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Vittorio Sgarbi, il paradosso della cultura italiana

È di poche settimane fa la notizia dell’incarico affidato a Vittorio Sgarbi come Presidente del museo MART, il museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto. La nomina di Sgarbi al MART succede dopo la decennale presidenza di Franco Bernabè 2004-2014 e a quella un po’ più breve di Ilaria Vescovi 2014-2019, due persone di altissimo profilo. In particolare va ricordata la gestione di Bernabè che ha reso il museo uno degli spazi più importanti d’Italia portando il MART nel 2011, al 24° posto dei musei più visitati d’Italia con la cifra record di 308.992 di visitatori, malgrado le sue condizioni logistiche indubbiamente “scomode”.

Se i predecessori di Sgarbi erano più legati al mondo dell’economia, la scelta di nominare un critico d’arte come presidente di uno dei più importati musei d’arte contemporanea d’Italia, sembra coerente con sua carica, ma è solo un colpo di teatro. La costante presenza di Sgarbi nei vari settori culturali è significativa e ci deve fare riflettere. Critico d’arte, sindaco, direttore di musei e fondazioni e Accademie ei Belle Arti, parlamentare, politico, assessore, curatore, regista teatrale, saggista, giornalista, opinionista, personaggio televisivo, docente universitario, esperto d’architettura e d’arte antica, rinascimentale, barocca, e moderna e contemporanea, etc. … queste sono solo alcune delle “qualità” di Vittorio Sgarbi. Le possibilità sono due: o Sgarbi è un genio, una delle figure più importanti della storia del mondo culturale italiano, o forse è qualcos’altro.

Analizziamo la prima ipotesi, ovvero che Sgarbi sia uno dei pilastri della cultura italiana. Guardiamo un attimo indietro nel tempo e cerchiamo dei personaggi nella storia recente che possano rispondere almeno in parte agli incarichi del nostro “critico geniale”.

Un personaggio che si avvicina a Sgarbi, senza però eguagliarlo è Giulio Carlo Argan. Anche lui, come Sgarbi critico d’arte, politico e docente universitario, sindaco e senatore, esperto d’arte e architettura. Un altro ancora, che usava molto la televisione in modo irriverente, ma con grande eleganza, anche lui saggista, giornalista, opinionista, che si è occupato molto di politica (pur non ricoprendo mai nessun incarico), critico d’arte, di letteratura, regista teatrale e, diversamente dal critico ferrarese, grandissimo regista, scrittore e poeta, è stato Pier Paolo Pasolini.

Può mai essere Sgarbi un mix tra, Giulio Carlo Argan e Pier Paolo Pasolini? Ovvio che no! I paragoni ovviamente sono provocatori, ma ci aiutano a comprendere in parte il fenomeno Sgarbi. È ovvio che Sgarbi non ha nulla in comune con Argan, che è stato senza alcun dubbio uno dei critici d’arte più importanti nel panorama italiano e mondiale i cui libri hanno formato intere generazioni di studenti e di intellettuali in tutto il mondo. Come non ha nulla in comune con Pasolini, che senza ombra di dubbi è stato un vero genio, uno dei più importanti intellettuali della storia.

Eppure neanche i più grandi intellettuali della storia italiana non hanno mai abbracciato un universo tan variegato come quello del “critico” di Ferrara, che ci accompagna da più di 30 anni. Allora che cos’è Vittorio Sgarbi?

Nel nostro mondo consumistico anche la politica, si basa su prodotti di consumo e anche la cultura è un prodotto di consumo. Non è un caso quindi che uno dei presidenti più autorevoli del MART è stato Franco Bernabè, un grande espero di economia.

Vittorio Sgarbi è un prodotto pop e come tale la politica e il mondo della televisione ce lo vende. Chi in Italia non conosce “Vittorio Sgarbi il Critico d’Arte”.

