Articoli marcati con tag ‘riforma ordini’

“Amate. Il cambiamento”. Per cambiare l’Ordine degli Architetti di Roma

14 settembre 2013

Amate l’Architettura è dal 2009 che interviene alle assemblee di bilancio -unica occasione di incontro degli iscritti-  in questi anni di amministrazione del Consiglio degli Architetti di Roma. In questi anni abbiamo denunciato i costi esosi della rivista e abbiamo ottenuto che fosse dimezzato il finanziamento; abbiamo chiesto a gran voce una commissione scientifica per la casa editrice, e la abbiamo avuta; abbiamo chiesto maggiore partecipazione degli iscritti raccogliendo 555 firme per un assemblea straordinaria  e siamo riusciti ad averla (solo) lo scorso luglio (ma a ridosso dell’imminente rinnovo del Consiglio dell’Ordine). Abbiamo preteso la trasparenza, che qualunque incarico all’interno dell’Ordine, fosse assegnato sulla base di una proposta e del merito, e non della conoscenza personale , ma attraverso un bando di concorso tra tutti gli iscritti:  il Consiglio non ha voluto dar seguito a quella che è una condizione insita  dell’essere Ordine e garanzia,  che neppure dovrebbe  essere richiesta e  dovrebbe costituire la spina dorsale della stessa Istituzione  . Tutto questo  ora , è diventato la parte  centrale del programma elettorale delle due liste che si presentano contrapposte, ma  con gli stessi consiglieri che in questi anni non hanno voluto la trasparenza, non hanno voluto la partecipazione degli iscritti, non hanno voluto i bandi di concorso per la gestione della rivista e della casa editrice. Non hanno voluto e basta,  perchè, semplicemente, se avessero ritenuto trasparenza e merito, condizioni imprescindibili (come dovrebbe essere ) di una istituzione, le avrebbero applicate, rese possibili, fatte proprie, non le avrebbero addirittura avversate. Amate l’Architettura sostiene la lista “Amate il cambiamento” : merito e trasparenza  sono condizioni vincolanti e implicite per l’amministrazione di un Ordine, ma la casa editrice, la rivista , la fondazione, le società partecipate, non possono essere i principali interessi e il centro delle attività di un Ordine professione come è stato, purtroppo, in questi anni, nel caso di Roma .

Amate il cambiamento” mette in primo piano :

DIFESA E TUTELA IN OGNI SEDE DELLE  COMPETENZE DELLA PROFESSIONE DI ARCHITETTO

FORMAZIONE CONTINUA  A COSTI RIDOTTI O GRATUITA

ISTITUZIONE DI SERVIZI NECESSARI  DI SUPPORTO ALLA PROFESSIONE

i candidati:

Eleonora CARRANO, Pier Paolo BALBO DI VINADIO, Sandro BERARDI, Massimo CARDONE, Carla CORRADO, Rosa CUPPONE , Martina GARATTONI, Daniele GIORGI, Giorgio MIRABELLI, Marcella Giuseppina  SANTORO, Rosa (Rossella) SINISI, Margherita SOLDO, Andrea STIPA, Franco TEGOLINI, Cristiano Maria SAVELLI (junior)

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Il Collegio Nazionale degli Agrotecnici entra nel merito del ruolo avuto dal Presidente del CNAPPC per la Riforma delle Professioni

7 settembre 2013

Mentre gli agrotecnici facevano ricorso al TAR contro la riforma delle Professioni,  il presidente del Cnappc , Leopoldo Freyrie, interveniva nel ricorso al TAR ad opponendum dichiarando: “Gli architetti italiani sono a fianco del governo contro l’iniziativa degli agrotecnici (…).

Ci scrive il Collegio Nazionale degli Agrotecnici

Senza voler entrare nelle dinamiche interne ad un’altra categoria, vorremmo solo manifestare le ragioni che ci hanno portato ad impugnare il DPR n. 138/2012. Noi riteniamo che la riforma delle professioni non abbia, in realtà, riformato alcunchè. Ha portato solo costi inutili, nuovi balzelli, nuovi adempimenti di cui nessuno sentiva il bisogno. I problemi veri (mancanza di lavoro, previdenza assolutamente insufficiente, fiscalità esosa, aiuti per i giovani, ecc.) non sono stati neppure sfiorati. Inoltre tutti quei balzelli sono stati messi in atto nel modo peggiore possibile, anche violando la delega contenuta nella legge autorizzante il DPR. Ecco perchè abbiamo ricorso, tenendo alta la testa. Di tutto ci saremmo, però, aspettati fuorchè che un Ordine, quello degli Architetti, (CNAPPC; n.d.r.) intervenisse nel ricorso al TAR, ad opponendum, contro di noi ed in “difesa” del Governo! Un atto di piaggeria senza precenti, questo il nostro pensiero.

