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E’ ora di mandare a casa la Muratorio – firma anche tu

16 febbraio 2014

Negli ultimi anni si sono moltiplicate le manifestazioni di insofferenza verso la presidente di Inarcassa Paola Muratorio.

L’accelerazione delle manifestazioni di insofferenza si è avuta da quando è stata varata la famigerata riforma Inarcassa del 2012, la peggiore e più iniqua riforma che si potesse concepire, nella quale i maggiori sforzi vengono chiesti ai contribuenti più deboli.

Da un sistema ad aliquota variabile in cui chi pagava di più versava di più siamo passati ad un’aliquota unica uguale per tutti. A questo si è aggiunto un aumento netto del 44% del contributo minimo che mette in ginocchio tutta la categoria e produce un ribaltamento di pressione contributiva per cui, chi contribuisce meno, ha una pressione in termini di percentuali molto più alta di chi contribuisce di più. Se per esempio si fattura un utile di 10’000 € , soglia molto spesso neanche raggiunta da molti professionisti, si versano comunque 2.275,00€ che si traduce in una pressione previdenziale di quasi il 23% 9 punti percentuale in più di chi fattura 100’000€ ….

La stessa riforma ha portato il contributo minimo da € 1.600 a €3.000 annui, anche in assenza di reddito.

Quando Inarcassa scrive sul suo sito:””Grazie ad un sistema innovativo e all’avanguardia raggiungiamo una sostenibilità strutturale, ossia un equilibrio permanente tra entrate contributive e uscite previdenziali, a garanzia di tutti gli iscritti, che va ben oltre i 50 anni richiesti dal Decreto ‘Salva Italia’.” Viene da chiedersi, ma non c’era il margine per fare una riforma più equa e sostenibile?

link al sito Inarcassa

E’ palese che la scelta politica di Inarcassa che ha guidato questa riforma è stata di scoraggiare i piccoli contribuenti invitandoli a cancellarsi. E proprio questo sta accadendo, silenziosamente, un mare di esodati privati del diritto al lavoro stanno cancellandosi da Inarcassa. E’ questa la soluzione per rimettere a posto il bilancio?

E ancora: perché non si è cercato di mettere a maggior frutto il patrimonio immobiliare che attualmente ha una resa ai limiti del ridicolo invece di fare operazioni finanziarie in borsa che hanno prodotto perdite per quasi 300 milioni di euro solo nel 2009?

(fonte sole 24ore: Link al sito del Sole 24Ore)

A queste considerazioni, che i lettori più attenti già conoscono, se ne stanno aggiungendo di nuove, legate alle tante, troppe, cariche che la Muratorio sta assumendo: ella infatti, oltre ad essere, come già detto, la presidente di Inarcassa (€150.000 annui al netto di rimborsi e spese di rappresentanza) da 15 anni (in Inarcassa è invece da soli 40 anni), dall’aprile 2013 è consigliere del gruppo ENEL (€ 50.000 lordi annui) dal 20 dicembre 2013 è anche presidente di Enel Gas nel CDA di Enel Green Power.

Queste cariche multiple che la Muratorio ha assunto hanno portato la sua gestione di Inarcassa ad un punto per il quale sorgono spontanee alcune domande:

  • se, leggendo la ripartizione del patrimonio Inarcassa, ci sono all’interno di esso diverse voci di azioni ENEL e la Muratorio fa parte di ENEL, non c’è conflitto di interessi? Come facciamo noi iscritti a sapere che ella fa gli interessi nostri anziché quelli di ENEL?
    Link al sito Inarcassa

  • se una delle principali affiliate di ENEL Green Power vende migliaia di certificazioni su Groupon a 34€, devastando così un mercato che è attualmente una risorsa per moltissimi piccoli professionisti, e la Muratorio ricopre una carica altissima in ENEL Green Power ma non utilizza il suo potere per influire su queste scelte, non c’è conflitto di interessi?

Tutto quanto abbiamo descritto è assolutamente legale, ma eticamente inaccettabile.

E’ per questo che noi, sentiamo il dovere di sostenere la raccolta di firme di richiesta di dimissioni di Paola Muratorio lanciata, meritoriamente, da Gianluigi D’Angelo, architetto di Pescara.

Link alla petizione

Inarcassa, una riforma non sostenibile

Teatro Comunale di Vicenza, I° Marzo 2013: “Enrico, ricordati che fuori dal Comitato dei Delegati tu sei nessuno!” con questa frase espressa verso di me dal Vice Presidente si avvia alla conclusione l’assemblea con gli Iscritti indetta da Inarcassa (Cassa di Previdenza degli Ingegneri ed Architetti) indetta per illustrare la riforma previdenziale appena varata.
Pertanto ti avverto sin d’ora, caro lettore, che le domande che mi sono posto non hanno nessun significato e peggio, le risposte che mi sono dato non hanno nessun valore. Preciso anche che le mie riflessioni non generano nessuna “aspettativa nei confronti di Inarcassa”.