Il fenomeno Sgarbi è una figura stereotipata costruita su misura, un personaggio che interpreta e ricopre un ruolo, ormai riconoscibile da tutti, all’interno di una “rappresentazione pubblica”: la politica e la televisione. È una finzione, ma al pubblico piace pensare che sia vera, piace pensare che sia il “grande critico”, che con il super potere di urlare e inveire verso tutti si pone come il “grande paladino della cultura”. Non è un caso che gli esordi del “personaggio Vittorio Sgarbi” sono legati ad una trasmissione televisiva e nello specifico al Maurizio Costanzo Show e non grazie a delle pubblicazioni saggistiche o di carattere intellettuale che hanno raggiunto prestigio internazionale. La sua fama è legata alle varie liti televisive, talora sfociate anche in aggressive invettive, con altri personaggi televisivi e non. Questo è quello che prevede il “prodotto Vittorio Sgarbi”, che è diverso dallo Sgarbi uomo o dallo Sgarbi critico. Un personaggio rumoroso, che ricorda molto tutta una serie di figure trash che popolano i programmi televisivi. La finzione dura ormai da così tanti anni che il personaggio e la realtà sembrano ormai coincidere, tanto che Sgarbi oggi non più solo l’interpretazione di un personaggio, ma è un vero e proprio marchio.

Quindi se ad una sistema politico poco incisivo serve il consenso a tutti i costi, ecco che fa uscire dal cilindro la figura già pronta dell’uomo dell’Arte, della Cultura: Vittorio Sgarbi, l’esperto per antonomasia della bellezza e dell’arte. “Vittorio Sgarbi”: un prodotto che va consumato rapidamente e il pubblico lo consuma felice.

Questo non vuol dire che non sia un critico in certi casi anche molto interessante, ma senza alcun dubbi non è una figura geniale, né lo possiamo considerare un pilastro della nostra cultura contemporanea.

Il punto della questione non è quindi l’elezione di Sgarbi a presidente di vari enti – forse riuscirà anche a fare un buon lavoro, forse anche ottimo. Il problema è come viene riconosciuta dal pubblico e dalla politica italiana la cultura e che cos’è la cultura oggi in Italia. Se in passato per il pubblico i simboli della cultura erano Giulio Carlo Argan, o Pasolini, oggi invece è una persona che a forza di interpretare il ruolo di “prodotto culturale da consumare” con delle caratteristiche peculiari irriverenti, è diventato una delle figure culturali più riconosciute e con maggior potere in Italia. La questione è grottesca, anche per l’influenza che attualmente ha nel pubblico e nelle istituzioni. La sua riconoscibilità pop oggi lo ha elevato al livello sia di Argan che di Pasolini, se non forse superiore a entrambi. Non ricordo infatti che delle critiche di Argan o di Pasolini hanno avuto la forza di dirottare esiti di concorsi muovendo addirittura il Ministro italiano dei Beni Culturali.

È particolarmente interessante quindi l’uso che e la politica ha fatto e tutt’ora fa del personaggio e del fenomeno “Vittorio Sgarbi”. È emblematico il fatto che questa operazione non è stata fatta da un unico partito ma, al contrario da una varietà impressionate di fazioni e movimenti politici che hanno usato il personaggio di Sgarbi a loro consumo. Dal partito comunista, con il quale Sgarbi si è candidato nel 1990 alla carica di sindaco della città di Pesaro, al partito socialista, poi la DC-MSI, poi il Partito Liberale, poi ancora Forza Italia, Partito Federalista, con i radicali di Pannella (lista Pannella-Sgarbi), poi ancora UDC, Movimento delle Autonomie, i Verdi, ecc…Il modo il mondo politico italiano si è servito del “personaggio Sgarbi” semplicemente per trasmettere un chiaro messaggio ai suoi elettori, “guarda, abbiamo un intellettuale, sicuro che lo conosci. È quello che alla televisione dice Sono il critico d’arte”. Non è un caso che tutti questi partiti hanno presentato Vittorio Sgarbi, non come un grande politico o statista, ma come ‘l’illustre intellettuale”, che come abbiamo analizzato precedentemente, la politica ha gonfiato a suo uso e consumo.

