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Lettera di ivaseipartita ai presidenti nazionali di CNA, CNI e Ordini di Roma

11 settembre 2011

Pubblichiamo volentieri la lettera che i nostri amici di ivaseipartita hanno inviato ai Presidenti Nazionali di Architetti, Ingegneri e ai Presidenti dell’Ordine degli Architetti e degli Ingegneri di Roma.

I rappresentanti di queste Istituzioni non possono continuare a far finta di niente e a non conoscere la grave situazione di irregolarità e di sfruttamento dei giovani professionisti, (probabilmente alcuni di loro hanno nel proprio studio collaboratori a partita iva).

La crisi in cui viviamo è gravissima e colpisce  maggiormente gli architetti perché “erano già in crisi prima della crisi”, non si può obbligare i titolari di uno studio professionale ad assumere i propri collaboratori, ma si deve pretendere una certa deontologia nei confronti di colleghi.

Se no si hanno le possibilità economiche di assumere a tempo indeterminato professionisti architetti o ingegneri si possono scegliere dei collaboratori a partita iva, ma devono essere trattati da “collaboratori” e non da “dipendenti”, quindi compenso proporzionato alla parcella del titolare dello studio, libertà di orari e trattamento da collega e non da sottoposto, il contrario di quello che fanno tutti o quasi.

Speriamo che il Presidente della neo Fondazione di inarcassa, nata per tutelare i liberi professionisti architetti e ingegneri, si voglia occupare di questa penosa situazione.

LETTERA DI IVASEIPARTITA:

Al Presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti,

Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori,

arch. Leopoldo Freyrie

Al Presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri,

ing. Giovanni Rolando

Al Presidente dell’Ordine degli Architetti, Pianificatori,

Paesaggisti e Conservatori di Roma e Provincia,

arch. Amedeo Schiattarella

Al Presidente dell’Ordine degli Ingegneri della

Provincia di Roma,

ing. Francesco Duilio Rossi

Egregi Presidenti,

Siamo un gruppo di giovani architetti e ingegneri che a marzo 2011 ha creato il blog “Iva sei Partita” per denunciare e informare su una nuova figura purtroppo molto diffusa nelle nostre professioni, il “Finto Lavoratore Autonomo”.

Molti di noi si riconoscono in questa definizione perché, pur essendo titolari di Partita Iva, svolgono di fatto un lavoro di tipo subordinato, senza nessuna autonomia, con orari di lavoro prestabiliti (spesso timbrando il cartellino), in sedi stabilite dal datore di lavoro, e fatturando questa prestazione come “consulenza/collaborazione”.

Inoltre non godono di indennità di malattia, disoccupazione, ferie, mensilità aggiuntive, incentivi per l’aggiornamento professionale, trattamento di fine rapporto, non possono accedere a forme di agevolazione, tutto questo pagando in media l’8% in più di tasse di un lavoratore dipendente e percependo uno stipendio mensile inferiore a quello stabilito dalle tabelle del CCNL per i dipendenti degli studi professionali, a parità di responsabilità e competenze, senza nessuna garanzia di continuità lavorativa, senza nessuna possibilità di avviare un percorso di crescita professionale autonoma.

Questa forma di abuso nasce dalla grande convenienza nell’uso della partita iva, rispetto a rapporti di lavoro strutturati secondo la normativa: è il mercato a fare le leggi e imporre il prezzo, in totale elusione dei diritti e della qualità del lavoro, in una visione miope che frena l’innovazione e la crescita della società.

Stiamo parlando di professionisti iscritti all’Ordine di appartenenza, i cui datori di lavoro sono spesso colleghi iscritti anch’essi all’Ordine: ci  chiediamo quale ruolo possano avere in questa realtà termini come qualità, dignità, deontologia, laddove non c’è nessun controllore che arresti questo processo.

