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Riqualificazione di Piazza Caduti della Montagnola a Roma

In un periodo storico sempre più nero per la nostra Capitale, da tutti i punti di vista, ma soprattutto da quello urbanistico architettonico, esistono ancora delle piccole realtà in cui si cerca di fare il proprio lavoro con il massimo dell’impegno per migliorare i luoghi in cui viviamo.

Abbiamo chiesto a una collega architetto, dipendente del Comune di Roma, di raccontarci la propria esperienza nella riqualificazione di una Piazza in una zona semiperiferica della città, con tutte le difficoltà che ci sono oggi nella realizzazione di un’opera pubblica raccontate, per una volta, dalla parte di chi lavora all’interno dell’Amministrazione pubblica.

La nuova sistemazione della piazza caduti della Montagnola,  verrà’ inaugurata venerdì 27 luglio 2012 alle ore 11,00.

Racconto dell’Architetto Daniela Luisa Montuori:

Il progetto,  elaborato internamente all’Amministrazione Capitolina  – nella quale lavoro – ha interessato l’area compresa tra la Chiesa del Gesù Buon Pastore e l’area pedonale centrale, costituita quest’ultima da una sistemazione realizzata nel 2006 dallo stesso Dipartimento, in memoria dei militari e civili caduti negli scontri del 10 settembre 1943 contro le truppe naziste.

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Assumendo l’incarico di progettare il completamento della riqualificazione della piazza, assumevo anche il compito di dare una risposta alle richieste provenienti dal quartiere, contenute all’interno di due risoluzioni approvate dal Consiglio del Municipio Roma XI rispettivamente nel 2009 e nel 2010, dovendo tener conto, tuttavia, delle limitazioni imposte dall’importo – decisamente esiguo – disponibile per i successivi lavori di esecuzione (importo  a base d’asta pari ad Euro  103.888,03).

Si trattava infatti di utilizzare quanto rimaneva del finanziamento con il quale era stata realizzata – a seguito di Progettazione e Direzione Lavori dell’Arch. Alessandro  De Rossi – la sistemazione monumentale centrale.

Si trattava – nondimeno – di intervenire dopo che i lavori per realizzare un precedente progetto di “Riqualificazione di Piazza Caduti della Montagnola – II Stralcio”, redatto anch’esso dallo Studio De Rossi, erano stati interrotti pochi giorni dopo il loro inizio e successivamente  chiusi a causa delle proteste dei cittadini, riuniti in Comitati di quartiere.

Il progetto “bloccato” prevedeva il prolungamento dell’intervento centrale fino alla chiesa, attraverso la pedonalizzazione della sede stradale lì esistente antistante la Chiesa stessa (salvo mantenimento della viabilità di servizio) e la scomparsa delle serie di parcheggi a raso che l’affiancano: le cause scatenanti della reazione di un quartiere nel quale, come in tante zone di Roma, il fabbisogno di posti auto è vissuto drammaticamente.

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E ciò, malgrado l’area in questione fosse occupata da un parcheggio (PUP) sotterraneo che, in realtà, a tutt’oggi, risulta in gran parte inutilizzato.

L’estensione dell’area da riqualificare con il nuovo progetto: circa 2.500  mq, comprese le sedi viarie carrabili.

Un intervento di modeste dimensioni.

Per quali aspetti potrebbe essere considerato significativo?

Perché, pur “costretto” entro margini economici tanto ridotti, sembra essere riuscito a ricucire un piazzale, caratterizzato da parti distinte, trasformandolo in “piazza” attraverso l’applicazione – ai singoli frammenti – di soluzioni compositive minimali poste in reciproca correlazione.

Perché l’apprezzamento mostratomi dagli abitanti del quartiere, già nello svolgimento della Direzione dei Lavori – durante le fasi di un cantiere sostanzialmente “aperto”- mi ha confortato sulla validità delle scelte operate, man mano che i risultati si andavano visualizzando.

L’intento perseguito: creare “qualità urbana” utilizzando un linguaggio architettonico decisamente contemporaneo – senza compromessi  – ma tuttavia immediatamente comprensibile, in grado di materializzare con efficacia le soluzioni “funzionali” volute.

Anche, per dirla brevemente: “dare valore” attraverso un intervento che, in quanto basato sul mantenimento della percorrenza veicolare e della sistemazione con parcheggi a raso preesistente, potrebbe apparire rinunciatario nelle premesse.

Il cantiere. Organizzato per tranches corrispondenti a due distinte aree principali:

1. il marciapiede corrispondente al sagrato della chiesa – riaperto alla fruizione pubblica già nel dicembre 2011;

2. l’area  interposta tra l’ampia carreggiata stradale antistante l’edificio di culto e l’area monumentale centrale.

