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La parola agli iscritti: Assemblea straordinaria dell’Ordine degli Architetti di Roma

Pubblichiamo l’intervento della collega Eleonora Carrano all’assemblea straordinaria dell’Ordine del 24 luglio 2013,  con il quale, rispondendo ai punti all’ordine del giorno, ha  sintetizzato il decennio del mandato del Consiglio. Nelle critiche puntuali abbiamo trovato un riscontro oggettivo all’operato dell’Ordine che è stato per molti versi fallimentare, a cominciare dal suo rapporto con gli iscritti.

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FORMAZIONE E ORDINI

Attualmente l’Ordine degli Architetti di Roma è dotato di tre  organismi che si occupano dei corsi per la formazione degli architetti : il Cesarch, che è una  istituzione privata, l’Acquario Romano s.r.l. società partecipata dell’Ordine, e la discussa  Fondazione privata, istituita lo scorso anno, stanziando, tra le molte proteste degli iscritti, 50.000 euro. Comparando i costi dei corsi dell’Ordine di Roma con quelli dell’Ordine degli Ingegneri di Roma, (che fattura direttamente i corsi), questi ultimi  costano mediamente meno, (in alcuni casi fino a 100 euro), alcuni sono completamente gratuiti per gli ingegneri, le docenze  sono di  prestigio e la quota annuale degli ingegneri è di 125 euro contro i 190 euro degli architetti; per l’Ordine degli avvocati invece,tutti i corsi di formazione sono gratuiti.(..) Qualcosa evidentemente non funziona, nel pachiderma Ordine di Roma  che gestisce  5 milioni di euro degli iscritti. Altra anomalia: il Consiglio ha dichiarato che la Fondazione nasce con la finalità di istituire corsi di formazione per gli architetti, ma gli stessi sono fatturati alla s.r.l. Acquario Romano, una gravissima mancanza di trasparenza per la quale chiediamo chiarimenti al Consiglio. La lettura dello statuto della Fondazione poi, ci restitutisce iniziative bizzarre e incompatibili con l’istituzione ordinistica, si va dalla compravendita di immobili  alla replica delle attuali attività  dell’Ordine e della Casa dell’Architettura: mostre, attività culturali, rivista e ovviamente corsi di formazione. Del resto, la replica onerosa è diventata la specialità di questo Consiglio: mostre e convegni sono organizzati dalla Casa dell’Architettura, dall’Acquario romano e dall’Ordine, spesso sono di discutibile interesse, valore e utilità. Se la Casa dell’Architettura è preposta alle iniziative culturali, perchè l’Ordine vuole fare altrettanto? Perchè non si attiene al DPR 137/2012 impiegando le proprie risorse per la gratuità della formazione obbligatoria ? Non si può fare a meno di osservare che questo Consiglio, appena si è profilata all’orizzonte l’opportunità di fare dei corsi di formazione a pagamento, con largo anticipo sui tempi, si è buttato anima e corpo nell’organizzazione degli stessi, senza neppure prendere in considerazione un’alternativa non onerosa per gli iscritti, come pure altri ordini professionali stanno valutando. Per questi motivi, chiedo lo scioglimento della Fondazione, perchè non legittimata dal CNA, né dal Ministero di Giustizia e perchè sfugge al diretto controllo degli iscritti.

RIFORMA INARCASSA

Purtroppo c’è poco da dire , l’Ordine degli Architetti più popoloso d’Italia e d’Europa ha un Consiglio che si è preoccupato, in vista delle imminenti elezioni dell’Ordine, di ricompattare fila e consensi della propria fazione, piuttosto che  promuovere un’assemblea straordinaria  con i propri iscritti e magari redigere una nota critica da presentare a Inarcassa. Del resto, la gestione delle molte attività “extra-Disposizioni” dell’Ordine, quali le società srl, la fondazione, i corsi a pagamento, la casa editrice, le mostre, i convegni, richiedono tempo e dedizione assoluta. Contrariamente a quanto hanno fatto  l’ordine degli architetti di Torino, di Messina, di Firenze, di Arezzo solo per citarne alcuni e dei tanti ordini provinciali degli ingegneri che hanno promosso raccolte firme, incontri con gli iscritti, petizioni e molto altro.

