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Stadio del tennis di Roma, il nulla che avanza

13 maggio 2010

Di fronte alla realizzazione del nuovo Stadio del tennis al Foro Italico, completato con grande orgoglio dal Coni ma totalmente privo della minima valenza progettuale e architettonica, lascia esterrefatti il totale silenzio da parte di tutti i protettori del patrimonio artistico e culturale, dei beni ambientali e paesaggistici, della bellezza in genere e del Foro Italico in particolare.

Il nulla che avanza evidentemente rassicura e tranquillizza.

Chissà come sarebbe andata se avessero realizzato il progetto previsto.

centrale

Per approfondimenti

Dopo 70 anni si chiude il buco di via Giulia, ma come ?

Dopo decenni di concorsi di idee, migliaia di esami all’Università che avevano come tema la progettazione dell’area, la giunta Alemanno ci riporta alla realtà, il buco si ricostruisce, ma non progettando un nuovo edificio, come per anni ci hanno fatto studiare  all’Università, ma ricostruendo ciò che c’era prima.

Se è così perché non si chiudono le Facoltà di Architettura ? gli Architetti non servono più a nessuno.

Pensando al progetto di Maurizio Sacripanti per il Museo di via Giulia e pensando alla ricostruzione di Paolo Marconi, mi viene la pelle d’oca.

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p.s. qualcuno mi sa dire cosa fa e a cosa serve questa commissione Marzano ?

Riporto un’articolo di Lilli Garrone sul Corriere della Sera del 15 maggio:

Dal passato. Via Giulia cambia faccia, ecco il progetto. Il «buco» aperto dal ’39 con la demolizione. Ora il disegno di Paolo Marconi per la commissione Marzano. Rinascono palazzo Ruggia e palazzo Lais, ospiteranno un’università.  Il progetto è il n° 9 della Commissione Marzano. L’architetto Marconi: occasione unica. Erasmus coprirà il «buco» di via Giulia. Ateneo destinato agli stranieri e alloggi per studenti: si riqualifica l’area.

Via Giulia cambia faccia. Il progetto presentato al Campi­doglio dalla commissione Marzano parla di «recupero della bellezza antica». È l’unico di ur­banistica, ed è stato redatto dal professor Paolo Marconi del­l’università Roma Tre, prevede il loro utilizzo come «Universi­tà internazionale» con alloggi per professori e studenti. È un progetto di cui si parla da anni: la chiusura del «buco» metà di via Giulia, di fronte piazza del­la Moretta, con la ricostruzione dei due edifici, palazzo Ruggia e palazzo Lais, che furono de­moliti nel 1939. Furono abbat­tuti per realizzare una passeg­giata verso il Gianicolo: è rima­sto solo un vuoto, utilizzato dall’Ama come deposito.

Il progetto si chiama «Via Giulia: il recupero della bellezza antica», ed è contrassegnato dal numero «9». È l’unico di ur­banistica, riguarda il centro an­tico della capitale, ed è stato proposto ufficialmente dalla commissione presieduta da An­tonio Marzano al sindaco Gian­ni Alemanno in Campidoglio.

È un progetto di cui si parla da anni: la chiusura del «bu­co » architettonico a metà di via Giulia, di fronte piazza del­la Moretta, con la ricostruzio­ne dei due edifici, palazzo Rug­gia e palazzo Lais, che furono demoliti nel 1939. Allora, quan­do furono abbattuti, lo scopo era quello di fare una sorta di contraltare alla passeggiata del Pincio verso il Gianicolo, par­tendo da piazza Mazzini; nella realtà è rimasto solo un vuoto, che oggi viene utilizzato dal­l’Ama come deposito dei pro­pri mezzi.

La proposta per la loro ricostruzione adesso è completa: dovranno diventare una «Università internazionale» con an­nessi alloggi per docenti e stu­denti (per circa 150 posti), an­che per coloro che arrivano a Roma per fare il loro «Era­smus », lo scambio di studenti fra le varie università europee. E per questo potrebbero benefi­ciare di fondi europei, oltre ad essere realizzati in project fi­nancing: la ricostruzione preve­de alloggi per i giovani e la rea­lizzazione di book shop, di punti internet al servizio dell’università, ma anche di labora­tori d’artigianato d’arte. In un luogo che si viene a trovare a meno di 200 metri dalla ferma­ta della linea C alla Chiesa Nuo­va.

A firmare il progetto è il professor Paolo Marconi, membro della Commissione marzano e titolare di Restauro monumen­tale all’Università di architettu­ra di Roma Tre, che da 15 anni studia nei minimi dettagli que­sta ricostruzione: «Non possia­mo perdere questa occasione storica - afferma - per restitui­re alla sua bellezza e unità un complesso edilizio e paesistico così significativo per Roma e per l’Italia, rappresentato non a caso dai pittori vedutisti a co­minciare dal Seicento. Oggi ­aggiunge - abbiamo le capaci­tà progettuali e imprenditoria­li necessarie per ricostruire questi palazzi e tutta la Ripa sinistra, sulla base delle ricerche archivistiche, nonché delle fon­damenta e dei resti archeologi­ci presenti».

Il progetto redatto da Paolo Marconi prevede, infatti, oltre al riutilizzo delle fondamenta già esistenti, anche la ricostru­zione in pietre, mattoni e le­gno per i solai: «quindi - spiega - in materiale assolutamen­te ecosostenibile». «ma la cosa più importante - aggiunge - è che via Giulia torna ad essere ‘intera’, la strada romana che era ancor prima delle altre che sono venute dopo come via del Corso».

