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L’Ordine che vorrei … (Adami)

31 Ottobre 2012

Sono convinto che i nostri Ordini professionali non solo sono utili, ma dovrebbero essere potenziati e resi più funzionali al fine di tutelare, oltre alla collettività, anche la nostra dignità professionale.

L’Ordine che vorrei dovrebbe avere il ruolo di aiutare, informare e influenzare la politica del territorio e del governo e di offrire soluzioni politiche che aiutino gli architetti a produrre edifici e comunità migliori. Perché l’architettura È una questione politica e influenza la vita delle persone.

Gli ordini non hanno nella loro ragione sociale nessuna delle attività che vorrei.
La Legge 1395/1923 e il Regio Decreto 2537/1925 stabiliscono gli obblighi degli Ordini, il “minimo sindacale”, ma non impediscono altre attività e oggi gli Ordini devono fare molto di più.

Di fatto il mandato di rappresentanza che ricevono gli ordini è un mandato morale che gli iscritti gli riconoscono.

Gli Ordini non sono scatole vuote, gli Ordini sono scatole che hanno lo stesso contenuto della mente di chi li gestisce.
Sono scatole che possono essere riempite con qualsiasi contenuto.
Oltre ai “doveri” istituzionali, gli Ordini possono intraprendere qualsiasi azione culturale, politica e di supporto alla professione.

L’Ordine che vorrei è:

un Ordine che ha alcuni aspetti di continuità con la presente gestione ma molti e importanti aspetti di discontinuità.

un Ordine serio, sobrio, rigoroso e attivo, adatto ad un momento di crisi come questo.

un Ordine snello, con pochi dipendenti.

un Ordine che fornisce un supporto concreto ai suoi iscritti, sotto forma di servizi tecnici e di formazione gratuita.

un Ordine che insieme ai suoi iscritti, alle libere associazioni e ai sindacati di categoria da vita ad una voce collettiva per l’architettura.

un Ordine che influenza la politica del governo e la legislazione che ha un impatto sulla professione.

un Ordine che lavora per valorizzare e promuovere la professione di fronte a sfide importanti, prima fra tutte quella della conquista di nuovi mercati all’estero.

un Ordine che chieda sistematicamente ai suoi iscritti di cosa hanno bisogno

un Ordine che quando ha notizia o sospetto di un concorso di progettazione truccato si faccia avanti per organizzare un ricorso al TAR, anticipando le spese, e coordinando i danneggiati

un Ordine capace di porsi come un interlocutore valido e di peso nei confronti della Pubblica Amministrazione

un Ordine capace di pretendere risposte e azioni concrete dalla politica, che non si accontenta di qualche incarico per gli amici degli amici

un Ordine che prima chiede la chiarezza delle norme e poi chiede la loro applicazione rigorosa

un Ordine capace di mettersi di traverso per ottenere dei risultati, e non a pecora

un Ordine senza squadra di calcio, senza Associazione Ludica e senza iniziative futili

un Ordine che non boicotta i sindacati e le libere associazioni, ma ci lavora insieme e le promuove

un Ordine che in qualche modo mi sostenga e mi aiuti a farmi pagare la parcella, anche se le tariffe minime sono state abolite

un Ordine con un ufficio legale serio e agguerrito al servizio dei professionisti iscritti che porta avanti delle class-action

un Ordine che se la formazione è obbligatoria, è compresa nella quota dell’Ordine

un Ordine che mi sostenga nel tentativo di recuperare la capacità di indignarsi di fronte all’ingiustizia e la dignità che giorno dopo giorno come architetti stiamo perdendo.

Coloro che sollecitano una “discesa in campo” di Amate l’Architettura, devono farsi parte attiva, devono manifestare il proprio interesse.
E devono usare questo blog per dire che tipo di Ordine vorrebbero.
E’ chiaro che in campo ci sono due tesi contrapposte.
Chi, come l’autore del primo post, vuole la tassa di iscrizione a 30€, e quindi zero servizi e zero carrozzone, e parallelamente la nascita di Associazioni di categoria sul modello dell’ esclusivo e citatissimo Royal Institute of British Architects.
E chi, come me, vuole un Ordine semplicemente più efficiente, è disposto a conferire la quota associativa a patto che sia ben usata, e teme che levare peso agli Ordini non corrisponda poi alla nascita di organismi sostitutivi che possano svolgere un ruolo di tutela della professione di cui c’è forte necessità a tutti i livelli.

In ogni caso qualunque azione dell’Ordine si rivelerà molto più efficace se c’è una ampia partecipazione di tutti gli iscritti che devono volere fortemente un cambio di percorso; altrimenti l’Ordine stesso finisce con l’essere un soggetto isolato privo di reale peso.

