Articoli marcati con tag ‘sindaco’

Più che di un medico, Roma ha bisogno di un architetto.

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I due anni di “politica marziana” del dimissionario sindaco Marino ci hanno permesso di focalizzare meglio le dinamiche della Capitale, grazie proprio a quello che è stato e non è stato fatto.

Marino ha contribuito a portare in luce le dinamiche perverse della gestione degli appalti, delle partecipate comunali, dei potentati mafiosi.

Questo gli va riconosciuto.

Marino ha avuto anche il merito di spingere fortemente verso una partecipazione cittadina allo sviluppo della città. Noi di Amate l’Architettura abbiamo avuto esperienze dirette in due occasioni: nell’area delle ex caserme di via Guido Reni (Qui i nostri sette articoli sulla vicenda delle ex caserme: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7) e per i cosiddetti piazzali est e ovest della stazione Tiburtina.

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Purtroppo la sua azione non è andata molto oltre, sicuramente anche a causa della assoluta inadeguatezza delle persone che compongono il suo partito a Roma.

Colpisce tuttavia, sui mezzi di informazione, l’assenza da tutti i commenti su una questione che a noi risulta lampante: questa consiliatura, come tutte le precedenti degli ultimi 30 anni, non ha mai proposto un’idea di città.

Sembra un discorso un po’ astratto, da architetti frustrati, ma a pensarci bene per una città, con problemi enormi e pochi soldi per risolverli, il modo migliore di razionalizzare le soluzioni è progettarle, possibilmente con soluzioni creative.

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Facciamo un esempio facile facile.

Il problema dei problemi dell’Urbe è il traffico. Il traffico si risolve con un trasporto pubblico efficiente (non con i parcheggi in centro!) con i disincentivi ad utilizzare mezzi privati ad elevato impatto ambientale (l’automobile) e con l’incentivo ad utilizzare quelli privati sostenibili.

Riguardo a questo punto è dimostrato dall’esperienza di altri contesti che la creazione di una rete efficiente di ciclabili, unita alla possibilità di utilizzo con bici dei mezzi pubblici, può scaricare un minimo di un 20% – 30% del traffico. L’unica proposta pervenuta in questi due anni, mentre andavano in malora le ciclabili esistenti, è stata quella di creare un circuito cittadino, il GRAB con l’unione di parchi, ciclabili esistenti e un paio di chilometri di ciclabile nuova.

Peccato che questo circuito sia un anello fine a se stesso, un percorso di svago per i fine settimana.

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Ben altra cosa era un progetto di ciclabili su sette strade consolari romane uniti a due percorsi anulari di congiunzione, presentato da #salvaiciclisti e rete mobilità nuova. Un vero progetto di mobilità alternativa, che dovrebbe essere integrato da un piano di riassetto urbano.

Durante questo periodo abbiamo assistito ad operazioni puntuali di immagine (la chiusura di via dei Fori Imperiali senza un piano di riassetto del centro storico), di speculazione (il nuovo stadio della Roma su aree a verde pubblico e privato e su terreno golenale, gravato con cubature incredibili non attinenti allo sport) e addirittura ad iniziative personali contrarie ai risultati di processi partecipativi già avviati, come nel caso del fermo di un anno a causa del sostegno del sindaco al progetto di un parco lineare sulla ex sopraelevata.

Roma ha grandi problemi ma altrettante potenzialità inespresse, come nel caso dei mercati rionali, (dove abbiamo partecipato al convegno “Un mercato non è solo un mercato” organizzato Carteinregola, presente l’Assessore Caudo) e ad un altro dal titolo: “Portare con se la biodiversità: piante e popoli che si muovono” del CNR, all’Expo di Milano 2015 (qui lo storify del nostro contributo) .

Torniamo a pensare ad una idea di città, coinvolgendo la gente, le associazioni e soprattutto quelli che le sanno progettare, gli architetti.

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L’Architettura partecipata è possibile!

