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Società Controllate – L’Ordine deve informare gli iscritti

L’assemblea dell’Ordine degli Architetti di Roma ha approvato il bilancio preventivo per il 2013 e ha convocato per il 23 aprile 2013 la seduta che dovrà approvare il bilancio Consuntivo.
Sappiamo tutti come l’Ordine sia titolare delle società a responsabilità limitata Prospettive Edizioni s.r.l., e Acquario Romano s.r.l. delle quali si serve come braccio operativo per le proprie attività culturali e divulgative.

Prospettive Edizioni è la “Casa editrice dell’Ordine degli Architetti PPC di Roma e provincia” ed è “Nata per volontà del Presidente arch. Amedeo Schiattarella, al fine di supportare la cultura e la professione degli architetti, la Casa editrice si occupa di pubblicare testi di Architettura, Urbanistica, Conservazione, Restauro, Ambiente e Arte”.
Tra le attività istituzionali della casa editrice vi è la stampa e la distribuzione di AR, il bimestrale dell’Ordine di Roma per la quale riceve uno specifico contributo dall’Ordine.
Nonostante 12 anni di attività, solo da meno di un anno la Casa editrice si è dotata di un comitato scientifico.

“L’Acquario Romano srl è il partner operativo della Casa dell’Architettura”.
“La Società provvede all’organizzazione logistica e del personale e sviluppa competenze nel settore della produzione di mostre ed eventi e fornisce servizi per eventi interni ed esterni all’edificio da cui prende il nome.”
Si tratta di una società creata dall’Ordine con lo scopo specifico di gestire la Casa dell’Architettura.
Dalla brochure:
“La struttura operativa è costituita da una società appositamente costituita, Acquario Romano s.r.l. con compiti di gestione dell’immobile e degli annessi. Il programma culturale è definito dal Comitato Scientifico, costituito secondo la convenzione tra l’Ordine degli Architetti e il Comune di Roma.
La Casa dell’Architettura potrà inoltre contare sulla operatività della Casa Editrice “Prospettive” di proprietà dell’Ordine e della sua struttura di editing e grafica, su un addetto alle relazioni esterne, oltre che ad una collaudata struttura operativa per la realizzazione e gestione di mostre e convegni, interna alla organizzazione dell’Ordine.
L’Ordine può inoltre mettere a disposizione uno spazio web già operativo che con una utenza di 68.000 visite/mese e oltre 1.490.000 pagine lette è tra i più importanti siti sull’architettura in Italia, nel quale costruire uno spazio dedicato alla Casa dell’Architettura ed interamente gestito dal webmaster dell’Ordine.”

L’Acquario Romano Srl ha anche il compito di gestire la Libreria e la caffetteria.
Le attività sono programmate da un comitato scientifico.

Last but not least, c’è sempre la Fondazione, della quale tutora si conosce poco o niente (non si conosce per esempio lo statuto), ma che a partire dalla seduta del 18 febbraio le sono state affidate “l’espletamento di tutti i corsi che riterrà di svolgere. Rimane in capo all’Ordine, come da disposizioni legislative, la titolarità dei corsi in tema di Sicurezza nei cantieri (dlgs 09.04.2008 n° 81 «Salute e Sicurezza sul Lavoro») e Prevenzione incendi (decreto del Ministero dell’Interno 05.08.2011), per i quali la Fondazione dovrà fornire tempestivamente informativa ed elenchi degli attestati conseguiti.” (qui il link, accessibile solo per gli iscritti)

Risultano evidenti i rapporti economici tra l’Ordine e questi enti interamente detenuti dall’Ordine stesso. Sembrerebbe scontato che in sede di assemblea di bilancio venissero fornite tutte le informazioni utili a conoscere le modalità di gestione economica delle due istituzioni. Questo è valido sia nel caso in cui le istituzioni ricevono fondi diretti dall’Ordine (come nel caso evidente della Prospettive Edizioni e della Fondazione), sia nel caso in cui i rapporti economici siano più indiretti ma comunque sistematici (come nel caso dell’Acquario Romano).
Eppure da anni i bilanci dell’Ordine continuano ad essere proposti ed approvati all’assemblea senza la benché minima possibilità di entrare nel merito delle due società (tralasciamo la Fondazione per il momento).
Alcuni di noi hanno quindi deciso di provare a fare chiarezza sui conti tramite un accesso agli atti richiedendo le fatture degli ultimi 5 anni delle due Srl.