Nota dell’amministrazione – qui trovate gli altri contributi di

Marco Alcaro

Lucio Tellarini

L’Ordine che vorrei…. (Alcaro)

In questi ultimi anni ci sono stati grandi cambiamenti, tutti negativi purtroppo, in merito alla professione di architetto, si è parlato molto della riforma degli Ordini, ma, come ci aspettavamo, il Decreto del Governo di questa estate, (Dpr 137/2012), non si è occupato minimamente di riformare delle Istituzioni che sono state create durante il ventennio fascista.

Tutto è iniziato il 04 luglio 2006 con il famigerato decreto Bersani (DL n. 223 /2006), che si prefiggeva di tutelare i consumatori, promuovere la concorrenza, snellire le pratiche burocratiche e addirittura favorire i giovani, poi sono arrivate le manovre estive, la crisi economica, il pressing dei poteri forti (banche, confindustria, massoneria, speculatori), la campagna di aggressione agli ordini e ai professionisti da parte dei mass media e ci ritroviamo oggi in una condizione drammatica per gli architetti che rischiano di scomparire nel giro di pochi anni.

Proviamo a capire perché ci troviamo in questa condizione, esiste un disegno mondiale che spinge a far scomparire la libera professione perché essendo “libera” professione intellettuale, non si presta alle volontà dei poteri forti e crea problemi a chi ha come unico obiettivo il profitto a danno della collettività, (se si realizzano interi quartieri, come è successo a Roma, con nessuna qualità architettonica, con nessuna qualità energetica, con nessuna qualità costruttiva, senza servizi e urbanizzazione primaria e secondaria, chi ci guadagna è uno solo, chi ci rimette è la collettività).

Gli architetti non hanno potuto reagire minimamente a questa tendenza che li vuole vedere “morti”, perché non hanno nessun organo che li rappresenta.

Gli imprenditori si difendono con la Confindustria che sa fare molto bene il proprio mestiere, i commercianti hanno la Confesercenti che li tutela, gli artigiani hanno la Confartigianato, i dipendenti hanno i Sindacati, i costruttori hanno l’ANCE, i tassisti hanno le loro organizzazioni di categoria, come del resto tutti, dagli spazzini ai becchini, persino i pensionati hanno le loro organizzazioni di categoria che li tutelano.

Tra i professionisti, gli avvocati hanno un esercito in Parlamento, i geometri sono organizzatissimi e i loro Collegi e Consiglio Nazionale fanno di tutto per tutelarli, i medici sono molto potenti i loro presidenti degli ordini sono spesso alti esponenti massonici, i farmacisti sono una corazzata, i notai è inutile citarli, rimaniamo soltanto noi architetti, la categoria con il più basso reddito medio tra i professionisti e forse non è un caso, a non avere organi di rappresentanza.

Arriviamo quindi ai nostri ordini professionali, quando sono stati creati avevano dei compiti ben precisi, in Italia esistevano poche migliaia di architetti e non avevano certo bisogno di essere tutelati.

Nel corso degli anni, la maggior parte degli ordini soprattutto nelle grandi città, si sono trasformati in luoghi di potere dove coltivare il proprio orticello, dimenticandosi i compiti principali per cui sono stati istituiti dalla Legge 1395 del 1923 e successivo Regio Decreto n.2537 del 1925.

I compiti che gli sono stati attribuiti sono i seguenti:

1) vigilare sul mantenimento della disciplina fra gli iscritti affinché il loro compito venga adempiuto con probità e diligenza.

2) prendere i provvedimenti disciplinari.

3) curare che siano repressi l’uso abusivo del titolo di ingegnere e di architetto e l’esercizio abusivo della professione, presentando, ove occorra, denuncia all’autorità giudiziaria.

4) determinare il contributo annuale da corrispondersi da ogni iscritto per il funzionamento dell’Ordine, ed eventualmente per il funzionamento del Consiglio Nazionale, nonché le modalità del pagamento del contributo.

5) compilare ogni triennio la tariffa professionale, la quale, in mancanza di speciali accordi, s’intende accettata dalle parti e ha valore per tutte le prestazioni degli iscritti nell’Ordine.

6) dare i pareri che fossero richiesti dalle pubbliche amministrazioni su argomenti attinenti alle professioni di ingegnere e di architetto.

I punti 1 e 2 sono stato fortemente ridimensionati dai recenti decreti governativi, la deontologia di fatto non esiste quasi più poiché sono stati liberalizzati: pubblicità, tariffe, incompatibilità ed altri aspetti importanti della professione. In realtà, se guardiamo alle statistiche degli ultimi 20 anni, la deontologia non è mai esistita, in tutta Italia operano e continuano ad operare architetti che non garantiscono una specchiata condotta morale, come previsto dalla Legge n° 897 del 1938, (il caso Zampolini lo dimostra). Nessuno si ricorda in Italia di un architetto radiato dall’albo.

