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A cosa serve l’Ordine degli Architetti PPC ?

11 Gennaio 2012

Il tema della riforma degli ordini professionali e la loro necessità o meno, è di grande attualità in questi giorni, proponiamo il contributo di Enrico Milone pubblicato su Il Giornale dell’Architettura nel n°101 gennaio 2012.

Nella convulsa attività legislativa provocata dalla crisi finanziaria di questa estate, due leggi hanno messo in discussione il destino degli Ordini professionali.

1. La legge 111 del 15.7.2011 (GU 16.7.2011 n.  ), manovra di ferragosto, tratta della riforma degli Ordini con l’art.29 comma 1 bis che qui trascrivo: “Al  fine  di  incrementare  il   tasso   di   crescita dell’economia  nazionale,  ferme  restando  le   categorie   di   cui all’articolo 33, quinto comma,  della  Costituzione,  sentita  l’Alta Commissione di cui al comma 2, il Governo formulera’  alle  categorie interessate proposte di riforma in materia  di  liberalizzazione  dei servizi e delle attivita’ economiche; trascorso il  termine  di  otto mesi dalla data di entrata in vigore della legge di  conversione  del presente decreto, cio’  che  non  sara’  espressamente  regolamentato sara’ libero.” Il testo è ambiguo. Sembra che gli Ordini che hanno l’esame di abilitazione professionale ne siano esclusi. Ma non è sicuro ed in ogni caso la norma crea una situazione che invita a fare ragionamenti ad ampio spettro per tutte le professioni intellettuali.

2. La manovra bis, decreto-legge 13.8.2011 n.138, da convertire in legge entro il 13.10.2011, all’art.3 comma 5, stabilisce che entro un anno dovranno essere modificati gli ordinamenti delle professioni, per introdurre gli obblighi di: aggiornamento professionale continuo, tirocinio, assicurazione. I minimi di tariffa devono essere derogabili e l’attività disciplinare deve essere gestita da nuovi organi, preclusa ai consiglieri degli Ordini e del consiglio nazionale.

La proposta di ridimensionare o eliminare gli Ordini professionali è ricorrente, proviamo perciò a valutare se gli Ordini davvero siano necessari e se la loro eliminazione comporterebbe danni alla attività professionale degli architetti.

Prima del 1923/25 non c’erano gli Ordini degli architetti e degli ingegneri. L’Ordine degli architetti è stato istituito, con legge del 1923 e Regolamento del 1925, al fine di tutelare i consumatori che chiedono servizi professionali. L’Ordine dovrebbe tutelare prioritariamente gli interessi  dei consumatori e la correttezza dell’esercizio professionale. Inclusa la qualità della prestazione richiesta dal cliente. L’Ordine può tutelare anche la condizione di lavoro del professionista, astenendosi però da fare attività sindacale.  Infatti l’iscrizione all’Ordine è obbligatoria mentre l’iscrizione ai sindacati è libera. Pertanto l’Ordine non può firmare un contratto di lavoro né proclamare agitazioni sindacali o scioperi.

In base alla legge istitutiva l’Ordine ha pochi compiti:

1- iscrizione all’albo e gestione dell’albo;

2- deontologia, controllo della disciplina degli iscritti:

3- reprimere l’uso abusivo del titolo di architetto e l’esercizio abusivo della professione

4- dare pareri sulle parcelle e sulle controversie professionali.

L’iscrizione all’Albo è un automatismo. L’Ordine non ha altro compito che verificare che il richiedente ha  superato l’esame di abilitazione.

I pareri sulle parcelle sono molto diminuiti da quando è stata abrogata la legge che, nel caso di lavori pubblici, subordinava il pagamento della parcella al visto dell’Ordine.  In ogni caso anche la gestione di questa attività è spesso fatta in modo improprio. Tanto che spesso, quando c’è da fare scelte discrezionali, l’Ordine favorisce il proprio iscritto a danno del committente pubblico o privato.

