Dopo decenni di concorsi di idee, migliaia di esami all’Università che avevano come tema la progettazione dell’area, la giunta Alemanno ci riporta alla realtà, il buco si ricostruisce, ma non progettando un nuovo edificio, come per anni ci hanno fatto studiare all’Università, ma ricostruendo ciò che c’era prima.
Se è così perché non si chiudono le Facoltà di Architettura ? gli Architetti non servono più a nessuno.
Pensando al progetto di Maurizio Sacripanti per il Museo di via Giulia e pensando alla ricostruzione di Paolo Marconi, mi viene la pelle d’oca.

p.s. qualcuno mi sa dire cosa fa e a cosa serve questa commissione Marzano ?
Riporto un’articolo di Lilli Garrone sul Corriere della Sera del 15 maggio:
Dal passato. Via Giulia cambia faccia, ecco il progetto. Il «buco» aperto dal ’39 con la demolizione. Ora il disegno di Paolo Marconi per la commissione Marzano. Rinascono palazzo Ruggia e palazzo Lais, ospiteranno un’università. Il progetto è il n° 9 della Commissione Marzano. L’architetto Marconi: occasione unica. Erasmus coprirà il «buco» di via Giulia. Ateneo destinato agli stranieri e alloggi per studenti: si riqualifica l’area.
Via Giulia cambia faccia. Il progetto presentato al Campidoglio dalla commissione Marzano parla di «recupero della bellezza antica». È l’unico di urbanistica, ed è stato redatto dal professor Paolo Marconi dell’università Roma Tre, prevede il loro utilizzo come «Università internazionale» con alloggi per professori e studenti. È un progetto di cui si parla da anni: la chiusura del «buco» metà di via Giulia, di fronte piazza della Moretta, con la ricostruzione dei due edifici, palazzo Ruggia e palazzo Lais, che furono demoliti nel 1939. Furono abbattuti per realizzare una passeggiata verso il Gianicolo: è rimasto solo un vuoto, utilizzato dall’Ama come deposito.
Il progetto si chiama «Via Giulia: il recupero della bellezza antica», ed è contrassegnato dal numero «9». È l’unico di urbanistica, riguarda il centro antico della capitale, ed è stato proposto ufficialmente dalla commissione presieduta da Antonio Marzano al sindaco Gianni Alemanno in Campidoglio.
È un progetto di cui si parla da anni: la chiusura del «buco » architettonico a metà di via Giulia, di fronte piazza della Moretta, con la ricostruzione dei due edifici, palazzo Ruggia e palazzo Lais, che furono demoliti nel 1939. Allora, quando furono abbattuti, lo scopo era quello di fare una sorta di contraltare alla passeggiata del Pincio verso il Gianicolo, partendo da piazza Mazzini; nella realtà è rimasto solo un vuoto, che oggi viene utilizzato dall’Ama come deposito dei propri mezzi.
La proposta per la loro ricostruzione adesso è completa: dovranno diventare una «Università internazionale» con annessi alloggi per docenti e studenti (per circa 150 posti), anche per coloro che arrivano a Roma per fare il loro «Erasmus », lo scambio di studenti fra le varie università europee. E per questo potrebbero beneficiare di fondi europei, oltre ad essere realizzati in project financing: la ricostruzione prevede alloggi per i giovani e la realizzazione di book shop, di punti internet al servizio dell’università, ma anche di laboratori d’artigianato d’arte. In un luogo che si viene a trovare a meno di 200 metri dalla fermata della linea C alla Chiesa Nuova.
A firmare il progetto è il professor Paolo Marconi, membro della Commissione marzano e titolare di Restauro monumentale all’Università di architettura di Roma Tre, che da 15 anni studia nei minimi dettagli questa ricostruzione: «Non possiamo perdere questa occasione storica - afferma - per restituire alla sua bellezza e unità un complesso edilizio e paesistico così significativo per Roma e per l’Italia, rappresentato non a caso dai pittori vedutisti a cominciare dal Seicento. Oggi aggiunge - abbiamo le capacità progettuali e imprenditoriali necessarie per ricostruire questi palazzi e tutta la Ripa sinistra, sulla base delle ricerche archivistiche, nonché delle fondamenta e dei resti archeologici presenti».
Il progetto redatto da Paolo Marconi prevede, infatti, oltre al riutilizzo delle fondamenta già esistenti, anche la ricostruzione in pietre, mattoni e legno per i solai: «quindi - spiega - in materiale assolutamente ecosostenibile». «ma la cosa più importante - aggiunge - è che via Giulia torna ad essere ‘intera’, la strada romana che era ancor prima delle altre che sono venute dopo come via del Corso».
«È un programma che deve assolutamente andare avanti afferma il presidente della commissione Cultura del Campidoglio Federico Mollicone. Crediamo che la sostituzione edilizia di quadranti di pregio come quello di via Giulia è la risposta giusta per riqualificare la città consolidata. E verificheremo come rendere fattibile l’opera al di là del contesto della commissiona Marzano, convolgendo il delegato al centro storico Dino Gasperini».
«Abbiamo cercato di sviluppare questo tema durante l’anno di festeggiamenti per i 500 anni di via Giulia appena terminati - dice Marco Ravaglioli, presidente del ‘Comitato via Giulia 500′ che ha promosso le celebrazioni - Si tratta di un tema centrale dal punto di vista della salvaguardia e della valorizzazione del centro storico. Il ‘buco’, ma sarebbe meglio dire lo ’sfregio’, lungo via Giulia è una bruttura che va sanata e che una città come Roma non si può permettere». E ricordando proprio i laboratori d’arte previsti dal progetto (per i tempi: l’esecutivo sarebbe pronto entro 18 mesi dal bando di concorso) Marco Ravaglioli aggiunge: «Ci potrebbe trovare posto anche il liutaio di piazza de’ Ricci, Claude Lebet, noto in tutto il mondo, che sta disperatamente cercando uno spazio in centro…».

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