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Will Alsop: “Beatles o Rolling Stones ?” – “Pelè o Maradona?”

Venerdì 4 Marzo alla Casa dell’Architettura è stata inaugurata una mostra delle opere (architet­ture, pitture, plastici e video) di Will Alsop con “Lectio Magistralis” dell’eclettico e visionario ar­chitetto britannico introdotta da M. Fuksas (intervento irrilevante e di circostanza) e con presen­tazione del primo libro su Alsop scritto a quattro mani dall’architetto e critico Alessandra Orlan­doni e dall’Accademico dell’Università di Oxford Tom Porter, prematuramente scomparso l’anno scorso.

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Sharp center (Toronto)

Per chi come me appartiene alla stessa generazione di Alsop, questo “splendido sessantottenne” ha rappresentato da sempre l’eccezione che conferma la regola che l’architettura è arte ma non può essere solo arte, sopratutto perché sarebbe riduttivo pensarla tale, per la grande valenza sociale e l’importanza che ha nel determinare la qualità della nostra vita. Per questo motivo Porter nella sua introduzione paragona Alsop ad un artista del Rinascimento, periodo storico in cui le qualità di architetto, pittore e scultore erano spesso possedute dalla stessa persona prima che, dal successivo periodo Barocco, cominciasse la separazione tra arte e architettura.

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Peckham Library (Londra)


Per Porter Alsop incarna una nuova e singolare specie di architetto, la cui inclinazione professionale è chiudere la breccia tra arte ed architettura, condensando scultura, pittura e progettazione di edifici in un singolo gesto”. Tutto ciò trova conferma nelle stesse parole di Alsop: “…more noise non si occupa di edifici ma piuttosto del pensiero che sottende l’architettura e dell’atmosfera da essi generata – l’effetto che gli edifici hanno sull’ambiente, sulla vita delle persone e la percezione che queste hanno dell’ambiente fisico che le circonda. …Non credo nell’architettura pura. Preferisco un’architettura “corrotta”, che non si ferma al progetto ma dialoga con il contesto. Che invita ed incoraggia l’intervento di artisti, o anche solo di chi ci abita. L’architettura non è solo risolvere problemi tecnici. Nei miei edifici vedo persone felici, che li amano e li usano. Se succede, vuol dire che quello che ho fatto è giusto”. Forse basterebbero queste frasi per capire che Alsop era un predestinato, un architetto ed un artista che con le sue opere avrebbe fatto parlare di sé, “…in positivo o in negativo non ha importanza purchè non si cada nell’indifferenza”, come ama ripetere.

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Peckham Library (Londra)

E lo si poteva prevedere già nel 1977 quando a soli 23 anni, ancora studente dell’Architectural Association di Londra, non avendo i requisiti per par­tecipare al concorso internazionale per il “Centre Georges Pompidou”, deve chiedere al suo tutor, Dennis Crompton, di iscriversi in sua vece, utilizzando il suo progetto, che aveva elaborato da solo, con il quale si aggiudica il II° premio dietro i vincitori Piano & Rogers, ma battendo lo Studio Foster & Partners relegati al III° posto. “…un progetto che era pura anti-architettura, per ribadire l’idea che l’architettura moderna era un totale disastro, proponendo che il museo non fosse affatto un edificio, ma un grande spazio verde aperto e modellato come l’ondulato paesaggio parigino, comprensivo di due colline e una valle sotto le quali i servizi del Centro sarebbero stati interrati”.

Coinvolgente e straordinariamente efficace quando descrive la “genesi” di un progetto. “…Tutto comincia sempre da un foglio di carta bianco, non è forse così?…Il niente è il punto di partenza del progettare. L’inizio è sempre la tabula rasa che si infrange nell’istante in cui un’idea è trasfe­rita dalla mente a una qualsiasi forma esterna…una parola, qualche riga di prosa, uno scarabocchio, uno schizzo o un’immagine, un diagramma”.

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Goldsmith College (Londra)

Per Alsop nella progettazione architettonica il diagramma concettuale, quale descrizione del pro­cesso mentale, è fondamentale ed i disegni sono addirittura oggetto di collezionismo e di mostre prestigiose, giocando un ruolo fondamentale nelle presentazioni di architettura, specialmente per la comunicazione dei concetti generatori al pubblico.