Che la riforma riduca le pensioni è intuibile da tutti, ma io mi chiedo:quanto verrà ridotta la pensione?
La risposta è un drammatico taglio delle pensioni, allorquando la riforma sarà a regime, cioè per tutti coloro che si iscrivono dal I° gennaio 2013, di oltre il 50% rispetto alle attuali.

La riforma è sostenibile … per gli Iscritti?
In sintesi per un fondo pensione la sostenibilità si basa sulla capacità di gestire con efficienza il patrimonio versato dagli iscritti. Per gli iscritti la sostenibilità è invece un concetto più complesso perché si associa all’equità, alla dignità, in definitiva alla stabilità nel lungo periodo in termini sociali. Se gli iscritti pagano i contributi, li tengono vincolati per trent’anni e se li vedono restituire con un rendimento dell’1%, c’è il forte rischio che il sistema non sia più socialmente stabile nel lungo periodo. Infatti come reagiranno i giovani e i futuri iscritti,  quando si renderanno conto della pessima resa attribuita ai loro versamenti? Si chiederanno: perché mai mi devo iscrivere obbligatoriamente ad Inarcassa?

Ma a partire dal prossimo anno, non è l’1,5% il tasso minimo garantito con cui verranno capitalizzati i contributi versati e quindi restituiti come pensione?
E’ vero: l’1,5 % è il tasso minimo promesso. Però non tutti i contributi concorrono a generare la futura pensione. Il contributo soggettivo nella sua interezza sì, invece quello integrativo solo per una parte. In altri termini, al massimo il 77%  dei contributi raccolti, verrà impiegato per creare le future pensioni di tipo contributivo a ripartizione.

E la capacità gestionale dell’Ente?
Si azzera in partenza la ricerca di una gestione competitiva e meritocratica degli investimenti, l’unica premiante per le nostre pensioni. E visto che l’Europa non è una società  collettivistica chiusa, l’eventuale fuga dall’Italia, attraverso le società di ingegneria, dei migliori redditi dei Colleghi professionisti, causerà un ulteriore taglio delle pensioni, dovuta alla riduzione delle entrate contributive e quindi del patrimonio investibile.

E’ stato il ministro Elsa Fornero con l’imposizione della sostenibilità a 50 anni, ad obbligare Inarcassa a varare questa riforma “innovativa”?
La sostenibilità di un ente previdenziale non può mai essere misurata in anni. Ipotizziamo che un bilancio prospettico determini che  Inarcassa esaurisca ogni riserva patrimoniale fra 51 anni. A quella data,  permarrebbero ancora in vita almeno metà degli attuali iscritti o i loro superstiti. Che senso avrebbe, per questa moltitudine di professionisti, continuare a rimanere, oggi, associati? Il ministro ha imposto non tanto un nuovo sistema previdenziale bensì uno stress test, una verifica di robustezza. Gli stress test, come quando li hanno imposti alle banche, servono a prevenire i collassi del sistema. Gli stress test devono essere superabili, altrimenti anziché consolidare il sistema, ottengono l’effetto opposto di quello che intendevano prevenire e cioè il collasso del sistema: la corsa agli sportelli (per le banche) e il rifiuto a pagare i contributi (per gli Enti di previdenza).  Con la riforma del 2008, cioè appena quattro anni fa, Inarcassa aveva aumentato – più del 50% – gli oneri previdenziali. Lo stress test sarebbe stato facilmente superato riducendo qualche dissimmetria nelle prestazioni, ad esempio correlandole al progressivo aumento della longevità. Infatti la sopravvivenza, non solo dell’Iscritto ma dello stesso ente previdenziale privato di noi liberi professionisti,  non può prescindere  dall’adeguatezza dei ritorni pensionistici e dalla capacità di tenere sotto controllo il proprio debito.

Enrico Oriella – Ingegnere Delegato Inarcassa per la provincia di Vicenza.

Altri contributi sono pubblicati qui.

Notizie da inarcassa n.9

inarcassanews1

cari amici e colleghi

prosegue il servizio di informazione su tutto ciò che avviene all’interno di Inarcassa.

Insieme a Babbo Natale è arrivata l’approvazione definitiva da parte dei Ministeri della nostra riforma previdenziale, la famosa sostenibilità a 50 anni imposta dal Governo Monti,  che entrerà in vigore a partire dal 01 gennaio 2013.

Nel comunicato di presentazione inviato agli iscritti e pubblicato sul sito inarcassa (vedi link), si cerca di indorare la pillola, ma la realtà, soprattutto per le giovani generazioni, è molto più amara di ciò che viene descritto:

La Riforma, garantendo agli iscritti previdenza e assistenza nel nome dell’equità tra le generazioni, salvaguarda le aspettative solidaristiche del sistema previdenziale: dal mantenimento della pensione minima per gli iscritti meno abbienti“.

