Articoli marcati con tag ‘post covid’

CALL 100 parole: “COSA FARÀ L’ARCHITETTO NEL POST-COVID?” Riflessioni di Daniele Menichini

29 Giugno 2020

Daniele Menichini

 

Quante volte nella nostra professione ci siamo trovati davanti ad un bivio? Ecco la pandemia è uno di quei momenti importanti in cui si deve decidere che cosa fare da grandi perché non c’è più tempo per trastullarsi nel pensare se è meglio l’uovo oggi o la gallina domani! La pandemia ci ha messo davanti ad una rivoluzione culturale che ha liberato visioni di nuove architetture, nuovi paesaggi e nuovi territori che ci devono proiettare nelle situazioni di crisi dei modelli sempre più frequenti e drastiche: terremoti, inondazioni, pandemie, riscaldamento globale e persino invasioni aliene. L’architetto è quel visionario che deve essere capace di generare nuovi modelli del vivere e dell’abitare andando oltre gli schemi della consuetudine e della routine, dobbiamo osare senza paura di essere derisi o additati come eretici … siamo invece precursori, innovatori, terraformatori, custodi della realtà di un futuro prossimo.

 

Didascalia immagine

Disegno di Daniele Menichini, Stradaverde, 2020

“Vorrò camminare in strade con alti palazzi ricoperti di erba e fiori, vorrò lasciarmi sopraffare dalle prospettive dei grattacieli che salgono verso il cielo per inquadrare le stelle”.

CALL 100 parole: “COSA FARÀ L’ARCHITETTO NEL POST-COVID?” Riflessioni di Valentina Radi

18 Giugno 2020

Copertina:“Giuramento di Vitruvio”2017 ©Ordine degli Architetti PPC di ReggioEmilia. Da un’idea del prof. Salvatore Settis, ha preso vita dall’incontro fra il prof. Paolo Clini coordinatore scientifico del Centro Studi Vitruviani di Fano, e l’arch. Andrea Rinaldi presidente dell’Ordine degli Architetti PPC di Reggio Emilia, che l’ha reso effettivo. Elaborato nell’abito della ricerca: Vitruvio e l’abitare contemporaneo, ideata e coordinata dall’arch. Valentina Radi

 

L’ARCHITETTO NEL POST-COVID? Potrà unirsi sinergicamente a tutti i colleghi della penisola, ed oltre, in un’unisona adesione ippocratica, culturalmente e simbolicamente fondata sui valori della mediterraneità. Virtù essenziali già presenti nel De Architectura: etica, cura, transdisciplinarità e riferimenti progettuali che oggi esprimono il bene comune, del paesaggio e la qualità dell’opera, capaci di attraversare ogni tempo e accadimento. Intenzioni e azioni da condividere e perseguire insieme a tutti gli attori coinvolti nel progetto. Possibilità per l’architettura di ricostituire un coeso scenario attraverso cui mostrare perché l’architetto è colui che si occupa dello studio dello spazio, forma e relazione fra le sue parti, facendone comprendere l’importanza. Ammettendo la condivisione di scelte in una visione democratica che lo confermi guida.

Testo: Valentina Radi
Immagine: Ordine degli Architetti di Reggio emilia
Editing: Emmanuele Lo Giudice

 

CALL 100 parole: “COSA FARÀ L’ARCHITETTO NEL POST-COVID?”- Riflessioni di Architettura Senza Frontiere Italia- Piemonte

14 Giugno 2020

Copertina: © Architettura Senza Frontiere Italia- Piemonte

L’architetto post-covid19 dovrà concentrarsi sulla bellezza dell’abitare.

La quarantena ha evidenziato la strettissima connessione tra spazio vissuto e qualità della vita.

Le persone in situazioni abitative precarie si sono rivelate le più vulnerabili. Un ambiente salubre, alla giusta temperatura ed areato può garantire una migliore salute fisica; un ambiente bello, luminoso, opportunamente organizzato e con spazi sufficienti per le persone ospitate e per le attività, garantisce una migliore salute psicologica.

È dovere dell’architetto interrogarsi ed agire affinché il diritto all’abitare la bellezza sia garantito a tutti.

 

Testo di: ASF Italia-Piemonte
Immagine suggerita da: ASF Italia- Piemonte
Editing: Giulia Gandin

 

CALL 100 parole: “COSA FARÀ L’ARCHITETTO NEL POST-COVID?”- Riflessioni di Giorgio Mazzocchi

6 Giugno 2020

Cosa farà l’architetto post-covid? Quello che ha sempre fatto. Studierà il mondo in ogni sua sfaccettatura: ricercando in ogni materia l’aspetto più filantropico della scienza, della psicologia, della natura stessa.

Sarà l’uomo a cambiare opinione sullo spazio e sugli ambienti; all’architetto non resterà, come sempre, l’arduo compito di tradurre ciò che soggettivamente l’uomo desidera in ciò che oggettivamente è possibile costruire, aggiungendo, sottraendo e modificando le variabili dell’onnicomprensiva equazione della progettazione.

