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#rete150k – rimandato l’incontro del 18 maggio

Per problemi tecnico-organizzativi, ma soprattutto per la concomitanza di molti eventi importanti nella giornata del prossimo 18 Maggio (Biennale dello spazio pubblico, Manifestazione della Fiom, Festa del verde e del paesaggio), la seconda Assemblea di 150K ARCHITETTI non potrà tenersi. Il Consiglio Direttivo di “Amate l’Architettura” si scusa per lo spiacevole inconveniente ed appena possibile comunicherà la nuova data dell’evento.

Le aree dismesse per rivitalizzare la Città di Pisa

27-28 Aprile 2013

Il Municipio dei Beni Comuni presenta:

LE AREE DISMESSE PER RIVITALIZZARE LA CITTA’ DI PISA

Due giorni di riflessione e confronto con urbanisti a partire da un’area dismessa e recuperata dalla cittadinanza.

Oggi le Amministrazioni (Pisa, Calci, Vicopisano, San Giuliano, Vecchiano, Cascina) hanno intrapreso il percorso per la formazione del Piano Strutturale d’area, è quindi il momento per definire obiettivi e regole per una programmazione che esprima i bisogni e i desideri della comunità.

E’ il momento delle scelte responsabili, tra cui il destino delle aree dismesse, abbandonate. Si rende indispensabile affrontare una discussione costruttiva sul ruolo di queste aree, superando il concetto di “valorizzazione” immobiliare e dell’ irremovibilità del costruito. Le aree produttive dismesse dovranno essere considerate quali aree da pianificare unitariamente in un processo partecipativo, in cui si affronti e si verifichi il loro valore d’uso, facendo emergere in via prioritaria l’interesse della collettività.

E’ una scommessa ardua, ma in questo momento favorito dalla crisi del mercato immobiliare in atto, la politica deve confrontarsi su questi temi. Basta consumare suolo e risorse, attraverso il Piano Urbanistico partecipato, si deve avviare un processo lungimirante che valorizzi l’impegno sociale attraverso la rigenerazione delle aree dismesse.

La riflessione è aperta. L’ex Colorificio Liberato si pone quale laboratorio sperimentale di pratiche capaci di costruire scambi a partire dalle relazioni anche con altre esperienze nazionali ed internazionali, in modo da creare una rete di aree dismesse da far conoscere e rivitalizzare.

Scopriamo insieme queste aree abbandonate e confrontiamoci sulle strategie per una visione alternativa che consideri lo spazio urbano e il territorio un bene comune da curare e progettare collettivamente secondo i reali bisogni dei cittadini che lo vivono quotidianamente.

PROGRAMMA

Sabato 27
Ore 16:30 Visita guidata nell’area dismessa/liberata: Il Colorificio Toscano. Saranno presenti alcuni ex lavoratori della fabbrica
Ore 18 Presentazione dell’ultimo numero della rivista  Millepiani/Urban “Cartografia del desiderio – Per la creazione di una nuova Polis”.
Inteviene: Enzo Scandurra – Prof. di Urbanistica – Università di Roma La Sapienza
Ore 19:30 Apericena a cura di Radio Roarr

Domenica 28
Ore 10 Introduzione al tema: le aree dismesse a Pisa a cura di Arch. Chiara Ciampa
Ore 10,15 “Chi è e cosa pensa chi frequenta il Colorificio”Considerazioni  su un’indagine didattica e partecipata, a cura di:
– Federica Molea – Laureanda  della Facoltà di Architettura
– Prof. Sonia Paone – Docente di Sociologia Urbana
Ore 11,30 Alla scoperta del patrimonio dismesso e delle relazioni urbane.
(Passeggiata in bicicletta attraverso luoghi simbolo dell’abbandono della città di Pisa, è previstaa una sosta per pranzo al sacco nell’area verde dell’ex Ospedale Santa Chiara)
Ore 17,30 Riflessioni, proposte e scommesse sui luoghi abbandonati da rigenerare
intervengono:
– Paolo Berdini – Urbanista
– Mauro Baioni  – Urbanista
– Francesco Careri – Stalker, Laboratorio di Arti Civiche Università Roma Tre
– Giorgio Pizziolo – Architettura di Firenze