“i sottoscritti arch.tti:   (…)
fanno istanza, ai sensi e per gli effetti della Legge n. 241/90 e s.m.i, affinché codesta spettabile Ordine voglia rilasciare la seguente documentazione:

– n.1 copia  delle fatture emesse negli ultimi 5 anni dalle società dell’Ordine degli Architetti di Roma “Prospettive edizioni s.r.l. “
– n.1 copia  delle fatture emesse negli ultimi 5 anni dalle società dell’Ordine degli Architetti di Roma  “Acquario Romano s.r.l.”

L’interesse giuridicamente rilevante alla ostensione della predetta documentazione amministrativa risiede nella tutela dei propri diritti e per poter valutare se vi sia stato un ingiusto danno economico e la compressione dei propri diritti.
(…)”

L’Ordine si è appellato all’articolo 24 della L. 241/1990 che riporta: “Non sono ammissibili istanze di accesso preordinate ad un controllo generalizzato dell’operato delle pubbliche amministrazioni”.
Indipendentemente dalla legittimità di questa motivazione a noi pare evidente l’ossimoro: l’Ordine non fornisce alcuna informazione sulle sue Srl però pretende che le richieste di informazione siano specifiche e circostanziate. Ma se non si hanno informazioni generali come si fa a fare una richiesta più specifica?
Ancora più incredibile però pare la precisazione finale: “l’Ordine non è materialmente in possesso della copia della documentazione fiscale delle società Acquario Romano srl e prospettive Edizioni srl”. Come dire: inutile che ci chiedete informazioni, non le sappiamo neppure noi.

Ora poichè l’Ordine risulta proprietario di entrambe le società, è evidente che il loro conto economico incida in maniera diretta sul bilancio dell’Ordine stesso, che dovrebbe tenerne conto secondo un normale criterio di redazione di Bilancio Consolidato.

Siamo quindi chiamati a votare il prossimo bilancio, approvando implicitamente anche quello di queste due società, senza conoscere minimamente la programmazione né economica, né tantomeno culturale, di questi due enti così determinanti per la gestione dell’Ordine?

Tutto questo nonostante Amate l’Architettura abbia più volte chiesto in assemblea, e da diversi anni, di ricevere informazioni in tal senso, proponendo anche soluzioni  diverse quali ad esempio quella di istituire un concorso per la gestione delle due società.

Poi si stupiscono se ci sono colleghi che non approvano i bilanci.

Qui il Link alla risposta dell’Ordine.

Spagna e Italia, Architettura e crisi a confronto

18 Aprile 2011

In Spagna, con la crisi economica finanziaria e immobiliare che ha portato al crollo verticale dell’incarico privato, motore principale dell’industria della  costruzione non soppiantato da quello pubblico, molti studi di architettura hanno chiuso i battenti.

E’ senza  lavoro il 46% degli architetti, ( sono 51.158 gli architetti sul territorio della penisola) ha chiuso Il  50% degli studi a Madrid e Barcellona, l’Ordine degli Architetti registra il – 70% dei progetti presentati che devono essere vidimati e approvati, (“visados”)  per legge,  dallo stesso Ordine (CSCAE).

E’ crisi anche per  gli stessi Ordini  degli Architetti  – la cui maggiore entrata economica è data dai  “visados” – circa 430 euro la quota annuale versata dagli iscritti, ma l’Ordine  assolve anche alle funzioni della nostrana Inarcassa e a conti fatti, in relazione ai  servizi offerti,  è  più efficiente e costa sempre meno di quello che paghiamo per i nostri obsoleti e pachidermici Ordini di riferimento.