Iva sei Partita nasce con l’intento di ristabilire la capacità contrattuale del libero professionista, innanzitutto individuando l’entità del problema. Abbiamo pubblicato un questionario on-line, dal quale emerge che: il 70% dei liberi professionisti intervistati non si considera un lavoratore autonomo e non può gestire autonomamente gli orari di lavoro, il 60% è in regime di monocommittenza e nell’ 86% dei casi il rapporto di lavoro non è regolato da nessuna forma di contrattazione scritta. Il 60% ha più di 30 anni, il che evidenzia che questa realtà non riguarda solo i neolaureati, ma coinvolge un’intera generazione di professionisti.

Iva sei Partita è un luogo di informazione condiviso e promuove azioni e dibattiti per migliorare l’accesso alla professione, la tutela e la consapevolezza del lavoratore,  il rispetto delle regole.

Iva sei Partita vuole porsi come interlocutore di associazioni e istituzioni per portare all’attenzione pubblica un’anomalia che sta diventando normalità, ma di cui si parla poco, e trovare soluzioni condivise.

Iva è infine uno spazio di ricerca che indaga la società e la città contemporanee, per capire quale risposta le nostre professioni possano dare alla contrapposizione tra le istanze di flessibilità della società, che sconfinano nella precarietà, e lo spazio dell’abitare.

Siamo coscienti che l’attuale crisi economica, e gli attacchi che le nostre professioni hanno subito negli ultimi anni, hanno prodotto un abbassamento del costo del lavoro e una perdita di diritti, che sta pagando un’intera generazione di giovani architetti e ingegneri. Questa situazione è diventata ormai insostenibile, e pensiamo che la soluzione debba essere trovata nella condivisione delle problematiche e non nel conflitto.

Noi per primi dobbiamo creare i presupposti per avviare un percorso di costruzione del futuro.

Per questo motivo chiediamo agli Ordini Professionali:

- Di interessarsi alla problematica dei Finti Lavoratori Autonomi, sensibilizzando i propri iscritti e vigilando e agendo nei confronti di forme di sfruttamento del lavoro: l’abuso di contratti di collaborazione a progetto, delle consulenze e degli stage che mascherano rapporti di lavoro subordinato, di fatturazioni in regime di monocommittenza per cifre ben al di sotto dei minimi tariffari. Nell’interesse non solo di quella che è la parte più debole a livello contrattuale all’interno del rapporto lavorativo, ma della dignità dell’intera professione, il cui ruolo sociale è riconosciuto dagli Ordini stessi come di interesse collettivo.

- Di implementare e pubblicizzare il servizio di consulenza legale, perché  garantisca agli iscritti la piena consapevolezza dei propri diritti e la conoscenza delle azioni da intraprendere quando questi vengono violati.

- Di intraprendere un tavolo di discussione con gli iscritti, per affrontare il problema e portare avanti una posizione condivisa da presentare alle Istituzioni.

- Di predisporre un documento che sia di riferimento per avere, anche in Italia come nel resto d’Europa, un sistema di Contrattazione Collettiva Nazionale degli architetti e degli ingegneri.

- Di avviare azioni e dibattiti (seminari, workshop, convegni) per intraprendere un percorso di  ricerca sul ruolo della professione all’interno della società flessibile contemporanea.

Iva sei Partita si rende disponibile a collaborare affinché queste problematiche vengano affrontate concretamente. Per questo chiediamo un incontro con i Vostri rappresentanti per iniziare a tracciare un percorso nuovo, di legalità e qualità.

Iva sei Partita – architetti e ingegneri  in viaggio con Iva

www.ivaseipartita.it

ivaseipartita@gmail.com

Lettera ai Consiglieri dell’Ordine di Roma

Sono passati quasi tre mesi dalla nostra lettera su via Giulia in cui denunciavamo il mancato rispetto delle norme Deontologiche da parte di alcuni Docenti Romani.

La lettera è stata sottoscritta da più di 500 colleghi, ma non vi è stata alcuna risposta né dai diretti interessati, né dal Presidente dell’Ordine di Roma Amedeo Schiattarella.

