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Amate l’Architettura ha un nuovo Presidente

Il nuovo presidente del Movimento “ Amate l’Architettura” è l’architetto Giulio Paolo Calcaprina, libero professionista iscritto all’Ordine degli architetti di Roma, non fa parte di commissioni edilizie, nè occupa alcuna posizione all’interno di istituzioni.

La nuova direzione del Movimento si propone di dare voce ai professionisti che in questi anni ritengono di non aver trovato alcuna tutela presso le proprie istituzioni di riferimento. In una congiuntura storica di grande difficoltà per i professionisti, tra la stupefacente inerzia e l’assenza  di azioni significative di CNA, Ordini professionali e sindacati, Amate l’Architettura non si limita a promuovere il  dibattito, ma ritiene di dover progettare azioni concrete, avvalendosi, per la comunicazione, dei social network facebook e Linkedin e del blog che ha una media di 30.000 visite/mese.

Per le azioni sul territorio nazionale, il Movimento Amate l’Architettura si coordina con 150K architetti (link), una piattaforma libera che riunisce architetti, rappresentanti di associazioni di architetti e giovani che stanno accedendo alla professione.

Amate l’Architettura ringrazia Marco Alcaro – che continuerà  il suo lavoro nel direttivo – per aver guidato il Movimento dalla sua fondazione ad oggi.

LE RAGIONI DI UN IMPEGNO

di Giulio Paolo Calcaprina

Sono passati quasi quattro anni dalla nascita di Amate l’Architettura e, come è naturale che sia, c’è stato un avvicendamento nella presidenza.

Sono un libero professionista, non ho alcun incarico nell’ambito del mio Ordine, non faccio parte di commissioni edilizie, non traggo vantaggio da alcuna “rendita di posizione” all’interno di istituzioni.

Sono stato scelto dal consiglio direttivo di Amate l’Architettura non perché io abbia proposto una particolare linea politica, ma perché sono l’espressione di una modalità partecipata e collegiale di condivisione del lavoro che si è sviluppata all’interno del gruppo dirigente.

Sono un convinto sostenitore dell’orizzontalità, della democrazia partecipata. Voglio un’associazione che sia inclusiva e non esclusiva.

Quando abbiamo cominciato il nostro lavoro, nel 2008, avevamo in mente di promuovere l’Architettura contemporanea, schiacciata dal nostro glorioso passato e dall’incuria attuale.

Tuttavia, quasi subito, ci siamo resi conto che in Italia non si può parlare di Architettura (contemporanea o no) se non si creano le condizioni necessarie al lavoro degli architetti.

Così abbiamo ampliato la nostra “ragione sociale”.

Attraverso le lettere e le denuncie, attraverso alleanze con i comitati cittadini, mediante l’istituzione di concorsi, lezioni nelle scuole, Forum nella festa dell’Architettura, ma soprattutto attraverso i nostri canali informativi (il blog, la pagina Facebook e quella Linkedin) abbiamo cominciato a fare quello che gli altri non fanno nell’architettura italiana: metter in luce i meccanismi, i retroscena, la palude delle connivenze e dell’opacità che permea il contesto architettonico italiano.

Progressivamente il blog è diventato una piazza virtuale libera e riconosciuta dove sono stati affrontati argomenti di attualità, anche scomodi, e dove tutti, anche i nostri avversari, hanno potuto esprimersi liberamente.

Le classifiche dei blog di architettura, che ci inseriscono stabilmente nei primi posti delle classifiche, al livello di siti professionali, vere “corazzate” come quelli di Abitare e del Giornale dell’Architettura, ci danno il parametro di quanto abbiamo costruito finora.

Vorrei essere il fautore di un’evoluzione dell’operato del Movimento. Vogliamo potenziare i nostri canali informativi, vogliamo proporre azioni di lotta su scala nazionale, vogliamo raccogliere tanta indignazione, voglia di fare e di cambiare che c’è tra gli architetti.