10 Agosto 2014

Amate l’Architettura per quasi 6 mesi ha fatto parte del “Laboratorio di progettazione partecipata” promosso dall’Assessore alla Trasformazione Urbana Giovanni Caudo, all’interno dell’operazione “Caserme di Via Guido Reni”, e previsto nel Protocollo d’intesa siglato a Dicembre 2013 con Cassa Depositi e Prestiti per la valorizzazione dell’area ed il passaggio di quasi il 50% della stessa dal Demanio al Comune di Roma. Nell’operazione inoltre, a fronte della valorizzazione dell’area e della destinazione della parte Privata a Residenze, Alloggi Sociali, Attività Commerciali e Turistico-ricettive, l’altra parte invece Pubblica sarà destinata alla realizzazione del Museo della Scienza e di Attività ed Attrezzature di quartiere grazie al contributo straordinario che sarà versato dal Privato e che non potrà in ogni caso essere inferiore ai 43.000.000 di euro. Gli accordi con CDP ed il Protocollo d’intesa che dovranno essere resi ufficiali dopo l’approvazione della Delibera contengono, sempre secondo l’Assessore Caudo, altre due cose importanti:

1. la prima è che si faccia un “Concorso Internazionale” per elaborare il progetto del Masterplan dell’Area intera degli Stabilimenti Militari e che le linee guida per il Concorso vengano “tracciate” dai responsabili degli uffici tecnici competenti del Comune di Roma, insieme ad un “Laboratorio di progettazione partecipata” formato da cittadini, movimenti ed associazioni del quartiere Flaminio. Tutto ciò è già avvenuto, ed un documento elaborato da circa 15 Associazioni e Movimenti di cittadini del quartiere e non solo, è stato già consegnato all’Assessore nello scorso mese di Luglio;
2. la seconda è che il costo relativo al Concorso Internazionale di Progettazione sarà completamente a carico di Cassa Depositi e Prestiti, e non peserà sulle risorse economiche del Comune di Roma.

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L’approvazione della Delibera, sgombra il campo da molte critiche e sospetti che erano stati sollevati anche all’interno del “Laboratorio”, obiettando, giustamente, che non è mai stato fornito nessun documento che attestasse quanto detto sopra, anche dopo varie richieste formulate. Ma è altrettanto vero che non è stato mai fornito nemmeno alcun documento che attestasse il contrario. Nessuno ha mai dimostrato l’inesistenza di un Protocollo d’intesa, o che nel Protocollo ci fossero condizioni completamente diverse da quelle fornite da Caudo. Tanto è vero che la Delibera con la richiesta di Variante al PRG era già stata approvata in Giunta il 27 Dicembre 2013. Quindi, dopo più di dopo 5 mesi ed un percorso di “Progettazione partecipata” concluso, con una Variante di PRG pronta per essere approvata in Assemblea consiliare, sostenere che forse era meglio prevedere un Accordo di programma o un Print (Programma Integrato) al posto della Variante, sinceramente noi lo abbiamo trovato “incomprensibile” e soprattutto strumentale ad un chiaro “scontro” politico che, come da copione, le forze della “restaurazione” portano contro chi si propone di cambiare ed innovare. Evidentemente anche in politica la perdita di “abitudini e riferimenti certi e sicuri”, procura spesso panico e disorientamento soprattutto a chi vive l’impegno politico principalmente come professione e non come servizio. Questa purtroppo è una realtà che in Italia ha raggiunto oramai livelli patologici anche in ambiti importanti di rappresentanza.

A noi di Amate l’Architettura non interessa entrare in un “agone politico” e prendere posizione per una parte o per l’altra. Dalla fondazione del nostro Movimento nel 2009, crediamo in una partecipazione politica, non partitica, finalizzata al miglioramento delle condizioni urbane e sociali, offrendo il nostro contributo, sul tema dell’architettura, solo per la realizzazione di interventi utili e di qualità per la città e soprattutto per i cittadini. Per questo motivo eravamo rimasti sconcertati nel leggere, in questi ultimi mesi su tutti i quotidiani, che una parte evidentemente “influente” del PD, era riuscita quasi a convincere il Sindaco Marino della necessità di ritirare la delibera di Variante al PRG, che l’Assessore Caudo aveva preparato, per un’operazione che era stata già avviata da sei mesi (sic!).