Organizza Progetto Rebeldia in Collaborazione con  Legambiente Pisa – Radio Roarr – Ciclofficina del Progetto Rebeldia -presso Ex Colorificio Liberato,  Via Montelungo 70/633 Pisa

150K – l’intervento di Gianluca Adami

21 Aprile 2013

Recentemente il Consiglio dell’Ordine degli Architetti di Roma in collaborazione con il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma ha deciso di elaborare congiuntamente una proposta di Legge Regionale in materia di valorizzazione della qualità architettonica. La redazione della proposta è stata affidata all’arch. Valentina Piscitelli, in qualità di coordinatore del gruppo di lavoro, e all’Avv. Pietro Ilardi, che ne è stato materialmente l’estensore.

L’idea è quella di poter trovare una sponda sensibile all’idea della qualità architettonica nella nuova giunta regionale guidata da Nicola Zingaretti. La nostra opinione generale però è che questa legge nella sua attuale stesura non risulterebbe abbastanza incisiva.

Non è infatti, e non può essere, una vera legge sull’architettura, perché è regionale. I confini entro cui può operare sono per forza limitati dalla divisione attuale delle competenze fra Stato e Regione. Quindi non può derogare dalla normativa nazionale e in particolare dal Codice dei contratti pubblici (D.Lgs. 162/06) al quale più volte si richiama.

Secondo il nostro punto di vista l’elaborazione di una proposta di legge dovrebbe sempre avvenire in maniera partecipata e questa è una delle principali battaglie che, come rete 150k, abbiamo intenzione di portare avanti. Quindi consideriamo questo, un testo dal quale partire per trovare una condivisione ampia, che pure è necessaria.

A livello nazionale, come è già stato illustrato dai colleghi che hanno preceduto il mio intervento, riteniamo necessario intervenire con una legge per l’Architettura. Il punto di riferimento, o meglio uno dei punti di riferimento, è la proposta di legge redatta dal Sole24ore.

In particolare per quanto riguarda il rispetto delle competenze Regionali in materia di urbanistica è utile citare l’art. 5 relativo agli incentivi ai privati. Il testo integrale di questo articolo è:

Le Regioni possono prevedere normative incentivanti per i soggetti privati che ricorrono ai concorsi di progettazione per selezionare i progetti di realizzazione delle opere di nuova costruzione. Tra gli incentivi possono figurare bonus volumetrici, sconti sugli oneri urbanizzazione e procedure semplificate per l’ottenimento dei titoli abilitativi.

Come si può notare è un testo breve e chiaro. Ovvero ha le caratteristiche che dovrebbe sempre avere il testo di una legge per risultare efficace. Altrettanto evidentemente demanda una successiva precisazione alle singole normative regionali. E questo mi permette di soffermarmi su un altro dei punti che considero fondamentali: il fatto che qualunque normativa regionale debba per forza discendere da una più ampia normativa nazionale.

Questa considerazione, che può apparire ovvia, in realtà non è così condivisa come si può pensare. Tanto è vero che negli ultimi anni sono nate alcune leggi Regionali, e altre ne sono state proposte, che avevano come obiettivo la Qualità Architettonica e che però non sono andate ad inserirsi in un quadro normativo in grado di accoglierle. Il risultato è stato che hanno inciso poco o nulla sulla pratica edilizia e hanno invece contribuito a creare un tessuto normativo sempre più complesso e contraddittorio.

Quindi, benché sia uno sforzo titanico, l’operazione da portare avanti è quella di ristrutturare l’intero quadro normativo del settore, a tutti i livelli.

NazionaleRegionale e quando necessario perfino di regolamenti comunali.

Questo è il senso principale che, a mio avviso, dovrebbe avere la rete 150k.

