Articoli marcati con tag ‘ordine architetti roma’

Facciamo sentire la nostra voce

E’ arrivato il momento di far capire ai cittadini che non siamo una casta, ma che siamo una categoria che dovrebbe avere un ruolo importantissimo nella società.

Non possiamo più assistere inermi ad un attacco senza precedenti che viene fatto ogni giorno alle professioni che vengono messe tutte nello stesso calderone senza capire le differenze che esistono e senza avere alcuna cognizione di causa della realtà e dei problemi che ci sono.

I “tassinari” sono una categoria di lavoratori che, sia numericamente che per importanza sociale e culturale, dovrebbero essere distanti anni luce dalla nostra categoria di architetti che è una professione “intellettuale” fondamentale per la sicurezza dei cittadini e per la qualità degli spazi e degli ambienti in cui viviamo.

Eppure tutti i giornali e i telegiornali aprono in prima pagina e con grande evidenza alla minaccia di sciopero dei tassisti, mentre a noi architetti non ci si fila nessuno e siamo costretti a comprarci una pagina intera del maggior quotidiano nazionale per far sentire la nostra voce come ha fatto l’Ordine degli Architetti PPC di Roma con questo appello (allegato in fondo).

Non si può non condividere e non sottoscrivere il manifesto del Consiglio dell’Ordine degli Architetti di Roma, del resto noi di Amate l’Architettura sono 3 anni che diffondiamo lo stesso messaggio e ci battiamo per gli stessi principi, a partire dal nostro Manifesto sottoscritto da quasi mille colleghi e riteniamo che gli Ordini e il Consiglio Nazionale debbano, in questa fase di incertezza sul futuro e di profonda trasformazione degli Ordini, organizzare delle Assemblee aperte con gli iscritti per costruire insieme il nostro futuro.

Noi di amate l’architettura stiamo cercando di muoverci in concreto e a tal fine abbiamo organizzato 150K ARCHITETTI, un Assemblea aperta a tutti, (scarica il comunicato stampa), che si svolgerà mercoledì 8 febbraio 2012 alle ore 17.00 alla Sala Convegni della Città dell’Altra Economia (largo Dino Frisullo Campo Boario ex-mattatoio Roma) dove chiediamo la partecipazione a tutti per creare una rete di Professionisti e Associazioni che, nel manifestare il proprio disagio, possa disporre di un ampio e determinato potere contrattuale in grado di incidere sulle scelte dei nostri organi di rappresentanza e del mondo politico.

Il nostro problema è farci ascoltare e per fare ciò bisogna essere uniti tutti, associazioni, ordini, colleghi, sindacati… per il bene di tutti i cittadini.

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Le Università fanno lavorare l’Architetto della cricca

11 dicembre 2011

Doveva pensarci Gian Antonio Stella, sul Corriere della Sera, a informarci sull’autore del progetto della nuova sede dell’Università di Tor Vergata.

Infatti martedì 7 dicembre 2011, a pagina 56 del Corriere della Sera, appare un interessante articolo dal titolo: “L’ amico della «cricca» nella nuova Tor Vergata - Due progetti milionari affidati dall’Università all’architetto Angelo Zampolini“, nel testo si fa riferimento a un progetto da 98 milioni di euro affidato proprio all’Architetto Zampolini, già famoso per le note vicende della casa di Scajola e della cricca legata al costruttore Anemone, Balducci e compagni, di cui si è parlato recentemente in un articolo del Fatto Quotidiano.

La cosa che ha fatto sorgere sospetti è stata la mancanza di cartello presso il cantiere, probabilmente l’Università si vergogna di far conoscere il nome del progettista.

Oltre alla nuova sede del Rettorato, lo stesso architetto firma anche il «preliminare» (altri 86 milioni e 500 mila euro) della nuova facoltà di Giurisprudenza, vi ricordo che a maggio del 2011 fa ha patteggiato una condanna a 11 mesi di carcere.

Questo episodio la dice lunga su come si gestiscono gli incarichi pubblici in Italia, l’Università si difende dicendo che l’incarico è stato dato dalla concessionaria, (società del gruppo Caltagirone), ma Tor Vergata è o non è una Università pubblica?

Vi sembra normale che l’Università, che dovrebbe essere di esempio agli altri Enti pubblici, possa dare incarichi da 100 milioni di euro in questa maniera?

