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L’Ordine che vorrei…. (Alcaro)

In questi ultimi anni ci sono stati grandi cambiamenti, tutti negativi purtroppo, in merito alla professione di architetto, si è parlato molto della riforma degli Ordini, ma, come ci aspettavamo, il Decreto del Governo di questa estate, (Dpr 137/2012), non si è occupato minimamente di riformare delle Istituzioni che sono state create durante il ventennio fascista.

Tutto è iniziato il 04 luglio 2006 con il famigerato decreto Bersani (DL n. 223 /2006), che si prefiggeva di tutelare i consumatori, promuovere la concorrenza, snellire le pratiche burocratiche e addirittura favorire i giovani, poi sono arrivate le manovre estive, la crisi economica, il pressing dei poteri forti (banche, confindustria, massoneria, speculatori), la campagna di aggressione agli ordini e ai professionisti da parte dei mass media e ci ritroviamo oggi in una condizione drammatica per gli architetti che rischiano di scomparire nel giro di pochi anni.

Proviamo a capire perché ci troviamo in questa condizione, esiste un disegno mondiale che spinge a far scomparire la libera professione perché essendo “libera” professione intellettuale, non si presta alle volontà dei poteri forti e crea problemi a chi ha come unico obiettivo il profitto a danno della collettività, (se si realizzano interi quartieri, come è successo a Roma, con nessuna qualità architettonica, con nessuna qualità energetica, con nessuna qualità costruttiva, senza servizi e urbanizzazione primaria e secondaria, chi ci guadagna è uno solo, chi ci rimette è la collettività).

Gli architetti non hanno potuto reagire minimamente a questa tendenza che li vuole vedere “morti”, perché non hanno nessun organo che li rappresenta.

Gli imprenditori si difendono con la Confindustria che sa fare molto bene il proprio mestiere, i commercianti hanno la Confesercenti che li tutela, gli artigiani hanno la Confartigianato, i dipendenti hanno i Sindacati, i costruttori hanno l’ANCE, i tassisti hanno le loro organizzazioni di categoria, come del resto tutti, dagli spazzini ai becchini, persino i pensionati hanno le loro organizzazioni di categoria che li tutelano.

Tra i professionisti, gli avvocati hanno un esercito in Parlamento, i geometri sono organizzatissimi e i loro Collegi e Consiglio Nazionale fanno di tutto per tutelarli, i medici sono molto potenti i loro presidenti degli ordini sono spesso alti esponenti massonici, i farmacisti sono una corazzata, i notai è inutile citarli, rimaniamo soltanto noi architetti, la categoria con il più basso reddito medio tra i professionisti e forse non è un caso, a non avere organi di rappresentanza.

Arriviamo quindi ai nostri ordini professionali, quando sono stati creati avevano dei compiti ben precisi, in Italia esistevano poche migliaia di architetti e non avevano certo bisogno di essere tutelati.

Nel corso degli anni, la maggior parte degli ordini soprattutto nelle grandi città, si sono trasformati in luoghi di potere dove coltivare il proprio orticello, dimenticandosi i compiti principali per cui sono stati istituiti dalla Legge 1395 del 1923 e successivo Regio Decreto n.2537 del 1925.

I compiti che gli sono stati attribuiti sono i seguenti:

1) vigilare sul mantenimento della disciplina fra gli iscritti affinché il loro compito venga adempiuto con probità e diligenza.

2) prendere i provvedimenti disciplinari.

3) curare che siano repressi l’uso abusivo del titolo di ingegnere e di architetto e l’esercizio abusivo della professione, presentando, ove occorra, denuncia all’autorità giudiziaria.

4) determinare il contributo annuale da corrispondersi da ogni iscritto per il funzionamento dell’Ordine, ed eventualmente per il funzionamento del Consiglio Nazionale, nonché le modalità del pagamento del contributo.

5) compilare ogni triennio la tariffa professionale, la quale, in mancanza di speciali accordi, s’intende accettata dalle parti e ha valore per tutte le prestazioni degli iscritti nell’Ordine.

6) dare i pareri che fossero richiesti dalle pubbliche amministrazioni su argomenti attinenti alle professioni di ingegnere e di architetto.

I punti 1 e 2 sono stato fortemente ridimensionati dai recenti decreti governativi, la deontologia di fatto non esiste quasi più poiché sono stati liberalizzati: pubblicità, tariffe, incompatibilità ed altri aspetti importanti della professione. In realtà, se guardiamo alle statistiche degli ultimi 20 anni, la deontologia non è mai esistita, in tutta Italia operano e continuano ad operare architetti che non garantiscono una specchiata condotta morale, come previsto dalla Legge n° 897 del 1938, (il caso Zampolini lo dimostra). Nessuno si ricorda in Italia di un architetto radiato dall’albo.

