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CALL 100 parole: “COSA FARÀ L’ARCHITETTO NEL POST-COVID?” Riflessioni di Duccio Santini

3 Luglio 2020

COSA FARA’ L’ARCHITETTO NEL POST-COVID?

Progetterà edifici:
mobili
costruiti in fabbriche
montati e non murati
si appoggeranno sul terreno e non metteranno radici
il microclima interno sarà affidato alla coibentazione dei diaframmi posti tra interno ed esterno e non a macchine
non progetterà macrostrutture ma sommatorie di moduli flessibili per qualsiasi utilizzo
si userà solamente suolo già costruito demolendo le costruzioni prive di qualità
si innesteranno nuove strutture nei ruderi di edifici industriali dismessi, evitando di tentare costose ricostruzioni vincolanti
il restauro dovrà riguardare solo edifici di pregio e interesse storico artistico

 

Testo di: Duccio Santini
Immagine di: Duccio Santini
Editing: Giulia Gandin

 

CALL 100 parole: “COSA FARÀ L’ARCHITETTO NEL POST-COVID?” Riflessioni di Daniele Menichini

29 Giugno 2020

Daniele Menichini

 

Quante volte nella nostra professione ci siamo trovati davanti ad un bivio? Ecco la pandemia è uno di quei momenti importanti in cui si deve decidere che cosa fare da grandi perché non c’è più tempo per trastullarsi nel pensare se è meglio l’uovo oggi o la gallina domani! La pandemia ci ha messo davanti ad una rivoluzione culturale che ha liberato visioni di nuove architetture, nuovi paesaggi e nuovi territori che ci devono proiettare nelle situazioni di crisi dei modelli sempre più frequenti e drastiche: terremoti, inondazioni, pandemie, riscaldamento globale e persino invasioni aliene. L’architetto è quel visionario che deve essere capace di generare nuovi modelli del vivere e dell’abitare andando oltre gli schemi della consuetudine e della routine, dobbiamo osare senza paura di essere derisi o additati come eretici … siamo invece precursori, innovatori, terraformatori, custodi della realtà di un futuro prossimo.

 

Didascalia immagine

Disegno di Daniele Menichini, Stradaverde, 2020

“Vorrò camminare in strade con alti palazzi ricoperti di erba e fiori, vorrò lasciarmi sopraffare dalle prospettive dei grattacieli che salgono verso il cielo per inquadrare le stelle”.

CALL 100 parole: “COSA FARÀ L’ARCHITETTO NEL POST-COVID?” Riflessioni di Fabrizio Aimar

L’architetto, nel post-Covid, dovrà tornare a rimettere al centro del dibattito il benessere della persona. Nel disegno dello spazio privato e pubblico, un approccio “people-centred” dovrà ambire ad elaborare progetti e strategie che siano in grado di dare risposte alle pressanti sfide sociali e ambientali. Dal cambiamento climatico in atto ai diritti della persona alla salute, alla casa, alla parità di genere, l’architetto dovrà tornare a recitare un ruolo chiave nel dibattito contemporaneo grazie al confronto con la società in cui vive. La resilienza dovrà aprire la strada ad un nuovo Illuminismo, a comprendere il senso del limite e l’impatto delle nostre azioni a livello locale e globale.
Testo e immagine di Fabrizio Aimar
Editing di Giulio Paolo Calcaprina

CALL 100 parole: “COSA FARÀ L’ARCHITETTO NEL POST-COVID?”- Riflessioni di Silvia Gioja

18 Giugno 2020


L’architetto diventa una guida per re-indirizzare la comunitá disorientata dalla pandemia [a-via] a una nuova normalitá [per-via].
Una sfida a cui egli è chiamato è di reinterpretare ottimalmente gli spazi in funzione dei requisiti dettati dalle regole di contenimento del contagio.
Processo svolgibile efficientemente avvalendosi degli strumenti BIM e in particolare del generative design. Ovvero elaborare script, fissando per esempio parametri per flussi di circolazione e distanza di sicurezza e delegando al calcolatore la ricerca automatica della migliore configurazione che li rispetti.
La comunità godrà di questo servizio consapevole che l’architetto fornisce nel tempo minore la soluzione spazialmente e socialmente migliore.

