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Assemblea di bilancio previsionale dell’Ordine di Roma – La Mozione

MOZIONE D’ORDINE PER L’ASSEMBLEA DI BILANCIO PREVISIONALE DELL’ORDINE DEGLI ARCHITETI P.P.C. DI ROMA DEL 4 MARZO 2013

Gentili colleghi,

la recente riforma degli ordini professionali emanata dal governo con il DPR 137/2012 costituisce l’ultimo atto di un processo che ha progressivamente svuotato gli Ordini delle competenze a loro attribuite dalla norma che li ha istituiti.
Giova in questa sede ricordare le parole riportate nella lettera di dimissioni dell’Arch Schiattarella:

“Con l’abrogazione delle tariffe è venuto a cadere uno dei tre compiti istituzionali conferiti per legge istitutiva dallo stato italiano al sistema ordinistico a tutela degli interessi della collettività riducendo, di fatto, la dimensione “pubblica” e di garanzia degli Ordini.
Quali interessi intendesse tutelare il mondo politico e cosa avesse in mente è risultato chiaro con la promulgazione del DPR 137 del 7 Agosto 2012 che ha completato il disegno di svuotamento progressivo del ruolo istituzionale e della funzione pubblica degli Ordini (…).
Il trasferimento dei compiti di magistratura giudicante dai Consigli degli Ordini Provinciali ad un organismo terzo nominato dal Tribunale (sia pure nell’ambito di un’ampia rosa indicata dagli Ordini stessi) e l’istituzione dell’Albo Unico Nazionale degli Architetti come luogo di raccolta degli Albi Provinciali hanno snaturato i due compiti istituzionali residui della legge istitutiva e, nei fatti, ridotto gli Ordini Provinciali a delle pure emanazioni del sistema centrale.”

Queste parole vanno confrontate con quanto riportato dal

DECRETO LEGISLATIVO LUOGOTENENZIALE 23. NOVEMBRE. 1944, N. 382.
art. 7: “Il consiglio provvede all’amministrazione dei beni spettanti all’Ordine o Collegio e propone all’approvazione dell’assemblea il conto consuntivo ed il bilancio preventivo. Il consiglio può, entro i limiti strettamente necessari a coprire le spese dell’Ordine o Collegio, stabilire una tassa annuale, una tassa per l’iscrizione nel registro dei praticanti e per l’iscrizione nell’albo, nonché una tassa per il rilascio di certificati e dei pareri per la liquidazione degli onorari.  Ferma rimanendo l’efficacia delle norme che impongono contributi a favore di enti previdenziali di categoria, nessun pagamento, oltre quelli previsti da questo decreto, può essere imposto o riscosso per l’esercizio della professione a carico degli iscritti nell’albo1”.

Ci chiediamo quindi come mai, a fronte di una progressiva riduzione delle funzioni di competenza dell’Ordine, non sia seguita una riduzione sia delle spese di funzionamento dell’Ordine, rimasto pressoché invariato rispetto agli anni precedenti, con conseguente riduzione della tassa di iscrizione annuale.

Chiediamo quindi l’inserimento all’ordine del giorno della presente Assemblea delle seguenti mozioni d’ordine:

– definizione dei costi strettamente necessaria coprire le spese di funzionamento dell’Ordine e conseguente riduzione della tassa di iscrizione.
– chiarimenti circa il pagamento di spese legali di 9.000,00 euro oltre oneri all’avv.Scoca, per il ricorso al Tar / elezioni al CNA . spesa imputata al capitolo di bilancio “azione esterne di tutela e promozione professionale”

I sottoscritti architetti iscritti all’Ordine di Roma

GIULIO PASCALI

MARGHERITA ALEDDA

LUCILLA BRIGNOLA

GIULIO PAOLO CALCAPRINA

ELEONORA CARRANO

ILARIA DELFINI

CLAUDIA FANO

GIORGIO MIRABELLI

GIANLUCA ANDREOLETTI

GIANLUCA ADAMI

CRISTIAN CAPUANI

GIOVANNI DURANTI

La prima mozione (definizione dei costi di funzionamento dell’Ordine) è stata respinta con 76 voti contrari 14 favorevoli 4 astenuti.