Il punto 3 dovrebbe riguardare coloro che svolgono la professione abusivamente che dovrebbero essere perseguiti dall’ordine con denunce presso l’autorità giudiziaria. Tra questi ci sono anche i professori universitari a tempo pieno che fanno la libera professione e i geometri che progettano edifici che non potrebbero progettare. Noi di amate l’architettura abbiamo più volte denunciato casi del genere all’ordine di Roma, ma non è mai stato preso alcun provvedimento per motivi che abbiamo spiegato più volte, non credo che la maggior parte degli altri ordini provinciali abbia agito diversamente, pertanto il punto 3 non è stato abolito dai decreti del governo, ma è stato di fatto abolito dagli ordini per convenienza.

Il punto 4 è stato svolto sempre meglio, aumentando sempre più la quota dell’ordine per pagare una serie di attività che la legge che ha istituito gli ordini non ha prescritto di fare, pertanto il punto 4 è stato eseguito per convenienza.

Il punto 5 è stato abolito dai decreti governativi, quindi non esiste più.

Il punto 6 negli, ultimi 20 anni, non è mai stato applicato poiché le pubbliche Amministrazioni non ci pensano minimamente a consultare gli ordini, non ci consultano nemmeno quando promulgano leggi che ci riguardano direttamente.

Ricapitolando su 6 compiti assegnati agli ordini professionali ne sono rimasti 1 e mezzo, pertanto la domanda viene spontanea:

c’è ancora qualcuno che è convinto che gli ordini, oggi in Italia, vadano bene così?

Io credo di no e allora è arrivato il momento di fare delle proposte concrete.

Quello che più mi dispiace è che, in questi ultimi mesi prima dell’approvazione del Dpr 137/2012, quasi nessun ordine ha prodotto delle proposte di riforma credibili coinvolgendo nel dibattito gli iscritti. L’unico ordine che si è adoperato in questa direzione, producendo una proposta seria e innovativa, è stato l’ordine di Firenze che, non a caso, nasce da un’esperienza importante di un gruppo di giovani colleghi (firmiamolalettera) che hanno rinnovato completamente il vecchio consiglio dell’ordine.

Tutti noi non possiamo negare che la maggior parte dei Presidenti e dei Consiglieri degli ordini svolge il proprio ruolo da decenni e non ha nessuna intenzione di mollare l’osso, basta vedere la poco edificante questione dei due mandati risolta con il milleproroghe.

Ciò dimostra che la principale preoccupazione degli Ordini e del Consiglio Nazionale nei confronti del decreto del governo, era soltanto quella di conservare la poltrona per se e per i propri discendenti, non ci dimentichiamo che nella maggior parte degli ordini il ricambio avviene per investitura e non per un reale ricambio, in questo la colpa è degli iscritti che non partecipano alle elezioni.

I messaggi di approvazione e consenso del nostro Presidente Nazionale al Dpr 137/2012 sono una prova delle mie considerazioni, lo scollamento tra gli ordini e gli iscritti è fortissimo, qualsiasi architetto medio avrebbe disapprovato e criticato fortemente questo decreto.

Se gli ordini e il Consiglio Nazionale non fanno delle proposte serie sulla loro riforma proviamo a farle noi e a far sentire la nostra voce, vi butto giù una bozza, ma vorrei che ognuno di voi dia il suo contributo con delle idee.

PROPOSTA:

Gli ordini sono degli enti pubblici che fanno capo al Ministero di Giustizia, l’iscrizione è obbligatoria in quanto non si può esercitare la professione senza essere iscritti, qui già esiste, da pochi anni, un’anomalia poiché  l’art. 90 del comma 3 del d.lgs. n.163/2006 (cd. Codice dei contratti pubblici), prevede che i dipendenti pubblici non debbano essere iscritti obbligatoriamente all’ordine, tutto nasce per motivi economici in quanto le amministrazioni pubbliche non avevano i soldi per pagare la quota di iscrizione dei loro architetti dipendenti che ne facevano richiesta. Quindi esistono dei nostri colleghi che possono progettare, seppur esclusivamente nell’ambito del proprio lavoro di dipendente, senza dover rispondere a deontologia, controlli di qualsiasi tipo, formazione continua e quant’altro. Ciò è evidentemente un paradosso.

Allora proviamo a immaginare una situazione diversa, se deve continuare ad esserci un obbligo di iscrizione per esercitare la professione, (personalmente sono d’accordo), creiamo degli Enti pubblici a livello regionale o Nazionale che si occupino della tenuta dell’albo e della deontologia, (fatta seriamente questa volta), dove tutti gli architetti: liberi professionisti, dipendenti pubblici e privati, siano obbligati ad iscriversi per lavorare, pagando una quota che non potrà essere superiore a 30 euro (ciò che paghiamo oggi per il Consiglio Nazionale).

Gli Enti regionali o l’Ente Nazionale dovrà continuare a dipendere dal Ministero di Giustizia che nominerà anche i membri che ne faranno parte.

Gli attuali ordini provinciali si dovranno trasformare in Associazioni di categoria di carattere privato dove non sarà più obbligatorio iscriversi.