Condividiamo le ragioni dell’impugnazione , viceversa,  manifestiamo totale contrarietà per l’iniziativa solitaria e non condivisa di  Leopoldo Freyrie , presidente che non ci rappresenta ma che  ritiene di farsi  interprete autorevole      dell’ intera categoria .


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Amate l’Architettura chiede le dimissioni del Presidente del CNAPPC Leopoldo Freyrie

1 settembre 2013

Eleonora Carrano sul blog de “Il Fatto Quotidiano” mette in evidenza come, il presidente del CNAPPC Leopoldo Freyrie, non sia stato in grado di sedersi a un tavolo politico per trattare con il Governo nell’interesse degli architetti

Amate l’Architettura ha  aperto la  sottoscrizione

CHIEDIAMO LE DIMISSIONI DEL PRESIDENTE DEL CNAPPC

ti invitiamo a firmare e a diffondere

da Il Fatto Quotidiano (..) Con la recente riforma delle Professioni, le Istituzioni e il Governo hanno imposto di adeguarsi  alle regole europee, ma non hanno messo mano alla legislazione per le relative competenze, definendone gli ambiti di pertinenza. Architetti e ingegneri coartati alla competizione con geometri, agronomi, periti edili, privati del riferimento dei minimi tariffari da una liberalizzazione insensata (la Germania li ha mantenuti), piegati da un provvedimento che,  in piena crisi economica e con ridotte opportunità lavorative, obbliga alla formazione continua a proprie spese, all’assicurazione e, a breve, anche al pos negli studi.

(…) All’indomani dell’approvazione del Consiglio dei Ministri al dpr per la riforma delle Professioni, un entusiasta Leopoldo Freyrie, presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori si affrettava a dichiarare, parlando  a nome degli architetti tutti: “Il Dpr approvato dal Consiglio dei Ministri – se confermato – dà attuazione ad una Riforma sostanzialmente utile“. E mentre gli agrotecnici facevano ricorso al TAR contro la riforma, un arrendevole il Cnappc ribadiva: “Gli architetti italiani sono a fianco del governo contro l’iniziativa degli agrotecnici (…). Gli architetti italiani, infatti, considerano l’iniziativa sbagliata nella sostanza e nel metodo: nella sostanza perché il DPR di Riforma delle Professioni è un testo equilibrato ed utile, che ha tenuto conto delle realtà professionali italiane. Dichiarazioni che ovviamente non hanno trovato smentita tra gli Ordini provinciali.  E’ un vero peccato che il presidente Freyrie neppure abbia tentato una negoziazione; è un peccato che si sia fatto sfuggire l’opportunità politica che gli si presentava: quella di puntare i pugni sul tavolo. Per chiedere al governo che all’adeguamento delle regole europee rispondesse quello delle competenze professionali, definendo, una volta per tutte (pena un ostruzionismo dilatorio e  senza quartiere) quelle per la progettazione; e, portandoci – finalmente – in Europa.(..) Il presidente del Cnappc probabilmente non rappresenta  gli architetti, così come questi Ordini altro non rappresentano che se stessi.(..)Non c’è rivista di settore che quotidianamente non dia conto dello stato di prostrazione e frustrazione dei professionisti. I social network debordano di rabbia e tracimano indignazione; ma tutto rimane intrappolato in un ventre molle incapace di organizzarsi, anche solo per chiedere con forza, al proprio Ordine, le dimissioni anticipate dei vertici di chi non ha saputo valutare le reali forze e risorse dei professionisti che deve rappresentare. Qualcuno doveva pur cominciare…

Eleonora Carrano per  Il Fatto Quotidiano vai al testo integrale  “Professioni, le regole europee? Solo un balzello”

firma la petizione di Amate l’Architettura

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#rete150k for dummies

Nei giorni scorsi abbiamo lanciato molte informazioni sull’edizione 2013 di #rete150k utilizzando tutti i nostri canali mediatici, dai segnali di fumo alla rete. Capiamo che ciò che per noi è chiarissimo nell’organizzazione dell’evento, non lo è invece per chi ci segue ma vorrebbe saperne di più.