Il nostro principale compito è quello di predisporre gli strumenti operativi con cui possano essere elaborate proposte normative con la partecipazione di tutti gli iscritti. Leggi che finalmente smettano di portare i nomi dei loro autori per diventare dei beni comuni.

Mi piace citare uno scritto recente di Gustavo Zagrebelsky, che personalmente mi auguro possa diventare il nostro prossimo Presidente della Repubblica, il quale ci ricorda qual è il ruolo della cultura e di conseguenza delle leggi:

La società non è la mera somma di molti rapporti bilaterali concreti, di persone che si conoscono reciprocamente. È un insieme di rapporti astratti di persone che si riconoscono come facenti parte d’una medesima cerchia umana, senza che gli uni nemmeno sappiano chi gli altri siano. Come può esserci vita comune, cioè società, tra perfetti sconosciuti? Qui entra in gioco la cultura. Consideriamo l’espressione: io mi riconosco in… Quando sono numerosi coloro che non si conoscono reciprocamente, ma si riconoscono nella stessa cosa, quale che sia, ecco formata una società. Questo “qualche cosa” di comune è “un terzo” che sta al di sopra di ogni uno e di ogni altro e questo “terzo” è condizione sine_qua_non d’ogni tipo di società, non necessariamente società politica. Il terzo è ciò che consente una “triangolazione”: tutti e ciascuno si riconoscono in un punto che li sovrasta e, da questo riconoscimento, discende il senso di un’appartenenza e di un’esistenza che va al di là della semplice vita biologica individuale e dei rapporti interindividuali. Quando parliamo di fraternità (nella tradizione illuminista) o di solidarietà (nella tradizione cattolica e socialista) implicitamente ci riferiamo a qualcosa che “sta più su” dei singoli fratelli o sodali: fratelli o sodali in qualcosa, in una comunanza, in una missione, in un destino comune. Noi siamo immersi in una visione orizzontale dei rapporti sociali. Ma, ciò significa forse che non abbiamo più bisogno di un “terzo unificatore”, nel senso sopra detto? Per niente. Anzi, il bisogno si pone con impellenza, precisamente a causa dei suoi presupposti costituzionali: la libertà e l’uguaglianza, i due pilastri delle concezioni politiche del nostro tempo, che se lasciati liberi di operare fuori di un contesto societario, mettono in moto forze egoistiche produttive di effetti distruttivi della con-vivenza.

La legge. L’insieme delle leggi che ci governa rappresenta il terzo unificatore che sta al di sopra di ogni uno e di ogni altro.

In questo insieme di leggi io vorrei riconoscermi. Vorrei finalmente iniziare a riconoscermi. Per questo penso che il quadro normativo del nostro settore vada riscritto senza mezze misure. Perché sono convinto che nessuno dei presenti in questa sala vi si riconosce ed è questo quello che vorremmo iniziare a fare.

Vorrei essere breve e concludere il mio intervento con una proposta concreta. Quindi mi riaggancio alla proposta di Legge Regionale portata avanti dall’Ordine degli Architetti e degli Avvocati di Roma.

L’art. 9 è relativo ai Concorsi di progettazione banditi da soggetti privati.

Premesso che l’unico modo per introdurre una qualità diffusa nei quartieri di nuova costruzione sia il ricorso ai concorsi anche da parte dei privati.

Premesso anche che si sia capaci e si abbia la volontà di scrivere regole chiare e uniformi che regolano i concorsi, sia pubblici che privati, e che si inizi ad esercitare un’attività di verifica della loro applicazione.

In tal caso modificando il solo articolo 9, questa proposta di Legge, pur rimanendo nel limitato perimetro delle competenze regionali, potrebbe diventare non solo importante ma determinante per cambiare l’aspetto della città e causare un accesso meritocratico alla produzione edilizia di rilievo.