RIVISTA AR

E’ dal 2009 che la sottoscritta con altri colleghi, chiediamo al Consiglio di adottare delle regole trasparenti e di buon senso, come ad esempio un bando biennale, tra tutti gli iscritti, per la  direzione della casa editrice e della rivista sulla base di una proposta editoriale , come fanno gli Ordini degli architetti spagnoli, come si fa in ogni società democratica degna di questo nome. Proposta di buonsenso rimasta ovviamente inascoltata, perchè, come tutti sanno, questo Consiglio ha deciso che da 12 anni, al comando della Prospettive edizioni ci debba essere l’architetto Claudio Presta, sulle cui competenze e meriti abbiamo chiesto più volte delucidazioni senza mai ricevere risposte – né dall’interessato che pure, chiamato in causa, non ha mai ritenuto di dover dar conto a chi gli permette di svolgere il proprio ruolo retribuito – né dal Consiglio; divenendo uno dei molti dogmi di questa gestione dell’Ordine .Tornando alla rivista AR, Lucio Carbonara che proviene dal mondo dell’università, la dirige da 12 anni, è nell’interesse stesso di qualsiasi iniziativa culturale che vi sia un avvicendamento per poter dar modo a punti di vista diversi di emergere, ritengo, a maggior ragione, che lo stesso Carbonara avrebbe dovuto farsi da parte a suo tempo, senza che nessuno lo sollecitasse in tal senso. L’Ordine è espressione di una categoria professionale, eppure nella rivista, temi urgenti e stringenti quali  l’aumento dei minimi Inarcassa, la crisi economica e professionale, il confronto della professione con quella di altre realtà europee, non vengono neppure sfiorati; ritengo che sia compito del Direttore, intercettare temi di ampio interesse, per dare voce agli architetti, tutti. Quanto costa AR: tre anni fa denunciammo al Consiglio che dall’esame contabile dei bilanci di esercizio della Prospettive srl, i costi  sostenuti per la produzione della  rivista  erano superiori a quelli di mercato. Prospettive Edizioni fino al 2011, ha ricevuto finanziamenti fino a 200.000 euro, di cui 178.498,28 euro per la sola redazione e stampa di  6 (!) numeri, realizzando un costo della singola copia pari al doppio di quella di mercato; dopo la nostra denuncia, ora Prospettive s.r.l. riceve la metà del finanziamento. Inutile dire che tali verifiche non spettano agli iscritti ma ai consiglieri, che hanno, tra i loro oneri , la vigilanza della corretta spesa dell’Ordine nell’interesse degli iscritti. Facemmo anche presente che  la rivista presenta 16/17 pagine di inserzioni pubblicitarie, ancora oggi, nonostante i ripetuti solleciti, nessuno ci risponde a quanto ammonta l’indotto pubblicitario e se questo, da solo, poteva negli anni, coprirne le spese di stampa. Se dopo 11 anni, la casa editrice Prospettive oggi ha una comitato scientifico, l’iniziativa non si deve al Consiglio, ma alla sottoscritta e a un gruppo di colleghi che l’hanno richiesta e invocata per tre anni, e ora dobbiamo persino prendere atto che un membro del comitato (nominato dallo stesso Consiglio) ha pubblicato – incredibile! – quattro (!) suoi libri nella stessa casa editrice per la quale gli si chiede di essere super partes, senza che nessuno ne chieda le dimissioni! Per quanto sopra, chiediamo le dimissioni degli architetti Presta e Carbonara, rispettivamente alla direzione della Prospettive edizioni e della rivista AR perchè, indipendentemente dai loro meriti o capacità, dopo 12 anni, riteniamo esaurito il loro mandato e anche la nostra pazienza .