Jordi Ludevid presidente del Consiglio Superiore dell’Ordine degli architetti di Spagna (CSCAE),  per contrastare la triplice crisi che colpisce gli architetti : economica, professionale e istituzionale, ha varato un piano a difesa dei professionisti e del settore che va dalla modifica  della legge dei Concorsi,  alle facilitazioni economiche per le assunzioni degli architetti , alla formazione per quanti sono disoccupati, oltre a un piano per l’esternalizzazione e l’internazionalizzazione dei servizi di architettura, e ancora, investimenti  per  trasformare e scommettere nuovamente sull’architettura e sugli architetti.

La principale preoccupazione è la distruzione di un tessuto imprenditoriale legato all’architettura che sarà poi difficile ricostruire nel dopo crisi e di una categoria professionale, quella degli architetti, che più di ogni altra  ha avuto il merito, attraverso l’architettura, di presentare al mondo, l’ immagine positiva di una Spagna moderna ed efficiente.  Comprensibile quindi, che quanto si va configurando in Spagna in termini di  precarietà, illegalità, stipendi esigui, scarsezza degli incarichi – condizione peraltro stabilmente cronicizzata in Italia al punto da essere considerata come la “normalità” dai professionisti e prima ancora dagli stessi Ordini professionali (che di fatto non hanno  mai varato un bel niente) – nella penisola Iberica invece, sia oggetto di dibattiti pubblici, di cicli di conferenze, di quasi giornalieri articoli e servizi sui principali quotidiani e la rete televisiva nazionale. In tempo di crisi, gli architetti spagnoli non ci stanno  a ripiegare sulla didattica, sulla scrittura, sulla riflessione teorica,sul progetto pensato immaginato e “puntinato” ma mai costruito, come avveniva per i nostri professionisti nell’Italia della fine degli anni ’70 che accettarono, troppo passivamente, la fine di un  ciclo di grandi opere  che aveva avuto inizio nel dopoguerra con gli anni della ricostruzione.

Una passività e un inerzia colpevole che ha portato alla progressiva squalificazione  della figura dell’architetto italiano, con grave complicità e responsabilità, oltre che dell’Accademia,  anche degli autoreferenziali Ordini professionali, che obbedendo supinamente al loro ruolo burocratico, hanno partecipato attivamente al suicidio assistito dell’architettura, accompagnandola nel suo declino, dallo stato letargico degli anni passati, sino al vigente “rigor mortis “. Indifferenti persino all’obbligo costituzionale dell’indignazione e della denuncia  contro la quindicennale speculazione edilizia che ha divorato consistenti aree del  territorio nazionale, sino  all’ultimissima tendenza dell’incarico diretto da parte dei comuni   senza passare per il concorso (ultimo baluardo di vitalità e meritocrazia) contro qualsiasi logica del buonsenso e del mercato.

Eppure, mai come adesso in Italia c’è bisogno di architettura e urbanistica per riqualificare ampi  ambiti, soprattutto periferici, della città – più che della grande opera nel centro storico firmata dall’archistar di turno – e mai come in questo momento sono necessari architetti che abbiano la capacità di una visione politica e critica, che sappiano promuovere nuove strategie per lo sviluppo di progetti innovativi con l’appoggio della politica e dell’ Ordine.

E  mentre gli Ordini professionali spagnoli cercano di rimettere in  moto la macchina dei concorsi per rilanciare l’architettura e favorire i giovani, l’Ordine degli Architetti di Roma, (che conta più iscritti in Italia ed è tra i più popolosi d’Europa), non batte ciglio alla notizia dei sette noti architetti per lo più romani – età media 65 anni – (alcuni di essi persino professori a tempo pieno presso l’università “la Sapienza”e “Roma Tre” di Roma), che in barba al principio della competitività leale,  offrono i loro servigi al comune di Roma gratuitamente senza passare per il concorso (vedi link).