Vogliamo tornare anche a parlare di Architettura – pratica che abbiamo un po’ trascurato – ma a modo nostro: ragionando sulle criticità e sulle contraddizioni di un sistema: nell’ambito della critica, nella promozione e nelle istituzioni a servizio della diffusione della cultura architettonica.

Dopo decenni di muta acquiescenza al potere, la società italiana si sta svegliando. Noi vogliamo fare la nostra parte nel nostro ambito e per fare questo cerchiamo l’aiuto di tutti coloro che vogliono tornare a fare architettura con decoro, a lavorare con dignità.

Cerchiamo adesioni e contributi specialmente tra i giovani colleghi e laureandi, che riteniamo siano quelli che stanno pagando – e pagheranno – il prezzo più alto di questo stato di cose.

Vi aspettiamo. Un saluto a tutti.

“Chiamata alle armi”: rete 150K

Con questo post, parte quella che definiamo la fase 2 del progetto della Rete 150K, diretta conseguenza dell’assemblea aperta che abbiamo tenuto a Roma lo scorso 8 febbraio 2012.

150k

Per chi non ricordasse o non sapesse che cosa è la Rete 150K:

è una rete di professionisti che vuole rappresentare un luogo di confronto, attraverso un processo partecipato ed inclusivo, per recepire e coadiuvare le istanze degli architetti italiani al fine di promuovere l’architettura, la gestione del territorio e la valorizzazione delle risorse intellettuali.

I principi fondativi sono:

Inclusività:  rete150K vuole essere uno strumento di connessione di gruppi e persone con punti di vista diversi ed eterogenei;

Ascolto: rete150K vuole permettere un confronto non pregiudiziale né ideologico delle idee;

Apertura:  rete150K vuole creare le condizioni di convergenza su temi fondamentali, per l’architettura e per tutti coloro che operano nel campo;

Propositività:  rete150K vuole promuovere il confronto su temi determinati, come proposte di legge, emendamenti, linee guida e, dopo una fase di analisi collettiva, vuole produrre documenti largamente e democraticamente condivisi da sottoporre all’esecutivo politico, ai propri rappresentanti, ai cittadini;

Trasparenza: tutte le procedure ed i passaggi all’interno di 150K devono potere essere accessibili dagli utenti iscritti alla rete.

Rete 150k si è data alcune Regole:

Possono aderire alla rete150k tutti i professionisti, Enti, Istituzioni, Associazioni che desiderino contribuire a restituire dignità e ruolo sociale alla figura dell’architetto e dei professionisti coinvolti nella produzione di architettura, in maniera attiva, propositiva, partecipata;

La rete150k promuove dal basso azioni e proposte concrete di sensibilizzazione sia presso le istituzioni pubbliche e private che presso la cittadinanza;

incoraggia la partecipazione e l’espressione dei singoli professionisti per dare loro modo di avere voce e di confrontarsi direttamente;

non ha finalità di lucro ma promuove azioni di raccolta di fondi sia per le proprie finalità che per quelle dei propri aderenti nello sviluppo di iniziative coerenti con i propri obbiettivi;

tutti gli aderenti alla #rete150k sono liberi di proporre ed organizzare un’iniziativa, utilizzando il nome e il marchio della rete a condizione che siano garantiti i principi generali.

La rete150k ha bisogno del contributo di tutti per accrescere, ampliare e approfondire questi temi e individuarne altri insieme.

I PROSSIMI PASSI

La Rete 150K vuole organizzare Assemblee aperte come nell’evento di febbraio a Roma, l’esperienza della riunione di Roma dell’8 febbraio 2012 può essere replicata in altre città d’Italia. Stiamo lavorando per organizzare la prossima assemblea a Milano, in autunno. L’obiettivo è di creare un effetto “virale” e a fare sì che tutti si possano appropriare della Rete 150K secondo le modalità che abbiamo impostato (connettività e neutralità). La rete 150K è open source ma segue regole definite.

