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Notizie da inarcassa n.9

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cari amici e colleghi

prosegue il servizio di informazione su tutto ciò che avviene all’interno di Inarcassa.

Insieme a Babbo Natale è arrivata l’approvazione definitiva da parte dei Ministeri della nostra riforma previdenziale, la famosa sostenibilità a 50 anni imposta dal Governo Monti,  che entrerà in vigore a partire dal 01 gennaio 2013.

Nel comunicato di presentazione inviato agli iscritti e pubblicato sul sito inarcassa (vedi link), si cerca di indorare la pillola, ma la realtà, soprattutto per le giovani generazioni, è molto più amara di ciò che viene descritto:

La Riforma, garantendo agli iscritti previdenza e assistenza nel nome dell’equità tra le generazioni, salvaguarda le aspettative solidaristiche del sistema previdenziale: dal mantenimento della pensione minima per gli iscritti meno abbienti“.

Non credo che si possa parlare di equità tra le generazioni quando:

– un iscritto di 35/40 anni di oggi, andrà in pensione non prima dei 70 anni e, a parità di contributi versati con un pensionato di oggi, avrà una pensione ridotta del 60%;

– un iscritto di 62 anni di oggi, potrà andare in pensione a 63 anni con una riduzione minima del 5,8 %.

Inoltre la pensione minima sarà mantenuta, ma non per i meno abbienti, come si dice nel comunicato, ma  soltanto per coloro che avranno avuto negli ultini 20 anni di attività un reddito medio superiore a 10.500 euro, tutti gli altri (attualmente quasi 1/3 degli architetti iscritti) non avranno diritto alla pensione minima.

Colpisce la differenza dei termini usati nel Regolamento:

prima: “la pensione minima non potrà essere inferiore a ……..”

oggi: “la pensione minima non potrà essere superiore a ………”.

La verità è che la solidarietà non è sostenibile con un rapporto di 1/3 di non abbienti, se non cambia la situazione lavorativa degli architetti italiani, fra 30 anni avremo più di 30.000 colleghi con una pensione “sociale”.

Qualche volta bisognerebbe avere il coraggio di raccontare la realtà  nuda e cruda, senza per questo creare allarmismi.

Se volete conoscere nel dettaglio la riforma andate su questo link.

Se non vi siete scoraggiati abbastanza, vi ricordo che il 31 dicembre 2012 scade il pagamento del saldo 2011, non vi verrà inviato il MAV, ma dovete stamparvelo su inarcassa on line, in alternativa si può pagare entro il 30 aprile 2012 con un interesse dilatorio del 2% fisso.

Per chi vuole conoscere anche gli altri fatti accaduti nei CND di ottobre e novembre può leggere questa breve sintesi:

– nel CND di ottobre, il Presidente di inarcassa ci ha informato dell’inserimento delle Casse private negli indici Istat, ciò perché lo Stato può così contabilizzare un saldo attivo di 50 miliardi nel bilancio, la cosa assurda è che in virtù di tale inserimento siamo obbligati al contenimento della finanza pubblica (Spending Review), e i risparmi che siamo tenuti ad ottenere devono essere versati allo Stato!!!

E’ una vera ingiustizia contro la quale le Casse private faranno ricorso.

Esiste un serio rischio di far confluire le Casse private nell’INPS, che per noi non sarebbe per niente un affare.

1) Poi si è passati alla trattazione dei criteri di individuazione e ripartizione del rischio degli investimenti.

Ci sono stati gli interventi degli esperti che ci hanno spiegato il contesto economico che ci obbliga a essere più prudenti negli investimenti anche a costo di un minor rendimento, bisogna diminuire il rischio cambio, che nel 2011 ci ha fatto perdere molti soldi, inoltre viene evidenziata la difficoltà della gestione e del rendimento del patrimonio immobiliare dovuta all’aumento della tassazione (IMU), calo del mercato e crisi dell’edilizia.

Tutto ciò porta alla seguente proposta di modifica dell’Asset Allocation:

Monetario  2% invariato

Obbligazionario  aumentato dal 41,5% al 48,5%

Azionario  diminuito dal 20% al 15,5%

Alternartivi  11,5% invariato

Immobiliare  diminuito dal 25% al 22,5%

Dopo una breve discussione in cui sono state espresse alcune perplessità, in particolare sulla diminuzione degli investimenti immobiliari in questo periodo, dove il mercato permetterebbe di fare buoni affari, si è passati alla votazione che è passata a maggioranza.

