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Carteinregola – Dal Piano Casa Polverini al Piano Casa Zingaretti

httpv://www.youtube.com/watch?v=IRaiuhSJA6k

15 gennaio 2014 dalle 17 alle 19.30

Casa dell’Architettura Piazza Manfredo Fanti 47 Roma

a cura di Carteinregola e Ordine degli Architetti di Roma e Provincia

Nelle prossime settimane dovrebbero arrivare in   Consiglio Regionale due proposte di legge che modificano  il “Piano Casa” Polverini /Ciocchetti, tuttora vigente nel Lazio.  In particolare sarà votata la Proposta 76, che  si limita a  cancellare  alcuni articoli  impugnati davanti alla Corte Costituzionale  dal Ministero dei Beni Culturali, e la Proposta 75, che rappresenta invece la versione “Zingaretti” del Piano casa. Versione che ha già suscitato molte obiezioni da parte di  quelli  che si aspettavano un forte cambio di rotta rispetto alla  linea seguita dalla precedente amministrazione e un ritorno alla normativa, decisamente più restrittiva, del centrosinistra di Marrazzo.

Le  critiche riguardano la mancata modifica o cancellazione  di molti articoli  – a partire dal  “famigerato” 3 ter –  che permettono di moltiplicare  le  cubature di edifici  ancora da costruire, di derogare alle pianificazioni urbanistiche, di cambiare  destinazione  d’uso da non  residenziale a non residenziale (ad esempio trasformando uffici in centri commerciali).. Una scelta che di fatto  si pone in continuità con il precedente “Piano Polverini” e  il ridimensionamento delle regole a tutela del paesaggio urbano e della vivibilità dei quartieri da parte dei cittadini, che lo ha reso un caso unico in Italia.  Anche se lo scenario nazionale sembra ormai muoversi nella stessa direzione: a parte alcune  Regioni  virtuose (ad esempio la Toscana e il Piemonte)  che hanno mantenuto le  limitazioni di una legge pensata per favorire i piccoli proprietari,  altre Regioni (in testa  la Sardegna e –  recentemente –  il Veneto)  stanno estendendone  l’applicazione in funzione della grande imprenditoria immobiliare:  lo stesso Parlamento ha inserito pochi mesi fa,  nel “Decreto del fare”, alcune norme che aumentano la “deregulation” urbanistica,  con il rischio di incentivare ulteriormente la  cementificazione indiscriminata del nostro territorio.

Nel seminario saranno anche rappresentate le ragioni di chi si confronta ogni giorno con le problematiche procedurali e vede nel Piano Casa uno strumento utile per favorire l’occupazione del settore.

L’incontro si aprirà con il saluto del CTS della Casa dell’Architettura e di Roberto Crea, asegretario di Cittadinanzattiva Lazio Onlus e una presentazione della storia del Piano Casa del Lazio a cura di Carteinregola

Intervengono:

Giovanni Caudo Assessore alla Trasformazione Urbana Roma Capitale

Anna Marson* Assessore all’ Urbanistica, Pianificazione del Territorio e del Paesaggio della Regione Toscana

Luca De Lucia Professore  Ordinario di Diritto Amministrativo dell’Università di Salerno

Giancarlo Storto – ex Direttore della Direzione Generale Politiche Abitative del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti

Emanuele Montini – ex Vice Presidente della Commissione Urbanistica del Comune di Roma, Responsabile dell’Ufficio legale di Italia Nostra – Roma, autore del libro “Guida al Piano Casa della Regione Lazio”

Maurizio Veloccia, Presidente XI municipio Roma Capitale

Alfonso Giancotti CTS Casa dell’Architettura

Giorgio Tamburini Ordine degli Architetti

Domenico Cecchini INU Lazio

Luca Zevi INARCH

Mauro Veronesi Legambiente

Coordina il seminario Anna Maria Bianchi di Carteinregola

Partecipano: Italia Nostra, WWF, FAI, Forum Salviamo il paesaggio, Consiglio Metropolitano

Sono invitati: Parlamentari, Consiglieri regionali, Consiglieri Comunali, Presidenti e consiglieri dei Municipi; Sindaci e Assessori all’urbanistica del Lazio; Associazioni di categoria; comitati,  cittadini e giornalisti

Maggiori informazioni sul sito di Carteinregola

La parola agli iscritti: Assemblea straordinaria dell’Ordine degli Architetti di Roma

Pubblichiamo l’intervento della collega Eleonora Carrano all’assemblea straordinaria dell’Ordine del 24 luglio 2013,  con il quale, rispondendo ai punti all’ordine del giorno, ha  sintetizzato il decennio del mandato del Consiglio. Nelle critiche puntuali abbiamo trovato un riscontro oggettivo all’operato dell’Ordine che è stato per molti versi fallimentare, a cominciare dal suo rapporto con gli iscritti.