Stiamo formando dei gruppi di lavoro, su temi ben definiti, sia d’urgenza che di strategia a lungo termine per arrivare, in tempi stabiliti, a formulare proposte precise, largamente condivise. In caso di gruppi di lavoro già esistenti, come è emerso dall’assemblea, questi saranno messi in rete (se lo vorranno), sostenuti e proiettati su una dimensione nazionale.

Implementeremo inoltre la nostra piattaforma telematica, già creata, dove, con l’aiuto di tutti, potranno convergere documentazioni, riflessioni, proposte da tutti i componenti della rete. Questa documentazione sarà al tempo stesso un volano di idee e di conoscenza ma anche una patente di autorevolezza per le iniziative e gli studi che verranno promossi.

Per i motivi su esposti chiediamo a tutti di aderire a 150k richiedendo al nostro indirizzo e-mail rete150k@gmail.com il modulo di adesione che, una volta ricevuto, dovrà essere reinviato in allegato, compilato e firmato.

Ti ricordiamo infine che:

la piattaforma telematica della Rete 150K con i documenti prodotti finora si trova all’indirizzo:

http://www.thinktag.it/it/groups/rete-150k

La registrazione dello streaming dell’assemblea pubblica dell’ 8 febbraio 2012 è visibile all’indirizzo:

http://www.livestream.com/rete150k

L’indirizzo e-mail ufficiale per le comunicazioni con la Rete 150K è:

rete150k@gmail.com

Grazie per l’attenzione, invitiamo tutti ad aderire.

Gli architetti italiani sono ormai degli Zombies

Un recente articolo di Ilenia Cicirello pubblicato su lavoripubblici.it, ci dimostra ancora una volta, ciò che ormai denunciamo da tempo, la scomparsa degli architetti liberi professionisti in Italia.

Nell’articolo si fa riferimento a un piano Nazionale predisposto dal Governo all’interno del Decreto Sviluppo per lo sviluppo e la riqualificazione delle città, in cui sono citati tutti tranne i professionisti.

La cabina di regia è formata da rappresentanti di Regioni, Ministeri, Società di Investimento ma si sono guardati bene dal coinvolgere il mondo dei professionisti.

Il futuro è ormai nelle mani delle grandi società, delle imprese di costruzione e nessuno vuole perdere più tempo con qualcuno che svolge un lavoro intellettuale, tutto si basa sul mercato.

Nel frattempo gli Ordini professionali e il nostro CNA si preoccupano di come poter mettere ulteriori tasse e gabelle sui professionisti e fare soldi con la formazione continua obbligatoria, ci si mette poi anche la Fornero a darci il colpo di grazia con la cassa di previdenza, a luglio verrà approvata una riforma che dimezzerà le nostre pensioni aumentando i contributi minimi da versare e togliendo di fatto la pensione minima.

Il fantomatico Decreto che doveva riformare gli Ordini professionali, creati nel ventennio fascista con un regolamento del 1925, si riduce all’inserimento dell’assicurazione obbligatoria, alla formazione continua per tutti gli iscritti all’ordine, alla completa liberalizzazione della pubblicità e di conseguenza della deontologia all’inserimento del tirocinio obbligatorio, per il momento gratuito, di tutti i nuovi iscritti.

Non vengono risolti minimamente i problemi relativi alle competenze professionali, agli incarichi pubblici, ai concorsi di progettazione, alla formazione universitaria, alla legge per l’architettura, alle normative pazze e a molto altro.

I professionisti ringraziano e si organizzano per trovare un altro lavoro dopo aver studiato diversi anni e aver provato a fare la libera professione.

La cosa che più ci rattrista è vedere colleghi, che siedono da decenni sulla poltrona di Consigliere o Presidente di un Ordine o di un Consiglio Nazionale, impiegare il loro tempo, non nel cercare di risolvere i nostri problemi opponendosi a una politica sempre più cieca di fronte all’Architettura, ma nel trovare il sistema per cacciare un iscritto che non è in regola con l’assicurazione professionale o con la formazione obbligatoria, poi i colleghi delinquenti che compiono reati nessuno li tocca e continuano a lavorare indisturbati.