Riteniamo la cosa molto grave e pertanto abbiamo deciso di scrivere direttamente a tutti e 15 i Consiglieri dell’Ordine affinché si rendano conto che il loro compito, (così come stabilito dal R.D. n. 2537 del 23 Ottobre 1925), è soprattutto quello di vigilare sui comportamenti degli iscritti che non rispettano le norme Deontologiche.

La questione di via Giulia è un episodio, ma il vero problema su cui vogliamo porre l’attenzione è l’incompatibilità dei Docenti a tempo pieno rispetto alla libera professione, su questo tema la maggiorparte degli Ordini e in particolare quello di Roma hanno sempre fatto le “orecchie da mercante” e hanno nascosto la testa sotto la sabbia facendo finta di niente.

Nessun Presidente si vuole mettere contro l’Università, ma è ora di finirla, la legge deve essere uguale per tutti, come nel caso del’architetto Fastoso l’Ordine è prontamente intervenuto (vedi link) aprendo un provvedimento disciplinare, così bisogna intervenire nei riguardi dei Professori universitari.

L’architetto Fastoso e l’architetto Purini hanno gli stessi diritti e doveri.

Riteniamo che i Consiglieri dell’Ordine non possano non rispondere alle nostre sollecitazioni, in caso contrario si prefigurerebbe il reato di omissione di atti d’ufficio come prevede l’articolo 328 c.p., che sanziona il fatto causato da un pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio, che rifiuta indebitamente un atto che per ragioni del suo ufficio deve essere compiuto.

LETTERA AI CONSIGLIERI DELL’ORDINE DEGLI ARCHITETTI DI ROMA

Spett.li  Consiglieri dell’Ordine degli Architetti P.P.C. di Roma e provincia

Oggetto: sollecito chiarimento in merito alla vicenda di via Giulia segnalata con lettera del 06/02/2011

Gentili Consiglieri e colleghi, lunedì 07 febbraio 2011, abbiamo inviato una comunicazione agli Architetti Aymonino, Cordeschi, Portoghesi, Purini e Rebecchini e per conoscenza al Presidente Schiattarella e al Sindaco Alemanno in merito alla vicenda dei progetti presentati dall’Amministrazione su via Giulia.

Gli architetti interessati non hanno voluto rispondere alle nostre richieste, ma non hanno nemmeno smentito ciò che è stato pubblicato su tutti i giornali, ovvero quello di aver svolto l’incarico professionale gratuitamente.

La lettera è stata sottoscritta da più di 500 colleghi, ma il Presidente dell’Ordine non ha ritenuto opportuno risponderci né tantomeno avviare un procedimento in Deontologia a seguito della nostra segnalazione.

Il 14 aprile 2011 il Presidente dell’Ordine ha pubblicato un avviso su architettiroma.it, in cui ribadisce che: “ai sensi dell’art. 57 delle norme Deontologiche “ogni infrazione relativa ad incompatibilità, concorrenza sleale, (…) e comunque in grado di arrecare danno materiale o morale a terzi, comporta la sanzione della sospensione fino a tre mesi”; inoltre si ricorda con fermezza che:

“l’Ordine, attraverso l’attività istruttoria della propria Commissione Deontologica, continua e continuerà ad esercitare con fermezza il proprio ruolo di controllo e sanzione nei confronti di comportamenti deontologicamente scorretti.

Noi riteniamo che il caso di via Giulia si identifichi esattamente con l’infrazione realtiva ad incombatibilità e concorrenza sleale e pertanto riteniamo che l’Ordine debba esercitare con fermezza il proprio ruolo di controllo come afferma lo stesso Presidente.

Pertanto vi invitiamo ad aprire una procedura deontologica per verificare se il comportamento dei professionisti suddetti sia stato deontologicamente corretto.

