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Ripensare la Formazione Continua Obbligatoria degli Architetti: l’esperienza di Playchef® Design#Contest

19 Gennaio 2017

L’ associazione RES Architettura e l’Ordine degli Architetti p.p.c. di Napoli hanno promosso un concorso di design nell’ambito del food design. La formula innovativa del concorso (la creazione di una filiera ideatore-consumatore), l’attenzione formativa verso i partecipanti (viene fornito uno starter kit ai partecipanti per formare sulle tecnologie a disposizione per la creazione dei prototipi) e l’apertura ad un campo di applicazione del progetto meno frequentato dagli architetti, soprattutto al sud, ha motivato il nostro patrocinio ed una attiva partecipazione ad esso, anche in fase ideativa. Il riscontro che sta avendo la conferenza di presentazione del contest, valida anche come corso di formazione in streaming, con crediti formativi (450 download in 1 settimana!), ci ha dato conferma della validità dell’azione intrapresa. Questa esperienza ci apre a riflessioni sulla qualità e sulle modalità della Formazione Continua Obbligatoria, spesso ridotta al ruolo di avvilenti “marchette” sia da alcuni Ordini Professionali sia da altri operatori del settore. Abbiamo chiesto all’arch. Laura Palazzo, di RES Architettura, di illustrarci sinteticamente la filosofia dell’iniziativa.

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Il concorso|corso playchef® design#contest , rivolto ad architetti, designer e studenti di architettura e design, ideato da RES Architettura e promosso dall’Ordine degli Architetti P.P.C. di Napoli è anche un modulo formativo innovativo ed articolato.

playchef® nasce con l’intento di essere, prima di tutto, una operazione culturale: promuove conoscenza e approfondimento in un settore specifico, il Food Design, affronta e crea una filiera nell’ambito del design autoprodotto, ideatore – artigiano/realizzatore – piattaforma “equa” di vendita” ed è anche un modello, una modus operandi innovativo, che nella cooperazione e nel confronto trova la sua modalità esplicativa nonché il suo fine, didascalico. Il seminario di lancio, arricchito da un importante focus su brevetti e suggestivi video che raccontano le filosofie aziendali e le modalità produttive delle aziende partner di concorso, è una opportunità formativa gratuita, scaricabile sulla piattaforma im@teria con il codice ARNA22122016155433T03CFP00300, accreditata dal cna con 3 cfp e resa possibile grazie all’impegno ed all’intuizione del giovanissimo Dipartimento Formazione dell’OAPPC di Napoli, istituito a giugno 2016.
In pochi mesi l’OAPPC di Napoli, con l’obiettivo di consentire il completamento del fabbisogno formativo dell’intero triennio gratuitamente on line, raggiunge traguardi importanti dimostrando che anche le
criticità, l’obbligo di aggiornamento professionale, possono con l’impegno essere trasformate in opportunità.

Si sta portando avanti un modello formativo innovativo, accessibile e facilmente fruibile per consentire agli architetti di acquisire crediti necessari e contemporaneamente trovare occasioni di approfondimento e spunti di riflessione per la professione.


Fin da subito è stato chiaro che playchef “poteva” rappresentare un forte stimolo e generare interesse. Grazie ad ottime sinergie già collaudate tra Ordine Architetti ed associazionismo professionale in cui, con un forte lavoro inclusivo, sono confluite importanti energie sia produttive, che progettuali , che divulgative, oggi iniziamo a raccogliere i primi
riscontri.

L’obiettivo è stimolare il dibattito culturale intorno alla professione di Architetto e realizzare oggetti|progetti che possano arricchire e contribuire a sistematizzare la disciplina del Food Design.

Inarcassa – ora tocca a ciascuno di noi

16 Novembre 2014

Il 19 novembre 2014, alle ore 18.00 è la data ultima di presentazione delle candidature per le elezioni di delegati Inarcassa.

Link.

Da questa comunicazione di servizio occorre partire per capire perché non è più il tempo dell’ignavia.

Cari lettori, cari colleghi, cosa è successo negli ultimi 5 anni?