Deontologia. La disciplina è il compito più importante. L’Ordine può condannare un iscritto scorretto sospendendolo dalla attività professionale. Il rispetto della correttezza professionale costituisce una garanzia per il cittadino utente dei servizi professionali.  Oggi l’Ordine dovrebbe  controllare la correttezza del professionista. Ma lo fa effettivamente? Certamente no. Con la scusa della mancanza di denunce, gli Ordini hanno in genere ignorato le scorrettezza professionali commesse dai professionisti coinvolti in casi di corruzione per appalti pubblici, resi a tutti noti dalla  stampa. Incarichi professionali, progetti e collaudi, ricevuti da funzionari pubblici e docenti a tempo pieno, in condizione di incompatibilità e  privi di autorizzazione. Il controllo degli Ordini è latitante anche per le scorrettezze fatte dagli iscritti nella gestione dei permessi edilizi e nella proliferazione dell’abusivismo. Gli Ordini in genere non informano gli iscritti sulla quantità e l’oggetto dei procedimenti disciplinari attivati, né risulta che il Consiglio Nazionale o il Ministero li incitino a dare notizie. Appare evidente che gli Ordini abbiano molta ritrosia nell’aprire procedimenti disciplinari nei confronti dei propri iscritti. Per farsi un’idea basti considerare che i ricorsi al CNAPPC contro le sentenze degli Ordini sono all’incirca 20 all’anno (il dato non è ufficiale). E dato che quasi tutti i professionisti che vengono condannati dall’Ordine fanno ricorso al CNAPPC, si può immaginare quanto sia irrisorio il numero dei procedimenti attivati e delle condanne inflitte dagli oltre 100 Ordini degli Architetti per un totale di oltre 140.000 iscritti.

Tra le scorrettezze che sono tollerate, è consentito che un architetto componente di una commissione consultiva (commissione edilizia) comunale possa presentare progetti nello stesso comune. E’ anche tollerato che un componente del consiglio dell’Ordine o del CNAPPC possa partecipare ad un concorso o gara per la quale il consiglio stesso ha approvato il bando e/o ha nominato un membro della commissione giudicatrice.

La carenza di attività deontologica degli Ordini è grave perché, trattandosi del compito principale dell’Ordine, l’inadempienza costituisce il motivo principale che giustifica l’ipotesi di eliminare l’istituzione.

Ipotesi di eliminazione dell’Ordine e del CNAPPC

Gli architetti possono fare a meno dell’Ordine, ma non possono fare a meno dell’abilitazione all’esercizio della professione.

La professione di architetto esisterebbe anche senza l’Ordine, perché in caso di mancanza dell’Ordine comunque resterebbe l’abilitazione all’esercizio della professione di architetto e di ingegnere. L’abilitazione è nell’art.33 della Costituzione e la sua eliminazione potrebbe richiedere una modifica dell’articolo, cosa molto difficile, vista la complessità della procedura di modifica della Carta Costituzionale.

In mancanza di Ordini, occorrerebbe (come in Gran Bretagna) istituire un Registro Nazionale delle persone che ottengono l’abilitazione all’esercizio della professione di architetto. Presso il Ministero della Giustizia, gestito dal Ministero. In tal modo ogni cittadino o ente può consultare il registro e verificare che una persona è abilitata a fare l’architetto. Lo stesso Registro potrebbe svolgere i procedimenti disciplinari su denuncia di enti o privati,  mediante una commissione nominata dal Ministero, composta anche di membri in rappresentanza della professione.

Al limite il sistema funzionerebbe anche senza il Registro Nazionale, visto che un ente o un cittadino può sempre chiedere all’architetto al quale commette un incarico di mostrare il certificato di conseguita abilitazione alla professione.