Non è facile capire cosa sia più giusto fare in questo momento nel campo immobiliare, sono convinto che si potrebbero acquisire immobili ad ottimi prezzi e che nel lungo periodo acquisterebbero un grande valore, ma se nel frattempo abbiamo difficoltà a gestirli e a mantenerli rischiamo di rimetterci.

Per quanto riguarda l’aumento dell’obbligazionario e la riduzione dell’azionario sono sicuramente favorevole, bisogna capire se l’obbligazionario è davvero più sicuro e meno rischioso dell’azionario.

2) Si è passati poi alla votazione in merito ai contributi da destinare alla promozione della professione (da statuto sono lo 0,34 del contributo integrativo), per il 2013 l’importo a disposizione è pari a 640.000 euro, si decide di destinarli: alla Fondazione Inarcassa, ai prestiti d’onore ai giovani iscritti con età inferiore ai 35 anni, alle professioniste madri con figli in età prescolare o scolare, ai finanziamenti agevolati.

3) Si è passati poi alla votazione del Comitato di Coordinamento del CND che dovrà migliorare la gestione dei Comitati e facilitare il rapporto tra i delegati e il Consiglio di Amministrazione.

Sono stati eletti i seguenti delegati:

Architetto Salvatore Gugliara

Architetto Stefano Navone

Architetto Fulvio Nasso

4) Si è passati poi alla discussione in merito alla revisione dello Statuto, dove si è affrontato il tema di un’eventuale gestione separata inarcassa richiesta da molti, la maggior parte dei delegati, come il sottoscritto, hanno espresso la loro contrarietà a un’ipotesi del genere, ma non abbiamo chiuso la questione rimandando la decisione.

Poi si è discusso del tema della riduzione dei delegati e delle nuove regole elettorali, esiste una necessità di riduzione del numero dei componenti del CND, esiste anche una forte discrepanza tra delegati che rappresentano più di 2500 iscritti e delegati che rappresentano, in alcuni casi, anche poche decine di iscritti.

Non sarà facile arrivare a una soluzione condivisa perché esiste una forte resistenza da parte dei delegati delle piccole province che non vogliono perdere il loro ruolo.

– Nel CND di Novembre è stato approvato il bilancio preventivo 2012.

1) Il Presidente ci ha informati sull’esito del ricorso al Tar e al Consiglio di Stato sull’inserimento nel paniere ISTAT, è stato bocciato, si è deciso quindi di riccorrere in sede Europea. A ciò si aggiunge la propsta shock del Ministro Riccardi che vorrebbe obbligarci a vendere il nostro patrimonio immobiliare agli inquilini ad 1/3 del prezzo di mercato, siamo sotto ricatto del Governo e doppiamente tassati, la cosa assurda è che da un lato ci obbligano alla sostenibilità a 50 anni dall’altro se ne inventano di ogni per toglierci soldi.

Spero che l’ADEP che rappresenta le Casse private, faccia sentire in maniera forte e decisa la propria voce.

2) Prima del CND si è svolto un convegno al MAXXI di Roma, organizzato dalla neo Fondazione di Inarcassa, primo evento concreto della stessa, il Presidente della Fondazione Architetto Andrea Tomasi ha denunciato la grave situazione in cui si trovano oggi i professionisti in Italia: la scomparsa delle tariffe, la concorrenza sleale e illegale dei dipendenti pubblici, la mancanza di una legge per l’Architettura e molto altro.

I politici che hanno partecipato hanno fatto la loro solita passerella pontificando su tutto e il contrario di tutto, ma fondamentalmete lontani anni luce dalle nostre esigenze. Il Senatore Grillo ha poi esaltato il Project financing, che a mio avviso è la più grande truffa di questi decenni.

La Fondazione di Inarcassa potrebbe dare un contributo importante al sostegno della nostra professione, ma bisogna cominciare a fare azioni concrete, non è più il tempo delle chiacchiere.

3)  Per quanto riguarda l’approvazione del Bilancio preventivo 2013 emergono i seguenti dati: i redditi dei professionisti sono in calo anche per il prossimo anno (il CNA ha calcolato una perdita del 26% negli ultimi 5 anni), ma l’effetto della riforma, con l’aumento notevole dei contributi minimi, farà aumentare le entrate complessive, inoltre i nuovi iscritti porteranno quote “fresche”, il risultato sarà un avanzo economico di circa 700 milioni di euro con il patrimonio che supererà i 7 miliardi di euro.

Nel mio intervento ho fatto notare al CDA che il bilancio di previsione non tiene conto del grande numero di iscritti che saranno costretti a cancellarsi da inarcassa perché non saranno in grado di pagare i contributi minimi, questo fenomeno, sebbene, parzalmente ammortizzato dalle nuove iscrizioni, avrà sicuramente un impatto notevole nei conti di inarcassa.