Se si garantisse ai costruttori un beneficio concreto in termini di cubatura edificabile in caso di assegnazione del progetto attraverso concorso si smuoverebbe il mercato in senso meritocratico.

Questo articolo da solo potrebbe valere tutta la legge. Il resto a quel punto potrebbe essere solo la cornice.

Una modifica di questo tipo è sicuramente all’interno del perimetro delle competenze della Regione, tanto è vero che nella Legge Regionale n°10 del 2011, ovvero la seconda versione del Piano Casa del Lazio l’Art. 4 Interventi di sostituzione edilizia con demolizione e ricostruzione degli edifici al comma 7 recita:

Al fine di promuovere la qualità edilizia ed architettonica degli edifici di cui al presente articolo e dell’ambiente urbano, nel caso in cui il soggetto proponente l’intervento di sostituzione edilizia provveda mediante la procedura del concorso di progettazione, con l’assistenza degli ordini professionali competenti, l’ampliamento di cui al comma 1 è aumentato del 10 per cento, purché l’intervento sia realizzato sulla base del progetto vincitore del concorso.

Questa norma ha avuto una incidenza molto ridotta perché è limitata alla casistica di per sé esigua della sostituzione edilizia, e anche perché un incentivo del 10% è evidentemente troppo basso per rinunciare a scegliersi da solo il progettista e andrebbe aumentato.

Però questo precedente, apre una strada percorribile e interessante.

Altri contributi sono pubblicati qui.

Inarcassa, una riforma non sostenibile

Teatro Comunale di Vicenza, I° Marzo 2013: “Enrico, ricordati che fuori dal Comitato dei Delegati tu sei nessuno!” con questa frase espressa verso di me dal Vice Presidente si avvia alla conclusione l’assemblea con gli Iscritti indetta da Inarcassa (Cassa di Previdenza degli Ingegneri ed Architetti) indetta per illustrare la riforma previdenziale appena varata.
Pertanto ti avverto sin d’ora, caro lettore, che le domande che mi sono posto non hanno nessun significato e peggio, le risposte che mi sono dato non hanno nessun valore. Preciso anche che le mie riflessioni non generano nessuna “aspettativa nei confronti di Inarcassa”.

Che la riforma riduca le pensioni è intuibile da tutti, ma io mi chiedo:quanto verrà ridotta la pensione?
La risposta è un drammatico taglio delle pensioni, allorquando la riforma sarà a regime, cioè per tutti coloro che si iscrivono dal I° gennaio 2013, di oltre il 50% rispetto alle attuali.

La riforma è sostenibile … per gli Iscritti?
In sintesi per un fondo pensione la sostenibilità si basa sulla capacità di gestire con efficienza il patrimonio versato dagli iscritti. Per gli iscritti la sostenibilità è invece un concetto più complesso perché si associa all’equità, alla dignità, in definitiva alla stabilità nel lungo periodo in termini sociali. Se gli iscritti pagano i contributi, li tengono vincolati per trent’anni e se li vedono restituire con un rendimento dell’1%, c’è il forte rischio che il sistema non sia più socialmente stabile nel lungo periodo. Infatti come reagiranno i giovani e i futuri iscritti,  quando si renderanno conto della pessima resa attribuita ai loro versamenti? Si chiederanno: perché mai mi devo iscrivere obbligatoriamente ad Inarcassa?

Ma a partire dal prossimo anno, non è l’1,5% il tasso minimo garantito con cui verranno capitalizzati i contributi versati e quindi restituiti come pensione?
E’ vero: l’1,5 % è il tasso minimo promesso. Però non tutti i contributi concorrono a generare la futura pensione. Il contributo soggettivo nella sua interezza sì, invece quello integrativo solo per una parte. In altri termini, al massimo il 77%  dei contributi raccolti, verrà impiegato per creare le future pensioni di tipo contributivo a ripartizione.