Volendo ancora più semplificare, il sistema potrebbe, forse, funzionare anche senza l’abilitazione all’esercizio della professione, qualora si conferisse valore abilitante alla laurea magistrale M4 architettura e ingegneria edile con riconoscimento CEE. In tale caso l’art.33 Costituzione dovrebbe essere interpretato nel senso che il superamento dell’esame di laurea da parte di una Università Statale risponde al dettato dell’art.33.

La spinta europea

Il Rapporto Monti/CE, del 2004,  ha dimostrato che l’Italia è il paese che ha imposto più vincoli alle professioni libere. Obbligo di iscrizione all’Ordine, obbligo di abilitazione all’esercizio, esercizio abusivo sanzionato penalmente, campi di attività esclusivi. In nessun paese la tariffa architetti è approvata per legge nazionale.

Vantaggi e svantaggi della eliminazione dell’Ordine

Di fatto l’Ordine oggi costituisce l’unico riferimento per gli architetti che rappresenta sia a livello nazionale che a livello di regioni, province e comuni. Non c’è dubbio che attraverso gli anni i consigli degli Ordini hanno saputo istituire validi rapporti con gli imprenditori e con gli enti locali. Ciò costituisce un indubbio aspetto positivo che ha consentito una crescita dell’apprezzamento della nostra professione presso l’opinione pubblica. Spesso l’Ordine viene consultato su problemi della città insieme alle rappresentanze dei costruttori, degli artigiani e dei sindacati dei lavoratori edili.

Inoltre l’Ordine svolge una funzione positiva quando organizza attività pubbliche per valorizzare l’architettura e un corretto assetto del territorio. Ma tali attività sono svolte anche da altri organismi come l’Università, l’INU, l’INARCH, Italia Nostra.

Sono utili anche le attività di aggiornamento professionale degli iscritti. Ma tali attività sono in realtà svolte anche dai sindacati dei lavoratori, dei professionisti ecc. oltre che dalle facoltà di architettura e di ingegneria, dalle Regioni e da altre istituzioni.

Tuttavia l’Ordine degli architetti sta perdendo la sua identità. Oggi è purtroppo diventato l’Ordine di sei diverse professioni: Architetti, Pianificatori, Paesaggisti, Conservatori, Pianificatori iunior e Architetti iunior. Un guazzabuglio di professioni accettato dal passato CNAPPC nel 2001,  con l’illusione che il Consiglio Nazionale e gli Ordini sarebbero diventati più potenti raggruppando molte professioni al proprio interno. Illusione condivisa dagli Ordini provinciali. L’Ordine di sei professioni sacrificava gli interessi degli architetti all’interesse della struttura che li rappresenta, gli Ordini e il CNA. A distanza di 10 anni dal 2001 verifichiamo che l’architetto sta perdendo la propria identità. La confusione delle competenze tra architetti quinquennali e architetti iunior sta crescendo; nonostante ciò, non ho notizia di interventi efficaci degli Ordini per il rispetto dei limiti di competenza. L’inserimento dei pianificatori prima o poi proporrà un contenzioso giuridico sulla competenza dell’architetto nel campo dell’urbanistica, visto che questa non è compresa nell’edilizia civile di cui all’art.52 RD 2537/1925. E non sappiamo cosa potrà  venire fuori da future sentenze della magistratura sulle competenze professionali dei conservatori, in danno della riserva di legge spettante agli architetti nel campo dei beni culturali.

E’ sbagliato identificare le professione con l’Ordine. Se mancasse l’Ordine, l’attività professionale di un architetto non cambierebbe in maniera significativa. La progettazione, la direzione lavori, il collaudo, la sicurezza dei cantieri ecc. resterebbero di spettanza degli architetti e degli ingegneri laureati e abilitati. I campi di attività definiti per legge resterebbero tali. L’iscrizione alla Cassa di previdenza sarebbe aperta agli architetti e ingegneri abilitati e in possesso di partita Iva. Certamente sarebbe necessario per gli architetti fare riferimento a proprie associazioni per fare sentire la propria voce, per essere rappresentati. Potrebbero finalmente crescere i Sindacati dei liberi professionisti e dei professionisti dipendenti, costretti oggi a una vita grama proprio dalla concorrenza che fanno gli Ordini tutelando “impropriamente” gli iscritti. Mentre nelle attività culturali potrebbe crescere il ruolo dell’Inarch. Potrebbero nascere o rafforzarsi una o più libera associazione culturale di architetti.