Vi ricordiamo inoltre che la vostra funzione di Consiglieri dell’Ordine è regolata dal REGIO DECRETO del 23 Ottobre 1925, n. 2537  - Regolamento per le professioni d’ingegnere e di architetto, in cui l’art. 37 comma 3 attribuisce ai compiti del Consiglio dell’Ordine quello di:

”avere cura che siano repressi l’uso abusivo del titolo di ingegnere e di architetto e l’esercizio abusivo della professione, presentando, ove occorra, denuncia all’autorità giudiziaria”.

L’esercizio abusivo della professione si configura per i docenti universitari a tempo pieno che, in quanto tali,  non sono iscritti presso l’albo degli Architetti ma nell’elenco speciale ex art.11 del D.P.R. 382/1980 e pertanto non possono svolgere la libera professione. Tale incompatibilità è stata confermata dal Consiglio di Stato (Sez.II pareri n.1074\1990, n.408\1992, n.1010\1994) e dall’Autorità di vigilanza sui Lavori Pubblici, con delibera 179 del 25.6.2002.

In attesa di un vostro gentile riscontro, vi porgiamo cordiali saluti.

Roma 14/04/2011

Amate l’Architettura

Movimento per l’Architettura Contemporanea

www.amatelarchitettura.com

info@amatelarchitettura.com

Il Presidente

Antonio Marco Alcaro

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Spagna e Italia, Architettura e crisi a confronto

18 aprile 2011

In Spagna, con la crisi economica finanziaria e immobiliare che ha portato al crollo verticale dell’incarico privato, motore principale dell’industria della  costruzione non soppiantato da quello pubblico, molti studi di architettura hanno chiuso i battenti.

E’ senza  lavoro il 46% degli architetti, ( sono 51.158 gli architetti sul territorio della penisola) ha chiuso Il  50% degli studi a Madrid e Barcellona, l’Ordine degli Architetti registra il - 70% dei progetti presentati che devono essere vidimati e approvati, (“visados”)  per legge,  dallo stesso Ordine (CSCAE).

E’ crisi anche per  gli stessi Ordini  degli Architetti  - la cui maggiore entrata economica è data dai  “visados” - circa 430 euro la quota annuale versata dagli iscritti, ma l’Ordine  assolve anche alle funzioni della nostrana Inarcassa e a conti fatti, in relazione ai  servizi offerti,  è  più efficiente e costa sempre meno di quello che paghiamo per i nostri obsoleti e pachidermici Ordini di riferimento.

Jordi Ludevid presidente del Consiglio Superiore dell’Ordine degli architetti di Spagna (CSCAE),  per contrastare la triplice crisi che colpisce gli architetti : economica, professionale e istituzionale, ha varato un piano a difesa dei professionisti e del settore che va dalla modifica  della legge dei Concorsi,  alle facilitazioni economiche per le assunzioni degli architetti , alla formazione per quanti sono disoccupati, oltre a un piano per l’esternalizzazione e l’internazionalizzazione dei servizi di architettura, e ancora, investimenti  per  trasformare e scommettere nuovamente sull’architettura e sugli architetti.

La principale preoccupazione è la distruzione di un tessuto imprenditoriale legato all’architettura che sarà poi difficile ricostruire nel dopo crisi e di una categoria professionale, quella degli architetti, che più di ogni altra  ha avuto il merito, attraverso l’architettura, di presentare al mondo, l’ immagine positiva di una Spagna moderna ed efficiente.  Comprensibile quindi, che quanto si va configurando in Spagna in termini di  precarietà, illegalità, stipendi esigui, scarsezza degli incarichi – condizione peraltro stabilmente cronicizzata in Italia al punto da essere considerata come la “normalità” dai professionisti e prima ancora dagli stessi Ordini professionali (che di fatto non hanno  mai varato un bel niente) - nella penisola Iberica invece, sia oggetto di dibattiti pubblici, di cicli di conferenze, di quasi giornalieri articoli e servizi sui principali quotidiani e la rete televisiva nazionale. In tempo di crisi, gli architetti spagnoli non ci stanno  a ripiegare sulla didattica, sulla scrittura, sulla riflessione teorica,sul progetto pensato immaginato e “puntinato” ma mai costruito, come avveniva per i nostri professionisti nell’Italia della fine degli anni ‘70 che accettarono, troppo passivamente, la fine di un  ciclo di grandi opere  che aveva avuto inizio nel dopoguerra con gli anni della ricostruzione.

