una definizione non è facile, così come non è facile dare una definizione di Arte. E’ come avere a che fare con un traguardo che si sposta sempre più in la; quando credi di aver trovato una definizione più o meno universale ecco che salta fuori un’opera, un segno urbano, che ne mette in crisi i fondamenti e ti fa riconsiderare la cosa da zero.

Le definizioni stesse tendono a evolvere, anche se guardiamo le stesse Architetture.

In genere è più facile citare degli esempi. E’ più facile dire caso per caso se una certa opera si può considerare Architettura; si finisce con il riconoscere che definiremmo Architettura opere profondamente diverse tra loro.

Inoltre c’è il tema della soggettività.

L’Architettura non è una scienza esatta; si appoggia su fenomeni concreti, scientifici, come il calcolo strutturale e la tecnologia dei materiali; ma per dire che un’opera costruita è Architettura occorre che quell’opera sia permeata di quel valore aggiunto che vorremmo definire Architettura e che indubbiamente trascende il fenomeno scientifico.

Volendo entrare nel merito professionale della questione, il compito dell’Architetto dovrebbe essere propriamente quello di fare Architettura. Per quanto ci possiamo accapigliare (di nuovo) con i nostri concorrenti professionisti (dagli ingegneri ai geometri) è evidente che, semmai dovessimo (finalmente) arrivare ad una chiara distinzione dei ruoli, all’Architetto spetterebbe proprio la gestione di questo valore aggiunto che definiamo Architettura.

In altre parole gli architetti si dovrebbero far pagare per fare Architettura. Sembra banale, eppure non è sempre così chiaro; capita spesso che gli architetti, che si lamentano moltissimo quando gli altri professionisti sconfinano nell’ambito dell’Architettura, non si facciano alcuna remora nell’attribuirsi competenze (e incarichi) che invece sarebbe più appropriato fare svolgere ad altri tecnici. Sto divagando, lo so, e so anche quanto questa affermazione sia generatrice di discussioni. Passiamo oltre.

Se possiamo ammettere che l’Architettura è un valore aggiunto possiamo immaginare che questo valore derivi da una qualche forma di utilità. Una utilità per la quale ci sono state e ci saranno sempre persone disposte a pagare un prezzo, sia esso dovuto al compenso dell’Architetto o al maggior costo delle opere, oppure semplicemente per l’impegno che comporta il processo generativo dell’Architettura: quante discussioni, quanta fatica si portano dietro anche dei semplici dettagli?

La questione che voglio fare emergere é che in fondo per arrivare a capire cosa è Architettura possiamo provare a cambiare il punto di vista e domandarci, in maniera più prosaica:

“a cosa serve l’Architettura?”

così ho cominciato a lanciare una piccola sfida agli Architetti.

Immaginate di spiegare ad un committente, usando al massimo 30 parole, a cosa serve l’Architettura.

Immaginate che da questa spiegazione dipenda l’assegnazione del vostro incarico.

Questa è la prima definizione che ho ricevuto da Raffaele Cutillo.

30 parole esatte, un vero professionista.

“Serve al tradimento che altrimenti non avresti mai commesso, sovrapposto alla memoria. Al desiderio nascosto, oltre il necessario che pur contiene. Segno condiviso di spazio, luce, protettiva reazione materica, bellezza.”

 

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Disegno di Raffaele Cutillo. “La casa la voglio sospesa sul mare”. Omaggio a Malaparte, Gennaio 2016