Enrico Milone

29.8.2011

Un anno di amate l’architettura

31 Dicembre 2011

Il 2011 è finito, anno nefasto per la professione, noi di amate l’architettura ci siamo impegnati per denunciare casi di clamorose illegalità e mancanze di intervento da parte delle Istituzioni, l’architettura e gli Architetti sono diventati sempre più inutili socialmente.

Ci impegneremo nel 2012 per invertire la tendenza che porta al declino della professione dell’architetto e dei liberi professionisti, indispensabili per la qualità dell’architettura nel processo di trasformazione del territorio, promuovendo una mobilitazione tra i professionisti, le Associazioni, gli Enti e le Istituzioni nel campo dell’architettura, si comincia il 3 febbraio 2012 con 150K ARCHITETTI.

UN ANNO DI AMATE L’ARCHITETTURA:
  • nel mese di gennaio abbiamo segnalato l’illegalità diffusa nell’assegnazione degli incarichi pubblici in Italia, lamentando la latitanza dell’Ordine degli Architetti e del Consiglio Nazionale;
  • nel mese di gennaio abbiamo segnalato i paradossi del progetto di Alemanno di demolire Tor Bella Monaca di cui non si parla più;
  • nel mese di febbraio abbiamo denunciato la vergogna del decreto milleproroghe che ha portato a tre, il limite dei mandati per i Consiglieri dell’Ordine, limite recentemente emanato (prima non esisteva), permettendo a coloro che siedono sulla stessa poltrona da 15 anni e più di ripresentarsi alle prossime elezioni e successivamente abbiamo evidenziato le incongruenze, tra le dichiarazioni in merito, del Presidente Schiattarella;
  • nel mese di febbraio abbiamo denunciato il caso di via Giulia inviando una lettera al Sindaco Alemanno e al Consiglio dell’Ordine, con il risultato che non si è dato seguito all’iniziativa e il Sindaco ha annunciato un concorso aperto a tutti;
  • nel mese di marzo abbiamo denunciato alcune incongruenze del bilancio dell’Ordine segnalando alcune questioni relative alla casa Editrice Prospettive Edizioni, i primi effetti sono stati una riduzione dei costi di alcune voci e l’approvazione di un regolamento interno per gli incarichi dell’Ordine;
  • nel mese di marzo abbiamo segnalato alcune incongruenze nelle prime dichiarazioni pubbliche del neo Presidente del CNA Leopoldo Freryie;
  • nel mese di aprile abbiamo segnalato il caso dell’architetto Fastoso dove l’Ordine è prontamente intervenuto a differenza di via Giulia, dove non ci risulta alcuna presa di posizione nei confronti dei docenti universitari come segnalato da Progetti e Concorsi;
  • nel mese di maggio abbiamo appoggiato l’iniziativa di Progetti e Concorsi in merito alla Legge per l’Architettura inviando alcuni nostri suggerimenti;
  • nel mese di maggio abbiamo segnalato la nascita di un nuovo blog e Associazione ivaseipartita che si occupa del problema delle finte partite iva in Italia;
  • nel mese di maggio abbiamo segnalato il caso della Presidenza della giuria di un concorso di architettura svolta da un geometra;
  • nel mese di maggio abbiamo inviato una lettera al presidente Nazionale dei Geometri per rispondere alle sue gravi affermazioni fatte in una sua comunicazione ai Collegi provinciali, la lettera è stata una delle tante azioni nei confronti del CNA, CNI e CNG per indurli ad occuparsi del problema delle competenze professionali, recentemente si sono impegnati ad aprire un tavolo di concertazione aspettiamo i fatti;
  • nel mese di giugno abbiamo organizzato un evento sul ponte della Musica di Roma per salutare una nuova architettura della città di Roma, fenomeno sempre meno frequente da quando c’è Alemanno;
  • nel mese di luglio abbiamo denunciato il caso di Pietralata dove l’Università ha incaricato due Dipartimenti della facoltà di Architettura di Roma di progettare un’opera da 100 milioni di euro contro ogni normativa, il rettore ha risposto ad una nostra lettera a cui daremo seguito con un’altra comunicazione per andare in fondo alla questione a differenza dell’Ordine che si è comportato da Ponzio Pilato;
  • nel mese di ottobre abbiamo denunciato il caso di Piazza san Silvestro a Roma dove il Sindaco Alemanno ha dato un incarico illegittimo a Portoghesi, nessuno si è preoccupato più di tanto, approfondiremo la questione con l’Autorità di Vigilanza;
  • nel mese di novembre abbiamo segnalato il caso dell’Architetto Zampolini, esprimendo le nostre perplessità sulla latitanza degli ordini in merito alla deontologia professionale, è nato un polverone sui quotidiani nazionali;
  • nel mese di dicembre abbiamo segnalato il caso del Comune di Manziana che ha bandito una gara per un incarico gratuito, il Comune ha ritirato il bando;
  • nel mese di dicembre abbiamo segnalato il caso di ex presidente dell’OICE che ha vinto una gara con l’80% di ribasso quando in precedenza aveva condannato nettamente i professionisti che facevano questi ribassi;