CONCLUSIONE

Molti colleghi, in ultima analisi, quando vogliono sostenere l’operato dell’Ordine, di solito ripetono due formule preconfezionate come testimonianza tangibile e inoppugnabile del merito: “L’Ordine di Roma è considerato un modello istituzionale d’avanguardia anche per i nostri omologhi italiani ed europei “ (quali? Per favore diteci quali ordini europei prendono a modello il sistema Ordine di Roma ) e “prima eravamo a Via Pilsudski, guardate ora che bella sede rappresentativa che abbiamo, tutti gli altri ordini ce la invidiano”. Sono affermazioni di uno schematismo disarmante e di grande indigenza critica e culturale, che non tengono conto di come l’Ordine in questi anni, altro non ha fatto  che riprodurre il modello della peggiore e asfittica politica italiana, quella che oggi tanto contestiamo, fatta di corporazioni, privilegi e privilegiati: non c’è nulla di innovativo nell’assegnazione per “chiamata” della direzione della casa editrice, della rivista e dell’Acquario Romano alle stesse persone (per dodici anni nei primi due casi, da 5 anni per dell’Acquario) tenendo fuori da una consultazione basata sul merito e sulle proposte, tutti gli altri 18.000 iscritti. Non c’è nulla di innovativo ed edificante, nel vedere i consiglieri in carica, durante il loro mandato, pubblicare i propri libri con la casa editrice dell’Ordine, dimentichi della terzietà, dell’imparzialità e dell’equidistanza imposti dal loro ruolo istituzionale. Non c’è nulla di innovativo nella notizia che i consiglieri dimissionari hanno opportunisticamente conservato le loro cariche all’interno della Fondazione e a capo della Casa dell’Architettura, adducendo a risibili distinguo burocratici e ad artifici retorici: quelle cariche le hanno avute perchè eletti dagli iscritti, dimettendosi da consiglieri e rinunciando quindi ad agire nell’interesse degli stessi iscritti, hanno il preciso dovere di rinunciare a tutto. Non c’è nulla di innovativo nel rifiuto arrogante, da parte della maggioranza del Consiglio, alla richiesta (marzo 2012) di un assemblea straordinaria, sottoscritta da 550 colleghi per discutere della neo-Fondazione privata e dei corsi di formazione. Non c’è nulla di nuovo nel furbo espediente di far votare  la Fondazione accorpandola alla voce dell’approvazione del bilancio: è così che l’Ordine ha di fatto costituito la Fondazione, in una assemblea in cui neppure veniva richiesto, a coloro che accedevano per  votare, di provare la loro appartenza all’Ordine. Non c’è nulla di nuovo infine, nell’esercizio di un potere che fa uso dell’opacità per mantenere privilegi e privilegiati . Ora basta, rispettate  gli iscritti, vogliamo una rendicontazione puntuale della reale attività svolta dalla Fondazione e il suo scioglimento immediato, vogliamo le dimissioni di chi, in carica da oltre dieci anni su chiamata diretta, gestisce i nostri soldi attraverso le società partecipate, presentando un generico bilancio senza rendere pubblici, in regime di trasparenza, i propri compensi e le singole fatturazioni. Esigiamo senso di responsabilità e serietà , vogliamo, senza infingimenti , le dimissioni da ogni carica, di chi ha rinunciato a far parte  del Consiglio,vogliamo conoscere infine, i nomi dei Consiglieri che rifiutarono a 550 colleghi il diritto di esprimere liberamente le loro posizioni, vogliamo sapere se saranno gli stessi che domani, in vista delle imminenti elezioni, in linea con la peggiore tradizione della politica italiana,ci tireranno per la giacchetta chiedendoci di votarli.

. Eleonora Carrano

Parole di Gio Ponti

Presentazione:

La rubrica nasce dall’idea di far conoscere frasi di  Gio Ponti selezionate dal libro “amate l’architettura” del 1927 da cui prende il nome il nostro Movimento.
Il libro, sebbene siano passati più di 50 anni dalla sua prima edizione, è di una straordinaria attualità e dovrebbe essere portato alla conoscenza di tutti, in particolar modo dei costruttori e dei nostri Amministratori Pubblici.