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Blackfriars bridge (Londra)

Ad avvalorare questa tesi di Alsop, Tom Porter ricorda che: “…Charles Moore usava, come Picasso, scarabocchiare gli spunti progettuali su un tovagliolo mentre mangiava; che “…in una conferenza ad Oxford, negli anni “80”, chiese a Niemeyer se era vero che avesse schizzato le prime forme degli edifici di Brasilia sul retro di una busta o era una leggenda”, ricevendo come risposta un “No, non è corretto. Ho fatto lo schizzo sul retro di un pacchetto di sigarette”, ed infine che “…Louis Kahn definiva questi segni iniziali, questi gesti che si tende a considerare casuali ed accidentali “il seme progettuale”, perché in re­altà sono le prime manifestazioni di un’idea progettuale in embrione e possono essere addirittura profetiche e rappresentare l’essenza di un’architettura.

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Chips (Mancester)

Altro aspetto fondamentale per Alsop è il coinvolgimento e la partecipazione dei cittadini e della gente comune nelle scelte progettuali.

Anche in questi processi Alsop dimostra di essere un innovatore, per quanto riguarda la comuni­cazione, al passo con i tempi, come testimonia il bellissimo video realizzato per la riqualifica­zione e la rigenerazione urbana di un “pezzo” della città di Bradford.

Alla fine della sua lezione che, tanto per non smentirsi, aveva aperto chiedendo un bicchiere di vino rosso (una lezione condita purtroppo dalla solita carrellata di progetti realizzati e non, con poche spiegazioni ed una “vagonata” di immagini a cui nemmeno lui è riuscito a rinunciare, e che resta l’unico neo forse di un pomeriggio molto “cool”), mi sono avvicinato per farmi firmare il libro e mentre ci ringraziavamo a vicenda i nostri occhi per pochi attimi si sono incrociati.

Occhi che pur non essendo grandi colpiscono e scrutano con uno sguardo di “dolce follia” e accompagnano un corpo che dichiara apertamente, oltre all’età, che Alsop nella sua vita, come si suol dire, non si è fatto mancare nulla. Quindi senza proferire parola e con un solo sguardo in quel momento Alsop ha risposto alle mie domande iniziali che per noi “ragazzi dell’altro secolo” costituivano il nostro “tormentone”. “Beatles o Rolling Stones? – Pelè o Maradona?”. Lui è sicuramente per i Rolling Stones e per Maradona, ma da uomo/artista/architetto eclettico e curioso apprezza ed anche tanto i Beatles e Pelè perché, aldilà dei gusti e delle inclinazioni personali, siamo di fronte a persone non comuni che nel loro “mestiere” hanno scritto la storia della musica rock e del calcio, siamo di fronte a dei veri “fuoriclasse”…come lui.

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Will Alsop

Editing: Lucilla Brignola, Daniela Maruotti, Giulio Pascali

Le immagini sono tratte dai seguenti link (incorporati nel testo)

Will Alsop (Di Malcolm Crowther – Malcolm Crowther, CC BY-SA 3.0)

PECKHAM Library

Blackfriars bridge

Chips

Sharp center

Link ai video tratti da www.architectureplayer.com

http://www.architectureplayer.com/clips/picture-a-city-bradford

http://www.architectureplayer.com/clips/chips-2

Architetti nuovi poveri

2 febbraio 2016

La difficile condizione lavorativa degli Architetti è sempre più sulle pagine dei giornali italiani ed anche noi, sul nostro canale facebook, assistiamo a dei veri e propri fenomeni virali di rete ogni volta che rilanciamo l’argomento.
Come associazione stiamo cercando di muoverci nella realtà innanzi tutto promulgando il dibattito per trovare, però, soluzioni e proposte che possano avere un peso ed un ascolto politico vero.
A questo link vi proponiamo il primo stralcio di una video-intervista a due giovani architetti Paola Ricciardi e Marco Lombardini, rispettivamente consigliere dell’Ordine di Roma e delegato Inarcassa di Roma.

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Le larghe intese all’Ordine di Roma?

Finita la campagna elettorale, esaminati i risultati elettorali, vogliamo fare una riflessione su quanto è stato espresso dagli architetti romani e anche sull’esperienza avuta nella promozione e sostegno della lista Amate il Cambiamento, soprattutto per chi romano non è ed ha bisogno di un aiuto alla comprensione, non facile, di quanto è accaduto.

Cominciamo dai numeri.

Nel 2009 si candidarono 40 colleghi, questo anno le candidature iniziali sono state 108.

Nel 2009 votarono 2324 persone, questo anno 3933, quasi il doppio.