Non credo che si possa parlare di equità tra le generazioni quando:

– un iscritto di 35/40 anni di oggi, andrà in pensione non prima dei 70 anni e, a parità di contributi versati con un pensionato di oggi, avrà una pensione ridotta del 60%;

– un iscritto di 62 anni di oggi, potrà andare in pensione a 63 anni con una riduzione minima del 5,8 %.

Inoltre la pensione minima sarà mantenuta, ma non per i meno abbienti, come si dice nel comunicato, ma  soltanto per coloro che avranno avuto negli ultini 20 anni di attività un reddito medio superiore a 10.500 euro, tutti gli altri (attualmente quasi 1/3 degli architetti iscritti) non avranno diritto alla pensione minima.

Colpisce la differenza dei termini usati nel Regolamento:

prima: “la pensione minima non potrà essere inferiore a ……..”

oggi: “la pensione minima non potrà essere superiore a ………”.

La verità è che la solidarietà non è sostenibile con un rapporto di 1/3 di non abbienti, se non cambia la situazione lavorativa degli architetti italiani, fra 30 anni avremo più di 30.000 colleghi con una pensione “sociale”.

Qualche volta bisognerebbe avere il coraggio di raccontare la realtà  nuda e cruda, senza per questo creare allarmismi.

Se volete conoscere nel dettaglio la riforma andate su questo link.

Se non vi siete scoraggiati abbastanza, vi ricordo che il 31 dicembre 2012 scade il pagamento del saldo 2011, non vi verrà inviato il MAV, ma dovete stamparvelo su inarcassa on line, in alternativa si può pagare entro il 30 aprile 2012 con un interesse dilatorio del 2% fisso.

Per chi vuole conoscere anche gli altri fatti accaduti nei CND di ottobre e novembre può leggere questa breve sintesi:

– nel CND di ottobre, il Presidente di inarcassa ci ha informato dell’inserimento delle Casse private negli indici Istat, ciò perché lo Stato può così contabilizzare un saldo attivo di 50 miliardi nel bilancio, la cosa assurda è che in virtù di tale inserimento siamo obbligati al contenimento della finanza pubblica (Spending Review), e i risparmi che siamo tenuti ad ottenere devono essere versati allo Stato!!!

E’ una vera ingiustizia contro la quale le Casse private faranno ricorso.

Esiste un serio rischio di far confluire le Casse private nell’INPS, che per noi non sarebbe per niente un affare.

1) Poi si è passati alla trattazione dei criteri di individuazione e ripartizione del rischio degli investimenti.

Ci sono stati gli interventi degli esperti che ci hanno spiegato il contesto economico che ci obbliga a essere più prudenti negli investimenti anche a costo di un minor rendimento, bisogna diminuire il rischio cambio, che nel 2011 ci ha fatto perdere molti soldi, inoltre viene evidenziata la difficoltà della gestione e del rendimento del patrimonio immobiliare dovuta all’aumento della tassazione (IMU), calo del mercato e crisi dell’edilizia.

Tutto ciò porta alla seguente proposta di modifica dell’Asset Allocation:

Monetario  2% invariato

Obbligazionario  aumentato dal 41,5% al 48,5%

Azionario  diminuito dal 20% al 15,5%

Alternartivi  11,5% invariato

Immobiliare  diminuito dal 25% al 22,5%

Dopo una breve discussione in cui sono state espresse alcune perplessità, in particolare sulla diminuzione degli investimenti immobiliari in questo periodo, dove il mercato permetterebbe di fare buoni affari, si è passati alla votazione che è passata a maggioranza.

Non è facile capire cosa sia più giusto fare in questo momento nel campo immobiliare, sono convinto che si potrebbero acquisire immobili ad ottimi prezzi e che nel lungo periodo acquisterebbero un grande valore, ma se nel frattempo abbiamo difficoltà a gestirli e a mantenerli rischiamo di rimetterci.

Per quanto riguarda l’aumento dell’obbligazionario e la riduzione dell’azionario sono sicuramente favorevole, bisogna capire se l’obbligazionario è davvero più sicuro e meno rischioso dell’azionario.

2) Si è passati poi alla votazione in merito ai contributi da destinare alla promozione della professione (da statuto sono lo 0,34 del contributo integrativo), per il 2013 l’importo a disposizione è pari a 640.000 euro, si decide di destinarli: alla Fondazione Inarcassa, ai prestiti d’onore ai giovani iscritti con età inferiore ai 35 anni, alle professioniste madri con figli in età prescolare o scolare, ai finanziamenti agevolati.

3) Si è passati poi alla votazione del Comitato di Coordinamento del CND che dovrà migliorare la gestione dei Comitati e facilitare il rapporto tra i delegati e il Consiglio di Amministrazione.

Sono stati eletti i seguenti delegati:

Architetto Salvatore Gugliara

Architetto Stefano Navone

Architetto Fulvio Nasso

4) Si è passati poi alla discussione in merito alla revisione dello Statuto, dove si è affrontato il tema di un’eventuale gestione separata inarcassa richiesta da molti, la maggior parte dei delegati, come il sottoscritto, hanno espresso la loro contrarietà a un’ipotesi del genere, ma non abbiamo chiuso la questione rimandando la decisione.

