Articoli marcati con tag ‘ponte della musica’

Ancora polemiche sul Ponte della Musica

12 Settembre 2011

Su Repubblica è apparso questo articolo a nostro parere pretenzioso ed anche un poco superficiale. Oltre a brevi considerazioni pubblichiamo il comunicato scritto dai Comitati Flaminio in risposta al giornale. (altro…)

Ponte della Musica – la risposta dei progettisti esecutivi a Fuksas

22 Giugno 2011

Riceviamo dalla Società di Progettazione SBG&Partners (Progettisti esecutivi del Ponte della Musica) la risposta all’articolo di Massimiliano Fuksas apparso di recente su L’Espresso.

“A proposito dell’articolo comparso sul vostro numero del 9 giugno a pag. 167 dal titolo “Mal di Ponte” a firma di Massimiliano Fuksas, tengo a precisare quanto segue:

Non risponde a verità l’affermazione che i progettisti originari (non solo Buro Happold, ma anche l’arch. Kit Powell) abbiano perso il controllo dell’opera: infatti la realizzazione del Ponte della Musica è stata da essi seguita in tutto il suo sviluppo con la partecipazione alla Direzione dei Lavori;

E’ totalmente falsa l’affermazione che il Ponte si sarebbe “ appesantito” con l’intervento delle progettazione esecutiva-costruttiva, secondo Fuksas affidata strambamente ad altri (tra i quali il sottoscritto).

Posso assicurare, e del resto è all’evidenza di chi volesse esaminare i disegni, che il progetto architettonico dell’opera, e quindi il suo aspetto estetico, è rimasto immutato  fin nei minimi dettagli.

E’ stupefacente che un addetto ai lavori di così grande fama e risonanza internazionale, si lasci andare ad affermazioni quantomeno inesatte, senza darsi la pena di informarsi adeguatamente.”

Massimo Guerrini

Saluto dell’estate al ponte della Musica

Amate l’Architettura con il  Coordinamento Cittadini Attivi Flaminio e Urban Experience invitano tutti i cittadini interessati a partecipare al:

Saluto dell’estate al Ponte della Musica. Il quartiere brinda al primo giorno dell’estate

che si terrà mercoledì 22 giugno 2011 dalle ore 19,00 alle 21,00 presso il Ponte della Musica.

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Da troppo tempo la città,  da   territorio pubblico e condiviso,  è diventato un non- spazio, un  luogo di passaggio, un interstizio  tra  perimetri privati. E i cittadini sono sempre più abituati  a restare chiusi nelle loro case e a vivere – spesso  subire – passivamente le trasformazioni urbane che modificano giorno dopo giorno il quartiere che sta loro intorno.

Noi invitiamo i cittadini a ri-prendere possesso degli spazi urbani, a viverli anche solo camminandoci sopra, a occuparli con la propria presenza e con la propria esperienza. Anche questo vuol dire partecipazione dei cittadini.

Salutiamo con entusiasmo la realizzazione di opere come il Ponte della Musica, che migliorano  la  qualità della vita,  offrono  una visione della città a misura d’uomo, archiviano  il tradizionale approccio funzionalista che vede l’automobile come principale (se non unico) baricentro della mobilità e dell’organizzazione  della città.

Per noi  il Ponte, non è solo  un luogo di transito, deve diventare un luogo di sosta e di scambio, un  nuovo centro della vita sociale  del quartiere,  un punto  di incontro per la gente che intende vivere la città,  utilizzarla, viverci  dentro, metterci  dentro  le proprie capacità e le proprie esperienze (culturali, musicali, teatrali) e rappresentarle liberamente sul ponte..

Invitiamo quindi tutti quanti a partecipare portando con loro la musica, il ballo, il canto e qualunque forma di spettacolo  pensano  di poter mettere in gioco sul ponte.

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Amate l’Architettura – Movimento per l’architettura contemporanea

www.amatelarchitetura.com

Urban Experience – Giocare la città tra web e territorio

www.urbanexperience.it

Coordinamento dei comitati spontanei Cittadini Attivi Flaminio

www.comitatiflaminio.org

Inaugurato il Ponte della Musica a Roma

4 Giugno 2011

Il 31 maggio 2011 è stato inaugurato il ponte della Musica.

