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Quartiere Flaminio, Roma, playground urbano

4 Settembre 2017
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Posso affermare con certezza, perché ci passo davanti a piedi spesso, che questo frammento urbano del noto quartiere (il Villaggio Olimpico) a ridosso del centro storico della capitale, nonostante l’incuria diffusa dell’intorno, l’evidente degrado in cui versa sia il palazzetto dello sport che ogni elemento appartenga all’arredo urbano (aiuole, piantumazioni di alberi, arbusti, prati, marciapiedi, passaggi pedonali, cordoli di bordura tra marciapiedi, spartitraffico e carreggiate stradali), sia intensamente usato e vissuto. Tutti i giorni decine di mamme portano a giocare i figli nell’area dedicata e gruppi di ragazzi si allenano con passione per ore, anche con il sole a picco, nel campo di basket en plein air, tra Nervi, la scultura monumentale di Ceroli, le bellissime palazzine di Viale Tiziano e lo stadio Flaminio (anch’esso di Nervi e abbandonato ormai da anni). Un tassello di città notevole. Siamo tra il MAXXI di Zaha Hadid e l’Auditorium Parco della musica di Renzo Piano. A 4 fermate di tram da Piazza del Popolo. Luoghi di pregio della città come questo non sono solo unici ma anche necessari e vitali. Il Villaggio Olimpico è un’anomalia urbana poiché in una zona piuttosto centrale della città consolidata, contiene un surplus di standard dedicato alle aree pubbliche (parcheggi e spazi verdi) che di solito si può trovare storicamente nelle aree più periferiche della città. Una risorsa urbana straordinaria che necessiterebbe ancor più di maggior attenzione e cura. Certo immagino sia estremamente difficile dirimere le questioni legate all’intreccio di responsabilità sul chi dovrebbe occuparsene (tra ATER, comune di Roma, associazioni di privati cittadini) e intanto il quartiere langue…come il resto della città, difronte ad una “civitas” attonita e imbambolata spaccata in due tra l’abbrutimento degli indifferenti e la rabbia repressa degli impotenti. Credo sia quantomeno doveroso, per l’amministrazione di una capitale e una metropoli come questa (non un capoluogo di provincia) cominciare a battere qualche colpo e dare un qualche segno di vita, non dico per cominciare a “fare” qualcosa di concreto, ma quantomeno per dimostrare l’intenzione di cominciare a farlo. Non è più accettabile lo scarica barile di responsabilità a tutti i livelli e il senso diffuso di impotenza che ne deriva.
Gli architetti sono attoniti, sfiduciati, abbrutiti, stufi. Per primi. Non solo gli altri cittadini. Non hanno più parole. non dicono più niente, non si esprimono. Preferiscono farsi gli affari loro, coltivarsi l’orticello, parlare della Roma e della Lazio. Io d’abitudine invece ne uso sempre molte di parole su argomenti come questo e credo non smetterò. Con tutti poi, belli e brutti. Architetti e non. E’ un mio terribile difetto.
Di idee e progetti sul quartiere ce ne sono sin troppi. Dal Progetto Urbano Flaminio che dovrebbe essere lo strumento primo per attuare tutto il resto, all’ipotesi di trasformazione delle ex fabbriche d’armi di via Guido Reni. Nel 2015 fu indetto un concorso a partecipazione aperta, io come tanti, presentai un’idea (come veniva richiesto da bando) per un nuovo quartiere di case e attività eterogenee e quello che sarebbe dovuto essere il nuovo museo della Scienza (errore congenito). Vinse un progetto dello studio Viganò. C’era di mezzo Cassa Depositi e Prestiti. Per non parlare di ipotesi di trasformazione di  spazi pubblici, aree pedonali, piste ciclabili, linee di tram che in decenni si sono sprecati.
Lo stesso Giovanni  Caudo, assessore alla trasformazione urbana durante la precedente giunta Marino, aveva cominciato a fare delle cose “buone e giuste”. A mettere in moto dei processi che poi, come sempre accade quando c’è un cambio di guardia e non ci sono i garanti della continuità, si è interrotto. Una di queste, i “tavoli partecipati” dei municipi, dove si era cominciato a discutere, parlare, rielaborare idee su progetti, proposte di vario genere e natura anche avanzate da associazioni attive di cittadini. Il concorso sulle ex caserme via Guido Reni in parte scaturì da lì. Qui al Villaggio Olimpico c’è stato per anni un agguerritissimo comitato di quartiere, che so poi essersi spaccato in due. Delle battaglie negli ultimi 10 anni le hanno fatte, qualcosa sono riusciti ad ottenere. Ma ora siamo in generale in una condizione di stallo e cosa ne è di tutta questa energia profusa non ci è dato saperlo. Io vedo un quartiere che langue. Come anche altri. Ma è paradigmatico di una condizione sotto gli occhi di tutti. Mentre scrivo mi sembra di dire un sacco di banalità, di cose già dette, trite e ritrite, che ormai sembrano scontante.  E lo saranno pure. Ma più sto qui, più vengo a conoscenza di certi meccanismi (non entro nel dettaglio di cosa sia la gestione folle delle proprietà ATER!), e più si risveglia in me il desiderio di capire e di ricominciare a fare qualcosa. Di ricominciare quantomeno a parlarne.
Continuo a credere profondamente che il  ruolo degli architetti dovrebbe essere quello non solo di progettare (e farlo bene) ma anche di sollevare le coscienze sui temi attualmente trascurati che devono ritornare ad essere cruciali per i destini di questa  città dell’architettura e dello spazio pubblico e suggerire soluzioni per cercare di intessere un dialogo proficuo tra cittadinanza (tradita e sfiduciata) e istituzioni.