Serve una mobilitazione di tutti gli iscritti se non vogliamo morire lentamente.

Amate l’Architettura aderisce all’appello del Quinto Stato contro il ddl Fornero per una nuova idea di lavoro e welfare

I lavoratori autonomi in Italia non hanno alcuna garanzia, il nostro futuro è incerto, oggi non abbiamo un reddito dignitoso e domani non avremo una pensione, il nostro lavoro intellettuale non viene riconosciuto e vuole essere confuso con il mercato.

Non possiamo più assistere immobili alla nostra distruzione, dobbiamo reagire, per questo Amate l’Architettura ha aderito all’appello del Quinto Stato contro il ddl Fornero per una nuova idea di lavoro e welfare, che sarà presentato a Roma:

Sabato 5 Maggio, ore 09,30

presso la Città dell’Altra Economia
Largo Dino Frisullo – Ex Mattatoio

vedi link

Questo è il momento di promuovere, oltre i confini delle singole categorie, la consapevolezza di un obiettivo comune, una coalizione del lavoro indipendente e precarizzato.

Vi invitiamo a partecipare e a sottoscrivere l’appello.

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Professional day: un flop annunciato

E’ stato davvero desolante partecipare alla manifestazione di oggi a Roma all’Auditorium della Conciliazione.

Il professional day era stato annunciato da tempo, ma la totale mancanza di comunicazione e le modalità di organizzazione dell’evento, senza coinvolgere minimamente gli ordini provinciali, le associazioni, gli iscritti, avevano fatto capire in anticipo che sarebbe stato un fallimento.

Per il solito balletto di gelosie, invidie, giochi di potere, i Consigli nazionali non hanno collaborato con gli ordini provinciali, le casse non si sono impegnate a fare un’adeguata comunicazione agli iscritti, nessuno ha mandato una sola mail agli iscritti per invitarli a partecipare, sembrava che tutti avessero l’interesse a far fallire la manifestazione, è stata la dimostrazione dell’inutilità di questi organismi che ci rappresentano e che ci costano.

Tutto mi sarei aspettato, ma vedere che il CUP (Comitato Unitario Professioni) che coordina più di 20 tra Federazioni e Consigli Nazionali che rappresentano tutti i professionisti italiani (2.100.000 persone) non sia riuscito, in un momento come questo di fortissimo attacco alle professioni, a riempire una sala di 1.000 persone, dimostra la totale assoluta mancanza di rappresentatività.

Gli iscritti non si sentono minimamente rappresentati da un organismo che non condividono, del resto gli ordini non rappresentano soltanto i liberi professionisti, ma anche i dipendenti pubblici e privati e altri.

Sul sito del CUP fino a ieri scrivevano:” Si svolgerà in tutta Italia il prossimo 1 marzo la più grande manifestazione di ogni tempo dei professionisti ordinistici con sedi in tutte le città d’Italia, in collegamento con la sede centrale di Roma”.

Oggi dovrebbero scrivere il più grande flop di tutti i tempi, altro che giornata dei professionisti è stato il funerale dei professionisti, sembrava di stare sul Titanic che affonda con la banda che continua a suonare.

E’ stato davvero desolante arrivare alle 10.00 e vedere la sala praticamente vuota, alle 10.40 sono iniziati i lavori con meno di 500 persone presenti e abbiamo assistito alla passerella dei Presidenti Nazionali che hanno fatto la loro vetrina senza fare affermazioni degne di nota, i consulenti del lavoro hanno parlato più di tutti ben 4 interventi, del resto il Presidente del CUP Marina Calderone è Presidente Nazionale dei Consulenti del Lavoro.

Hanno sfilato: biologi, agronomi, periti tecnici, notai, ingegneri, architetti, commercialisti, giornalisti, farmacisti, medici, veterinari, un gran calderone organizzato non a caso dalla Calderone, in cui sono state accostate professioni che non hanno nulla in comune con problemi e esigenze completamente diverse.