Una passività e un inerzia colpevole che ha portato alla progressiva squalificazione  della figura dell’architetto italiano, con grave complicità e responsabilità, oltre che dell’Accademia,  anche degli autoreferenziali Ordini professionali, che obbedendo supinamente al loro ruolo burocratico, hanno partecipato attivamente al suicidio assistito dell’architettura, accompagnandola nel suo declino, dallo stato letargico degli anni passati, sino al vigente “rigor mortis “. Indifferenti persino all’obbligo costituzionale dell’indignazione e della denuncia  contro la quindicennale speculazione edilizia che ha divorato consistenti aree del  territorio nazionale, sino  all’ultimissima tendenza dell’incarico diretto da parte dei comuni   senza passare per il concorso (ultimo baluardo di vitalità e meritocrazia) contro qualsiasi logica del buonsenso e del mercato.

Eppure, mai come adesso in Italia c’è bisogno di architettura e urbanistica per riqualificare ampi  ambiti, soprattutto periferici, della città - più che della grande opera nel centro storico firmata dall’archistar di turno - e mai come in questo momento sono necessari architetti che abbiano la capacità di una visione politica e critica, che sappiano promuovere nuove strategie per lo sviluppo di progetti innovativi con l’appoggio della politica e dell’ Ordine.

E  mentre gli Ordini professionali spagnoli cercano di rimettere in  moto la macchina dei concorsi per rilanciare l’architettura e favorire i giovani, l’Ordine degli Architetti di Roma, (che conta più iscritti in Italia ed è tra i più popolosi d’Europa), non batte ciglio alla notizia dei sette noti architetti per lo più romani - età media 65 anni - (alcuni di essi persino professori a tempo pieno presso l’università “la Sapienza”e “Roma Tre” di Roma), che in barba al principio della competitività leale,  offrono i loro servigi al comune di Roma gratuitamente senza passare per il concorso (vedi link).

Del  resto, il presidente dell’Ordine degli architetti di Roma, Amedeo Schiattarella, ininterrottamente in carica dal 1999 (!)  e i suoi 15 consiglieri, ci hanno abituato alle eccezioni: mentre gli Ordini spagnoli,  nella civile logica democratica dell’alternanza,  bandiscono  ogni due anni un concorso aperto a tutti i professionisti iscritti per  gestire la rivista trimestrale dell’Ordine (redazione, stampa,grafica, sito web e linea editoriale), rispondendo con concretezza  alle esigenze di una  professione che deve tener conto delle dinamiche dei mercati economici, dell’età media dei professionisti, delle difficoltà contingenti e del confronto internazionale; l’Ordine di Roma invece, ha pensato  di affidare dal 2004  ad oggi, la direzione editoriale della sua rivista bimestrale a un noto accademico sessantacinquenne che si occupa di urbanistica, mentre la redazione e la stampa, ad una società di sua proprietà, la “Prospettive edizioni srl” (vedi link).

E mentre gli Ordini spagnoli hanno una propria casa editrice con un direttore e un comitato scientifico che seguono le suddette regole democratiche della gara economica,del concorso e dell’alternanza, l’Ordine di Roma ha affidato, con  incarico diretto,  la linea culturale e editoriale - ininterrottamente  - dal 2001 ad oggi, ad uno e uno solo tra i suoi 16.500 iscritti: l’arch. Claudio Presta che è anche il direttore del Consiglio di Amministrazione della Prospettive srl,  che decide quali libri pubblicare senza neppure l’incomodo di un contraddittorio con un comitato scientifico.