 

Altro sull’argomento è stato pubblicato in questi stessi giorni anche su:

Artribune

Romafaschifo

(Nota degli amministratori – il testo pubblicato è apparso in una prima stesura sulla pagina personale Facebook di Cecilia Anselmi in data 31/08/2017)

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11_viadotto di Corso Francia_Pierluigi Nervi

 

12_spazi pubblici_villaggio Olimpico

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18_chiesa di San Valentino, Francesco Berarducci, 1979-1985

 

 

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19_chiesa di San Valentino, Francesco Berarducci, 1979-1985

 

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20_chiesa di San Valentino, Francesco Berarducci, 1979-1985

 

 

Pier Luigi Nervi, Architettura come sfida

Se vi trovate a Torino dal 29 aprile  al 17 luglio 2011, non perdetevi l’importantissima mostra su:

PIER LUIGI NERVI

Architettura come sfida

Torino, la committenza industriale, le culture architettoniche e politecniche italiane

Torino Esposizioni Salone C

Via Petrarca 39/B – Torino

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E’ tra i più importanti progettisti del panorama italiano del ‘900, oggi purtroppo non esistono più professionisti del suo calibro, con la sua cultura, con la sua competenza tecnica, con la sua capacità espressiva.

Abbiamo cominciato a conoscerlo e ad apprezzarlo grazie alle memorabili conferenze del Prof. Antonio Michetti, che è stato suo Assistente all’Università, organizzate negli anni ’90 dall’Associazione Culturale Zingari.

Dai racconti del Prof. Michetti traspariva la straordinarietà del personaggio e la sua profonda cultura. Oggi si è perso quel connubio inscindibile tra conoscenza tecnica e capacità progettuali che  nel passato era la normalità, è rarissimo oggi trovare un buon progettista che abbia ottime conoscenze tecniche, di solito si fa il bel disegnino e poi si demanda all’ingegnere di risolvere i problemi strutturali, dovremmo ripartire da Nervi per capire l’importanza delle competenze tecniche nel nostro lavoro di progettista.