Già questo è un bel segno di democrazia e di nuova attenzione all’Ordine, di cui ci prendiamo la nostra grande fetta di merito.

Purtroppo è ancora una percentuale esigua (meno di un quarto degli iscritti), che si esprime nelle urne.

Analizzando i dati di lista si nota che nel 2009 la lista Diritto all’architettura ottenne una maggioranza bulgara (l’ultimo della vecchia lista, l’attuale presidente Livio Sacchi ottenne 1598 voti contro i 372 della prima dei non eletti, ora invece eletta, Daniela Proietti), mentre nelle elezioni odierne si è assistito ad un testa a testa tra le due liste nate dalla scissione del vecchio Consiglio: Next Arch, che ha “piazzato” 11 candidati e “Diritto all’Architettura che è riuscita a mettere in Consiglio solo 4 candidati.

Dopo le due liste è arrivata la lista da noi promossa, Amate il Cambiamento, la novità di queste elezioni, che ha preso una media di circa 400 voti a candidato, tra cui ha primeggiato Eleonora Carrano con 481 voti.

Dopo Amate il Cambiamento si sono posizionate una serie di sigle: “Architettura in Ordine/Ordine sparso”, O.R.A.; Anonima Architetti e altri.

I numeri esposti si prestano a letture plurime. Se da una parte la frammentazione del voto è un indice di democrazia, dall’altra non può sfuggire il fatto che dei 15 consiglieri eletti (tra le due liste) solo 4 sono le “new entries” in Consiglio (tutti di Next Arch). Gli altri sono colleghi già eletti per 1, 2, anche 3 consiliature (palma d’oro ad Alessandro Ridolfi e Fabrizio Pistolesi che sono alla quarta consiliatura consecutiva).

Alla luce di queste analisi risulta sostanzialmente un sistema bloccato dove, evidentemente, chi è all’interno di una istituzione, anche nel caso di un malcontento diffuso, ha maggiore facilitazione nell’essere rieletto.

Quali le cause?

La prima tra tutte è un sistema arcaico che obbliga gli iscritti, anche quelli della Provincia, ad andare fisicamente alla sede dell’Ordine (con problemi spaventosi di parcheggio!) e fare una fila anche superiore all’ora (come è accaduto negli ultimi giorni) e dovere scrivere a mano nome e cognome (attenti alle omonimie!) dei 15 candidati prescelti. Abbiamo anche assistito all’arrivo di pulmini, organizzati da una lista, che portavano votanti al seggio. Una cosa che farebbe sbellicare gli architetti iscritti ad un paese del terzo mondo!

Noi chiediamo al nuovo Consiglio che fin dal primo giorno si adoperi, presso gli organi competenti, per permettere – finalmente – di utilizzare la P.E.C. come sistema alternativo per le elezioni, e -vorremmo aggiungere – anche le consultazioni degli iscritti, su temi inerenti all’Ordine.

La seconda, figlia della prima, ci deve imporre l’attenzione sul fatto che se esiste un sistema che pone tali difficoltà per andare a votare, premia chi può fare leva sugli amici e su comunità di architetti, vincolate da legami professionali più stretti, come per esempio quelle dei professori universitari e dei dipendenti degli uffici pubblici.
Il libero professionista, si sa, è un cane sciolto.
Lo diciamo per il futuro, non per il passato, chi non promuoverà un sistema elettivo più accessibile e democratico avrà interesse a mantenere rendite di posizione all’interno dell’Ordine.

La terza causa più generica, è la grande disaffezione verso le istituzioni, in particolare quelle degli architetti, che vengono percepite, soprattutto dai giovani, poco o per nulla rappresentative delle proprie istanze.

Con queste elezioni e questa partecipazione massiccia sono stati portati a votare 1.600 iscritti in più rispetto a 4 anni fa; più del 40% dei votanti sono “nuovi” rispetto a 4 anni fa.

Con una grande approssimazione (e sicuramente con un ampio margine di errore) si potrebbe dire che la metà dei nuovi votanti sono stati portati dalle nuove liste alternative a quelle uscenti dal vecchio Consiglio (tra queste la lista Amate il Cambiamento ha fatto la parte del leone) e l’altra metà sono voti non attribuibili con certezza, probabili trasversali o parziali (con indicazioni di voto inferiori alle 15 preferenze).