Mentre gli Ordini spagnoli monitorano attentamente gli sviluppi del territorio entrando nel merito della qualità degli interventi sollecitando il dibattito pubblico, non ho memoria, negli ultimi dieci anni - tra i tanti eventi che l’Ordine di Roma ha deciso di organizzare e finanziare - di un solo convegno, o tavola rotonda che sia, che abbia evidenziato o denunciato le  criticità legate alle forsennate speculazioni nell’area romana.

Mentre la Spagna, in tempo di crisi, vara un pacchetto di sostegni economici agli architetti,l’Inarcassa assiste imperturbabile alla chiusura delle partite IVA dei suoi professionisti dopo aver rincarato dal 2% al 4% la tassa sui loro guadagni, e l’Ordine di Roma  (con il più costo più alto di iscrizione in rapporto al numero degli iscritti) non dà alcun segnale riducendone la tassa, né tagliando significativamente le spese.

La conclusione -  amara -  è che persino nella crisi si deve guardare alla Spagna come modello, - (ma la sensazione diffusa è che basti guardare a qualsiasi altra nazione europea) - un paese in grave affanno  che però risponde con vitalità,  con  le regole, le leggi e la trasparenza, alle difficoltà dei suoi professionisti, una lezione, l’ennesima, per un Italia  e i suoi ordini professionali che non danno  più alcun segno di vita.

Si deve cambiare

Sono passati alcuni giorni dall’Assemblea di bilancio preventivo dell’Ordine degli Architetti di Roma e Provincia che ha approvato il bilancio (scaricabile qui per i soli iscritti).

Bilancio che è stato approvato con una trentina di voti a favore 21 astenuti e 2 contrari.

Alcuni dei membri di Amate l’Architettura hanno preso parte all’Assemblea e hanno chiesto pubblicamente ragione al Presidente di alcuni capitoli di bilancio nei quali riscontravano punti poco chiari o incongruenze.

Stiamo parlando di un bilancio da circa € 4.121.000, dei quali una parte sono assorbiti dalle seguenti uscite:

- € 786.000 sono allocati per le spese del personale;

- € 519.000 sono per le spese del funzionamento degli uffici;

- € 578.000 sono la quota (obbligatoria) destinata al CNA.

Dunque abbiamo quasi € 1.900.000 che possiamo considerare come spese fisse e inderogabili, a meno che si vogliano verificare le reali esigenze dell’organico del personale. Noi non lo faremo e le daremo per buone.

Abbiamo perciò € 2.238.000 da allocare in servizi agli iscritti, più della metà del budget, corrispondente a circa € 130 di tassa individuale di iscrizione.

Il Presidente, nella presentazione del bilancio, ha annunciato che quest’anno sarebbero state allocate più risorse alla tutela professionale, meno risorse alle manifestazioni culturali, meno risorse sulla rivista AR (dimezzate!) e si avrebbe avuto un forte risparmio sull’uso della PEC per le raccomandate.

Alla luce di questa premessa vediamo che:

- alla tutela professionale sono stati allocati € 700.000 (+ €30.000 rispetto all’anno scorso). Di questi € 32.000 in più ai progetti speciali delle consulte, € 8.000 in più alle borse di studio, qualche spicciolo al progetto “Professioni giovanili” e ai tirocini formativi.

- Ai servizi informativi sono andati circa € 476.000. In dettaglio possiamo vedere che è stata recepita la nostra richiesta di maggiore chiarezza scorporando la voce AR che l’anno scorso prevedeva allocati circa € 200.000. Quest’anno la sola voce riceve € 127.000 mentre si può vedere come l’intera differenza sia stata spostata sulla voce “Mediarch – WEB radio TV – volumi architett. e libreria” (€ 73.000). La voce “spedizioni rivista e circolari” risulta diminuita dai  € 70.000 dell’anno scorso ai € 50.000. Il rimanente è finito nel Dipartimento videocomunicazione (settore multimediale e nei servizi informatici consulenziali.