Antonio Marco Alcaro

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COMUNICATO STAMPA

Di Pier Luigi Nervi è stato detto che aveva l’audacia dell’ingegnere, la fantasia dell’architetto, la concretezza dell’imprenditore. Dopo Venezia e Roma fa tappa a Torino, nella cornice di Torino Esposizioni, la mostra monografica dedicata al grande progettista. Un viaggio attraverso le sue opere più celebri in Italia e nel mondo – dagli Hangars di Orbetello e Orvieto degli anni Trenta, alla Cattedrale di St. Mary a San Francisco, dove le tecniche rivoluzionarie di costruzione s’intrecciano alla storia della grande committenza industriale che negli anni del Dopoguerra avrà il suo cuore proprio a Torino. A raccontarlo non saranno solo filmati d’epoca, modelli, disegni originali e riproduzioni fotografiche ma anche tour guidati a bordo dell’autobus a due piani di Italia ’61 (recentemente restaurato dal Gruppo torinese trasporti) che a partire da Torino Esposizioni esplorerà gli altri edifici-simbolo ideati dal celebre ingegnere: Palazzo del Lavoro (fiore all’occhiello della kermesse per le celebrazioni del centenario nel 1961) e l’officina di manutenzione della Atm di Via Manin.

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Il 19 aprile a Torino nel quadro delle iniziative in calendario per le celebrazioni 150° anniversario dell’Unità d’Italia si inaugura una mostra dedicata all’ingegnere e costruttore Pier Luigi Nervi.

Il progetto espositivo internazionale itinerante Pier Luigi Nervi – Architettura come sfidanasce da una cooperazione tra l’Associazione Pier Luigi Nervi Research and Knowledge Management Project con sede a Bruxelles, il Civa (Centre International pour la Ville, l’Architecture et le Paysage) di Bruxelles, il MAXXI/Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo e il CSAC/Centro Studi e Archivi della Comunicazione dell’Università di Parma. Sotto la guida di un comitato scientifico internazionale, presieduto dallo storico dell’architettura Carlo Olmo, docente presso Il Politecnico di Torino, la ricerca è frutto di una collaborazione tra il Politecnico di Torino, l’Università di Tor Vergata e Sapienza Università di Roma [1]. la ricerca è finanziata dalla Compagnia di San Paolo e sboccherà in un’Enciclopedia Nervi.

La sequenza di mostre è organizzata secondo diverse tappe che di volta in volta introducono nuovi materiali, studi, testimonianze. Alla prima mostra inaugurata a Bruxelles nel giugno 2010 sono seguite le tappe di Venezia (settembre-novembre 2010) e di Roma (alMAXXI fino al 20 marzo 2011). Seguirà dopo Torino un tour internazionale tra Cina e Stati Uniti.

Nervi è uno dei maggiori artefici di architetture strutturali nel panorama internazionale del Novecento. A lui si devono alcune delle più belle opere dell’architettura contemporanea, frutto di un’eccezionale coniugazione fra arte e scienza del costruire.

Di Pier Luigi Nervi è stato detto che aveva l’audacia dell’ingegnere, la fantasia dell’architetto, la concretezza dell’ imprenditore. La sua opera, in molti anni di carriera, ha ruotato intorno ad almeno sei attività fondamentali: progettare, disegnare, calcolare, modellare, scrivere, insegnare. Ciascuna di queste attività ha avuto vita autonoma, eppure ciascuna s’è intrecciata con le altre in modo talvolta indissolubile. Lungo queste sei tracce il progetto espositivo ripercorre gli sviluppi d’una storia che, fin dagli inizi, si riconosce assai lontana dai luoghi comuni dell’ingegnere civile che fa architettura. Attraverso un’opera quantitativamente e qualitativamente eccezionale, dispersa nei cinque continenti, costruita per i committenti più diversi (dall’UNESCO a Papa Paolo VI), è possibile rileggere una storia molto poco raccontata, anche perché difficile da raccontare, dove le strategie di costruzione d’un curriculum professionale s’incrociano con la storia politica italiana e internazionale.

Così l’insieme delle mostre, oltre a cercare di analizzare il nodo centrale dell’invenzione formale nelle opere d’un autore che Nikolaus Pevsner ha definito «il più geniale modellatore di cemento armato della nostra epoca», intende esplorare anche la complessità del suo universo di cultura e relazioni.

