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Vittorio Sgarbi, il paradosso della cultura italiana

È di poche settimane fa la notizia dell’incarico affidato a Vittorio Sgarbi come Presidente del museo MART, il museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto. La nomina di Sgarbi al MART succede dopo la decennale presidenza di Franco Bernabè 2004-2014 e a quella un po’ più breve di Ilaria Vescovi 2014-2019, due persone di altissimo profilo. In particolare va ricordata la gestione di Bernabè che ha reso il museo uno degli spazi più importanti d’Italia portando il MART nel 2011, al 24° posto dei musei più visitati d’Italia con la cifra record di 308.992 di visitatori, malgrado le sue condizioni logistiche indubbiamente “scomode”.

Se i predecessori di Sgarbi erano più legati al mondo dell’economia, la scelta di nominare un critico d’arte come presidente di uno dei più importati musei d’arte contemporanea d’Italia, sembra coerente con sua carica, ma è solo un colpo di teatro. La costante presenza di Sgarbi nei vari settori culturali è significativa e ci deve fare riflettere. Critico d’arte, sindaco, direttore di musei e fondazioni e Accademie ei Belle Arti, parlamentare, politico, assessore, curatore, regista teatrale, saggista, giornalista, opinionista, personaggio televisivo, docente universitario, esperto d’architettura e d’arte antica, rinascimentale, barocca, e moderna e contemporanea, etc. … queste sono solo alcune delle “qualità” di Vittorio Sgarbi. Le possibilità sono due: o Sgarbi è un genio, una delle figure più importanti della storia del mondo culturale italiano, o forse è qualcos’altro.

Analizziamo la prima ipotesi, ovvero che Sgarbi sia uno dei pilastri della cultura italiana. Guardiamo un attimo indietro nel tempo e cerchiamo dei personaggi nella storia recente che possano rispondere almeno in parte agli incarichi del nostro “critico geniale”.

Un personaggio che si avvicina a Sgarbi, senza però eguagliarlo è Giulio Carlo Argan. Anche lui, come Sgarbi critico d’arte, politico e docente universitario, sindaco e senatore, esperto d’arte e architettura. Un altro ancora, che usava molto la televisione in modo irriverente, ma con grande eleganza, anche lui saggista, giornalista, opinionista, che si è occupato molto di politica (pur non ricoprendo mai nessun incarico), critico d’arte, di letteratura, regista teatrale e, diversamente dal critico ferrarese, grandissimo regista, scrittore e poeta, è stato Pier Paolo Pasolini.

Può mai essere Sgarbi un mix tra, Giulio Carlo Argan e Pier Paolo Pasolini? Ovvio che no! I paragoni ovviamente sono provocatori, ma ci aiutano a comprendere in parte il fenomeno Sgarbi. È ovvio che Sgarbi non ha nulla in comune con Argan, che è stato senza alcun dubbio uno dei critici d’arte più importanti nel panorama italiano e mondiale i cui libri hanno formato intere generazioni di studenti e di intellettuali in tutto il mondo. Come non ha nulla in comune con Pasolini, che senza ombra di dubbi è stato un vero genio, uno dei più importanti intellettuali della storia.

Eppure neanche i più grandi intellettuali della storia italiana non hanno mai abbracciato un universo tan variegato come quello del “critico” di Ferrara, che ci accompagna da più di 30 anni. Allora che cos’è Vittorio Sgarbi?

Nel nostro mondo consumistico anche la politica, si basa su prodotti di consumo e anche la cultura è un prodotto di consumo. Non è un caso quindi che uno dei presidenti più autorevoli del MART è stato Franco Bernabè, un grande espero di economia.

Vittorio Sgarbi è un prodotto pop e come tale la politica e il mondo della televisione ce lo vende. Chi in Italia non conosce “Vittorio Sgarbi il Critico d’Arte”.

Il fenomeno Sgarbi è una figura stereotipata costruita su misura, un personaggio che interpreta e ricopre un ruolo, ormai riconoscibile da tutti, all’interno di una “rappresentazione pubblica”: la politica e la televisione. È una finzione, ma al pubblico piace pensare che sia vera, piace pensare che sia il “grande critico”, che con il super potere di urlare e inveire verso tutti si pone come il “grande paladino della cultura”. Non è un caso che gli esordi del “personaggio Vittorio Sgarbi” sono legati ad una trasmissione televisiva e nello specifico al Maurizio Costanzo Show e non grazie a delle pubblicazioni saggistiche o di carattere intellettuale che hanno raggiunto prestigio internazionale. La sua fama è legata alle varie liti televisive, talora sfociate anche in aggressive invettive, con altri personaggi televisivi e non. Questo è quello che prevede il “prodotto Vittorio Sgarbi”, che è diverso dallo Sgarbi uomo o dallo Sgarbi critico. Un personaggio rumoroso, che ricorda molto tutta una serie di figure trash che popolano i programmi televisivi. La finzione dura ormai da così tanti anni che il personaggio e la realtà sembrano ormai coincidere, tanto che Sgarbi oggi non più solo l’interpretazione di un personaggio, ma è un vero e proprio marchio.

