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La sorpresa di Pasqua: chi ha partecipato al concorso del Flaminio.

Sul sito del “Concorso Progetto Flaminio”, a cura di CDPI sgr, sono stati pubblicati senza nessuna nota informativa, per quanto ci risulta, i nomi dei 241 Gruppi di progettazione che hanno partecipato al Concorso e la loro composizione. Il tutto è stato fatto, come al solito, in “sordina”, che ci sembra sia il “marchio di fabbrica” di questo Concorso e di chi lo gestisce, almeno sotto l’aspetto della comunicazione, visto il profilo basso che si è scelto e, ancora una volta, non si capisce il perché, dato che il numero dei partecipanti è stato consistente, appunto 241, di cui 150 Gruppi Italiani, 83 Europei, 4 Americani, 2 Canadesi e 2 Cinesi.

Noi di Amate l’Architettura abbiamo fatto parte del Laboratorio di Progettazione Partecipata, contribuendo alla stesura del documento che fa parte del DPP (Documento di Progettazione Preliminare) consegnato ai 6 Gruppi finalisti della 2° Fase. Ma dall’inizio siamo stati e continuiamo ad essere assolutamente contrari al Bando, per come è stato articolato, ed a questa formula di Concorso che è stata scelta, anche per la “natura ambigua” del Soggetto banditore, e per questo motivo abbiamo lasciato il Laboratorio e rinunciato a partecipare all’incontro con i 6 finalisti e la Giuria del Concorso, che si è svolto il 23 Marzo scorso al Maxxi.

Ecco il nome dei 6 finalisti del concorso:

Juan Navarro Baldeweg (Madrid)

Studio 015 / Paola Viganò (Milano)

Caruso St John Architects (Londra)

KCAP Architects&Planners (Amsterdam)

Labics – Paredes Pedrosa Arquitectos (Roma-Madrid)

Ian+ (Roma)

Sinceramente, fino a questo momento non abbiamo colto nessun buon motivo per pentircene.

Tutto ciò non ci impedisce, naturalmente, di continuare a “monitorare” con attenzione quello che succede intorno al Concorso ed al Progetto Flaminio. Così, per caso, abbiamo scoperto che, senza nessun avviso, era stato pubblicato l’elenco-dei-partecipanti e la cosa più interessante, almeno per noi, è stata quella di verificare che, oltre alla quantità, anche la qualità dei Gruppi è di notevole “caratura” ed importanza, sia a livello nazionale che internazionale.

Infatti è presente un nutrito numero di Progettisti, molti “di chiara fama”, di cui sarebbe stato interessante valutare “a caldo” il loro approccio al tema del Concorso, senza per questo mettere in discussione la scelta dei 6 finalisti, ma solo per un democratico, civile e trasparente confronto dialettico e di opinioni. di natura urbanistico-architettonica. Sarà anche vero che il momento di crisi “terribile” che stiamo attraversando colpisce tutti, o quasi, indiscriminatamente, per cui anche i grandi studi di progettazione e/o le cosiddette archistar, “soffrono” come noi poveri mortali.

Ma non bisogna nemmeno dimenticare l’attrazione che hanno esercitato indubbiamente il valore e la qualità riconosciuta dell’intero quartiere Flaminio in cui si trova l’area oggetto del Concorso, a conferma dell’ottima scelta dell’Amministrazione di Roma e del II° Municipio di portare finalmente a compimento la riqualificazione degli stabilimenti militari di Via Guido Reni, da vent’anni circa in stato di completo abbandono.

Per capire di chi stiamo parlando indichiamo solo alcuni dei progettisti partecipanti, che non hanno, crediamo, bisogno di presentazioni nemmeno per i non addetti ai lavori: Gregotti Associati, Mario Cucinella, Cino Zucchi, Purini / Eisenman, Sartogo Architetti, Stefano Boeri (Italiani), Rafael Moneo, Zaha Hadid, Studio Libeskind, David Chipperfield, Christian De Portzamparc, Bernard Tschumi (Stranieri).

Per un attimo ci siamo illusi che forse avremmo finalmente trovato sul sito anche le immagini delle 241 proposte arrivate, e si sarebbero potuti in qualche modo capire anche i criteri adottati dalla Commissione giudicatrice nella scelta dei 6 finalisti, visto che, come è stato più volte ripetuto, la selezione non si è tenuta basandosi solo sui curriculum, ma anche su una proposta progettuale di massima.

Su questo punto concordiamo, anche perché solo sulla base dei curriculum sarebbe stato arduo se non impossibile scegliere tra Gruppi di progettisti come quelli nominati sopra.