Ecco a voi quindi una “giuda minima” di 150k.

INNANZITUTTO IL MANIFESTO

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CHE SIGNIFICA E-QUALITY?

Con il termine E-Quality abbiamo voluto mettere in relazione due termini che riteniamo dei presupposti fondamentali per l’Architettura:
EQUITA’=QUALITA’
Questa edizione vuole approfondire e mettere in evidenza il fatto che non può esserci Qualità nell’Architettura se non si creano le condizioni di Equità.
Ci muoviamo quindi alla ricerca di maggiore Equità negli appalti, nella rappresentanza, nella gestione del territorio e in tutte le forma dove la professione di Architetto è chiamata ad esprimersi e ad esercitarsi.

QUANTI EVENTI SONO PREVISTI?

Sono previsti 2 eventi. Il primo domani (giovedì 18 aprile 2013):
l’ANTEPRIMA 150K, alle ore 17,00 presso la Città dell’Altra Economia (Campo Boario a Testaccio, Roma). Dove verranno presentati i primi temi e iniziative su cui formare gruppi di lavoro.
L’EVENTO 150K il 18 maggio sarà un confronto pubblico sui primi risultati  del lavoro dei gruppi sui temi definiti durante l’anteprima.

DOVE POSSO COLLABORARE AI TEMI E PARTECIPARE AI GRUPPI?

Per la discussione dei temi abbiamo creato una piattaforma telematica che funziona come un social network www.150k.it (qui trovate le istruzioni per iscrivervi).
La cosa migliore è ovviamente venire all’Anteprima e partecipare, anche proponendo idee nuove o collaborando a sviluppare le proposte di altri partecipanti.
Siete tutti inviati a partecipare, in ogni momento.
150k è una rete dinamica che intende aggregare più forze possibile.

QUANTI TEMI SONO ATTIVI?

Al momento sulla piattaformna sono attivi 2 temi di discussione
ARCHITETTURA E POLITICA – Con un sottogruppo dedicato alla Legge per l’Architettura
ARCHITETTURA E PROFESSIONE – con un sottogruppo dedicato alla rappresentanza degli architetti.
Un terzo tema sarà discusso durante l’Anteprima e sarà dedicato alla TRASFORMAZIONE DEL TERRITORIO.

E’ PREVISTO UNO STREAMING?

Si, a questo link .
Per seguire lo streaming ci si deve iscrivere al sito e bisogna (dopo l’iscrizione) fare una ricerca con la chiave “rete150k”.

POSSO COMMENTARE TRAMITE TWITTER?

Per i più aggiornati all’uso dei social network abbiamo lanciato l’hashtag: #rete150k con il quale sarà possibile commentare in diretta lo streaming su Twitter. Se non sapete cosa sia un hashtag, questa informazione non fa per voi…..
Lanciate le vostre proposte e i vostri commenti in diretta!

QUALI ALTRI CONTATTI CI SONO?

email: info@150k.it
Skype: architetti150k
Account FB: Centocinquanta K Architetti

POSSO INTERVENIRE DA FUORI ROMA?

Per chi volesse intervenire, ma non può venire a Roma, è possibile (dietro prenotazione per ragioni logistiche) farlo in audio conferenza su skype (nome account “architetti 150k”).

MA TUTTO QUESTO LO FATE GRATIS?

Stiamo cercando Sponsor (dei quali daremo conto di volta in volta). Per chi intendesse sostenere economicamente la nostra iniziativa (che è interamente autofinanziata) abbiamo aperto una sottoscrizione sul sito di crowdfunding Produzioni dal Basso.
Chiediamo una quota minima di 20€ di contributo con i quali vorremmo finanziare i costi dell’organizzazione.
I costi saranno debitamente rendicontati.
Ad ogni contribuente regaleremo una publicazione dlla casa editrice Deleyva.

CHI ALTRI VI SOSTIENE?

L’Accademica di Brera
Carteinregola
Deleyva editore, che fornirà le pubblicazioni in regalo a chi aderisce alla raccolta fondi.

POSSO ORGANIZZARE UN EVENTO 150K?

Si, è nostra intenzione allargare il più possibile la rete anche accogliendo le proposte e la collaborazione attiva di associazioni e colleghi che si riconoscono nei nostri principi.