La tappa torinese della mostra verrà allestita nella splendida cornice di Torino Esposizioni, lo straordinario edificio progettato e costruito da Nervi subito dopo la guerra per ospitare i Saloni dell’Automobile, la grande vetrina dell’industria automobilistica torinese. Torino Esposizioni (1948-1950) è l’edificio che sigla l’inizio del rapporto intenso e continuato tra Nervi e la città di Torino, che avrà il suo apice con l’assegnazione a Nervi dell’incarico di realizzare il  Palazzo del Lavoro per le imponenti celebrazioni di Italia ’61, che determinano il più importante intervento di trasformazione urbana della città, segnando il successo di Torino all’apice del suo boom economico.

Oltre ai due capolavori sopracitati, ammirati in tutto il mondo e che vengono visitati in continuazione da delegazioni italiane e straniere, in mostra verranno illustrati, sempre attraverso disegni originali, bellissimi modelli in scala ridotta, scenografiche riproduzioni fotografiche e filmati d’epoca, alcune delle opere più celebri di Nervi, in Italia e nel mondo – dagli Hangars di Orbetello e Orvieto degli anni Trenta, alla Cattedrale di St. Mary a San Francisco, alla Sala delle Udienze Pontificie e all’Ambasciata di Brasilia della fine degli anni Sessanta, passando per le opere olimpiche di Roma al termine degli anni Cinquanta e per quelle torinesi di cui sopra.

L’edizione torinese della mostra dedicherà attenzione anche ad alcune opere meno note realizzate da Nervi nella città piemontese, ma che hanno contribuito a disegnarne il volto moderno, come diversi stabilimenti per la Fiat, il deposito della Atm di Corso Tortona, oltre a molti progetti rimasti su carta per le grandi strutture di Torino, come Porta Nuova.

Verranno sviluppate inoltre, attraverso la presentazione di documenti e testimonianze poco note al grande pubblico, alcune tematiche specifiche,alcune delle quali inerenti ancora una volta ai rapporti di Nervi con Torino.

Un primo tema riguarda il rapporto di Pier Luigi Nervi con la grande committenza industriale italiana, che negli anni del dopoguerra aveva il suo cuore proprio a Torino, in particolare con la Fiat, come si vedrà, spesso non conosciuti, ma verranno esaminati anche i rapporti con l’Eni, la Burgo e l’Italcementi. Il secondo aspetto esplorato sarà il rapporto tra Nervi e alcuni architetti italiani, Gio Ponti, Luigi Moretti, Marcello Piacentini, Ettore Sottsass e Pietro Maria Bardi.

Infine un’attenzione particolare sarà rivolta ai rapporti fra Nervi e la cultura politecnicamilanese e torinese: grazie al rapporto intenso e di lunga durata in particolare con personaggi eminenti delle due scuole politecniche quali Arturo Danusso a Milano e Guido Oberti a Torino, Nervi scoprì le possibilità offerte dalla ricerca sperimentale soprattutto su modelli in scala ridotta per la messa a punto e la verifica delle proprie straordinarie invenzioni formali e costruttive , mentre i contatti di Nervi con Gustavo Colonnetti – – fanno emergere uno spaccato della “stagione d’oro” dell’ingegneria e architettura italiana del XX secolo.

L’allestimento della mostra verrà realizzato a Torino Esposizioni, che verrà messo a disposizione dal Comune, proponendo per la prima volta un percorso espositivo “Nervi dentro Nervi”.

In collegamento con la mostra, il 2 maggio presso l’Accademia delle Scienze di Torino è in programma una giornata seminariale a carattere internazionale sull’opera di Pier Luigi Nervi, con attenzione particolare  da un lato ai rapporti fra scienza e arte del costruire e, dall’altro, ai problemi di conservazione e riuso culturalmente corretto del patrimonio eccezionale di architettura strutturale del Novecento (in particolare proprio di Nervi, ma non solo) di cui Torino è dotata .