Il suo “talento” politico, lo ha portato dal 2008 al 2012 a diventare sindaco di Salemi (in provincia di Trapani). Qui ha sperimentato una rivalutazione del territorio proponendo la vendita di case a 1 Euro. Con questo sistema Sgarbi pensava di porre fine al degrado che devastò il centro storico dal terremoto del Belice del 1968. Cessione di immobili diroccati ai privati, in cambio della riqualificazione. Questa operazione portò a circa 10 mila manifestazioni di disponibilità, anche da personaggi di rilievo, ma che rimasero tali perché, nel frattempo, alcuni immobili considerati pericolanti furono sequestrati e la città fu commissariata per infiltrazioni mafiose. La proposta anche se di per se interessante, alla fine non ha funzionato. Comunque è da apprezzare il suo tentativo di cercare una soluzione ad una situazione come quella di un paesino periferico della Sicilia. Inoltre bisogna ammettere che la sua notorietà di “star” ha influito parecchio al paese, tanto che per alcuni anni si parlava spesso di Salemi. D’altronde sarebbe come se il cantante italiano Albano, diventasse sindaco di un piccolo paesino e grazie alla sua fama di “pop star” si mettesse ad organizzare vari festival di musica, invitando a cantare Romina, Morandi, e tanti altri cantautori Italiani con l’idea di trasformare il paesino in una nuova Sanremo. Come non si potrebbe non parlare di quel paesino e di Albano come sindaco.

Ormai sembra che il rapporto tra la popolarità pop e politica sia oggi è un binomio più che mai imprescindibile della politica contemporanea, indipendentemente delle capacità intellettuali e culturali che un uomo possiede. I vari incarichi affidati a Vittorio Sgarbi come quest’ultima elezione a presidente del MART, vanno quindi lette come il prodotto di un’operazione prettamente politica di marketing elettorale, costruita per lo spettacolo della politica e certamente non per il mondo culturale italiano.

 

Immagini: elaborazioni grafiche di Emmanuele Lo Giudice

Editing: Daniela Maruotti

Schiattarella è nella squadra di Alemanno?

Oggi, 25 marzo 2012, è nata ufficialmente la “Rete Attiva per Roma“, una nuova Associazione per rilanciare la candidatura a sindaco di Roma di Alemanno.

La manifestazione si è svolta a Roma negli Studi De Paolis sulla Tiburtina, erano presenti volti più o meno noti del mondo dello spettacolo come Giorgio Albertazzi, Lino Banfi, Stefano Moccia, dello sport, come Petrucci e Pescante ma soprattutto della politica che appoggiano la candidatura di Alemanno a Roma, come riportato sui vari quotidiani on line (repubblica, corriere della sera).

Era presente il pdl romano al gran completo più l’udc, una manifestazione, quindi, di esclusivo significato politico.

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Tra Moccia, Lino Banfi e la Meloni era presente il nostro Presidente dell’Ordine Amedeo Schiattarella che ha fatto anche un intervento sul futuro della nostra città e sul ruolo dell’Ordine degli Architetti di Roma per migliorare la città.

Il Messaggero di venerdì cita il nostro Presidente tra gli aderenti alla rete attiva, nel sito di romacapitalenews viene inserito tra i testimonial dell’associazione per il sindaco Alemanno,

E’ inutile ricordare che ciascuno è libero di avere le proprie idee politiche, fino a ieri il nostro Presidente non ha mai nascosto, ma anzi ha sempre dichiarato, sbagliando secondo me, la sua propensione al centro sinistra.

Possibile che non si rende conto che un Presidente di un Istituzione pubblica come l’Ordine degli Architetti, che rappresenta 17.000 iscritti non si deve schierare in maniera pubblica dal punto di vista politico?

Possibile che non si rende conto che partecipare ad una “manifestazione politica” che serve a rilanciare la ricandidatura di Alemanno a Sindaco di Roma, come quella di oggi significa far capire all’esterno che i 17.000 architetti romani stanno con Alemanno?

