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Regno Unito, architetti e architettura ai tempi del Covid-19 – UK, architects and architecture during Covid-19 pandemic

16 Maggio 2020

Un recente studio condotto dal RIBA, l’Istituto Reale degli Architetti Britannici, frutto di un sondaggio chiuso il 30 Marzo e pubblicato il 6 Aprile, ha rivelato che le misure necessarie a rallentare la diffusione del nuovo Coronavirus stanno avendo un rilevante impatto sulla professione di architetto anche nel Regno Unito. Da qualche giorno è partito anche il secondo sondaggio, quindi a breve avremo a disposizione una situazione aggiornata. Di seguito intanto una tabella con i risultati più interessanti del primo.

01 – TABELLA SONDAGGIO RIBA

Il Governo Inglese sta facendo molto per aiutare subito e meglio possibile i lavoratori e le aziende. Vediamo nel dettaglio cosa questo significa anche per gli architetti.

02 – TABELLA DEGLI AIUTI DEL GOVERNO INGLESE

Inoltre il RIBA è costantemente presente a supporto dei suoi iscritti – persone singole e studi professionali – con vari strumenti.

03 – TABELLA DEGLI AIUTI DEL RIBA

Un’altra forma singolare di “supporto” viene dalle agenzie di reclutamento che tramite LinkedIn, i rispettivi siti web e le newsletter elargiscono regolarmente consigli su smart working, salute mentale e persino video colloqui e rinnovo del CV ai tempi del Covid-19. Le offerte di lavoro infatti, seppure calate drasticamente, ci sono ancora e puntano ad assoldare soprattutto lavoratori a contratto e esperti del BIM.

Molti studi, come sopra detto hanno, messo in cassa integrazione i loro dipendenti e quindi hanno momentaneamente sospeso l’attività approfittando dell’occasione del CJRS offerta dal Governo per limitare le perdite, altri hanno ridotto gli orari di lavoro, altri ancora lo stipendio.

Tutti gli altri si stanno semplicemente attrezzando in vario modi per portare avanti il loro business:

  • grazie alla collaborazione tra RIBA e Governo quelli dotati di stampanti 3D si sono convertiti alla produzione di ventilatori e dispositivi di protezione personale, ossia mascherine e visiere (Es. HOK, HTA, Perkins and Will, Penoyre & Prasad, Grimshaw);
  • alcuni stanno partecipando alla conversione di edifici in ospedali (Es. BDP);
  • altri stanno mettendo a disposizione dei clienti strumenti per collaborare online (Es. E2 Architecture+Interiors).

04 – FOTO STRALCIO ARTICOLO RIVISTA RIBA SULLA PROGETTAZIONE DEGLI OSPEDALI DI EMERGENZA AI TEMPI DEL COVID-19

In generale sui social i dibattiti che gli architetti stanno portando avanti sono soprattutto correlati alla gestione dei team di lavoro a distanza.

Gli studi di architettura del Regno Unito fanno parte di un’industria molto consolidata e hanno alle spalle un istituto, il RIBA, che si fa promotore delle loro istanze. Questo è decisamente un vantaggio. Come pure il fatto che siano più avvezzi che in altre nazioni alla collaborazione on line, vuoi perché molti hanno progetti all’estero o perché hanno sedi in diverse città del Regno Unito o del Mondo. Tuttavia i cantieri si fanno dal vivo. “Va tutto bene e funziona bene su Zoom e Skype, possiamo lavorare da casa e sugli schermi ma la catena di approvvigionamento è più ampia e il personale dei cantieri ciò di cui dobbiamo preoccuparci “, ha detto a metà Marzo in un’intervista Ewen Miller, managing director di Calderpeel Architects. “Stiamo ancora cercando di capire quali saranno le implicazioni. L’industria delle costruzioni è ciclica e potremmo arrivare alla fine di un ciclo.”

*dati sul sondaggio da sito RIBA

 

A recent study conducted by RIBA, the Royal Institute of British Architects, summary of a survey closed on March 30 and published on April 6, revealed that the measures needed to slow the spread of the new Coronavirus are having a great impact on architects in the UK as well. The second survey started a few days ago, so we will shortly have an updated picture. Meanwhile, below is a table with the most interesting results of the first.

01 – RIBA SURVEY TABLE

UK government is doing a lot to help workers and companies immediately and as well as possible. Let’s see in detail what this means for architects.

02 – TABLE OF ECONOMIC AID ENGLISH GOVERNMENT

Furthermore, RIBA is constantly present to support members – single people and professional firms – with various tools.

03 – RIBA AID TABLE

Another “support” comes from the recruiting agencies that on LinkedIn, their websites and newsletters regularly give advice on remote working, mental health and even video interviews and CVs at the time of Covid-19. In fact, job offers, although dramatically dropped , are still there and aim to hire mainly contract workers and BIM experts.