That’s all folks.

Vi aspettiamo.

L’Ordine che vorrei secondo Rocchi

15 dicembre 2012

L’Ordine che vorrei!

L’ordine che vorrei é strettamente legato alla societá che vorrei. Se dobbiamo parlare in funzione ipotetica allora la mia societá ha come obiettivo centrale il benessere dei suoi cittadini: benessere intellettivo e fisico.

Tutto dovrebbe girare intorno al concetto di uguaglianza, meritocrazia ed eguali possibilitá di accesso ai servizi a prescindere dalle possibilitá economiche.

Il liberismo sarebbe ben accetto solamente vincolandolo ai criteri sopradescritti. Non accettabile in questo tipo di societá alcuna furberia o raccomandazione o peggio malvessazione. In caso di malvessazione la mia societá sarebbe in grado di dare risposte veloci, attraverso una giustizia agile, snella, ed inflessibilmente giusta. Tolleranza zero per coloro che tenteno di aggirare le regole.

In una societá cosí fatta non avrebbe senso parlare di come dovrebbe essere un ordine, perché questo avrebbe un solo modo di essere. Sarebbe una garanzia sociale. La societá chiederebbe agli ordini di garantire la sicurezza degli immobili costruiti secondo i servizi resi dagli iscritti all’albo.
La competizione dunque si sposterebbe dal piano prettamente economico a quello tecnico/qualitativo. La serietá del professionista, il suo comportamento, il suo credo deontologico sarebbero un valori irrimediabilmente necessari per poter progettare e/o dirigere opere pubbliche e private.

Questo in un pensiero ipotetico.

Ora però facciamo i conti con la realtá.

La nostra societá ha dimenticato quale sia la funzione degli ordini professionali, e con loro ha dimenticato la valenza prima che i servizi tecnici dovrebbero garantire.

Il punto centrale é questo: la societá ci ha dimenticati. Ricordo come le parcelle minime inderogabili nel privato fossero solo un riferimento giá prima del decreto Bersani. La concorrenza sleale, della scontistica da mercato delle vacche, imperava. Nessun problema per il committente se poi i lavori costavano di piú: obiettivo principale risparmiare sui costi diretti dei servizi tecnici. Per prendere poi soldi da tutti i fornitori e dalle imprese ed avere alla fine dei manufatti solo sulla carta rispondenti alle normative.

I fabbricati poi crollavano, e crollano, e la colpa é dei terremoti o delle commissioni rischio sismico.

Ipocrisia!

La politica ha deciso di far sua questa visuale buttando nel mercato della vacche i servizi tecnici, ed il benessere dei suoi cittadini nel cesso!

Arrivano i terremoti e a crollare stavolta non sono solo case private, ma anche gli edifici pubblici. Sotto quegli edifici pubblici MUOIONO PERSONE: bambini, insegnanti, studenti, ospedalizzati!

Gli edifici pubblici che per loro natura dovrebbero essere i più sicuri, su questi si basano i piani di emergenza della protezione civile, diventano i più cedevoli, i più insicuri.
I livelli di sicurezza sia in fase di cantiere sia post cantiere si assottigliano notevolmente.

I politici vanno ai funerali!

Ipocrisia!

I politici rimediano al danno procurato ai loro cittadini? Certo chiedendo un’assicurazione obbligatoria a coloro che progettano e dirigono la costruzione di edifici. Così sono manlevati. Come se avere soldi potesse tacitare il dolore immenso di una perdita di un caro.

Ipocrisia massima!

In una società così fatta, a cosa serve un sistema ordinistico? A niente!

Devono esser chiusi?

Si, se ci rassegnamo a vivere nella società in cui viviamo.

NO, se si ha intenzione di rivendicare il nostro ruolo in una società che deve essere trasformata.

Non credo che i sindacati siano la soluzione giusta per gli architetti.
Avere bisogno di un sindacato è come dichiarare di aver fallito.

Questa società in cui viviamo fa schifo e deve essere detto a viva voce. Devono cambiare i pilastri su cui è fondata. Oppure è destinata a marcire per sempre nell’ipocrisia.

L’Ordine che vorrei secondo Tellarini

16 novembre 2012

Può sembrare paradossale, ma l’Ordine che vorrei … esiste già.

