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Architettura: quale futuro?

4 novembre 2011

Dopo il mese di marzo e quello di aprile, trascorsi entrambi alla ricerca di elementi architettonici notevoli sul territorio, tra Haarlem ed Amsterdam, nel mese di maggio ed in quello di giugno mi sono dedicato a seguire una serie di dibattiti, ad Amersfoort, ad Almere, ad Utrecht, ad Amsterdam: l’Olanda si sta muovendo alla ricerca di nuove figure professionali, di nuovi mestieri, e da ogni dove vengono lanciati stimoli per uscire dalla crisi. Bene.

Ricordo ad Amersfoort, per esempio. Durante la prima parte del symposium, organizzato da Sfa (Stimulering fonds voor Architectuur) si parlava del ruolo dello stedenbouw, cioè dell’urbanista, che in questa nuova società, sempre più evoluta, deve per forza cambiare, perchè deve prestare ascolto alle nuove esigenze della collettività, a tutti gli attori che intervengono nella nascita di un nuovo quartiere e nello sviluppo della città. Tra l’altro questo dibattito era stato organizzato in uno studio professionale, in un capannone che faceva parte di un più grande intervento di riqualificazione dell’Oliemolenkwartier, antico mulino industriale, intorno al quale si stanno moltiplicando edifici residenziali, nati proprio per riqualificare la zona.

Nella seconda parte del dibattito Guido Wallach, di Imbo (già incontrato durante l’esperienza di NWA, realizzata nel 2010 in collaborazione con il Ministerie van VROM) ci parlava degli spazi pubblici connessi alle residenze, ma in particolare di quegli spazi favoriti dall’iniziativa privata (Cpo). (Dobbiamo ricordare fra l’altro che in questo caso l’iniziativa privata si avvale delle più avanzate sperimentazioni, come nella casa totalmente in legno, citata nel precedente articolo).

Egli ci ricordava le nuove forme di aggregazione date dall’adattamento del soggetto costruttore al mercato esistente: in Olanda infatti il mercato delle costruzioni è gestito per l’80 % dal governo, che sovvenziona le imprese di costruzioni (ci sono dei fondi all’uopo destinati) e per il restante 20 % dall’impresa privata, concentrata nella zona del Ranstad e ad Almere. Il suo discorso passava quindi a descrivere il ruolo dell’opdrachtnemer, una nuova figura, intesa come collettività, che trova dentro al mercato le soluzioni adatte a proporsi per la realizzazione degli interventi edilizi, proprio come i BOUWGRUPPEN, diffusi in Germania ed in Belgio, citati in una conferenza del NAI a Rotterdam che abbiamo seguito a febbraio (bouwgruppen & Collaborative developement, www.nai.nl). Bene.

Ho già descritto ampiamente quello che è accaduto ad Almere, dove mi colpiva più d’ogni altro l’aspetto normativo nella realizzazione della Bouwfabriek, il nuovo quartiere a sud-ovest della città: una serie di linee guida (i kavelpassporten) danno infatti le principali regole da seguire per costruirsi una casa, a seconda delle proprie esigenze, prestando molta attenzione ai criteri del risparmio energetico e della bioarchitettura. Bene.

Un altro aspetto che sono riuscito a cogliere da questi spunti è quello della partecipazione, che pure avevo toccato con mano nella mia esperienza romana al primo Municipio, con la Casa della Città. Mi sono già espresso sul fallimento di quell’esperienza; ad Utrecht si è trattato di un altro tipo di partecipazione: non solo una partecipazione relativa alla strategia, ma anche uno scambio di idee, concrete, per la realizzazione del Dynamisch Stedelijk Masterplan. Bene.

A marzo infatti ho lanciato tramite internet, come appartenente al gruppo Home Made, una proposta per l’utilizzo di una delle tredici aree scelte dal Comune per l’avvio di un processo partecipativo. All’iniziativa hanno aderito moltissimi utenti, ognuno con un suo progetto, che consisteva nella realizzazione di un collage o di immagini e disegni. A queste proposte hanno fatto seguito numerosi commenti, pubblicati sulla pagina web del Comune di Utrecht e dopo un attento esame delle idee più originali, recentemente nella nuova sede del Comune progettata dall’architetto Eric Miralles se ne è parlato. L’introduzione del dibattito descriveva in linea generale le proposte, e poi le analizzava schematicamente, in base ad una volontà programmatica, mirata cioè a trovare all’interno di esse il fattore temporale: quindi ne faceva una classificazione in base ai tempi, ai costi ed alle necessità di intervento.