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FORMAZIONE E ORDINI

Attualmente l’Ordine degli Architetti di Roma è dotato di tre  organismi che si occupano dei corsi per la formazione degli architetti : il Cesarch, che è una  istituzione privata, l’Acquario Romano s.r.l. società partecipata dell’Ordine, e la discussa  Fondazione privata, istituita lo scorso anno, stanziando, tra le molte proteste degli iscritti, 50.000 euro. Comparando i costi dei corsi dell’Ordine di Roma con quelli dell’Ordine degli Ingegneri di Roma, (che fattura direttamente i corsi), questi ultimi  costano mediamente meno, (in alcuni casi fino a 100 euro), alcuni sono completamente gratuiti per gli ingegneri, le docenze  sono di  prestigio e la quota annuale degli ingegneri è di 125 euro contro i 190 euro degli architetti; per l’Ordine degli avvocati invece,tutti i corsi di formazione sono gratuiti.(..) Qualcosa evidentemente non funziona, nel pachiderma Ordine di Roma  che gestisce  5 milioni di euro degli iscritti. Altra anomalia: il Consiglio ha dichiarato che la Fondazione nasce con la finalità di istituire corsi di formazione per gli architetti, ma gli stessi sono fatturati alla s.r.l. Acquario Romano, una gravissima mancanza di trasparenza per la quale chiediamo chiarimenti al Consiglio. La lettura dello statuto della Fondazione poi, ci restitutisce iniziative bizzarre e incompatibili con l’istituzione ordinistica, si va dalla compravendita di immobili  alla replica delle attuali attività  dell’Ordine e della Casa dell’Architettura: mostre, attività culturali, rivista e ovviamente corsi di formazione. Del resto, la replica onerosa è diventata la specialità di questo Consiglio: mostre e convegni sono organizzati dalla Casa dell’Architettura, dall’Acquario romano e dall’Ordine, spesso sono di discutibile interesse, valore e utilità. Se la Casa dell’Architettura è preposta alle iniziative culturali, perchè l’Ordine vuole fare altrettanto? Perchè non si attiene al DPR 137/2012 impiegando le proprie risorse per la gratuità della formazione obbligatoria ? Non si può fare a meno di osservare che questo Consiglio, appena si è profilata all’orizzonte l’opportunità di fare dei corsi di formazione a pagamento, con largo anticipo sui tempi, si è buttato anima e corpo nell’organizzazione degli stessi, senza neppure prendere in considerazione un’alternativa non onerosa per gli iscritti, come pure altri ordini professionali stanno valutando. Per questi motivi, chiedo lo scioglimento della Fondazione, perchè non legittimata dal CNA, né dal Ministero di Giustizia e perchè sfugge al diretto controllo degli iscritti.

RIFORMA INARCASSA

Purtroppo c’è poco da dire , l’Ordine degli Architetti più popoloso d’Italia e d’Europa ha un Consiglio che si è preoccupato, in vista delle imminenti elezioni dell’Ordine, di ricompattare fila e consensi della propria fazione, piuttosto che  promuovere un’assemblea straordinaria  con i propri iscritti e magari redigere una nota critica da presentare a Inarcassa. Del resto, la gestione delle molte attività “extra-Disposizioni” dell’Ordine, quali le società srl, la fondazione, i corsi a pagamento, la casa editrice, le mostre, i convegni, richiedono tempo e dedizione assoluta. Contrariamente a quanto hanno fatto  l’ordine degli architetti di Torino, di Messina, di Firenze, di Arezzo solo per citarne alcuni e dei tanti ordini provinciali degli ingegneri che hanno promosso raccolte firme, incontri con gli iscritti, petizioni e molto altro.

RIVISTA AR

E’ dal 2009 che la sottoscritta con altri colleghi, chiediamo al Consiglio di adottare delle regole trasparenti e di buon senso, come ad esempio un bando biennale, tra tutti gli iscritti, per la  direzione della casa editrice e della rivista sulla base di una proposta editoriale , come fanno gli Ordini degli architetti spagnoli, come si fa in ogni società democratica degna di questo nome. Proposta di buonsenso rimasta ovviamente inascoltata, perchè, come tutti sanno, questo Consiglio ha deciso che da 12 anni, al comando della Prospettive edizioni ci debba essere l’architetto Claudio Presta, sulle cui competenze e meriti abbiamo chiesto più volte delucidazioni senza mai ricevere risposte – né dall’interessato che pure, chiamato in causa, non ha mai ritenuto di dover dar conto a chi gli permette di svolgere il proprio ruolo retribuito – né dal Consiglio; divenendo uno dei molti dogmi di questa gestione dell’Ordine .Tornando alla rivista AR, Lucio Carbonara che proviene dal mondo dell’università, la dirige da 12 anni, è nell’interesse stesso di qualsiasi iniziativa culturale che vi sia un avvicendamento per poter dar modo a punti di vista diversi di emergere, ritengo, a maggior ragione, che lo stesso Carbonara avrebbe dovuto farsi da parte a suo tempo, senza che nessuno lo sollecitasse in tal senso. L’Ordine è espressione di una categoria professionale, eppure nella rivista, temi urgenti e stringenti quali  l’aumento dei minimi Inarcassa, la crisi economica e professionale, il confronto della professione con quella di altre realtà europee, non vengono neppure sfiorati; ritengo che sia compito del Direttore, intercettare temi di ampio interesse, per dare voce agli architetti, tutti. Quanto costa AR: tre anni fa denunciammo al Consiglio che dall’esame contabile dei bilanci di esercizio della Prospettive srl, i costi  sostenuti per la produzione della  rivista  erano superiori a quelli di mercato. Prospettive Edizioni fino al 2011, ha ricevuto finanziamenti fino a 200.000 euro, di cui 178.498,28 euro per la sola redazione e stampa di  6 (!) numeri, realizzando un costo della singola copia pari al doppio di quella di mercato; dopo la nostra denuncia, ora Prospettive s.r.l. riceve la metà del finanziamento. Inutile dire che tali verifiche non spettano agli iscritti ma ai consiglieri, che hanno, tra i loro oneri , la vigilanza della corretta spesa dell’Ordine nell’interesse degli iscritti. Facemmo anche presente che  la rivista presenta 16/17 pagine di inserzioni pubblicitarie, ancora oggi, nonostante i ripetuti solleciti, nessuno ci risponde a quanto ammonta l’indotto pubblicitario e se questo, da solo, poteva negli anni, coprirne le spese di stampa. Se dopo 11 anni, la casa editrice Prospettive oggi ha una comitato scientifico, l’iniziativa non si deve al Consiglio, ma alla sottoscritta e a un gruppo di colleghi che l’hanno richiesta e invocata per tre anni, e ora dobbiamo persino prendere atto che un membro del comitato (nominato dallo stesso Consiglio) ha pubblicato – incredibile! – quattro (!) suoi libri nella stessa casa editrice per la quale gli si chiede di essere super partes, senza che nessuno ne chieda le dimissioni! Per quanto sopra, chiediamo le dimissioni degli architetti Presta e Carbonara, rispettivamente alla direzione della Prospettive edizioni e della rivista AR perchè, indipendentemente dai loro meriti o capacità, dopo 12 anni, riteniamo esaurito il loro mandato e anche la nostra pazienza .