Poi si è discusso del tema della riduzione dei delegati e delle nuove regole elettorali, esiste una necessità di riduzione del numero dei componenti del CND, esiste anche una forte discrepanza tra delegati che rappresentano più di 2500 iscritti e delegati che rappresentano, in alcuni casi, anche poche decine di iscritti.

Non sarà facile arrivare a una soluzione condivisa perché esiste una forte resistenza da parte dei delegati delle piccole province che non vogliono perdere il loro ruolo.

– Nel CND di Novembre è stato approvato il bilancio preventivo 2012.

1) Il Presidente ci ha informati sull’esito del ricorso al Tar e al Consiglio di Stato sull’inserimento nel paniere ISTAT, è stato bocciato, si è deciso quindi di riccorrere in sede Europea. A ciò si aggiunge la propsta shock del Ministro Riccardi che vorrebbe obbligarci a vendere il nostro patrimonio immobiliare agli inquilini ad 1/3 del prezzo di mercato, siamo sotto ricatto del Governo e doppiamente tassati, la cosa assurda è che da un lato ci obbligano alla sostenibilità a 50 anni dall’altro se ne inventano di ogni per toglierci soldi.

Spero che l’ADEP che rappresenta le Casse private, faccia sentire in maniera forte e decisa la propria voce.

2) Prima del CND si è svolto un convegno al MAXXI di Roma, organizzato dalla neo Fondazione di Inarcassa, primo evento concreto della stessa, il Presidente della Fondazione Architetto Andrea Tomasi ha denunciato la grave situazione in cui si trovano oggi i professionisti in Italia: la scomparsa delle tariffe, la concorrenza sleale e illegale dei dipendenti pubblici, la mancanza di una legge per l’Architettura e molto altro.

I politici che hanno partecipato hanno fatto la loro solita passerella pontificando su tutto e il contrario di tutto, ma fondamentalmete lontani anni luce dalle nostre esigenze. Il Senatore Grillo ha poi esaltato il Project financing, che a mio avviso è la più grande truffa di questi decenni.

La Fondazione di Inarcassa potrebbe dare un contributo importante al sostegno della nostra professione, ma bisogna cominciare a fare azioni concrete, non è più il tempo delle chiacchiere.

3)  Per quanto riguarda l’approvazione del Bilancio preventivo 2013 emergono i seguenti dati: i redditi dei professionisti sono in calo anche per il prossimo anno (il CNA ha calcolato una perdita del 26% negli ultimi 5 anni), ma l’effetto della riforma, con l’aumento notevole dei contributi minimi, farà aumentare le entrate complessive, inoltre i nuovi iscritti porteranno quote “fresche”, il risultato sarà un avanzo economico di circa 700 milioni di euro con il patrimonio che supererà i 7 miliardi di euro.

Nel mio intervento ho fatto notare al CDA che il bilancio di previsione non tiene conto del grande numero di iscritti che saranno costretti a cancellarsi da inarcassa perché non saranno in grado di pagare i contributi minimi, questo fenomeno, sebbene, parzalmente ammortizzato dalle nuove iscrizioni, avrà sicuramente un impatto notevole nei conti di inarcassa.

Il Presidente, nella sua risposta, mi ha confermato una sensazione che avevo da tempo, esiste una volontà di “entità superiori” di fare una sorta di selezione naturale, ovvero un professionista che ha un reddito e un fatturato sotto un certo livello (10.000/15.000 reddito  25.000/30.000 fatturato) non potrà più essere iscritto alla Cassa e all’Albo e si dovrà trovare un altro lavoro, naturalmente nessuno gli impedirà di mantenere la propria iscrizione, se non il fatto di non riuscire più a pagare i contributi previdenziali, l’Assicurazione professionale, la Formazione continua e molto altro.

Ho l’impressione che la cosa non preoccupi più di tanto la maggior parte dei delegati inarcassa.

Inoltre ho chiesto che venga fatto un progetto serio e strutturato sul sistema informatico di gestione di inarcassa che è ormai diventato l’unico strumento con cui gli iscritti si confrontano: dichiarazioni on line obbligatorie, gestione MAV, richiesta DURC, accertamento con adesione, ravvedimento operoso e molto altro.

Il Presidente mi ha risposto che è in previsione un progetto, non a breve temine, ma nei prossimi anni, come si dice meglio tardi che mai.

Per la parte che riguarda gli investimenti, il bilancio preventivo si basa sui dati disponibili per il 2012 dove c’è stata un’inversione di tendenza tra i rendimenti degli investimenti immobiliari che sono crollati e i rendimenti degli investimenti mobiliari che sono in ripresa.

Mi auguro che il rendimento gestionale lordo annuo previsto dell’intero patrimonio sia corrispondente alle stime fatte, ma ho qualche dubbio.

