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Ponte si….. ponte no

28 Ottobre 2009

PONTE PONENTE PONTE PPPPIIIIIIII!

Dopo l’ennesima Strage di stato annunciata, quella sul disastro idrogeologico di Messina, puntuale come una rondine a primavera, o se preferite, come le cicale in agosto, si ripresenta la vexata quaestio del Ponte sullo Stretto.

E altrettanto puntualissimo arriva l’annuncio! Il ponte si farà! Anzi le opere partiranno il 23 dicembre e finiranno dopo sei anni. Mitico!!!!

Puntualissime le critiche e le azioni di protesta…..

Per mia natura diffido sempre delle posizioni espresse sull’impeto della tragedia; soprattutto se queste posizioni parlano di tutt’altro!!! Con una reazione di stampo Pavloviano, l’attenzione si sposta immediatamente dalle cause del dissesto idrogeologico (dall’abusivismo e dalla aggressione del territorio, per intenderci) al ponte sullo stretto; nemmeno sono iniziati i lavori, eppure è Lui il grande moloch, la causa di tutti i mali…..

“Piove! Ponte Ladro!”

Se non sono state fatte le opere di messa in sicurezza la colpa è di chi non le ha fatte.

Sostenere che invece ci sia una connessione di causa ed effetto con un’altra opera, che ha l’unica colpa di essere geograficamente vicina, è una emerita stupidaggine, che non risolve né il problema del dissesto né quello dello stretto.

Per l’occasione rispolvero un libercolo che mi è capitato tra le mani pochi mesi orsono scritto da Giuseppe Cruciani, edito da Rizzoli, e dal titolo eloquente: “Questo ponte s’ha da fare”.

ponte1

Chiarisco subito il mio “ponte” di vista;

per me il Ponte s’ha da fare!!!!

E parlo a titolo personale…… personalissimo!!!

Quindi sulla falsa riga del citato saggio provo a riepilogare alcuni dei principali aspetti che per un verso o per un altro rendono questa opera particolarmente emblematica dell’agire italiano sulle opere pubbliche, e del perché, infine, ritengo che questa sia un’opera che come tante altre debba essere, nonostante tutto, realizzata.

L’immobilismo decisionale.

È vizio tutto italiano di non decidere mai nulla su nessuna delle opere che si ritengono necessarie per la collettività; il Ponte è solo la punta di diamante di un intero sistema ormai al collasso che non sa portare avanti una sola opera di ampio respiro in tempi ragionevolmente accettabili.

Non decidere, non prendersi responsabilità, in nessun caso; e se per caso qualcosa dovesse, miracolosamente essere avviata, lavorare ad un estenuante tira e molla, fatto di annunci, propositi, contestazioni, veti incrociati ed altri sistemi coercitivi; e se per caso un’opera parte e i lavori vanno avanti, c’è sempre una sovrintendenza, o un qualsiasi altro ispettorato od ente tecnico, che dovrà dire la sua, verificare, approfondire, affossare; una volta passate anche queste forche caudine c’è sempre un comitato locale pronto a incatenarsi per il bene e la salute pubblica.

Ma non disperiamo: “Del futur non v’è certezza!” basta infatti un cambio di governo, o anche di amministrazione locale, o di un semplice geometra all’ufficio tecnico, che ecco il potente di turno deve vederci chiaro, perché chi lo ha preceduto avrà certamente sbagliato tutto, allora fermiamolo questo tutto! occorrono verifiche, controlli, approfondimenti: “qui ci vuole una commissione!!!!”

Magari solamente perché l’appaltatore non è amico del potente di turno finisce che si rimescolano le carte. Il tutto magari solo per distribuire risorse a qualche amico consulente …..

Cosi, opere ferme, commissioni di controllo, pareri, proteste, sit in, verifiche, ed opere che costantemente ed immancabilmente finiscono nel cassetto; e cittadini che nel frattempo vengono defraudati, sistematicamente privati del loro primario diritto civile; il diritto a vivere in una società dove si realizzano opere, tendenzialmente fatte per migliorare le loro condizioni di vita.

L’elenco delle opere incompiute è sterminato; ognuno di noi ne avrebbe un buon numero da raccontare, grandi e piccole. L’ammontare dei soldi spesi per valutazioni preliminari, progetti studi di fattibilità anche; vogliamo veramente aggiungere altro?