CONCLUSIONE

Molti colleghi, in ultima analisi, quando vogliono sostenere l’operato dell’Ordine, di solito ripetono due formule preconfezionate come testimonianza tangibile e inoppugnabile del merito: “L’Ordine di Roma è considerato un modello istituzionale d’avanguardia anche per i nostri omologhi italiani ed europei “ (quali? Per favore diteci quali ordini europei prendono a modello il sistema Ordine di Roma ) e “prima eravamo a Via Pilsudski, guardate ora che bella sede rappresentativa che abbiamo, tutti gli altri ordini ce la invidiano”. Sono affermazioni di uno schematismo disarmante e di grande indigenza critica e culturale, che non tengono conto di come l’Ordine in questi anni, altro non ha fatto  che riprodurre il modello della peggiore e asfittica politica italiana, quella che oggi tanto contestiamo, fatta di corporazioni, privilegi e privilegiati: non c’è nulla di innovativo nell’assegnazione per “chiamata” della direzione della casa editrice, della rivista e dell’Acquario Romano alle stesse persone (per dodici anni nei primi due casi, da 5 anni per dell’Acquario) tenendo fuori da una consultazione basata sul merito e sulle proposte, tutti gli altri 18.000 iscritti. Non c’è nulla di innovativo ed edificante, nel vedere i consiglieri in carica, durante il loro mandato, pubblicare i propri libri con la casa editrice dell’Ordine, dimentichi della terzietà, dell’imparzialità e dell’equidistanza imposti dal loro ruolo istituzionale. Non c’è nulla di innovativo nella notizia che i consiglieri dimissionari hanno opportunisticamente conservato le loro cariche all’interno della Fondazione e a capo della Casa dell’Architettura, adducendo a risibili distinguo burocratici e ad artifici retorici: quelle cariche le hanno avute perchè eletti dagli iscritti, dimettendosi da consiglieri e rinunciando quindi ad agire nell’interesse degli stessi iscritti, hanno il preciso dovere di rinunciare a tutto. Non c’è nulla di innovativo nel rifiuto arrogante, da parte della maggioranza del Consiglio, alla richiesta (marzo 2012) di un assemblea straordinaria, sottoscritta da 550 colleghi per discutere della neo-Fondazione privata e dei corsi di formazione. Non c’è nulla di nuovo nel furbo espediente di far votare  la Fondazione accorpandola alla voce dell’approvazione del bilancio: è così che l’Ordine ha di fatto costituito la Fondazione, in una assemblea in cui neppure veniva richiesto, a coloro che accedevano per  votare, di provare la loro appartenza all’Ordine. Non c’è nulla di nuovo infine, nell’esercizio di un potere che fa uso dell’opacità per mantenere privilegi e privilegiati . Ora basta, rispettate  gli iscritti, vogliamo una rendicontazione puntuale della reale attività svolta dalla Fondazione e il suo scioglimento immediato, vogliamo le dimissioni di chi, in carica da oltre dieci anni su chiamata diretta, gestisce i nostri soldi attraverso le società partecipate, presentando un generico bilancio senza rendere pubblici, in regime di trasparenza, i propri compensi e le singole fatturazioni. Esigiamo senso di responsabilità e serietà , vogliamo, senza infingimenti , le dimissioni da ogni carica, di chi ha rinunciato a far parte  del Consiglio,vogliamo conoscere infine, i nomi dei Consiglieri che rifiutarono a 550 colleghi il diritto di esprimere liberamente le loro posizioni, vogliamo sapere se saranno gli stessi che domani, in vista delle imminenti elezioni, in linea con la peggiore tradizione della politica italiana,ci tireranno per la giacchetta chiedendoci di votarli.

. Eleonora Carrano

L’Ordine che vorrei secondo Tellarini

16 Novembre 2012

Può sembrare paradossale, ma l’Ordine che vorrei … esiste già.

Mi correggo, non esiste realmente ma potrebbe esistere se solo le energie e le capacità delle migliaia di architetti che vi sono iscritti, confluissero in una sola direzione, filtrata e autogestita dagli iscritti stessi e “controllata” dall’Ordine articolato e organizzato per Commissioni, Comitati e Gruppi di lavoro.

Tutto questo sarebbe già possibile, anche se non regolamentato e imposto per legge. Me veniamo alle proposte dettagliate.

Occorre premettere che contrariamente a quanto si legge sulla stampa e a quanto divulgato erroneamente da taluni, dal 2005 in poi le cariche elettive di consiglieri e presidenti degli Ordini, hanno durata limitata nel tempo. Ogni mandato dura 4 anni e un consigliere può essere eletto solo per 3 mandati (max. 12 anni), e può essere nominato presidente solo 2 mandati (max. 8 anni). Quindi le “occupazioni” infinite degli anni trascorsi sono sul punto di cessare. Ultimo mandato possibile per gli “intoccabili” è il prossimo 2013-2017, dopo di ché necessariamente dovrà subentrare una nuova generazione, ed è proprio questo il punto su cui è incentrata la mia proposta: le nuove generazioni e il ricambio generazionale dei Consigli.

Altra premessa indispensabile è che la nuova riforma sulle libere professioni (DPR 137/2012), non è una legge specifica per gli architetti o per le professioni dell’area tecnica, ma riguarda tutte le libere professioni e ha necessariamente comportato misure di lunga gittata con norme che a volte, per noi architetti, sembrano incomprensibili ma che per altre professioni erano pertinenti.

Ultima novità introdotta dalla riforma, è rappresentata dalla creazione dei Consigli di Disciplina. Quindi la gestione dei nuovi Ordini si scompone in due “anime”: il Consiglio dell’Ordine che amministra tutte le attività ordinarie e ordinistiche, e il Consiglio di Disciplina che vigila, controlla e amministra la deontologia. Entrambe le anime convivono e appartengono allo stesso “corpo” costituito dall’Ordine. Tutto questo significa che fino ad oggi occorrevano 9, 11 o 15 consiglieri architetti, da domani invece, per la formazione dei due Consigli ne serviranno almeno il doppio.