Il punto 3 dovrebbe riguardare coloro che svolgono la professione abusivamente che dovrebbero essere perseguiti dall’ordine con denunce presso l’autorità giudiziaria. Tra questi ci sono anche i professori universitari a tempo pieno che fanno la libera professione e i geometri che progettano edifici che non potrebbero progettare. Noi di amate l’architettura abbiamo più volte denunciato casi del genere all’ordine di Roma, ma non è mai stato preso alcun provvedimento per motivi che abbiamo spiegato più volte, non credo che la maggior parte degli altri ordini provinciali abbia agito diversamente, pertanto il punto 3 non è stato abolito dai decreti del governo, ma è stato di fatto abolito dagli ordini per convenienza.

Il punto 4 è stato svolto sempre meglio, aumentando sempre più la quota dell’ordine per pagare una serie di attività che la legge che ha istituito gli ordini non ha prescritto di fare, pertanto il punto 4 è stato eseguito per convenienza.

Il punto 5 è stato abolito dai decreti governativi, quindi non esiste più.

Il punto 6 negli, ultimi 20 anni, non è mai stato applicato poiché le pubbliche Amministrazioni non ci pensano minimamente a consultare gli ordini, non ci consultano nemmeno quando promulgano leggi che ci riguardano direttamente.

Ricapitolando su 6 compiti assegnati agli ordini professionali ne sono rimasti 1 e mezzo, pertanto la domanda viene spontanea:

c’è ancora qualcuno che è convinto che gli ordini, oggi in Italia, vadano bene così?

Io credo di no e allora è arrivato il momento di fare delle proposte concrete.

Quello che più mi dispiace è che, in questi ultimi mesi prima dell’approvazione del Dpr 137/2012, quasi nessun ordine ha prodotto delle proposte di riforma credibili coinvolgendo nel dibattito gli iscritti. L’unico ordine che si è adoperato in questa direzione, producendo una proposta seria e innovativa, è stato l’ordine di Firenze che, non a caso, nasce da un’esperienza importante di un gruppo di giovani colleghi (firmiamolalettera) che hanno rinnovato completamente il vecchio consiglio dell’ordine.

Tutti noi non possiamo negare che la maggior parte dei Presidenti e dei Consiglieri degli ordini svolge il proprio ruolo da decenni e non ha nessuna intenzione di mollare l’osso, basta vedere la poco edificante questione dei due mandati risolta con il milleproroghe.

Ciò dimostra che la principale preoccupazione degli Ordini e del Consiglio Nazionale nei confronti del decreto del governo, era soltanto quella di conservare la poltrona per se e per i propri discendenti, non ci dimentichiamo che nella maggior parte degli ordini il ricambio avviene per investitura e non per un reale ricambio, in questo la colpa è degli iscritti che non partecipano alle elezioni.

I messaggi di approvazione e consenso del nostro Presidente Nazionale al Dpr 137/2012 sono una prova delle mie considerazioni, lo scollamento tra gli ordini e gli iscritti è fortissimo, qualsiasi architetto medio avrebbe disapprovato e criticato fortemente questo decreto.

Se gli ordini e il Consiglio Nazionale non fanno delle proposte serie sulla loro riforma proviamo a farle noi e a far sentire la nostra voce, vi butto giù una bozza, ma vorrei che ognuno di voi dia il suo contributo con delle idee.

PROPOSTA:

Gli ordini sono degli enti pubblici che fanno capo al Ministero di Giustizia, l’iscrizione è obbligatoria in quanto non si può esercitare la professione senza essere iscritti, qui già esiste, da pochi anni, un’anomalia poiché  l’art. 90 del comma 3 del d.lgs. n.163/2006 (cd. Codice dei contratti pubblici), prevede che i dipendenti pubblici non debbano essere iscritti obbligatoriamente all’ordine, tutto nasce per motivi economici in quanto le amministrazioni pubbliche non avevano i soldi per pagare la quota di iscrizione dei loro architetti dipendenti che ne facevano richiesta. Quindi esistono dei nostri colleghi che possono progettare, seppur esclusivamente nell’ambito del proprio lavoro di dipendente, senza dover rispondere a deontologia, controlli di qualsiasi tipo, formazione continua e quant’altro. Ciò è evidentemente un paradosso.

Allora proviamo a immaginare una situazione diversa, se deve continuare ad esserci un obbligo di iscrizione per esercitare la professione, (personalmente sono d’accordo), creiamo degli Enti pubblici a livello regionale o Nazionale che si occupino della tenuta dell’albo e della deontologia, (fatta seriamente questa volta), dove tutti gli architetti: liberi professionisti, dipendenti pubblici e privati, siano obbligati ad iscriversi per lavorare, pagando una quota che non potrà essere superiore a 30 euro (ciò che paghiamo oggi per il Consiglio Nazionale).

Gli Enti regionali o l’Ente Nazionale dovrà continuare a dipendere dal Ministero di Giustizia che nominerà anche i membri che ne faranno parte.

Gli attuali ordini provinciali si dovranno trasformare in Associazioni di categoria di carattere privato dove non sarà più obbligatorio iscriversi.