Il 5 maggio verrà invece celebrato il cinquantenario dell’inaugurazione del Palazzo del Lavoro in occasione di Italia ’61.

Due occasioni di rilievo pertanto per riportare al centro del dibattito culturale cittadino, in un confronto anche con altre realtà, il destino di un patrimonio straordinario di opere che hanno fatto la storia dell’architettura contemporanea, conosciute ed ammirate nel mondo intero, le cui prospettive di riutilizzo sono state sino ad oggi e restano ancora assai problematiche.

Arch. Cristiana Chiorino

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BIOGRAFIA DI NERVI

Tra i maggiori artefici di architetture strutturali nel panorama internazionale del Novecento, Pier Luigi Nervi (Sondrio, 21 giugno 1891 – Roma, 9 gennaio 1979) ha proseguito il filone di ricerca sviluppato agli inizi del secolo da grandi ingegneri pionieri come François Hennebique, in Francia, e successivamente, tra gli altri, Robert Maillart in Svizzera. Progettista e al tempo stesso costruttore, come entrambi i suoi predecessori, Nervi ha realizzato, utilizzando la medesima tecnica del cemento armato, opere di grande fascino, coniugando arte e scienza del costruire. Per lui il concetto di struttura è simile a quello del periodo classico, quando l’architetto era il protagonista di ogni fase del processo costruttivo, pur impiegando metodi e tecniche attuali del tutto diversi. Nella maggioranza dei progetti Nervi è rimasto fedele al cemento armato tradizionale – un materiale facile da plasmare nelle forme desiderate e resistente – cercando di svilupparne tutte le potenzialità, senza avvalersi della nuova tecnica del cemento armato precompresso, ma sfruttando invece al massimo, e con grande genialità, la straordinaria libertà compositiva e strutturale offerta dall’impiego di elementi prefabbricati. Nervi ha basato il proprio lavoro, oltre che sulla sua solida esperienza nel progetto e nella costruzione, anche su un’intelligente intuitività, con una costante forte attenzione al rapporto struttura-forma. Egli ha dato così vita a una sorta di espressività generale, in cui ogni parte della struttura è realizzata rigorosamente in base alle forze interne cui è soggetta, e il ruolo che essa svolge è chiaramente manifestato nel disegno complessivo. Le prime opere imponenti di Nervi sono state lo stadio di Firenze e una serie di hangar per l’Aviazione italiana, costruiti tra il 1935 e il 1940. In tali opere Nervi persegue un raffinatissimo risultato formale, dedicando al tempo stesso un’attenzione particolare alle considerazioni di carattere economico, inducendolo ad adottare tecniche innovative e, in particolare nel caso degli hangar, a sperimentare per la prima volta quell’uso estensivo degli elementi prefabbricati, che diverrà una costante in larga parte della sua produzione successiva.

Nel dopo guerra Nervi progetta e costruisce alcune delle opere più straordinarie per edifici industriali e civili (il grattacielo Pirelli di Milano con Gio Ponti, l’aula delle udienze in Vaticano), strutture espositive ed impianti sportivi, in particolare in connessione con le Olimpiadi di Roma del 1960. A partire dagli anni cinquanta diviene il progettista italiano più noto in campo internazionale realizzando opere di grande prestigio in Europa (la sede dell’Unesco a Parigi con Bernard Zehrfuss e marcel Breuer), Nord e Sud America (il terminal autobus di New York, la cattedrale di St. Mary a San Francisco, il grattacielo della Borsa a Montreal, l’ambasciata d’Italia a Brasilia, ecc.), e in Australia (l’Australia Square tower a Sidney).

Nel 2010 Pier Luigi Nervi viene celebrato con un’importante retrospettiva internazionale itinerante che, con tagli sempre diversi, è partita da Bruxelles e che con Venezia, Roma a dicembre e Torino nel 2011 toccherà l’Italia per continuare poi in altre capitali d’Europa e d’America.

Ogni tappa approfondisce un lato di questo poliedrico ingegnere simbolo del grande momento dell’ingegneria italiana del dopoguerra.