Una ulteriore riflessione riguarda il fatto che, nonostante il sistema elettivo favorisca l’elezione di consigli appartenenti ad una unica lista (quindi con totale assenza di opposizione al suo interno) il consiglio uscito fuori da questa tornata elettorale è composto da due liste distinte. Sulla carta questo dovrebbe essere un bene: la presenza di una opposizione dovrebbe garantire tutti gli iscritti da eventuali abusi di gestione da parte della maggioranza; si tratta di un normale principio democratico che intende tutelare tutti i componenti di un gruppo eterogeneo da quelli che si definiscono “abusi della maggioranza”. Questo presupporrebbe però che i componenti eletti siano espressione di diverse istanze o di diverse esigenze all’interno degli iscritti. Sarà così? assisteremo ad una opposizione non interessata e mirata a una gestione legata unicamente a tutelare gli interessi di tutti gli iscritti? o forse, una volta conquistata la poltrona di consigliere assisteremo ad un appiattimento generalizzato della gestione in nome di diversi e più particolari interessi? Chi può dirlo? chi può entrare nella mente dei nuovi consiglieri per capire fino in fondo quali siano le loro reali motivazioni?

Certo è che un primo banco di prova sarà la decisione sul futuro della Fondazione: unico reale aspetto della campagna sul quale le due liste sono state divise.

Analizzati i risultati, Amate l’Architettura esprime soddisfazione per quanto è accaduto: più democrazia, maggiore pluralità, la nascita di un nuovo soggetto politico (ma crediamo anche più di uno) all’interno dell’Ordine – Amate il Cambiamento – che contribuirà, nel tempo, a riformare un sistema atrofizzato.

Una riflessione a parte meriterà l’esistenza stessa di un Ordine e soprattutto di un Consiglio Nazionale degli Architetti, così come è stato concepito finora, corporativo, di origine fascista, non efficacemente rappresentativo delle istanze degli iscritti.

Amate l’Architettura, come ha fatto finora, anche all’interno della rete 150K, contribuirà ad alimentare il dibattito sulla rappresentanza degli architetti per tornare, speriamo in un futuro non così lontano, ad avere le condizioni minime necessarie, in Italia, per la crescita del livello professionale e per la promozione della buona Architettura.

Il bilancio di Romolo Augustolo

Lunedì 4 Marzo 2013 è stato approvato il bilancio preventivo per il 2013 dell’Ordine degli Architetti di Roma (OAPPC) con la modica cifra di € 5.039.358,12 !
Amate l’architettura ha fatto inserire nell’ordine del giorno la mozione della Spending review, sostenendo il fatto che in tempi di crisi e in osservazione alle disposizioni di legge era opportuno ridurre la spesa generale di bilancio preventivo, tagliando tutte o molte delle spese non necessarie, al fine di ridurre la quota associativa annuale di 199€, lasciando la possibilità a chi volesse di contribuire liberamente per le attività non strettamente necessarie.
Si è proceduto alla votazione ma soltanto, noi e pochi altri giovani architetti, hanno votato a favore di questa mozione! Gli altri 80 circa hanno votato contro, approvando in seconda battuta anche il bilancio preventivo.
Per chi va alle riunioni di bilancio è ormai abituato, che lo 0,5% circa degli iscritti decida e deliberi una cifra di 5ML di Euro per gli altri 18.000 iscritti circa, ma questa è la democrazia bellezza! Si dirà, chi non partecipa o si disinteressa ha delegato irresponsabilmente altri a farlo.
Niente da dire sulle procedure di votazione e sulla gestione della riunione, a parte le inconsistenti e aleatorie repliche del presidente F.F. a i vari interventi critici, sul fatto della mancanza di trasparenza e turnazione delle cariche e delle società legate alla gestione delle attività dell’ordine, all’ opacità del bilancio, che neanche il mio commercialista ha saputo decifrare, perché molte cose sono omesse.
Ma la cosa che lascia la bocca amara e che ha il sapore di un esproprio della propria casa è che non sia prevalso il buon senso o come si dice, non abbia prevalso il richiamo ad una gestione da “ Buon padre di famiglia”.
Come alla fine dell’impero romano, mentre i barbari facevano terra bruciata e si spingevano alle porte di Roma e nei palazzi imperiali si allestivano feste e banchetti, segni, di un potere in decadenza, che si rifiuta alla realtà di devastazione e di rovina, cosi, ieri abbiamo assistito alla edulcorazione (per niente disinteressata) della realtà nella quale versa la nostra professione che ci vede soggiacere, colpevolmente, in modo inerme.
Vorrei sapere da tutti quelli che hanno votato a favore, o che hanno dato delega in bianco, che cosa chiederebbero dei figli indigenti ad un padre ricco;
portare in giro progetti di provincia, fare delle feste, stampare libri e riviste che nessuno legge perché possano dare prestigio e promesse di lavoro alla casa che brucia?
Oppure gli chiederebbero di aiutarli ad esigere i propri crediti, di essere maggiormente tutelati per poter continuare a investire nella propria professione in modo che la loro opera possa dare veramente prestigio alla casa comune?