Queste Associazioni avranno compiti e ruoli completamente diversi dagli attuali ordini, dovranno essere al passo con i tempi e tutelare gli interessi degli architetti e dell’architettura.

Oggi il mercato della progettazione si è globalizzato, bisogna competere con studi stranieri che sono molto più competitivi di noi, pertanto il compito delle Associazioni sarà anche quello di creare dei professionisti che possano concorrere in un mercato sempre più difficile.

Ogni architetto sarà libero di iscriversi o meno alle Associazioni di categoria, ma è chiaro che l’Associazione farà gli interessi dei liberi professionisti e quindi gli iscritti saranno in maggior parte liberi professionisti.

I compiti di queste Associazioni di categoria saranno i seguenti:

  • rappresentare e tutelare gli architetti nei confronti delle amministrazioni pubbliche e della società;
  • vigilare e denunciare i casi di esercizio abusivo della professione (tra cui geometri, docenti universitari);
  • vigilare e denunciare i casi di incarichi illegittimi, concorsi fuori legge, incompatibilità;
  • curare la formazione e l’aggiornamento professionale;
  • offrire servizi agli iscritti, (consulenze, recupero crediti, informazioni, etc)
  • dotarsi di un codice etico e professionale a cui gli iscritti si dovranno attenere;
  • dialogare con le istituzioni pubbliche e private che interessano agli architetti per agevolarli nella burocrazia (Comuni, Regioni, Università etc);
  • incentivare l’unione e la collaborazione tra professionisti;

Far parte di queste Associazioni non sarà un obbligo, ma con il passare del tempo, sarà indispensabile per lavorare, oggi non c’è alcuna selezione all’Università, chiunque si può laureare e iscriversi all’albo, ciò ha causato un sovraffollamento degli iscritti all’ordine senza alcuna garanzia di qualità per i cittadini.

Le Associazioni dovranno di fatto operare una selezione naturale dove chi non si aggiorna, chi fa sconti dell’80%, chi vende i progetti su groupon, chi fa certificazioni energetiche a 39 euro, chi non garantisce una specchiata condotta morale, chi non svolge il proprio compito in maniera professionale ….., non potrà essere iscritto e avrà qualche difficoltà in più a trovare un cliente.

I cittadini dovranno sapere che, se si rivolgono a un architetto iscritto a un’Associazione di categoria, pagheranno qualcosa in più, ma saranno garantiti da un servizio professionale di qualità, più è seria e importante l’Associazione è più si avrà garanzia di qualità.

Coloro che si troveranno in una situazione di incompatibilità come i docenti universitari, non potranno iscriversi.

Ci saranno sicuramente Associazioni più esclusive e altre meno esclusive, ma bisognerà studiare un meccanismo che garantisca una presenza uniforme sul territorio nazionale e che impedisca sovraffollamenti di Associazioni in alcune grandi città.

Le Associazioni avranno una quota di iscrizione importante, minimo 500 euro, ma garantiranno servizi di qualità, inoltre dovranno raccogliere finanziamenti privati per incrementare il proprio budget.

I componenti dell’Associazione saranno eletti dagli iscritti, che dovranno essere fieri di essere iscritti all’Associazione che li rappresenta e parteciperanno attivamente alla vita dell’Associazione, non potranno fare più di due mandati di tre anni ciascuno e ci saranno dei meccanismi di controllo e trasparenza.

Le Associazioni dovranno eleggere ogni tre anni i componenti di un Organismo centrale fondamentale, di carattere privato ma con alcuni obblighi di carattere pubblico, che sostituirà di fatto il CNA e si occuperà di rappresentare e tutelare gli architetti, in particolare liberi professionisti, presso le Istituzioni governative, Parlamento, Governo, Ministeri.

Tale organismo dovrà sedersi al tavolo di concertazione in tutto ciò che riguarda la professione dell’architetto: leggi, normative, regolamenti su: architetti, architettura, urbanistica, formazione, competenze, territorio, restauro e tutto ciò che riguarda la nostra professione.

Dovrà avere inoltre un Centro Studi (sulla scia della CGIA di Mestre) che fornirà ai mass media i dati sulla nostra professione e sul mercato dell’edilizia e un importante ufficio stampa che dovrà lavorare molto per farsi ascoltare.

La proposta è soltanto una bozza, ora tocca a voi, fate le vostre considerazioni e mandateci i vostri contributi.

Nota dell’amministrazione – qui trovate gli altri contributi di

Gianluca Adami

Lucio Tellarini

Chiarimenti tra amate l’architettura e federarchitetti roma

16 Febbraio 2012

La sezione di Roma di Federarchitetti, nella persona del suo Presidente architetto Giancarlo Maussier e dell’architetto Stefania Baldi, e il Movimento Amate l’Architettura nella persona del suo Presidente architetto Antonio Marco Alcaro e degli architetti Moreno Capoparte, Eleonora Carrano e Giorgio Mirabelli, hanno ritenuto opportuno incontrarsi per chiarire alcuni aspetti sollevati dall’architetto Maussier nella lettera pubblicata sul sito di Federarchitetti Roma dopo l’Assemblea 150K ARCHITETTI, che si è svolta a Roma il giorno 8 febbraio 2012.

