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Pisa – La città è vuota. Un dossier mette in fila l’abbandono del patrimonio pubbico

16 Novembre 2016

Riceviamo da Progetto Rebeldia, la terza edizione del Dossier Riutilizziamo Pisa. Si tratta di una interessante indagine sullo stato di abbandono del patrimonio pubblico all’interno del comune di Pisa che mette in luce un fenomeno diffuso in tutte le città italiane, dove a fronte della disponibilità di spazi e volumetrie di proprietà pubblica e privata le amministrazioni sembrano sempre più spesso incapaci di immaginare serie politiche di recupero.

Qui di seguito riportiamo il “Comunicato Stampa Riutilizziamo Pisa 2016 – Politiche di alienazione e abbandono: il triplice danno ai cittadini di Pisa”.

<<Il Municipio dei Beni Comuni presenta la terza edizione del dossier Riutilizziamo Pisa, che ormai in modo costante osserva, monitora e aggiorna lo stato degli immobili vuoti abbandonati nel Comune di Pisa.

Nel 2016 possiamo contare un totale di 248.383 mq di spazi inutilizzati in città, tra proprietà pubbliche e private, con un aumento solo in un anno di 6710 mq abbandonati ex novo, da addebitare alle istituzioni pubbliche.

Per questo l’edizione 2016 si focalizza sui 4 principali enti pubblici presenti sul territorio: Comune di Pisa, Provincia di Pisa, Università di Pisa e Regione Toscana, includendo in quest’ultima anche le proprietà dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana. Abbiamo quindi fatto il punto di quale sia l’entità degli immobili lasciati al degrado e all’incuria, ma anche di quali spazi siano presenti nei piani di alienazione, e che quindi – verosimilmente – entreranno a far parte della categoria.

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Osserviamo come solo gli immobili abbandonati dei quattro enti appena citati arrivino a coprire una superficie di 40.754 metri quadrati. A questa va inoltre aggiunta la superficie di 80.000 mq del Parco di Cisanello.

Proprio in merito ai piani in alienazione, abbiamo puntato l’attenzione in modo particolare intorno alla distinzione tra immobili ancora in uso, anche solo parziale, e quelli completamente abbandonati. Questo ci ha consentito di discernere sulla qualità della gestione degli spazi condotta dai vari enti, ponendo allo stesso tempo una questione sul destino delle attività attualmente ospitate dagli immobili in vendita.

Il comune di Pisa guadagna uno dei primati peggiori degli ultimi tempi, avendo lasciato in completo abbandono la maggior parte del patrimonio in alienazione (92% pari 13 mila metri quadrati su un totale di 14000 metri quadrati.). A dispetto delle innumerevoli dichiarazioni di voler operare per il recupero degli immobili abbandonati, l’evidenza dei fatti mostra come il comune agisca nelle vesti di principale ostacolo a una simile direzione: si pensi alla “perdita” dei documenti su Santa Croce in Fossabanda che ha bloccato per 2 anni l’affidamento all’ente per il diritto allo studio, o il “gran rifiuto” di riaprire la Mattonaia alla cittadinanza. La provincia di Pisa, nonostante sia in fase di ripiegamento (data la prevista dismissione), emerge con un paradigmatico cambio di tendenza divenendo la principale produttrice di “nuovo” abbandono dell’anno in corso. Esempi eclatanti sono l’ex terminal della CPT o le Officine Garibaldi, che appena collaudate sembrano già destinate a rimanere inutilizzate per lungo tempo. L’Università di Pisa nel 2016 si rende protagonista di un grande regalo al costruttore Madonna, scambiando palazzo Feroci e l’ex Asnu, e aggiungendo allo scambio ben 8 milioni, ma vincolando l’effettivo trasferimento, e quindi l’eventuale recupero ai lavori delle ex Benedettine. Infine la Regione Toscana primeggia per metratura in parziale uso, aspetto sintomatico di una fase di stasi che di fatto danneggia la città e la fruizione dei servizi: stiamo parlando dell’operazione “Santa Chiara”, che da quasi un decennio tiene in scacco circa 10 ettari di terreno in pieno centro e che vede il moltiplicarsi di notevoli disservizi a causa dello sdoppiamento dell’ospedale tra centro e Cisanello.