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Quali sono le motivazioni per le quali definiamo “straordinario” questo risultato?
Per comprenderle ripercorriamo le principali tappe del cammino che ha portato a questa delibera.
Dal Gennaio/Febbraio 2014, su invito dell’Assessore Caudo e del Presidente del II° Municipio Gerace, si è costituito un “Laboratorio di progettazione partecipata” (al quale abbiamo partecipato attivamente, fin dalla sua formazione) per definire le linee guida del documento con il quale indire un Concorso Internazionale per il Progetto del Master Plan della Città della Scienza.
Nel mese di Luglio il “Laboratorio” ha consegnato all’arch. Geusa, Responsabile del Procedimento del Processo di partecipazione, il documento nel quale sono confluite tutte le proposte, le richieste e le indicazioni che le Associazioni, i Comitati ed i cittadini del quartiere Flaminio hanno formulato, concordato e condiviso dopo circa 6 mesi di riunioni settimanali nei locali messi a disposizione all’interno dell’area delle “Caserme”.
Il numero e la qualità delle Associazioni di cittadini che hanno condiviso e firmato il documento finale, senza entrare nel merito dello stesso, sono il valore aggiunto di questa operazione, che potrebbe diventare un punto di riferimento per operazioni e procedure analoghe.
Questi sono principalmente i motivi che ci hanno fatto accogliere con grande soddisfazione, finalmente, l’altra notte alle ore 2,00 del 7 Agosto 2014, l’approvazione della Delibera per la Variante di PRG sull’area di Via Guido Reni, secondo lo schema e l’iter voluto dall’Assessore Caudo. L’unico emendamento inserito nella Delibera approvata, è stato quello che prevede nel percorso da seguire, dopo il Concorso Internazionale, il ricorso al PRINT (Programma Integrato) nell’accordo definitivo con Cassa Depositi e Prestiti.
All’interno del Documento del Processo partecipativo Amate l’Architettura ha espresso qualche perplessità su quelle che potranno essere i metodi e le procedure di promozione e gestione del Concorso Internazionale che, come tutto il resto dell’operazione, dovrà contenere uguali elementi di innovazione, chiarezza e trasparenza come quelli messi in campo fino a questo momento. Il Concorso Internazionale si farà. Come e in che modo è da decidere e siamo fiduciosi che l’Assessore Caudo terrà fede a quanto promesso e più volte ripetuto sulla presenza e partecipazione del “Laboratorio” dei cittadini, delle Associazioni e Movimenti di quartiere a tutte le decisioni future.
E fino ad oggi non abbiamo proprio nessun elemento per dubitarne.

di Giorgio Mirabelli e Lucilla Brignola


Elezioni romane – promemoria per i candidati

9 Maggio 2013

Su Linkiesta è apparsa questa interessante analisi di Christian Raimo (*) che, in vista delle elezioni del sindaco di Roma, richiama l’attenzione sui nodi cruciali legati all’amministrazione della Capitale.

L’articolo di Raimo evidenzia bene alcune delle maggiori criticità di Roma, ne cito alcune:
– incapacità di pianificazione organica del territorio e gestione emergenziale della città;
– abusivismo urbano;
– carenza cronica della viabilità pubblica e preponderanza di viabilità privata;
– sudditanza nei confronti della grande impresa speculativa immobiliare nella determinazione delle scelte di pianificazione;

Aggiungo: utilizzo improprio degli oneri di concessione come leva di di finanziamento sia per esigenze di pareggio di bilancio, sia per l’attuazione di interventi urbani.

Quest’ultima prassi è, a mio parere, il risultato indiretto della norma che consente di utilizzare gli oneri di urbanizzazione per finanziare la spesa corrente (norma bypartisan introdotta da Prodi e reiterata da Berlusconi/Tremonti). Questa possibilità, associata all’abolizione dell’IMU (che ha sottratto 4 miliardi alle casse dei comuni) ha spinto sempre di più le amministrazioni (non solo quella romana) a ricercare le risorse economiche per finanziare le attività correnti (e straordinarie) utilizzando il terreno urbano come cassa; Permessi a Costruire rilasciati con il fine specifico di recuperare fondi sia per sostenere la spesa corrente che per le più svariate operazioni di sviluppo urbano (ricordiamo la proposta del Gran Premio di Formula 1).

Il tutto a discapito di una pianificazione generale del territorio che consenta di capire fino in fondo (e senza condizionamenti speculativi) quali siano le reali esigenze di sviluppo urbano della città e quali i modelli di funzionamento del sistema territoriale.