Continueremo nel 2012 ha compiere le nostre azioni per il bene della collettività e per la qualità dell’architettura che è un valore culturale che appartiene a tutti.

Non sempre le nostre azioni hanno avuto un risultato concreto, ma i rappresentanti di Istituzioni, Ordini, Università e Consigli Nazionali d’ora in poi sanno di essere osservati e controllati in quello che fanno, ma soprattutto in quello che non fanno.

L’Ordine afferma che le Università non possono progettare e Alemanno presenta un’opera da 100 milioni di euro progettata dall’Università

Sembra fatto apposta: martedì 26 luglio l’Ordine degli Architetti di Roma pubblica una circolare inviata a tutti i comuni della Provincia di Roma in cui si afferma che le Università non possono progettare facendo riferimento alla sentenza del Consiglio di Stato n. 10 del 3 giugno 2011,il giorno dopo il Sindaco di Roma Gianni Alemanno, il Rettore dell’Università Sapienza Luigi Frati, l’Assessore ai Lavori Pubblici Fabrizio Ghera e alcuni docenti a tempo pieno in cravattino, presentano il progetto per il Campus universitario di Pietralata, un’opera da 100 milioni di euro progettata da due Dipartimenti della Facoltà di Architettura di Roma Sapienza, in barba a tutte le norme!!!

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Il Progetto prevede la realizzazione di: residenze per studenti, campus bio medico, nuove facoltà e centri di ricerca, nuova sede dell’istat, palazzetto dello sport da 1500 posti, attrezzature sportive, riqualificazione di fabbriche dismesse e di edifici abusivi, nuova sede del mercato e nuovi collegamenti stradali.

L’iter  è stato  lungo e complesso, (ne parleremo in seguito), quello che più colpisce è che viene realizzata un’opera così importante per la città di Roma e gli architetti romani e non solo sono completamente tagliati fuori, perché la progettazione preliminare e definitiva viene affidata direttamente senza alcuna gara, dal rettore della Sapienza, a due dipartimenti della facoltà di Architettura di Roma Sapienza, (il Comparto 1 Nord assegnato per la progettazione al Dipartimento ARCOS e il Comparto 2 Sud assegnato per la progettazione al  Dipartimento DiAR). vedi link

Il Dipartimento DIAR per non dare nell’occhio ha articolato la progettazione su due piani principali: quello vero e quello finto ovvero sperimentazione progettuale sotto forma di workshop dei dottorandi. La prima è stata guidata dal responsabile scientifico Raffaele Panella, la seconda da Lucio Valerio Barbera. Entrambe hanno lavorato insieme ad un comitato scientifico del DiAR presieduto da A. Terranova e costituito da L.V.Barbera, A. Greco, R.Panella, G.Rebecchini, P.O.Rossi, R.Secchi.