Mi correggo, non esiste realmente ma potrebbe esistere se solo le energie e le capacità delle migliaia di architetti che vi sono iscritti, confluissero in una sola direzione, filtrata e autogestita dagli iscritti stessi e “controllata” dall’Ordine articolato e organizzato per Commissioni, Comitati e Gruppi di lavoro.

Tutto questo sarebbe già possibile, anche se non regolamentato e imposto per legge. Me veniamo alle proposte dettagliate.

Occorre premettere che contrariamente a quanto si legge sulla stampa e a quanto divulgato erroneamente da taluni, dal 2005 in poi le cariche elettive di consiglieri e presidenti degli Ordini, hanno durata limitata nel tempo. Ogni mandato dura 4 anni e un consigliere può essere eletto solo per 3 mandati (max. 12 anni), e può essere nominato presidente solo 2 mandati (max. 8 anni). Quindi le “occupazioni” infinite degli anni trascorsi sono sul punto di cessare. Ultimo mandato possibile per gli “intoccabili” è il prossimo 2013-2017, dopo di ché necessariamente dovrà subentrare una nuova generazione, ed è proprio questo il punto su cui è incentrata la mia proposta: le nuove generazioni e il ricambio generazionale dei Consigli.

Altra premessa indispensabile è che la nuova riforma sulle libere professioni (DPR 137/2012), non è una legge specifica per gli architetti o per le professioni dell’area tecnica, ma riguarda tutte le libere professioni e ha necessariamente comportato misure di lunga gittata con norme che a volte, per noi architetti, sembrano incomprensibili ma che per altre professioni erano pertinenti.

Ultima novità introdotta dalla riforma, è rappresentata dalla creazione dei Consigli di Disciplina. Quindi la gestione dei nuovi Ordini si scompone in due “anime”: il Consiglio dell’Ordine che amministra tutte le attività ordinarie e ordinistiche, e il Consiglio di Disciplina che vigila, controlla e amministra la deontologia. Entrambe le anime convivono e appartengono allo stesso “corpo” costituito dall’Ordine. Tutto questo significa che fino ad oggi occorrevano 9, 11 o 15 consiglieri architetti, da domani invece, per la formazione dei due Consigli ne serviranno almeno il doppio.

La riforma quindi, già comporta e contempla l’apporto di molti più iscritti e tutti hanno durate di carica relativamente brevi. Per questa ragione è indispensabile che gli Ordini siano in grado di garantire e auto gestire un ricambio generazionale continuo, qualitativamente sempre più elevato e formato-informato.

Per attuare un vero rinnovo degli Ordini però, credo siano necessarie anche alcune norme e regolamenti che dovrebbero inevitabilmente riguardare tutta l’area tecnica (geometri, periti, ingegneri, ecc..), e che dovrebbero riguardare sia le definizione delle competenze, sia il livello di formazione professionale (leggi riforma dell’Università).

Tralasciando queste problematiche che comunque hanno e avranno grande rilevanza per il futuro della nostra professione, proverò ora a formulare qualche proposta concreta.