Finalmente sarà possibile percorrere fisicamente la linea, finora soltanto ideale, che collega il Foro Italico all’Auditorium, passando per il MAXXI, le opere olimpiche di Nervi e il Villaggio Olimpico.

Amate l’Architettura sostiene da sempre l’importanza culturale del quartiere Flaminio ed il suo porsi come laboratorio a cielo aperto dell’architettura contemporanea.

Chi ha partecipato al il Walkshow Architettura 2.0 organizzato insieme con l’associazione culturale Urban Experience, ha potuto godere di una piccola anteprima dell’apertura del Ponte.

Come ormai sembra essere uno sport nazionale anche in questo caso non sono mancate numerose polemiche sulla costruzione dell’opera.

Abbastanza monotonamente si individuano 3 principali filoni di protesta: quello NATURALISTICO AMBIENTALE, quello FUNZIONAL-ECONOMISTICA e quello TECNICO-PROFESSIONALE.

Secondo la più collaudata polemica NATURALISTICO AMBIENTALE, tutto ciò che è costruito è di per se negativo in quanto aprioristicamente contrapposto all’ambiente naturale; obiezione accentuata nel caso di opere smaccatamente contemporanee; come corollario non sono accettabili i disagi che in genere qualsiasi cantiere comporta.

È il caso, spiace dirlo, di Legambiente che si è battuta per preservare il tratto di verde che gestivano proprio nel luogo occupato dal cantiere. Sostanzialmente il problema sollevato sembra essersi ridotto ad una questione gestionale del cantiere. Qui un video che illustra lo stato dell’arte prima dei lavori e la posizione di Legambiente.

Altro caso è l’obiezione FUNZIONAL-ECONOMISTICA, altrimenti noto come fenomeno del “benaltrismo”. Sostanzialmente si riduce a tre sottocategorie di protesta:

  • Siamo pieni di monumenti! Roma (l’Italia) ha già le sue opere d’arte (e i suoi ponti pedonali) e non c’è bisogno di realizzarne di nuove; men che mai questa.
  • Quanto ci costa! Il costo, in questo caso 8 milioni, è sempre troppo; soprattutto quando si parla di opere il cui valore non è quantificabile in termini economici o finanziari
  • Ben’altre erano le opere da realizzare prima! Le altre urgenze; rispetto ad un opera c’è, ce stata e ci sarà sempre qualcosa di più importante, di più utile, di più urgente da realizzare prima.

Nel nostro caso un ponte, per giunta pedonale, non può che apparire inutile, troppo costoso e sicuramente non nella scala delle priorità della nostra città.

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Un poco triste l’articolo che ho trovato sul sito di Paesesera “Inaugurazione tra le polemiche”: delle polemiche non c’è traccia nel testo dell’articolo, però si pensa bene di postare una foto del cantiere ancora in costruzione, chissà che l’immagine del ponte finito dovesse sembrare troppo bella…..

Vi è poi il vasto filone della critica TECNICO-PROFESSIONALE, quella che “io l’avrei fatto meglio” o del “manco sono capaci di …..”, con la quale in genere si tende mettere in evidenza questo o quel dettaglio tecnico sui materiali o sulla gestione del cantiere. Si tratta di un filone amplissimo nell’Italia dei CT del giorno dopo, dove tutti sono esperti di tutto. Filone scivoloso, nel quale spesso si cade anche involontariamente. Nell’intento di evidenziare mancanze o difetti macroscopici (che ne so, un cedimento strutturale, una collocazione sbagliata dell’intervento) si finisce con il mettere a fuoco banali problemi di fornitura (alcune doghe di legno fallate….) o piccoli ritardi (2 mesi in due anni….) scambiandoli per gravi problemi costruttivi e gestionali.

Piccola nota descrittiva.

L’opera si distingue per semplicità, leggerezza e per lo slancio che la forma “a foglia piegata” le conferisce. L’utilizzo delle cromature bianche, oltre a risaltarne le forme dinamiche (chiaro su fondo scuro), crea una evidente assonanza cromatica con le architetture limitrofe, dallo stadio Olimpico alla casa della scherma, creando un gioco di inversione formale con il vicino Ponte Duca D’Aosta.

