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Per fare buona architettura ci vuole una committenza forte?

13 Febbraio 2020

Su A+U è stata rilanciata una vecchia conversazione tra I.M. Pei e Fumihiko Maki a proposito di una delle icone dell’architettura moderna e contemporanea, la celebre Pyramid del Louvre che nel 2019 ha compiuto 30 anni di vita.

A distanza di tempo l’intervento è considerato uno dei più riusciti sia dal punto di vista degli addetti ai lavori  e sia dal punto di vista del grande pubblico.

Dalla conversazione emergono però (ed è interessante rileggere ora i particolari di quella vicenda) le enormi difficoltà che incontrò Pei durante la presentazione del progetto agli enti istituzionali e alle accademie.

È illuminante notare l’importanza che ha avuto la committenza nel sostenere il progetto; l’allora presidente Mitterand voleva lasciare il suo segno alla Francia (in questo c’è da dire che la storia politica francese è sempre stata un modello per le opere di architettura) e questo ha consentito al progettista di lavorare con le spalle sempre coperte avendo la tranquillità di un interlocutore forte e deciso.

Una lezione importante che dovremmo ricordare per capire come nascono i grandi progetti di Architettura, non basta infatti un bravo progettista, ma occorrono anche Committenti illuminati che abbiano una visione forte e chiara dei loro obbiettivi, altrettanta forza nel perseguirli, e soprattutto coraggio nell’assumersene la paternità. Tutto il contrario di quanto avviene oggi dove i progettisti sono utilizzati spesso e volentieri come parafulmini, comodi capri espiatori su cui riversare ogni critica scomoda, teste d’ariete da sacrificare non appena il vento del consenso o il complesso delle difficoltà realizzative dovesse farsi troppo impervio.

 

Viene facile fare il confronto su come è stata gestita la scelta del progetto di ricostruzione del Ponte di Morandi; una vergognosa serie di non scelte, dove a farla da padrone è stato un progettista, non incaricato, che con l’atto di regalare il progetto ha tuttavia influenzato pesantemente tutte le scelte successive, deresponsabilizzando la politica alla quale non è parso vero di poter delegare l’onere di una scelta che invece avrebbe dovuto essere prerogativa di chi amministra il territorio e le città.

Pensiamo anche all’altra riprovevole vicenda del concorso per la sistemazione del Palazzo dei Diamanti a Ferrara, dove è bastato il clamore mediatico di Sgarbi, forte solo della sua fama televisiva, schierato contro il progetto ormai già aggiudicato tramite un regolare concorso, per convincere i Ministero a smentire se stesso e ad annullare l’aggiudicazione.

Il ponte Morandi  e l’Ampliamento di Ferrara sono solo alcuni tra i tanti casi che si verificano, sistematicamente in Italia e nel mondo a ricordarci come l’Architettura e le sue manifestazioni, ancora oggi sia una delle più importanti espressioni della società che le realizza (o non realizza).

“Pei: You’re right. I’m an optimist. You have to, to enter into a project like the Louvre. In the beginning, I tell you I was so certain that I would fail because I presented my scheme to a group of people called the Commission superieure des monuments historiques, which was the highest body of intellectual leadership in France. They were cruel. They were the cruelest bunch of people, and they used the French language in such a way like a sword. Fortunately, I didn’t understand too much of what they said.

Maki: Had you understood it fully you would be exasperated.

Pei: I was tongue-lashed by them at a meeting. They never looked at my model, they didn’t. They saw the model the day before. Unfair. But they claimed that they had not seen it. The whole idea was wrong, wrong. If I was not an optimist I would have given up. I have to give credit to another man, Emile Biasini, appointed by Mitterand to pursue the project. Biasini should be remembered. He defended me as tenaciously as Mitterand would have, but Mitterand couldn’t go into the open to defend me you know because was the president of France, but Biasini’s voice was his voice. After that problem at the monuments historiques, everybody on my team was all depressed. Oh it was so sad. We worked so hard, then somebody rejected our results for no good reason. We all looked like a defeated bunch. Biasini said, “We haven’t started the battle yet.” He invited us all to seaside resort called Arcachon in the south of France. Near the coast, in the midst of winter, bitter, bitter cold wind was blowing in from the Atlantic. There we were together with all of the actors on the scene. Most important were the seven curators.”

 

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Credits:

  • testo di Giulio Pascali
  • la foto del cantiere della Pyramid è tratta da www.parigimaipiusenza.com
  • la foto di R.Piano che presenta il suo regalo il presidente della Regione Toti è tratta da www.lavoripubblici.it

I concorsi di Architettura nel paese di Pulcinella


Lo studio
Labics vince un concorso di progettazione per l’ampliamento del Palazzo dei Diamanti a Ferrara e un gruppo di contestatori, capitanato da #ItaliaNostra e #Sgarbi, vuole impedire lo “scempio”.
Così vanno i concorsi di Architettura in Italia, il paese di Pulcinella.
Alcune riflessioni: se è errato pensare ad una addizione non si arriva a concepire un concorso. Se è stato indetto un concorso ci sarà qualcuno che ha fatto uno studio, avrà interpellato le istituzioni competenti (la Sovrintendenza, per esempio) e poi avrà indetto il concorso, trovando le risorse economiche e stanziandole.
Superata questa fase preliminare, nella quale sono state analizzate tutte queste criticità, si fa un concorso serio e si fa realizzare il progetto al vincitore (che detto fra parentesi non è proprio uno studio di gente incompetente).
Bloccare l’esito di un concorso dopo che ne è stato selezionato il progetto vincitore si chiama danno erariale.
Tutto il canaio a valle di questa operazione è, perciò, ricerca di visibilità politica ed elettorale ed un danno per la collettività.
 
Post scriptum:

All’estero le addizioni ad edifici storici sono operazioni che si fanno normalmente da decenni. Questi ampliamenti vengono chiamati anche “architettura parassita” e non è un insulto.

 

Il vero problema è la chiesa di Foligno di Fuksas ?

Vorrei chiedere a questi critici illuminati se hanno mai girato per il nostro paese e pensano realmente che il problema dell’Italia sia l’ultimo progetto di Fuksas, sono diventati tutti improvvisamente esperti di liturgia cattolica, stanno li a pontificare su forma, dimensione, materiali e quant’altro, ma le nostre periferie le hanno mai viste ?

Studio Fuksas - Chiesa San Giacomo - Foligno

Vedi il set di immagini su Flickr

Ogni giorno vengono approvati in Italia, dagli uffici competenti,  progetti firmati da geometri, (nella maggior parte dei casi contravvenendo alla legge), da ingegneri di ogni settore, (che normalmente non hanno alcuna preparazione per poter progettare), da periti edili, da agronomi e da architetti assoggettati all’impresa edile o al partito politico di turno che invadono il nostro paese di immondizia edile senza che ci sia dietro alcun progetto e di conseguenza senza architettura.

Ma allora il nostro problema è davvero quel 1% 0 2% di architettura che viene realizzata in Italia, come la chiesa di Fuksas ?

Proporrei in futuro di far progettare a Sgarbi, Salingaros o La Cecla così vivremo in un paese più bello e soprattutto più contemporaneo.