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VENGONO PRIMA I MONUMENTI O LE PERSONE?

Con Amate l’Architettura abbiamo seguito con apprensione, dolore e sgomento, fin dalle prime ore, la tragedia del crollo del ponte Morandi.

Abbiamo scelto di tenere un profilo basso, condividendo articoli di approfondimento di altri, che hanno svolto, secondo le loro rispettive competenze, approfondimenti sulle dinamiche del disastro, della gestione delle infrastrutture e sulle (mancate) politiche dei trasporti in Italia.

Nel frattempo molti uomini di cultura e tecnici, anche stranieri, hanno condiviso delle riflessioni e promosso delle iniziative, delle petizioni o si sono resi disponibili a progettare il ponte. Ultima in ordine cronologico l’offerta del progetto da parte di Renzo Piano.

Lasciata decantare la reazione emotiva, vogliamo anche noi dare un contributo, una riflessione, che nasca da questo evento ma che possa avere un respiro più generale.

La prima, fondamentale domanda a cui dobbiamo rispondere è: ripariamo il vecchio ponte o ne costruiamo uno nuovo?

Il ponte Morandi ha innumerevoli estimatori (anche noi ne riconosciamo il valore) che vorrebbero, prima di demolirlo, che venisse fatta una valutazione costi-benefici sulla possibilità di riparare/consolidare il manufatto esistente o di sostituirlo con una nuova opera.

Ebbene è bene sgombrare il campo da ogni illusione: una valutazione del genere sarebbe  correttissima sotto un profilo teorico ma deleteria alla visione realistica dei fatti.

Una valutazione costi-benefici dovrebbe valutare la convenienza del mantenimento dell’opera originale (con gli opportuni correttivi) sotto punto di vista estetico, simbolico, ecosistemico, viabilistico, strutturale ed economico oppure indicare le soluzioni alternative.

Tutto molto bello e, appunto, corretto, sotto un profilo procedurale. Ma valutiamo la proposta secondo la normativa vigente: chi valuta tutto ciò? E in quanto tempo?

A spanne servono 5 sottocommissioni (architettonica/ambientale/viabilistica/economica/strutturale) ciascuna con contenente specialisti in vari campi, e con un coordinamento a monte. Ciascuna commissione, secondo la logica che vige in questo paese, avrà potere di veto sulle decisioni da prendere o, nella migliore delle ipotesi richiederà un tempo congruo, ovvero lungo, per potere esprimere un parere sufficientemente ponderato.

Dobbiamo inoltre tenere conto che il Il 10 maggio 2018 è stato pubblicato il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri che, ai sensi dell’articolo 22 del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50 (il codice degli appalti), stabilisce l’obbligo del dibattito pubblico (una traduzione letterale dal francese) per opere sopra la soglia dei 500 milioni, soglia che tra annessi e connessi (le demolizioni delle abitazioni tra le ipotesi possibili) potrebbe essere superata.

Abbiamo sotto gli occhi i drammatici esempi della ricostruzione post-terremoto di Amatrice, dove in quasi due anni abbiamo dato avvio a circa il 10% dei lavori o, localmente, l’esempio dei tempi infiniti per la gestazione della Gronda di Genova , la variante mai nata della A 10.

Aggiungiamo anche  che chi propone il retrofitting del ponte non tiene conto che la struttura si è dimostrata insufficiente e andrà ricalcolata con il risultato di un ponte comunque diverso da quello progettato da Morandi. Il ponte ricostruito sarà perciò un falso o un’opera diversa dall’originale.

Dunque, teniamo i piedi per terra, tenendo conto che c’è non solo una città in ginocchio, perché tagliata in due, ma tutto il collegamento nazionale con la Francia del traffico proveniente dal settore costiero occidentale e dal centro-sud Italia, abbiamo – purtroppo- una reale situazione d’emergenza, perché ogni giorno che passa c’è una città, una regione e una buona parte del paese che perde molto molto denaro.

Come è stato espresso da uno di noi, nel dibattito interno al nostro gruppo, preventivo a questo articolo, dobbiamo prendere atto che “il ponte è stato bombardato (da una guerra invisibile) e che dobbiamo agire come in guerra, ripristinando immediatamente una funzionalità vitale per il paese”.