Dopo un breve dibattito il bilancio preventivo 2013 è stato approvato con una larga maggioranza, ho paura che sarà uno degli ultimi bilanci così positivi perché, passato l’effetto della riforma, i redditi non saliranno nel breve periodo e i nuovi iscritti serviranno appena a bilanciare l’aumento del costo delle pensioni.

Notizie utili:

–  Il Parlamento ha respinto la possibilità per i professionisti, (a differenza delle imprese a cui è stata concessa), di poter compensare i debiti previdenziali e fiscali con i crediti con le Stazioni Appaltanti;

–  A seguito delle nuove procedure che intendono ottenere un risparmio nella gestione della carta, non verrà più inviato per posta il bolletino M.A.V. delle prossime rate, a partire da quella di settembre, ma dovrà essere generato e stampato tramite l’apposita procedura su Inarcassa On line.

Notizie da inarcassa n.7

inarcassanews

cari amici e colleghi

prosegue il servizio di informazione su tutto ciò che avviene all’interno di Inarcassa.

Tra pochi giorni saremo chiamati, noi Delegati, ad approvare una riforma epocale del nostro sistema previdenziale, la famosa sostenibilità a 50 anni imposta dal Governo Monti con il D.L. 201/2011 “Salva Italia”, art. 24, comma 24.

E’ finito il tempo in cui si andava in pensione a 55 anni, si versava relativamente poco  e la pensione  ce la pagava pantalone, d’ora in poi le pensioni ce le dobbiamo pagare da soli.

Prima potevi versare anche 10 e prendevi 20/30, da domani verseremo 20 e prenderemo 18 se ci va bene.

Ci apprestiamo a votare questa riforma in un clima infuocato in cui, le “vecchie generazioni”, che costituiscono la maggioranza dei delegati, si apprestano a dare battaglia alle “nuove generazioni”, che sono la minoranza dei delegati, perché non vogliono cedere su nulla che li colpisce, come il contributo minimo per i pensionati che continuano a lavorare e perfino sul contributo di solidarietà del 1/2% chiesto a tutti i pensionati che ha puramente un valore simbolico in quanto non incide minimamente nel calcolo della sostenibilità.

E’ triste assistere al cinismo, (i cinici costituivano una corrente filosofica che portava alle estreme conseguenze il pensiero individualistico e utilitaristico), di coloro che, con una pensione media di 30.000 euro, attualmente erogata da inarcassa, sono indifferenti alla prospettiva di molti di noi che si vedranno tagliare, con la nuova riforma,  la propria pensione del 40/50%.

A tutto ciò si aggiunge la forte diatriba tra Presidente di Inarcassa e un delegato, chiamando in causa Ministri e quant’altro,  in merito alla richiesta, firmata da 60 delegati, tra cui il sottoscritto, di organizzare una riunione straordinaria del Comitato Nazionale dei Delegati per discutere in maniera più ampia della riforma della sostenibilità a 50 anni.

Senza entrare nel merito dello scontro, non si può non riflettere sul fatto che così facendo peggioriamo soltanto la nostra situazione.

Sembra di assistere all’equipaggio di una nave che si mette a litigare sulla rotta da percorrere e non si accorge che la nave sta affondando, non è il momento di litigare, è il momento di essere uniti se vogliamo che la nostra categoria di architetti e ingegneri liberi professionisti continui ad esistere.

In questi pochi mesi dall’entrata in vigore del Decreto che ci impone la sostenibilità, non ho capito perché la Presidenza di Inarcassa ha cercato di limitare al massimo la possibilità di dibattito, sul tema della riforma, in sede di CND.

Su tre comitati che si sono svolti da gennaio a oggi, soltanto uno ha avuto all’ordine del giorno la riforma della sostenibilità, quello di febbraio, e su due giorni di CND + uno di tavoli di lavoro, la discussione vera e propria tra i delegati è stata limitata a poche ore di una mattina invernale in cui la neve ha fatto scappare tutti prima per paura di rimanere bloccati, dopo aver respinto una mozione in cui si chiedeva di non ritenere conclusa la discussione in merito alla riforma.

Tutto il resto del tempo è stato dedicato agli interventi degli esperti che ci hanno esposto le loro tesi sul contributivo.

Non credo che poche ore possano considerarsi sufficienti a elaborare e digerire una riforma così profonda e radicale del nostro sistema previdenziale, una riforma come questa si fa una volta ogni 30/40 anni!!

Nel CND di maggio a Palermo, abbiamo perso tutto il tempo ad approvare un  nuovo Regolamento per il CND, di cui vi parlerò in fondo, che poteva essere benissimo rimandato in seguito.

Il CND di giugno, in cui abbiamo approvato il bilancio, è stato preceduto dai tavoli in cui si è parlato della riforma, ma i tavoli sono divisi e non vi è una discussione unitaria, inoltre non hanno valore deliberativo ma semplicemente consultivo e difficilmente portano a risultati concreti.