Oltretutto nell’intero elenco, e solo secondo le nostre modeste conoscenze, ne abbiamo contati almeno 25/30 di Gruppi più o meno dello stesso spessore, senza nulla togliere, dal punto di vista qualitativo, ai 6 Gruppi finalisti. Ma viene da sé che anche affiancando ai curriculum 2 Tavole in formato A3 per dare un’idea progettuale di massima, il tasso di discrezionalità diventa enorme ed espone qualsiasi giuria anche la più integerrima e “disincantata” del mondo, a critiche e sospetti.

Ecco perché ci siamo battuti affinchè il Concorso fosse aperto a tutti senza vincoli di nessun tipo ma, soprattutto, che fosse ANONIMO, che è l’unica garanzia che abbiamo oggi che sia il progetto a vincere e non il progettista.

Tanto per fare un esempio.

Per mesi abbiamo sentito ripetere lo slogan “Basta con le archistar”, saranno scelti ed “invitati” quei 5/6 gruppi che dimostreranno con i loro progetti un approccio adeguato alla particolarità dell’area ed all’impotanza dell’intero quartiere e della città.

E su tutto ciò noi eravamo e siamo in linea di massima completamente d’accordo.

Ma non si poteva certo impedire a nessuno di partecipare e quindi quello slogan rischia oggi di apparire una specie di minaccia, che a leggere i nomi dei 6 Gruppi finalisti, potrebbe portare ad affermare “Missione compiuta”.

Un “sospetto” invece che poteva e doveva essere cancellato immediatamente pubblicando subito i 6 progetti finalisti insieme a tutti gli altri partecipanti, spiegando con quali criteri erano stati scelti e assumendosene la piena responsabilità.

Purtroppo però, a tutt’oggi, dopo quasi un mese dall’esito della 1° fase del Concorso, le immagini non le abbiamo trovate e dobbiamo prendere atto che anche l’aspetto più “brutalmente propagandistico” sulla quantità e la qualità dei partecipanti non è stato ritenuto “degno” di essere pubblicizzato con il dovuto orgoglio e compiacimento. Ed anche questo fatto merita un PERCHE’???

Per questo motivo Amate l’Architettura ha deciso di chiedere ai partecipanti al Concorso di mandarci una tavola della proposta presentata e la pubblicheremo noi sul nostro sito.

Concorso area ex Caserme Flaminio: si è mosso l’Ordine degli Architetti

13 Febbraio 2015

La vicenda del concorso dell’area cosiddetta “ex caserme” al quartiere Flaminio di Roma, un’area, lo ricordiamo ai nostri lettori, di 5,1 ettari in una zona centralissima e perciò strategica, è paradigmatica della prassi che si è instaurata nella Pubblica Amministrazione, progressivamente, da circa venti anni.

Ce ne siamo già occupati in una lettera aperta all’Assessore Caudo (Assessore alla Trasformazione Urbana del Comune di Roma) del 6 novembre 2014 e in un articolo del 19 gennaio 2015.

La logica è questa: Io (P.A.) devo agire e per questo motivo mi riservo, a mio insindacabile giudizio, di decidere chi dovrà progettare. Ovvero non privilegio il progetto migliore bensì il progettista che ritengo più idoneo secondo un mio imperscrutabile criterio di valutazione, ergo devo avere le mani libere da tutti i lacci della procedura pubblica. Questo è quello che è accaduto nel caso in questione: è stata acquisita un’area demaniale (soldi pubblici) da un organismo di natura giuridica privata (Cassa Depositi e Prestiti Investimenti sgr), di cui tuttavia l’azionista di maggioranza (CDP) è una s.p.a. ed è pubblico; è stata promossa dal comune un procedimento di progettazione partecipata con la popolazione residente (soldi pubblici), ma quest’Ente si rifiuta di mettere in atto una procedura concorsuale aderente a quella prevista per gli appalti pubblici.

Qual è il problema? Alcuni colleghi faticano a capire il perché della nostra levata di scudi, altri, addirittura, ne sono infastiditi.

Il problema nasce dal fatto che è stata messa in atto una procedura concorsuale – palese e non anonima – nella quale i termini di valutazione non sono definiti (si sono chiesti, nella prima fase curricula e progettini senza spiegare quale sarà il criterio decisionale), i componenti della commissione giudicatrice slittano da una fase del processo all’altra (fatto assai irrituale!), il Documento di Progettazione Partecipata, che dovrebbe essere alla base del Concorso non è ancora pubblico ma intanto questo stato indetto.

Forti di queste argomentazioni e di altre, ci siamo rivolti all’istituzione territoriale preposta al controllo di queste procedure: l’Ordine degli Architetti di Roma.

L’Ordine, con apprezzabile solerzia, ha valutato anche la nostra segnalazione e ha immediatamente scritto a Cassa Depositi e Prestiti Investimenti sgr (e in copia al Comune di Roma ed al CNA) invitandola ad “attivare una procedura ad evidenza pubblica secondo quanto stabilito dall’attuale normativa”.