Un meccanismo perverso che spinge le amministrazioni a consumare suolo anche quando in realtà non ce ne sarebbe bisogno.
Per dirne una: c’è realmente bisogno di nuove abitazioni in una città che da anni ha una popolazione costante (e non si prevedono sviluppi futuri)?

Proviamo a capire come funziona questo meccanismo perverso:
– il sindaco Taldeitali deve realizzare l’opera X ma non ha i soldi per farlo (in parte anche perché gli manca l’introito dell’IMU);
– il sindaco si accorda con il privato Y che si impegna a realizzare l’opera e in cambio ottiene che il terreno Beta, a destinazione agricola, diventi edificabile (destinazione residenziale)
– il privato Y ha già realizzato un bel guadagno: secondo i valori agricoli medi della provincia di Roma un terreno a destinazione orto ha un valore di 42.000 €/Ha  (=4,2 €/mq) mentre il valore di mercato di un immobile residenziale in zona suburbana (zona Fiumicino/Portuense) è al minimo di 2.500 €/mq;
–  con un indice di fabbricabilità pari a 1 (1 mq costruito per ogni mq di terreno edificabile) detraendo il costo di costruzione (1.000 €/mq), le tasse, gli utili e le spese del costruttore possiamo ottenere un valore di mercato (del solo terreno) che può tranquillamente superare i 300€/mq di terreno (70 volte maggiore dei 4,2 €/mq iniziali);
– il privato Y, solo cambiando la destinazione d’uso di un terreno di 10.000 mq, ha già realizzato una plusvalenza di circa 3 milioni (l’equivalente di circa 4 asili nido);
– si firma l’accordo; il privato realizzerà anche le urbanizzazioni primarie, ottenendo quindi uno sconto sugli oneri di concessione; le strade, le fogne e i giardini una volta realizzati saranno ceduti al comune;
– il sindaco quindi non dovrà realizzare strade e parchi (relativi alla lottizzazione); ma alla fine del percorso si ritroverà l’onere della loro gestione;
– il privato Y quindi costruisce nuove residenze (che sono le più redditizie), ma lo fa indipendentemente dalla reale necessità di nuove abitazioni; il comune di Roma, per esempio ha una popolazione quasi invariata da molti anni; chi comprerà ed occuperà le nuove case?
– il privato non si preoccupa di questo; spende circa 1.000 €/mq per costruire (quando va bene) e rivende (mediamente) a 3.000 €/mq; quindi è sufficiente che venda un terzo del costruito per essere in sicurezza, mentre per l’invenduto può permettersi di aspettare; questo aspetto ha un risvolto interessante, sostiene il valore degli immobili; così, nonostante vi sia una offerta potenzialmente ampia di immobili a fronte di scarsa richiesta, il valore rimane relativamente costante;
– in aree come Roma vi è molta compravendita a fini speculativi, per cui sia i singoli che gli investitori più istituzionali tendono a sostenere la domanda, almeno finché le congiunture non fanno esplodere la bolla;
– tornando a Roma, il numero di abitanti non è cresciuto; questo significa che sostanzialmente chi ha comprato le nuove abitazioni (persone che possono permettersi 300.000 per 100 mq e che poi si lamentano se ne pagano 600 di IMU) ne sta lasciando vuote altre in altre parti della città; a Roma si stimano 250.000 appartamenti vuoti;
– gli accordi tra il sindaco e il privato favoriscono la tendenza alla dispersione urbana; lo stesso numero di abitanti che prima era distribuito su aree più concentrate, ora si distribuisce su una superficie più ampia; inoltre la localizzazione delle nuove residenze non dipende da scelte precise dell’amministrazione (che magari avrebbe potuto individuare della zone già parzialmente urbanizzate e ottimizzare gli investimenti), ma dalla posizione dei terreni di proprietà del privato Y che quindi finisce con il determinare pesantemente le scelte dell’amministrazione, di certo non curandosi dell’interesse collettivo;
– questo si traduce in maggiori costi ordinari per l’amministrazione (che deve gestire e manutenere più strade, più infrastrutture primarie del necessario) e nella necessità di realizzare nuove opere (ad esempio nuovi asili, nuove biblioteche, nuove chiese) che devono coprire maggiori porzioni di città;
– queste nuove opere non le può realizzare tutte il privato (che come ricorderete si è già impegnato a realizzare altre opere pubbliche); sicuramente avrà realizzato le infrastrutture primarie (strade e giardini), ma in genere si limita a questo; buona parte delle nuove opere saranno comunque, di nuovo a carico del sindaco, che dovrà trovare il modo di recuperare ulteriori risorse per le maggiori spese ordinarie.
– alla fine del processo l’amministrazione si ritrova con la stessa necessità di risorse iniziali, con una città che funziona peggio di prima (perché più dispersa) e più costosa; grazie all’esenzione dell’IMU non potrà contare su un costante flusso di cassa; i trasporti pubblici dovranno coprire maggiori aree, ci saranno più alberi da potare, erba da tagliare, vigilanza da garantire, ecc.;
– i cittadini, che nel frattempo hanno comprato casa nelle nuove residenze, cominceranno a reclamare i servizi (chiese, scuole, negozi, infrastrutture, trasporti, uffici pubblici, ecc.); si lamenteranno perché le strade sono piene di buche, vorranno parchi e giardini ben curati, fermate del tram sotto casa, minore traffico sulle strade, ecc.: “dov’è il sindaco! cosa combina!”;
– nel frattempo l’opera X è stata avviata, ma siccome il progetto iniziale era un semplice schema di massima, nello sviluppo esecutivo invece di costare TOT è finita per costare 3volteTOT (d’altronde per risparmiare sulla progettazione mica si poteva affidare un incarico intero al progettista); la differenza la deve mettere il comune (come da accordo iniziale), altrimenti si rischia di non avere nemmeno realizzata l’opera per cui si è messo in atto tutto il meccanismo;
– il povero sindaco, preoccupato per la sua rielezione, a questo punto non potrà fare altro che cercare nuove risorse per finanziare le nuove esigenze (sia quelle di completamento dell’opera X che quelle di gestione ordinaria e straordinaria); dove le troverà? ma certo! c’è l’altro privato W con il terreno Gamma che potrebbe fare tutto in cambio di un bel cambio di destinazione d’uso…..