Seguivano proposte specifiche di associazioni particolari, come ad esempio quella dell’associazione dei fietsers (ciclisti), che descriveva una serie di percorsi che connettessero tutte le reti di piste ciclabili, in modo da far si che anche intorno al centro storico la bicicletta potesse diventare una valida alternativa all’automobile (per paragoni e confronti vedi articolo Critical Mass). Oppure l’esempio del Rootsord, dove le vecchie unità destinate ad uffici saranno trasformate in residenze: durante l’esposizione  veniva mostrato l’esempio di Zurigo, dove una zona ad uffici è stata convertita proprio in residenze, e gli spazi di connessione sono stati trasformati secondo criteri di bioarchitettura, con materiali ecosostenibili e soprattutto privilegiando il verde.

Molta attenzione naturalmente è stata posta all’aspetto economico: il Comune non ha soldi, e sta perciò cercando di indirizzare le poche risorse disponibili su processi consolidati: la cosa che più mi ha colpito dell’altra sera è che l’assessore ha detto: dobbiamo copiare! Evidentemente non c’è il timore di venire sgamati, e l’osservazione di processi ben riusciti viene presa a modello. Bene.

Ed un modello per il futuro diventa anche il riutilizzo degli spazi destinati ad uffici, non solo ad Utrecht, ma anche nelle altre grandi città: il compito dei membri di Home Made è proprio quello di cercare ciascuno nel proprio territorio iniziative e spunti per l’attivazione di processi, vuoi costruttivi, vuoi partecipativi, con l’interessamento di Corporazioni di abitanti od il convolgimento di Provincie e Comuni: sono stato perciò recentemente ad un’esposizione al Centro di Architettura di Amsterdam, l’Arcam.

Questa mostra, descritta sul sito www.temp.architecture.urbanism descrive cinque tipi di attività edilizie, che possono essere svolte nelle varie aree in oggetto, in base a differenti tipologie di interventi: UNBUILD, URBANS PIONIEERS, INSTANT CITY, PARACITY e LAISSEZ FAIRE.

Ciascuno di questi interventi interessa un’area diversa: SLOTERDIJK, ZEEBURGER EILAND, HOUTHAVENS, NIEUWE WEST, JORDAAN, e per ognuna vengono descritti vari esempi nel mondo (cito solo, perchè ci sono stato personalmente, il quartiere Soho, a new York, paragonato al Jordaan, quartiere industriale popolare che è diventato molto trend grazie all’apertura di locali ed al recupero di un tessuto sociale abbandonato, un pò come a Roma l’Ostiense). La mostra tra parentesi si chiamava leegstand kantoren (uffici vuoti), e su internet c’è una pagina dove è aperta la discussione sul riutilizzo di queste aree. www.amsterdam.nl/kantorenloods.

Le aree ad uffici in disuso sono particolarmente adatte a questo tipo di trasformazioni, perchè l’investimento non è elevato, ci sono a disposizione fondi, ed il processo può partire. Bene

Mi vengono in mente ancora una volta le parole del Weethouder: dobbiamo copiare! Certo, detta così sembra banale, ma poi perchè? L’Olanda è un Paese all’avanguardia nelle sperimentazioni a tutti i livelli: l’altro giorno, alla Beurs Provada, una fiera dell’innnovazione all’Amsterdam Rai, ho incontrato persone disposte ad ascoltarmi, aperte ad ogni soluzione possibile pur di uscire dalla crisi.

C’erano corporaties, c’erano projectontwikkelars, tutti alla ricerca di opportunità per lavorare e far lavorare, sempre tenendo a mente che lo sviluppo non si può fermare: certo,lì c’erano imprenditori e manager forse poco attenti ai problemi della partecipazione e del riutilizzo delle risorse esistenti, ma secondo Home Made è proprio in quel segmento che possiamo trovare i soggetti interessati alle nostre proposte: noi vogliamo privilegiare gli spazi collettivi connessi all’iniziativa privata, e stiamo cercando a 360° gli attori del processo produttivo. Bene.

Quello che mi ha colpito di più in questo Paese, oltre naturalmente alla luce ed all’acqua dei canali, che allietano ormai da tre anni i miei giorni, è questa capacità di credere nel progresso, questa accelerazione sulla tecnologia, questa apertura alle novità, questa continua ricerca delle soluzioni possibili. Tutto questo apre ad un mondo diverso, dove è previsto lo sviluppo: un mondo dove vengono incentivati l’investimento e la ricerca, in una parola al FUTURO…un mondo dove mio figlio potrà nascere sano e sereno.