Il Presidente, nella sua risposta, mi ha confermato una sensazione che avevo da tempo, esiste una volontà di “entità superiori” di fare una sorta di selezione naturale, ovvero un professionista che ha un reddito e un fatturato sotto un certo livello (10.000/15.000 reddito  25.000/30.000 fatturato) non potrà più essere iscritto alla Cassa e all’Albo e si dovrà trovare un altro lavoro, naturalmente nessuno gli impedirà di mantenere la propria iscrizione, se non il fatto di non riuscire più a pagare i contributi previdenziali, l’Assicurazione professionale, la Formazione continua e molto altro.

Ho l’impressione che la cosa non preoccupi più di tanto la maggior parte dei delegati inarcassa.

Inoltre ho chiesto che venga fatto un progetto serio e strutturato sul sistema informatico di gestione di inarcassa che è ormai diventato l’unico strumento con cui gli iscritti si confrontano: dichiarazioni on line obbligatorie, gestione MAV, richiesta DURC, accertamento con adesione, ravvedimento operoso e molto altro.

Il Presidente mi ha risposto che è in previsione un progetto, non a breve temine, ma nei prossimi anni, come si dice meglio tardi che mai.

Per la parte che riguarda gli investimenti, il bilancio preventivo si basa sui dati disponibili per il 2012 dove c’è stata un’inversione di tendenza tra i rendimenti degli investimenti immobiliari che sono crollati e i rendimenti degli investimenti mobiliari che sono in ripresa.

Mi auguro che il rendimento gestionale lordo annuo previsto dell’intero patrimonio sia corrispondente alle stime fatte, ma ho qualche dubbio.

Dopo un breve dibattito il bilancio preventivo 2013 è stato approvato con una larga maggioranza, ho paura che sarà uno degli ultimi bilanci così positivi perché, passato l’effetto della riforma, i redditi non saliranno nel breve periodo e i nuovi iscritti serviranno appena a bilanciare l’aumento del costo delle pensioni.

Notizie utili:

–  Il Parlamento ha respinto la possibilità per i professionisti, (a differenza delle imprese a cui è stata concessa), di poter compensare i debiti previdenziali e fiscali con i crediti con le Stazioni Appaltanti;

–  A seguito delle nuove procedure che intendono ottenere un risparmio nella gestione della carta, non verrà più inviato per posta il bolletino M.A.V. delle prossime rate, a partire da quella di settembre, ma dovrà essere generato e stampato tramite l’apposita procedura su Inarcassa On line.

Notizie da inarcassa n.8

inarcassanews1

cari amici e colleghi

La “fatidica” riforma della sostenibilità a 50 anni, imposta dal Governo Monti, è stata approvata!!

Siamo passati al sistema contributivo, cercherò di essere breve, ma vi devo raccontare come è andata.

Tutto si è svolto come da copione, i delegati “anziani“, che sono la maggior parte, si sono messi sulle barricate per far passare emendamenti a loro favore e non far passare emendamenti a loro sfavore.

Alla fine è stato approvato il testo predisposto dal Consiglio di Amministrazione con alcune modifiche emendate che non hanno stravolto la bozza iniziale presentata.

Prima di passare alla votazione della bozza presentata dal cda, dopo numerose richieste al Presidente di Inarcassa, è stato discusso il punto 2 dell’ordine del giorno , in cui è stata presentata una proposta alternativa di riforma a 50 anni elaborata da alcuni delegati.

La proposta era a un livello embrionale e difficilmente valutabile, l’inserimento di questo punto all’ordine del giorno si è rivelato, come avevo previsto nella precedente newsletter, un inutile contentino che non ha portato ad alcun risultato.

E’ un peccato che il CND abbia potuto contribuire così poco alla redazione della bozza di riforma, sarebbe stato più giusto un maggiore confronto e dibattito.

Dopo un breve dibattito, si è passati subito alla votazione degli emendamenti presentati.

Abbiamo dovuto assistere, nostro malgrado, ad una poco edificante difesa di privilegi da parte di coloro che sono già in pensione o ci andranno nei prossimi 5/6 anni e che non subiranno quasi nulla da questa riforma, di fronte alla stragrande maggioranza di iscritti che, tra le tante penalizzazioni, si vedrà ridurre la propria pensione del 40/50%.

La maggior parte dei Delegati di inarcassa ha più di 30 anni di contribuzione o è già in pensione, e quando è stata votata la riforma, molti hanno pensato esclusivamente ai loro interessi personali, questo non fa bene alla democrazia di inarcassa, ma la colpa di tutto ciò è principalmente di voi iscritti, che non vi impegnate direttamente, non partecipate alle votazioni dei delegati e non seguite le attività del vostro ente di previdenza che gestisce i vostri soldi.