Dunque stando così le cose, le soluzioni possibili si restringono drasticamente a due:
1) si opera la demolizione del ponte attuale e la ricostruzione di un nuovo ponte (previa una valutazione tecnica riguardante il mantenimento o l’abbattimento delle abitazioni sottostanti il ponte, su cui noi non ci soffermeremo perché non abbiamo elementi sufficienti per giudicare) con un affidamento a Società Autostrade – che ha dichiarato di avere già un progetto pronto – o ad altri (è un problema politico ed amministrativo in cui anche qui non ci addentreremo);
2) la rimessa in pristino temporanea del ponte attuale (se tecnicamente è possibile), con imposti limiti d’uso e con l’obbiettivo di farlo durare il tempo di realizzazione della Gronda di Genova, la variante della A10 già citata. Raggiunto questo obiettivo si potrà dare seguito ad un concorso internazionale per la proposta di un nuovo ponte, che possa rivaleggiare con il precedente.

Con queste sue soluzioni le tipologie delle valutazioni si limiterebbero a due: la fattibilità tecnica e l’impatto economico. In quest’ultimo andrà valutata da una parte il costo di una sola demolizione e nuova costruzione del ponte e, soprattutto il tempo di realizzazione (non i 5 mesi contrabbandati da Società Autostrade, ma più realisticamente tra i due e i tre anni – secondo eminenti progettisti (e con procedure d’urgenza, aggiungiamo noi), dall’altra il costo di una ricostruzione prima (questa si di pochi mesi) e di una successiva demolizione e ricostruzione dopo, a Gronda funzionante.

Ancora durante il nostro dibattito interno una collega si è chiesta perché non fare realizzare un ponte temporaneo dal genio militare. L’idea sarebbe magnifica ed emblematica per un paese “in guerra” (con le istituzioni, con la gestione della cosa pubblica, con le vessazioni quotidiane inflitte alla gente comune e a noi tecnici) ma, probabilmente irrealizzabile a causa dell’altezza e della campata.

Nel corso dei 10 anni di vita del nostro Movimento ci siamo battuti incessantemente per la valorizzazione della buona Architettura (soprattutto contemporanea), per i concorsi di progettazione, per la qualità dell’ambiente urbano. Abbiamo sempre combattuto l’emergenza, la precarietà la mediocrità a cui si è adagiato il nostro paese, perciò scriviamo queste righe con un profondo dolore, perché abbiamo preso atto che, in questo frangente, è difficile che si possa realizzare un’opera del livello del ponte Morandi, almeno in tempi brevi.

D’altra parte l’invito che rivolgiamo a tutti è quello di porsi la domanda che ci siamo posti noi: “vengono prima i monumenti o le persone?”.

(le due immagini che accompagnano l’articolo sono prese da Wikipedia e sono rispettivamente di:
Michele Ferraris – la prima
Phoenix7777 – la seconda)

 

E’ ora di mandare a casa la Muratorio – firma anche tu

16 febbraio 2014

Negli ultimi anni si sono moltiplicate le manifestazioni di insofferenza verso la presidente di Inarcassa Paola Muratorio.

L’accelerazione delle manifestazioni di insofferenza si è avuta da quando è stata varata la famigerata riforma Inarcassa del 2012, la peggiore e più iniqua riforma che si potesse concepire, nella quale i maggiori sforzi vengono chiesti ai contribuenti più deboli.

Da un sistema ad aliquota variabile in cui chi pagava di più versava di più siamo passati ad un’aliquota unica uguale per tutti. A questo si è aggiunto un aumento netto del 44% del contributo minimo che mette in ginocchio tutta la categoria e produce un ribaltamento di pressione contributiva per cui, chi contribuisce meno, ha una pressione in termini di percentuali molto più alta di chi contribuisce di più. Se per esempio si fattura un utile di 10’000 € , soglia molto spesso neanche raggiunta da molti professionisti, si versano comunque 2.275,00€ che si traduce in una pressione previdenziale di quasi il 23% 9 punti percentuale in più di chi fattura 100’000€ ….

La stessa riforma ha portato il contributo minimo da € 1.600 a €3.000 annui, anche in assenza di reddito.

Quando Inarcassa scrive sul suo sito:””Grazie ad un sistema innovativo e all’avanguardia raggiungiamo una sostenibilità strutturale, ossia un equilibrio permanente tra entrate contributive e uscite previdenziali, a garanzia di tutti gli iscritti, che va ben oltre i 50 anni richiesti dal Decreto ‘Salva Italia’.” Viene da chiedersi, ma non c’era il margine per fare una riforma più equa e sostenibile?

link al sito Inarcassa

E’ palese che la scelta politica di Inarcassa che ha guidato questa riforma è stata di scoraggiare i piccoli contribuenti invitandoli a cancellarsi. E proprio questo sta accadendo, silenziosamente, un mare di esodati privati del diritto al lavoro stanno cancellandosi da Inarcassa. E’ questa la soluzione per rimettere a posto il bilancio?