La riforma quindi, già comporta e contempla l’apporto di molti più iscritti e tutti hanno durate di carica relativamente brevi. Per questa ragione è indispensabile che gli Ordini siano in grado di garantire e auto gestire un ricambio generazionale continuo, qualitativamente sempre più elevato e formato-informato.

Per attuare un vero rinnovo degli Ordini però, credo siano necessarie anche alcune norme e regolamenti che dovrebbero inevitabilmente riguardare tutta l’area tecnica (geometri, periti, ingegneri, ecc..), e che dovrebbero riguardare sia le definizione delle competenze, sia il livello di formazione professionale (leggi riforma dell’Università).

Tralasciando queste problematiche che comunque hanno e avranno grande rilevanza per il futuro della nostra professione, proverò ora a formulare qualche proposta concreta.

L’Ordine che vorrei …

  • Deve ricoprire una nuova funzione istituzionale, più estesa e ricettiva verso le esigenze della libera professione, con una visione ampia e aperta a tutti gli iscritti. La sede dell’Ordine deve essere un luogo cui tutti gli iscritti possono accedere e usufruire degli spazi e delle attrezzature, compresi i servizi di segreteria, compatibilmente con la gestione ordinaria. All’interno dell’Ordine deve essere possibile costituire gruppi di iscritti che intendono promuovere e divulgare la figura dell’architetto e l’architettura, attraverso l’organizzazione di attività di qualsiasi genere, purché compatibili con l’istituzione ordinistica e con l’immagine della professione.
  • All’interno dell’Ordine deve essere possibile organizzare e gestire gruppi autonomi, favorire incontri tra vari liberi professionisti e consentire esperienze lavorative di gruppo, con laboratori “aperti” a tutti gli iscritti che intendono sperimentare forme di aggregazione e di collaborazione professionale con altri colleghi.
  • La gestione culturale e organizzativa dell’Ordine deve essere demandata ad una serie di Commissioni composte dagli iscritti – che vi hanno libero accesso – e che vigilano, controllano e stimolano l’attività del Consiglio dell’Ordine e verificano l’attività del Consiglio di Disciplina.
  • Le Commissioni devono essere coordinate da un referente del Consiglio (consigliere di riferimento) che deve fungere da collegamento con l’organo centrale, e devono avere mandato anche per curare eventuali rapporti con istituzioni ed enti esterni.
  • L’Ordine deve nominare e organizzare Commissioni di controllo inerenti materie normative, regolamenti edilizi e urbanistica, con mandato a trattare con Comuni, Provincie e Regioni che ne facciano richiesta. Le Commissioni devono anche svolgere attività di ricerca, di analisi e critica sulle materie di competenza.
  • L’Ordine deve essere in grado di fornire consulenze sui parametri di valutazione dei compensi, sui criteri di stima dei costi della progettazione e sulla costituzione delle STP (Società Tra Professionisti), favorendo la formazione e l’aggregazione di studi multidisciplinari.
  • L’Ordine deve f0rmare e organizzare appositi Comitati di consulenza e di ricerca sui “mercati” esteri in grado di fornire informazioni agli iscritti interessati a rivolgersi oltre i confini nazionali, per favorire e sostenere lo svolgimento della libera professione all’estero.
  • Il Consiglio dell’Ordine deve intrattenere rapporti con il CNA e la Conferenza degli Ordini, promuovere le Federazioni regionali degli Ordini e attraverso un’apposita Commissione, deve elaborare e trasmettere proposte di riforma e modifiche alle leggi che complicano con processi burocratici avulsi, lo svolgimento della libera professione e la progettazione.
  • L’Ordine deve tutelare la “professione” nel suo significato più esteso, garantendo il rispetto delle norme vigenti e intraprendendo tutte le azioni possibili per la tutela e la dignità professionale, compresa una stretta sorveglianza verso le violazioni di competenza.
  • L’Ordine – purtroppo – deve gestire con cura e con efficienza, la formazione continua degli iscritti, intraprendendo tutte le iniziative volte a facilitare l’accesso ai corsi, ridurre o ad azzerare i costi per la formazione.

La domanda che nasce da questa sorta di decalogo sull’Ordine che vorrei .., dovrebbe essere la seguente: ma quante persone servono per assolvere a tutti questi compiti?

È una domanda che ci riporta immediatamente all’argomento iniziale: la riforma prevede l’apporto di molti più iscritti rispetto ad oggi, e quindi l’ordinamento dovrebbe adeguarsi, adattarsi e cogliere l’occasione. Per questa ragione ritengo che l’Ordine debba prevedere e consentire l’accesso a tutti gli iscritti, e quanti più iscritti aderiranno alla gestione dell’Ordine, quanto meglio l’Ordine stesso assolverà alle sue funzioni. Con una differenza sostanziale rispetto allo stato attuale: se l’Ordine non dovesse funzionare, la colpa non potrà più essere imputata al Consiglio o al Presidente di turno, ma ricadrà sugli iscritti, tutti. Noi tutti, tutti gli iscritti sono l’Ordine ed è compito e obbligo morale di tutti gli iscritti, occuparci dell’Ordine.

Questa si, sarebbe una vera grande riforma auto determinata, e qui torno alla prima affermazione introduttiva: può sembrare paradossale, ma questo genere di Ordine sarebbe già possibile, se solo i Consigli degli Ordini lo volessero, se solo gli iscritti lo chiedessero, ove fossero ascoltati e accolti. L’attuale legislazione non impedirebbe alcuna delle attività e funzioni sopra elencate e dunque, cari colleghi, non dimenticatevi mai che l’Ordine siamo noi tutti insieme.

Ultima nota: se questo fosse un modello proponibile, perseguibile e attuabile da tutti gli Ordini, anche senza riforme e stravolgimenti, oggi sarebbe possibile dimostrare che gli architetti italiani sanno rinnovarsi, sanno auto rigenerarsi e sanno “leggere” e risolvere gli attuali problemi, anche tra mille incognite e difficoltà economiche.