E’ stata varata una riforma “lacrime e sangue”, varata, con il compiacimento della dirigenza di Inarcassa, in un momento di grande crisi strutturale di questo paese e, in particolare, della nostra professione.

Quale è stato il risultato immediato di questa riforma?

Che ora si è costretti a pagare un minimo elevatissimo di contributo personale annuo (circa 3000 euro), qualsiasi sia il reddito (salvo la deroga ma state attenti alle trappole!). In compenso sono state inserite molte, molte barriere all’accesso ad una pensione degna per tutti coloro che hanno basso reddito.

Chi ci ha rimesso di più in questa riforma? Verrebbe da dire tutti, ma principalmente i giovani, che vivono nel precariato, che hanno bassi redditi e che quindi sono costretti a pagare un contributo fisso (come i più anziani) ma che hanno grosse probabilità che questo loro sacrificio non sia calcolato adeguatamente ai fini della pensione.

Contemporaneamente, l’unico lascito delle generazioni precedenti, il patrimonio immobiliare, è stato, con un colpo di mano, tolto alla gestione diretta della cassa e dato ad un fondo immobiliare, dove sono presenti alcuni tra i grandi speculatori italiani.
Il nostro patrimonio perciò non è più sotto il controllo degli iscritti (attraverso i loro delegati) e probabilmente non ci ritornerà più.

Di chi è la colpa: nostra.

Principalmente della nostra ignavia, che non ci fa lasciare il nostro comodo, misero (perché gli architetti sono poveri ormai), angolino ereditato dalla nostra famiglia.

Siamo responsabili perché non ci informiamo su quanto accadrà nel nostro futuro.

Siamo responsabili perché non troviamo il tempo per andare a votare un delegato Inarcassa presso il notaio dove è istituito il seggio o per non avere il tempo di inviare una raccomandata con il nostro voto.

E’ anche colpa nostra quando non ci informiamo e non ci mettiamo personalmente in gioco, chiedendo spiegazioni ai nostri delegati o nella circostanza delle elezioni, presentandoci come candidati delegati.

Alle passate elezioni realtà come le grandi città, Roma in particolare, hanno faticato terribilmente ad arrivare al quorum minimo per esprimere un delegato.

Perché – si intende – questo sistema elettorale favorisce le piccole realtà dove bastano poche telefonate a pochi iscritti per raggiungere il quorum necessario e al contrario sfavorisce i grandi centri urbani dove i professionisti fanno la fame vera.
Una rappresentanza di persone motivate, competenti, critiche, possibilmente giovani (ora la maggioranza dei delegati sono pensionati), sfavorirebbe il potere di questo “cerchio magico” di potere che si è creato all’interno della nostra cassa e che la sta portando all’autodistruzione, a cominciare dalla tanto decantata sostenibilità a 50 anni.

E’ arabo parlare della pensione? E’ noioso? Non mi interessa? Accadrà-fra-trent’anni-e-per-ora sono giovane-e-me-la-godo?

Fate. Lasciate spazio agli altri. L’Inarcassa è tale e quale al nostro paese, che sta affondando per colpa della nostra ignavia.

Auguri, caro colleghi, elettori di Inarcassa.

Se invece intendete fare qualcosa sappiate che:

  1. Potete candidarvi entro il 19/11/2014, via PEC, con i moduli scaricabili dal sito di Inarcassa, al seguente indirizzo: elezioni@pec.inarcassa.org
  2. Amate l’Architettura si adopererà per dare informazioni sui candidati alle elezioni e sui loro programmi. Perciò daremo spazio a tutti coloro che vogliano rendere noto ai nostri lettori il proprio programma elettorale, basta chiedercelo.
  3. A Roma, il 20 novembre 2014, presso la sede dell’Ordine degli Architetti di Roma, piazza Manfredo Fanti 47, si terrà un incontro congiunto dell’Ordine degli Ingegneri e dell’Ordine degli Architetti d’Italia, nel quale verranno trattati i temi di Inarcassa in vista delle prossime elezioni.

