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Museo della Shoah di Roma, un altro progetto senza concorso

4 Gennaio 2013

Dopo il via libera dell’Assemblea capitolina e a conclusione dell’iter avviato sotto la giunta Veltroni nel 2005, la notizia è che nel 2013 partiranno i lavori per la realizzazione del Museo della Shoah a Villa Torlonia a Roma che  porta la firma degli architetti Luca Zevi e Giorgio Maria Tamburini.   (vedi link)

La  giunta capitolina ha  approvato la variazione di bilancio che finanzia la realizzazione del museo con un mutuo di 21 milioni e 720 mila euro, per fare fronte ai costi dell’opera, Roma Capitale ha ottenuto un finanziamento da parte della Cassa Depositi e Prestiti. Denaro pubblico  quindi,  ma non c’è traccia di alcun concorso di progettazione, né passato, né futuro, chi ha conferito agli architetti  Luca Zevi e Giorgio Tamburini l’incarico? Perchè il Comune di Roma  non si è avvalso della Legge  che prevede che gli incarichi di progettazione siano conferiti in via prioritaria a seguito di concorsi e  non possano essere affidati ad personam? E perchè  l’Ordine degli architetti di Roma a tutela dei propri iscritti, non è intervenuto a suo tempo, richiamando la giunta capitolina all’osservazione di tali  Norme?

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Come per il recente caso dell’architetto Portoghesi che “donava” gratuitamente (e impunemente a quanto pare), il progetto della P.zza S.Silvestro a Roma  al Sindaco Alemanno, anche quello del museo della Shoah sembrerebbe frutto di “generosità”. Infatti, la cronaca ci restituisce il giorno in cui il progetto veniva donato ufficialmente al Comune dal presidente della Lamaro Appalti, Claudio Toti. La firma del verbale della donazione veniva siglata il 30 giugno 2010  in occasione della cerimonia di consegna del progetto preliminare, alla presenza del sindaco Alemanno, dell’assessore ai Lavori pubblici Fabrizio Ghera, del presidente della Provincia Nicola Zingaretti e del progettista Luca Zevi.

(vedi link) Sempre la cronaca, ci riporta le parole di un  Veltroni ad maiora che annunciava “Verrà bandito un concorso per scegliere il migliore architetto del mondo“;  perchè poi, questi buoni propositi siano andati smarriti non è dato sapere e arriviamo direttamente al progetto che porta la firma di Zevi-Tamburini.  La vicenda solleva non pochi interrogativi: a quale titolo per esempio, l’ immobiliare Lamaro Appalti  “donava” un progetto alla città di Roma e a quale titolo il sindaco l’accettava?  Rientra nella normalità delle cose che una capitale europea investa denaro pubblico dando per buono e realizzando un progetto presentato da due liberi professionisti e una società privata,  senza passare per il concorso di progettazione?

Diversamente dalla Giunta capitolina, restando in Italia, il Comune di Ferrara  con  la Fondazione Meis  non si è avvalso di alcuna “donazione”, ritenendo, evidentemente, la partecipazione democratica un valore e non un fastidioso e insidioso iter che rallenta la volontà politica . Nel 2011 infatti, si rivolgeva agli architetti (tutti) bandendo il concorso  per  il Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah di Ferrara al termine del quale, valutava 52 soluzioni progettuali; ente banditore, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

La stessa riserva espressa  a suo tempo per la “generosità” del professore emerito Portoghesi per la piazza San Silvestro, la manifestiamo per il progettista del museo della Shoah Luca Zevi, curatore, tra le altre cose, del Padiglione Italia della XIII Mostra Internazionale di Architettura – Biennale di Venezia, appena conclusasi. A maggior ragione, per questo suo incarico di responsabilità e per quegli stessi giovani architetti italiani che ha voluto protagonisti dell’evento che ha curato, non dovrebbe avvalersi e avvantaggiarsi di una colpevole quanto incomprensibile mancanza della Giunta capitolina. Piuttosto, se davvero intende adoperarsi per il bene della collettività,  usando la sua notorietà, dovrebbe  riconsiderare il  proprio incarico ,  favorendo e, nel caso, esigendo il confronto concorsuale. Del resto, per l’approvazione definitiva del progetto e l’indizione della gara d’appalto internazionale, manca un’ultima autorizzazione che dovrà arrivare dalla Provincia, poi si potrà procedere alla seconda votazione dell’Assemblea capitolina.