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Il ricorso al TAR pagato con i soldi dell’Ordine

13 Febbraio 2013

Come noto, nel 2010, l’allora Presidente dell’Ordine degli Architetti di Roma Amedeo Schiattarella si è presentato come candidato alle elezioni per la presidenza del CNA senza riuscire ad essere eletto. A seguito della mancata elezione, il Consiglio dell’ordine degli architetti di Roma, il 28 marzo 2011, ha deliberato di intervenire per chiedere il ricalcolo dei voti delle elezioni del CNA.

L’Ordine di Roma si è quindi fatto promotore – appoggiato da altri Ordini territoriali italiani – del ricorso presso il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio chiedendo : “ l’annullamento del verbale prot.18643 dell’11/02/2011 con cui il Direttore Generale del Dipartimento per gli affari di giustizia del Ministero della Giustizia, ha proceduto alla proclamazione degli architetti eletti quali componenti del Consiglio Nazionale degli Architetti (..)

Il 17 ottobre 2012 il ricorso veniva dichiarato dal TAR “inammissibile”.

(Di seguito uno stralcio delle motivazioni del TAR N. 08556/2012 REG. PROV. COLL, N. 03234/201 REG. RIC:)

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Lette le motivazioni di inammissibilità, alcuni colleghi architetti hanno ritenuto doveroso accedere agli atti presso l’Ordine degli architetti di Roma, per avere chiarezza sui costi sostenuti per il ricorso. Dal verbale di Consiglio è emerso che, il presidente Schiattarella il 10/10/2011, in relazione alle spese del ricorso ad adiuvandum sulle elezioni CNA, “chiedeva al Consiglio di deliberare l’impegno di spese legali di 9.000,00 euro oltre oneri, impegnandosi a versarne personalmente altri 9.000,00 per arrivare al saldo”. Il Consiglio ha deliberato di stanziare la somma imputata al capitolo di bilancio “azione esterne di tutela e promozione professionale“, con il voto contrario di 3 consiglieri.

Alla luce delle motivazioni del TAR che evidenziano il conflitto del ricorrente con l’azione del ricorso stesso, non ci è chiaro il motivo per cui tali spese siano state addebitate agli iscritti dell’Ordine degli Architetti di Roma. Infatti, se tali costi rientrano legittimamente tra le “azione esterne di tutela e promozione professionale” a quale titolo il presidente Schiattarella si è offerto di “versarne personalmente altri 9.000,00 euro per arrivare al saldo”?

Vista l’infondatezza della stessa azione legale e alla luce della sentenza di inammisibilità, chiediamo che tali spese non gravino sul bilancio dell’Ordine e che il Presidente e i Consiglieri che hanno votato a favore, ripartiscano tra loro le spese di euro 9.000,00 oltre oneri.

Resta comunque da chiarire l’opportunità da parte del Consiglio di deliberare sull’uso di denaro pubblico per una azione legale che ha visto lo stesso ricorrente, Presidente rappresentante di Ordine provinciale, concorrere alla presidenza del CNA, per il quale la configurazione “della posizione d’interesse è intrinsecamente contraddittoria” (cit. TAR )

Sentenza TAR

(articolo modificato il 14/02/2013 h 22.40)

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(documento inserito il 16/02/2013 h 8.50)

Codice appalti – quante modifiche?

26 Settembre 2011

Come molti sanno gli appalti pubblici in italia sono regolati dal c.d. Codice degli Appalti ovvero il D.Lgs. 163/2006.  Questo codice, insieme con il regolamento attuativo, il DPR 207/10, regolamenta i criteri e le procedure a cui gli enti pubblici dovrebbero attenersi nell’affidamento degli appalti, sia che si tratti di servizi di ingegneria, sia che si tratti di opere edili e impiantistiche e sia che si tratti di semplici forniture o servizi.
Quella che segue quindi è una lista non completa e sicuramente non definitiva dei principali provvedimenti che, dal 2006 ad oggi, hanno modificato il codice.

L. 228/06 (Decreto Bersani)
L. 296/07 (Legge finanziaria)

D.Lgs 6/07 (decreto correttivo del codice)
D.Lgs 113/07 (decreto correttivo)
L. 123/07 (sicurezza sui luoghi di lavoro)
D. 248/07 (decreto milleproroghe)
L. 244//08 (legge finanziaria)
D.Lgs 152/08 (3° decreto correttivo)
L. 201/08 (decreto anticrisi)
L. 69/09 (collegato anticrisi)
L. 94/09 (disposizioni in materia di sicurezza pubblica)
L. 102/09 (conversione D.L. anticrisi)
L. 166/09 (conversione D.L. 135 – attuazione di obblighi comunitari)
D.Lgs 53/10 (Direttiva Cee 66/07 – procedure di ricorso)
D.Lgs 104/10 (Riordino Codice del Processo Amministrativo)
D.L 70/11 (Decreto Sviluppo)
L. 106/11 (conversione Decreto Sviluppo)

In ogni caso qui trovate un elenco, completo e costantemente aggiornato, delle modifiche al 163/06

Ho riportato l’elenco perchè, per una volta, vorrei spezzare una piccola lancia in favore degli enti pubblici, ma soprattutto a favore di tutti i lavoratori (consulenti e professionisti del settore compresi) che si ritrovano ad operare con questo tipo di situazione.
Provate a immaginare quanto tempo trascorre mediamente dal momento in cui viene deliberato un appalto (approvato in un consiglio comunale, ad esempio) fino al momento in cui avviene la sottoscrizione del contratto di appalto; si parla di 1-2 anni; immaginate poi quante volte in questo lasso di tempo le norme di riferimento possono venire modificate; negli ultimi 5 anni 17 volte (1 ogni 3,5 mesi!) e c’è ragione di attenderne ulteriori a breve.
Districarsi all’interno di questo intreccio normativo senza incappare in errori giuridici, e senza incappare nei mille ricorsi al TAR in cui siamo tutti maestri, è decisamente un’impresa titanica.
Siamo talmente abituati a mettere in discussione chi ci amministra per le scelte o per gli errori che questi commettono amministrandoci, che troppo spesso ci dimentichiamo delle difficoltà oggettive in cui i nostri amministratori (e prima di loro le persone che gli stanno dietro) sono chiamati a operare; non è un alibi ovviamente e fin troppe volte gli errori commessi sono il frutto di cialtroneria e superficialità, ma ritengo almeno doveroso concedere delle attenuanti.
Intanto aspettiamo il parere dell’Autorità di Vigilanza per i Contratti Pubblici, previsto il 29 settembre, a cui è demandata la redazione dei contratti tipo previsti dall’ultimo Decreto.
Insomma un’altra modifica!