Le facoltà di Architettura in Italia, negli ultimi anni, hanno intrapreso una strada di forte declino dovuta in gran parte alla mancanza di fondi e alla Legge del.15 maggio 1997 n.127, che ha contribuito a confondere le cose introducendo i corsi triennali dando vita agli architetti junior e le lauree specialistiche che hanno creato i pianificatori, i paesaggisti e i conservatori.
In passato esisteva un solo corso di laurea in Architettura, oggi ci sono decine e decine di corsi, 28 Facoltà di Architettura in Italia, 3 soltanto a Roma, nate forse soltanto per distribuire incarichi, con il risultato di una confusione totale, un sistema al collasso e una qualità della didattica, aggravata dai professori a contratto, di pessimo livello che sforna ogni anno 8.000 laureati che non hanno alcuna possibilità di inserirsi nel mondo del lavoro.
Crediamo che, nell’interesse della collettività e del ruolo che l’architetto svolge o dovrebbe svolgere nella società, vada ripensato tutto il percorso formativo perchè la professionalità che dovrebbe avere un architetto non può essere perseguita con questo sistema didattico. Inoltre c’è la spinosa questione della possibilità di svolgere la libera professione da parte di docenti a tempo pieno.
La normativa esistente, art.11 DPR 382/1980, ribadita dal recente parere dell’Autorità per la Vigilanza sui Lavori Pubblici con delibera n.179 del 25/06/2002, non permette ai docenti a tempo pieno di svolgere la libera professione, ma sappiamo che non è così e allora consapevoli del fatto che per insegnare a progettare bisogna esercitare la professione, crediamo che le regole vadano riscritte per permettere a tutti pari condizioni di trattamento per non usare l’Università come strumento per ottenere incarichi a danno di molti.

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