“Ridare la parola agli iscritti”: andatevene

In occasione del 90° anno dalla nascita del sistema ordinistico, a dimostrazione di cosa siano divenuti gli ordini professionali, il Consiglio dell’ordine degli architetti di Roma, lo scorso 24 giugno, ha messo in scena l’ultimo atto di una discussa e discutibile gestione ultra-decennale che ha raggiunto il suo apice pochi mesi fa, con l’imbarazzante lettera di dimissioni dell’ex presidente Schiattarella, e che in questi giorni sta avendo il suo epilogo farsesco.

Lasciando da parte il riserbo dovuto all’istituzione che rappresentano, e superando di molto la misura del ridicolo, del buon gusto e del rispetto che pure devono ai 18.000 iscritti, i consiglieri dimissionari Loretta Allegrini, Andrea Bruschi, Orazio Campo, Enza Evangelista, Alfonso Giancotti, Aldo Olivo, Francesco Orofino, fanno volare stracci sulla pubblica piazza all’indirizzo dell’altra metà del Consiglio. Nel momento di maggiore difficoltà per gli architetti, alle prese con la sopravvivenza professionale e gli aumenti dei minimi di Inarcassa, i Consiglieri dimissionari, in vista delle imminenti elezioni dell’Ordine, non trovano di meglio da fare che coinvolgere gli iscritti nelle loro zuffe per la corsa alla poltrona della presidenza dell’Ordine. Con una lettera aperta dal titolo strumentale: “Ridare la parola agli iscritti”, questi ultimi vengono tirati per la giacchetta su questioni per le quali, negli anni passati, il Consiglio si è guardato bene dal coinvolgerli e interpellarli: libreria, casa editrice, società partecipate, fondazione, formazione obbligatoria, squadra di calcio.

Dimostrando di non avere familiarità con il confronto democratico e di non conoscere la differenza tra il diritto di critica e la diffamazione, i Consiglieri dimissionari si gettano a corpo morto in un’appassionata quanto confusa e coincitata dissertazione, lanciando accuse, facendo allusioni e rivendicando il rivendicabile su fatti incompresibili ai più, in una baraonda che evoca sconosciute azioni contro il CNACCP, rendite di posizione, dimissioni dell’ex presidente, teorie complottiste, libreria e casa editrice; in quella che sembra, più che una comunicazione agli iscritti , un esercizio di alta portineria e un regolamento di conti interno al Consiglio. Lo spaccato offerto, suscita sconcerto e sconforto in chi legge, nonostante le punte di comicità involontaria; una per tutte: i Consiglieri dimissionari,  chiedono per mezzo della lettera indirizzata agli iscrittiai Consiglieri della “fazione avversa”, con i quali per anni hanno condiviso, gomito a gomito, camera di consiglio e delibere, di dimettersi in blocco, .

Amate l’Architettura nel gennaio scorso aveva chiesto le dimissioni dell’intero Consiglio, forse, con meno arroganza e maggior senso della misura, ci sarebbe stato risparmiato lo spettacolo deprimente e poco decoroso della lotta intestina per la poltrona e, l’anacronistica, arroccata difesa, di un modello ordinistico assolutamente inadeguato e autoreferenziale .

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Rete 150K – edizione 2013 – E-Quality

Il 18 aprile presso la Città dell’Altra Economia, Testaccio, Roma, torna Rete150k: Edizione 2013 E-Quality.

Invitiamo a partecipare tutti i colleghi architetti che vogliono dare il loro contributo. 

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“CNA, Consigli e Collegi territoriali hanno affermato e affermano in ogni occasione la difesa
ed il rilancio dell’architettura e della professione dell’architetto.

Ciononostante, i governi (di centro-destra e centro-sinistra), hanno sferrato attacchi
normativi alla libera professione indebolendo il sistema, mettendo in discussione la funzione
e il ruolo stesso dell’architetto, favorendo persino una riforma previdenziale iniqua
che respinge giovani neolaureati e penalizza le nuove generazioni di professionisti.