Il libro fino a poco tempo fa introvabile, è stato ristampato nel 2008 da Rizzoli al prezzo di 30,00 euro.

“Amate gli architetti moderni – non ci sono altri architetti per voi – ma siate duramente esigenti con essi: è il modo vero di amarli, di operare con loro e per loro: richiamateli sempre alla loro responsabilità, alla purezza che animò ed anima i loro movimenti: essi non debbono seguitare gli stili del passato (sarebbe più facile), ma debbono seguitare la nobilta che gli stili del passato ci dimostrano nell’incanto delle opere più pure (è il difficile), essi debbono salvare quel che il passato ha fatto, perchè appartiene alla loro arte, ed è il loro blasone nella storia; essi debbono operare nella misura di quello che il passato ci ha dato, procedere con pari valore per non esserne indegni e per essere degni con la più pura dedizione di ciò che il futuro si aspetta da loro”

“L’Architettura come professione deve servire la società futura sul piano funzionale, tecnico, produttivo, economico: deve servire la felicita e le esigenze degli uomini sul piano della loro vita – aria, sole, salute, assistenza, lavoro: deve nutrire l’intelletto degli uomini sul piano dell’intelligenza e dello stile . unita, ordine, essenzialita; come arte deve nutrire l’anima degli uomini e i loro sogni sul piano dell’incanto – immaginazione, magicita, fantasia, poesia”

“L’Architettura moderna ha una vocazione sociale”

“L’Architettura è “moderna” nei suoi temi sociali; questo è il senso del nostro lavoro di Architetti; la sua modernita è allora fatto indiscutibile, non estetica discutibile”

Chi siamo

Nel tempo il valore culturale dell’Architettura si è definitivamente dissolto nell’immaginario collettivo con la conseguente, inconsapevole, distruzione delle nostre città, dovuta alla scomparsa dell’Architettura dagli spazi in cui viviamo. Il ruolo dell’architetto nella società è divenuto marginale e il suo contributo non è più ritenuto fondamentale.

Parte della responsabilità è proprio di noi architetti che abbiamo una forte individualità e una difficoltà nel condividere le identità in un percorso comune.
Ne consegue una maggiore vulnerabilità a vantaggio delle altre categorie ed una minore competività sul mercato del lavoro.
Per ribaltare questa realtà, crediamo che sia necessario unire le forze. E’ con questo spirito che abbiamo deciso di fondare un Movimento per la difesa dell’Architettura contemporanea.

Ci proponiamo:

  1. la divulgazione del valore dell’Architettura contemporanea nella società;
  2. la promozione di una legge per l’Architettura;
  3. la sensibilizzazione della politica, dei mass-media e dei costruttori al valore dell’Architettura e al rispetto del progetto;
  4. la valorizzazione del ruolo dell’Architetto nella società e la tutela del progetto come opera dell’ingegno;
  5. la ridefinizione delle competenze tra Architetti, Ingegneri, Geometri e periti tecnici;
  6. il ripensamento della formazione Universitaria dell’Architetto;

Il Movimento non vuole essere un’ennesima Associazione di architetti che si perde nei dibattiti, nelle conferenze, nelle mostre, frequentate sempre e soltanto da noi architetti, ma vuole compiere azioni concrete che possano modificare l’attuale situazione in cui versa l’Architettura in Italia.

Abbiamo svolto, fino ad oggi, numerose azioni, rivolgendoci agli Ordini professionali, alle Università, ai Costruttori, ai Giornali, alle Amministrazioni, ai Politici e alle Istituzioni, riteniamo inoltre fondamentale coinvolgere la popolazione per far tornare la gente ad “amare l’architettura”.

E’ attivo un  gruppo su facebook, amate l’architettura, se vuoi collaborare al movimento scrivendo articoli sul blog, partecipando, inviando proposte, suggerimenti, contattataci: info@amatelarchitettura.com.

Abbiamo redatto un manifesto, sottoscritto da centinaia di persone, se condividi il nostro spirito e le nostre idee sottoscrivi il manifesto