Assemblea di bilancio previsionale dell’Ordine di Roma – La Mozione

MOZIONE D’ORDINE PER L’ASSEMBLEA DI BILANCIO PREVISIONALE DELL’ORDINE DEGLI ARCHITETI P.P.C. DI ROMA DEL 4 MARZO 2013

Gentili colleghi,

la recente riforma degli ordini professionali emanata dal governo con il DPR 137/2012 costituisce l’ultimo atto di un processo che ha progressivamente svuotato gli Ordini delle competenze a loro attribuite dalla norma che li ha istituiti.
Giova in questa sede ricordare le parole riportate nella lettera di dimissioni dell’Arch Schiattarella:

“Con l’abrogazione delle tariffe è venuto a cadere uno dei tre compiti istituzionali conferiti per legge istitutiva dallo stato italiano al sistema ordinistico a tutela degli interessi della collettività riducendo, di fatto, la dimensione “pubblica” e di garanzia degli Ordini.
Quali interessi intendesse tutelare il mondo politico e cosa avesse in mente è risultato chiaro con la promulgazione del DPR 137 del 7 Agosto 2012 che ha completato il disegno di svuotamento progressivo del ruolo istituzionale e della funzione pubblica degli Ordini (…).
Il trasferimento dei compiti di magistratura giudicante dai Consigli degli Ordini Provinciali ad un organismo terzo nominato dal Tribunale (sia pure nell’ambito di un’ampia rosa indicata dagli Ordini stessi) e l’istituzione dell’Albo Unico Nazionale degli Architetti come luogo di raccolta degli Albi Provinciali hanno snaturato i due compiti istituzionali residui della legge istitutiva e, nei fatti, ridotto gli Ordini Provinciali a delle pure emanazioni del sistema centrale.”

Queste parole vanno confrontate con quanto riportato dal

DECRETO LEGISLATIVO LUOGOTENENZIALE 23. NOVEMBRE. 1944, N. 382.
art. 7: “Il consiglio provvede all’amministrazione dei beni spettanti all’Ordine o Collegio e propone all’approvazione dell’assemblea il conto consuntivo ed il bilancio preventivo. Il consiglio può, entro i limiti strettamente necessari a coprire le spese dell’Ordine o Collegio, stabilire una tassa annuale, una tassa per l’iscrizione nel registro dei praticanti e per l’iscrizione nell’albo, nonché una tassa per il rilascio di certificati e dei pareri per la liquidazione degli onorari.  Ferma rimanendo l’efficacia delle norme che impongono contributi a favore di enti previdenziali di categoria, nessun pagamento, oltre quelli previsti da questo decreto, può essere imposto o riscosso per l’esercizio della professione a carico degli iscritti nell’albo1”.

Ci chiediamo quindi come mai, a fronte di una progressiva riduzione delle funzioni di competenza dell’Ordine, non sia seguita una riduzione sia delle spese di funzionamento dell’Ordine, rimasto pressoché invariato rispetto agli anni precedenti, con conseguente riduzione della tassa di iscrizione annuale.

Chiediamo quindi l’inserimento all’ordine del giorno della presente Assemblea delle seguenti mozioni d’ordine:

– definizione dei costi strettamente necessaria coprire le spese di funzionamento dell’Ordine e conseguente riduzione della tassa di iscrizione.
– chiarimenti circa il pagamento di spese legali di 9.000,00 euro oltre oneri all’avv.Scoca, per il ricorso al Tar / elezioni al CNA . spesa imputata al capitolo di bilancio “azione esterne di tutela e promozione professionale”

I sottoscritti architetti iscritti all’Ordine di Roma

GIULIO PASCALI

MARGHERITA ALEDDA

LUCILLA BRIGNOLA

GIULIO PAOLO CALCAPRINA

ELEONORA CARRANO

ILARIA DELFINI

CLAUDIA FANO

GIORGIO MIRABELLI

GIANLUCA ANDREOLETTI

GIANLUCA ADAMI

CRISTIAN CAPUANI

GIOVANNI DURANTI

La prima mozione (definizione dei costi di funzionamento dell’Ordine) è stata respinta con 76 voti contrari 14 favorevoli 4 astenuti.