Quindi se ad una sistema politico poco incisivo serve il consenso a tutti i costi, ecco che fa uscire dal cilindro la figura già pronta dell’uomo dell’Arte, della Cultura: Vittorio Sgarbi, l’esperto per antonomasia della bellezza e dell’arte. “Vittorio Sgarbi”: un prodotto che va consumato rapidamente e il pubblico lo consuma felice.

Questo non vuol dire che non sia un critico in certi casi anche molto interessante, ma senza alcun dubbi non è una figura geniale, né lo possiamo considerare un pilastro della nostra cultura contemporanea.

Il punto della questione non è quindi l’elezione di Sgarbi a presidente di vari enti – forse riuscirà anche a fare un buon lavoro, forse anche ottimo. Il problema è come viene riconosciuta dal pubblico e dalla politica italiana la cultura e che cos’è la cultura oggi in Italia. Se in passato per il pubblico i simboli della cultura erano Giulio Carlo Argan, o Pasolini, oggi invece è una persona che a forza di interpretare il ruolo di “prodotto culturale da consumare” con delle caratteristiche peculiari irriverenti, è diventato una delle figure culturali più riconosciute e con maggior potere in Italia. La questione è grottesca, anche per l’influenza che attualmente ha nel pubblico e nelle istituzioni. La sua riconoscibilità pop oggi lo ha elevato al livello sia di Argan che di Pasolini, se non forse superiore a entrambi. Non ricordo infatti che delle critiche di Argan o di Pasolini hanno avuto la forza di dirottare esiti di concorsi muovendo addirittura il Ministro italiano dei Beni Culturali.

È particolarmente interessante quindi l’uso che e la politica ha fatto e tutt’ora fa del personaggio e del fenomeno “Vittorio Sgarbi”. È emblematico il fatto che questa operazione non è stata fatta da un unico partito ma, al contrario da una varietà impressionate di fazioni e movimenti politici che hanno usato il personaggio di Sgarbi a loro consumo. Dal partito comunista, con il quale Sgarbi si è candidato nel 1990 alla carica di sindaco della città di Pesaro, al partito socialista, poi la DC-MSI, poi il Partito Liberale, poi ancora Forza Italia, Partito Federalista, con i radicali di Pannella (lista Pannella-Sgarbi), poi ancora UDC, Movimento delle Autonomie, i Verdi, ecc…Il modo il mondo politico italiano si è servito del “personaggio Sgarbi” semplicemente per trasmettere un chiaro messaggio ai suoi elettori, “guarda, abbiamo un intellettuale, sicuro che lo conosci. È quello che alla televisione dice Sono il critico d’arte”. Non è un caso che tutti questi partiti hanno presentato Vittorio Sgarbi, non come un grande politico o statista, ma come ‘l’illustre intellettuale”, che come abbiamo analizzato precedentemente, la politica ha gonfiato a suo uso e consumo.

Il suo “talento” politico, lo ha portato dal 2008 al 2012 a diventare sindaco di Salemi (in provincia di Trapani). Qui ha sperimentato una rivalutazione del territorio proponendo la vendita di case a 1 Euro. Con questo sistema Sgarbi pensava di porre fine al degrado che devastò il centro storico dal terremoto del Belice del 1968. Cessione di immobili diroccati ai privati, in cambio della riqualificazione. Questa operazione portò a circa 10 mila manifestazioni di disponibilità, anche da personaggi di rilievo, ma che rimasero tali perché, nel frattempo, alcuni immobili considerati pericolanti furono sequestrati e la città fu commissariata per infiltrazioni mafiose. La proposta anche se di per se interessante, alla fine non ha funzionato. Comunque è da apprezzare il suo tentativo di cercare una soluzione ad una situazione come quella di un paesino periferico della Sicilia. Inoltre bisogna ammettere che la sua notorietà di “star” ha influito parecchio al paese, tanto che per alcuni anni si parlava spesso di Salemi. D’altronde sarebbe come se il cantante italiano Albano, diventasse sindaco di un piccolo paesino e grazie alla sua fama di “pop star” si mettesse ad organizzare vari festival di musica, invitando a cantare Romina, Morandi, e tanti altri cantautori Italiani con l’idea di trasformare il paesino in una nuova Sanremo. Come non si potrebbe non parlare di quel paesino e di Albano come sindaco.

Ormai sembra che il rapporto tra la popolarità pop e politica sia oggi è un binomio più che mai imprescindibile della politica contemporanea, indipendentemente delle capacità intellettuali e culturali che un uomo possiede. I vari incarichi affidati a Vittorio Sgarbi come quest’ultima elezione a presidente del MART, vanno quindi lette come il prodotto di un’operazione prettamente politica di marketing elettorale, costruita per lo spettacolo della politica e certamente non per il mondo culturale italiano.

 

Immagini: elaborazioni grafiche di Emmanuele Lo Giudice

Editing: Daniela Maruotti