- Alle assemblee e manifestazioni culturali vengono decurtati circa € 100.000 ma rimangono € 327.000 in bilancio.

- Infine le voci dei vari progetti Leonardo, ORA Lazio, con l’eccezione di Educate, sono in calo perché in fase conclusiva.

Abbiamo quindi richiesto chiarimenti in merito a dove risultino gli introiti per le pubblicità del sito on line e della rivista. Il Presidente ci ha chiarito che per motivi di “efficienza” fiscale gli introiti pubblicitari vanno alla casa editrice; come tali sono riportati all’interno del bilancio della casa stessa.

Non sono stati forniti i dati relativi agli introiti pubblicitari; in generale non è stato fornito alcun dato sull’andamento economico della Casa editrice.

Che conclusioni possiamo trarre da un bilancio del genere?

1. Che nonostante quanto anticipato dal presidente noi, sommate tutte le voci assimilabili e “contigue”, spendiamo  ancora € 250.000 (circa 9 € ad iscritto) in contributi alla casa editrice (il contributo aumenta se si tiene conto degli introiti pubblicitari che questa percepisce direttamente); il tutto per una rivista editata da una società dell’Ordine (Prospettive srl) sulla quale, allo stato attuale, gli iscritti non hanno alcun modo di verificarne le scelte.

2. Che sul bilancio di AR gravano i costi dei libri editati dalla casa editrice (senza che sia chiaro chi ne stabilisca la linea editoriale) e della libreria interna, che offre agli iscritti ben il 10% di sconto sui libri in vendita.

3. Che per l’affidamento degli incarichi per i vari servizi erogati all’Ordine non vi è il ricorso sistematico ad analisi di mercato o a procedure di selezione tramite gare o bandi aperti.

4. Che in un momento drammatico per gli iscritti, vengono allocati ancora € 327.000 alle manifestazioni culturali, pari al 14% delle risorse disponibili, quando questi soldi potrebbero  - in parte - essere utilizzati meglio (per esempio in corsi di aggiornamento gratuiti, come accade in altri ordini) o potrebbero essere non chiesti, diminuendo la tassa di iscrizione.

Osserviamo che sarebbe buona prassi, per i progetti a valenza pluriennale e per quelli più “pesanti e complessi” come ad esempio i progetti che contribuiscono a comporre la voce “assemblee e manifestazioni culturali” (€ 327.000), prevedere la redazione di un piano economico pluriennale che consenta di monitorare nel tempo l’andamento dei progetti.

Ci lascia inoltre perplessi la presenza di due strutture interne che si occupano di formazione che sono in concorrenza tra loro, pur in presenza da 20 anni di un ente specifico di riferimento dell’Ordine, il Cesarch, chiaramente dedicato alle attività di formazione, creando in tal mondo confusione e pericolosa sovrapposizione nel funzionamento di diversi organi dell’Ordine.

Infine, al di là di tutte le considerazioni sui capitoli di bilancio, abbiamo posto con forza alla Presidenza la questione di fondo legata alle modalità con cui vengono gestite le società controllate dall’Ordine e, in generale, gli appalti di una certa entità:

- Chiediamo che siano appaltati servizi per somme ingenti una tramite ricorso a gare od applati aperti;

- Chiediamo che, come richiesto durante l’assemblea, la casa editrice dell’Ordine sia gestita con una gara a cadenza bi o triennale tra i migliori progetti editoriali offerti (come accade in Spagna), in ogni caso sottoponendola al controllo di una commissione scientifica anche essa selezionata tramite bando.

- Chiediamo che nei CDA delle società controllate dall’Ordine siedano consiglieri dell’Ordine rappresentativi dell’intero consiglio e che la gestione delle società sia resa pubblica.