Del  resto, il presidente dell’Ordine degli architetti di Roma, Amedeo Schiattarella, ininterrottamente in carica dal 1999 (!)  e i suoi 15 consiglieri, ci hanno abituato alle eccezioni: mentre gli Ordini spagnoli,  nella civile logica democratica dell’alternanza,  bandiscono  ogni due anni un concorso aperto a tutti i professionisti iscritti per  gestire la rivista trimestrale dell’Ordine (redazione, stampa,grafica, sito web e linea editoriale), rispondendo con concretezza  alle esigenze di una  professione che deve tener conto delle dinamiche dei mercati economici, dell’età media dei professionisti, delle difficoltà contingenti e del confronto internazionale; l’Ordine di Roma invece, ha pensato  di affidare dal 2004  ad oggi, la direzione editoriale della sua rivista bimestrale a un noto accademico sessantacinquenne che si occupa di urbanistica, mentre la redazione e la stampa, ad una società di sua proprietà, la “Prospettive edizioni srl” (vedi link).

E mentre gli Ordini spagnoli hanno una propria casa editrice con un direttore e un comitato scientifico che seguono le suddette regole democratiche della gara economica,del concorso e dell’alternanza, l’Ordine di Roma ha affidato, con  incarico diretto,  la linea culturale e editoriale – ininterrottamente  – dal 2001 ad oggi, ad uno e uno solo tra i suoi 16.500 iscritti: l’arch. Claudio Presta che è anche il direttore del Consiglio di Amministrazione della Prospettive srl,  che decide quali libri pubblicare senza neppure l’incomodo di un contraddittorio con un comitato scientifico.

Mentre gli Ordini spagnoli monitorano attentamente gli sviluppi del territorio entrando nel merito della qualità degli interventi sollecitando il dibattito pubblico, non ho memoria, negli ultimi dieci anni – tra i tanti eventi che l’Ordine di Roma ha deciso di organizzare e finanziare – di un solo convegno, o tavola rotonda che sia, che abbia evidenziato o denunciato le  criticità legate alle forsennate speculazioni nell’area romana.

Mentre la Spagna, in tempo di crisi, vara un pacchetto di sostegni economici agli architetti,l’Inarcassa assiste imperturbabile alla chiusura delle partite IVA dei suoi professionisti dopo aver rincarato dal 2% al 4% la tassa sui loro guadagni, e l’Ordine di Roma  (con il più costo più alto di iscrizione in rapporto al numero degli iscritti) non dà alcun segnale riducendone la tassa, né tagliando significativamente le spese.

La conclusione –  amara –  è che persino nella crisi si deve guardare alla Spagna come modello, – (ma la sensazione diffusa è che basti guardare a qualsiasi altra nazione europea) – un paese in grave affanno  che però risponde con vitalità,  con  le regole, le leggi e la trasparenza, alle difficoltà dei suoi professionisti, una lezione, l’ennesima, per un Italia  e i suoi ordini professionali che non danno  più alcun segno di vita.

Si deve cambiare

Sono passati alcuni giorni dall’Assemblea di bilancio preventivo dell’Ordine degli Architetti di Roma e Provincia che ha approvato il bilancio (scaricabile qui per i soli iscritti).

Bilancio che è stato approvato con una trentina di voti a favore 21 astenuti e 2 contrari.

Alcuni dei membri di Amate l’Architettura hanno preso parte all’Assemblea e hanno chiesto pubblicamente ragione al Presidente di alcuni capitoli di bilancio nei quali riscontravano punti poco chiari o incongruenze.

Stiamo parlando di un bilancio da circa € 4.121.000, dei quali una parte sono assorbiti dalle seguenti uscite:

€ 786.000 sono allocati per le spese del personale;

€ 519.000 sono per le spese del funzionamento degli uffici;

€ 578.000 sono la quota (obbligatoria) destinata al CNA.

