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Lettera aperta al Presidente ed ai Consiglieri dell’Ordine degli Architetti P. P. C. di Roma e provincia

Al Presidente dell’Ordine degli Architetti P.P.C.di Roma

Arch. Amedeo Schiattarella

Piazza Manfredo Fanti 47

00185 – Roma

e p.c. al Presidente dell’Ordine degli Ingegneri della provincia di Roma

Via Vittorio Emanuele Orlando 83

00185 – Roma

al Presidente del Collegio Provinciale dei Geometri e Geometri Laureati di Roma

Piazzale Val Fiorita 4f

00144 – Roma

al Presidente di INARCASSA

Via Salaria 229

00199 – Roma

alla Redazione della rivista AR

Piazza Manfredo Fanti 47

00185 – Roma

alla Redazione della Rivista INARCASSA

Via Salaria 229

00199 – Roma

Roma, 5 Gennaio 2013

Lettera aperta al Presidente ed ai Consiglieri dell’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori di Roma e provincia

Egregio Presidente,

sono un architetto iscritto all’Ordine da circa trentatrè anni ed in quest’ultimo anno a causa della grave, drastica riduzione degli incarichi mi sono visto costretto ad ipotizzare possibilità di lavoro diverse da quelle abituali; quindi mi sono iscritto al corso per i Consulenti Tecnici di Tribunale.

Durante tale corso ho potuto riscontrare per l’ennesima volta quanto la nostra professione sia poco considerata ed addirittura vilipesa in totale dispregio perfino dell’art. 2233 del Codice Civile. Sono esterrefatto ed indignato nel constatare che chi mi dovrebbe rappresentare e tutelare consente ad un organismo dello Stato, nella fattispecie il Ministero della Giustizia con Decreto del 30/05/2002, di valutare le prestazioni professionali a vacazione di architetti, ingegneri e geometri pari ad  € 8,15 lordi!!!

Mi chiedo cosa stessero facendo i presidenti, i consiglieri degli ordini succitati quando è stata approvata una norma così iniqua ed anacronistica da divenire offensiva.

Ed il rimedio meschino e lassista, maleodorante di elemosina, dell’artificioso “gonfiamento” dei rimborsi delle spese posto abitualmente in atto con la pietosa ed ipocrita connivenza dei signori giudici risulta ancora più illecito e mortificante della norma succitata!

Occorre assolutamente impedire che si distrugga la dignità culturale del tecnico professionista! In altre parole La invito ad organizzare insieme ai nostri “cugini” ingegneri e geometri uno sciopero vero di tutte le attività peritali per i tribunali; e tale sciopero dovrà durare fino alla determinazione di un reale, proporzionato “equo compenso” per l’opera svolta.

Ed inoltre, cosa hanno fatto gli stessi presidenti e consiglieri quando è stato approvato il cosiddetto “Decreto Bersani” (D.L. n° 223 del 2006) che aboliva “i minimi tariffari inderogabili” per gli iscritti agli albi professionali?…. E’ cosa ben diversa “il prodotto” di un’impresa commerciale dal “prodotto” del professionista tecnico che in quanto “persona pensante unica” produce un risultato unico ed irripetibile, non standardizzabile.

Mi risulta che si siano opposti seriamente ed in modo concreto, ad esempio, gli ordini degli avvocati, dei geologi, arrivando ad investire del problema organismi quali il TAR, il Consiglio di Stato, la Corte di Giustizia Europea,… e che l’Ordine dei giornalisti abbia addirittura fatto promulgare nello scorso mese di Dicembre 2012 una legge detta dell’ “equo compenso”….. Non mi risulta che abbia fatto nulla di tutto questo l’Ordine degli Architetti di Roma.

Ma ancora mi chiedo cosa è stato fatto da questo Ordine nel 2010 per evitare che fosse buttata al macero la legge relativa al “fascicolo di fabbricato” che, se opportunamente modificata e ridimensionata, avrebbe dato un validissimo contributo ad esempio al riordino di tutta la documentazione catastale, (cosa utile ed indispensabile per evitare le iniquità determinatesi con le imposizioni ICI e IMU), ed alla conclusione delle decine di migliaia di istanze di “condono edilizio” ancora aperte per ignoranza e “svogliatezza” dei proprietari, e ancora al monitoraggio delle situazioni statiche di un patrimonio edilizio non sempre recente e spesso martoriato da interventi pericolosi, arbitrari ed illeciti.