Nota dell’amministrazione – qui trovate i precedenti contributi di

Marco Alcaro

Gianluca Adami

Mercoledì 8 febbraio 2012: si parte con 150K ARCHITETTI

Si parte con 150K ARCHITETTI !!!!!

Invitiamo tutti a partecipare, intervenendo all’Assemblea o inviando il proprio contributo via mail a info@amatelarchitettura.com

C O M U N I C A T O    S T A M P A


Il Movimento “Amate l’Architettura” promuove l’Assemblea aperta

150K ARCHITETTI

Mercoledì 8 febbraio 2012  alle ore 17.00

Sala Convegni della Città dell’Altra Economia

Largo Dino Frisullo, Campo Boario (ex Mattatoio) – Roma

Per il recupero della dignità della professione dell’architetto, per l’accesso e la tutela dei giovani nel mondo della professione, per incarichi pubblici all’insegna della trasparenza, per una Legge sull’Architettura, per una Cassa previdenziale equa.

Il Movimento invita alla  mobilitazione: Professionisti, Associazioni, Enti e Istituzioni, per invertire una tendenza in atto che vede il declino dell’architetto e di tanti altri liberi professionisti che, nel processo di trasformazione del territorio, sono indispensabili per una maggiore qualità dell’architettura nel nostro paese.

L’Assemblea sarà il punto di partenza per altre iniziative che dovranno rispondere con forza alla totale assenza della politica che ha portato alla deriva e ha emarginato la figura dell’architetto, relegandolo al ruolo di mero strumento operativo dei propri interessi e della speculazione.

L’Assemblea punterà ad obiettivi definiti, chiari, e raggiungibili quali:

  • presentare proposte concrete e di riforma su: Liberalizzazioni, Ordini professionali, Legge per l’Architettura, Codice dei contratti, Formazione universitaria, Competenze professionali, Procedure dei concorsi;
  • creare una rete di Professionisti e Associazioni che, nel manifestare il proprio   disagio, possa disporre di un ampio e determinato potere contrattuale in grado di incidere sulle scelte dei nostri  organi di rappresentanza e del mondo politico.

Questo incontro vuole essere un deciso tentativo di riportare all’ordine del giorno il dibattito sulla crisi della nostra Professione e sull’Architettura, per affrontare, in questo momento storico, il cambiamento in atto nel mondo del lavoro e per rispondere alla domanda di rinnovamento che investe l’intera società Italiana.

Parteciperanno i rappresentanti di: Ordini professionali, Consigli Nazionali, Università, Sindacati, Associazioni di categoria e singoli Professionisti.

scarica il comunicato stampa

MANIFESTO 150K ARCHITETTI

Per porre l’attenzione sull’insostenibile condizione professionale degli architetti in Italia, e promuovere una mobilitazione allargata a tutti i professionisti convinti del bisogno di una maggiore qualità architettonica nel processo di trasformazione del territorio

il Movimento “Amate l’Architettura” ha formulato

10 Domande per “CAMBIARE”

1) PERCHE’ solo in Italia è diventato impossibile esercitare dignitosamente la professione dell’architetto e dell’Ingegnere nel rispetto di quanto stabilito dagli artt. 4 e 36 della nostra Costituzione? (Art. 4 – La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Art. 36 -. Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.).

2) PERCHE’ solo in Italia si è raggiunto il numero incredibile di circa 150.000 architetti, pari a quasi un terzo di tutti gli architetti europei?

3) PERCHE’ solo in Italia ci sono figure professionali che, nonostante l’esistenza di leggi e sentenze che definiscono le loro competenze, continuano a svolgere impunemente attività riservate solo all’architetto e all’ingegnere?

4) PERCHE’ si permette ai Professori universitari a tempo pieno e addirittura ad interi Dipartimenti delle Università italiane di esercitare anche la libera professione, contravvenendo alle leggi vigenti?

5) PERCHE’ si è voluta creare ed immettere su un mercato del lavoro già saturo e caotico, la figura del Laureato Junior senza definirne precise competenze e professionalità?

6) PERCHE’ si accetta che neolaureati e giovani professionisti “a Partita IVA” lavorino negli studi professionali in condizione di dipendenza senza alcuna tutela?

7) PERCHE’ la nostra cassa previdenziale (Inarcassa) non trova un modo per sostenere quei tanti professionisti che, senza reddito per mancanza di lavoro, sono comunque obbligati a versare un pesante contributo pensionistico?

8) PERCHE’ solo in Italia il pagamento delle parcelle professionali non viene tutelato legandolo direttamente ai tempi reali del processo progettuale e della realizzazione delle opere?

9) PERCHE’ solo in Italia gli incarichi, soprattutto per le opere pubbliche, sono assegnati al massimo ribasso, ledendo la dignità professionale e contribuendo a ridurre la qualità del Progetto, dell’ Architettura e dei Servizi affidati?

10) PERCHE’ gli Ordini professionali, il CNA, il CNI e i Sindacati, oltre alle inutili esternazioni di facciata a mezzo stampa, nulla di concreto hanno mai conseguito in termini di tutela della dignità, della professionalità e del diritto al lavoro dei loro iscritti e quindi oggi qual è il loro ruolo e la loro funzione?

scarica il manifesto

S C H E D A   I N F O R M A T I V A

150K ARCHITETTI

Il Movimento invita alla mobilitazione Professionisti, Associazioni, Enti e Istituzioni, per invertire una tendenza in atto che vede il declino dell’architetto e di tanti altri liberi professionisti che, nel processo di trasformazione del territorio, sono indispensabili per una maggiore qualità dell’architettura nel nostro paese.

OBIETTIVI

– Presentare proposte concrete e di riforma su Liberalizzazioni, Ordini professionali, Legge per l’Architettura, Codice dei contratti, Formazione universitaria, Competenze professionali, Procedure dei concorsi;

– Creare una rete di Professionisti ed Associazioni che nel manifestare il proprio disagio possa disporre di un ampio e determinato potere contrattuale per incidere sulle scelte dei nostri organi di rappresentanza e del mondo politico;

DESCRIZIONE DELL’INIZIATIVA

L’iniziativa si incentra su tre distinte azioni organizzate in due fasi:

FASE RICOGNITIVA

1) Creazione di una piattaforma telematica nella quale si possano raccogliere idee, suggerimenti, domande, denunce sull’attuale situazione dell’architettura e degli architetti in Italia.