Questo ciclo, in realtà non deve necessariamente essere visto in maniera così negativa. Non vi sarebbe nulla di male a ricorrere all’aiuto del privato per determinati interventi da realizzare in maniera integrata; a condizione che il Sindaco si trovi in una posizione di forza nei confronti del privato, che possa incidere sulle scelte di pianificazione senza subire il condizionamento dell’investitore e che vi sia una maggiore consapevolezza delle conseguenze degli interventi sui costi di gestione e sul funzionamento generale della macchina urbana. E’ anche utile che vi sia maggiore trasparenza nelle plusvalenze generate dagli accordi tra pubblico e privato (che vantaggi ottiene l’investitore? quanto restituisce alla collettività?).

Inoltre è necessario tenere sempre a mente che il territorio è una risorsa limitata; quanto ancora può svilupparsi una città la cui economia si regge sulla costruzione di immobili al cui interno non si svolge nessuna attività che non sia produttiva? quanto può reggere una sistema speculativo che si basa solo sulla vendita e cessione di terreno?

Per questo mi permetto di proporre al futuro sindaco un piccolo promemoria di poche semplici buone pratiche che possano aiutarlo ad affrontare il difficile compito che lo aspetta:

– dare la massima importanza a tutte le attività di pianificazione e progettazione; chi ha in mano il progetto, ha in mano la possibilità di decidere sulle scelte concrete;
– affidare la progettazione (e la pianificazione) a figure estranee all’investitore (se il privato Y sviluppa il progetto, questo necessariamente risponderà prima alle sue esigenze e poi forse a quelle dell’amministrazione); se si lascia questo strumento di governo in mano all’impresa si rischia di perdere il controllo della gestione degli interventi; abbandonare la prassi degli appalti integrati;
– dare la priorità al recupero e riuso urbano del preesistente (riducendo al minimo i cambi di destinazione per aree agricole); è abbastanza ovvio, ma prima di ampliare una città, è buona norma cercare di sfruttare al meglio quello che si ha già.
– dare la priorità a programmi di sviluppo urbano che favoriscano la creazione di posti di lavoro permanenti e indipendenti dalla speculazione edilizia; prima di pensare alle residenze, occorre pensare alle attività produttive, magari produttive culturali (come l’industria cinematografica);
– rigoroso rispetto delle regole (cessando la prassi delle deroghe e lavorando per avere normative ordinarie funzionanti e funzionali); se una cosa non è percorribile per le vie ordinarie occorre lavorare per sciogliere i vincoli burocratici, non per aggirarli; in questa maniera si getteranno le basi per essere più efficienti negli interventi successivi; in questa maniera si aprirà la possibilità di aprire anche ad altri investitori (quelli che non hanno accesso privilegiato ai meandri della burocrazia);
– dialogo non subalterno con la grande speculazione; non si tratta di demonizzare la speculazione, ma di governarla pilotando interessi privati in maniera da trarne beneficio per tutti; un dialogo, manco a dirlo da condurre in totale trasparenza;