Possibile che non capisce che quando partecipa a simili manifestazioni non può andarci come singolo cittadino ma ci va come Presidente di un Ordine di 17.000 persone?

Il fatto, poi, che il Segretario dell’Ordine di Roma faccia parte del Consiglio Direttivo di Rete attiva X Roma non è un’attenuante, ma se mai un’aggravante.

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Negli ultimi anni siamo abituati alle azioni o all’assenza di azioni del nostro Presidente che hanno mancato di opportunità e adeguatezza, saranno gli iscritti a giudicarne il comportamento alle prossime elezioni.

Per parlare di Architettura, uno dei temi di cui vorremmo occuparci maggiormente come amate l’architettura, ma siamo spesso costretti a parlare di altro perché non si può far finta di niente, dobbiamo evidenziare una frase del sindaco Alemanno nel suo discorso di oggi alla presentazione di rete attiva X Roma:

Come si può non volere case vivibili, progettate da un grande architetto, al posto delle torri di Tor Bella Monaca?

Il grande architetto sarebbe Leon Krier (se vogliamo essere pignoli non si è mai laureato in architettura, ma questo non significa nulla), le case vivibili le avete mai viste?

Soltanto per questa frase un architetto che si rispetti non doveva partecipare alla convention del sindaco.

La situazione di Tor bella Monaca è complessa, ce ne siamo già occupati come amate l’architettura, ma concentrandoci soltanto sull’architettura, ci rendiamo conto che ci vogliono propinare un progetto del genere ?

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Parte da Firenze il Rinascimento degli Ordini

Gli architetti non si sentono più rappresentati dai loro Ordini, ciò che è accaduto a Firenze ne è la dimostrazione, ci sono Presidenti di Ordini provinciali e Consiglieri che sono in carica da più di un decennio, il nostro Presidente Nazionale, recentemente scomparso, ha governato per 13 anni e si apprestava a rimanere altri 6 anni. Provate a chiedere a qualsiasi architetto se negli ultimi 10 anni la situazione dell’architettura in Italia e quindi dell’architetto, sia migliorata o peggiorata, la risposta la conosciamo tutti, motivo per cui i nostri rappresentanti, così attaccati alla poltrona, si devono fare da parte e lasciare il passo ai giovani che hanno voglia realmente di cambiare le cose.

Auguriamo ai nostri amici di Firenze, con cui siamo in contatto da tempo e collaboreremo insieme, di lavorare bene nel loro mandato e di riuscire ad ottenere risultati concreti. Vi allego il testo completo della lettera di “firmiamolalettera” con il link al loro blog per chi volesse sottoscriverla e il programma con cui hanno vinto le elezioni dell’Ordine di Firenze.

il gruppo è formato da:

Fabio Barluzzi

Tommaso Barni

David Benedetti

Eva Parigi

Colomba Pecchioli

Antonio Bugatti

Roberta Destrero

Mario Perini

Giano Ardinghi

Simone Lombardi

Francesco Maestrelli

Simone Meniconi

Giuseppe Rinaldi

Daniela Turazza

TESTO INTEGRALE DELLA LETTERA (15 MARZO 2009)

Gli eventi che recentemente e a più riprese hanno messo a nudo le dinamiche della gestione dell’urbanistica e dell’architettura nel nostro territorio, e le ultime dichiarazioni del governo, ci impongono una riflessione seria sul senso di queste due discipline e soprattutto sul ruolo dell’architetto.

Il rapporto malato instauratosi fra la Pubblica Amministrazione e la professione dell’architetto danneggia su più fronti la collettività, perché impedisce all’interesse pubblico di ricevere la migliore offerta qualitativa e discredita la figura stessa dell’architetto, oggi ridotto ad ingranaggio di un sistema degradato. Tale rapporto mette in discussione la correttezza deontologica che in una società civile non è negoziabile.

Le cronache evidenziano una consuetudine all’intreccio di interessi personali negli atti amministrativi di interesse pubblico, che si verificano con un’assiduità tale da rendere impercettibile il comportamento illecito, divenuto oggi un’alternativa alla mancanza di lavoro.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: le nostre città sono cresciute caoticamente, le nuove costruzioni sono qualitativamente scadenti e spesso degradate dopo pochi anni, l’arredo urbano non è curato ed è spesso inesistente.