Voi direte: “allora lo vedi che il Ponte non che un’altra macchina per speculare? Un altro generatore di commissioni?”. Certo! Ma non è questo un motivo per decidere di non realizzare un’opera: io mi batto perché le procedure siano più trasparenti, perché abbiano tempi certi, perché le opere vengano progettate e valutate approfonditamente con un chiaro ed evidente processo di approfondimento. Dobbiamo rinunciare ad un opera solo perché, c’è il pericolo di speculazioni politiche?

Decidere una volta per tutte.

C’è poi un altro aspetto emblematico, l’assoluta incapacità anche di dire no, per sempre; e che non se ne parli più per almeno 20 anni; almeno finché non cambia la tecnologia, finché non si presentano diverse condizioni al contorno.

Nella storia del ponte si sono presentate numerose imprese straniere (famoso l’interessamento dei giapponesi), perché si sono rifiutai di andare avanti? Perché hanno deciso di abbandonare questa gallina dalle uova d’oro (dove i privati che investono, non rischiano niente…… così si dice)?

Incertezza! Un’opera può costare anche tanto, ed avere tempi di ritorno anche lunghi, ma alla fine c’è sempre un punto di equilibrio che la rende appetibile (un finanziamento europeo, una partecipazione pubblica, l’allungamento della concessione); quello che non è accettabile è l’incertezza; con quali garanzie un’impresa è disposta ad investire in Italia…. Non certo con questa classe politica, incapace di prendere una decisione univoca e di lungo respiro; persino nel terzo mondo, in paesi meno sviluppati, ci sono più certezze: se si decide di costruire una diga, si parte e si realizza.

Invece comunque e sempre l’Indecisionismo colpisce anche quando si vuole dire NO!

Voi capirete, anche per dire chiaramente no ad una opera ci vuole una forte assunzione di responsabilità: “fosse che avevano ragione quegli altri”, “fosse che poi l’opera mi torna comodo ripescarla”. Per cui la regola è, dimenticare, sorvolare…… d’altronde anche dopo lo stop del governo Prodi, la Società Stretto di Messina, mica è stata mai smantellata……..

IL BENALTRISMO

“Si ma ci sono opere più importanti……”, “prima la viabilità ordinaria…..”, “eh ma la sicurezza idrogeologica……”

Il Benaltrismo è una pratica molto diffusa, e guarda caso si utilizza sempre e solo per bloccare. Poi guarda caso di quelle opere tanto urgenti ci si dimentica subito;

e comunque ci sarà sempre qualcosa di più urgente.

Con questo criterio allora dovremmo metterci subito tutti il saio ed emigrare in africa a fare i missionari (cosa c’è di più urgente dei bambini che muoiono di fame?); con questo criterio perché discutere se ricostruire un centro storico “com’era, dov’era”; perché realizzare un nuovo museo, dovunque esso sia, perché una nuova chiesa? il raddoppio del GRA? si doveva evitare; l’alta velocità Roma Milano? Inutile; l’autostrada del sole? Che l’hanno fatta a fare?

Nella gara al benaltrismo c’è e ci sarà sempre qualcuno che la sa meglio, qualcuno che avrebbe saputo fare meglio di te…… questo gli architetti lo dovrebbero sapere bene.

Le opere, i progetti, si valutano e si decide se farli, per se stessi, per come si presenta il problema e per come si ritiene di essere in grado di risolverlo; le risorse economiche si trovano di conseguenza e mi dispiace per i dissesti idrogeologici, ma si tratta di capitoli e modalità finanziarie fondamentalmente diversi. Mentre con il criterio del benaltrismo si costruisce solo il nulla.

Costa troppo non è autofinaziabile

Che c’entra? Da quando in qua un’opera “Pubblica” si realizza solo per la sua convenienza economica? Ci sono i fondi europei, c’è la partecipazione dei privati (certo sicuramente potrebbero rischiare qual cosina di più…..); è un’opera che si giustifica ben al di là delle sue implicazioni strettamente economiche. È un’opera che si colloca strategicamente all’interno di uno dei più importanti assi viari europei, il Corridoio 1 (da Palermo a Berlino). Ora poiché non siamo sul tratto centrale, l’opera è meno importante? Meno strategica? Cioè, poiché siamo in periferia non vale la pena di realizzare opere importanti? Poiché il Sud d’Europa è arretrato allora tanto vale lasciarlo stare?

Un po’ come dire: facciamo la metropolitana da Termini ad Anagnina, ma siccome l’ultimo tratto è più costoso, quello lo lasciamo perdere……

Ma poi chi lo dice che costa troppo? Qual è il criterio? rispetto a cosa? Quanto è costato il tunnel del Monte Bianco? Quanto il tunnel nella Manica? Quanto costa un lancio di un satellite? Quanto costa la metropolitana di Roma?