E ancora: perché non si è cercato di mettere a maggior frutto il patrimonio immobiliare che attualmente ha una resa ai limiti del ridicolo invece di fare operazioni finanziarie in borsa che hanno prodotto perdite per quasi 300 milioni di euro solo nel 2009?

(fonte sole 24ore: Link al sito del Sole 24Ore)

A queste considerazioni, che i lettori più attenti già conoscono, se ne stanno aggiungendo di nuove, legate alle tante, troppe, cariche che la Muratorio sta assumendo: ella infatti, oltre ad essere, come già detto, la presidente di Inarcassa (€150.000 annui al netto di rimborsi e spese di rappresentanza) da 15 anni (in Inarcassa è invece da soli 40 anni), dall’aprile 2013 è consigliere del gruppo ENEL (€ 50.000 lordi annui) dal 20 dicembre 2013 è anche presidente di Enel Gas nel CDA di Enel Green Power.

Queste cariche multiple che la Muratorio ha assunto hanno portato la sua gestione di Inarcassa ad un punto per il quale sorgono spontanee alcune domande:

  • se, leggendo la ripartizione del patrimonio Inarcassa, ci sono all’interno di esso diverse voci di azioni ENEL e la Muratorio fa parte di ENEL, non c’è conflitto di interessi? Come facciamo noi iscritti a sapere che ella fa gli interessi nostri anziché quelli di ENEL?
    Link al sito Inarcassa

  • se una delle principali affiliate di ENEL Green Power vende migliaia di certificazioni su Groupon a 34€, devastando così un mercato che è attualmente una risorsa per moltissimi piccoli professionisti, e la Muratorio ricopre una carica altissima in ENEL Green Power ma non utilizza il suo potere per influire su queste scelte, non c’è conflitto di interessi?

Tutto quanto abbiamo descritto è assolutamente legale, ma eticamente inaccettabile.

E’ per questo che noi, sentiamo il dovere di sostenere la raccolta di firme di richiesta di dimissioni di Paola Muratorio lanciata, meritoriamente, da Gianluigi D’Angelo, architetto di Pescara.

Link alla petizione

Sospendere immediatamente l’aumento dei contributi minimi – una petizione

Sta girando in rete questo testo da inviare al ministro competente. Chi volesse aderire non deve fare altro che copiare il testo e inviarlo tramite PEC (o raccomandata).

“Al Sig. Onorevole Prof. Enrico Giovannini Ministro Lavoro e Politiche sociali

Via Veneto, 56 – 00187 Roma
Tel. 06 48161636-7
Fax 06 4821207
segreteriaministrogiovannini@lavoro.gov.it

E p.c. al Presidente del Consiglio dei Ministri Enrico Letta
E al Vice Presidente del Consiglio dei Ministri Angelino Alfano
Palazzo_Chigi @Palazzo_Chigi .it

OGGETTO:RICHIESTA URGENTE DI SOSPENSIONE DELL’AUMENTO DEI CONTRIBUTI MINIMI AD INARCASSA- CASSA PREVIDENZIALE ARCHITETTI E INGEGNERI
Gent.mo Sig. Onorevole Ministro Prof. Enrico Giovannini,
sono ormai mesi che cerchiamo di dialogare con il C.d.a. di Inarcassa ma visto che le nostre istanze non sono state fino ad ora ascoltate, nonostante una petizione firmata da oltre 3.500 professionisti “No all’aumento dei contributi minimi Inarcassa a 3000 euro”, ci troviamo nostro malgrado a rivolgerci a Lei per una questione di giustizia , buonsenso ed equità sociale.
Il problema è il seguente:la recente riforma previdenziale Inarcassa (Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza per gli Ingegneri ed Architetti Liberi Professionisti) – approvata da parte del Ministero delle Politiche Sociali il 19 novembre 2012 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n°285 del 06 dicembre 2012 -modifica il sistema da retributivo a contributivo e, a partire dal 2013, prevede un aumento consistente della quota minima del contributo previdenziale da versare in due rate, entro il 31 luglio 2013 ed il 30 settembre 2013.
Tali contributi minimi l’anno scorso erano di €2.105,00
mentre quest’anno sono di € 2.910,00
ovvero € 805,00 euro in più,
ricordando che la quota è da versare obbligatoriamente anche a fatturato zero.
Inarcassa ha attuato le seguenti pseudo “agevolazioni”:
posticipare il pagamento della prima rata dal 30 giugno al 31 luglio
Rateizzazione straordinaria dei contributi minimi 2013 con pagamento in 36 mesi con un Tasso di interesse annuo del 4,5% (interesse che si commenta da sé).