Senza fare un concorso internazionale aperto a tutti, senza preoccuparsi della qualità dell’opera, della trasparenza, del rigore, della deontologia……

Possiamo andare avanti in questa maniera in Italia dove oramai, giovani e meno giovani, di grande capacità, qualità professionale e creatività sono completamente e definitivamente tagliati fuori da ogni incarico pubblico?

Per quanto tempo le Università possono continuare a comportarsi in questa maniera vergognosa?

Del resto La Sapienza non è da meno, recentemente abbiamo segnalato un caso in cui il Rettore della Sapienza ha incaricato due Dipartimenti di progettare un’opera da 100 milioni di euro, in contrasto evidente con tutte le norme e le sentenze in merito.

Abbiamo chiesto chiarimenti al Rettore, che fino ad oggi, non ha risposto, ma non ci fermeremo interverremo in tutte le sedi opportune per far valere i nostri diritti.

L’Ordine degli Architetti di Roma, in tutte queste vicende, non ci fa una bellissima figura, Gian Antonio Stella conclude il suo articolo in questa maniera: “come mai, dopo quello che è emerso dalle inchieste, dopo le ammissioni negli interrogatori e perfino dopo il patteggiamento della condanna, l’Ordine degli architetti non è intervenuto nei confronti del suo assai disinvolto iscritto?………………Come mai è intervenuto invece con rapidità supersonica per bacchettare Daniela Fastoso, una giovane architetto colpevole di avere offerto sul sito «Groupon» consulenze di arredamento a una tariffa troppo bassa? «La velocità del Web impone di intervenire con rapidità», ha risposto un paio di settimane fa al Fatto il presidente dell’Ordine romano Amedeo Schiattarella. L’immagine degli architetti è danneggiata di più da un iscritto che «viola» la concorrenza offrendosi per tariffe più basse o da un altro che porta assegni circolari per conto dei faccendieri?

E’ ora di cambiare, in un periodo drammatico per gli architetti italiani, non si può più tollerare questo malcostume imperante, questa società in cui vanno avanti i furbi e i delinquenti incompetenti a scapito delle persone oneste e capaci.

Anche gli Ordini devono fare la propria parte, devono combattere per invertire la rotta, altrimenti daranno ragione a coloro che vogliono farli chiudere.

Lettera di una collega all’Ordine di Roma

Egregio Presidente e cari Colleghi,

ho meditato a lungo se scrivere o no questa lettera, forse sperando inconsciamente che la situazione migliorasse col tempo.

In realtà non solo non è migliorata, ma peggiora sempre più.

La tanto dibattuta crisi della professione dell’architetto, che l’Ordine sta seguendo e a cui partecipa assiduamente con interventi appropriati in sedi istituzionali o mediante canali collaterali, è purtroppo aggravata sì dalla situazione economica che stiamo vivendo, ma soprattutto dal degrado culturale ed etico a cui stiamo assistendo ormai da tempo. E’ chiaro agli occhi di tutti, anche di noi “giovani”, come fare questo mestiere stia diventando sempre più difficile, soprattutto se si vuole farlo in modo corretto e trasparente.

Ho utilizzato volontariamente la parola “mestiere” e non “professione”, perché per arginare questo svilimento inesorabile credo sia necessario recuperare il senso civico e morale che esisteva quando l’architettura era un mestiere e fare l’architetto era una missione sociale e culturale.

Ormai spesso agli occhi delle istituzioni e del committente l’architetto è una figura superflua che fa solo lievitare le spese senza portare il beneficio evidente del lavoro manuale di un tecnico specializzato o di un operaio.

Le nuove  leggi in materia di interventi privati  di manutenzione  ne sono la  conferma         (DL 40/2010 e DL 78/2010).

Questa mancanza di riconoscimento dall’alto, dalle istituzioni, purtroppo, parte dal di dentro, dalla categoria stessa.  Ed è un’anomalia del nostro Paese, perché attraverso esperienze all’estero ho constatato  che altrove esistono il rispetto e il riconoscimento della professionalità, sia da parte del committente che della società stessa, che si traducono in rapporti professionali tra colleghi e tra privati con compensi economici corrisposti spontaneamente ed in maniera adeguata.

Come possiamo pretendere il rispetto di chi non conosce e non comprende a fondo il nostro lavoro, quando in primis sono gli stessi colleghi a non difendere il proprio operato e  quello degli altri, quando si è persa la voglia e la capacità di trasmettere conoscenza ed esperienza ai più giovani ed è rimasta solo l’esigenza di sfruttare l’energia e il bisogno di mettersi in gioco dei più inesperti?

