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Rigenerare Corviale versus Demolire Robin Hood Gardens. Roma e Londra: Due casi studio a confronto

25 Aprile 2016

Roma e Londra rivisitano le utopie del Moderno e affrontano lo stesso dilemma: come sanare le ferite urbane di due architetture che hanno fallito la loro missione sociale. Due condomini degli anni ’70, due progetti firmati da colti architetti, due architetture che trasformano la missione sociale del Movimento Moderno in ideologia del sociale.

Due opere di circa 40 anni fa, criticate e apprezzate, simboli delle conquiste del welfare del dopo guerra. Progettate sul modello dell’Unità di Abitazione di Le Corbusier, Padre del Moderno. Modello applicato a molti interventi delle periferie italiane del boom edilizio dagli anni ’60, tra i molti il quartiere Zen di Palermo.

Corviale (Roma)_Mario Fiorentino e altri.

Un problema, due soluzioni.

ROMA, 1972. L’IACP (oggi ATER) affida al Team guidato da Mario Fiorentino il progetto del complesso del Corviale che si costruirà nella periferia sud-ovest della Capitale, nei pressi di via Portuense.

LONDRA, 1972. L’allora GLC (Greater London Council) affida ad Alison and Peter Smithson il progetto di Robin Hood Gardens, in un quartiere dell’est di Londra, poco lontano da Canary Wharf.

ROMA, 2015. L’ATER lancia un Concorso e stanzia 7,2 milioni di euro per una prima fase di lavori per rigenerare Corviale.

LONDRA 2015. Al capolavoro brutalista degli Smithson non viene concesso il vincolo storico-monumentale, nonostante la richiesta della Twentieth Century Society. L’intero complesso è in attesa di essere demolito e sostituito da un nuovo masterplan che prevede 200 nuovi alloggi entro il 2020.

Robin Hood Gardens_designed by the Smithson

Vorrei sollecitare due riflessioni e un interrogativo sui modelli abitativi contemporanei.

La prima riguarda la flessibilità degli strumenti procedurali e attuativi con cui due Nazioni della Comunità Europea, come l’Italia e l’Inghilterra, affrontano il tema della rigenerazione urbana ed in particolare delle periferie. Demolire, creare alloggi volano (come avviene comunemente anche in Olanda) e ricostruire condomini dignitosi, sostenibili e in sintonia con le nuove performance di risparmio energetico è possibile nel nostro Paese oggi?

La seconda riguarda la salvaguardia degli edifici storici. Nonostante Robin Hood Gardens sia un’opera di due Maestri come Peter e Alison Smithson, il Governo ha ritenuto, -senza niente togliere al valore del miglior Brutalismo anglosassone-, che non si dovesse applicare il vincolo storico monumentale. In Italia, siamo afflitti da falsi capolavori intoccabili, li potremo mai rivalutare e forse demolire?

Unité_d'Habitation_Designed by Le Corbusier

Ed infine un interrogativo: esiste un interesse concreto verso il rinnovamento tipologico del social housing del futuro? Se a Londra le ‘streets in the sky’ di Robin Hood Gardens sono state considerate un disastro sociale, perché Interlace, la mega struttura residenziale di Ole Scheeren e OMA a Singapore ha ricevuto la nomina di “World Building of the Year 2015” al World Architecture Festival?

The Interlace, Condominium_Designed by Ole Scheeren / OMA

Autore: Cristina Donati
Foto: internet
Editing: Giulio Paolo Calcaprina

L’architettura contemporanea può coesistere con quella storica

5 Febbraio 2009

Articolo tratto da: Architettura Catania (blog dell’Associazione Culturale Spazi Contemporanei).

Un tempo l’Italia è stata la patria dell’architettura. Un tempo gli architetti italiani erano tra i più famosi e ricercati al mondo. Oggi, grazie agli architetti del passato, l’Italia possiede da sola gran parte del patrimonio architettonico mondiale. Le grandi architetture del passato, che oggi sono universalmente riconosciute come beni di interesse culturale, sono state create perchè veniva data grande rilevanza all’Architettura come disciplina e agli architetti veniva richiesto un costante impegno per realizzare opere all’avanguardia secondo le tecniche e gli stilemi dell’epoca.

Ma nella società italiana del presente, che ruolo ha l’Architettura?
Altre nazioni europee hanno da tempo surclassato l’Italia nella diffusione della cultura architettonica contemporanea.
Quali e quante sono le opere di achitettura contemporanea italiana che passeranno alla storia così come hanno fatto altre grandi architetture del passato?

Questo gruppo vuole contribuire al diffuso dibattito sul rapporto tra l’architettura moderna e quella tradizionale per fornire un preciso punto di vista: tutta l’architettura di qualità del passato è stata, a suo tempo, modernissima; pertanto oggi bisogna insistere nel trovare un dialogo tra le nuove costruzioni, progettate secondo criteri contemporanei, ed il territorio, ricco di edifici di grande valore storico.
Copiare le architetture del passato è la più grande offesa che possiamo fare alla memoria degli architetti che le hanno progettate in un epoca diversa, con materiali diversi, con esigenze diverse.

Ogni edificio (piccolo o grande), ogni opera (pubblica o privata), ogni nuovo intervento sul territorio (più o meno storicizzato) è un’occasione per fare architettura ed attribuire un valore aggiunto all’ambiente.

L’Italia può e deve tornare ad essere la culla dell’architettura e non soltanto occuparsi di salvaguardia.

Invito tutti i partecipanti a questo gruppo di discussione a pubblicare immagini di architetture contemporanee inserite in contesti storici.