Queste Associazioni avranno compiti e ruoli completamente diversi dagli attuali ordini, dovranno essere al passo con i tempi e tutelare gli interessi degli architetti e dell’architettura.

Oggi il mercato della progettazione si è globalizzato, bisogna competere con studi stranieri che sono molto più competitivi di noi, pertanto il compito delle Associazioni sarà anche quello di creare dei professionisti che possano concorrere in un mercato sempre più difficile.

Ogni architetto sarà libero di iscriversi o meno alle Associazioni di categoria, ma è chiaro che l’Associazione farà gli interessi dei liberi professionisti e quindi gli iscritti saranno in maggior parte liberi professionisti.

I compiti di queste Associazioni di categoria saranno i seguenti:

  • rappresentare e tutelare gli architetti nei confronti delle amministrazioni pubbliche e della società;
  • vigilare e denunciare i casi di esercizio abusivo della professione (tra cui geometri, docenti universitari);
  • vigilare e denunciare i casi di incarichi illegittimi, concorsi fuori legge, incompatibilità;
  • curare la formazione e l’aggiornamento professionale;
  • offrire servizi agli iscritti, (consulenze, recupero crediti, informazioni, etc)
  • dotarsi di un codice etico e professionale a cui gli iscritti si dovranno attenere;
  • dialogare con le istituzioni pubbliche e private che interessano agli architetti per agevolarli nella burocrazia (Comuni, Regioni, Università etc);
  • incentivare l’unione e la collaborazione tra professionisti;

Far parte di queste Associazioni non sarà un obbligo, ma con il passare del tempo, sarà indispensabile per lavorare, oggi non c’è alcuna selezione all’Università, chiunque si può laureare e iscriversi all’albo, ciò ha causato un sovraffollamento degli iscritti all’ordine senza alcuna garanzia di qualità per i cittadini.

Le Associazioni dovranno di fatto operare una selezione naturale dove chi non si aggiorna, chi fa sconti dell’80%, chi vende i progetti su groupon, chi fa certificazioni energetiche a 39 euro, chi non garantisce una specchiata condotta morale, chi non svolge il proprio compito in maniera professionale ….., non potrà essere iscritto e avrà qualche difficoltà in più a trovare un cliente.

I cittadini dovranno sapere che, se si rivolgono a un architetto iscritto a un’Associazione di categoria, pagheranno qualcosa in più, ma saranno garantiti da un servizio professionale di qualità, più è seria e importante l’Associazione è più si avrà garanzia di qualità.

Coloro che si troveranno in una situazione di incompatibilità come i docenti universitari, non potranno iscriversi.

Ci saranno sicuramente Associazioni più esclusive e altre meno esclusive, ma bisognerà studiare un meccanismo che garantisca una presenza uniforme sul territorio nazionale e che impedisca sovraffollamenti di Associazioni in alcune grandi città.

Le Associazioni avranno una quota di iscrizione importante, minimo 500 euro, ma garantiranno servizi di qualità, inoltre dovranno raccogliere finanziamenti privati per incrementare il proprio budget.

I componenti dell’Associazione saranno eletti dagli iscritti, che dovranno essere fieri di essere iscritti all’Associazione che li rappresenta e parteciperanno attivamente alla vita dell’Associazione, non potranno fare più di due mandati di tre anni ciascuno e ci saranno dei meccanismi di controllo e trasparenza.

Le Associazioni dovranno eleggere ogni tre anni i componenti di un Organismo centrale fondamentale, di carattere privato ma con alcuni obblighi di carattere pubblico, che sostituirà di fatto il CNA e si occuperà di rappresentare e tutelare gli architetti, in particolare liberi professionisti, presso le Istituzioni governative, Parlamento, Governo, Ministeri.

Tale organismo dovrà sedersi al tavolo di concertazione in tutto ciò che riguarda la professione dell’architetto: leggi, normative, regolamenti su: architetti, architettura, urbanistica, formazione, competenze, territorio, restauro e tutto ciò che riguarda la nostra professione.

Dovrà avere inoltre un Centro Studi (sulla scia della CGIA di Mestre) che fornirà ai mass media i dati sulla nostra professione e sul mercato dell’edilizia e un importante ufficio stampa che dovrà lavorare molto per farsi ascoltare.

La proposta è soltanto una bozza, ora tocca a voi, fate le vostre considerazioni e mandateci i vostri contributi.

Nota dell’amministrazione – qui trovate gli altri contributi di

Gianluca Adami

Lucio Tellarini

Oggi è scomparso Raffele Sirica presidente CNA

Il Presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, Raffaele Sirica è morto nella mattina di oggi.

I funerali si terranno venerdì 17 aprile alle ore 12.00 presso la chiesa di Santa Chiara a Piazza del Gesù a Napoli. Al di là delle critiche che abbiamo espresso durante il suo mandato al CNA, esprimiamo le nostre più vive condoglianze ai familiari.