Nel corso dell’incontro , tenutosi il 15 febbraio 2012, i componenti delle due Associazioni hanno chiarito le reciproche incomprensioni ed hanno convenuto che non ci sono punti di contrapposizione tra le due strutture, che anzi, anche se con modalità diverse, perseguono obiettivi e finalità comuni, e che pertanto, in questo periodo di grosse difficoltà per i professionisti, si debbano mettere da parte le polemiche per raggiungere un obiettivo comune che è la tutela della dignità professionale dell’architetto.

Roma, 16 Febbraio  2012

Firmato

Architetto Giancarlo Maussier

Presidente della sezione di Roma di FEDERARCHITETTI

Architetto Antonio Marco Alcaro

Presidente del Movimento

AMATE L’ARCHITETTURA

150K ARCHITETTI fase 2

12 Febbraio 2012

Mercoledì 08 febbraio 2012 si è svolta a Roma l’Assemblea 150K ARCHITETTI, un nuovo modo di risvegliare le coscienze dei professionisti, in questo difficilissimo momento storico, per dare un segnale alle istituzioni e ai nostri rappresentanti negli Ordini, Consigli Nazionali e Sindacati, in cui ci riconosciamo sempre meno.

Si apre un dibattito aperto a tutti, si avvia un lavoro sfruttando le nuove tecnologie per definire proposte concrete da presentare agli organi competenti.

All’Assemblea hanno partecipato più di 150 persone, più altri collegati on line in streaming, sono intervenuti più di 30 colleghi giunti anche da milano, torino, brescia, arezzo, firenze, pescara, palermo e altri in collegamento via skype, tra cui consiglieri e presidenti di ordini professionali, rappresentanti di sindacati e istituzioni, e personalità del mondo della cultura e della politica, tra cui Umberto Croppi e Francesco Polcaro.

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Sono stati trattati i 5 temi previsti ( Riforma degli Ordini professionali – Incarichi pubblici – Università e formazione – inserimento dei giovani nel mondo del lavoro – Modelli di gestione del territorio), auspicando un rinnovamento e una rivalutazione della figura dell’architetto in Italia.

L’assemblea si propone di creare una piattaforma telematica, che sfruttando la tecnologia ThinkTag, per la condivisione di informazioni in rete, porterà avanti gli obiettivi emersi dalle discussioni, suddivisi per aree tematiche tra cinque gruppi di lavoro.

RIVEDI 150K ON LINE

L’8 febbraio è stato soltanto l’inizio di un processo che andrà avanti , “la Rete 150K” è un catalizzatore / aggregatore.

Catalizzatore perché è un “additivo” in dosi minime che, nelle nostre intenzioni, dovrebbe far partire una reazione.

Aggregatore perché è la sua funzione specifica: aggregare le forze innovatrici tra gli architetti, troppo frammentate tra loro.

Perché è esattamente questo di cui hanno bisogno, in questo momento, gli architetti italiani.

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Non è un sindacato né un’associazione. E’ uno strumento di connessione, di amplificazione, di facilitazione allo scambio di esperienze ed un laboratorio dove gruppi ed entità, con caratteristiche differenti, possono dialogare (in campo neutro perché gli architetti sono gelosi della primogenitura delle loro iniziative) e formulare proposte largamente condivise su temi urgenti, come, per esempio, le liberalizzazioni, gli Ordini professionali (dai primi spunti emersi dall’Assemblea) o su proposte di più ampio respiro, che orientino l’azione politica degli architetti negli anni a venire nei confronti delle istituzioni e della società.

Alcuni colleghi, prima e dopo l’Assemblea, hanno criticato “l’ottica grandangolare” che abbiamo cercato di dare all’Assemblea definendola generica. L’hanno anche definita ecumenica e perciò inconcludente.

Senza entrare nel merito dei risultati esigui finora ottenuti da chi ha voluto attenersi alle sole rivendicazioni di categoria, a costoro rispondiamo che è una idea da sindacalisti, senza con ciò volere sminuire il ruolo che hanno i sindacalisti, che ripetiamo, non è quello della rete.

Infatti, come si fa a combattere una battaglia, urgentissima, per i diritti, le competenze, la sopravvivenza della nostra categoria senza chiederci come si debba adeguare l’architetto per rispondere ai bisogni della società, quale sia l’idea di architettura, intesa in senso ampio, come gestione del territorio, che dovremmo proporre e difendere, anche con i denti?

Dobbiamo interrogarci su quali sono le competenze degli architetti, anche a fronte di una domanda altamente specializzata a cui si sono sono adeguate le facoltà di ingegneria ma non quelle di architettura.