– dialogo reale e non populista, con la popolazione; si chiama partecipazione, sia ascoltano le esigenze dei cittadini, si valutano le alternative, poi si prendono le decisioni; in questa maniera si crea anche il consenso; evitare il processo inverso, prima si prendono le decisioni e poi si cerca di convincere il popolo…..;
– fare cultura a partire dalla costruzione urbana della città; la città è cultura; ogni volta che si trasforma una città, è un’occasione per renderla migliore e per dargli una forma significativa; in questo modo si fa anche cultura; la cultura significa sviluppo, turismo, ecc.; lasciare la città in mano all’edilizia, può sembrare più conveniente, ma alla lunga non crea sviluppo; una città che rinuncia a darsi una forma è una città morta in partenza;
– non avere paura di sostenere la tassazione delle rendite passive (tipo IMU); le tasse sono antipatiche ma se se le si finalizzano chiaramente, diventano un poco più sopportabili; se aiutano a creare sviluppo è anche meglio; se occorre ridurre le tasse meglio ridurle ai settori produttivi; in questo modo si creerà sviluppo, lo sviluppo farà aumentare gli stipendi, con gli stipendi si pagherà anche l’IMU.

Poche cose, semplici per impostare un lavoro difficile, ma necessario.

Buon lavoro, futuro sindaco.

(*) NOTA – Al punto 4 viene citata l’occupazione di Carte in Regola (senza tuttavia nominare la rete di cui anche Amate L’Architettura fa parte). Purtroppo, contrariamente a quanto detto nell’articolo, l’opposizione consiliare è risultata tutt’altro che strenua e anzi in molti casi quasi connivente; non poteva che essere così visto che molte delle 64 delibere avevano origine dalle precedenti amministrazioni.

Schiattarella è nella squadra di Alemanno?

Oggi, 25 marzo 2012, è nata ufficialmente la “Rete Attiva per Roma“, una nuova Associazione per rilanciare la candidatura a sindaco di Roma di Alemanno.

La manifestazione si è svolta a Roma negli Studi De Paolis sulla Tiburtina, erano presenti volti più o meno noti del mondo dello spettacolo come Giorgio Albertazzi, Lino Banfi, Stefano Moccia, dello sport, come Petrucci e Pescante ma soprattutto della politica che appoggiano la candidatura di Alemanno a Roma, come riportato sui vari quotidiani on line (repubblica, corriere della sera).

Era presente il pdl romano al gran completo più l’udc, una manifestazione, quindi, di esclusivo significato politico.

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Tra Moccia, Lino Banfi e la Meloni era presente il nostro Presidente dell’Ordine Amedeo Schiattarella che ha fatto anche un intervento sul futuro della nostra città e sul ruolo dell’Ordine degli Architetti di Roma per migliorare la città.

Il Messaggero di venerdì cita il nostro Presidente tra gli aderenti alla rete attiva, nel sito di romacapitalenews viene inserito tra i testimonial dell’associazione per il sindaco Alemanno,

E’ inutile ricordare che ciascuno è libero di avere le proprie idee politiche, fino a ieri il nostro Presidente non ha mai nascosto, ma anzi ha sempre dichiarato, sbagliando secondo me, la sua propensione al centro sinistra.

Possibile che non si rende conto che un Presidente di un Istituzione pubblica come l’Ordine degli Architetti, che rappresenta 17.000 iscritti non si deve schierare in maniera pubblica dal punto di vista politico?