2) Organizzazione di una Assemblea aperta a tutti coloro che hanno a cuore il problema, per Mercoledì 8 febbraio 2012

FASE PROPOSITIVA

3) Dare vita, di seguito all’Assemblea, a gruppi di lavoro con riflessioni e proposte sui temi emersi nella fase ricognitiva.

La piattaforma telematica utilizzerà la tecnologia ThinkTag e sarà aperta a tutti. Per accedere sarà necessario creare un account. La piattaforma è concepita come un luogo di incontro e di discussione tra tutti coloro che vogliono sostenere la rete 150K architetti.

Su di essa saranno ospitati:

– tutti gli interventi di coloro che vorranno parlare all’Assemblea;

– tutte le domande e le questioni poste dai partecipanti all’iniziativa;

– i gruppi di lavoro che, per questioni organizzative, saranno divisi (per ora) tra le seguenti 5 aree tematiche:

A). Riforma degli Ordini professionali:

Ragionare, nell’ambito delle liberalizzazioni annunciate, su proposte relative al mantenimento o all’abolizione dell’Ordine degli architetti, focalizzando le attuali inefficienze.

B). Incarichi professionali nelle opere pubbliche:

Analisi del sistema concorsuale, del sistema degli appalti dei servizi e delle opere pubbliche, che oggi non privilegiano la qualità dell’architettura;

Proposta di legge sull’architettura partendo da quella presentata dal Sole 24Ore – Progetti e Concorsi.

C). Sistema di formazione degli architetti:

Analisi per l’adeguamento del sapere e per la formazione dei giovani alle richieste del mercato e della professione e definizione delle competenze tra i tecnici italiani.

D. Tutela dei neolaureati e dei giovani architetti:

Dall’ingresso al lavoro al praticantato per soffermarsi, soprattutto, sulla mancanza di tutele per i giovani dipendenti.

E. Nuove modalità nella gestione del territorio:

Tema apparentemente slegato rispetto a quello della professione, ma nella realtà la pianificazione urbanistica e l’architettura sono oggi categorie marginali, se non assenti, nelle dinamiche di trasformazione del territorio, con le conseguenze che tutti possiamo vedere, e di cui purtroppo pochi si rendono conto;

Potranno, naturalmente, essere aggiunte nuove aree tematiche di discussione, non comprese nelle 5 tematiche espresse.

RETE 150K ARCHITETTI

FINALITA’ DELL’INIZIATIVA E MODALITA’ OPERATIVE

L’Assemblea aperta, prevista nella Sala Convegni della Città dell’Altra Economia a Testaccio a Roma, Campo Boario, mercoledì 8 febbraio 2012 alle ore 17.00, avrà una durata di circa 3 ore e verrà organizzata con un criterio “orizzontale”.

Qualsiasi persona potrà iscriversi a parlare avendo a disposizione il medesimo tempo di intervento, che sarà calibrato in funzione del numero delle prenotazioni. In tutti i casi dovranno essere necessariamente interventi concisi e compresi nell’ambito dei 5/10 minuti. Gli interventi potranno essere su qualsiasi argomento e saranno inseriti nell’ambito dell’area tematica più attinente.

Sarà richiesto di inviare gli interventi ai moderatori del sito web in modo che possano essere inseriti in una sezione consultabile da tutti. Non sarà operata alcun tipo di censura sugli interventi e saranno molto graditi anche interventi di orientamento differente che possano dar modo di sviluppare un dibattito sull’argomento.

Qualora, per ragioni logistiche, qualcuno dovesse essere impossibilitato a presenziare fisicamente all’Assemblea aperta, potrà inviare un video di durata non superiore al consentito o, nel caso più restrittivo, un documento scritto che sarà letto durante i lavori dell’Assemblea o semplicemente sarà inserito nel sito web. I documenti pervenuti e gli interventi effettuati saranno riuniti in un primo dossier che sarà fornito sia a tutti i mezzi di comunicazione che alle Istituzioni.

L’Assemblea sancirà la nascita di gruppi di lavoro, di carattere volontario, che lavoreranno prioritariamente su pagine predisposte sul web, sulle aree tematiche individuate ed eventualmente su altre sollecitate dagli intervenuti che, in un tempo definito dovranno analizzare i temi individuati e, preferibilmente, produrre proposte condivise.

Al termine dei lavori saranno valutate tutte le opportunità di pubblicazione del materiale e di circolazione nelle sedi già citate.

Per qualsiasi informazione scrivere a: info@amatelarchitettura.com


Quando si dice l’arroganza dei baroni

Antonio Marco Alcaro (09/03/2009 01:14:01):

Forse pochi sanno che secondo la normativa italiana vigente, recentemente ribadita dall’autorità per la vigilanza dei lavori pubblici Delibera n. 179 del 25/06/2002, Purini, in quanto professore a tempo pieno, non potrebbe svolgere la libera professione e di conseguenza espletare incarichi come quello della orrenda torre dell’EUR, ma si sa in Italia le leggi sono un’opinione!!

 

Franco Purini (09/03/2009 10:09:19):

Gentile Marco Alcaro,
le chiarisco che il mio rapporto con l’università è a tempo limitato.