E la capacità gestionale dell’Ente?
Si azzera in partenza la ricerca di una gestione competitiva e meritocratica degli investimenti, l’unica premiante per le nostre pensioni. E visto che l’Europa non è una società  collettivistica chiusa, l’eventuale fuga dall’Italia, attraverso le società di ingegneria, dei migliori redditi dei Colleghi professionisti, causerà un ulteriore taglio delle pensioni, dovuta alla riduzione delle entrate contributive e quindi del patrimonio investibile.

E’ stato il ministro Elsa Fornero con l’imposizione della sostenibilità a 50 anni, ad obbligare Inarcassa a varare questa riforma “innovativa”?
La sostenibilità di un ente previdenziale non può mai essere misurata in anni. Ipotizziamo che un bilancio prospettico determini che  Inarcassa esaurisca ogni riserva patrimoniale fra 51 anni. A quella data,  permarrebbero ancora in vita almeno metà degli attuali iscritti o i loro superstiti. Che senso avrebbe, per questa moltitudine di professionisti, continuare a rimanere, oggi, associati? Il ministro ha imposto non tanto un nuovo sistema previdenziale bensì uno stress test, una verifica di robustezza. Gli stress test, come quando li hanno imposti alle banche, servono a prevenire i collassi del sistema. Gli stress test devono essere superabili, altrimenti anziché consolidare il sistema, ottengono l’effetto opposto di quello che intendevano prevenire e cioè il collasso del sistema: la corsa agli sportelli (per le banche) e il rifiuto a pagare i contributi (per gli Enti di previdenza).  Con la riforma del 2008, cioè appena quattro anni fa, Inarcassa aveva aumentato – più del 50% – gli oneri previdenziali. Lo stress test sarebbe stato facilmente superato riducendo qualche dissimmetria nelle prestazioni, ad esempio correlandole al progressivo aumento della longevità. Infatti la sopravvivenza, non solo dell’Iscritto ma dello stesso ente previdenziale privato di noi liberi professionisti,  non può prescindere  dall’adeguatezza dei ritorni pensionistici e dalla capacità di tenere sotto controllo il proprio debito.

Enrico Oriella – Ingegnere Delegato Inarcassa per la provincia di Vicenza.

Altri contributi sono pubblicati qui.

150k – Architettura e Professione

I problemi che in questo momento ognuno di noi professionisti si trova ad affrontare sono molti.

C’è poco lavoro, e quello che c’è non è ripartito in maniera equa. La maggior parte dell’attività è concentrata nelle mani di pochi e i motivi a cui questo è dovuto non sono legati alla qualità.

Farsi pagare è sempre più difficile. Non c’è nessuna forma di assistenza da parte degli Ordini professionali da questo punto di vista.

Il quadro normativo entro cui operiamo è incerto. Le norme, spesso scritte male, si susseguono incessantemente, si sovrappongono ed entrano in conflitto fra loro. Tutto questo crea incertezza e permette che dilaghi la corruzione dell’apparato tecnico della Pubblica Amministrazione, al quale è demandato il potere discrezionale più assoluto.

La struttura organizzativa della nostra rappresentanza oltre ad essere priva di figure autorevoli di riferimento è costantemente depotenziata, come risultato di una strategia neoliberista che diffonde l’idea di un libero mercato sovrano e che in realtà affida la qualità architettonica nelle mani degli speculatori edilizi.

Il valore attribuito alla creatività e quello del progetto hanno raggiunto il minimo storico.

Dobbiamo parlarne e trovare delle soluzioni. Insieme.

Qui la piattaforma di discussione.

#rete150k for dummies

Nei giorni scorsi abbiamo lanciato molte informazioni sull’edizione 2013 di #rete150k utilizzando tutti i nostri canali mediatici, dai segnali di fumo alla rete. Capiamo che ciò che per noi è chiarissimo nell’organizzazione dell’evento, non lo è invece per chi ci segue ma vorrebbe saperne di più.

Ecco a voi quindi una “giuda minima” di 150k.

INNANZITUTTO IL MANIFESTO

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CHE SIGNIFICA E-QUALITY?