L’Ordine che vorrei …

  • Deve ricoprire una nuova funzione istituzionale, più estesa e ricettiva verso le esigenze della libera professione, con una visione ampia e aperta a tutti gli iscritti. La sede dell’Ordine deve essere un luogo cui tutti gli iscritti possono accedere e usufruire degli spazi e delle attrezzature, compresi i servizi di segreteria, compatibilmente con la gestione ordinaria. All’interno dell’Ordine deve essere possibile costituire gruppi di iscritti che intendono promuovere e divulgare la figura dell’architetto e l’architettura, attraverso l’organizzazione di attività di qualsiasi genere, purché compatibili con l’istituzione ordinistica e con l’immagine della professione.
  • All’interno dell’Ordine deve essere possibile organizzare e gestire gruppi autonomi, favorire incontri tra vari liberi professionisti e consentire esperienze lavorative di gruppo, con laboratori “aperti” a tutti gli iscritti che intendono sperimentare forme di aggregazione e di collaborazione professionale con altri colleghi.
  • La gestione culturale e organizzativa dell’Ordine deve essere demandata ad una serie di Commissioni composte dagli iscritti – che vi hanno libero accesso – e che vigilano, controllano e stimolano l’attività del Consiglio dell’Ordine e verificano l’attività del Consiglio di Disciplina.
  • Le Commissioni devono essere coordinate da un referente del Consiglio (consigliere di riferimento) che deve fungere da collegamento con l’organo centrale, e devono avere mandato anche per curare eventuali rapporti con istituzioni ed enti esterni.
  • L’Ordine deve nominare e organizzare Commissioni di controllo inerenti materie normative, regolamenti edilizi e urbanistica, con mandato a trattare con Comuni, Provincie e Regioni che ne facciano richiesta. Le Commissioni devono anche svolgere attività di ricerca, di analisi e critica sulle materie di competenza.
  • L’Ordine deve essere in grado di fornire consulenze sui parametri di valutazione dei compensi, sui criteri di stima dei costi della progettazione e sulla costituzione delle STP (Società Tra Professionisti), favorendo la formazione e l’aggregazione di studi multidisciplinari.
  • L’Ordine deve f0rmare e organizzare appositi Comitati di consulenza e di ricerca sui “mercati” esteri in grado di fornire informazioni agli iscritti interessati a rivolgersi oltre i confini nazionali, per favorire e sostenere lo svolgimento della libera professione all’estero.
  • Il Consiglio dell’Ordine deve intrattenere rapporti con il CNA e la Conferenza degli Ordini, promuovere le Federazioni regionali degli Ordini e attraverso un’apposita Commissione, deve elaborare e trasmettere proposte di riforma e modifiche alle leggi che complicano con processi burocratici avulsi, lo svolgimento della libera professione e la progettazione.
  • L’Ordine deve tutelare la “professione” nel suo significato più esteso, garantendo il rispetto delle norme vigenti e intraprendendo tutte le azioni possibili per la tutela e la dignità professionale, compresa una stretta sorveglianza verso le violazioni di competenza.
  • L’Ordine – purtroppo – deve gestire con cura e con efficienza, la formazione continua degli iscritti, intraprendendo tutte le iniziative volte a facilitare l’accesso ai corsi, ridurre o ad azzerare i costi per la formazione.

La domanda che nasce da questa sorta di decalogo sull’Ordine che vorrei .., dovrebbe essere la seguente: ma quante persone servono per assolvere a tutti questi compiti?

È una domanda che ci riporta immediatamente all’argomento iniziale: la riforma prevede l’apporto di molti più iscritti rispetto ad oggi, e quindi l’ordinamento dovrebbe adeguarsi, adattarsi e cogliere l’occasione. Per questa ragione ritengo che l’Ordine debba prevedere e consentire l’accesso a tutti gli iscritti, e quanti più iscritti aderiranno alla gestione dell’Ordine, quanto meglio l’Ordine stesso assolverà alle sue funzioni. Con una differenza sostanziale rispetto allo stato attuale: se l’Ordine non dovesse funzionare, la colpa non potrà più essere imputata al Consiglio o al Presidente di turno, ma ricadrà sugli iscritti, tutti. Noi tutti, tutti gli iscritti sono l’Ordine ed è compito e obbligo morale di tutti gli iscritti, occuparci dell’Ordine.

Questa si, sarebbe una vera grande riforma auto determinata, e qui torno alla prima affermazione introduttiva: può sembrare paradossale, ma questo genere di Ordine sarebbe già possibile, se solo i Consigli degli Ordini lo volessero, se solo gli iscritti lo chiedessero, ove fossero ascoltati e accolti. L’attuale legislazione non impedirebbe alcuna delle attività e funzioni sopra elencate e dunque, cari colleghi, non dimenticatevi mai che l’Ordine siamo noi tutti insieme.

Ultima nota: se questo fosse un modello proponibile, perseguibile e attuabile da tutti gli Ordini, anche senza riforme e stravolgimenti, oggi sarebbe possibile dimostrare che gli architetti italiani sanno rinnovarsi, sanno auto rigenerarsi e sanno “leggere” e risolvere gli attuali problemi, anche tra mille incognite e difficoltà economiche.

Nota dell’amministrazione – qui trovate i precedenti contributi di

Marco Alcaro

Gianluca Adami

L’Ordine che vorrei … (Adami)

31 ottobre 2012

Sono convinto che i nostri Ordini professionali non solo sono utili, ma dovrebbero essere potenziati e resi più funzionali al fine di tutelare, oltre alla collettività, anche la nostra dignità professionale.

L’Ordine che vorrei dovrebbe avere il ruolo di aiutare, informare e influenzare la politica del territorio e del governo e di offrire soluzioni politiche che aiutino gli architetti a produrre edifici e comunità migliori. Perché l’architettura È una questione politica e influenza la vita delle persone.