Oosterwoold, un laboratorio per il futuro…

17 settembre 2010

Nella nostra ricerca sulla nuova città  di Almere,  attraverso le matrici, abbiamo esaminato tutti gli elementi che esercitano un’influenza sullo sviluppo del territorio. Il nostro gruppo si è posto come obiettivo quello di trovare terreno edificabile a basso costo, in cui venisse privilegiata l’iniziativa privata e gli spazi collettivi, individuando tipologie di edifici chiamate con il nome di PO e CPO, e meglio definite da un + che sta ad indicare la relazione con l’età degli abitanti insediati (leefomgeving).

Il lavoro è stato diviso in n. 5 matrici:

VOORBEELD PROJECTEN + KARAKTER PROJECTEN (progetti di esempi + caratteri di progetto), WOONCULTUUR  MATRIX (matrice sugli aspetti culturali dell’abitare), GELD-GRONDMATRIX (matrice costo-terreno eidificabile), PROFIELEN PROJECTEN + PROCES MATRIX (matrice sui processi e sui partecipanti all’urbanizzazione), LOCATIEMATRIX (studio sui concetti del Particulier Opdrachtgeverschap e del Collectief Particulieropdrachtgeverschap nei vari ambiti, urbano o meno), che alla fine hanno portato alla realizzazione di uno schema da noi deominato (C) PO+ MOTOR, ed alla definizione degli scenari possibili, calati sul territoio di Oosterwoold, una nuova urbanizzazione a Nord-Est di Almere.

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In questo momento mi sto occupando della matrice concettuale, quella che raccoglie tutti gli elementi che intervengono nell’antropizzazione del territorio, sistematizza le varie influenze che lo modificano ed individua un sistema di regole per la costruzione dello spazio collettivo. Questa matrice combina le varie specificità del sito con le differenti tipologie  edificatorie, prevedendo un uso dello spazio collettivo in vari modi nell’edificio, ed arriva a definire 52.920 possibilità a livello teorico.

Il laboratorio “HOME MADE” all’interno dell’iniziativa Nederland Wordt Anders=L’Olanda diventa altro (NWA), finanziata dal ministerie van VROM (leggi SVILUPPO URBANISTICO), dal Comune di Almere ed altri enti di ricerca olandesi, si pone come obiettivo principale infatti quello di studiare gli usi del territorio  in relazione agli spazi collettivi, favoriti dall’iniziativa privata. Nella sua vasta ricerca Home Made, composto da n. 11 Architetti e Urbanisti: Ludwin Budde, Luca Coppola, Camila Pinzon Cortez, Vincent van den Dijssel, Karen Heijne, Vincent Klijndijk, Maarten Molenaar, Wibke Plagmann, Gilad Sitton, Steven Spanjersberg, Anna Vlaming Reitmanova, di diverse nazionalità e diverse culture e guidato da Jan Wilelm van Cuilenburg, Architetto Urbanista dello studio MONOLAB, di Rotterdam, è partito dall’individuazione di scenari possibili sull’uso del suolo in termini innovativi e diversificati, in modo da stimolare un gran numero di proposte.

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Nel primo incontro, svoltosi a maggio, alla presenza di professionisti ed esperti del settore, ognuno dei partecipanti ha elaborato le idee più innovative nell’ambito delle proposte studiate. Questo feedback, come è stato chiamato dal nostro mentor, è stato raccolto in un volume, dove sono presenti i primi tentativi di approccio al problema, inizialmente sconosciuto alla maggior parte di noi.

Nel corso del primo mese di lavoro molto tempo è stato dedicato alle interviste, delle quali si sono occupati i miei colleghi, che sono andati su e giù per l’Olanda del Nord ad intervistare i protagonisti di questo nuovo modo di progettare le città, in modo durevole, tenendo presente le esigenze degli abitanti fermi restando i criteri della bioarchitettura. L’obiettivo principale di Home Made tuttavia è quello di portare la pratica edilizia del Po e del Cpo, che letteralmente vuol dire impresa privata collettiva, da una percentuale del 2% della produzione edificatoria attuale al 30% tra 30 anni.  Questi valori ovviamente non sono indicativi di tutta l’Olanda, ma variano a seconda del livello di urbanizzazione e di avanzamento delle pratiche edilizie: si passa da un 10% nella zona del Randstad, che raccoglie le principali città del Nord, allo 0,5% di Groningen, in Friesland ed in Limburgo.