Dunque abbiamo quasi € 1.900.000 che possiamo considerare come spese fisse e inderogabili, a meno che si vogliano verificare le reali esigenze dell’organico del personale. Noi non lo faremo e le daremo per buone.

Abbiamo perciò € 2.238.000 da allocare in servizi agli iscritti, più della metà del budget, corrispondente a circa € 130 di tassa individuale di iscrizione.

Il Presidente, nella presentazione del bilancio, ha annunciato che quest’anno sarebbero state allocate più risorse alla tutela professionale, meno risorse alle manifestazioni culturali, meno risorse sulla rivista AR (dimezzate!) e si avrebbe avuto un forte risparmio sull’uso della PEC per le raccomandate.

Alla luce di questa premessa vediamo che:

alla tutela professionale sono stati allocati € 700.000 (+ €30.000 rispetto all’anno scorso). Di questi € 32.000 in più ai progetti speciali delle consulte, € 8.000 in più alle borse di studio, qualche spicciolo al progetto “Professioni giovanili” e ai tirocini formativi.

Ai servizi informativi sono andati circa € 476.000. In dettaglio possiamo vedere che è stata recepita la nostra richiesta di maggiore chiarezza scorporando la voce AR che l’anno scorso prevedeva allocati circa € 200.000. Quest’anno la sola voce riceve € 127.000 mentre si può vedere come l’intera differenza sia stata spostata sulla voce “Mediarch – WEB radio TV – volumi architett. e libreria” (€ 73.000). La voce “spedizioni rivista e circolari” risulta diminuita dai  € 70.000 dell’anno scorso ai € 50.000. Il rimanente è finito nel Dipartimento videocomunicazione (settore multimediale e nei servizi informatici consulenziali.

Alle assemblee e manifestazioni culturali vengono decurtati circa € 100.000 ma rimangono € 327.000 in bilancio.

Infine le voci dei vari progetti Leonardo, ORA Lazio, con l’eccezione di Educate, sono in calo perché in fase conclusiva.

Abbiamo quindi richiesto chiarimenti in merito a dove risultino gli introiti per le pubblicità del sito on line e della rivista. Il Presidente ci ha chiarito che per motivi di “efficienza” fiscale gli introiti pubblicitari vanno alla casa editrice; come tali sono riportati all’interno del bilancio della casa stessa.

Non sono stati forniti i dati relativi agli introiti pubblicitari; in generale non è stato fornito alcun dato sull’andamento economico della Casa editrice.

Che conclusioni possiamo trarre da un bilancio del genere?

1. Che nonostante quanto anticipato dal presidente noi, sommate tutte le voci assimilabili e “contigue”, spendiamo  ancora € 250.000 (circa 9 € ad iscritto) in contributi alla casa editrice (il contributo aumenta se si tiene conto degli introiti pubblicitari che questa percepisce direttamente); il tutto per una rivista editata da una società dell’Ordine (Prospettive srl) sulla quale, allo stato attuale, gli iscritti non hanno alcun modo di verificarne le scelte.

2. Che sul bilancio di AR gravano i costi dei libri editati dalla casa editrice (senza che sia chiaro chi ne stabilisca la linea editoriale) e della libreria interna, che offre agli iscritti ben il 10% di sconto sui libri in vendita.

3. Che per l’affidamento degli incarichi per i vari servizi erogati all’Ordine non vi è il ricorso sistematico ad analisi di mercato o a procedure di selezione tramite gare o bandi aperti.

4. Che in un momento drammatico per gli iscritti, vengono allocati ancora € 327.000 alle manifestazioni culturali, pari al 14% delle risorse disponibili, quando questi soldi potrebbero  – in parte – essere utilizzati meglio (per esempio in corsi di aggiornamento gratuiti, come accade in altri ordini) o potrebbero essere non chiesti, diminuendo la tassa di iscrizione.