Nella volontà di alcuni uomini spauriti, forse, andrà a risiedere il desiderio di nuove barriere, nell’ottica di una maggiore sicurezza.

Il pensiero di altri, spero, verrà influenzato da quello che la natura sta cercando di dimostrarci da quando gliene abbiamo dato la possibilità: la necessità di riattribuirle il rispetto e gli spazi che da sempre le sono appartenuti e che da tempo le sono stati sottratti.

 

Testo di: Giorgio Mazzocchi
Immagine “The Arboreal Office” di Rob Gonsalves suggerita da: Giorgio Mazzocchi
Editing: Giulia Gandin

CALL 100 parole: “COSA FARÀ L’ARCHITETTO NEL POST-COVID?”- Riflessioni di Diego Repetto

30 Maggio 2020

Copertina: “Intreccio”, Labirinto della Masone Fontanellato, Parma ©Diego Repetto

Questa condizione di indeterminatezza causata dalla pandemia comporta la necessaria trasformazione del nostro modo di vivere lo spazio e il tempo.

Stiamo vivendo un intreccio di fenomeni tra loro interagenti, un entanglement quantistico, in cui qualunque azione comporta un effetto istantaneo anche a distanza. Non siamo di fronte a un paradosso, ma a una presa di coscienza del fatto che gli esseri viventi e non viventi sono connessi tra loro come parte integrante di un ecosistema universale.

L’architetto nel post-covid può generare valore nella società affrontando i progetti attraverso una maggiore e consapevole cooperazione/interazione tra più discipline, promuovendo un’architettura transdisciplinare.

 

 

CALL 100 parole: “COSA FARÀ L’ARCHITETTO NEL POST-COVID?”- Riflessioni di Carla Iuliano

26 Maggio 2020

Copertina: Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo? – Paul Gauguin, 1897,  MFA di Boston.

Nel mondo pre-covid dai balconi ci affacciavamo e spesso quello che vedevamo era una distesa di cemento. Nel mondo pre-covid molte persone morivano per i fumi tossici, la fame mondiale aumentava sempre più, il cambiamento climatico metteva in ginocchio le economie più povere e costringeva molte persone ad aggrapparsi alla speranza. Nel mondo pre-covid, io scrivevo da una città la cui speculazione edilizia degli anni 70-80, era stata incurante del benessere cittadino.

Cosa è cambiato? Nulla, però qualcosa è successo: se mi affaccio dal balcone, posso vedere le facce delle persone che si cercano e che tentano, con i propri gesti, di avere cura di sé e degli altri. L’architettura deve essere architettura della cura. Che senso ha desiderare un mondo che sia “guarito” dal covid, ma sia poi ancora afflitto da tutti i mali che hanno segnato il nostro passato? Desiderare un mondo che sia solo post-covid è un lusso che non ci possiamo permettere.

L’architettura post-covid, deve essere post-insostenibilità, post-ineguaglianze, post-velocità speculativa, deve essere inclusiva, occasione per confrontarci sui nostri modi di vivere. L’architettura può essere un modello che rifiuta l’inefficienza della velocità consumistica, della speculazione, del successo. La meditazione sullo spazio non deve riguardare più solo grandi edifici posti ai pubblici riflettori in nome di un linguaggio tutto autoreferenziale. L’architetto ha il compito di portare avanti una riflessione che si soffermi sulla percezione degli spazi cittadini, su come noi tutti – in quanto società, senza lasciare nessuno indietro- li viviamo, su come ci muoviamo in essi, su come essi influenzino il nostro benessere, su cosa essi ci trasmettono. Questo significherebbe progettare davvero un mondo più sano, più umano.

Testo di: Carla Iuliano
Immagine suggerita da: Carla Iuliano
Editing: Giulia Gandin

 

CALL 100 parole: “COSA FARÀ L’ARCHITETTO NEL POST-COVID?”

26 Maggio 2020

“L’avenir, tu n’as pas à le prévoir, mais à le permettre” (il futuro non devi prevederlo, ma permetterlo). Antoine de Saint-Exupery.

“COSA FARÀ L’ARCHITETTO NEL POST-COVID?”

Inviateci 100 e una immagine per descrivere come immaginate la vostra professione e l’architettura nel prossimo futuro.

 

L’attuale crisi legata alla pandemia del Covid è l’ultima delle crisi che stiamo vivendo e non sarà l’ultima, come ci dicono Zygmunt Bauman e Carlo Bordoni, quello che stiamo vivendo in questi ultimi decenni è uno stato di crisi perpetuo, che ci mostra la necessità di un cambiamento e di una trasformazione del nostro modo di vivere e relazionarci. La supermarket city, che ci ha lasciato la modernità e la postmodernità, deve trasformarsi e dar forma a una nuova città e architettura.

Cosa farà l’architetto post-pandemico?

Quale sarà l’architettura e la città del nostro “mondo nuovo”?

Immaginate l’architettura, raccontateci le vostre idee con 100 parole e un’immagine.

Le proposte dovranno essere inviate entro domenica 7 Giugno.

Selezioneremo le più interessanti e le pubblicheremo.