Come altre categorie di lavoratori anche noi siamo colpiti duramente dalla crisi economica, abbiamo subito un calo notevole del lavoro e del fatturato, il settore delle costruzioni è in grave sofferenza ,il mercato immobiliare è fermo e ogni giorno in tutta Italia chiudono studi professionali, compresi i più affermati, e il problema colpisce tutti i professionisti a prescindere dall’età.
Siamo cittadini italiani che desiderano contribuire alla ricostruzione del nostro paese proprio per formazione e vocazione insita alla nostra professione intellettuale, ma non può esserci richiesto un sacrificio che, sommandosi agli altri che già stiamo sostenendo, diventa eccessivo e finisce per soffocare la nostra attività e la nostra stessa esistenza
CHIEDIAMO PERTANTO
DI SOSPENDERE IMMEDIATAMENTE TALE AUMENTO E RIPRISTINARE I MINIMI CONTRIBUTIVI DEL 2012 IN ATTESA DI UN MIGLIORAMENTO DEL CONTESTO ECONOMICO E LAVORATIVO
Roma …………….

Cordiali saluti
Architetto ………………..
n……….. O.A.P.P.C. della Provincia di …………….”

Appello in difesa del Complesso Scolastico di via Corradini ad Avezzano

21 febbraio 2011

Il Complesso Scolastico di via Corradini rappresenta un singolare esempio di architettura Decò degli anni 1920, caratterizzato da un’ampia e funzionale spazialità interna, da diffuse superfici verticali vetrate e da un particolare ordine architettonico “gigante” frutto di una rivisitazione in chiave neobarocca dei prospetti.

Inoltre il Complesso sviluppa enormi superfici esterne (giardini, cortili, ex asilo, ecc.).

Queste Scuole sono state costruite dopo l’evento sismico del 1915 che distrusse completamente Avezzano, a seguito del Regio Decreto-Legge del 29 Aprile 1915 n. 573.

Questo decreto seppur non illustrando una metodologia di calcolo, come riportata già da molti anni nelle Leggi più moderne, imponeva dettami ed obblighi costruttivi altamente anti-sismici, dettagliati e rigidi.

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La struttura muraria è ad incastro, completamente armata, le bucature sono strette ed alte, tutto l’edificio ha una configurazione geometrica circolare, a “ferro di cavallo”, compatta, chiusa e quindi maggiormente coerente e altamente resistente alla sollecitazione di torsione, caratteristica assai rara e inesistente nella maggior parte degli edifici contemporanei.

Ancora oggi, le scuole di via Corradini servono tutto il quartiere del centro, permettendo così alle famiglie che vi risiedono di recarsi ad accompagnare e riprendere i propri figli principalmente a piedi, senza utilizzare l’automobile. Accedere e fruire del centro storico di Avezzano a piedi significa avere già anticipato una funzionalità compatibile con la chiusura al traffico veicolare. In questo modo il centro si valorizzerebbe, poiché diventerebbe un’isola pedonale storica, sociale ed economica. La sosta, il passeggio, dovranno essere ancor più favoriti, poiché solo così si potrà stimolare l’economia del centro storico.

L’Attività scolastica e quella del Tribunale sono vita concreta e coinvolgono tante persone della città e non, costituiscono insieme un patrimonio che va preservato, in quanto operano in sinergia urbana. Tutto il centro storico è stato progettato nel 1918 dall’Ing. S. Bultrini elaborando un piano urbanistico complesso e globale, in cui si dava vita alla nuova città-giardino.

La scienza dell’urbanistica da lui seguita non è né vecchia e né superata, poiché teneva conto dell’ottimizzazione delle varie funzioni della città con l’obiettivo di creare un benessere sia economico che di vita; alterare queste funzioni significherebbe fare un “pasticciaccio” nel tessuto urbano del centro storico che certamente perderebbe sinergia, generando disagi funzionali, sociali ed economici. Inoltre, togliere queste scuole dal centro e costruirne di nuove in periferia significherebbe costringere le famiglie residenti a prendere obbligatoriamente l’automobile per spostarsi.

Questa vendita nasconde un’operazione puramente speculativa, in quanto si vorrebbe creare una scuola nuova ma di dimensioni molto più ridotte tutta in cemento armato, materiale che non offre sicure prestazioni anti-sismiche, il cui costo sarebbe esosissimo più di 10.000.000,00 di euro. Non sarebbe meglio restaurare la scuola anche spendendo qualche milione di euro?