Osserviamo che sarebbe buona prassi, per i progetti a valenza pluriennale e per quelli più “pesanti e complessi” come ad esempio i progetti che contribuiscono a comporre la voce “assemblee e manifestazioni culturali” (€ 327.000), prevedere la redazione di un piano economico pluriennale che consenta di monitorare nel tempo l’andamento dei progetti.

Ci lascia inoltre perplessi la presenza di due strutture interne che si occupano di formazione che sono in concorrenza tra loro, pur in presenza da 20 anni di un ente specifico di riferimento dell’Ordine, il Cesarch, chiaramente dedicato alle attività di formazione, creando in tal mondo confusione e pericolosa sovrapposizione nel funzionamento di diversi organi dell’Ordine.

Infine, al di là di tutte le considerazioni sui capitoli di bilancio, abbiamo posto con forza alla Presidenza la questione di fondo legata alle modalità con cui vengono gestite le società controllate dall’Ordine e, in generale, gli appalti di una certa entità:

Chiediamo che siano appaltati servizi per somme ingenti una tramite ricorso a gare od applati aperti;

Chiediamo che, come richiesto durante l’assemblea, la casa editrice dell’Ordine sia gestita con una gara a cadenza bi o triennale tra i migliori progetti editoriali offerti (come accade in Spagna), in ogni caso sottoponendola al controllo di una commissione scientifica anche essa selezionata tramite bando.

Chiediamo che nei CDA delle società controllate dall’Ordine siedano consiglieri dell’Ordine rappresentativi dell’intero consiglio e che la gestione delle società sia resa pubblica.

Chiediamo una riduzione della tassa di iscrizione fino all’allineamento con gli altri ordini italiani più importanti.

Chiediamo infine una maggiore chiarezza sulla gestione di tutte le attività collaterali che fanno rifermento all’ordine.

Il Presidente dell’Ordine alle nostre richieste ha risposto con proposte di apertura alle nostre istanze. Per questo motivo abbiamo scelto la linea dell’astensione alla votazione del bilancio.

Se alla votazione ci sono stati 2 contrari e 21 astenuti (quasi la metà dei votanti), è indice di un chiaro segnale di disagio che siamo certi verrà colto immediatamente dal Presidente e dai consiglieri, per mettere in opera quei cambiamenti che richiediamo.

C’è un lasso di tempo sufficiente prima delle votazioni del bilancio consuntivo per mettere all’ordine del giorno le prime riforme. In quella occasione torneremo a confrontarci con loro.

Ci teniamo a precisare infine che il nostro Movimento riconosce al Presidente il merito di avere trasformato, con grande dedizione, negli anni, l’Ordine di Roma da meccanismo burocratico ad un valido strumento di promozione della categoria degli architetti; questo risultato, dovuto anche all’aiuto di molti di noi, dipende certamente dalle notevoli capacità relazionali del Presidente stesso.

La nostra azione mira esclusivamente ad aiutarlo a compiere un ulteriore salto di qualità stabilendo delle regole permanenti di gestione dell’Ordine e delle società da esso controllate che ne consentano lo sviluppo trasparente e virtuoso anche nelle prossime gestioni, quando non potremo più contare sulle sue capacità.

In un momento di grave crisi istituzionale del paese, è proprio dalla società civile che devono partire le spinte del rinnovamento, la richiesta di regole da rispettare.

E’ da questi presupposti che un Ordine può chiedere, a testa alta, alla classe politica un cambiamento positivo.

Lettera aperta ai Consiglieri dell’Ordine di Roma

11 Febbraio 2011

Cari lettori e colleghi, conseguentemente con i principi che ispirano il nostro Movimento, abbiamo cercato di fare chiarezza nella gestione della Casa Editrice dell’Ordine, vi raccomandiamo una attenta lettura del testo che segue, che riguarda principalmente gli iscritti all’Ordine degli Architetti di Roma  e la gestione da parte dell’Ordine della loro quota annuale.