Franco Purini

 

Antonio Marco Alcaro (09/03/2009 13:21:39):

Gentile architetto Purini

mi fa piacere sapere che lei non è un docente a tempo pieno, ma io le informazioni le avevo prese dall’albo degli Architetti di Roma, dove come da scheda allegata lei risulta iscritto nell’elenco speciale ex art.11 del D.P.R. 382/1980, se non corrisponde a verità è bene che faccia aggiornare l’albo, del resto con tutti i soldi che paghiamo di quota l’albo dovrebbe corrispondere alla realtà.

architetto
Francesco PURINI

n° di iscrizione: 2805
sezione: A
settore:
Architettura

Nato nel 1941
a ISOLA DEL LIRI (FR)

Prima iscrizione all’Albo:
12/04/1972
Laurea:
22/07/1971 (RM)

indirizzo:
Via della Farnesina 352/54, 00194 – ROMA (RM)

studio:
Via dell’Oca 45, 00187 – ROMA (RM)

Docente universitario a tempo pieno inserito nell’elenco speciale ex art.11 del D.P.R. 382/1980

 

Franco Purini (11/03/2009 11:39:21):

Signor Marco Alcaro,
leggo su questo blog che lei insiste con la questione del mio tempo pieno. Le ripeto che il mio rapporto con l’Università è a tempo limitato. Non vorrei essere costretto a rivolgermi a chi di dovere per fare in modo che lei non diffonda più informazioni false.

 

Marco Alcaro (12/03/2009 16:41:00):

Gentile architetto Purini,
sono contento che lei abbia risposto, ma c’è un equivoco di fondo in cui lei continua a cadere, non sono io che diffondo informazioni false ma è l’Ordine degli Archietti di Roma e Provincia dove, come da scheda allegata in precedenza, lei risulta docente a tempo pieno. Ho parlato con la direttrice dell’Ordine di Roma, la Dott.ssa Berno, che mi ha confermato che, attualmente, lei per l’Ordine degli Architetti è un docente a tempo pieno, mi ha inoltre comunicato che l’Ordine non può controllare se ci sono modifiche ma, secondo quanto prevede l’art. 11 comma 6 del DPR 382/80: “I nominativi dei professori ordinari che hanno optato per il tempo pieno vengono comunicati, a cura del rettore, all’ordine professionale al cui albo i professori risultino iscritti al fine della loro inclusione in un elenco speciale”. Pertanto la invito a contattare la sua Università affinché possa comunicare al più presto all’ordine il suo passaggio al regime a tempo parziale, fino a quando tutto ciò non sarà fatto lei rimane ufficialmente docente a tempo pieno. La persona che si occupa della tenuta dell’albo dell’ordine, mi ha comunicato che l’Università di Roma è una delle poche Università che non aggiorna mai le posizioni dei docenti, sia che siano a tempo pieno sia che siano a tempo parziale, pertanto sarà mia cura far pervenire una lettera ai Presidi delle nostre ormai 3 facoltà, dove li inviterò a procedere ad un loro dovere previsto dal DPR 382/80, visto che l’ordine non se ne interessa. In relazione a quanto diceva Matteo, condivido e sono consapevole del fatto che per insegnare a progettare bisogna esercitare la professione, credo però che le regole vadano riscritte per permettere a tutti pari condizioni di trattamento, per non usare l’Università per operare una concorrenza sleale nei confronti di altri professionisti che non hanno le spalle coperte da un Istituzione e soprattutto da un cospicuo stipendio fisso garantito a fine mese.

 

Franco Purini (27/03/2009 14:30:53):

Architetto Marco Alcaro,

l’Ordine degli Architetti di Roma dovrebbe aver rettificato l’informazione sul mio rapporto con l’Università. La prego quindi di acquisire questa informazione e conseguentemente di chiarire ai lettori del blog Peja che nei miei confronti lei si è sbagliato. Non richiedo scuse, ma se questo chiarimento non sarà effettuato al più presto mi vedrò costretto, mio malgrado, come le ho già detto a risolvere la questione per altre vie.

 

Marco Alcaro  (28/03/2009 23:09:43):

Architetto Franco Purini,

non capisco perché lei continui ad usare questo tono polemico e minaccioso, dovrebbe ringraziarmi poiché, grazie al mio intervento, è stata finalmente chiarita la sua posizione sull’albo degli Architetti e adesso nessuno potrà più dire che lei non può fare la libera professione; infatti soltanto dopo un mio interessamento presso gli uffici dell’Ordine degli Architetti di Roma e Provincia, lei è stato contattato ed esortato ad inviare un fax per dichiarare la sua nuova posizione di docente a tempo parziale per gli anni 2007 e 2008, (visto che l’Università, contravvenendo alla legge, non comunica le posizioni dei docenti agli Ordini). 

Tutto è bene quel che finisce bene, ma adesso verificheremo che tutte le posizioni dei docenti nell’albo corrispondano a verità, auspicando da parte loro un comportamento più rilassato, (senza invocare altre vie) e meno cattedratico visto che non siamo all’Università ma siamo in fondo colleghi.

A proposito vi invito a vedere il seguente link: 

http://architetturacatania.blogspot.com/2009/03/concorso-di-nicotera-finalmente-i.html

Infine vorrei rispondere a Matteo Agnoletto che mi ha citato sulla PRESS LETTER n.11 di Prestinenza Puglisi dicendo : “uno dei mali che l’affligge oggi molti architetti è l’ansia della visibilità: in tanti perdono il proprio tempo a scrivere, disinformando o producendo testi vuoti di contenuti, per vedere il loro nome pubblicato gratuitamente sulle webzines e le newsletter di vario genere. mi chiedo: ma questi nuovi teorizzatori dalla parola facile sono altrettanto abili nel progettare, disegnare o scrivere di architettura? “.

Innanzitutto io non ho disinformato, al contrario ho dato un contributo decisivo alla verità, se non ci fosse stato il mio intervento, oggi l’albo degli Architetti di Roma riporterebbe un dato superato e non veritiero, in secondo luogo vorrei chiarire che io non ho niente di personale contro Purini, (del resto ho anche pubblicato alcuni suoi disegni sull’agendina del Centro Studi degli Architetti dell’Ordine di Roma, che realizzo ogni anno), e non ho mai attaccato la figura di Purini ne come architetto, ne come professore, ma ho soltanto voluto fare chiarezza su una questione importante, ovvero la libera professione dei docenti universitari,  sancita dal DPR 382/80, perché ritengo che il grado di civiltà di un paese si misura anche dal modo in cui si rispettano le leggi. 