Per confondere maggiormente le acque, avevano fatto anche un Concorso di idee “A qualcuno piace campus”, riservato ai giovani sotto i 30 anni.

Ci piacerebbe sapere dove vanno a finire i soldi delle parcelle (si parla di alcuni milioni di euro) ai dipartimenti? ai docenti? a entrambi? ai dottorandi? in beneficenza?

Naturalmente poi tutte le progettazioni esecutive e le realizzazioni sono aggiudicate con bandi a procedura ristretta/appalti integrati in cui si affida anche la gestione, come per le residenze universitarie affidate a ecosfera.

Inutile ricordare che l’Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici di Lavori, Servizi e Forniture e il Consiglio di Stato hanno ribadito che i Dipartimenti e i docenti a tempo pieno non possono svolgere incarichi (vedi la Deliberazione 179 del 26/06/2002sentenza del Consiglio di Stato n. 10 del 3 giugno 2011).

Ora io mi chiedo il Consiglio di Stato emette una sentenza importante, l’Ordine degli Architetti invia una Circolare in cui dice: ” le Università non possono partecipare a gare per affidamento di incarichi di progettazione e di altre prestazioni professionali relative a lavori pubblici o privati, né ricevere simili incarichi per affidamento diretto“, ma l’Università se ne frega e continua a fare i suoi comodi.

Noi architetti a chi ci dobbiamo rivolgere per farci tutelare?

ai Sindacati?

all’Ordine?

alla magistratura?

al mago merlino?

Noi di amate l’architettura faremo subito un esposto all’Autorità di vigilanza sui Contratti Pubblici di Lavori, Servizi e Forniture e ci auguriamo che l’Ordine, oltre a inviare circolari, intervenga in sede giudiziaria per denunciare questo scandalo.

La cosa strana è che in un articolo dell’espresso del 2007 si parla di: ” un ricorso al Tar  contro la procedura seguita dalla Sapienza di affidare la progettazione delle nuove sedi ad alcuni professori di Architettura e di Ingegneria. Un incarico deciso senza alcun bando pubblico. Una procedura difesa dal rettore della Sapienza, Renato Guarini, che parla solo di «attività di ricerca universitaria» e non di «incarichi professionali». L´attività di progettazione, comunque, costerà solo per gli onorari circa 20 milioni di euro. Ora anche su queste parcelle d´oro la Procura vuole vederci chiaro“.

Possibile che tutto sia finito nel nulla?

230.000 metri cubi sono ricerca universitaria?

Ci auguriamo che gli organi competenti intervengano per ridimensionare questo strapotere delle Università.

Per tornare al campus di Pietralata non vi avevo detto una cosa importante, i 230.000 metri cubi se li progetteranno e realizzeranno da soli, ai noi comuni mortali ci danno la possibilità di progettare il parco che sarà affidato con un concorso internazionale.

Seguiremo la vicenda e vi terremo informati.

CRONOSTORIA DEL PROGETTO PIETRALATA DAL SITO DELL’UNIVERSITA’

In base alla convenzione del 23 marzo, nei prossimi tre anni saranno realizzati edifici per circa 230 mila metri cubi e 71.640 metri quadri di superficie: un vasto complesso per la ricerca con residenze per studenti e docenti, nel cuore del sistema direzionale che si va sviluppando. Nel campus troveranno dunque posto, oltre alle residenze, strutture di ricerca clinica e degenza con un polo internazionale di biotecnologie mediche. “Una seconda città universitaria di fatto”, ha detto il rettore Frati. Il tutto comporterà un investimento di circa 100 milioni di euro.