Possibile che non si rende conto che partecipare ad una “manifestazione politica” che serve a rilanciare la ricandidatura di Alemanno a Sindaco di Roma, come quella di oggi significa far capire all’esterno che i 17.000 architetti romani stanno con Alemanno?

Possibile che non capisce che quando partecipa a simili manifestazioni non può andarci come singolo cittadino ma ci va come Presidente di un Ordine di 17.000 persone?

Il fatto, poi, che il Segretario dell’Ordine di Roma faccia parte del Consiglio Direttivo di Rete attiva X Roma non è un’attenuante, ma se mai un’aggravante.

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Negli ultimi anni siamo abituati alle azioni o all’assenza di azioni del nostro Presidente che hanno mancato di opportunità e adeguatezza, saranno gli iscritti a giudicarne il comportamento alle prossime elezioni.

Per parlare di Architettura, uno dei temi di cui vorremmo occuparci maggiormente come amate l’architettura, ma siamo spesso costretti a parlare di altro perché non si può far finta di niente, dobbiamo evidenziare una frase del sindaco Alemanno nel suo discorso di oggi alla presentazione di rete attiva X Roma:

Come si può non volere case vivibili, progettate da un grande architetto, al posto delle torri di Tor Bella Monaca?

Il grande architetto sarebbe Leon Krier (se vogliamo essere pignoli non si è mai laureato in architettura, ma questo non significa nulla), le case vivibili le avete mai viste?

Soltanto per questa frase un architetto che si rispetti non doveva partecipare alla convention del sindaco.

La situazione di Tor bella Monaca è complessa, ce ne siamo già occupati come amate l’architettura, ma concentrandoci soltanto sull’architettura, ci rendiamo conto che ci vogliono propinare un progetto del genere ?

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Appello sede Esso alla Magliana

Al Sindaco del Comune di Roma

Le sottoponiamo con urgenza un appello in difesa dei valori dell’architettura

Chi arriva a Roma dal mare o dall’aeroporto subito incontra questo anomalo Edificio a Triangoli rovesciati.

SEDE ESSO ALLA MAGLIANA

Un Edificio unico e diverso da tutti gli altri, dal 1978 anno in cui è stato costruito riesce a cogliere l’attenzione di chi fugacemente percorre l’autostrada.Era questa la richiesta della multinazionale Esso, per la sua Sede Italiana, con la volontà di essere riconoscibile per chi entra nella capitale attraverso una “porta”, che tuttora possiede la più forte presenza architettonica con l’E.U.R. ed il Ponte di Morandi.

Progettato nel 1977 dall’arch. Julio Lafuente e dall’ing. Gaetano Rebecchini trasforma un problema statico in un punto di forza concentrando pali radice profondi 70 mt alla base dei tre ventagli fino a trovare solido terreno roccioso. Si permette il lusso di non sfruttare al massimo le superfici lasciando aperti scorci ed aggetti. Ricchissimo di accurati particolari come le scale di emergenza aggettanti e risegate o la facciata con un forte andamento orizzontale in elementi concavi di alluminio brunito.

Attualmente sono in corso lavori di ristrutturazione, da parte della società “Nova Fuente srl” che ha acquisito l’edificio, secondo un progetto che stravolgerebbe completamente le qualità ed il significato del fabbricato in nome di una male interpretata messa a norma.

E’ già visibile la sostituzione della pelle dell’edificio con una facciata continua di colore chiaro; è prevista la chiusura con vetri dei vuoti fra i tre corpi andando così oltretutto ad aumentarne la volumetria; è prevista la realizzazione di passerelle orizzontali a nascondere la struttura a raggiera e di frangisole ad inglobare gli aggetti laterali modificandone la sagoma.

Questo progetto contiene tutti gli elementi per snaturare il fabbricato.

Pretendiamo che la qualità architettonica venga a rispettata.

Si chiede pertanto che l’intervento di trasformazione venga al più presto sospeso e che questo Edificio, uno dei pochi Moderni inseriti nella Carta delle Qualità del PRG, venga salvaguardato nella forza delle sue forme e nella ricchezza dei suoi dettagli.

Si chiede agli iscritti di sottoscrivere la presente petizione
http://www.architettiroma.it/notizie/11191.aspx

Amedeo Schiattarella
Giorgio Muratore