Ciò permette che ci siano sempre le stesse persone da 20/30 anni a gestire il vostro futuro.

Vorrei essere chiaro sul fatto che la riforma doveva essere fatta, non si poteva non fare o rimandare, ma si potevano bilanciare i pesi in maniera diversa tra le generazioni di iscritti, si potevano introdurre elementi nuovi.

La cosa che mi ha fatto arrabiare maggiormante è stata quella di non aver potuto presentare una mia proposta sui contributi minimi che, dal prossimo anno, aumenteranno del 30% circa.

Il nostro “ottuso” regolamento dei CND prevede che, in caso di più emendamenti sullo stesso articolo, si debba procedere votando quello più lontano dal testo presentato dal cda, se viene approvato l’emendamento, tutti gli altri decadono e non possono essere nemmeno discussi, anche se trattano argomenti diversi e non in contrasto fra loro.

In merito all’articolo sui contributi minimi, erano stati presentati vari emendamenti, tutti per cercare di eliminare o diminuire il contributo minimo per i pensionati, introdotto dalla bozza del cda, soltanto il sottoscritto aveva presentato un emendamento per cercare di ridurre l’impatto del forte aumento improvviso dei contributi minimi, la mancanza di altri emendamenti su questo tema la dice lunga sulla percezione della realtà che hanno la maggior parte dei delegati.

Alla fine abbiamo trascorso quasi mezza giornata per discutere sul contributo minimo dei pensionati, che riguarda meno di 15.000 persone con un importo medio di pensione annua di 30.000, e non ho potuto , nemmeno per un minuto, esporre la mia proposta che riguarda 160.000 iscritti, di cui tra gli architetti nel 2011 il 50% ha guadagnato meno di 15.000 euro, poiché è stato votato un emendamento che riduce del 50% il contributo minimo dei pensionati.

E’ triste non poter esercitare la propria funzione di delegato per colpa di un regolamento assurdo ed è ancora più triste constatare che la quasi totalità dei delegati non si è posta il problema dell’aumento dei contributi minimi.

La verità è che la media dell’età, ma soprattutto la media dei redditi dei delegati è molto più alta della media dell’età e dei redditi degli iscritti a inarcassa.

La mia proposta prevedeva, come nel sistema francese, la possibilità di non pagare per alcuni anni il contributo minimo, ma soltanto in percentuale al proprio reddito e di poter recuperare in seguito la cifra mancante o di dover aspettare 2/3 anni in più per andare in pensione.

In questo momento di fortissima crisi per gli architetti, che a settembre dovranno pagarsi anche l’assicurazione obbligatoria e la formazione obbligatoria, non era proprio il caso di aumentare così i contributi minimi.

Ho paura che molti colleghi non saranno in grado di pagare, l’anno prossimo,  3.000,00 euro di contributo minimo, ma questo non sembra un problema per molti delegati che pensano che un professionista che abbia un reddito di 10.000/15.000 euro, non sia un vero professionista, ma uno che fa l’architetto per hobby essendo mantenuto dal marito/moglie, o che abbia un’altra attività e che sia iscritto a inarcassa soltanto per ricevere la pensione, o che sia un evasore fiscale.

Nessuno si è posto il problema che, con questa riforma, gli iscritti che guadagnano poco saranno costretti a cancellarsi da inarcassa e quelli che guadagnano molto si faranno le loro società professionali che sono esenti dal contributo soggettivo, con il risultato che rimarranno ben pochi a pagare le pensioni agli attuali e prossimi pensionati.

Non è stato possibile presentare anche un altro mio emndamento, in cui chiedevo di differenziare per classi di reddito l’importo del contributo di maternità, come mi era stato richiesto da molti iscritti.

Anche qui il regolamento ha fatto la sua parte, emendamento non ricevibile perché non avevo indicato le cifre, che solitamente vengono stabilite dal Cda che è in possesso dei dati. (Il Ministero mi ha poi dato ragione facendo togliere dalla riforma la tabella con le cifre del contributo di maternità).

Tutto ciò mi fa sentire inutile, ma continuerò a portare avanti le mie battaglie nell’interesse di tutti gli iscritti.