Si tratta di lavori che ho diretto con una presenza in cantiere assidua, quasi giornaliera, nell’intento di esercitare un controllo costante sull’esecuzione delle opere stesse e di individuare immediatamente, insieme all’impresa, le soluzioni ai frequenti imprevisti, piccoli e grandi.

Il “prima” e il “dopo”. La differenza.

Se non si abita, non si vive giorno dopo giorno uno spazio urbano – una strada, una piazza – è difficile apprezzare il senso di una trasformazione che, osservata da occhi esterni, sembra risolversi in una operazione di “rifunzionalizzazione”, in un semplice esercizio di taglio ed ampliamento di marciapiedi e nella loro “ripavimentazione”.

Ma…“prima”, cosa c’era?

Un  piazzale nel quale l’area verde – al centro –  non comunicava “spazialmente” con il marciapiede della chiesa, marciapiede che, sia pur degradato e poco attraente, rivestiva comunque un ruolo “funzionalmente” importante, sia per la presenza dell’edificio di culto che per il suo connotarsi come corridoio di collegamento tra strade a notevole densità commerciale, all’interno del quartiere stesso (via Fonte Buono e via G. De Ruggero).

La sistemazione monumentale terminava in una pedana, pavimentata in travertino, interrotta bruscamente dalla fascia (riconoscibile per la presenza di due pini) utilizzata come parcheggio per auto, affiancata all’ampia carreggiata stradale.

Per raggiungere in sicurezza quel marciapiede in fondo, il pedone doveva effettuare un percorso piuttosto lungo, utilizzando gli attraversamenti agli angoli con via Fonte Buono-via Vedana oppure con via De Ruggero.

E “dopo”?

Una piazza nella quale l’area centrale si estende, allungandosi sino alla chiesa del Gesù Buon Pastore, attraverso il nuovo intervento.

Una nuova pedana, realizzata in posizione centrale, in prosecuzione di quella preesistente, taglia la fascia-parcheggio, attestandosi al margine della sede stradale e consentendo, con un attraversamento pedonale creato ex-novo, il raggiungimento del sagrato della chiesa.

Grazie all’azione di sfondamento – funzionale e  visivo –  svolto dalla nuova pedana, la facciata della chiesa diventa la quinta, su quel lato, del nuovo “spazio urbano”.

Il sagrato viene avanzato, con la creazione di una pedana inclinata, quasi una piazzetta “carrabile”, realizzata in modo tale da agevolare l’accesso agli autoveicoli autorizzati, in occasione delle cerimonie religiose.

Il marciapiede della chiesa, così raccordato al resto della piazza, viene rimodellato, cioè ampliato, anche nelle zone d’angolo.

Strumenti di ricucitura laterale,  i nuovi marciapiedini con i quali si conclude il passaggio pedonale affiancato su un lato alla fascia di parcheggi e sull’altro alla griglia di aerazione del PUP.

Strumento invece di snellimento della viabilità, è  la creazione, all’angolo con via De Ruggero, di una corsia di “rientro” – concordata con l’XI Gruppo di Polizia Municipale –  che, consentendo di accedere al parcheggio a raso corrispondente al sottostante parcheggio P.U.P., di fatto instaura un sistema  rotatorio tutt’intorno alla piazza, strategico per la “ricerca del posto auto”.

Unico rammarico: l’esclusione dal progetto, per le limitazioni economiche già accennate, dell’area, occupata da eucalipti e pini, che fiancheggia la chiesa a sud-ovest:                     è auspicabile che essa possa essere oggetto – quanto prima – di un intervento specifico.

Le scelte progettuali.

Scendendo nel dettaglio? 

La nuova sistemazione, pur proseguendo, con allineamenti e materiali, i “segni” dell’intervento centrale preesistente, è tuttavia basata sulla ricerca di una maggiore essenzialità compositiva, regolata su una tessitura ortogonale.

Nondimeno, nella pavimentazione, ne riprende il contrasto cromatico travertino/basaltina.

E’ strutturata in “zone” che, pur presentando alcune differenziazioni, di fatto “rimandano” volutamente l’una all’altra.

Strategicamente – l’abbiamo già accenato – la pedana di collegamento con l’area centrale si attesta  sulla strada, anticipando la piazzetta “Sagrato” realizzata sul lato opposto: lì i rettangoli individuati dalle fasce di travertino si intersecano e si sovrappongono, con un disegno che si allarga gradualmente, aprendosi verso la chiesa e concludendosi, davanti all’inferriata/recinzione, in una barra – idealmente una linea, simbolicamente, una “soglia”.

