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Stazione Oriente, atmosfere da fantascienza.

PREMESSA.

Questo articolo è basato esclusivamente su impressioni personali ed è strutturato come un gioco di arbitrari accostamenti visivi. Ogni riferimento a scritti, monografie sul maestro e riferimenti bibliografici è puramente casuale.

Di Santiago Calatrava si è scritto tanto. Tutti conoscono il suo riferimento alle forme organiche, l’influenza che ha avuto su di lui l’opera di Le Corbusier, il suo essere contemporaneamente (come il grande Corbu) artista ed architetto, tanto da disegnare a mano e dipingere le sue opere prima di trasporle in disegno tecnico, infatti tutti conoscono la storia di “Turning Torso”, l’edificio ispirato ad una scultura ideata da Calatrava, eppure, come in tutti progettisti e gli artisti, esiste una parte non definibile, un magma culturale e visivo, un humus culturale, che abbiamo sedimentato soprattutto nella parte della formazione giovanile e alla quale facciamo inconsciamente riferimento, esprimendola nelle opere della maturità.

Visitando la Stazione Oriente a Lisbona, opera anch’essa del maestro, inaugurata nel 1998, in occasione dell’Expo internazionale di Lisbona di quell’anno, si riceve una impressione diversa da quella provata in altre sue opere: un effetto straniante, metafisico.

Occorre dire che l’opera in realtà sembra divisa in due opere distinte: la parte superiore che rientra nella produzione corrente calatraviana: bianche strutture riferibili alle opere dell’architettura del ferro ottocentesca, ennesima variante di temi presenti in molte altre opere e la parte sottostante, in calcestruzzo a vista, dove invece spazi, atmosfere e uso della luce naturale sono un unicum tra le opere del maestro.

Grandi archi, volte, pilastri sovradimensionati e modellati, costoloni e passerelle aeree. Per non parlare di straordinari corridoi e passaggi in cui la luce, delicatamente distribuita dalle coperture o immessa morbidamente da pozzi di luce, modella le superfici in modo straniante donando, appunto, un’aria metafisica ad intere parti del complesso.


Una ricchezza tale di atmosfere e scenografie che attiva la mente e la memoria: dove può avere attinto, il Maestro, un patrimonio visivo e atmosferico così ricco? Forse la risposta va cercata al di fuori dell’ambito, seppur non ristretto, della Storia dell’Archtettura.

Grazie a questi scatti fotografici balza agli occhi che la stazione sembra un set di un film di fantascienza.
Potrebbe sembrare, superficialmente, che il riferimento possa essere Blade Runner, il film che nel 1982 ha cambiato la fantascienza e l’immaginario di tutti noi passando dalla visione di un futuro positivista ad un futuro apocalittico e decadente.

Eppure le architetture di Blade Runner sono cupe, un po’ retrò, non descrivono spazi e volumi ampi. Nelle scenografie del film la luce non modella le superfici, è piuttosto una scheggia artificiale che si incunea dentro, ferisce, gli interni che sembrano caverne decò.

Non è facile trovare un riferimento preciso, eppure l’atmosfera da Science Fiction pervade tutti gli scatti.

Come spunto di riflessione, confrontiamo un film da appassionati del genere del 1971 di George Lucas, un po’ dimenticato, chiamato in italiano l’uomo che fuggì dal futuro e in lingua originale THX1138, con le foto della stazione. Siamo proprio sicuri che l’inconscio di Calatrava non abbia attinto a lontane letture o visioni di fantascienza?

 

 

 

 

 

Tutte le foto della Stazione Oriente sono di Giulio Paolo Calcaprina, © tutti i diritti d riproduzione sono riservati.
I fotogrammi del film THX1138 sono immagini trovate su internet.