Articoli marcati con tag ‘postcovid’

CALL 100 parole: “COSA FARÀ L’ARCHITETTO NEL POST-COVID?” Riflessioni di Gabriele Cherubin

23 Luglio 2020

Il periodo di chiusura forzata, sgombrando le nostre piazze, le nostre scuole, i nostri uffici, ha dimostrato quanto questi siano privati della loro più profonda essenza se svuotati del loro ingrediente fondamentale, le persone. Ma, soprattutto, ha fatto sorgere in noi il dubbio che le città in cui viviamo, di periferie lontane e disagiate, di lezzi inquinanti e maleodoranti, di disuguaglianze e sperequazioni non fossero state costruite per noi.

A misura d’uomo. Questo dovrà essere il mantra del “mondo nuovo”, in cui dalla penna dell’architetto potranno fluire verdi spazi d’aggregazione, connessioni e collegamenti, leggerezza e riuso adattivo. Non più profitto e guadagno, ma socialità e benessere.

Testo: Gabriele Cherubin

Immagine:  Giorgio De Chirico – Piazza d’Italia 1948

CALL 100 parole: “COSA FARÀ L’ARCHITETTO NEL POST-COVID?” Riflessioni di Dario Canciani

22 Giugno 2020

Ogni epoca storica presenta desideri e problematiche proprie. All’architetto spetta il compito di trovare le forme adeguate e specifiche contribuendo al soddisfacimento dei primi ed alla soluzione dei secondi. Avendo sperimentato in questi giorni la nostra fragilità ma anche la nostra capacità creativa, l’architetto dovrebbe abbandonare l’impulso autoreferenziale nella ricerca della “forma per la forma”, per dedicarsi alla sensorialità, alla circolarità, al recupero del costruito, al consumo zero, all’impegno sociale, cioè ad una architettura a bassissimo impatto sul pianeta, esattamente come fa un uccello quando si costruisce il nido. In estrema sintesi quindi auspico un passaggio da una archi-star arrogante ad un architetto GENTILE

CALL 100 parole: “COSA FARÀ L’ARCHITETTO NEL POST-COVID?” Riflessioni di Valentina Radi

18 Giugno 2020

Copertina:“Giuramento di Vitruvio”2017 ©Ordine degli Architetti PPC di ReggioEmilia. Da un’idea del prof. Salvatore Settis, ha preso vita dall’incontro fra il prof. Paolo Clini coordinatore scientifico del Centro Studi Vitruviani di Fano, e l’arch. Andrea Rinaldi presidente dell’Ordine degli Architetti PPC di Reggio Emilia, che l’ha reso effettivo. Elaborato nell’abito della ricerca: Vitruvio e l’abitare contemporaneo, ideata e coordinata dall’arch. Valentina Radi

 

L’ARCHITETTO NEL POST-COVID? Potrà unirsi sinergicamente a tutti i colleghi della penisola, ed oltre, in un’unisona adesione ippocratica, culturalmente e simbolicamente fondata sui valori della mediterraneità. Virtù essenziali già presenti nel De Architectura: etica, cura, transdisciplinarità e riferimenti progettuali che oggi esprimono il bene comune, del paesaggio e la qualità dell’opera, capaci di attraversare ogni tempo e accadimento. Intenzioni e azioni da condividere e perseguire insieme a tutti gli attori coinvolti nel progetto. Possibilità per l’architettura di ricostituire un coeso scenario attraverso cui mostrare perché l’architetto è colui che si occupa dello studio dello spazio, forma e relazione fra le sue parti, facendone comprendere l’importanza. Ammettendo la condivisione di scelte in una visione democratica che lo confermi guida.

Testo: Valentina Radi
Immagine: Ordine degli Architetti di Reggio emilia
Editing: Emmanuele Lo Giudice

 

CALL 100 parole: “COSA FARÀ L’ARCHITETTO NEL POST-COVID?”- Riflessioni di Silvia Gioja

18 Giugno 2020


L’architetto diventa una guida per re-indirizzare la comunitá disorientata dalla pandemia [a-via] a una nuova normalitá [per-via].
Una sfida a cui egli è chiamato è di reinterpretare ottimalmente gli spazi in funzione dei requisiti dettati dalle regole di contenimento del contagio.
Processo svolgibile efficientemente avvalendosi degli strumenti BIM e in particolare del generative design. Ovvero elaborare script, fissando per esempio parametri per flussi di circolazione e distanza di sicurezza e delegando al calcolatore la ricerca automatica della migliore configurazione che li rispetti.
La comunità godrà di questo servizio consapevole che l’architetto fornisce nel tempo minore la soluzione spazialmente e socialmente migliore.

 

Contributo alla Call di: Silvia Gioja.
La foto è di Silvia Gioja e rappresenta il Labirinto d’Arianna di Fiumara d’Arte a Castel di Lucio (Me).
Editing: Massimiliano Mirri.

CALL 100 parole: “COSA FARÀ L’ARCHITETTO NEL POST-COVID?”- Riflessioni di Nicola Rossi

17 Giugno 2020

Incontro tra percorsi porticati a Garrovillas, Spagna (da B. Rudofsky, Architecure Without Architects: a Short Introduction to Non-Pedigreed Architecure, University of New Mexico Press, 1980)

 

La pandemia ha esasperato la frontierizzazione in atto città/stanza, aperto/chiuso, moltitudine/individuo; separati dalla soglia di casa, due assoluti: il virulento mondo e il rassicurante (si fa per dire) io. Per l’architetto è tempo di credere: al ruolo politico che gli compete (il progetto esprime -consapevolmente o meno- un’idea di società) e al potere performativo dell’oggetto delle sue fatiche: lo spazio.

La città reagirà a nuovi assedi se l’avremo rinforzata con fibre nuove, il cui sedime è già disponibile: la miriade di sfridi tra spazio pubblico e privato, sottili quanto basta per risultare impenetrabili all’avventore frettoloso. Parafrasando G. Clément, è tempo di addentrarsi nella penombra del “terzo paesaggio” urbano: una concatenazione di atri, corti e giardini di dimensioni modeste in grado di inspessire, fino a renderla luogo, la soglia tra “mio” e “tuo”; di articolare, a seconda dello stato di salute della città, gradienti opposti di privacy e di apertura; di suggerire variabili prossemiche; di offrire in ogni tempo una risposta materiale in termini di relazione.

testo e foto di Nicola Rossi
Editing di Emmanuele Lo Giudice