La seconda mozione (sul ricorso al TAR) è stata rinviata all’Assemblea di Bilancio consuntivo.

Il Presidente dell’Ordine di Roma si dimette, e il Consiglio?

Rimaniamo sconcertati e perplessi di fronte alle dimissioni annunciate da Amedeo Schiattarella lo scorso lunedì.

Dimissioni espresse sotto forma di una lettera contraddittoria, corriva e non istituzionale, nella quale il quasi ex Presidente vorrebbe farci capire che, dopo 14 anni vissuti combattendo contro tutto e tutti, si dimette a causa “un piccolo gruppo di componenti della nostra comunità” la cui colpa sembra essere stata semplicemente quella di sollevare delle obbiezioni su dei temi che lui stesso ci ricorda.

Sono mesi infatti che al nostro Ordine viene chiesto di aprire un confronto libero e aperto “sulla formazione permanente, sulla Fondazione, sulle quote di iscrizione, sui bilanci dell’Ordine, sulle priorità che l’Ordine si è dato, sulle forme ed i modi della sua organizzazione”; invano.

Questa ridicola resa preventiva appare un po’ come l’azione del bambino che si porta via la palla in mezzo a una partita dopo che gli hanno fischiato il fallo.

In genere le dimissioni si rassegnano quando non ci sono più le condizioni per portare avanti il proprio ruolo, per il fallimento del proprio programma o perché non si hanno più i necessari requisiti morali per rivestire una carica istituzionale.

Una lettera di dimissioni dovrebbe spiegare questo.

Nulla di tutto ciò compare nella lettera di Amedeo Schiattarella. In assenza di motivazioni credibili queste dimissioni non possono che apparire come un riposizionamento strategico.

Quali che siano le motivazioni resta il fatto che le questioni sollevate costituiscono aspetti cruciali che sono nella completa responsabilità del Consiglio dell’Ordine e che interessano direttamente e in prima persona la comunità degli architetti romani; questioni sulle quali è stata negata qualsiasi forma di libero confronto.

Eppure sin dal lontano 1999, Schiattarella veniva eletto presidente con un programma che prometteva: “apertura agli iscritti delle sedute del Consiglio, pubblicazione dell’ordine del giorno, pubblicazione delle delibere ed Assemblee periodiche per la verifica del programma”.

Solo il mancato rispetto di queste promesse elettorali sarebbe stato sufficiente, per noi, a dare sostanza alle dimissioni del Presidente. Non c’era bisogno di tante giustificazioni.

A questo punto la logica e l’etica richiederebbero che l’architetto Amedeo Schiattarella rassegnasse le dimissioni anche da tutti gli incarichi che riveste in virtù della sua carica, prima tra tutte la Presidenza della Fondazione. Noi ci aspettiamo questo gesto.

Ci aspettiamo inoltre le dimissioni dell’intero Consiglio dell’Ordine che, avallando tutte le scelte politiche di questa presidenza, è stato corresponsabile della gestione di questi anni.

L’opacità della gestione economica del bilancio dell’Ordine e soprattutto delle società a responsabilità limitata che fanno capo all’Ordine, la mancanza di procedure degne di una amministrazione pubblica nell’affidamento degli incarichi, senza una selezione per merito e per titoli, sono responsabilità che ricadono pienamente sui consiglieri che hanno votato a favore di questi provvedimenti.

La difficoltà di accesso alle informazioni sulla gestione interna dell’Ordine, che abbiamo riscontrato direttamente in questi anni e che abbiamo verbalizzato nelle assemblee di bilancio, è inammissibile.

Forse non è un caso che queste dimissioni arrivino a poca distanza dall’accesso agli atti, che abbiamo effettuato alla fine dello scorso anno, relativo al compenso delle spese legali per il ricorso sulla mancata elezione del presidente Schiattarella al CNA. Ricorso pagato con il denaro di tutti gli iscritti ma che, come dice la motivazione del respingimento del ricorso da parte del TAR, relativo all’interesse di un singolo.

Un fatto gravissimo al quale daremo seguito nelle sedi opportune.

Una iniziativa condotta con l’avallo del Consiglio.

E’ per questo motivo riteniamo doveroso che, a seguito delle dimissioni del presidente Schiattarella, seguano le immediate dimissione anche da parte di tutto il Consiglio in carica e venga commissariato l’Ordine.