L’attacco alle professioni è parte di una più ampia strategia neo-liberista finalizzata
ad agevolare l’ingresso della grande impresa nel mercato delle professioni,
riducendo gli spazi di autonomia e democrazia. Per questo riteniamo che la lotta per
la difesa delle professioni sia strettamente collegata alle lotte sociali per il lavoro.

Non sentendoci rappresentati dal CNA e dagli Ordini provinciali, riteniamo fondamentale
un impegno in prima persona affinchè in Parlamento, nella prossima legislatura, possa
essere presente una rappresentanza dei professionisti della società civile, con una proposta
di legge sull’architettura e con l’allegato programma 150k e-quality per l’equità e la
qualità nel mondo dell’architettura.

Il prossimo Aprile 2013 a Roma, per tutti gli architetti italiani è l’occasione per manifestare
il proprio dissenso contro il trattamento discriminatorio e iniquo che viene riservato alla
libera professione.”

Qui il link al Manifesto.

Qui il pdf del comunicato

Di seguito i link sulla edizione precedente:

– La chiamata alle armi dell’edizione 2012

– La location (la stessa di quest’anno) 

– La piattaforma di discussione

su Twitter l’hashtag è #rete150k

Agli Ordini paghiamo solo il dovuto

Dopo due anni di attese, dopo mesi di contrattazione tra governo e Ordini Professionali per le auspicate riforme del sistema ordinistico che noi tutti attendevamo – visto lo stato di crisi professionale vigente- il governo ha partorito il DPR 137/2012 : nessuna riforma, conferma dell’attuale status quo degli Ordini senza chiarirne il ruolo, nuovi obblighi onerosi per gli architetti.

Ad oggi, nonostante la spending review del Governo precedente, non abbiamo ancora notizia, da parte degli Ordini degli Architetti territoriali, della  riduzione delle spese – così come previsto dal  DPR 137/2012 – che vada di pari passo con il ridimensionamento delle loro funzioni ormai circoscritte al mantenimento dell’Albo e alla formazione continua, con una conseguente e significativa riduzione della quota annuale degli iscritti .

Abbiamo notizia, invece, di un’ assurda corsa, da parte degli stessi Ordini, alla costituzione di “Fondazioni” private che dovrebbero fornire corsi a pagamento per la formazione degli architetti. Tali fondazioni, avviate con risorse economiche provenienti dalle quote degli iscritti, sono state costituite – in molti casi – senza neppure la consultazione dei diretti interessati.

La maggior parte degli Ordini, non solo ha aderito senza alcuna opposizione significativa ad un provvedimento che comporta un incremento della spesa per l’architetto-iscritto, ma si è prontamente adoperata per riscuotere l’ulteriore onere per la  formazione, senza comunicare – di contro – quali e quanti saranno i tagli delle spese e della eventuale riduzione della quota annuale degli iscritti.

Da anni assistiamo ad una progressiva metamorfosi degli Ordini che si sono di molto discostati dalla loro vocazione originaria (Deontologia e Albo) dotandosi di società private, canali televisivi, riviste patinate e case editrici, finanziate con le quote annuali degli iscritti, con conseguente aggravio di spese per questi ultimi. Ufficialmente tali attività servono a rilanciare l’architettura e la figura dell’architetto. Nei fatti, spesso, hanno finalità autoreferenziali e sono utilizzate da un numero esiguo di iscritti, per lo più da chi gravita  attorno  allo stesso Consiglio dell’Ordine.

A chi serve un ordine strutturato in questo modo?
perchè dovremmo continuare a foraggiare, con quote significative, un ordine professionale svuotato dalle sue funzioni e i cui servizi o servigi sono funzionali a pochissimi architetti?

Vogliamo attenerci letteralmente all’art. 7 del dl. n.382 del 1944* e pagare esclusivamente quanto strettamente necessario al funzionamento dell’ordine.
Alla luce della recente riforma e verificando la media dei bilanci consuntivi degli ordini, abbiamo calcolato che la quota media annuale degli iscritti potrebbe oscillare tra 50 e i 100 euro .

Se gli Ordini non lo fanno “ FACCIAMOLO NOI”!