Un neo-laureato, ma anche un architetto giovane con alcuni anni di esperienza già alle spalle, non viene considerato più una risorsa su cui investire, ma solo forza lavoro nuova per dare linfa ad uno studio tecnico in cui, una volta acquisita più sicurezza, insieme a nuove esigenze ed anche un po’ di frustrazione, viene sostituito, spesso con preavviso nullo, da un altro con meno pretese e meno consapevolezza.

Stiamo assistendo all’avanzare di un esercito di dipendenti con Partita Iva, finti liberi professionisti che in realtà sono impiegati, che lavorano dalle 8 alle 10 ore al giorno al computer, come disegnatori Cad, che fatturano i soliti 800-1000 € al mese, che non hanno diritto ad un giorno di malattia o di ferie, che non vedono riconosciuto il loro lavoro intellettuale, ma solo meccanico, che si pagano da soli contributi e tasse.

Ci sono annunci di lavoro, anche sul sito dell’Ordine, in cui si richiede la candidatura di architetti ( a volte è indifferente se siano architetti, ingegneri o geometri !?) per stage gratuiti full time, anche di sei mesi, con pallide prospettive di una  successiva regolarizzazione. In pratica, ci sono strutture che si mantengono su manovalanza gratuita ricambiata periodicamente, che non solo sviliscono il senso del lavoro, ma possono anche offrire sul mercato prestazioni professionali a prezzi stracciati, dato che le spese di collaborazione sono pressoché nulle.

Ed in questo modo il cerchio si chiude, arrivando a coloro che cercano di lavorare come liberi professionisti, magari inizialmente con pochi mezzi, ma con la voglia di dare il meglio in quello che fanno. Spesso questi sono schiacciati tra l’economia che non gira, il che si traduce in ingenti anticipi di spese,  incarichi sia pubblici che privati non pagati o pagati con molto ritardo, e la  concorrenza sleale di colleghi, che lavorano al massimo ribasso e con tempi ridotti all’osso.

Sono certa di interpretare e dare voce al pensiero di tanti architetti, che come me vorrebbero cambiare le cose, ma sanno che da soli non si va da nessuna parte, e spero di attirare l’attenzione di quelli che non avevano ancora messo a fuoco il problema.

Mi auguro di sensibilizzare i giovani, ma anche i meno giovani, coloro che sono affamati di lavoro e di esperienza, affinché non sottostiano a proposte di collaborazione svilenti per la persona e per la professione e non diano l’indispensabile ricambio di forza lavoro per sostituire quelli che si ribellano e dicono no.

Finché ci saranno architetti disposti a tutto pur di lavorare, che non fanno valere i loro diritti e non danno il giusto peso e valore alle loro prestazioni professionali, e non saremo tutti uniti,  sarà impossibile ricostruire e rivalutare il nostro lavoro e faremo così il gioco di quelli a cui la situazione fa comodo e non intendono perciò cambiarla.

Purtroppo la mancanza di lavoro è una condizione gravissima, per la persona e per la sua autostima, e sono ben consapevole della necessità impellente di guadagnare e di trovare una collocazione nel mondo sociale e professionale, ma se tutti incanalassimo le nostre energie nella stessa direzione, anche se con un po’ di sacrificio, credo che potremmo evitare l’emorragia di cervelli che fuggono all’estero ed accelerare i tempi di cambiamento per ricominciare presto e meglio a fare quello per cui abbiamo tanto lottato: l’architetto.

Con osservanza

arch. Cinzia Mauriello

Lettera aperta ai Consiglieri dell’Ordine di Roma

Cari lettori e colleghi, conseguentemente con i principi che ispirano il nostro Movimento, abbiamo cercato di fare chiarezza nella gestione della Casa Editrice dell’Ordine, vi raccomandiamo una attenta lettura del testo che segue, che riguarda principalmente gli iscritti all’Ordine degli Architetti di Roma  e la gestione da parte dell’Ordine della loro quota annuale.

