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Le polemiche intorno alla sistemazione del Giardino dei Giusti

25 Giugno 2015

La proposta di sistemazione del Giardino dei Giusti portata avanti dalla associazione Gariwo ha scatenato notevoli polemiche da parte Giancarlo Consonni e Graziella Tonon, condirettori dell’Archivio Bottoni del Politecnico di Milano.

Il Giardino dei Giusti di Milano nasce ai piedi del Monte Stella nel 2003, per iniziativa di Gabriele Nissim e dell’associazione Gariwo, ispirandosi al celebre Giardino di Gerusalemme dove viene piantato un albero per ogni “Giusto” ovvero ogni persona che, durante la Shoah, ha salvato almeno un ebreo dall‘uccisione. Il Giardino di Milano si differenzia perchè “tratta e onora come “giusti” tutti coloro che (senza distinzione, di razza, credo religioso o politico) abbiano messo a repentaglio la propria vita per salvare quella di un perseguitato”.
Il Giardino di Monte Stella  “è un’istituzione che col tempo è diventata riferimento a livello europeo e internazionale. Partendo dall’esempio di Milano, il Parlamento di Strasburgo, su richiesta di Gariwo, ha votato, nel 2012, una mozione che istituisce la Giornata europea dei Giusti. L’esperienza del Monte Stella ha figliato altrettanti giardini a Varsavia, Praga, Yerevan, Kigali, Sarjevo e in tante altre città italiane”.

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Dopo dieci anni di attività l’associazione ha sentito l’esigenza di dare un assetto all’area con l’obbiettivo di “renderlo più forte nella sua identità e fornirlo di alcune strutture di fruizione della cittadinanza e degli studenti”. E’ stato quindi avviato un processo di progettazione affidato all’arch. Valabrega e che è passato attraverso un workshop di progettaizone all’università e svariati incontri di presentazione del progetto che è stato adeguato alle indicazioni ricevute nel corso degli incontri.

Come dicevamo contro il progetto si sono schierati Giancarlo Consonni e Graziella Tonon condirettori dell’Archivio Bottoni del Politecnico di Milano, avviando una raccolta firme che ha ricevuto un discreto riscontro. Analoga raccolta a favore del progetto è stata fatta dall’associazione.

Il parco del Monte Stella costituisce un caso unico e singolare nella storia dell’urbanistica. Nato grazie a Giampiero Bottoni che nel realizzare il Quartiere Triennale 8 (QT8) ebbe l’intuizione di sfrutttare la collina formata dalle macerie dei bombardamenti, per farci un parco urbano che fosse strettamente collegato urbanisticamene e paesaggisticamente al quartiere.

Gli oppositori al progetto ritengono quindi che il Monte Stella sia un luogo già fortemente identitario che non necessiti e che non possa subire alcun intervento integrativo; in questo senso l’intervento proposto dall’associazione, non solo sarebbe inutile, ma addirittura dannoso nei confronti dell’esistente.

Qui trovate la descrizione del progetto. L’intervento si riferisce a un’area di 7.000 mq all’interno di un parco più vasto di 300.000.
L’intervento consiste essenzialmente in una operazione di arredo urbano; non ci sono grattacieli ne pericolosissime speculazioni edilizie: dal poco che si vede non si tratta di un progetto particolarmente invasivo. Paradossalmente lo si potrebbe criticare proprio per la mancanza di audacia; per dire, l’idea dell’anfiteatro circolare è palesemente figlia di una certa architettura neorazionalista degli anni ’70 e ’80.
Ciononostante non ho visto quello scempio che denunciano i comitati.

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Niente di nuovo sul fronte delle polemiche che si scatenano sempre in questi casi.

Polemiche che, in sintesi tentano di rispondere alle seguenti domande:

  • entro che limite è consentito intervenire sul territorio naturale e artificiale esistente per adeguarlo alle esigenze di uso contemporaneo?
  • fino a che punto le esigenze di conservazione del patrimonio esistente possono condizionare le scelte di trasformazione della città?
  • se è comprensibile pensare che un sito archeologico o fortemente storicizzato debba avere un elevatissimo grado di protezione che ne conservi le caratteristiche unitarie consolidate nell’arco di secoli, quanto è corretto adottare gli stessi criteri per opere moderne, che ancorchè unitarie risalgono a pochi decenni fa?
  • e non è proprio dalla stratificazione dagli interventi e dagli inserimenti successivi che si sono consolidate molte delle più importanti opere italiane?