C.D.P.I sgr, il 28 gennaio 2015, ha risposto che la sua natura giuridica è privatistica “non rientrando, sotto alcun profilo, nella nozione di “amministrazione aggiudicatrice” (cioè non si sentono sottoposti all’obbligo del rispetto dei bandi pubblici), ma che, per graziosa concessione, “ha comunque deciso di procedere ai fini dell’affidamento della progettazione del masterplan dell’Area, a un concorso internazionale di progettazione, caratterizzato dalla massima trasparenza e apertura alla concorrenza” (sic!).

Perciò l’Ordine il 6 febbraio 2015, preso atto della volontà di CDPI sgr di procedere ad “un concorso internazionale di progettazione” chiede che questo venga organizzato come previsto dalla legge. Vero (aggiungiamo noi) e non finto.

Contestualmente (seconda nota di merito per il suo operato), l’Ordine segnala all’A.N.A.C., l’Autorità Anticorruzione di Raffaele Cantone, tutta la vicenda riassumendone il contesto e le motivazioni per le quali è stato indotto a prendere posizione.

Sono tre le considerazione che desideriamo evidenziare al termine di questa esposizione:
la prima: se l’Ordine di Roma ha valutato questo procedimento come noi vuol dire che proprio infondate le nostre osservazioni non erano. Questo aspetto lo abbiamo messo in evidenza già dallo scorso maggio 2014, nel corso del laboratorio di Partecipazione, chiedendo già allora che venisse approntato un concorso pubblico sul modello di quello del Guggenheim di Helsinki.
La seconda: attenzione, cari colleghi, a partecipare a questo bando, così strutturato, perché rischiate di perdere il vostro lavoro.
La terza: attendiamo la valutazione dell’A.N.A.C. Se questa Autorità decidesse che CDPI sgr non è tenuta al rispetto di una procedura pubblica per un’area demaniale che nelle previsioni sarà per 27.000 mq privata con residenze e attività turistico-ricettive-commerciali, ma sarà anche pubblica per 24.000 mq, con servizi, spazi pubblici ed un Museo della Scienza allora vuol dire che c’è un gigantesco vulnus legislativo che va colmato quanto prima possibile.

ALLEGATI:

qui la PEC da noi spedita all’Ordine: carteggio Amate l’Architettura – Ordine Architetti Roma

qui tutto il rimanente carteggio sintetizzato nel nostro articolo: carteggio Ordine Architetti – CDP – ANAC

il Forum “Corviale 2020”

20 Novembre 2013

Amate l’Architettura sostiene da anni il recupero di strutture e di quartieri che sia dal punto di vista architettonico ed urbanistico che da quello sociale ed economico, mostrano di possedere potenzialità fuori dal comune, grazie anche a persone ed associazioni impegnate da anni a promuovere soluzioni volte alla loro completa riqualificazione.
E’ il caso di Corviale, edificio residenziale popolare, realizzato negli anni ‘70 da una equipe di architetti romani (Federico Gorio, Piero Maria Lugli, Giulio Sterbini, Michele Valori) coordinati da Mario Fiorentino, da anni divenuto un laboratorio di studio per la sua riqualificazione. Il Forum, giunto alla seconda edizione, è il fulcro dell’attività e del confronto tra i suoi protagonisti e i cittadini.

Promosso dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, dal Dipartimento Architettura e Progetto dell’Università di Roma La Sapienza e da Roma Capitale con la collaborazione dell’Associazione Corviale Domani, Corviale 2020 si snoderà in una serie di appuntamenti ed eventi tra giovedì 21 novembre 2013 e sabato 23 novembre 2013.

Amate l’Architettura, presente anche alla prima edizione del Forum, nel 2012, parteciperà con un contributo di Giorgio Mirabelli nei cosiddetti “Cantieri”, due confronti pubblici, che si terranno rispettivamente alla Sala Consiliare del Municipio XI (venerdì dalle 9.00) e al Mitreo – Arte Contemporanea, sui seguenti temi:

Un piano strategico condiviso per lo sviluppo locale di conoscenze, formazione, ricerca e innovazione, basato su economia verde e reti, in un contesto di rinnovata qualità urbana e paesaggistica. Verso le linee guida per un concorso internazionale.” e

Benessere Equo e Sostenibile (BES) la prevenzione, la coesione sociale e territoriale, l’occupazione, il recupero del disagio, i beni comuni e relazionali, arte, cultura, sport, tempo libero, gli orti urbani, il valore dei rifiuti del riuso e dello spazio pubblico, l’economia civile e partecipata. Profitti sociali per la qualità della vita.”

Invitiamo i nostri lettori romani ad intervenire o semplicemente a lasciare un loro contributo personale su Corviale in questo blog.