 

Contributo alla Call di: Silvia Gioja.
La foto è di Silvia Gioja e rappresenta il Labirinto d’Arianna di Fiumara d’Arte a Castel di Lucio (Me).
Editing: Massimiliano Mirri.

CALL 100 parole: “COSA FARÀ L’ARCHITETTO NEL POST-COVID?”- Riflessioni di Nicola Rossi

17 Giugno 2020

Incontro tra percorsi porticati a Garrovillas, Spagna (da B. Rudofsky, Architecure Without Architects: a Short Introduction to Non-Pedigreed Architecure, University of New Mexico Press, 1980)

 

La pandemia ha esasperato la frontierizzazione in atto città/stanza, aperto/chiuso, moltitudine/individuo; separati dalla soglia di casa, due assoluti: il virulento mondo e il rassicurante (si fa per dire) io. Per l’architetto è tempo di credere: al ruolo politico che gli compete (il progetto esprime -consapevolmente o meno- un’idea di società) e al potere performativo dell’oggetto delle sue fatiche: lo spazio.

La città reagirà a nuovi assedi se l’avremo rinforzata con fibre nuove, il cui sedime è già disponibile: la miriade di sfridi tra spazio pubblico e privato, sottili quanto basta per risultare impenetrabili all’avventore frettoloso. Parafrasando G. Clément, è tempo di addentrarsi nella penombra del “terzo paesaggio” urbano: una concatenazione di atri, corti e giardini di dimensioni modeste in grado di inspessire, fino a renderla luogo, la soglia tra “mio” e “tuo”; di articolare, a seconda dello stato di salute della città, gradienti opposti di privacy e di apertura; di suggerire variabili prossemiche; di offrire in ogni tempo una risposta materiale in termini di relazione.

testo e foto di Nicola Rossi
Editing di Emmanuele Lo Giudice

CALL 100 parole: “COSA FARÀ L’ARCHITETTO NEL POST-COVID?”- Riflessioni di Diego Repetto

30 Maggio 2020

Copertina: “Intreccio”, Labirinto della Masone Fontanellato, Parma ©Diego Repetto

Questa condizione di indeterminatezza causata dalla pandemia comporta la necessaria trasformazione del nostro modo di vivere lo spazio e il tempo.

Stiamo vivendo un intreccio di fenomeni tra loro interagenti, un entanglement quantistico, in cui qualunque azione comporta un effetto istantaneo anche a distanza. Non siamo di fronte a un paradosso, ma a una presa di coscienza del fatto che gli esseri viventi e non viventi sono connessi tra loro come parte integrante di un ecosistema universale.

L’architetto nel post-covid può generare valore nella società affrontando i progetti attraverso una maggiore e consapevole cooperazione/interazione tra più discipline, promuovendo un’architettura transdisciplinare.

 

 

CALL 100 parole: “COSA FARÀ L’ARCHITETTO NEL POST-COVID?”

26 Maggio 2020

“L’avenir, tu n’as pas à le prévoir, mais à le permettre” (il futuro non devi prevederlo, ma permetterlo). Antoine de Saint-Exupery.

“COSA FARÀ L’ARCHITETTO NEL POST-COVID?”

Inviateci 100 e una immagine per descrivere come immaginate la vostra professione e l’architettura nel prossimo futuro.

 

L’attuale crisi legata alla pandemia del Covid è l’ultima delle crisi che stiamo vivendo e non sarà l’ultima, come ci dicono Zygmunt Bauman e Carlo Bordoni, quello che stiamo vivendo in questi ultimi decenni è uno stato di crisi perpetuo, che ci mostra la necessità di un cambiamento e di una trasformazione del nostro modo di vivere e relazionarci. La supermarket city, che ci ha lasciato la modernità e la postmodernità, deve trasformarsi e dar forma a una nuova città e architettura.

Cosa farà l’architetto post-pandemico?

Quale sarà l’architettura e la città del nostro “mondo nuovo”?

Immaginate l’architettura, raccontateci le vostre idee con 100 parole e un’immagine.

Le proposte dovranno essere inviate entro domenica 7 Giugno.

Selezioneremo le più interessanti e le pubblicheremo.