- Chiediamo una riduzione della tassa di iscrizione fino all’allineamento con gli altri ordini italiani più importanti.

- Chiediamo infine una maggiore chiarezza sulla gestione di tutte le attività collaterali che fanno rifermento all’ordine.

Il Presidente dell’Ordine alle nostre richieste ha risposto con proposte di apertura alle nostre istanze. Per questo motivo abbiamo scelto la linea dell’astensione alla votazione del bilancio.

Se alla votazione ci sono stati 2 contrari e 21 astenuti (quasi la metà dei votanti), è indice di un chiaro segnale di disagio che siamo certi verrà colto immediatamente dal Presidente e dai consiglieri, per mettere in opera quei cambiamenti che richiediamo.

C’è un lasso di tempo sufficiente prima delle votazioni del bilancio consuntivo per mettere all’ordine del giorno le prime riforme. In quella occasione torneremo a confrontarci con loro.

Ci teniamo a precisare infine che il nostro Movimento riconosce al Presidente il merito di avere trasformato, con grande dedizione, negli anni, l’Ordine di Roma da meccanismo burocratico ad un valido strumento di promozione della categoria degli architetti; questo risultato, dovuto anche all’aiuto di molti di noi, dipende certamente dalle notevoli capacità relazionali del Presidente stesso.

La nostra azione mira esclusivamente ad aiutarlo a compiere un ulteriore salto di qualità stabilendo delle regole permanenti di gestione dell’Ordine e delle società da esso controllate che ne consentano lo sviluppo trasparente e virtuoso anche nelle prossime gestioni, quando non potremo più contare sulle sue capacità.

In un momento di grave crisi istituzionale del paese, è proprio dalla società civile che devono partire le spinte del rinnovamento, la richiesta di regole da rispettare.

E’ da questi presupposti che un Ordine può chiedere, a testa alta, alla classe politica un cambiamento positivo.

Vergogna! non più due ma tre mandati peri i Consiglieri dell’Ordine

Il famigerato “Milleproroghe”, soprannominato “mille schifezze” ha pensato anche a noi Architetti.

Vi sono dei poveri Consiglieri o Presidenti degli Ordini provinciali o Nazionali che sono attaccati alla poltrona soltanto da 10 o 15 anni, nel 2005 il DPR 169/ 2005 aveva stabilito un limite a due mandati consecutivi per i Consiglieri abbonandogli però il pregresso, così chi aveva alle spalle 10 anni di mandati ne poteva fare altri due, ovvero altri 8 anni.

Fino a ieri mancavano 2 anni e mezzo allo scadere dei fatidci 2 mandati e molti Consiglieri e Presidenti hanno cominciato ad avere la sindrome del politico italiano, (il potere logora chi non ce l’ha) ma se vado via che cosa faccio?

Hanno quindi pensato bene di farsi inserire nel Milleproroghe, che sarà approvato con la fiducia, un testo che non ha letto nessuno privo di titolo e poco comprensibile:

4-octies. Le disposizioni di cui all’articolo 2, comma 4, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 luglio 2005, n. 169, si applicano per i componenti degli organi in carica alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, con il limite massimo di durata corrispondente a tre mandati consecutivi.”

Gli architetti italiani sono in una condizione gravissima, i giovani che vogliono provare a fare la libera professione hanno redditi medi di poco più di 10.000 euro, riescono ad andare avanti soltanto perché sono aiutati dai genitori e coloro che ci rappresentano, che sono in gran parte responsabili di questa situazione, pensano soltanto a conservarsi la poltrona,

VERGOGNA !!!!

L’Ordine di Roma ha subito tenuto a precisare che non c’entra niente con l’iniziativa, dicevano i latini : “excusatio non petita, accusatio manifesta“.

Lo vedremo tra due anni chi sono i veri responsabili di questo schifo, saranno coloro che si ripresenteranno avendo alle spalle due mandati + quelli precedenti.