Lettera aperta al Presidente ed ai Consiglieri dell’Ordine degli Architetti P. P. C. di Roma e provincia

Al Presidente dell’Ordine degli Architetti P.P.C.di Roma

Arch. Amedeo Schiattarella

Piazza Manfredo Fanti 47

00185 – Roma

e p.c. al Presidente dell’Ordine degli Ingegneri della provincia di Roma

Via Vittorio Emanuele Orlando 83

00185 – Roma

al Presidente del Collegio Provinciale dei Geometri e Geometri Laureati di Roma

Piazzale Val Fiorita 4f

00144 – Roma

al Presidente di INARCASSA

Via Salaria 229

00199 – Roma

alla Redazione della rivista AR

Piazza Manfredo Fanti 47

00185 – Roma

alla Redazione della Rivista INARCASSA

Via Salaria 229

00199 – Roma

Roma, 5 Gennaio 2013

Lettera aperta al Presidente ed ai Consiglieri dell’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori di Roma e provincia

Egregio Presidente,

sono un architetto iscritto all’Ordine da circa trentatrè anni ed in quest’ultimo anno a causa della grave, drastica riduzione degli incarichi mi sono visto costretto ad ipotizzare possibilità di lavoro diverse da quelle abituali; quindi mi sono iscritto al corso per i Consulenti Tecnici di Tribunale.

Durante tale corso ho potuto riscontrare per l’ennesima volta quanto la nostra professione sia poco considerata ed addirittura vilipesa in totale dispregio perfino dell’art. 2233 del Codice Civile. Sono esterrefatto ed indignato nel constatare che chi mi dovrebbe rappresentare e tutelare consente ad un organismo dello Stato, nella fattispecie il Ministero della Giustizia con Decreto del 30/05/2002, di valutare le prestazioni professionali a vacazione di architetti, ingegneri e geometri pari ad  € 8,15 lordi!!!

Mi chiedo cosa stessero facendo i presidenti, i consiglieri degli ordini succitati quando è stata approvata una norma così iniqua ed anacronistica da divenire offensiva.

Ed il rimedio meschino e lassista, maleodorante di elemosina, dell’artificioso “gonfiamento” dei rimborsi delle spese posto abitualmente in atto con la pietosa ed ipocrita connivenza dei signori giudici risulta ancora più illecito e mortificante della norma succitata!

Occorre assolutamente impedire che si distrugga la dignità culturale del tecnico professionista! In altre parole La invito ad organizzare insieme ai nostri “cugini” ingegneri e geometri uno sciopero vero di tutte le attività peritali per i tribunali; e tale sciopero dovrà durare fino alla determinazione di un reale, proporzionato “equo compenso” per l’opera svolta.

Ed inoltre, cosa hanno fatto gli stessi presidenti e consiglieri quando è stato approvato il cosiddetto “Decreto Bersani” (D.L. n° 223 del 2006) che aboliva “i minimi tariffari inderogabili” per gli iscritti agli albi professionali?…. E’ cosa ben diversa “il prodotto” di un’impresa commerciale dal “prodotto” del professionista tecnico che in quanto “persona pensante unica” produce un risultato unico ed irripetibile, non standardizzabile.

Mi risulta che si siano opposti seriamente ed in modo concreto, ad esempio, gli ordini degli avvocati, dei geologi, arrivando ad investire del problema organismi quali il TAR, il Consiglio di Stato, la Corte di Giustizia Europea,… e che l’Ordine dei giornalisti abbia addirittura fatto promulgare nello scorso mese di Dicembre 2012 una legge detta dell’ “equo compenso”….. Non mi risulta che abbia fatto nulla di tutto questo l’Ordine degli Architetti di Roma.

Ma ancora mi chiedo cosa è stato fatto da questo Ordine nel 2010 per evitare che fosse buttata al macero la legge relativa al “fascicolo di fabbricato” che, se opportunamente modificata e ridimensionata, avrebbe dato un validissimo contributo ad esempio al riordino di tutta la documentazione catastale, (cosa utile ed indispensabile per evitare le iniquità determinatesi con le imposizioni ICI e IMU), ed alla conclusione delle decine di migliaia di istanze di “condono edilizio” ancora aperte per ignoranza e “svogliatezza” dei proprietari, e ancora al monitoraggio delle situazioni statiche di un patrimonio edilizio non sempre recente e spesso martoriato da interventi pericolosi, arbitrari ed illeciti.