La Nuova sede della Sapienza a Pietralata risale a una precisa scelta del Piano di Decongestionamento dell’Ateneo romano, approvato dal Senato Accademico il 28 Maggio 1999 e il 1 Giugno 1999 dal Consiglio di Amministrazione dello stesso Ateneo, e definitivamente approvato dal MIUR tre anni dopo (D.M. n. 44 dell’11/03/03). Tale scelta rendeva concreta la volontà di radicare una parte importante dell’Ateneo nell’area che più delle altre aveva mostrato di essere parte attiva nello sviluppo produttivo e sociale della Capitale: Roma Est.
La scelta dell’insediamento di Pietralata fu poi trasferita al PAG, il Piano di Assetto Generale, che presiede allo sviluppo urbanistico e edilizio dell’Ateneo sul territorio del Comune di Roma, approvato il 16 aprile 2003, consentendo l’avvio della fase attuativa. L’approvazione del Piano della Sapienza, sancita dall’unanimità dei consensi dall’assemblea consiliare capitolina, segna una fase nuova dei rapporti tra l’Università e la Città preparata da un lavoro intenso di contatti e di scelte condivise che inizia con il Protocollo d’intesa siglato il 13 Gennaio 1997 tra il MURST, la Regione Lazio, il Comune e la Provincia di Roma. Questa fase prosegue felicemente con il Protocollo del 20 Aprile 1998 firmato dal Comune e dalla Sapienza, e trova una conclusione importante con il Protocollo del 6 Aprile 2000 che chiama in causa tutti gli enti territoriali proprio sulle scelte fatte dal Piano di Decongestionamento.
Il carattere strategico dell’area dell’ex SDO di Pietralata per l’urbanistica romana e il coinvolgimento nel programma dell’Amministrazione centrale dello Stato, hanno richiesto una vasta concertazione anche con quest’ultima.

Questa consultazione è iniziata nell’aprile 2000, ed ha fatto registrare importanti successive intese (9 settembre 2003) tra il Comune di Roma, la Provincia e alcune rilevanti istituzioni statuali ed enti di rilievo nazionale, tra le quali l’ISTAT.
Nel corso della concertazione la richiesta della Sapienza di un lotto di 90 mila mq di SUL nell’area in questione era stata inizialmente ridimensionata e limitata a 60 mila mq, per poi attestarsi sui 71.640 mq attuali, assegnati definitivamente alla Sapienza con Delibera consiliare del 26 luglio 2006.

