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#citOFOno – La storia di Ishak

9 novembre 2017

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Sono tornato nella mia città natale, Milano, per qualche giorno per lavoro e una mia amica mi ha introdotto al mondo meraviglioso delle biciclette OFO.
Fino al 31 ottobre erano gratuite, in prova.
Dopo l’uso compulsivo nei primi giorni, ho iniziato a pensare che la mappa della app non fosse collimata bene bene, perché visualizzavo un sacco di OFO DENTRO le case.
A un certo punto ho capito che la mappa era precisissima e che semplicemente le bici – la gente se le zanzava. Portandosele in casa.
Ora la cosa divertente è che non smontano il GPS dentro la bici, quindi la app continua a localizzare la bici rubata.
Non avendo un c***o da fare al pomeriggio, ho iniziato a citofonare ai condomini, come quando a dieci anni chiamavamo gli amici per giocare a calcetto, e mi sono messo a beccare i ladri di biciclette a uno a uno.
Stiamo parlando di una media giornaliera di 8 OFO zanzate su 10 che provavo a prendere, ragazzi.
Ho citofonato, li ho fatti scendere e mi son messo a chiacchierare con loro.
Ne sono uscite dieci storie di incontri tra cazzari. Questa è la prima.

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La storia di Ishak.
#OFO #citofono
Esco dal MAS, una bellissima scuola di musical, danza e recitazione a Milano, dove stavo guardando le lezioni del mio amico coreografo Matteo Gastaldo.
In via Ponte Nuovo una OFO risulta parcheggiata dentro un condominio. Il pizzaiolo rumeno mi lascia entrare in cortile, e trovo la OFO non solo parcheggiata, ma LUCCHETTATA. Genio.
Mi siedo e aspetto. Passa una signora. Lancio con nonchalance un “Ne sa qualcosa?”
“Ma sa che è giorni che la guardo e mi faccio la stessa domanda?”
Poi, la botta di culo.
Passa un ragazzo sui 17 anni. È il nipote della sciura, la quale lo apostrofa con un tono da zia-senza-possibilità-di-risposta-menzognera:
“Luca, tu sai chi si è rubato la OFO?”
E Luca risponde al volo, alla Pavlov, senza nemmeno cercare di intortare la zia. Sembra Mowgli di fronte a Kaa.
“Ho visto Ishak, il compagno di classe di Carlo, armeggiarci attorno”.
Luca mi indica il balcone di casa Ishak.
Citofono a Ishak.
“Scendi, va’. E porta le chiavi del lucchetto.”
Arriva Ishak. È uguale al figlio di Moretti ne “La stanza del figlio”. E mi fa:
“Tanto non la usava nessuno”.
“Beh, certo, se te la lucchetti in cortile, è un po’ difficile che qualcun altro la usi. E secondo te io a fianco alla bici che ci faccio?”
Ishak: “Ah la volevi usare?”
Attenzione: ci è, non ci fa. Sorrido. Con Ishak opto per la strategia “abbraccio hare krishna”.
“Libera ‘sta bicicletta, va’. Hai un nome copto, sei cristiano ve’?”
“Sì. Ortodosso, diciamo”.
“E non rubare non te l’ha insegnato la mamma? Ce l’avete pure voi il decalogo, ve’?”
“Ma scusa meglio in mano mia che buttata nel Naviglio, ti pare?”
Fa pure riferimento a un articolo del Corriere uscito un paio di giorni prima. Dei vandali non avevano trovato niente di meglio da fare che buttare le OFO nella darsena. Personalmente credo che pure i vandali abbiano una hit parade della cazzate da fare, e “buttare la OFO a mare” non dev’essere il massimo. Qualcuno deve aver interesse a danneggiare quante più OFO possibile, nel minor tempo possibile. Ma glisso e mi riconcentro sul labiale di Ishak, che era arrivato a:
“Ma scusa meglio in mano mia che buttata nel Naviglio, ti pare?”
Il ragionamento non fa una grinza.
Porto Ishak al centro del cortile. Mi siedo su un panettone in cemento.
“Adesso facciamo così. Io non chiamo la polizia se tu urli al condominio ‘Ho fatto una stronzata’. Un po’ di volte.“
Ishak: “No, la mamma mi ha insegnato a non dire le parolacce”.
Ecco, ‘sta frase qui mi blocca per un attimo, devo ammetterlo. Chapeau. Devo riconoscere a questo ragazzo che è sveglio. Ma anche mamma e papà non devono essere da meno.
Allora esco un attimo dal droghiere pakistano appena a fianco, mi prendo un sacchetto di patatine, mi metto comodo sul panettone, citofono a Luca e chiamo i suoi amici.
Ishak rimane un attimo interdetto, ma io ho le chiavi del suo lucchetto.
Quindi ha da aspetta’.
Poi mi apro il dizionario dei sinonimi e dei contrari sull’Iphone.
E così Ishak ha urlato “Ho fatto una cretinata, scemenza, sciocchezza, scemata, cavolata, stupidaggine, stupidata, idiozia, fesseria, bestialità, banalità, bazzecola, piccolezza, cosa da nulla, inezia, fregnaccia, boiata.” per 5 minuti. Il tempo di mangiarci le patatine con Luca & C mentre lo guardavamo.
Poi ho ringraziato, gli ho ammollato il suo lucchetto e inforcato la nostra OFO.

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