E mi domando ancora cosa hanno fatto i miei (!?!) presidenti e consiglieri per impedire, o arginare, o almeno modificare sensibilmente il raffazzonato testo della legge regionale denominata “Piano Casa” (L. n° 10 del 13/08/11 Regione Lazio e Delibera n° 9 del 30/01/12 Comune di Roma), normative che si fondano sui beceri e corrotti principi di un branco di approfittatori ignoranti cresciuti sotto l’egida di leggi approssimative e decisamente inique che hanno consentito barbari condoni edilizi e fiscali.

E’ con questi colpevoli, ingiustificabili silenzi che l’Ordine tutela l’ambiente, il paesaggio il patrimonio edilizio (già profondamente deturpato da “verandine”, “gazebi”, superfetazioni, addizioni, escrescenze tumorali degne di un nomadismo profondamente corrotto), il decoro architettonico ed urbano,… è con questi comportamenti che l’Ordine tutela la mia/nostra “paternità” di progettista?

Ed ancora mi chiedo quali azioni abbia concertato (mi rendo conto di aver utilizzato una parola assolutamente esagerata!) l’Ordine per ridurre le umilianti code che hanno inizio anche alle sei del mattino presso uffici quali Agenzia del Territorio, Condono edilizio, IX Dipartimento, Archivi del Comune di Roma, ACEA?… azioni utili ad estirpare il conseguente fenomeno delle pesanti “mance”, obbligatorie di fatto, per ottenere in tempi non biblici qualsiasi documento… e le meste attese del venerdì mattina (unica mezza giornata concessa!) presso la Soprintendenza ai Beni Architettonici, ecc..

Occorre che l’Ordine interloquisca con gli Uffici della Pubblica Amministrazione e con quelli di una Roma “pseudo” Capitale portando avanti il semplice e sano concetto che l’impiegato che lavora poco e male, oltre a danneggiare i propri colleghi, ritarda lo sviluppo generale, causando enormi danni morali ed economici alla collettività.

Tutto ciò è avvenuto ed avviene contemporaneamente ad uno scorretto, ingiusto aggravio di compiti ed obblighi che hanno aumentato a dismisura le responsabilità civili, penali ed i costi di gestione del tecnico professionista, ad esclusivo vantaggio di una pletora di tecnici statali e comunali benevolmente definibili svogliati o latitanti.

Il perdurare di atteggiamenti e situazioni di così grave degrado della professione mi costringe, mio malgrado, a chiederLe ufficialmente di ridurre drasticamente il tempo e le energie profusi per organizzare convegni, simposi e commemorazioni che forse vedono la partecipazione di personaggi altisonanti, ma che non risolvono minimamente i problemi quotidiani e le necessità primarie degli iscritti.

Non ci può essere “cultura” degna di questo nome se, di fatto, non esiste il rispetto della semplice DIGNITA’ umana e professionale, ribadisco “dignità” e non “decoro”.

Egregio Presidente, da quanto letto fin qui Le sarà certamente chiaro che non mi sento né rappresentato, né ancor meno tutelato dal mio Ordine e per questo La invito formalmente e La esorto a promuovere ed a porre in atto (ove opportuno unitamente ai presidenti ed ai consiglieri degli Ordini professionali “parenti” al nostro), tutte quelle azioni serie ed incisive assolutamente necessarie a ristabilire il corretto ruolo e, soprattutto, la dignità dell’architetto nell’ambito sociale di una Roma solo ufficialmente capitale e di una Italia sempre più miseramente discutibile.

Ormai sono svariati mesi che il telefono di studio non squilla,… qualsiasi tipo di committenza è sparita,… dissolta dalla crisi economica e dal clima di dubbiosa e generale sfiducia.

E allora, egregio Presidente ed egregi Consiglieri, Vi rivolgo un’ultima domanda: quando, fra qualche mese, io come molti miei colleghi avremo esaurito i nostri risparmi, avventurosamente mantenuti in questi ultimi anni, quali azioni avete predisposto per mantenere in vita la mia e la nostra professione? Sono stati ipotizzati unitamente ad INARCASSA programmi di sostegno momentaneo, oppure improvviserete una colletta per un cappuccino e cornetto al bar dell’Acquario Romano?

Auspicando che questa lettera venga resa pubblica attraverso i canali abitualmente utilizzati dall’Ordine e, quindi, scuotere i miei colleghi da un fin troppo lungo ed inaccettabile torpore, resto in attesa di una puntuale risposta privata e pubblica ed invio distinti saluti.

Arch. Fabrizio Faggioni