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Inoltre una categoria che non si interroga sulle sue prospettive future, al di là dell’emergenza in cui sta vivendo come può sopravvivere?

Non può, perché di questa categoria viene a mancare il ruolo sociale, come sta avvenendo da molti anni per gli architetti.

Dall’Assemblea è emerso, drammaticamente, il tema della rappresentanza. Non abbiamo ancora cominciato a riordinare i contributi degli intervenuti, ma l’impressione è stata che circa la metà degli interventi ha messo l’accento sul problema gravissimo della mancanza di rappresentanza degli architetti presso le sedi politiche.

Se gli Ordini non sono preposti a questa funzione, se i sindacati finora sono stati ininfluenti perché erosi dal potere degli Ordini e perché divisi tra loro, è necessario allora che la base torni ad esprimersi, a coinvolgersi e  a legittimare chi sarà scelto per trattare con le istituzioni.

Ecco a cosa serve un aggregatore.

Ma un aggregatore , per esempio, serve anche a trovare la formula di una formazione universitaria che non leda le aspettative di chi si iscrive e al contempo risponda alle richieste del mercato e della società civile. Oppure serve a veicolare l’idea, tra i tecnici e la gente comune, che quello che rimane del nostro bel territorio, deve essere gestito con strumenti nuovi, perché quelli esistenti sono un invito all’abusivismo. Non vogliamo dilungarci sugli innumerevoli campi in cui gli architetti dovrebbero tornare a proporre dei modelli alla società.

Noi abbiamo cercato di dimostrare come si usa questo strumento che abbiamo creato e alcune persone, con nostra grande soddisfazione, ha colto questa nostra impostazione. Un collega ha scritto sulla nostra pagina Facebook: “ci sono stati momenti di autoreferenzialità da parte di qualcuno, ma mi piace sottolineare che fra questi non comparivano i contributi di Amate l’Architettura che ha tenuto un basso profilo facendosi ospite esemplare.”

Questo vuol dire, in sintesi, che terremo sempre distinta l’azione di Amate l’Architettura che è, a volte, anche dura e di parte, dall’uso della Rete 150K che per sua natura deve essere uno strumento neutro. All’interno di questo strumento, alla pari degli altri, Amate l’Architettura cercherà di promuovere le sue proposte, sperando che siano condivise e condivisibili.

Questo vuol dire anche che la Rete 150K sarà uno strumento che potrà essere gestito da chiunque voglia dedicarci tempo e risorse.

I prossimi passi

La nostra azione, come già accennato in precedenza, continuerà con queste modalità:

1)            estensione della rete: alcuni colleghi vogliono replicare eventi come quello che abbiamo organizzato in altre città d’Italia. Noi puntiamo a creare un effetto “virale” e a fare sì che tutti si possano appropriare della Rete 150K secondo le modalità che abbiamo impostato (connettività e neutralità). La rete 150K è open source ma segue regole definite.

2)            Creazione di gruppi di lavoro, su temi ben definiti, sia d’urgenza che di strategia a lungo termine per arrivare, in tempi stabiliti, a formulare proposte ben precise, largamente condivise. Questo vuol dire che se esistono gruppi di lavoro già esistenti, come è emerso dall’assemblea, questi saranno messi in rete (se lo vorranno), sostenuti e proiettati su una dimensione nazionale.

3)            Implementazione della piattaforma telematica già creata dove, con l’aiuto di tutti, potranno convergere documentazioni, riflessioni, proposte da tutti i componenti della rete. Questa documentazione sarà al tempo stesso un volano di idee e di conoscenza ma anche una patente di autorevolezza per le iniziative e gli studi che verranno promossi.

4)            Creazione di reti professionali operative, come proposto dal gruppo Amo l’Architettura, su temi o campi professionali o progetti definiti. Proposti dagli utenti stessi nell’intento di coinvolgere gli altri utenti interessati e competenti nel settore specifico per aiutare gli studi nella crescita professionale sfruttando la sinergia promossa dalla rete.

Mercoledì 8 febbraio 2012: si parte con 150K ARCHITETTI

Si parte con 150K ARCHITETTI !!!!!

Invitiamo tutti a partecipare, intervenendo all’Assemblea o inviando il proprio contributo via mail a info@amatelarchitettura.com

C O M U N I C A T O    S T A M P A


Il Movimento “Amate l’Architettura” promuove l’Assemblea aperta

150K ARCHITETTI

Mercoledì 8 febbraio 2012  alle ore 17.00

Sala Convegni della Città dell’Altra Economia

Largo Dino Frisullo, Campo Boario (ex Mattatoio) – Roma

Per il recupero della dignità della professione dell’architetto, per l’accesso e la tutela dei giovani nel mondo della professione, per incarichi pubblici all’insegna della trasparenza, per una Legge sull’Architettura, per una Cassa previdenziale equa.