Nello specifico di Firenze, le rare occasioni progettuali di potenziale cambiamento sono andate sprecate, e proprio da questi fallimenti è emersa la predisposizione dei privati nel dettare l’agenda per la programmazione e lo sviluppo urbano.

Dobbiamo ammettere che oggi l’architettura è assente dal dibattito civile e politico: è mancata un’attività di formazione e dialogo rivolta alla cittadinanza, finalizzata alla reale percezione dell’architettura e del lavoro dei suoi addetti come valore per sé stesso e per la collettività.

Vogliamo dire con forza che siamo stanchi di assistere impotenti a questa situazione e che faremo il possibile, come normalmente accade nel resto d’Europa, affinché nel nostro Paese l’architettura divenga il principale strumento per attivare e favorire lo sviluppo e la riqualificazione delle città.

La città di Firenze e il territorio toscano necessitano di una rivalsa per potersi confrontare con le altre città italiane ed europee.

SOTTOSCRIZIONE

Per sottoscrivere la lettera, inviare una mail (indicando nome e cognome) al seguente indirizzo:

firmiamolalettera@gmail.com

PROGRAMMA:

RIAFFERMARE IL CODICE DEONTOLOGICO COME PRINCIPIO IRRINUNCIABILE DELLA PROFESSIONE DI ARCHITETTO

Affrontare una revisione del codice deontologico affinché i principi ispiratori divengano linee guida condivise e rispettate.

Applicare gli strumenti esistenti di controllo del comportamento professionalmente etico degli iscritti all’Ordine e di sanzione delle trasgressioni ai principi dell’etica professionale.

ADOTTARE CRITERI DI ASSOLUTA APERTURA E DIALOGO NEI CONFRONTI DEGLI ISCRITTI

Favorire il coinvolgimento di tutti gli iscritti nei meccanismi decisionali dell’Ordine, affinché le decisioni del Consiglio siano reale espressione della volontà degli iscritti stessi.

Operare affinché ogni singolo professionista si senta parte integrante del proprio Ordine di appartenenza, ottenendo da quest’ultimo assistenza e supporto nella propria attività professionale.

Operare una puntuale, periodica ed esaustiva azione informativa, aperta alla partecipazione di tutti gli iscritti, riguardo alle attività dell’Ordine e della Fondazione utilizzando i mezzi più efficaci e diretti (incontri periodici, seminari di discussione, pubblicazione di editoriali settimanali sul sito internet, ecc.)

Porre i presupposti per un efficace e fruibile scambio di informazioni tra gli iscritti, tramite la pubblicazione e la libera consultazione dei contatti e la realizzazione di un blog con annesso forum interattivo di discussione.

Utilizzare i suddetti mezzi informatici (forum) per la raccolta in tempo reale di opinioni, problematiche, spunti di discussione, suggerimenti da affrontare negli incontri periodici aperti di tutti gli iscritti,

TUTELARE LA PROFESSIONE

Promuovere il percorso formativo dell’architetto, regolamentando il tirocinio obbligatorio ed assumendone la responsabilità.

Tutelare le competenze esclusive dell’architetto, avviando una azione di dialogo e stretta collaborazione tra l’Ordine Professionale, la Pubblica Amministrazione e con i rappresentanti di altre categorie professionali (es. geometri, ingegneri, p.e., ecc). Il tutto al fine di riaffermare la specificità dell’architetto e delle sue competenze professionali.

Operare un attento controllo sul corretto svolgimento dei bandi di concorso (concorsi di progettazione, di affidamento di incarico, ecc)

Operare un maggiore e più rigoroso controllo sulle possibili conflittualità dei ruoli professionali del singolo iscritto, sempre nell’ottica dei principi etici e deontologici della professione.