As mentioned above many practices have put their employees into layoffs and therefore temporarily suspended their activities by taking advantage of the CJRS opportunity offered by the Government to limit losses. Others have reduced working hours or wages.
All the other practices still working are gearing up in various ways to carry on their business:
– thanks to the collaboration between RIBA and the Government, those equipped with 3D printers have converted to the production of fans and PPE (Personal Protective Eqipement), masks and visors – HOK, HTA, Perkins and Will, Penoyre & Prasad, Grimshaw;
– some are participating in the conversion of buildings into hospitals – BDP;
– others are making tools available to customers to collaborate online – Architecture + Interiors.

04 – EXCERPT FROM AN ARTICLE IN THE RIBA MAGAZINE ON THE DESIGN OF EMERGENCY HOSPITALS DURING COVID-19

Generally, discussions that are taking place on social media are mainly related to understanding how to manage remote work teams.

The UK architectural practices are part of a well-established industry and have behind them an institution, RIBA, promoting their requests. This is definitely an advantage. As well as the fact that they are more accustomed to online collaboration than in other countries, either because many have projects abroad or because they have offices in different cities in the UK or in the world. However, the construction sites go live. “It is all well and good working off Zoom and Skype, we can work from home and on screens, but it is the wider supply chain and site staff we have to worry about,” he said. “We are still trying to understand what the implications will be. The construction industry is cyclical and we may be reaching the end of a cycle.”

*survey data from RIBA website

Testo: ©Vita Cofano
Foto: ©Vita Cofano
Editing: Vita Cofano e Giulio Paolo Calcaprina

Rigenerare Corviale versus Demolire Robin Hood Gardens. Roma e Londra: Due casi studio a confronto

25 Aprile 2016

Roma e Londra rivisitano le utopie del Moderno e affrontano lo stesso dilemma: come sanare le ferite urbane di due architetture che hanno fallito la loro missione sociale. Due condomini degli anni ’70, due progetti firmati da colti architetti, due architetture che trasformano la missione sociale del Movimento Moderno in ideologia del sociale.

Due opere di circa 40 anni fa, criticate e apprezzate, simboli delle conquiste del welfare del dopo guerra. Progettate sul modello dell’Unità di Abitazione di Le Corbusier, Padre del Moderno. Modello applicato a molti interventi delle periferie italiane del boom edilizio dagli anni ’60, tra i molti il quartiere Zen di Palermo.

Corviale (Roma)_Mario Fiorentino e altri.

Un problema, due soluzioni.

ROMA, 1972. L’IACP (oggi ATER) affida al Team guidato da Mario Fiorentino il progetto del complesso del Corviale che si costruirà nella periferia sud-ovest della Capitale, nei pressi di via Portuense.

LONDRA, 1972. L’allora GLC (Greater London Council) affida ad Alison and Peter Smithson il progetto di Robin Hood Gardens, in un quartiere dell’est di Londra, poco lontano da Canary Wharf.

ROMA, 2015. L’ATER lancia un Concorso e stanzia 7,2 milioni di euro per una prima fase di lavori per rigenerare Corviale.

LONDRA 2015. Al capolavoro brutalista degli Smithson non viene concesso il vincolo storico-monumentale, nonostante la richiesta della Twentieth Century Society. L’intero complesso è in attesa di essere demolito e sostituito da un nuovo masterplan che prevede 200 nuovi alloggi entro il 2020.

Robin Hood Gardens_designed by the Smithson

Vorrei sollecitare due riflessioni e un interrogativo sui modelli abitativi contemporanei.

La prima riguarda la flessibilità degli strumenti procedurali e attuativi con cui due Nazioni della Comunità Europea, come l’Italia e l’Inghilterra, affrontano il tema della rigenerazione urbana ed in particolare delle periferie. Demolire, creare alloggi volano (come avviene comunemente anche in Olanda) e ricostruire condomini dignitosi, sostenibili e in sintonia con le nuove performance di risparmio energetico è possibile nel nostro Paese oggi?

La seconda riguarda la salvaguardia degli edifici storici. Nonostante Robin Hood Gardens sia un’opera di due Maestri come Peter e Alison Smithson, il Governo ha ritenuto, -senza niente togliere al valore del miglior Brutalismo anglosassone-, che non si dovesse applicare il vincolo storico monumentale. In Italia, siamo afflitti da falsi capolavori intoccabili, li potremo mai rivalutare e forse demolire?

Unité_d'Habitation_Designed by Le Corbusier

Ed infine un interrogativo: esiste un interesse concreto verso il rinnovamento tipologico del social housing del futuro? Se a Londra le ‘streets in the sky’ di Robin Hood Gardens sono state considerate un disastro sociale, perché Interlace, la mega struttura residenziale di Ole Scheeren e OMA a Singapore ha ricevuto la nomina di “World Building of the Year 2015” al World Architecture Festival?

The Interlace, Condominium_Designed by Ole Scheeren / OMA

Autore: Cristina Donati
Foto: internet
Editing: Giulio Paolo Calcaprina