Gli ordini non hanno nella loro ragione sociale nessuna delle attività che vorrei.
La Legge 1395/1923 e il Regio Decreto 2537/1925 stabiliscono gli obblighi degli Ordini, il “minimo sindacale”, ma non impediscono altre attività e oggi gli Ordini devono fare molto di più.

Di fatto il mandato di rappresentanza che ricevono gli ordini è un mandato morale che gli iscritti gli riconoscono.

Gli Ordini non sono scatole vuote, gli Ordini sono scatole che hanno lo stesso contenuto della mente di chi li gestisce.
Sono scatole che possono essere riempite con qualsiasi contenuto.
Oltre ai “doveri” istituzionali, gli Ordini possono intraprendere qualsiasi azione culturale, politica e di supporto alla professione.

L’Ordine che vorrei è:

un Ordine che ha alcuni aspetti di continuità con la presente gestione ma molti e importanti aspetti di discontinuità.

un Ordine serio, sobrio, rigoroso e attivo, adatto ad un momento di crisi come questo.

un Ordine snello, con pochi dipendenti.

un Ordine che fornisce un supporto concreto ai suoi iscritti, sotto forma di servizi tecnici e di formazione gratuita.

un Ordine che insieme ai suoi iscritti, alle libere associazioni e ai sindacati di categoria da vita ad una voce collettiva per l’architettura.

un Ordine che influenza la politica del governo e la legislazione che ha un impatto sulla professione.

un Ordine che lavora per valorizzare e promuovere la professione di fronte a sfide importanti, prima fra tutte quella della conquista di nuovi mercati all’estero.

un Ordine che chieda sistematicamente ai suoi iscritti di cosa hanno bisogno

un Ordine che quando ha notizia o sospetto di un concorso di progettazione truccato si faccia avanti per organizzare un ricorso al TAR, anticipando le spese, e coordinando i danneggiati

un Ordine capace di porsi come un interlocutore valido e di peso nei confronti della Pubblica Amministrazione

un Ordine capace di pretendere risposte e azioni concrete dalla politica, che non si accontenta di qualche incarico per gli amici degli amici

un Ordine che prima chiede la chiarezza delle norme e poi chiede la loro applicazione rigorosa

un Ordine capace di mettersi di traverso per ottenere dei risultati, e non a pecora

un Ordine senza squadra di calcio, senza Associazione Ludica e senza iniziative futili

un Ordine che non boicotta i sindacati e le libere associazioni, ma ci lavora insieme e le promuove

un Ordine che in qualche modo mi sostenga e mi aiuti a farmi pagare la parcella, anche se le tariffe minime sono state abolite

un Ordine con un ufficio legale serio e agguerrito al servizio dei professionisti iscritti che porta avanti delle class-action

un Ordine che se la formazione è obbligatoria, è compresa nella quota dell’Ordine

un Ordine che mi sostenga nel tentativo di recuperare la capacità di indignarsi di fronte all’ingiustizia e la dignità che giorno dopo giorno come architetti stiamo perdendo.

Coloro che sollecitano una “discesa in campo” di Amate l’Architettura, devono farsi parte attiva, devono manifestare il proprio interesse.
E devono usare questo blog per dire che tipo di Ordine vorrebbero.
E’ chiaro che in campo ci sono due tesi contrapposte.
Chi, come l’autore del primo post, vuole la tassa di iscrizione a 30€, e quindi zero servizi e zero carrozzone, e parallelamente la nascita di Associazioni di categoria sul modello dell’ esclusivo e citatissimo Royal Institute of British Architects.
E chi, come me, vuole un Ordine semplicemente più efficiente, è disposto a conferire la quota associativa a patto che sia ben usata, e teme che levare peso agli Ordini non corrisponda poi alla nascita di organismi sostitutivi che possano svolgere un ruolo di tutela della professione di cui c’è forte necessità a tutti i livelli.

In ogni caso qualunque azione dell’Ordine si rivelerà molto più efficace se c’è una ampia partecipazione di tutti gli iscritti che devono volere fortemente un cambio di percorso; altrimenti l’Ordine stesso finisce con l’essere un soggetto isolato privo di reale peso.

Nota dell’amministrazione – qui trovate gli altri contributi di

Marco Alcaro

Lucio Tellarini