Per spiegarvi in breve la riforma, vi indico i punti essenziali:

– passaggio al sistema contributivo pro rata, ovvero a partire dal 1 gennaio 2013;

– aumento immediato dei contributi minimi a 3.000,00 euro (soggettivo+integrativo+ maternità);

– introduzione di un contributo soggettivo facoltativo fino al’8%

– aumento del massimale del reddito su cui si paga l’aliquota piena del 14,5% a 120.000 euro di reddito, oltre non si paga più il 3%;

– contributi minimi anche per i pensionati, ma in forma ridotta del 50%;

– contributo di solidarietà per due anni ai pensionati del 1% e in alcuni casi del 2%;

– riconoscimento agli iscritti agevolati della contribuzione piena ai fini del montante;

– aliquota di retrocessione sull’integrativo: 50% del contributo integrativo con alcuni tetti di massimale;

– sparizione graduale della pensione di anzianità;

– aumento graduale età pensione di vecchiaia, 70 anni a regime con possibili aumenti in base alle aspettative di vita;

– aumento graduale dell’anzianità minima da 30 a 35 anni;

– mantenimento per 5 anni PPC poi uscita a 70 anni senza vincoli di anzianità contributiva;

– pensione minima solo per coloro che avranno ottenuto negli ultimi 20 anni della loro attività almeno un reddito medio di 10.500 euro circa.

Avrei voluto fortemente approvare la riforma, era necessario farlo  perché non possiamo continuare ad accumulare un debito sulle future generazioni, la bozza del cda conteneva anche molti aspetti positivi, come il riconoscimento della contribuzione piena ai giovani sotto i 35 anni che usufruiscono dell’agevolazione sui contributi minimi; ma non potuto dare il mio voto, soprattutto dopo quello che è successo in CND e anche perché si poteva e si doveva:

1) contrattare con il governo e non subirne passivamente le richieste;

2) equilibrare meglio il peso della riforma, penalizzando in misura  minore coloro che hanno meno di 15 anni di contributi e aumentando il coinvolgimento di coloro che hanno più di 20 anni di contribuzione;

3) coinvolgere maggiormente i pensionati nella riforma;

4) non aumentare in maniera così forte e improvvisa i contributi minimi;

5) aumentare maggiormente l’età pensionabile a fronte di importi maggiori delle pensioni;

6) ridurre più drasticamente i privilegi a coloro che andranno in pensione nei prossimi 3/4 anni;

7) utilizzare meglio il rendimento del patrimonio nel calcolo della sostenibilità;

Adesso aspettiamo l’approvazione del Ministero e poi la riforma sarà applicata.

Buone vacanze a chi se le può permettere e anche a chi non se le può permettere.


Grande risultato ottenuto da ivaseipartita

Gli amici di ivaseipartita si occupano da tempo, con grande successo, del problema delle finte partite iva, negli ultimi giorni si è discusso molto della riforma del lavoro che il Ministro Fornero con il Governo Monti sta preparando.

Tra le riforme previste c’è la regolarizzazione delle finte partite iva che lavorano come dipendenti per periodi molto lunghi, nella prima versione della riforma nel testo si escludevano gli iscritti agli ordini professionali da questa regolarizzazione e non se ne capiva il motivo.

Ivaseipartita ha inviato una lettera al Ministro Fornero (allegata in fondo) e per conoscenza ai Presidenti Nazionali degli Architetti e degli Ingegneri, per chiedere spiegazioni in merito alla esclusione degli iscritti agli Ordini.

Sono intervenuti anche in televisione e in radio per denunciare il problema, la lettera è stata inviata e diffusa anche da tutti coloro che seguono l’associazione.

Venerdì 23 marzo, a sorpresa, nella versione definitiva del Consiglio dei Ministri, diffusa dalla stampa è stata abolita l’esclusione delle partite iva iscritte all’Ordine nei sistemi di deterrenza contro il finto lavoro autonomo.

Sarà un caso ma è un grande risultato !!!

Ciò dimostra che bisogna far sentire la nostra voce se vogliamo ottenere qualcosa.

Vi alleghiamo il testo della lettera inviata al Ministro Fornero:


Ordini Professionali e finta partita iva? Nessun problema!

Gentile Ministro Elsa Fornero,

In questi mesi abbiamo seguito con estremo interesse e attenzione l’impegno del Suo Dicastero per porre fine a questo fenomeno, non degno di un Paese civile: IL FENOMENO DELLE FINTE PARTITE IVA, che celano forme di lavoro subordinato.

Dalle Sue dichiarazioni è emersa la ferma volontà di restituire dignità a una larga fetta di giovani e non che sono obbligati ad accettare questo illecito pur di lavorare: persone che percepiscono redditi bassissimi, senza nessun potere contrattuale, senza nessuna forma di tutela né garanzia di continuità lavorativa.