Non credo che un maggior dibattito avrebbe peggiorato la proposta di riforma, al contrario avrebbe potuto dare maggior forza alla bozza predisposta dal Consiglio di Amministrazione.

Tra pochi giorni mi troverò a votare una riforma senza sapere se ci sono alternative valide, esiste una proposta elaborata da alcuni delegati, ma non è completa, non è stato possibile metterla a confronto con quella del CDA non abbiamo gli elementi per valutare.

Mentre vi scrivo ci è arrivata una comunicazione di integrazione all’ordine del giorno per presentare la proposta alternativa, ma sembrerebbe un inutile “contentino”.

In questi mesi ci è stato detto che il passaggio dal sistema retributivo al sistema contributivo è ormai inevitabile, ma il Ministro Fornero ha dichiarato pochi giorni fa, in Commisione Parlamentare di controllo (vi invito ad ascoltare il file audio), che la sostenibilità si può fare anche con un sistema retributivo, appropriatamente congegnato, che tenga conto di tutti gli anni di contribuzione opportunamente capitalizzati.

Credo che la Presidenza di inarcassa non debba temere il dibattito tra i delegati, è vero che la troppa democrazia crea confusione, ma si potrebbere perdere molto meno tempo in procedure esageratamente formaliste e burocratiche, cercando dare maggiore spazio alle discussioni importanti, in tutto ciò ognuno deve fare la sua parte e alcuni delegati dovrebbero mettere da parte risentimenti personali e pensare all’interesse comune.

Dobbiamo essere in grado di dare delle risposte ai giovani che intravedono una prospettiva in cui la loro pensione media sarà di 8.000/10.000 euro a fronte di una pensione media attuale di 30.000 euro, è evidente che il problema maggiore è il crollo dei redditi, ma non si può non porsi il problema dell’adeguatezza delle prestazioni delle generazioni future.

Il Ministro Fornero infatti, nell’audizione in Commisione Parlamentare, ha anche ribadito che la riforma deve preoccuparsi dell’equità intergenerazionale guardando in prospettiva alle prestazioni future, ha poi aggiunto che sarebbe utile limitare i costi di gestione e di governance delle casse, non mi sembra che quest’ultima parte sia stata inserita nella proposta del CDA.

La Fornero ha anche parlato di unificare le casse private per diversificare il rischio, ma per noi sarebbe una grande fregatura, la maggiorparte delle casse private sta peggio di noi, ha poi concluso che la sostenibilità si può fare con una gestione mista a ripartizione ma in parte a capitalizazzione considerando i rendimenti reali del patrimonio.

Il nostro grande problema è il debito latente che la nostra cassa ha accumulato negli anni, come tutti gli enti previdenziali pubblici e privati,  concedendo e promettendo, (vi ricordo che in Italia i diritti acquisiti sono tutelati dalla costituzione e non si possono rimuovere), pensioni generose a chi ha versato ben poco rispetto a quello che prende o prenderà.

Il debito previdenziale latente ammonta a circa 25 miliardi di euro, ho chiesto al Presidente di inarcassa come pensano di coprire questo debito, mi è stato risposto che il contributo del 4% delle Società di ingegneria + il 2% (50% del nostro contributo integrativo) + il rendimento del patrimonio serviranno a coprire sia il debito previdenziale che la solidarietà (inabilità, invalidità, assistenza sanitaria, etc.).

Credo che sia una previsione molto ottimistica, considerando il calo vertiginoso dei nostri redditi, l’inevitabile diminuizione di iscritti che ci sarà nei prossimi anni in seguito alla crisi e la difficile situazione finanziaria che ha causato, nel 2011, un rendimento netto gestionale negativo del nostro patrimonio mobiliare (-2,81% su circa 4,5 miliardi di euro tab. 22 relazione Collegio Revisori dei Conti).

Se spalmiamo il debito di 25 miliardi di euro nei prossimi 30/40 anni  dovremmo recuperare ogni anno circa 700 milioni di euro, la vedo difficile a meno che nella riforma che ci apprestiamo a varare, oltre al porre fine all’emorragia che ha causato questo debito, ci siano una serie di correttivi che di fatto distribuiscono il debito su tutti gli iscritti attuali e futuri oltre quel 2% (50% del contributo integrativo), stimato e in tutto ciò non è difficile comprendere che i più giovani saranno maggiormente penalizzati.

Insomma una grande confusione, vi saprò dire come è andata a finire tra pochi giorni.

Per chi vuole conoscere anche gli altri fatti accaduti nei CND di maggio e giugno può leggere questa breve sintesi:

– nel CND di maggio, svoltosi a Palermo è stato approvato il nuovo Regolamento per le riunioni del Comitato Nazionale dei Delegati, l’argomento era stato discusso, una prima volta, nel corso del precedente anno, era stato nominato un comitato ristretto che ha lavorato sul tema per poi definire degli indirizzi al Cda che ha elaborato successivamente una bozza da approvare nella riunione di maggio.