Qui il programma del Forum Corviale 2020: programma_forum_corviale

Qui uno straordinario contributo di Salvatore D’Agostino e Isidoro Pennisi sul blog Wilfing Architettura, che ripropone la videoregistrazione e la trascrizione di un’intervista nella quale Mario Fiorentino espone il progetto di Corviale, mostrata presso la Galleria di Arte Moderna di Roma e la Triennale di Milano nel 1981: link

Qui il link all’Associazione “Corviale Domani”

E qui, proprio per chi non sapesse nulla riguardo a quest’opera emblematica, la voce di Wikipedia su Corviale.

Walkshow Architettura 2.0

Agire lo spazio pubblico, tra web e territorio.

L’Associazione Amate l’Architettura e Urban Experience lanciano il primo Walkshow su Architettura 2.0.Volevamo affrontare il tema dell’impatto che il web 2.0 sta avendo sull’architettura.
Sentivamo il bisogno di incontrarci tra i soggetti che a vario titolo si stanno affacciando sul web per parlare di architettura, per materializzare voci prevalentemente associate ad un link o ad un avatar. Per farlo abbiamo scelto il luogo urbano per eccellenza, la città.
Per farlo abbiamo scelto la formula della conferenza non convenzionale.
Una conferenza da condurre lungo le vie della città.
La tecnologia dei whisper talk e le modalità del Walkshow ci permettono di trasformare il dialogo sull’architettura in una passeggiata nell’architettura.Alla maniera dei pensatori greci che associavano le discussioni filosofiche al ginnasio, alla palestra, all’allenamento, noi, mentre parliamo e discutiamo,
Passeggiamo!

Camminare per stare con le persone e raccontarsi i luoghi reali e virtuali scavando le miniere sparse intorno a noi” (Terzani).

Creare spazio pubblico attraverso un’azione emblematica, ludico-partecipativa, che esplora e valorizza un territorio.
Usare la città come luogo di condivisione ed esperienza.
La città non è un semplice palcoscenico, non è un museo a cielo aperto ma è il luogo dove le esperienze si incontrano e si materializzano.
Vogliamo semplicemente vivere la città, non necessariamente avendo la città come obbiettivo del nostro agire ma semplicemente come mezzo per le nostre azioni.

walkshow-arch-2

Questo è il luogo dell’appuntamento.

Domenica mattina, 15 maggio 2011,

h 9,30, sulla scalinata dell’Ara Pacis (di fronte a San Girolamo).
Per non sbagliarci questo è lo
Street view
Per registrarsi (il numero dei Whisper talk è limitato) occorre andare qui

PERCORSO:

  • 09,30 ritrovo Ara Pacis, distribuzione whisper talk
  • 10,00 inizio conference
  • 10,30 piazza del popolo
  • 11,00 museo andersenn
  • 11,30 Piazzale della marina, prendiamo il tram
  • 12,00 scendiamo di fronte a via G. Reni
  • 12,30 piazza mancini passando per il maxxi e per il ponte della musica (visita al cantiere)
  • 13,00 stadio dei Marmi (conclusioni) Giulio Pascali tag: blog, partecipazione, convergenza
  • 13,30 pranzo

Regole:

Gli iscritti a parlare hanno 5 minuti a rotazione (tutti gli iscritti hanno diritto a parlare) senza uno schema troppo rigido seguendo il canovaccio dei temi:

A. Il crowdsourcing in architettura (la partecipazione o la condivisione dell’architettura);

B. La contemporaneità, dove sta la contemporaneità oggi;

C. La critica di architettura e i nuovi critici del mondo blogger (una diversa modalità integrata di analizzare l’architettura o la fine del critico);

D. Il confine e il suo sfaldamento. La città e il territorio. Il recupero delle aree urbane, il territorio agricolo;

Per aderire all’evento occorre registrarsi.

L’evento sarà marcato su twitter con le hashtag #urbexp e #webspaziopubblico

La partecipazione comporta una quota con cui pagare l’assicurazione per i Wisper Talk

(5€ – 2€ per gli associati UE e AlA) e il ristorante (quota pranzo indicativo da confermare 25€).

Hanno aderito (finora):

Conduttori:

  • Anna Maria Bianchi tag: comitati flaminio, comitati no pup, partecipazione, cittadini attivi, piazza Gentile da Fabriano

  • Luigi Greco tag: Il Desiderio, Città, Natura, Dell’una, dell’altra
  • Luca Nicotra tag: crowdsourcing, achitettura amatoriale, potere, politica, diritti digitali

Per Amate l’Architettura

  • Alberto Giampaoli tag: borromini, galileo, incontro di popoli, cultura orizzontale, qualità, spazi esclusivi, spazi inclusivi, biocompatibilità, sostenibilità
  • Marco Alcaro tag: blog, mass media, giornali, televisione, informazione