Le Officine Garibaldi soprannominate "Cattedrale di Vetro" sono una new entry dell'abbandono

Le Officine Garibaldi soprannominate “Cattedrale di Vetro” sono una new entry dell’abbandono

Il dato aggregato è incontrovertibile: se da una parte i progetti di grandi opere sono bloccati o sconosciuti alla città (si pensi al Santa Chiara o all’ormai defunto “Progetto Caserme”), la dismissione del patrimonio pubblico avanza irrefrenabile. Nell’arco di 10 anni la superficie totale abbandonata dagli enti pubblici passa da 13500 metri quadri a poco più di 40000 metri quadri (triplica). Se guardiamo al patrimonio in alienazione, passiamo dai 13500 metri quadrati nel 2006 alla previsione di 165000 mq nel 2018, ovvero oltre un fattore 10 di aumento.

Dati inquietanti ancor più se relativizzati alla capacità del mercato immobiliare locale degli ultimi anni.

Proprio da questo punto di vista emerge il dato più eclatante: a fronte di un patrimonio immobiliare di circa 40 mila metri quadri rimasto invenduto nell’ultimo decennio, gli amministratori coinvolti prevedono di dismettere complessivamente 165mila metri quadrati, per un valore di oltre 100 milioni di Euro. Se a questi si aggiungono anche i beni messi in vendita da soggetti privati (94mila metri quadrati) o da altri enti pubblici come Demanio, INPS e INAIL (35 mila metri quadrati) è evidente che il mercato non sarà mai in grado di assorbire tale offerta. Inoltre anche qualora si riuscisse a vendere lo si farebbe a prezzi ribassati. La miopia di questa previsione, dati alla mano, diventa palese e desta particolare preoccupazione in quanto i valori degli immobili messi in alienazione sono utilizzati per la programmazione degli investimenti futuri sul territorio. Gli immobili in alienazione sono vincolati, inaccessibili e inutilizzabili dai cittadini: solo il 20% viene ancora utilizzato (in particolar modo dall’Università), quasi il 60% è solo parzialmente utilizzato (si pensi allo stato di tutta l’area dell’ospedale Santa Chiara) e il restante 20 % è lasciato completamente all’abbandono. Un abbandono che è in ogni caso un costo per le amministrazioni che spendono costantemente per chiudere e bonificare.

Le politiche di alienazione e abbandono del patrimonio pubblico danneggiano quindi la comunità su tre livelli: gli spazi rimangono chiusi e inaccessibili, gli interventi necessari vengono ritardati negli anni o non effettuati, si paga con risorse pubbliche la “manutenzione dell’abbandono”.

Le amministrazioni sono proprio sicure che la cittadinanza voglia perdere tutto questo patrimonio fino ad oggi pubblico?

La proposta del Municipio dei Beni Comuni è di invertire questa tendenza: togliere gli immobili dal piano delle alienazioni, renderli immediatamente accessibili alla cittadinanza che potrebbe usufruirne e avere risposte immediate sul piano sociale, contribuire al contempo alla manutenzione e alla rivalorizzazione degli immobili con conseguente riduzione di spesa per l’amministrazione. In questo modo si arresterebbe anche la perdita di valore del patrimonio pubblico sia in senso quantitativo di metrature (che di anno in anno diventano proprietà privata), sia evitando la perdita di valore a causa dell’abbandono.

Pisa, 29 Ottobre 2016

Municipio dei Beni Comuni>>

Per chi volesse approfondire il dossier è scaricabile a questo link.