IMPLEMENTARE E AGGIORNARE I SERVIZI AGLI ISCRITTI

Recepire le modifiche operate alle regole dei rapporti tra professionisti e committenti (soppressione dei minimi tariffari), fornendo indicatori per la valutazione degli standard qualitativi relativi alla redazione dei progetti e per la definizione delle giuste competenze professionali, allineandosi a quanto già, con efficacia, avviene nel resto d’Europa.

Fornire linee guida e supporti operativi (fax-simile di lettera di incarico, contratto – tipo e realtive tutele legali, ecc.) utili alla definizione ed al corretto svolgersi dei rapporti tra professionista e committenza

Garantire adeguata assistenza legale ad amministrativa tramite una pluralità di professionisti selezionati, accreditati e convenzionati dall’Ordine, anche sviluppando accordi con gli ordini interessati (avvocati, commercialisti, notai, geometri, ecc.).

Volgere a vantaggio degli iscritti il grande bacino di utenza che essi rappresentano, ottenendo dal mercato condizioni economicamente vantaggiose per i servizi e prodotti necessari alla professione (assicurazioni professionali, acquisto di beni strumentali, contratti di telefonia, software, accesso a siti internet,ecc.)

Spingere la Pubblica Amministrazione verso un più efficace snellimento ed informatizzazione delle procedure burocratiche, ad esempio accreditando i professionisti e dotandoli di firma digitale, su modello del servizio catastale.

RIAFFERMARE LA CENTRALITA’ DEL PROGETTO

Promuovere una presa di coscienza ed un accrescimento culturale diffuso sull’importanza del progetto della città e sulla sua influenza sulla qualità della vita.

Riaffermare la responsabilità del progettista quale attore fondamentale nei processi di trasformazione del territorio e come figura garante dell’interesse collettivo al conseguimento di una maggior qualità progettuale.

Favorire e alimentare un ampio e approfondito dibattito sulle occasioni di riqualificazione e di trasformazione della città

Ottenere attraverso una efficace azione comunicativa e collaborativa con la Pubblica Amministrazione e con la cittadinanza l’obbligatorietà di procedure concorsuali per la progettazione degli interventi (pubblici o privati) di rilevanza sensibile. Procedure sulle quali l’Ordine si impegna direttamente per garantirne la necessaria trasparenza e regolarità, collaborando alla stesura di un bando tipo per la promozione dei concorsi..

Rifondare il sistema comunicativo con la cittadinanza, incentivando il coinvolgimento dell’opinione pubblica tramite la creazione di un ufficio stampa efficace ed impegnato nella pubblicazione del redazionale (vedi punto 2), di lettere aperte su quotidiani locali e nazionali, nell’organizzazione di conferenze stampa aperte al pubblico (ad esempio presso l’Urban Center di cui al capoverso successivo).

Sviluppare le attività di promozione culturale della Fondazione (anche mediante accordi e sinergie con l’Urban Center) affinché sia luogo pubblico e permanentemente adibito al coinvolgimento della cittadinanza nei processi di trasformazione del territorio, tramite l’organizzazione di mostre, convegni, presentazione di progetti, ecc.

ADEGUARE IL SISTEMA DI AGGIORNAMENTO PROFESSIONALE E CULTURALE

Organizzare corsi di aggiornamento a cadenza periodica con rilascio di attestati riconosciuti su temi vicini alla professione, anche e soprattutto dietro suggerimento degli stessi iscritti (vedi punto 2). Unico sistema per dare un servizio realmente utile ed efficace per gli iscritti.

Organizzare mostre e convegni il cui tema centrale sia l’architettura ed il suo ruolo culturale e sociale, di come una consapevole azione di progettazione e trasformazione del territorio influenzi in maniera sostanziale la qualità della vita di tutta la collettività.

Ripensare la formazione Universitaria dell’architetto

Le facoltà di Architettura in Italia, negli ultimi anni, hanno intrapreso una strada di forte declino dovuta in gran parte alla mancanza di fondi e alla Legge del.15 maggio 1997 n.127, che ha contribuito a confondere le cose introducendo i corsi triennali dando vita agli architetti junior e le lauree specialistiche che hanno creato i pianificatori, i paesaggisti e i conservatori.