Con il termine E-Quality abbiamo voluto mettere in relazione due termini che riteniamo dei presupposti fondamentali per l’Architettura:
EQUITA’=QUALITA’
Questa edizione vuole approfondire e mettere in evidenza il fatto che non può esserci Qualità nell’Architettura se non si creano le condizioni di Equità.
Ci muoviamo quindi alla ricerca di maggiore Equità negli appalti, nella rappresentanza, nella gestione del territorio e in tutte le forma dove la professione di Architetto è chiamata ad esprimersi e ad esercitarsi.

QUANTI EVENTI SONO PREVISTI?

Sono previsti 2 eventi. Il primo domani (giovedì 18 aprile 2013):
l’ANTEPRIMA 150K, alle ore 17,00 presso la Città dell’Altra Economia (Campo Boario a Testaccio, Roma). Dove verranno presentati i primi temi e iniziative su cui formare gruppi di lavoro.
L’EVENTO 150K il 18 maggio sarà un confronto pubblico sui primi risultati  del lavoro dei gruppi sui temi definiti durante l’anteprima.

DOVE POSSO COLLABORARE AI TEMI E PARTECIPARE AI GRUPPI?

Per la discussione dei temi abbiamo creato una piattaforma telematica che funziona come un social network www.150k.it (qui trovate le istruzioni per iscrivervi).
La cosa migliore è ovviamente venire all’Anteprima e partecipare, anche proponendo idee nuove o collaborando a sviluppare le proposte di altri partecipanti.
Siete tutti inviati a partecipare, in ogni momento.
150k è una rete dinamica che intende aggregare più forze possibile.

QUANTI TEMI SONO ATTIVI?

Al momento sulla piattaformna sono attivi 2 temi di discussione
ARCHITETTURA E POLITICA – Con un sottogruppo dedicato alla Legge per l’Architettura
ARCHITETTURA E PROFESSIONE – con un sottogruppo dedicato alla rappresentanza degli architetti.
Un terzo tema sarà discusso durante l’Anteprima e sarà dedicato alla TRASFORMAZIONE DEL TERRITORIO.

E’ PREVISTO UNO STREAMING?

Si, a questo link .
Per seguire lo streaming ci si deve iscrivere al sito e bisogna (dopo l’iscrizione) fare una ricerca con la chiave “rete150k”.

POSSO COMMENTARE TRAMITE TWITTER?

Per i più aggiornati all’uso dei social network abbiamo lanciato l’hashtag: #rete150k con il quale sarà possibile commentare in diretta lo streaming su Twitter. Se non sapete cosa sia un hashtag, questa informazione non fa per voi…..
Lanciate le vostre proposte e i vostri commenti in diretta!

QUALI ALTRI CONTATTI CI SONO?

email: info@150k.it
Skype: architetti150k
Account FB: Centocinquanta K Architetti

POSSO INTERVENIRE DA FUORI ROMA?

Per chi volesse intervenire, ma non può venire a Roma, è possibile (dietro prenotazione per ragioni logistiche) farlo in audio conferenza su skype (nome account “architetti 150k”).

MA TUTTO QUESTO LO FATE GRATIS?

Stiamo cercando Sponsor (dei quali daremo conto di volta in volta). Per chi intendesse sostenere economicamente la nostra iniziativa (che è interamente autofinanziata) abbiamo aperto una sottoscrizione sul sito di crowdfunding Produzioni dal Basso.
Chiediamo una quota minima di 20€ di contributo con i quali vorremmo finanziare i costi dell’organizzazione.
I costi saranno debitamente rendicontati.
Ad ogni contribuente regaleremo una publicazione dlla casa editrice Deleyva.

CHI ALTRI VI SOSTIENE?

L’Accademica di Brera
Carteinregola
Deleyva editore, che fornirà le pubblicazioni in regalo a chi aderisce alla raccolta fondi.

POSSO ORGANIZZARE UN EVENTO 150K?