Sull’area oggi è operativo il Piano Particolareggiato del Comprensorio di Pietralata, curato dall’Ufficio Sistema Direzionale Orientale, poi divenuto Ufficio Progetti metropolitani del Comune di Roma. Questo P.P. è stato adottato dal Comune di Roma l’11 luglio 1997 e approvato con D.R.L. n 79 del 24 gennaio 2001; esso è stato frutto di una progettualità alla quale hanno partecipato illustri esponenti della cultura architettonica italiana ed europea. Nell’area più direttamente interessata alla centralità direzionale (Area A), il Comune di Roma ha elaborato un “Progetto Unitario” in forma di schema planivolumetrico, all’interno del quale si situa il progetto del Comparto 2. Tale progetto è stato approvato dalla A.C. con Delibera di Giunta n 169 del 30/03/04 ed è stato altresì approvato dalla Conferenza di Servizi ex art. 4 della legge 396/90 in data 1/08/05.
In questo modo si sono create le premesse giuridiche e materiali per l’intervento in oggetto.
La Progettazione Preliminare e Definitiva della Nuova sede della Sapienza dI Pietralata viene affidata al Dipartimento di Architettura e Costruzione – ArCoS e al Dipartimento di Architettura – DiAR con Decreto Rettorale del 12 ottobre 2006.
Con successiva lettera del 26 ottobre il ProRettore per l’Edilizia ha stabilito che l’area della Sapienza è articolata in due Comparti equipollenti di circa 35.820 mq: il primo a Nord – Comparto 1 – la cui progettazione sarà curata da ArCos, il secondo, che guarda alla città a Sud – Comparto 2 – che sarà curato progettualmente dal DiAR, nei modi che ci apprestiamo a illustrare.
Il Decreto Rettorale del 15 dicembre 2006 esplicita, infine, i contenuti del progetto destinando il Comparto Sud – che viene fissato definitivamente in mq 36.640 – alla Facoltà di Farmacia e alla realizzazione di Laboratori di Biotecnologia o altri laboratori sperimentali dell’area medico-farmaceutica. Nella stessa data, un secondo Decreto Rettorale ribadisce la scelta funzionale sopra indicata nel contesto di un primo piano generale programmatico che riguarda le Facoltà, nonché i Dipartimenti e le strutture didattiche e di ricerca correlate. Il Decreto avverte molto responsabilmente che il piano programmatico diverrà un vero e proprio piano edilizio definitivo solo quando si potrà contare effettivamente sui nuovi spazi
La situazione della Facoltà di Farmacia è del tutto singolare per la molteplicità dei siti ai quali essa deve ricorrere per svolgere la sua funzione istituzionale, segnatamente quella didattica. La evidente criticità nella dotazione di spazi giustifica la preoccupazione delle Autorità accademiche espressa nella scelta programmatica di predisporre spazi del tutto nuovi nei quali trasferire le funzioni della Facoltà. L’indicazione dei Laboratori di Biotecnologia, rafforzata dal richiamo all’area medico-farmaceutica, è evidente espressione della volontà di voler attuare una politica della Sapienza rivolta ai segmenti innovativi della ricerca incentrata sulle nuove tecnologie applicate alla biologia nelle sue diverse espressioni.
Si tratta in sostanza di costituire un Polo delle Biotecnologie della Sapienza (PBS) in grado di valorizzare il grande patrimonio di cervelli, di esperienze e di strutture ora disperse sul territorio, con le sinergie che sono realizzabili attraverso la multidisciplinarità. Contemporaneamente, solo una forte concentrazione delle strutture di ricerca in questo settore può competere a livello nazionale e europeo trovando le giuste sinergie con le pubbliche istituzioni le strutture produttive private. Una parte dei laboratori riteniamo possa essere anche reso disponibile proprio per i privati. E’ questa una opportunità unica per la città di Roma e per la Sapienza, irripetibile almeno nel tempo medio guardando alle restanti opportunità insediative dell’Ateneo
Al presente Progetto Preliminare spetta il delicato compito di definire i termini della fattibilità del programma insediativo previsto, realizzando un organismo in grado di rispondere alle domande presenti con l’impiego delle tecnologie più avanzate, ma dotato anche di quella duttilità necessaria a far fronte a futuri sviluppi, nient’affatto ipotizzabili oggi sia per la oggettiva novità delle aree scientifiche coinvolte, sia per l’instabilità del quadro economico e istituzionale della ricerca scientifica.

Il nuovo insediamento, inoltre, deve adattarsi alla struttura urbanistica ipotizzata per la nuova Centralità di Pietralata, che presenta un carattere contraddistinto da una elevata densità e da estesi vincoli che limitano fortemente le tipologie, le altezze degli edifici e i rapporti di confinanza.
Questo insieme di presupposti e di vincoli, d’altra parte, rappresenta anche la garanzia che la Nuova sede della Sapienza di Roma Est diventi realmente un pezzo di città viva, in grado di dialogare con le strutture urbane e i cittadini che vi insistono: il contrario esatto della cittadella degli studi recintata e preclusa alla città che ha caratterizzato il progetto Piacentiniano della Città Universitaria.