In questa fase il mio compito è stato quello di cercare esempi in Europa e nel mondo dove la partecipazione dei privati alla realizzazione  degli spazi pubblici fosse evidente. La mia ricerca mi ha condotto a scoprire programmi europei, come il modello “Urban 2”, attivo in molte città dell’Europa meridionale, quali la Spagna e la Francia, esempi notevoli a livello mondiale, quali Mumbai in India od il modello di Arcosanti in Arizona di Soleri, ma anche vari altri laboratori in Europa, come a Torup, in Danimarca, dove sono state insediate circa 200 persone in una sorta di ecovillaggio, od a Tubinga, città tedesca occupata dai francesi fino al 1990. Dopo il crollo del muro le truppe francesi si sono però ritirate, lasciando liberi una serie di spazi, per lo più caserme, riconvertiti in abitazioni attraverso un processo di coinvolgimento degli abitanti che ha prodotto, infine, una pubblicazione dal titolo: “Tubinga, un modello per Almere”, dove sono catalogati molti sistemi di utilizzazione dello spazio collettivo, che abbiamo preso ad esempio per il nostro caso di Oosterwoold, dove avremmo dovuto prevedere insediamenti per circa 750.000 abitanti: una nuova Amsterdam per l’appunto…

Giunti così alla definizione di vari feedback il nostro lavoro si è concentrato sulla preparazione di queste matrici, attraverso le quali rendere esplicite le influenze di tutti i fattori che contribuiscono a modificare il territorio in funzione degli usi e dei costi. Per esempio grande importanza è stata data inizialmente alle agenzie immobiliari, che io ho subito individuato come le principali responsabili della  crescita esponenziale dei costi del terreno edificabile, come poi confermato dal mio collega Vincent van den Dijssel, che ha riportato le esatte cifre: si passa da €1 per il terreno incolto ad €357 per mq per il terreno edificabile, diciamo “da vendere per costuire”, prezzo medio delle agenzie immobiliari!!!

In un primo momento il fatto stesso di essermi inserito a laboratorio iniziato, alle prese con un tema del tutto nuovo, in una lingua che non è la mia, e che dopo due anni non parlo ancora alla perfezione, pensavo costituisse un handicap. Con il passare del tempo mi sono accorto che il mio entusiasmo e la mia forza di volontà mi permettevano se non di colmare le mie lacune, almeno di cogliere le problematiche discusse nel gruppo con i colleghi, che all’inizio ne sapevano quanto me.

Nella prima fase del lavoro di ricerca ho collaborato alla definizione del costo del suolo come di un elemento strettamente legato all’uso che di esso se ne fa, senza peraltro aggiungere nulla a quanto già sapevo, e che costituiva il mio bagaglio di conoscenze. Al momento di passare però alla realizzazione delle matrici, ho deciso di cambiare gruppo e mi sono voluto occupare della matrice culturale per cercare di capire le differenze che avrei potuto trovare tra l’Italia  e l’Olanda. Qui ho incontrato le prime difficoltà, perché non sono riuscito a scovare esempi di progettazione partecipata nella definizione di spazi collettivi nel nostro Paese. Uniche esperienze di un qualche  interesse a Roma, al Pigneto, a Napoli, nell’uso degli spazi intorno alle “Vele di Secondigliano”, dove si è sviluppata una coscienza collettiva ed a Torino, nell’uso degli spazi di Moncalieri per scopi legati all’arte…nel confronto con i colleghi sono riuscito a spostare la mia ricerca limitandomi all’Olanda, ed agli aspetti che nel corso del tempo ne hanno modificato la cultura dell’abitare, quali per esempio la diffusione della cucina all’americana, “open space”, che dall’ingresso porta fino al giardino sul retro, oppure la diffusione del bagno con la tazza al piano di sopra nelle case a schiera, molto diffuse nell’edilizia estensiva olandese, insieme alla doccia ed al lavandino (non ho neanche provato a promuovere la diffusione del bidet, perché non c’è spazio per questo accessorio, per il momento….). Alla fine sono approdato ad una serie di tabelle che in qualche modo documentano questa trasformazione, elaborate dal centro di raccolta dati olandese, una specie di ISTAT italiano, e che sono state poi inserite nella matrice Wooncultuur.