Il Movimento invita alla  mobilitazione: Professionisti, Associazioni, Enti e Istituzioni, per invertire una tendenza in atto che vede il declino dell’architetto e di tanti altri liberi professionisti che, nel processo di trasformazione del territorio, sono indispensabili per una maggiore qualità dell’architettura nel nostro paese.

L’Assemblea sarà il punto di partenza per altre iniziative che dovranno rispondere con forza alla totale assenza della politica che ha portato alla deriva e ha emarginato la figura dell’architetto, relegandolo al ruolo di mero strumento operativo dei propri interessi e della speculazione.

L’Assemblea punterà ad obiettivi definiti, chiari, e raggiungibili quali:

  • presentare proposte concrete e di riforma su: Liberalizzazioni, Ordini professionali, Legge per l’Architettura, Codice dei contratti, Formazione universitaria, Competenze professionali, Procedure dei concorsi;
  • creare una rete di Professionisti e Associazioni che, nel manifestare il proprio   disagio, possa disporre di un ampio e determinato potere contrattuale in grado di incidere sulle scelte dei nostri  organi di rappresentanza e del mondo politico.

Questo incontro vuole essere un deciso tentativo di riportare all’ordine del giorno il dibattito sulla crisi della nostra Professione e sull’Architettura, per affrontare, in questo momento storico, il cambiamento in atto nel mondo del lavoro e per rispondere alla domanda di rinnovamento che investe l’intera società Italiana.

Parteciperanno i rappresentanti di: Ordini professionali, Consigli Nazionali, Università, Sindacati, Associazioni di categoria e singoli Professionisti.

scarica il comunicato stampa

MANIFESTO 150K ARCHITETTI

Per porre l’attenzione sull’insostenibile condizione professionale degli architetti in Italia, e promuovere una mobilitazione allargata a tutti i professionisti convinti del bisogno di una maggiore qualità architettonica nel processo di trasformazione del territorio

il Movimento “Amate l’Architettura” ha formulato

10 Domande per “CAMBIARE”

1) PERCHE’ solo in Italia è diventato impossibile esercitare dignitosamente la professione dell’architetto e dell’Ingegnere nel rispetto di quanto stabilito dagli artt. 4 e 36 della nostra Costituzione? (Art. 4 – La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Art. 36 -. Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.).

2) PERCHE’ solo in Italia si è raggiunto il numero incredibile di circa 150.000 architetti, pari a quasi un terzo di tutti gli architetti europei?

3) PERCHE’ solo in Italia ci sono figure professionali che, nonostante l’esistenza di leggi e sentenze che definiscono le loro competenze, continuano a svolgere impunemente attività riservate solo all’architetto e all’ingegnere?

4) PERCHE’ si permette ai Professori universitari a tempo pieno e addirittura ad interi Dipartimenti delle Università italiane di esercitare anche la libera professione, contravvenendo alle leggi vigenti?

5) PERCHE’ si è voluta creare ed immettere su un mercato del lavoro già saturo e caotico, la figura del Laureato Junior senza definirne precise competenze e professionalità?

6) PERCHE’ si accetta che neolaureati e giovani professionisti “a Partita IVA” lavorino negli studi professionali in condizione di dipendenza senza alcuna tutela?

7) PERCHE’ la nostra cassa previdenziale (Inarcassa) non trova un modo per sostenere quei tanti professionisti che, senza reddito per mancanza di lavoro, sono comunque obbligati a versare un pesante contributo pensionistico?

8) PERCHE’ solo in Italia il pagamento delle parcelle professionali non viene tutelato legandolo direttamente ai tempi reali del processo progettuale e della realizzazione delle opere?

9) PERCHE’ solo in Italia gli incarichi, soprattutto per le opere pubbliche, sono assegnati al massimo ribasso, ledendo la dignità professionale e contribuendo a ridurre la qualità del Progetto, dell’ Architettura e dei Servizi affidati?

10) PERCHE’ gli Ordini professionali, il CNA, il CNI e i Sindacati, oltre alle inutili esternazioni di facciata a mezzo stampa, nulla di concreto hanno mai conseguito in termini di tutela della dignità, della professionalità e del diritto al lavoro dei loro iscritti e quindi oggi qual è il loro ruolo e la loro funzione?

scarica il manifesto

S C H E D A   I N F O R M A T I V A

150K ARCHITETTI

Il Movimento invita alla mobilitazione Professionisti, Associazioni, Enti e Istituzioni, per invertire una tendenza in atto che vede il declino dell’architetto e di tanti altri liberi professionisti che, nel processo di trasformazione del territorio, sono indispensabili per una maggiore qualità dell’architettura nel nostro paese.