E mi domando ancora cosa hanno fatto i miei (!?!) presidenti e consiglieri per impedire, o arginare, o almeno modificare sensibilmente il raffazzonato testo della legge regionale denominata “Piano Casa” (L. n° 10 del 13/08/11 Regione Lazio e Delibera n° 9 del 30/01/12 Comune di Roma), normative che si fondano sui beceri e corrotti principi di un branco di approfittatori ignoranti cresciuti sotto l’egida di leggi approssimative e decisamente inique che hanno consentito barbari condoni edilizi e fiscali.

E’ con questi colpevoli, ingiustificabili silenzi che l’Ordine tutela l’ambiente, il paesaggio il patrimonio edilizio (già profondamente deturpato da “verandine”, “gazebi”, superfetazioni, addizioni, escrescenze tumorali degne di un nomadismo profondamente corrotto), il decoro architettonico ed urbano,… è con questi comportamenti che l’Ordine tutela la mia/nostra “paternità” di progettista?

Ed ancora mi chiedo quali azioni abbia concertato (mi rendo conto di aver utilizzato una parola assolutamente esagerata!) l’Ordine per ridurre le umilianti code che hanno inizio anche alle sei del mattino presso uffici quali Agenzia del Territorio, Condono edilizio, IX Dipartimento, Archivi del Comune di Roma, ACEA?… azioni utili ad estirpare il conseguente fenomeno delle pesanti “mance”, obbligatorie di fatto, per ottenere in tempi non biblici qualsiasi documento… e le meste attese del venerdì mattina (unica mezza giornata concessa!) presso la Soprintendenza ai Beni Architettonici, ecc..

Occorre che l’Ordine interloquisca con gli Uffici della Pubblica Amministrazione e con quelli di una Roma “pseudo” Capitale portando avanti il semplice e sano concetto che l’impiegato che lavora poco e male, oltre a danneggiare i propri colleghi, ritarda lo sviluppo generale, causando enormi danni morali ed economici alla collettività.

Tutto ciò è avvenuto ed avviene contemporaneamente ad uno scorretto, ingiusto aggravio di compiti ed obblighi che hanno aumentato a dismisura le responsabilità civili, penali ed i costi di gestione del tecnico professionista, ad esclusivo vantaggio di una pletora di tecnici statali e comunali benevolmente definibili svogliati o latitanti.

Il perdurare di atteggiamenti e situazioni di così grave degrado della professione mi costringe, mio malgrado, a chiederLe ufficialmente di ridurre drasticamente il tempo e le energie profusi per organizzare convegni, simposi e commemorazioni che forse vedono la partecipazione di personaggi altisonanti, ma che non risolvono minimamente i problemi quotidiani e le necessità primarie degli iscritti.

Non ci può essere “cultura” degna di questo nome se, di fatto, non esiste il rispetto della semplice DIGNITA’ umana e professionale, ribadisco “dignità” e non “decoro”.

Egregio Presidente, da quanto letto fin qui Le sarà certamente chiaro che non mi sento né rappresentato, né ancor meno tutelato dal mio Ordine e per questo La invito formalmente e La esorto a promuovere ed a porre in atto (ove opportuno unitamente ai presidenti ed ai consiglieri degli Ordini professionali “parenti” al nostro), tutte quelle azioni serie ed incisive assolutamente necessarie a ristabilire il corretto ruolo e, soprattutto, la dignità dell’architetto nell’ambito sociale di una Roma solo ufficialmente capitale e di una Italia sempre più miseramente discutibile.

Ormai sono svariati mesi che il telefono di studio non squilla,… qualsiasi tipo di committenza è sparita,… dissolta dalla crisi economica e dal clima di dubbiosa e generale sfiducia.

E allora, egregio Presidente ed egregi Consiglieri, Vi rivolgo un’ultima domanda: quando, fra qualche mese, io come molti miei colleghi avremo esaurito i nostri risparmi, avventurosamente mantenuti in questi ultimi anni, quali azioni avete predisposto per mantenere in vita la mia e la nostra professione? Sono stati ipotizzati unitamente ad INARCASSA programmi di sostegno momentaneo, oppure improvviserete una colletta per un cappuccino e cornetto al bar dell’Acquario Romano?

Auspicando che questa lettera venga resa pubblica attraverso i canali abitualmente utilizzati dall’Ordine e, quindi, scuotere i miei colleghi da un fin troppo lungo ed inaccettabile torpore, resto in attesa di una puntuale risposta privata e pubblica ed invio distinti saluti.

Arch. Fabrizio Faggioni