Molti delegati si auspicavano che questo nuovo Regolamento, avrebbe potuto essere un’occasione importante per dare maggior autonomia al Comitato dei Delegati e togliere alcune funzioni al Presidente, il Cda, al contrario, aveva tutto l’interesse a diminuire l’autonomia del CND con la scusa di snellire le procedure e velocizzare i processi.

Come in tutte le cose, in medio stat virtus, ovvero se da un lato è evidente che le procedure attuali dei CND sono molto burocratiche, quasi “borboniche” rendendo molto difficile e spesso interminabile lo svolgimento dei lavori, dall’altro l’egemonia del Presidente di Inarcassa nella gestione dei CND è molto forte e ciò fa si che il nostro ruolo di delagati sembri a volte quello di notai e non di componenti attivi di un’Assemblea che ha potere “legislativo”.

Sarebbe stato meglio per tutti trovare un giusto compromesso, ma non è stato così il Cda è andato avanti come un treno travolgendo tutti e tutto, ha imposto il suo Regolamento impartendo, alla “sua maggioranza” di delegati, un ordine di scuderia ben preciso: il Regolamento deve essere approvato così come proposto, non deve passare alcun emendamento.

Abbiamo così assistito, per due giorni, ad una penosa processione di alcuni delegati, una dozzina al massimo, che si sono alternati sul palco ripetutamente per esporre i loro emendamenti, più di 100, che venivano sistematicamente bocciati dalla maggioranza dell’Assemblea con l’aggravante che molti delegati non si preoccupavano nemmeno del contenuto dell’emendamento, ma votavano a prescindere contro perché così bisognava fare.

Non è stato un bello spettacolo, sarebbe stato più logico, come aveva proposto il delegato ingegneri di Matera, ritirare tutti gli emendamenti, avremmo almeno guadagnato tempo prezioso.

Io credo che una diminuizione del numero dei delegati e delle nuove procedure, possano in futuro risparmiarci questi spiacevoli episodi.

Unica nota positiva è stata l’approvazione di un emendamento a cui tengo molto, (il solo significativo a passare), che prevede, in caso di votazione di una commissione, di un comitato o quant’altro, la possibilità di esprimere una sola preferenza, ciò è importantissimo perché si evitano le “nomime” e rende le votazioni più vere.

Si impedisce, infatti, il meccanismo delle liste precostituite e stabilite a tavolino, che di fatto tolgono qualsiasi autonomia e riducono di fatto la democrazia in una votazione.

Vi ricordo che la mia elezione a delegato di Roma è stata possibile proprio grazie a quasto meccanismo, dove su 4 delegati da eleggere gli iscritti potevano esprimere una sola preferenza, impedendo di fatto qualsiasi meccanismo di “lobbies” da parte di Ordini, Associazioni, Sindacati etc., la mia candidatura era indipendente non appoggiata dai “poteri forti”.

Grazie alla preferenza unica, ho potuto competere ad armi pari risultando il più votato, se fosse stato possibile il meccanismo delle liste, quattro preferenze invece di una, avrei dovuto vedermela da solo contro quattro e non sarei stato eletto.

Trovo molto più democratico avere la possibilità di esprimere una sola preferenza.

– Nel CND di Giugno è stato approvato il bilancio consuntivo 2011, senza dilungarmi troppo nell’esposizione dello stesso, vi faccio soltanto alcune considerazioni, lo stesso bilancio può essere descritto in maniera positiva o negativa dicendo in ambedue i casi la verità:

1) estratto dal Comunicato Stampa del Cda seguito all’approvazione del Bilancio (vedi link): “Chiude con un avanzo economico di 357.787.450 euro il bilancio 2011 di Inarcassa. Un risultato positivo …….. raggiunto in un anno che verrà ricordato per la crisi del debito europeo e gli impatti sull’economia globale. A determinare il risultato è stato sostanzialmente il margine della gestione caratteristica …… che si è attestato a 376.462.000 euro, riallineandosi, dopo la flessione del 2010, con i risultati degli anni precedenti. Tale margine è stato guidato dalle entrate contributive, che nel 2011 hanno registrato una crescita rispetto al 2010 (+12,4%), dovuta in sostanza all’incremento dell’aliquota del contributo soggettivo sostenuto dagli associati (dal 10% all’11,5%) e all’andamento positivo delle iscrizioni, nonostante la crisi abbia inciso significativamente sul reddito medio di entrambe le categorie professionali. Le uscite previdenziali ……….. confermano i valori tendenziali previsti nel Bilancio Tecnico.
Effetti positivi, in termini economici, sono derivati dalle azioni poste in essere per il contenimento dei costi di gestione. ……………. La gestione finanziaria ha prodotto proventi netti per 94.257.868 euro, dato sostanzialmente in linea con il 2010 e significativamente superiore alle stime di budget. …………… la solida struttura del portafoglio ha consentito, in un anno molto difficile, di proteggere il patrimonio, contenendo gli effetti dell’erosione delle redditività senza intaccarlo.”;