Gentile Ministro Elsa Fornero,

ciò che ci desta perplessità nelle ipotesi fin qui avanzate per estendere le tutele e smascherare gli illeciti è che queste escludono tutti quei lavoratori autonomi iscritti agli Ordini professionali che svolgono «attività riconducibili in misura prevalente all’attività professionale contemplata dall’albo in discorso».

Non capiamo su quale principio si basa questa discriminante. Eppure è di pubblico dominio come questo fenomeno sia dilagato anche tra le professioni che hanno un Ordine di appartenenza, che i contratti, laddove esistano, siano sostituiti dalla richiesta di apertura della partita iva, estremamente più conveniente per il datore di lavoro rispetto a un’assunzione regolare: le finte partite iva di giornalisti, avvocati, medici, ingegneri, architetti etc. sono forse meno finte quando si scrivono articoli, si elaborano pareri, si curano i pazienti e si progetta, senza diritto alla malattia, al riposo, alla maternità e senza alcuna autonomia decisionale?

Gentile Ministro Elsa Fornero,

per combattere le finte partite iva è necessario tutelare la parte più debole della contrattazione, che nel nostro caso non è il cliente/committente/datore di lavoro, ma il lavoratore. E’ necessario prevedere l’obbligo di contrattazione scritta tra le parti per agganciare la contrattazione individuale a quella collettiva nazionale, e smascherare con facilità gli illeciti, fissando compensi equi e diritti minimi. E’ necessario svolgere controlli rigorosi e incrociati, perché il datore di lavoro che non assume è un evasore, mentre il sistema attuale, tramite gli studi di settore, presume che sia evasore il professionista che emette 12 fatture all’anno da 1000 euro sempre allo stesso “committente”. E invece è una finta partita iva, anche se è iscritto all’Ordine.

Cordialmente,

Il collettivo Iva sei partita

A cosa serve l’Ordine degli Architetti PPC ?

11 Gennaio 2012

Il tema della riforma degli ordini professionali e la loro necessità o meno, è di grande attualità in questi giorni, proponiamo il contributo di Enrico Milone pubblicato su Il Giornale dell’Architettura nel n°101 gennaio 2012.

Nella convulsa attività legislativa provocata dalla crisi finanziaria di questa estate, due leggi hanno messo in discussione il destino degli Ordini professionali.

1. La legge 111 del 15.7.2011 (GU 16.7.2011 n.  ), manovra di ferragosto, tratta della riforma degli Ordini con l’art.29 comma 1 bis che qui trascrivo: “Al  fine  di  incrementare  il   tasso   di   crescita dell’economia  nazionale,  ferme  restando  le   categorie   di   cui all’articolo 33, quinto comma,  della  Costituzione,  sentita  l’Alta Commissione di cui al comma 2, il Governo formulera’  alle  categorie interessate proposte di riforma in materia  di  liberalizzazione  dei servizi e delle attivita’ economiche; trascorso il  termine  di  otto mesi dalla data di entrata in vigore della legge di  conversione  del presente decreto, cio’  che  non  sara’  espressamente  regolamentato sara’ libero.” Il testo è ambiguo. Sembra che gli Ordini che hanno l’esame di abilitazione professionale ne siano esclusi. Ma non è sicuro ed in ogni caso la norma crea una situazione che invita a fare ragionamenti ad ampio spettro per tutte le professioni intellettuali.

2. La manovra bis, decreto-legge 13.8.2011 n.138, da convertire in legge entro il 13.10.2011, all’art.3 comma 5, stabilisce che entro un anno dovranno essere modificati gli ordinamenti delle professioni, per introdurre gli obblighi di: aggiornamento professionale continuo, tirocinio, assicurazione. I minimi di tariffa devono essere derogabili e l’attività disciplinare deve essere gestita da nuovi organi, preclusa ai consiglieri degli Ordini e del consiglio nazionale.

La proposta di ridimensionare o eliminare gli Ordini professionali è ricorrente, proviamo perciò a valutare se gli Ordini davvero siano necessari e se la loro eliminazione comporterebbe danni alla attività professionale degli architetti.

Prima del 1923/25 non c’erano gli Ordini degli architetti e degli ingegneri. L’Ordine degli architetti è stato istituito, con legge del 1923 e Regolamento del 1925, al fine di tutelare i consumatori che chiedono servizi professionali. L’Ordine dovrebbe tutelare prioritariamente gli interessi  dei consumatori e la correttezza dell’esercizio professionale. Inclusa la qualità della prestazione richiesta dal cliente. L’Ordine può tutelare anche la condizione di lavoro del professionista, astenendosi però da fare attività sindacale.  Infatti l’iscrizione all’Ordine è obbligatoria mentre l’iscrizione ai sindacati è libera. Pertanto l’Ordine non può firmare un contratto di lavoro né proclamare agitazioni sindacali o scioperi.