Noi di Amate l’Architettura coglieremo quindi l’occasione dell’assemblea di bilancio di lunedì prossimo (4 marzo, h 15.30) per presentare una mozione d’ordine che chieda la ridefinizione della tassa di iscrizione annuale in mnaiera che sia “entro i limiti strettamente necessari a coprire le spese dell’Ordine”.

* DECRETO LEGISLATIVO LUOGOTENENZIALE 23. NOVEMBRE. 1944, N. 382.
art. 7: “Il consiglio provvede all’amministrazione dei beni spettanti all’Ordine o Collegio e propone all’approvazione dell’assemblea il conto consuntivo ed il bilancio preventivo. Il consiglio può, entro i limiti strettamente necessari a coprire le spese dell’Ordine o Collegio, stabilire una tassa annuale, una tassa per l’iscrizione nel registro dei praticanti e per l’iscrizione nell’albo, nonché una tassa per il rilascio di certificati e dei pareri per la liquidazione degli onorari.  Ferma rimanendo l’efficacia delle norme che impongono contributi a favore di enti previdenziali di categoria, nessun pagamento, oltre quelli previsti da questo decreto, può essere imposto o riscosso per l’esercizio della professione acarico degli iscritti nell’albo1”.

Expo 2015, un concorso senza coraggio per il Padiglione Italia

8 Gennaio 2013

La pubblicazione, tanto attesa, del bando per il concorso del Padiglione Italia all’Expo del 2015 sembra lasciare tutti insoddisfatti.

Le motivazioni di ordine squisitamente tecnico per cui il bando viene definito deludente sono argomentate chiaramente dal CNAPPC in una recente nota, con cui si può a grandi linee essere d’accordo. Ma il bando delude anche sul piano deontologico, poiché per almeno due ragioni non perviene all’obiettivo di preservare la dignità professionale:

primo, è stato enfaticamente annunciato come un concorso per giovani architetti e invece per la partecipazione il bando richiede da subito il possesso di imponenti requisiti tecnico-organizzativi oltre che economico-finanziari, benché si possa ricorre allo strumento dell’avvalimento;

secondo, s’è parlato tanto di padiglione emblema del “Made in Italy” e poi non c’è stato, probabilmente perché prigionieri di una mentalità provinciale, il coraggio di procedere con un concorso riservato a professionisti italiani.

Certo è, che un concorso così rilevante, in un momento storico di particolare crisi per il paese, poteva costituire il giusto mezzo di riscatto per l’Architettura Italiana.

Esaminando il bando si ravvisano sia responsabilità dirette di Expo spa che difficoltà suscitate dal Codice degli Appalti.

In effetti, rispetto alle seconde responsabilità, quelle indotte, è proprio il Codice degli Appalti che non è mai riuscito a fornire una guida decisa, un format di bando chiaro e inequivocabile, vincolante per tutti, onde evitare libere interpretazioni degli enti banditori, specie se chi programma non ha l’esperienza adeguata o non ha a cuore l’architettura. È urgente la riscrittura del Codice.

Una soluzione ci sarebbe, incaricare Perelà di redigere un nuovo Codice (si cita il romanzo futurista di Aldo Palazzeschi), che finalmente risolva ed appiani tutti i problemi lasciati insoluti dalle leggi «decrepite e grinzose» oggi in vigore e dalla ininfluenza dei rappresentanti degli Ordini professionali sempre meno autorevoli nel tutelare la professione, incapaci di conquistarsi la giusta considerazione degli enti banditori.

Non c’è da fidarsi più di nessuno, ogni desiderata dei vertici di “Expo” è stato immediatamente contraddetto dai fatti: “faremo un concorso per giovani talenti”, “stiamo costruendo un bando aperto”, “i criteri premieranno la qualità”. Solo annunci sconfessati da una stesura di bando che ha interpretato nella maniera peggiore e inutilmente restrittiva il Codice, declinata dalla filosofia delle gare per engineering. Niente a che vedere con i concorsi di architettura: giuria a sorpresa, che non aiuta l’ampia partecipazione; criteri molto impegnativi, che possono essere adempiuti solo da società affermate; incertezza nel numero e nel tipo di elaborati, che, per incomparabilità delle proposte, non tutelano i concorrenti di equo giudizio, oltre che, avendo introdotto una approssimativa procedura online, non si chiariscono le modalità con cui la giuria valuterà i progetti (a monitor, proiettati, stampati… tutto insieme).