Credo inoltre che uno degli errori principali di noi  architetti, sia quello di continuare ad attaccarci tra di noi senza accorgerci che nel frattempo l’Architettura è quindi noi Architetti siamo stati tagliati fuori dalla società, è per questa ragione che ho recentemente fondato con altri colleghi un Movimento :”amate l’architettura”, con lo scopo di far tornare le persone ad amare l’architettura, figuriamoci quindi se mi interessa attaccare un altro architetto.

 

Franco Purini (28/03/2009 09:00:45):

Marco Alcaro,

mettendo la parola fine a questo episodio penso che lei avrebbe dovuto scusarsi con me e con i lettori del blog per l’informazione sbagliata che ha diffuso e sulla quale ha insistito nonostante le avessi chiarito come stavano le cose. Tutto il resto conta poco. Aggiungerò che non l’ ho in alcun modo minacciata. Mi sono soltanto limitato ad avvertirla che, se avesse continuato, sarei stato costretto a chiarire le cose in modo ancora più efficace. Mi auguro infine che voglia adottare in futuro atteggiamenti più amichevoli, rinunciando a vestire la divisa dell’inquisitore.

Lettera aperta ai presidenti degli Ordini degli Architetti

A tutti i Presidenti
degli Ordini degli Architetti di Italia

e p.c. al Presidente
del Consiglio Nazionale degli Architetti
Raffaele Sirica

Cari Presidenti

negli ultimi tempi, nel nostro paese, lo sport preferito dai mass media nazionali è quello di attaccare indiscriminatamente gli architetti. Ogni opera di Architettura contemporanea, (dalla nuova sede Bocconi di Milano, al ponte di Calatrava sul Canal Grande a Venezia, dalle torri di Piano e Fuksas a Torino, all’Ara Pacis di Meier a Roma, etc…..), viene vista come una calamità che distrugge il nostro territorio, Celentano ha definito in televisione, in prima serata, gli architetti: “la più grande sciagura”.

Ci sono anche libri quali: “Contro l’Architettura” di Franco La Cecla, Bollati Boringhieri editore, (presentato al Tg 1 della domenica davanti a 6 milioni di telespettatori), che teorizzano che l’Architettura abbia esaurito la sua funzione. Gli architetti vengono descritti come: “artisti che si occupano di abbellimento formale, di decoro di cose carine, che svolgono il loro lavoro con incompetenza, superficialità ed esibizionismo”, si arriva alla conclusione che l’Architettura è socialmente inutile e addirittura estremamente dannosa.

Tutto ciò ha portato a creare nell’opinione pubblica un sentimento di avversione per qualsiasi opera di Architettura contemporanea, con la convinzione diffusa che oggi gli architetti non sono più validi come quelli di un tempo. Questo giudizio distorto porta a credere che le nostre città italiane, (Roma su tutte), devono rimanere così come sono, non devono essere “macchiate” dalla contemporaneità, al massimo, se si deve costruire, lo si deve fare in “stile” per non disturbare il contesto, il “nuovo” non si deve vedere.

Ovunque si parli di Architettura, lo si fa senza alcuna cognizione di causa, in assenza di contraddittorio e con un sentimento di avversione nei confronti degli architetti del tutto ingiustificato, in quanto riteniamo necessario e urgente ribattere e spiegare che tutto ciò che viene realizzato in Italia, soltanto per il 10%/15% è opera degli architetti, il resto lo fanno: i costruttori, le società di ingegneria, i geometri, gli ingegneri, (anche quelli appartenenti ai rami: idraulico, geotecnico, dei trasporti, strutturale….), e gli abusivi.

Questo continuo attacco all’Architettura contemporanea ha fatto dimenticare, nella coscienza comune, il ruolo dell’architetto nella società.

In tutto ciò, cosa fanno i nostri Ordini professionali?

Se un giorno, in televisione, qualcuno si azzardasse ad insultare categorie quali: farmacisti, notai, avvocati, magistrati, tassisti, piloti, spazzini, panettieri, bidelli etc., il giorno dopo i relativi organi di rappresentanza si solleverebbero con gran forza per tutelare la propria immagine, i giornali alzerebbero un polverone e probabilmente se ne occuperebbero Porta a Porta o Anno Zero.

I Presidenti degli Ordini degli Architetti sono rassegnati alla scomparsa della nostra professione?

Cosa fa in concreto il nostro Presidente Nazionale in difesa dell’Architettura?

Ha preso coscienza che la professione di architetto non ha più alcun ruolo nella società?

Può essere sufficiente una legge per l’Architettura fatta solo di buone intenzioni, che non modifica di una virgola le attuali normative italiane e che non cambierà in alcun modo la situazione attuale degli architetti e dell’Architettura in Italia?

Chiediamo delle risposte e ci auguriamo che i Presidenti degli Ordini accolgano questo nostro appello e dimostrino di ricoprire la carica per tutelare e promuovere la nostra categoria professionale.

Sappiate che il nostro Movimento si adopera per l’affermazione dell’Architettura contemporanea con ogni mezzo, contro la immutabile concezione arretrata e passatista che connota la nostra società e che ha decretato la mummificazione delle nostre città negando di fatto il naturale svolgersi della continuità storica.

Un primo passo potrebbe essere quello di acquistare una pagina su un quotidiano nazionale e fare un appello in difesa dell’Architettura, appello che potrebbe essere concluso da una frase emblematica di Giò Ponti:

“Amate l’architettura perché siete italiani,
o perché siete in Italia.
L’Italia l’han fatta metà Iddio e metà gli Architetti.
Iddio ha fatto pianure, colli, acque e cieli.
Ma i profili di cupole facciate cuspidi e torri e case, di quei colli e di quei piani, contro quei cieli, le case sulle rive che fanno leggiadre le acque dei laghi e de fiumi e dei golfi in scenari famosi
son cose create dagli Architetti.
A Venezia poi, Dio ha fatto solo acque e cielo, e senza intenzioni, e gli Architetti han fatto tutto”

(G.P., Amate l’Architettura, 1957)

a m a t e l’ a r c h i t e t t u r a
Movimento per l’Architettura Contemporanea

Roma 10 dicembre 2008