OBIETTIVI

– Presentare proposte concrete e di riforma su Liberalizzazioni, Ordini professionali, Legge per l’Architettura, Codice dei contratti, Formazione universitaria, Competenze professionali, Procedure dei concorsi;

– Creare una rete di Professionisti ed Associazioni che nel manifestare il proprio disagio possa disporre di un ampio e determinato potere contrattuale per incidere sulle scelte dei nostri organi di rappresentanza e del mondo politico;

DESCRIZIONE DELL’INIZIATIVA

L’iniziativa si incentra su tre distinte azioni organizzate in due fasi:

FASE RICOGNITIVA

1) Creazione di una piattaforma telematica nella quale si possano raccogliere idee, suggerimenti, domande, denunce sull’attuale situazione dell’architettura e degli architetti in Italia.

2) Organizzazione di una Assemblea aperta a tutti coloro che hanno a cuore il problema, per Mercoledì 8 febbraio 2012

FASE PROPOSITIVA

3) Dare vita, di seguito all’Assemblea, a gruppi di lavoro con riflessioni e proposte sui temi emersi nella fase ricognitiva.

La piattaforma telematica utilizzerà la tecnologia ThinkTag e sarà aperta a tutti. Per accedere sarà necessario creare un account. La piattaforma è concepita come un luogo di incontro e di discussione tra tutti coloro che vogliono sostenere la rete 150K architetti.

Su di essa saranno ospitati:

– tutti gli interventi di coloro che vorranno parlare all’Assemblea;

– tutte le domande e le questioni poste dai partecipanti all’iniziativa;

– i gruppi di lavoro che, per questioni organizzative, saranno divisi (per ora) tra le seguenti 5 aree tematiche:

A). Riforma degli Ordini professionali:

Ragionare, nell’ambito delle liberalizzazioni annunciate, su proposte relative al mantenimento o all’abolizione dell’Ordine degli architetti, focalizzando le attuali inefficienze.

B). Incarichi professionali nelle opere pubbliche:

Analisi del sistema concorsuale, del sistema degli appalti dei servizi e delle opere pubbliche, che oggi non privilegiano la qualità dell’architettura;

Proposta di legge sull’architettura partendo da quella presentata dal Sole 24Ore – Progetti e Concorsi.

C). Sistema di formazione degli architetti:

Analisi per l’adeguamento del sapere e per la formazione dei giovani alle richieste del mercato e della professione e definizione delle competenze tra i tecnici italiani.

D. Tutela dei neolaureati e dei giovani architetti:

Dall’ingresso al lavoro al praticantato per soffermarsi, soprattutto, sulla mancanza di tutele per i giovani dipendenti.

E. Nuove modalità nella gestione del territorio:

Tema apparentemente slegato rispetto a quello della professione, ma nella realtà la pianificazione urbanistica e l’architettura sono oggi categorie marginali, se non assenti, nelle dinamiche di trasformazione del territorio, con le conseguenze che tutti possiamo vedere, e di cui purtroppo pochi si rendono conto;

Potranno, naturalmente, essere aggiunte nuove aree tematiche di discussione, non comprese nelle 5 tematiche espresse.

RETE 150K ARCHITETTI

FINALITA’ DELL’INIZIATIVA E MODALITA’ OPERATIVE

L’Assemblea aperta, prevista nella Sala Convegni della Città dell’Altra Economia a Testaccio a Roma, Campo Boario, mercoledì 8 febbraio 2012 alle ore 17.00, avrà una durata di circa 3 ore e verrà organizzata con un criterio “orizzontale”.

Qualsiasi persona potrà iscriversi a parlare avendo a disposizione il medesimo tempo di intervento, che sarà calibrato in funzione del numero delle prenotazioni. In tutti i casi dovranno essere necessariamente interventi concisi e compresi nell’ambito dei 5/10 minuti. Gli interventi potranno essere su qualsiasi argomento e saranno inseriti nell’ambito dell’area tematica più attinente.

Sarà richiesto di inviare gli interventi ai moderatori del sito web in modo che possano essere inseriti in una sezione consultabile da tutti. Non sarà operata alcun tipo di censura sugli interventi e saranno molto graditi anche interventi di orientamento differente che possano dar modo di sviluppare un dibattito sull’argomento.

Qualora, per ragioni logistiche, qualcuno dovesse essere impossibilitato a presenziare fisicamente all’Assemblea aperta, potrà inviare un video di durata non superiore al consentito o, nel caso più restrittivo, un documento scritto che sarà letto durante i lavori dell’Assemblea o semplicemente sarà inserito nel sito web. I documenti pervenuti e gli interventi effettuati saranno riuniti in un primo dossier che sarà fornito sia a tutti i mezzi di comunicazione che alle Istituzioni.

L’Assemblea sancirà la nascita di gruppi di lavoro, di carattere volontario, che lavoreranno prioritariamente su pagine predisposte sul web, sulle aree tematiche individuate ed eventualmente su altre sollecitate dagli intervenuti che, in un tempo definito dovranno analizzare i temi individuati e, preferibilmente, produrre proposte condivise.

Al termine dei lavori saranno valutate tutte le opportunità di pubblicazione del materiale e di circolazione nelle sedi già citate.

Per qualsiasi informazione scrivere a: info@amatelarchitettura.com