Tonon e Consonni citano i Giardini di Boboli come esempio limite per dimostrare “per assurdo” come non sia possibile intervenire sui luoghi consolidati come il Parco: “se la più prestigiosa e la più apprezzata delle Associazioni chiedesse di disporre di una balza del Giardino di Boboli per collocarvi muri, muretti, totem e un teatro all’aperto per rendere visibile il proprio messaggio, cosa pensereste?”

Ma il Parco del Monte Stella non è il Giardino di Boboli, è una pregevolissima opera di architettura del paesaggio nata anche per celebrare simbolicamente la memoria delle devastazioni della Seconda Guerra Mondiale; in questo senso la collocaizone del Giardino dei Giusti è estremamente assonante dal punto di vista culturale; non si vede perchè non si possa trovare una forma di rappresentazione architettonica che possa essere altrettanto assonante all’architettura modernista di Bottoni e alla sua idea di Parco.

Proprio Boboli si è formato per aggiunte e trasformazioni successive, a cominciare nel 1549 con l’opera di Niccolò Tribolo, passando per Bartolomeo Ammannati, Bernardo Buontalenti fino a concludersi con Cosimo II (1609-1621) quando il giardino triplicò la sua estensione ad opera di Giulio Parigi e del figlio Alfonso.

Il Giardino sarebbe sato lo stesso se all’epoca fossero nati i comitati in difesa del Giardino Boboli a impedire che gli ultimi architetti aggiungesero altri interventi?

Più in generale ritengo che la riflessione da fare dovrebbe concentrarsi sul grado di cristallizzazione che intendiamo dare alla città, sia moderna che antica. Personalmente do per scontato che le città siano a tutti gli effetti dei fenomeni dinamici (non a caso si parla di organismi urbani); la sensazione che provo in queste discusisoni è che, specie all’interno di una vasta parte dell’establishment intellettuale, vi sia una visione della città che tende a cristallizzare tutto che vede la città (e il territorio) come un oggetto inanimato statico e immutabile sempre uguale a se stesso. Il retropensiero di questa visione è che l’uomo abbia già deto e fatto tutto quelle si poteva dire o fare in architettura e urbanistica.

Purtroppo siamo stati sfigati, fino all’altro ieri la città era ancora fluida, potevi interagire, dialogare e proporre la tua visione delle cose, potevi adattarla e se lo ritenevi necessario modificarla alle tue esigenze.

Ormai è tardi, non è più consentito avere esigenze od aspirazioni; cosa vogliono mai questi dell’Associazione Gariwo? un luogo sistemato dove organizzare i loro eventi? c’è già un bellissimo prato! un Prato progettato da Bottoni, mica vorrai pretendere che oggi ci possa essere un architetto in grado di eguagliarlo?

Concludo con un suggerimento a promotori del no; provate a proporrlo voi un progetto alternativo, qualcosa che secondo la vostra sensibilità si possa adattare allo spirito del Monte Stella; fatelo tenendo conto delle esigenze dell’associazione che evidentemente sente la necessità di disporre di un “luogo” necessariamente artificiale (e architetonico) dove svolgere le sue attività; chi meglio di voi infatti saprebbe proporre soluzioni in grado di soddisfare entrame le esigenze del problema?

“Poi dice che non ci tutelano”

17 Settembre 2013

– Hei tu!

– Chi io?

– Si tu! Tra colleghi ci si da del tu, non lo sapevi?

– Si, ma chi ti conosce?

– Piacere sono l’architetto Caio e mi devi dare ottocento euri.

– E perchè?

– Perchè lo ha deciso l’architetto Tizio.

– E chi è?

– E’ l’amico mio che mi ha dato il voto. Tu hai votato?

– Emm, no.

– Ecco, bravo! anzi super bravo, che magari davi il voto a qualcun altro e mi toccava faticare il doppio per essere eletto. Lo sai quanto è difficile convincere una persona ad andare a votare? convincerla a darti il voto poi. Non si può mai sapere cosa succede nel segreto delle urne, la gente è strana, tu gli dai 15 nomi, e loro cosa fanno, ti cambiano le cose, fanno di testa loro e votano qualcun altro: sapessi che litigate tra gli eletti. Invece tu sei stato in gamba, te ne sei stato buono buono a casa e hai lasciato che fosse Tizio a decidere per tutti. Grazie!