In base alla legge istitutiva l’Ordine ha pochi compiti:

1- iscrizione all’albo e gestione dell’albo;

2- deontologia, controllo della disciplina degli iscritti:

3- reprimere l’uso abusivo del titolo di architetto e l’esercizio abusivo della professione

4- dare pareri sulle parcelle e sulle controversie professionali.

L’iscrizione all’Albo è un automatismo. L’Ordine non ha altro compito che verificare che il richiedente ha  superato l’esame di abilitazione.

I pareri sulle parcelle sono molto diminuiti da quando è stata abrogata la legge che, nel caso di lavori pubblici, subordinava il pagamento della parcella al visto dell’Ordine.  In ogni caso anche la gestione di questa attività è spesso fatta in modo improprio. Tanto che spesso, quando c’è da fare scelte discrezionali, l’Ordine favorisce il proprio iscritto a danno del committente pubblico o privato.

Deontologia. La disciplina è il compito più importante. L’Ordine può condannare un iscritto scorretto sospendendolo dalla attività professionale. Il rispetto della correttezza professionale costituisce una garanzia per il cittadino utente dei servizi professionali.  Oggi l’Ordine dovrebbe  controllare la correttezza del professionista. Ma lo fa effettivamente? Certamente no. Con la scusa della mancanza di denunce, gli Ordini hanno in genere ignorato le scorrettezza professionali commesse dai professionisti coinvolti in casi di corruzione per appalti pubblici, resi a tutti noti dalla  stampa. Incarichi professionali, progetti e collaudi, ricevuti da funzionari pubblici e docenti a tempo pieno, in condizione di incompatibilità e  privi di autorizzazione. Il controllo degli Ordini è latitante anche per le scorrettezze fatte dagli iscritti nella gestione dei permessi edilizi e nella proliferazione dell’abusivismo. Gli Ordini in genere non informano gli iscritti sulla quantità e l’oggetto dei procedimenti disciplinari attivati, né risulta che il Consiglio Nazionale o il Ministero li incitino a dare notizie. Appare evidente che gli Ordini abbiano molta ritrosia nell’aprire procedimenti disciplinari nei confronti dei propri iscritti. Per farsi un’idea basti considerare che i ricorsi al CNAPPC contro le sentenze degli Ordini sono all’incirca 20 all’anno (il dato non è ufficiale). E dato che quasi tutti i professionisti che vengono condannati dall’Ordine fanno ricorso al CNAPPC, si può immaginare quanto sia irrisorio il numero dei procedimenti attivati e delle condanne inflitte dagli oltre 100 Ordini degli Architetti per un totale di oltre 140.000 iscritti.

Tra le scorrettezze che sono tollerate, è consentito che un architetto componente di una commissione consultiva (commissione edilizia) comunale possa presentare progetti nello stesso comune. E’ anche tollerato che un componente del consiglio dell’Ordine o del CNAPPC possa partecipare ad un concorso o gara per la quale il consiglio stesso ha approvato il bando e/o ha nominato un membro della commissione giudicatrice.

La carenza di attività deontologica degli Ordini è grave perché, trattandosi del compito principale dell’Ordine, l’inadempienza costituisce il motivo principale che giustifica l’ipotesi di eliminare l’istituzione.

Ipotesi di eliminazione dell’Ordine e del CNAPPC

Gli architetti possono fare a meno dell’Ordine, ma non possono fare a meno dell’abilitazione all’esercizio della professione.

La professione di architetto esisterebbe anche senza l’Ordine, perché in caso di mancanza dell’Ordine comunque resterebbe l’abilitazione all’esercizio della professione di architetto e di ingegnere. L’abilitazione è nell’art.33 della Costituzione e la sua eliminazione potrebbe richiedere una modifica dell’articolo, cosa molto difficile, vista la complessità della procedura di modifica della Carta Costituzionale.

In mancanza di Ordini, occorrerebbe (come in Gran Bretagna) istituire un Registro Nazionale delle persone che ottengono l’abilitazione all’esercizio della professione di architetto. Presso il Ministero della Giustizia, gestito dal Ministero. In tal modo ogni cittadino o ente può consultare il registro e verificare che una persona è abilitata a fare l’architetto. Lo stesso Registro potrebbe svolgere i procedimenti disciplinari su denuncia di enti o privati,  mediante una commissione nominata dal Ministero, composta anche di membri in rappresentanza della professione.