2) Il bilancio consuntivo 2011 si chiude con 434 milioni di euro in meno rispetto alle previsioni del bilancio tecnico 2009, vi è una differenza di 150 milioni di euro in meno rispetto al bilancio di previsione 2011, l’utile del 2011 ha subito una riduzione del 20% rispetto all’utile dell’anno precedente nonostante le nuove iscrizioni del 2011 siano state di 7190 iscritti rispetto alle 1600 nuove pensioni erogate nello stesso anno, (quindi 7 che versano e 1,5 che prende), la gestione del patrimonio mobiliare ha subito una perdita non prevista nel bilancio preventivo;

Tutto ciò dimostra che si può vedere il bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno, dovrebbe far riflettere e preoccupare la cospicua riduzione delle entrate dovute alla crisi dei redditi degli architetti e degli ingegneri, forse sarebbe più utile, nei confronti della comnuicazione esterna, non cercare di attenuare le nostre evidenti difficoltà derivanti dalla situazione dei redditi dei professionisti, ma al contrario evidenziarle per denuciare una situazione di estrema gravità a cui il governo dovrebbe assolutamente mettere mano.

Un capitolo a parte merita la gestione del patrimonio mobiliare, colpisce vedere, per la prima volta per quanto mi riguarda, un dato negativo nella gestione del nostro patrimonio, la situazione finanziaria mondiale ci deve far riflettere sui nostri investimenti, se passiamo al sistema contributivo diventa fondamentale far crescere al meglio il nostro patrimonio, ho l’impressione che qualcosa di meglio si possa fare rispetto a ciò che è stato fatto fino ad oggi.

Colpisce anche, nel bilancio, il pesante importo dei crediti che inarcassa vanta nei confronti degli iscritti che non sono in regola con il pagamento dei contributi, 260 milioni di euro circa che attualmente sono in bilancio, ma difficilmente verranno recuperati, se non una piccola parte.

L’obiettivio del Cda è di far prescrivere tali crediti e di conseguenza anche gli anni di contribuzione, bisogna riflettere su cosa sia più opportuno fare, sicuramente andrebbero recuperati i contributi integrativi evasi, che sono soldi che l’iscritto ha percepito dal cliente ma non ha versato.

Ci sono due fattori da tenere conto nella prospettiva di mandare in prescrizione tali crediti: le numerose sentenze che hanno dato ragione all’iscritto, non in regola con il pagamento dei contributi, di poter usufruire di benefici da inarcassa, e la preoccupante situazione sociale che si verrà a creare quando un gran numero di professionisti non avrà diritto a percepire la pensione.

Tutto dipenderà da come riusciremo a difendere il nostro lavoro intellettuale di architetto e ingegnere, in questo difficile compito si è impeganta a dare il suo contributo, la neonata Fondazione di Inarcassa che è stata presentata ufficialmente all’ultimo CND di giugno con un dibattito con il giornalista Antonio Polito.

Vi invito a visitare il sito della Fondazione  (vai al link).

Notizie utili:

– Le ultime norme del Governo, obbilgano Inarcassa a seguire le procedure pubbliche nell’assegnazione degli inacrichi e degli appalti di lavori, ciò renderà molto più lunghe, con maggiori costi per noi, l’esecuzione dei lavori sul nostro patrimonio immobiliare;

–  fumata nera da parte del Governo in merito alla possibilità di poter compensare i debiti degli iscritti con i crediti con le Stazioni Appaltanti, sarebbe un passo importante per consentire di mettersi in regola a tutti i colleghi che hanno importanti crediti con le Amministrazioni e non riescono a pagare i contributi;

– Inarcassa ha stipulato una convenzione con Willis per l’assicurazione professionale obbligatoria, le condizioni e i prezzi sono molto convenienti, vai al link;

– è partito il progetto della rivista di Inarcassa on line, consulta il primo numero;

– a breve sarà presentato un concorso di idee, riservato ai giovani iscritti, per la sistemazione dell’ingresso della sede dell’Inarcassa a via Salaria;

– la Banca Popolare di Sondrio, in seguito a nuove normative ci obbliga a utilizzare una società per le stime del nostro patrimonio immobiliare, impedendoci, di fatto, di far lavorare nostri colleghi architetti e ingegneri nell’espletamento delle stesse.

Vi ricordo che il 30/06/2012 è scaduto il versamento della prima rata dei contributi del 2012, se non avete pagato, potete avvalervi del ravvedimento operoso con sconti sulle sanzioni fino al 70%, per maggiori informazioni vai al link.

A seguito delle nuove procedure che intendono ottenere un risparmio nella gestione della carta, non verrà più inviato per posta il bolletino M.A.V. delle prossime rate, a partire da quella di settembre, ma dovrà essere generato e stampato tramite l’apposita procedura su Inarcassa On line.