Di fronte a tanta incertezza milanese ma soprattutto registrando l’ennesima diversa interpretazione procedurale dimostrata con il terzo bando di concorso in breve tempo, dopo Architetture di Servizio e Velodromo Vigorelli, non ci resta che attendere che dal camino scenda il nostro Perelà – eroe di fumo – a riscrivere il Codice.

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Prima dell’uscita del bando di Concorso era stato scritto:

Milano 1906-2015: tutto è cambiato, niente è cambiato.

Milano, 17 novembre 2012, dopo più di un secolo la Città ospiterà nuovamente l’Expo, cosa è cambiato dalla prima volta?

La prima Esposizione Internazionale di Milano si svolse nel 1906 in padiglioni ed edifici appositamente costruiti alle spalle del Castello Sforzesco (l’attuale Parco Sempione) e nell’area dove dal 1923 sorgerà la Fiera di Milano. Per l’occasione le nuove costruzioni furono 225, tra gli interventi più rappresentativi si ricordano quelli dell’architetto Sebastiano Locati, tra cui l’Acquario Civico risultato di particolare pregio in stile liberty. Le nazioni partecipanti furono 40, gli espositori 35.000, i visitatori furono oltre 5 milioni, una cifra record per l’epoca. Il tema fu quello dei trasporti.

L’immagine simbolo dell’esposizione fu realizzata dall’artista triestino Leopoldo Metlicovitz che vinse il concorso per il manifesto, celebrava l’apertura del traforo transalpino del Sempione completato proprio nel 1906 (e da cui il parco prende il nome) rendendo possibile la prima linea ferroviaria diretta tra Milano e Parigi. Il 3 agosto, nella galleria d’Arte decorativa italiana e ungherese scoppiò un incendio che distrusse diversi edifici tra cui il Padiglione dell’Architettura. In quaranta giorni i locali andati distrutti furono ricostruiti e nuovamente inaugurati alla presenza del re Vittorio Emanuele III. Il 1 ottobre fu anche inaugurata la sezione d’arte decorativa ungherese alla presenza del presidente del Consiglio dei ministri Giovanni Giolitti.

La nuova Esposizione Internazionale di Milano si svolgerà tra pochi mesi, nel 2015, su un’area del sito espositivo di 1,1 milioni di mq, a nord-ovest della Città, adiacente al nuovo complesso Fieristico di Rho. Per l’occasione nuove costruzioni, padiglioni ed edifici, saranno appositamente costruiti, tra cui le architetture di servizio. Le nazioni partecipanti al momento sono 108 su 130 stimati, con 21 milioni di visitatori attesi. Il tema è quello dell’alimentazione.

L’immagine simbolo dell’esposizione sarà affidata al Padiglione Italiano, da realizzare sulla base di un primo concept che sarà sviluppato dal regista di spettacoli Marco Balich  su investitura diretta, creativo italiano di fama mondiale per aver curato le cerimonie olimpiche di Torino 2006 e Londra 2012, e già aggiudicatario di Rio 2016. Inoltre, secondo le prime notizie che si apprendono, il Padiglione Italiano, del valore di circa 35 milioni, sarà frutto di un concorso internazionale realizzato in collaborazione con il CNA, aperto anche ai giovani e sarà lanciato entro novembre, per ottenere il preliminare entro il 30 marzo.

Pertanto, esprimiamo piena soddisfazione per la strada finalmente intrapresa dal Commissario Diana Bracco verso l’espletamento dell’atteso concorso internazionale di architettura però allo stesso modo desideriamo che sia un concorso vero, con giuria qualificata, bando esemplare, incarico al Vincitore.