Dall’esame contabile dei bilanci di esercizio della Prospettive srl, società privata dell’Ordine degli Architetti di Roma che dal 2004 si occupa della produzione della rivista AR il cui presidente del Consiglio Amministrativo e direttore della casa editrice Prospettive  edizioni srl è l’arch. Claudio Presta, dallo schema riepilogativo fornitoci dallo stesso Ordine circa i costi  sostenuti dalla  Prospettive srl per la produzione della  rivista AR finanziata dagli iscritti dell’Ordine (che conta alla data del 02/04/2010, un numero di iscritti pari a 16.536 ), abbiamo tratto le seguenti considerazioni:

1) non vi è congruenza tra i costi di mercato e quelli sostenuti dalla Prospettive srl. Infatti, quest’ultima nel 2009 ha ricevuto dall’Ordine 198.970,00 euro, di cui 178.498,28 euro per la redazione e stampa di  6 numeri, con un costo a numero pari a 29.748 euro per 17.000 copie e un costo a copia di euro 1.74, realizzando un costo della singola copia pari al doppio di quella di mercato.

2)  sulla base di tale documentazione abbiamo verificato la sua congruenza con i prezzi di mercato richiedendo vari preventivi   e ne è risultato che per lo stesso numero di copie, con le identiche caratteristiche di AR, il costo di stampa è pari a euro 13.989,47 con un costo copia medio di euro 0.86 circa (comprensivo di  IVA, trasporto e  consegna), contro i 1.74 euro dichiarati dalla Prospettive. Srl.

3)  la rivista presenta per ogni numero, 16/17 pagine di inserzioni pubblicitarie (pari a ¼ del numero di pagine della rivista) ma dalla documentazione, non si evince, se queste potrebbero essere sufficienti da sole, alla stampa della stessa rivista.

Ci chiediamo pertanto:

stando ai costi di mercato, dove vanno i 14.958,53 euro, oltre agli introiti delle inserzioni pubblicitarie per ogni numero prodotto?

perché, se l’Ordine poteva risparmiare 89.751,18 euro nel solo 2009, destinando questi soldi ad altre attività, da 7 anni, permette alla Prospettive srl di produrre la rivista a costi doppi rispetto a quelli di mercato?

perchè in soli 5 anni,  la rivista passa da un finanziamento di 113.000 euro nel 2004 ai  198.970 euro nel 2009 pur avendo l’Ordine un aumento di iscrizioni tali da non giustificare tale incremento economico?

Ancora nel Bilancio di Esercizio al 31/12/2009, la Prospettive Edizioni srl dichiara un ricavo di 334.182 euro oltre a un finanziamento regionale di 10.037 euro con  un utile pari a 406 euro. Come è possibile che  la Prospettive Edizioni srl abbia speso circa 343.813,00 euro per la sola “Produzione” senza che gli iscritti possano verificare in dettaglio come questi soldi siano stati impiegati?

Chiediamo al Presidente dell’Ordine e al Consiglio di portare rapidamente chiarezza sulle questioni sopra esposte perchè, qualora non fossero opposte motivazioni inoppugnabili, si ravviserebbe un grave danno ad ognuno degli iscritti, anche in virtù della tassa di iscrizione di 205,00 euro, la più elevata in Italia (a Napoli 150euro a Milano 170 euro) in relazione al numero degli architetti appartenenti all’Ordine. Infatti, se l’Ordine non finanziasse la rivista AR, cosa possibile attraverso gli introiti pubblicitari,  ogni iscritto risparmierebbe circa 12 euro sulla quota annuale.

Infine vorremmo avere chiarimenti nel merito delle scelte operate negli anni relative alla gestione della casa editrice “Prospettive edizioni srl” da parte dell’Ordine; a titolo di esempio:

perchè la società non ha un consigliere dell’Ordine al suo interno a fronte del fatto che viene finanziata anche con i soldi degli iscritti?

perchè, stanti i dati da noi esposti è rimasto immutato dal 2001 ad oggi il direttore della Prospettive Edizioni srl?

Cari colleghi del Consiglio, caro Presidente, chiediamo risposte immediate.

Con osservanza.

Si è svegliato il Consiglio Nazionale degli Architetti

11 dicembre 2009

In data 07-12-09 il Consiglio Nazionale degli Architetti PPC,  ha inviato  un proprio intervento all’On.Renato Brunetta e al Sen.Roberto Calderoli contenente una proposta di emendamento al testo del Disegno di Legge - collegato alla finanziaria  - su “Disposizioni in materia di semplificazione dei rapporti della Pubblica Amministrazione con cittadini e imprese e delega al Governo per l’emanazione della carta dei doveri delle amministrazioni pubbliche” approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 12 novembre.

Testo dell’emendamento