In passato esisteva un solo corso di laurea in Architettura, oggi ci sono decine e decine di corsi, 28 Facoltà di Architettura in Italia, 3 soltanto a Roma, nate forse soltanto per distribuire incarichi, con il risultato di una confusione totale, un sistema al collasso e una qualità della didattica, aggravata dai professori a contratto, di pessimo livello che sforna ogni anno 8.000 laureati che non hanno alcuna possibilità di inserirsi nel mondo del lavoro.

Crediamo che, nell’interesse della collettività e del ruolo che l’architetto svolge o dovrebbe svolgere nella società, vada ripensato tutto il percorso formativo perchè la professionalità che dovrebbe avere un architetto non può essere perseguita con questo sistema didattico. Inoltre c’è la spinosa questione della possibilità di svolgere la libera professione da parte di docenti a tempo pieno.

La normativa esistente, art.11 DPR 382/1980, ribadita dal recente parere dell’Autorità per la Vigilanza sui Lavori Pubblici con delibera n.179 del 25/06/2002, non permette ai docenti a tempo pieno di svolgere la libera professione, ma sappiamo che non è così e allora consapevoli del fatto che per insegnare a progettare bisogna esercitare la professione, crediamo che le regole vadano riscritte per permettere a tutti pari condizioni di trattamento per non usare l’Università come strumento per ottenere incarichi a danno di molti.

Un iceberg colpisce il Campidoglio

2 Febbraio 2009

La politica residenziale è stata a Roma come l’iceberg è stato al titanic: un disastro!!!! Ma almeno per il titanic l’iceberg e’ stato una sorpresa.

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Le nuove periferie, con il loro cuore culturale (i capannoni commerciali), con la loro uguale “qualitá architettonica” (non so se sia possibile parlare di architettura), con la loro mancanza di infrastrutture, con la loro desolazione speculativa, con la loro mancanza di fantasia, sono un disastro annunciato e, in cima, pensato a tavolino.

Lascia stupefatti (per non dire amareggiati) la mancanza totale, da parte dell’amministrazione comunale romana, che ha permesso questo scempio nei dintorni del raccordo anulare, di una progettazione preliminare urbanistica seria, attiva e a livello di marketing, propositiva che avrebbe potuto con poco sforzo intellettivo d’economia urbana (parliamo di somme e non di integrali) portare ad essere le periferie veri centri riconosciuti e definiti da centralitá culturali: alcune amministrazioni estere che sanno tirar di conto (si parla sempre di addizioni e sottrazioni) sono riuscite a realizzare a costo zero poli culturali sfruttando, per esempio, le plusvalenze dei terreni contigui.

Etica e stomaci di ferro

31 Gennaio 2009

Bersani e’ solo l’ultimo sgarbo che il politico rifila al ruolo dell’architettura e della professione di architetto.

Di fatto è da 50 anni che subiamo inermi la cementificazione selvaggia delle città, oltraggiate dagli interessi di gruppi politico economici. Siamo passati attraverso i palazzinari degli anni ’70 a quelli di quest’ultimo decennio.

Cosa e’ cambiato? Le parcelle dei lavori pubblici? No: hanno preso solo forme differenti. In realtà vogliono che gli architetti si comportino come imprese. E l’impresa dopo aver preso il lavoro praticando un ribasso anche del 45%, incomincia a porre problemi di ogni sorta.

Risultato i tempi si allungano a dismisura e il ribasso viene ad essere enormemente più basso.

E’ la mentalità che ci vogliono far cambiare. Non più seri professionisti, ma astute macchine per far soldi a scapito chiaramente della salute pubblica. La storia passata ci dice che chi ci rimetterà sarà sempre il cittadino che abiterà, se possibile, città ancora più invivibili con costi sociali altissimi. Come faranno a sopravvivere gli architetti a questo ultimo colpo vibrato dalla cecità dei nostri legislatori? Rottamando la propria etica professionale per uno stomaco di ferro.