Guarda anche il video Fantasmi Immobili


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Le aree dismesse per rivitalizzare la Città di Pisa

27-28 Aprile 2013

Il Municipio dei Beni Comuni presenta:

LE AREE DISMESSE PER RIVITALIZZARE LA CITTA’ DI PISA

Due giorni di riflessione e confronto con urbanisti a partire da un’area dismessa e recuperata dalla cittadinanza.

Oggi le Amministrazioni (Pisa, Calci, Vicopisano, San Giuliano, Vecchiano, Cascina) hanno intrapreso il percorso per la formazione del Piano Strutturale d’area, è quindi il momento per definire obiettivi e regole per una programmazione che esprima i bisogni e i desideri della comunità.

E’ il momento delle scelte responsabili, tra cui il destino delle aree dismesse, abbandonate. Si rende indispensabile affrontare una discussione costruttiva sul ruolo di queste aree, superando il concetto di “valorizzazione” immobiliare e dell’ irremovibilità del costruito. Le aree produttive dismesse dovranno essere considerate quali aree da pianificare unitariamente in un processo partecipativo, in cui si affronti e si verifichi il loro valore d’uso, facendo emergere in via prioritaria l’interesse della collettività.

E’ una scommessa ardua, ma in questo momento favorito dalla crisi del mercato immobiliare in atto, la politica deve confrontarsi su questi temi. Basta consumare suolo e risorse, attraverso il Piano Urbanistico partecipato, si deve avviare un processo lungimirante che valorizzi l’impegno sociale attraverso la rigenerazione delle aree dismesse.

La riflessione è aperta. L’ex Colorificio Liberato si pone quale laboratorio sperimentale di pratiche capaci di costruire scambi a partire dalle relazioni anche con altre esperienze nazionali ed internazionali, in modo da creare una rete di aree dismesse da far conoscere e rivitalizzare.

Scopriamo insieme queste aree abbandonate e confrontiamoci sulle strategie per una visione alternativa che consideri lo spazio urbano e il territorio un bene comune da curare e progettare collettivamente secondo i reali bisogni dei cittadini che lo vivono quotidianamente.

PROGRAMMA

Sabato 27
Ore 16:30 Visita guidata nell’area dismessa/liberata: Il Colorificio Toscano. Saranno presenti alcuni ex lavoratori della fabbrica
Ore 18 Presentazione dell’ultimo numero della rivista  Millepiani/Urban “Cartografia del desiderio – Per la creazione di una nuova Polis”.
Inteviene: Enzo Scandurra – Prof. di Urbanistica – Università di Roma La Sapienza
Ore 19:30 Apericena a cura di Radio Roarr

Domenica 28
Ore 10 Introduzione al tema: le aree dismesse a Pisa a cura di Arch. Chiara Ciampa
Ore 10,15 “Chi è e cosa pensa chi frequenta il Colorificio”Considerazioni  su un’indagine didattica e partecipata, a cura di:
– Federica Molea – Laureanda  della Facoltà di Architettura
– Prof. Sonia Paone – Docente di Sociologia Urbana
Ore 11,30 Alla scoperta del patrimonio dismesso e delle relazioni urbane.
(Passeggiata in bicicletta attraverso luoghi simbolo dell’abbandono della città di Pisa, è previstaa una sosta per pranzo al sacco nell’area verde dell’ex Ospedale Santa Chiara)
Ore 17,30 Riflessioni, proposte e scommesse sui luoghi abbandonati da rigenerare
intervengono:
– Paolo Berdini – Urbanista
– Mauro Baioni  – Urbanista
– Francesco Careri – Stalker, Laboratorio di Arti Civiche Università Roma Tre
– Giorgio Pizziolo – Architettura di Firenze

Organizza Progetto Rebeldia in Collaborazione con  Legambiente Pisa – Radio Roarr – Ciclofficina del Progetto Rebeldia -presso Ex Colorificio Liberato,  Via Montelungo 70/633 Pisa