Al limite il sistema funzionerebbe anche senza il Registro Nazionale, visto che un ente o un cittadino può sempre chiedere all’architetto al quale commette un incarico di mostrare il certificato di conseguita abilitazione alla professione.

Volendo ancora più semplificare, il sistema potrebbe, forse, funzionare anche senza l’abilitazione all’esercizio della professione, qualora si conferisse valore abilitante alla laurea magistrale M4 architettura e ingegneria edile con riconoscimento CEE. In tale caso l’art.33 Costituzione dovrebbe essere interpretato nel senso che il superamento dell’esame di laurea da parte di una Università Statale risponde al dettato dell’art.33.

La spinta europea

Il Rapporto Monti/CE, del 2004,  ha dimostrato che l’Italia è il paese che ha imposto più vincoli alle professioni libere. Obbligo di iscrizione all’Ordine, obbligo di abilitazione all’esercizio, esercizio abusivo sanzionato penalmente, campi di attività esclusivi. In nessun paese la tariffa architetti è approvata per legge nazionale.

Vantaggi e svantaggi della eliminazione dell’Ordine

Di fatto l’Ordine oggi costituisce l’unico riferimento per gli architetti che rappresenta sia a livello nazionale che a livello di regioni, province e comuni. Non c’è dubbio che attraverso gli anni i consigli degli Ordini hanno saputo istituire validi rapporti con gli imprenditori e con gli enti locali. Ciò costituisce un indubbio aspetto positivo che ha consentito una crescita dell’apprezzamento della nostra professione presso l’opinione pubblica. Spesso l’Ordine viene consultato su problemi della città insieme alle rappresentanze dei costruttori, degli artigiani e dei sindacati dei lavoratori edili.

Inoltre l’Ordine svolge una funzione positiva quando organizza attività pubbliche per valorizzare l’architettura e un corretto assetto del territorio. Ma tali attività sono svolte anche da altri organismi come l’Università, l’INU, l’INARCH, Italia Nostra.

Sono utili anche le attività di aggiornamento professionale degli iscritti. Ma tali attività sono in realtà svolte anche dai sindacati dei lavoratori, dei professionisti ecc. oltre che dalle facoltà di architettura e di ingegneria, dalle Regioni e da altre istituzioni.

Tuttavia l’Ordine degli architetti sta perdendo la sua identità. Oggi è purtroppo diventato l’Ordine di sei diverse professioni: Architetti, Pianificatori, Paesaggisti, Conservatori, Pianificatori iunior e Architetti iunior. Un guazzabuglio di professioni accettato dal passato CNAPPC nel 2001,  con l’illusione che il Consiglio Nazionale e gli Ordini sarebbero diventati più potenti raggruppando molte professioni al proprio interno. Illusione condivisa dagli Ordini provinciali. L’Ordine di sei professioni sacrificava gli interessi degli architetti all’interesse della struttura che li rappresenta, gli Ordini e il CNA. A distanza di 10 anni dal 2001 verifichiamo che l’architetto sta perdendo la propria identità. La confusione delle competenze tra architetti quinquennali e architetti iunior sta crescendo; nonostante ciò, non ho notizia di interventi efficaci degli Ordini per il rispetto dei limiti di competenza. L’inserimento dei pianificatori prima o poi proporrà un contenzioso giuridico sulla competenza dell’architetto nel campo dell’urbanistica, visto che questa non è compresa nell’edilizia civile di cui all’art.52 RD 2537/1925. E non sappiamo cosa potrà  venire fuori da future sentenze della magistratura sulle competenze professionali dei conservatori, in danno della riserva di legge spettante agli architetti nel campo dei beni culturali.

E’ sbagliato identificare le professione con l’Ordine. Se mancasse l’Ordine, l’attività professionale di un architetto non cambierebbe in maniera significativa. La progettazione, la direzione lavori, il collaudo, la sicurezza dei cantieri ecc. resterebbero di spettanza degli architetti e degli ingegneri laureati e abilitati. I campi di attività definiti per legge resterebbero tali. L’iscrizione alla Cassa di previdenza sarebbe aperta agli architetti e ingegneri abilitati e in possesso di partita Iva. Certamente sarebbe necessario per gli architetti fare riferimento a proprie associazioni per fare sentire la propria voce, per essere rappresentati. Potrebbero finalmente crescere i Sindacati dei liberi professionisti e dei professionisti dipendenti, costretti oggi a una vita grama proprio dalla concorrenza che fanno gli Ordini tutelando “impropriamente” gli iscritti. Mentre nelle attività culturali potrebbe crescere il ruolo dell’Inarch. Potrebbero nascere o rafforzarsi una o più libera associazione culturale di architetti.

Enrico Milone

29.8.2011