– Si ma così non mi pare molto giusto.

– Oh, Oh, ora non mi si lamenti: non pianga sul latte versato e pensi a versare il dovuto.

– Che fa? mi da del Lei ora?

– Eccerto, quando riscuoto sono l’istituzione, sono io che decido quanto mi deve dare: e lei deve solo versare. Mica siamo sullo stesso piano noi.

– Vabbè ho capito, ma ottocento euro sono tanti.

– Che fa, si rifiuta? fa il moroso? invece di ringraziare, lo sa che potevano essere 1.000?

– Beh ma almeno mi dica cosa ci fa con questi soldi.

– Come che ci faccio!?! dove vive lei, questi soldi servono per tutelarla!

– In che senso?

– Se lei ha bisogno, noi la tuteliamo.

– Davvero?!? allora guardi, vengo proprio adesso dal comune…

– Emm, no, freni, freni. Le ho detto che noi siamo un’istituzione, mica possiamo fare nulla contro un’altra istituzione. Va bene la tutela, ma non esageriamo, ci sono delle regole da rispettare.

– Ho capito; allora guardi, devo sollecitare un pagamento da parte di un collega per quella pratica che gli ho portato avanti. Sono pure soldi in nero.

– Eh no! non ci siamo, che facciamo favoritismi? mica posso tutelare a discrezione io; le liti tra colleghi vedetevele tra di voi.

– Allora ci sarebbe quella causa con il cliente…

– Nemmeno; che facciamo gli avvocati noi? Siamo Uomini o Architetti? Senta, dia retta a me, per la sua tutela, quello che ci vuole è un bel corso.

– Un corso?

– Certo, lo dice pure la legge: per dimostrare di essere un vero esperto nel suo campo non deve fare altro che frequentare un corso; possibilmente il nostro.

– E io che credevo che per diventare esperto si dovesse fare esperienza. Cioè, lavorare.

– Come no? infatti qui di lavoro ce n’è tanto; guardi Tizio, ha scritto un sacco di libri, e noi glieli abbiamo pubblicati tutti.

– Mai letti

– Ma che dice? su alcuni ci abbiamo anche costruito un paio di mostre!

– Mai viste

– Lei è proprio un caso disperato, venga qui, approfitti, oggi inizia un corso che fa proprio al caso suo; lo tiene Tizio; il corso riguarda proprio la pratica di cui mi parlava.

– Quindi Tizio è un esperto di pratiche.

– Certo, ha scritto un sacco di libri in materia.

– Però a me serve qualche consiglio pratico, qualcosa di utile per il mio lavoro. Questo Tizio mi sembra che abbia una competenza molto teorica.

– Ecco, lo vede che lo conosce pure lei, venga venga; non si dimentichi di versare la quota di iscrizione al corso, mi raccomando;

– E no, scusami collega, secondo te, per poter dimostrare che sono esperto in una materia per la quale sono già esperto ma che non posso dimostrare di conoscere perché non riesco a farmi pagare se non in nero, dovrei frequentare un corso su un argomento che conosco già magari rinunciando a lavorare su quello stesso argomento?

– emm, si.

– allora sai che ti dico? che il corso me lo vado a cercare da solo e decido da solo se il corso è idoneo alle mie esigenze. Ciao.

– Da non credere; poi dite che non vi tuteliamo…..

Nel 2009 gli iscritti all’Ordine di Roma aventi diritto al voto erano 16.174.

Alle elezioni parteciparono 2.324 votanti: ovvero il 14,3% del totale.

L’85,7% preferì evidentemente restare a casa (o a studio) ritenendo (forse a ragione) che non ne valesse la pena; non era il caso, in fondo cosa sono 4 annualità di iscrizione (più di 800 €) nel bilancio di un’architetto?

Oggi gli iscritti all’Ordine aventi diritto al voto sono 17.531;

Oggi si sono candidati per il rinnovo del consiglio ben 108 candidati.

Oggi puoi scegliere.

Oggi puoi cambiare.

Amate il cambiamento!