L’Ordine che vorrei secondo Rocchi

15 Dicembre 2012

L’Ordine che vorrei!

L’ordine che vorrei é strettamente legato alla societá che vorrei. Se dobbiamo parlare in funzione ipotetica allora la mia societá ha come obiettivo centrale il benessere dei suoi cittadini: benessere intellettivo e fisico.

Tutto dovrebbe girare intorno al concetto di uguaglianza, meritocrazia ed eguali possibilitá di accesso ai servizi a prescindere dalle possibilitá economiche.

Il liberismo sarebbe ben accetto solamente vincolandolo ai criteri sopradescritti. Non accettabile in questo tipo di societá alcuna furberia o raccomandazione o peggio malvessazione. In caso di malvessazione la mia societá sarebbe in grado di dare risposte veloci, attraverso una giustizia agile, snella, ed inflessibilmente giusta. Tolleranza zero per coloro che tenteno di aggirare le regole.

In una societá cosí fatta non avrebbe senso parlare di come dovrebbe essere un ordine, perché questo avrebbe un solo modo di essere. Sarebbe una garanzia sociale. La societá chiederebbe agli ordini di garantire la sicurezza degli immobili costruiti secondo i servizi resi dagli iscritti all’albo.
La competizione dunque si sposterebbe dal piano prettamente economico a quello tecnico/qualitativo. La serietá del professionista, il suo comportamento, il suo credo deontologico sarebbero un valori irrimediabilmente necessari per poter progettare e/o dirigere opere pubbliche e private.

Questo in un pensiero ipotetico.

Ora però facciamo i conti con la realtá.

La nostra societá ha dimenticato quale sia la funzione degli ordini professionali, e con loro ha dimenticato la valenza prima che i servizi tecnici dovrebbero garantire.

Il punto centrale é questo: la societá ci ha dimenticati. Ricordo come le parcelle minime inderogabili nel privato fossero solo un riferimento giá prima del decreto Bersani. La concorrenza sleale, della scontistica da mercato delle vacche, imperava. Nessun problema per il committente se poi i lavori costavano di piú: obiettivo principale risparmiare sui costi diretti dei servizi tecnici. Per prendere poi soldi da tutti i fornitori e dalle imprese ed avere alla fine dei manufatti solo sulla carta rispondenti alle normative.

I fabbricati poi crollavano, e crollano, e la colpa é dei terremoti o delle commissioni rischio sismico.

Ipocrisia!

La politica ha deciso di far sua questa visuale buttando nel mercato della vacche i servizi tecnici, ed il benessere dei suoi cittadini nel cesso!

Arrivano i terremoti e a crollare stavolta non sono solo case private, ma anche gli edifici pubblici. Sotto quegli edifici pubblici MUOIONO PERSONE: bambini, insegnanti, studenti, ospedalizzati!

Gli edifici pubblici che per loro natura dovrebbero essere i più sicuri, su questi si basano i piani di emergenza della protezione civile, diventano i più cedevoli, i più insicuri.
I livelli di sicurezza sia in fase di cantiere sia post cantiere si assottigliano notevolmente.

I politici vanno ai funerali!

Ipocrisia!

I politici rimediano al danno procurato ai loro cittadini? Certo chiedendo un’assicurazione obbligatoria a coloro che progettano e dirigono la costruzione di edifici. Così sono manlevati. Come se avere soldi potesse tacitare il dolore immenso di una perdita di un caro.

Ipocrisia massima!

In una società così fatta, a cosa serve un sistema ordinistico? A niente!

Devono esser chiusi?

Si, se ci rassegnamo a vivere nella società in cui viviamo.

NO, se si ha intenzione di rivendicare il nostro ruolo in una società che deve essere trasformata.

Non credo che i sindacati siano la soluzione giusta per gli architetti.
Avere bisogno di un sindacato è come dichiarare di aver fallito.

Questa società in cui viviamo fa schifo e deve essere detto a viva voce. Devono cambiare i pilastri su cui è fondata. Oppure è destinata a marcire per sempre nell’ipocrisia.