Gli stessi dissuasori a colonnina in acciaio, parte allineati lungo i bordi dei marciapiedi e delle pedane centrali, parte aggiunti in corso d’opera all’interno della piazzetta/sagrato per “difendere” il marciapiede, individuano in realtà un  secondo sistema ad “intreccio” con i rettangoli del disegno a terra – stavolta secondo piani ad esso ortogonali.

Per inciso, i quattro dissuasori centrali sono stati concepiti in modo tale da consentire l’apertura del varco davanti al sagrato e disegnati appositamente.

L’attenzione al particolare.

La scelta degli allineamenti, così come il disegno vero e proprio della pavimentazione, è stata attentamente curata, anche e soprattutto in corrispondenza dei margini, nelle zone di “attacco” con i marciapiedi e le pavimentazioni preesistenti, nell’intento di ottenere, allo stesso tempo, continuità funzionale e continuità visiva.

In particolare, sul marciapiede adiacente la chiesa: in corrispondenza dell’angolo con via Vedana ed in contiguità con la zona – pavimentata in asfalto – occupata dall’edicola dei giornali, le fughe sono state alternate in maniera tale conferire ad alcune lastre una funzione di “filtro visivo”.

In sostanza: un progetto con un’impostazione generale per molti versi rigorosa, parzialmente contraddetta – tuttavia – dalla disposizione “libera” di alcuni elementi di arredo – le fioriere  che, allineate secondo spezzate irregolari, fanno da contrappunto alle vicine panchine.

Dipartimento “Politiche per la Riqualificazione delle Periferie”  di  Roma Capitale  (Assessorato ai Lavori Pubblici e Periferie).

Progettista e Direttore dei Lavori:  Arch. Daniela Luisa Montuori

Nuovo parcheggio a Termini. Il progetto? parcheggiato fuori!

12 Marzo 2010

È stato annunciato dalle Ferrovie dello Stato l’avvio del primo parcheggio sopraelevato d’Europa costruito sopra i binari.

Si tratta di una piastra di 16.500 mq che consentirà di ospitare 1.400 nuovi posti auto contro la disponibilità attuale di 238 posti (180 in Piazza dei Cinquecento e 58 in Via Marsala) con un aumento del 588% della disponibilità attuale.

Termini

I lavori sono stati affidati all’ATI Ing. Claudio Salini Grandi Lavori SpA e IRCOP SpA, hanno un valore di 82 milioni di euro e dureranno circa quattro anni.

L’opera é compresa tra gli interventi infrastrutturali finanziati dalla “Legge Obiettivo”.

Secondo quanto dichiarato dal Sindaco Alemanno “Termini resta la porta principale di accesso a Roma”.

Potrei sollevare la questione del patrimonio architettonico moderno, costituito dal complesso della stazione termini già irrimediabilmente compromesso dalle incrostazioni che ingombrano gli spazi interni della biglietteria e dell’area centrale.

Potrei ricordare le battaglie popolari di Bruno Zevi nei primi anni della Ricostruzione italiana quando capeggiò l’azione dei giovani architetti romani per fermare la costruzione “archi e colonne” della testata della Stazione.

Potrei ricordare che ancora una volta il denaro pubblico (82 milioni di euro) sarà speso per un’opera importante, senza la benché minima ombra di un progetto. Alemanno stesso ha parlato di principale Porta della città, non sarebbe stato il caso di approfondire un poco di più il tema architettonico?

Sorvolo sul fatto che forse invece dei parcheggi sarebbe utile insistere sul potenziamento dei servizi pubblici. Recitava una vecchia legge di economia urbana, che l’aumento di offerta di strade e posti auto genera un identico aumento della richiesta (ovvero del traffico veicolare) fino a saturazione; in altre parole, per soddisfare le esigenze di traffico veicolare occorre essere in grado soddisfare alla domanda del 100% del potenziale veicolare interessato all’area; conseguentemente per risolvere il problema del traffico 1 km di rotaia vale infinitamente di più di 100 km di strade e parcheggi.

Mi limito a segnalare che l’area di Termini è già una zona con il più alto livello di congestione veicolare e che il parcheggio costituirà fonte di ulteriore attrazione del traffico verso la zona che oltretutto si trova ai confini del centro storico.

Mi chiedo pertanto se, quando si parla di riqualificazione urbana, si sia considerato l’intervento all’interno di un piano di opere più generali e di largo respiro che consentano di limitarne l’impatto, o se come al solito siamo di fronte all’ennesima opera isolata, priva di qualsiasi strategia di gestione del territorio che non sia quella del “Mettemoce ‘na toppa!”.