«È un programma che deve assolutamente andare avanti ­afferma il presidente della commissione Cultura del Campidoglio Federico Mollicone. ­Crediamo che la sostituzione edilizia di quadranti di pregio come quello di via Giulia è la risposta giusta per riqualifica­re la città consolidata. E verifi­cheremo come rendere fattibi­le l’opera al di là del contesto della commissiona Marzano, convolgendo il delegato al cen­tro storico Dino Gasperini».

«Abbiamo cercato di sviluppare questo tema durante l’anno di festeggiamenti per i 500 anni di via Giulia appena terminati - dice Marco Ravaglioli, presidente del ‘Comitato via Giulia 500′ che ha promosso le celebrazioni - Si tratta di un te­ma centrale dal punto di vista della salvaguardia e della valo­rizzazione del centro storico. Il ‘buco’, ma sarebbe meglio di­re lo ’sfregio’, lungo via Giulia è una bruttura che va sanata e che una città come Roma non si può permettere». E ricordan­do proprio i laboratori d’arte previsti dal progetto (per i tem­pi: l’esecutivo sarebbe pronto entro 18 mesi dal bando di con­corso) Marco Ravaglioli ag­giunge: «Ci potrebbe trovare posto anche il liutaio di piazza de’ Ricci, Claude Lebet, noto in tutto il mondo, che sta dispera­tamente cercando uno spazio in centro…».

Mondiali di nuoto, un’altra occasione persa per fare Architettura

12 maggio 2009

Proprio non riusciamo a stare lontani dai guai.

 

Proprio non riusciamo a cogliere le occasioni.

Ci si chiede poi perché in Italia le cose non funzionano?

Ci si chiede perché alla fine invece che guardare alle proposte, alle idee propositive, alla voglia di cambiare, alla fine finisci sempre per puntare il dito sulle cose che non vanno.

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 Vogliamo parlare dei mondiali di nuoto?

Così era all’inizio

www.losportitaliano.it

Grandi nomi, grandi aspettative.

 

C’era tutto per pensare ad un successo a tutto campo.

C’era il grande evento internazionale.

C’era la valorizzazione di un’area tra le più dismesse di Roma, tra le più bisognose di infrastrutture.

C’era l’architetto di grido, e diciamocelo, sicuramente uno dei più affascinanti ed espressivi…..

 

Parole di Calatrava:

“Si può costruire anche nella Roma millenaria” 

(…)

Domanda - Architetto, quando una città cerca un risanamento delle sue parti più degradate, deve puntare su grandi interventi di architettura o su un piano urbanistico? 

«Deve usare l’architettura per creare edifici generatori di città, per aggiungere nuovi nodi urbani. E così si passa all’urbanistica».

www.architettiroma.it

Non vi dico la goduria…… Masturbazioni cerebrali per l’architettoraneo che è in me!!!!

Ma a masturbarsi si diventa ciechi!

Dicevano le mamme una volta…..

Forse non a torto.

E qualcosa andava storto si da subito, visto che enti e assessori e autorità si affannavano a garantire: “Lo stadio si farà!!!!”

www.urbanistica.comune.roma.it

Visto che si doveva ricorrere ad un Commissario Straordinario.

Chissà perché per rispettare una scadenza abbiamo dovuto ricorrere ad un commissariamento, manco si trattasse del terremoto in Abruzzo. Solo che lì c’è stato un terremoto che ha devastato tutto e il Commissario serve per ricostruire (ci auguriamo, come prima meglio di prima, dovera non com’era….). Qui sembra che il Commissario sia giunto per dare il colpo di grazia.

 

Poi il disastro. 

Opere ferme. I mondiali cambiano casa. Non più costruzioni avveniristiche, non più modernità. Riuso del vecchio buon Foro Italico (che molti apprezziamo in verità, almeno finché le opere non saranno finite), e soldi a pioggia per centinaia di strutture private. 

Fine dell’Architettura. Fine del sogno.

www.architettiroma.it

La parola agli speculatori.

Ecco gli ultimi aggiornamenti:

www.repubblica.it

Fino all’epilogo finale del tintinnare di manette:

www.ilmessaggero.it

 

Poi qualcuno dirà che la colpa era degli architetti che volevano costruire cose troppo moderne, troppo ardite.

Per ora sembra ancora che il comune voglia completare le opere utilizzandole per altri eventi sportivi.

http://ricerca.repubblica.it

Staremo a vedere.

Se vi volete fare due risate, (anche se ci sarebbe poco da ridere), andatevi a vedere questo servizio delle IENE:   www.youtube.com

 

Un saluto sconsolato

G

Un iceberg colpisce il Campidoglio

2 febbraio 2009

La politica residenziale è stata a Roma come l’iceberg è stato al titanic: un disastro!!!! Ma almeno per il titanic l’iceberg e’ stato una sorpresa.

roma

Le nuove periferie, con il loro cuore culturale (i capannoni commerciali), con la loro uguale “qualitá architettonica” (non so se sia possibile parlare di architettura), con la loro mancanza di infrastrutture, con la loro desolazione speculativa, con la loro mancanza di fantasia, sono un disastro annunciato e, in cima, pensato a tavolino.

Lascia stupefatti (per non dire amareggiati) la mancanza totale, da parte dell’amministrazione comunale romana, che ha permesso questo scempio nei dintorni del raccordo anulare, di una progettazione preliminare urbanistica seria, attiva e a livello di marketing, propositiva che avrebbe potuto con poco sforzo intellettivo d’economia urbana (parliamo di somme e non di integrali) portare ad essere le periferie veri centri riconosciuti e definiti da centralitá culturali: alcune amministrazioni estere che sanno tirar di conto (si parla sempre di addizioni e sottrazioni) sono riuscite a realizzare a costo zero poli culturali sfruttando, per esempio, le plusvalenze dei terreni contigui.