Di sicuro costa tanto, non è da nascondere; ma siamo sicuri che per un’opera tanto eccezionale il fattore economico sia valutabile con criteri ordinari?

La Cattedrale nel deserto

Non c’è definizione tanto errata per sostenere che un’opera è inutile: tutte le cattedrali sono “nate nel deserto”, semmai le opere di una cattedrale sono state spesso la spinta e il motore, in economia si dice volano, per sollecitare altre opere, attirare investimenti.

In altri ambiti si dice che è l’offerta che genera la domanda.

Spesso si cita la SARC come esempio; o in generale l’assenza di altre infrastrutture in Sicilia per dire che questa non serve proprio; ma non sarà vero il contrario? Cioè che proprio la presenza di un opera come il ponte potrebbe costituire una spinta forte ad investire nel sud, a realizzare altre opere complementari?

Il danno per l’ambiente

Qui non faccio testo: a me piacciono i viadotti; li trovo l’espressione massima della capacità umana di creare il nuovo dal nulla. Li ammiro come i paesaggisti ammirerebbero gli acquedotti romani. Come loro ammiro le ville e i casali di campagna, la muraglia cinese, il tunnel della manica, i terrazzamenti liguri, i sassi di Matera, il canale di Panama, le miniere di carbone etrusche, le regge francesi ecc.

Se poi per tutela dell’ambiente vogliamo dire che l’ombra del ponte spaventerà i pesci, alzo le mani….

In ogni caso gli studi ci sono, le obiezioni ambientali non sono banalità e dovrebbero essere prese in considerazione, ma non mi dite che

Intanto i traghetti che attraversano lo stretto sono ad impatto zero……

La mafia

Aah! beh! allora ditelo subito! Se c’è infiltrazione mafiosa che ne parliamo a fare? Anzi, che ci andiamo a fare in Sicilia, tanto sono tutti mafiosi; chiudiamo tutto e andiamocene! Anzi togliamo pure i traghetti, tanto saranno gestiti dalla mafia pure loro. Le opere di sicurezza idrogeologiche? Ma no! non ne parliamo, tanto poi le imprese che le realizzano saranno sicuramente mafiose.

È rinunciando a fare le cose, che si consegna il territorio alle organizzazioni criminali. Non voglio dire che non ci sia il rischio, ma questo non deve essere motivo di blocco, deve anzi essere uno stimolo, una sfida; un voler dire ecco non ci credeva nessuno e invece siamo venuti qui a realizzare l’impossibile di fronte ai vostri occhi, laddove nessuno credeva fosse possibile. Laddove la gente fugge perché non ha speranza, dove tutto è vincolo e immobilismo abbiamo realizzato il massimo, perché il massimo è tra di noi e noi possiamo aspirare al massimo.

Concludendo

Veniamo al punto. Per me il ponte è un’opera importante, una tra le tante che mancano all’Italia; come la TAV, come i vari passanti e varianti di valico, come le metropolitane urbane, come il raddoppio della A1 tra Firenze e Bologna; come gli aeroporti di tutte le nostre città, come il raddoppio della SARC; un’opera tra le tante di cui l’Italia ha un disperato bisogno. Ne ha bisogno perché soffoca nelle mille frammentazioni della gestione pubblica del territorio; soffoca per assenza totale di infrastrutture, perché mentre tutto il mondo accelera noi restiamo al palo, incapaci di pensare a qualcosa che vada al di la della prossima settimana.

È un’opera che serve a tutti sia perché per rilanciare un’economia servono infrastrutture, sia perché è un’opera ad alto valore simbolico; serve a Messina e Reggio, serve al Sud, serve all’Italia, serve persino all’Europa per completare uno degli assi principali di attraversamento nord sud (che facciamo ci scordiamo l’ultimo miglio?).

Con questo sono sicuro che è un’opera difficile, scomoda per tanti aspetti, su cui bisogna avere molta cautela, molta attenzione, molta trasparenza; che ha un’alta probabilità di diventare un’opera speculativa, mal gestita, che avrà un impatto non indifferente sul territorio.

Nessuna delle difficoltà sinora citate od emerse, giustifica il non fare. Semmai ogni obiezione è una sfida a fare bene, un punto di attenzione; nessuna impresa di modernizzazione; nessuna innovazione è stata mai semplice, per il semplice fatto che nessuno aveva mai percorso quella strada; per una volta l’idea che in Italia si possa fare qualcosa da molti ritenuto impossibile è in realtà un messaggio di speranza!