Dall’esame contabile dei bilanci di esercizio della Prospettive srl, società privata dell’Ordine degli Architetti di Roma che dal 2004 si occupa della produzione della rivista AR il cui presidente del Consiglio Amministrativo e direttore della casa editrice Prospettive  edizioni srl è l’arch. Claudio Presta, dallo schema riepilogativo fornitoci dallo stesso Ordine circa i costi  sostenuti dalla  Prospettive srl per la produzione della  rivista AR finanziata dagli iscritti dell’Ordine (che conta alla data del 02/04/2010, un numero di iscritti pari a 16.536 ), abbiamo tratto le seguenti considerazioni:

1) non vi è congruenza tra i costi di mercato e quelli sostenuti dalla Prospettive srl. Infatti, quest’ultima nel 2009 ha ricevuto dall’Ordine 198.970,00 euro, di cui 178.498,28 euro per la redazione e stampa di  6 numeri, con un costo a numero pari a 29.748 euro per 17.000 copie e un costo a copia di euro 1.74, realizzando un costo della singola copia pari al doppio di quella di mercato.

2)  sulla base di tale documentazione abbiamo verificato la sua congruenza con i prezzi di mercato richiedendo vari preventivi   e ne è risultato che per lo stesso numero di copie, con le identiche caratteristiche di AR, il costo di stampa è pari a euro 13.989,47 con un costo copia medio di euro 0.86 circa (comprensivo di  IVA, trasporto e  consegna), contro i 1.74 euro dichiarati dalla Prospettive. Srl.

3)  la rivista presenta per ogni numero, 16/17 pagine di inserzioni pubblicitarie (pari a ¼ del numero di pagine della rivista) ma dalla documentazione, non si evince, se queste potrebbero essere sufficienti da sole, alla stampa della stessa rivista.

Ci chiediamo pertanto:

stando ai costi di mercato, dove vanno i 14.958,53 euro, oltre agli introiti delle inserzioni pubblicitarie per ogni numero prodotto?

perché, se l’Ordine poteva risparmiare 89.751,18 euro nel solo 2009, destinando questi soldi ad altre attività, da 7 anni, permette alla Prospettive srl di produrre la rivista a costi doppi rispetto a quelli di mercato?

perchè in soli 5 anni,  la rivista passa da un finanziamento di 113.000 euro nel 2004 ai  198.970 euro nel 2009 pur avendo l’Ordine un aumento di iscrizioni tali da non giustificare tale incremento economico?

Ancora nel Bilancio di Esercizio al 31/12/2009, la Prospettive Edizioni srl dichiara un ricavo di 334.182 euro oltre a un finanziamento regionale di 10.037 euro con  un utile pari a 406 euro. Come è possibile che  la Prospettive Edizioni srl abbia speso circa 343.813,00 euro per la sola “Produzione” senza che gli iscritti possano verificare in dettaglio come questi soldi siano stati impiegati?

Chiediamo al Presidente dell’Ordine e al Consiglio di portare rapidamente chiarezza sulle questioni sopra esposte perchè, qualora non fossero opposte motivazioni inoppugnabili, si ravviserebbe un grave danno ad ognuno degli iscritti, anche in virtù della tassa di iscrizione di 205,00 euro, la più elevata in Italia (a Napoli 150euro a Milano 170 euro) in relazione al numero degli architetti appartenenti all’Ordine. Infatti, se l’Ordine non finanziasse la rivista AR, cosa possibile attraverso gli introiti pubblicitari,  ogni iscritto risparmierebbe circa 12 euro sulla quota annuale.

Infine vorremmo avere chiarimenti nel merito delle scelte operate negli anni relative alla gestione della casa editrice “Prospettive edizioni srl” da parte dell’Ordine; a titolo di esempio:

perchè la società non ha un consigliere dell’Ordine al suo interno a fronte del fatto che viene finanziata anche con i soldi degli iscritti?

perchè, stanti i dati da noi esposti è rimasto immutato dal 2001 ad oggi il direttore della Prospettive Edizioni srl?

Cari colleghi del Consiglio, caro Presidente, chiediamo risposte immediate.

Con osservanza.