La seconda mozione (sul ricorso al TAR) è stata rinviata all’Assemblea di Bilancio consuntivo.

Agli Ordini paghiamo solo il dovuto

Dopo due anni di attese, dopo mesi di contrattazione tra governo e Ordini Professionali per le auspicate riforme del sistema ordinistico che noi tutti attendevamo – visto lo stato di crisi professionale vigente- il governo ha partorito il DPR 137/2012 : nessuna riforma, conferma dell’attuale status quo degli Ordini senza chiarirne il ruolo, nuovi obblighi onerosi per gli architetti.

Ad oggi, nonostante la spending review del Governo precedente, non abbiamo ancora notizia, da parte degli Ordini degli Architetti territoriali, della  riduzione delle spese – così come previsto dal  DPR 137/2012 – che vada di pari passo con il ridimensionamento delle loro funzioni ormai circoscritte al mantenimento dell’Albo e alla formazione continua, con una conseguente e significativa riduzione della quota annuale degli iscritti .

Abbiamo notizia, invece, di un’ assurda corsa, da parte degli stessi Ordini, alla costituzione di “Fondazioni” private che dovrebbero fornire corsi a pagamento per la formazione degli architetti. Tali fondazioni, avviate con risorse economiche provenienti dalle quote degli iscritti, sono state costituite – in molti casi – senza neppure la consultazione dei diretti interessati.

La maggior parte degli Ordini, non solo ha aderito senza alcuna opposizione significativa ad un provvedimento che comporta un incremento della spesa per l’architetto-iscritto, ma si è prontamente adoperata per riscuotere l’ulteriore onere per la  formazione, senza comunicare – di contro – quali e quanti saranno i tagli delle spese e della eventuale riduzione della quota annuale degli iscritti.

Da anni assistiamo ad una progressiva metamorfosi degli Ordini che si sono di molto discostati dalla loro vocazione originaria (Deontologia e Albo) dotandosi di società private, canali televisivi, riviste patinate e case editrici, finanziate con le quote annuali degli iscritti, con conseguente aggravio di spese per questi ultimi. Ufficialmente tali attività servono a rilanciare l’architettura e la figura dell’architetto. Nei fatti, spesso, hanno finalità autoreferenziali e sono utilizzate da un numero esiguo di iscritti, per lo più da chi gravita  attorno  allo stesso Consiglio dell’Ordine.

A chi serve un ordine strutturato in questo modo?
perchè dovremmo continuare a foraggiare, con quote significative, un ordine professionale svuotato dalle sue funzioni e i cui servizi o servigi sono funzionali a pochissimi architetti?

Vogliamo attenerci letteralmente all’art. 7 del dl. n.382 del 1944* e pagare esclusivamente quanto strettamente necessario al funzionamento dell’ordine.
Alla luce della recente riforma e verificando la media dei bilanci consuntivi degli ordini, abbiamo calcolato che la quota media annuale degli iscritti potrebbe oscillare tra 50 e i 100 euro .

Se gli Ordini non lo fanno “ FACCIAMOLO NOI”!

Noi di Amate l’Architettura coglieremo quindi l’occasione dell’assemblea di bilancio di lunedì prossimo (4 marzo, h 15.30) per presentare una mozione d’ordine che chieda la ridefinizione della tassa di iscrizione annuale in mnaiera che sia “entro i limiti strettamente necessari a coprire le spese dell’Ordine”.

* DECRETO LEGISLATIVO LUOGOTENENZIALE 23. NOVEMBRE. 1944, N. 382.
art. 7: “Il consiglio provvede all’amministrazione dei beni spettanti all’Ordine o Collegio e propone all’approvazione dell’assemblea il conto consuntivo ed il bilancio preventivo. Il consiglio può, entro i limiti strettamente necessari a coprire le spese dell’Ordine o Collegio, stabilire una tassa annuale, una tassa per l’iscrizione nel registro dei praticanti e per l’iscrizione nell’albo, nonché una tassa per il rilascio di certificati e dei pareri per la liquidazione degli onorari.  Ferma rimanendo l’efficacia delle norme che impongono contributi a favore di enti previdenziali di categoria, nessun pagamento, oltre quelli previsti da questo decreto, può essere imposto o riscosso per l’esercizio della professione acarico degli iscritti nell’albo1”.