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Finita la seconda presentazione siamo tornati al nostro lavoro, che si svolge a partire dalla metà di aprile nei locali di un capannone industriale convertito a studio professionale, dove sono presenti più persone, architetti, studenti, tecnici, stagisti, in un ambiente molto stimolante e produttivo. Lo studio che ci ospita si chiama Search, e ci ha messo a disposizione un tavolo con una decina di computer, diverse stampanti, un plotter, le connessioni a internet, e poi spazi per riunioni, i pasti e la macchina per il cappuccino. Search è stato pagato con i fondi messi a disposizione dal governo olandese, lo stesso che alla fine di quest’esperienza ci darà un rimborso spese per il viaggio. Search si trova in Homerusstraat, 3, sull’Ijland, un’isola a nord di Amsterdam, che sarà collegata tra qualche anno dalla nuova linea Nord-Sud della metropolitana, ma che già oggi si può raggiungere in macchina attraverso il Piet Heinrich tunnel, realizzato nel 2006 dall’architetto olandese Ben Van Berkel, di UN-STUDIO, oppure con un comodissimo traghetto gratuito che parte ogni 7 minuti dalla stazione centrale. Ogni mattina impiego  circa un’ora per raggiungere il posto di lavoro: alle 8.00 esco di casa, alle 8.16 ho il treno, alle 8.50 il traghetto, e verso le 9.00 sono davanti al PC: una svolta!

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Il 30 giugno abbiamo la presentazione finale ad Almere e la settimana dopo siamo al Comune per un confronto sui temi più innovativi del laboratorio…per il momento dopo non ci sono prospettive, ma non è ancora detto. Sicuramente avremo tutti alle spalle una preparazione specifica su di un tema nuovo, come quello della partecipazione dell’iniziativa privata nella realizzazione degli spazi  pubblici, che non è proprio quello che cercavo, ma che alla fine ci può aprire altre porte, anche come gruppo di lavoro.

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…Man mano che il laboratorio va avanti, il senso dello spazio collettivo, che nasce dall’iniziativa privata, mi appare sempre più chiaro: partendo dal concetto che la qualità dell’abitare si misura attraverso i parametri del vivere, lavorare, ricrearsi, cioè impiegare il proprio tempo libero, secondo i dettami del movimento moderno, stiamo studiando soluzioni che prevedano un’aggregazione collettiva all’interno di differenti tipologie  abitative, in forma di tetto giardino o di serra comune per il palazzo a blocco, oppure di una fascia libera tutto intorno alla costruzione, a seconda se questo spazio si trova al centro, in alto od in basso del palazzo.

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Questo blocco, per esempio, viene immaginato posizionato sull’acqua, secondo un’esposizione favorevole, in maniera tale che gli abitanti possano prendere il sole come su di una terrazza davanti al mare nelle ore più soleggiate del pomeriggio……in pratica siamo partiti dai disegni di MVRDV, uno degli studi più forti di Rotterdam, che ha elaborato il Masterplan per Oosterwold e dall’aereofotogrammetrico di Google Maps per calare il nostro sistema concettuale  sul territorio. Una volta individuati gli assi, le emergenze architettoniche (i vecchi mulini che delimitano i Polder, per esempio) e la morfologia del sito (divisa  in otto sub-zone, che vanno dal boschivo all’agrario fino al canale, a seconda del grado di umidità), abbiamo analizzato le sue specificità, ovviamente  partendo dall’ambiente  costruito, e l’abbiamo sistematizzato in grafici.

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In questa fase  mi sono occupato di perfezionare  gli schemi che avevamo messo a punto con i colleghi esperti del programma di visualizzazione e sto graficizzando alcuni schizzi di un collega, a cui viene molto facile, a mano libera, abbinare tipologie edilizie e caratterisctiche del suolo. Alla fine quindi ognuno fa quello che gli riesce meglio, e come per il territorio, la funzione sua propria gli calza a pennello…un’idea che  abbiamo preso di comune accordo è stata quella di comprare delle magliette nere, e di stamparci sopra il nome del laboratorio sul davanti ed il logo sul di dietro: HOME MADE e Cpo+ come soluzione  proposta, “SAMENBOUWEN IS DE TOEKOMST”, che sarebbe “costruire insieme è il futuro”, che racchiude in una frase emblematica il lavoro di tre mesi di ricerca, gli esempi di Po e Cpo+ presenti nel mondo ed in Olanda, gli scenari proposti e le matrici concettuali.

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Proprio come ci hanno indicato nell’ultimo incontro, proprio come ci eravamo prefissi all’inizio, proprio come si conviene per il laboratorio di idee urbanisticamente più avanzato del mondo: la città di Almere.