Particolare attenzione è stata posta nel progetto alla fruibilità degli spazi in coincidenza delle zone di imposta delle strutture; sul lato Flaminio uno spazio aperto consentirà l’utilizzo a tutta la collettività dell’area verde sottostante; sul lato Foro Italico il ponte sarà collegato alla pista ciclabile tramite una serie di rampe ciclabili. In entrambi i lati l’accesso alle sponde del Tevere sarà enormemente facilitato dalle sistemazioni architettoniche.

Il ponte originariamente doveva essere esclusivamente ciclopedonale (ovvero utilizzabile a piedi o in bicicletta), alterne vicende hanno portato a modificarlo per renderlo utilizzabile anche per il trasporto pubblico. Il ponte sarà quindi attraversato dai mezzi pubblici, ovvero da una linea (tram o bus elettrici) definita sin da ora “Linea dei musei”, che collegherà Ottaviano al ponte e di li consentirà di raggiungere Valle Giulia, il MAXXI, e l’Auditorium.

Di sicuro ora è evidente necessità di completare la sistemazione urbana delle aree circostanti, cominciando dal parcheggio interrato di Piazza Gentile da Fabriano, che manifesta ora tutta la sua incoerenza architettonica rispetto al sistema urbano generale, per finire con il recupero della casa della scherma (e magari la realizzazione del nuovo stadio del tennis).

Presso il sito di Progetto Millennium è possibile trovare altre info sui progetti previsti nel quartiere; sorvolando per un attimo sulle famigerate prestazioni gratuite di Renzo Piano (per il quale evidentemente l’architettura è un hobby), c’è da ben sperare sul futuro del quartiere.

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CONCLUSIONI

Per buona pace degli ambientalisti un ponte che privilegia l’uso delle biciclette e dei mezzi pubblici, spalancando l’accesso al Tevere è un’opera che dovrebbe essere sostenuta e pubblicizzata proprio dai movimenti ambientalisti; ho la sensazione che alle volte nelle polemiche si tenda a vedere solo il piccolo personale orticello perdendo di vista le logiche di largo respiro; nelle logiche di largo respiro le analisi si fanno sui costi e sui benefici generali. In questo caso il costo (la perdita, temporanea, di un tratto di sponda gestito da Legambiente e onestamente sconosciuto ai più) è largamente compensato dai benefici (un cambio radicale nel modo di intendere le opere pubbliche e la mobilità urbana e l’apertura del Tevere alla città).

Invito gli ambientalisti a passare presso l’area e a confermare se continuano a ritenere l’opera così devastante ora che si comincia a percepirne l’assetto generale; mi chiedo se non sarebbe ora di abbandonare la logica del “Costruito è brutto” che permea vasti strati della cultura ambientalista, che a buon diritto diffidano della logica speculativa cementificatoria che caratterizza moltissimi interventi pubblici in Italia; occorre però cominciare a fare uno sforzo di critica costruttiva che consenta di distinguere i singoli casi: quando un opera è ben progettata e non risponde a logiche prettamente speculative si può e si deve realizzare anche sopportandone i relativi disagi.

Ai tecnici funzionalisti dico che c’è bisogno di altre opere a Roma come il Ponte della Musica!

E non solo perché in realtà l’opera è sotto ogni aspetto funzionale al miglioramento della qualità urbana ma anche e soprattutto in quanto opera d’arte frutto dell’intelletto e del lavoro di ingegno creativo dell’uomo.

Così come c’è bisogno di opere e monumenti moderni e contemporanei sia nelle funzioni che nello spirito. Ce n’è bisogno ovunque e il relativo costo, per quanto importante, non può essere valutato in termini puramente economici.

Abbiamo bisogno, per non soccombere allo svilimento materiale (ed economico) delle nostre città, di allargare il nostro modo di vedere le cose. Abbiamo una sola risorsa, il nostro intelletto; abbiamo un solo modo di valorizzare il nostro intelletto, moltiplicando le nostre opere, creando opere innovative, creando (non solo conservando) cultura (anche invitando architetti stranieri).

La riduzione di tutto a mero calcolo economico equivale alla morte civile e culturale di una società.

Ci sono opere che possono e devono essere valutate anche per i benefici immateriali e “indiretti” che portano alla collettività.

Ci sono opere che hanno il compito di non inseguire il problema ma di fornire una chiave di lettura diversa. Queste opere si definiscono opere d’arte,

l’architettura è un’arte!