Si, è nostra intenzione allargare il più possibile la rete anche accogliendo le proposte e la collaborazione attiva di associazioni e colleghi che si riconoscono nei nostri principi.

That’s all folks.

Vi aspettiamo.

150k – come iscriversi alla piattaforma

Forse gli architetti 2.0 storceranno il naso di fronte all’idea di queste istruzioni. Ma noi ci rivolgiamo a tutti gli architetti (compresi quelli 1.0) e per molti l’idea di un semplice social network potrebbe risultare più ostico di quanto si creda.

Ecco a voi il primo tutorial.

Il sito http://www.150k.it/ è un ibrido fra un sito tradizionale (in cui vengono esposti dei contenuti), un blog (in cui si succedono gli articoli e i più recenti sono i più visibili) e un social network (in cui ogni utente ha un profilo con informazioni personali e foto, scrive messaggi di stato, segnala eventi, mostra foto etc.).
Il sito ha un primo livello di accessibilità disponibile per tutti coloro che lo visitano senza registrarsi, e un secondo livello per coloro che invece si registrano e creano un proprio profilo.
La registrazione può a prima vista sembrare complessa ma comprende in un’unica fase anche la creazione del proprio profilo personale, alla maniera dei social network come Facebook, ed è stata pensata per evitare furti di identità virtuali, attraverso l’invio della e-mail finale di attivazione.
Per registrarsi occorre seguire la seguente procedura:
– andare sul sito www.150k.it
– nella colonna di sinistra dove c’è scritto “Entra nella rete 150k”, selezionare l’ultima voce che è Create an account
– si apre una schermata dove viene richiesto l’inserimento dei seguenti dati:
nome (il proprio nome e cognome veri),
username (da decidere liberamente, e di cui si consiglia di prenderne nota)
e-mail (sulla quale subito dopo si riceverà il messaggio di attivazione)
password (da decidere liberamente, e di cui si consiglia di prenderne nota)
– una volta inseriti tutti i dati premere il pulsante next per andare avanti
– si apre un’altra schermata dove viene richiesto di inserire le informazioni personali, che costituiranno il proprio profilo. Le informazioni obbligatorie sono:
il genere (maschile o femminile)
una o più frasi di descrizione di se stessi
la città in cui si vive
e la nazionalità di appartenenza
tutte le altre informazioni sono opzionali
(di tutte queste informazioni attraverso le icone dei lucchetti sulla destra si può decidere la visibilità. Lucchetto grigio aperto = visibile a tutti / Lucchetto verde = visibile agli iscritti)
– una volta inseriti tutti i dati premere il pulsante register per andare avanti
– si apre un’altra schermata da cui è possibile inserire una foto nel proprio profilo, questa foto successivamente apparirà accanto al proprio nome quando si scriverà un messaggio o altro. Se si ha una foto (ad esempio quella del profilo face book) sul proprio computer, con il pulsante sfoglia si può andare a prenderla nella cartellina in cui si trova e successivamente si preme il pulsante upload.
– a questo punto la registrazione è terminata, ma bisogna ancora renderla attiva a tutti gli effetti. Per verificare che i dati inseriti dall’utente corrispondano al vero e che non si stia verificando un furto di identità il sistema spedisce automaticamente due mail all’indirizzo fornito all’inizio della registrazione. La prima mail contiene un promemoria con username e password scelti (che va conservata). La seconda mail un link di attivazione.
– l’ultimo passaggio consiste nel consultare la propria e-mail, aprire le mail provenienti dal sito 150k e cliccare sul link di attivazione.
– da questo momento in poi il nuovo utente può collegarsi sul sito 150k e accedere con i proprio username e password. Se si spunta la casella remember me prima di effettuare la login ai successivi accessi dallo stesso computer il sistema riconoscerà immediatamente l’utente e non sarà più necessario inserire né username né password.

Infine, poichè anche l’affito dello spazio web e la manutenzione costano, vi ricordiamo la nostra raccolta fondi presso questo sito.