Poiché questa è sicuramente anti-sismica e necessita solo di un machiage. Il Complesso Monumentale di via Corradini rappresenta, proprio perché scuola, il simbolo di rinascita della città di Avezzano dopo la distruzione del terremoto del 1915 e non possiamo permettere che venga cancellato con superficialità. Questo edificio è portatore non solo di una funzione storica e pedagogica importante ma ancora oggi custodisce il messaggio che le persone sopravvissute alla tragedia gli hanno affidato, “train de vie”, treno della vita che unisce le generazioni passate e future.

Inoltre, le scuole di via Corradini attualmente sono frequentate da circa 1.500 alunni, la scuola proposta avrebbe la capacità di ospitare solo 600/700 alunni. Tutti gli altri dovranno essere dirottati in altri istituti, magari privati?

Ci sono, in giro per l’Abruzzo, esempi di recenti costruzioni scolastiche bio-compatibili, altamente anti-sismiche, realizzate subito dopo il terremoto del 9 Aprile 2009, in 5/6 mesi (Goriano Sicoli), con materiali ed architetture bellissime e del costo ridotto (es.: 10 aule con refettorio, cucina, sala maestri, ecc. €800.000,00).

Oggetto della petizione:

Noi cittadini di Avezzano, chiediamo all’Amministrazione Comunale l’immediata interruzione della operazione di vendita delle scuole di via Corradini, affinché questo Complesso continui a svolgere la sua funzione di scuola elementare e media.

Chiediamo inoltre che l’Amministrazione elabori un Piano di Tutela e Recupero dall’edificato d’epoca dei villini della città-giardino di Bultrini e in generale delle costruzioni vecchie e di pregio, in modo tale che venga interrotto lo scempio che si opera ai danni di tutto il patrimonio storico architettonico che continuamente viene demolito.

TUTTI A SCUOLA …

Perché è necessario che le scuole rimangano qui

Perché il Complesso Scolastico di via Corradini ad Avezzano rappresenta un singolare esempio di architettura Decò degli anni 20’. Caratterizzato da un’ampia e funzionale spazialità interna, da diffuse superfici vetrate e da un particolare ordine architettonico “gigante” frutto di una rivisitazione in chiave neo barocca dei prospetti.

Perché gli Inglesi non stravolgerebbero mai gli edifici dell’Università di Cambridge sostituendo la loro funzione e trasferendo altrove l’Università.

Perché questa scuola è un simbolo di Avezzano, delle generazioni passate e future.

Perché contiene la storia di tante famiglie Avezzanesi.

Perché l’adeguamento degli edifici storici monumentali alle norme di sicurezza non è così costoso, in quanto esistono deroghe che permettono di ridurre il costo delle opere.

Perché questo Complesso fu costruito con caratteristiche anti-sismiche.

Perché è ormai il tempo di interrompere lo scempio dell’eliminazione di tanti edifici simili del centro storico (villini d’epoca).

Perché continuando così, Avezzano perderà anche altri edifici storici di riferimento come quelli di Piazza Torlonia e Piazza Castello (Comune, Arsa, ecc.).

Perché l’architettura è un valore, che nasce dal rapporto tra spazio urbano ed edificio nella sua globalità.

Perché la sola presenza delle facciate sarebbe una veste senz’anima.

Perché sventrando l’interno si vuole raddoppiare le cubature di utilizzo?

Perché è un monumento storico: questo Complesso nacque per servire la nuova area che nel 1920 sorse in località ”Melazzano” tra la Stazione e Villa Torlonia, edificata a seguito del terremoto del 1915 che colpì la città di Avezzano, distruggendone la totalità dell’edificato.

Perché ancora oggi, le scuole di via Corradini servono tutta questa area, permettendo così a tutte le famiglie che vi risiedono di recarsi ad accompagnare e riprendere i propri figli principalmente a piedi, senza utilizzare l’automobile.

Perché accedere e fruire del centro storico di Avezzano a piedi significa avere già anticipato una funzionalità compatibile con la chiusura al traffico veicolare.

Perché togliere queste scuole e costruirne di nuove in periferia significherebbe costringere queste famiglie a prendere obbligatoriamente l’automobile per spostarsi.

Perché forse è già stato deciso dove si dovrebbero trasferire le scuole? Ci sono già tanti edifici più periferici, polifunzionali, invenduti e non utilizzati a cui pagare lauti affitti?

Perché tutti i visitatori e turisti di Avezzano apprezzano questo Complesso storico.

Perché Avezzano vuole un centro storico vivo.

Perché è ora di modificare la politica di gestione del territorio, la città è di tutti e soprattutto dei bambini.

Perché allontanarli dal centro significherebbe allontanarli anche dalla piazza principale.

Perché è bello a mezzogiorno e mezza sentire le voci dei bambini che escono da scuola.

Guarda il video.