I pochi politici intervenuti hanno fatto dichiarazioni scontate e di facciata, non c’è stato un solo intervento decente e in linea con una manifestazione che doveva rappresentare il forte disagio che stanno vivendo in Italia i professionisti.

Naturalmente non ne hanno parlato i telegiornali, i siti web dei quotidiani, come se non fossimo esistiti.

  • Bisognava gridare con forza l’importanza delle professioni intellettuali in Italia che dovrebbero rimanere libere e non sotto ricatto di un padrone;
  • bisognava denunciare con forza la drammaticità della condizione in cui versano migliaia di giovani professionisti;
  • bisognava denunciare con forza l’assurdità delle leggi che ci riguardano;
  • bisognava rivendicare con forza l’enorme differenza tra un attività professionale e un’attività commerciale;

bisognava fare molto altro, ma niente di tutto questo, qualche video intervista, qualche giovane buttato li per caso, ma una manifestazione davvero inutile.

L’intervento del nostro Presidente del CNA è stato poi disarmante, tutto ciò che è stato capace di dire in quei pochissimi minuti a disposizione (2 o 3) è che noi architetti dobbiamo rinunciare a qualcosa e che in Italia se si interviene sugli edifici esistenti con tecnologie bioclimatiche si possono risparmiare 8 centrali nucleari.

E’ la dimostrazione che siamo alla frutta.

Noi architetti non abbiamo nessuno che ci rappresenta, gli ordini, i Consigli Nazionali sono degli zombie che camminano, noi di amate l’architettura ci stiamo provando a creare qualcosa che ci possa rappresentare, la rete 150K nasce per questo, facciamoci le nostre proposte e presentiamocele da soli, non possiamo farci più tutelare da questi personaggi che si sono visti oggi a Roma, è necessario però l’impegno di tutti se vogliamo salvarci.

Non voglio essere pessimista, ma ho l’impressione che siamo una razza in via di estinzione, c’è chi, come ultimo atto disperato, si rivolge al Presidente della Repubblica, ma ormai ci vorrebbe un miracolo!!!

150K ARCHITETTI fase 2

12 febbraio 2012

Mercoledì 08 febbraio 2012 si è svolta a Roma l’Assemblea 150K ARCHITETTI, un nuovo modo di risvegliare le coscienze dei professionisti, in questo difficilissimo momento storico, per dare un segnale alle istituzioni e ai nostri rappresentanti negli Ordini, Consigli Nazionali e Sindacati, in cui ci riconosciamo sempre meno.

Si apre un dibattito aperto a tutti, si avvia un lavoro sfruttando le nuove tecnologie per definire proposte concrete da presentare agli organi competenti.

All’Assemblea hanno partecipato più di 150 persone, più altri collegati on line in streaming, sono intervenuti più di 30 colleghi giunti anche da milano, torino, brescia, arezzo, firenze, pescara, palermo e altri in collegamento via skype, tra cui consiglieri e presidenti di ordini professionali, rappresentanti di sindacati e istituzioni, e personalità del mondo della cultura e della politica, tra cui Umberto Croppi e Francesco Polcaro.

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Sono stati trattati i 5 temi previsti ( Riforma degli Ordini professionali – Incarichi pubblici – Università e formazione – inserimento dei giovani nel mondo del lavoro – Modelli di gestione del territorio), auspicando un rinnovamento e una rivalutazione della figura dell’architetto in Italia.

L’assemblea si propone di creare una piattaforma telematica, che sfruttando la tecnologia ThinkTag, per la condivisione di informazioni in rete, porterà avanti gli obiettivi emersi dalle discussioni, suddivisi per aree tematiche tra cinque gruppi di lavoro.

RIVEDI 150K ON LINE

L’8 febbraio è stato soltanto l’inizio di un processo che andrà avanti , “la Rete 150K” è un catalizzatore / aggregatore.

Catalizzatore perché è un “additivo” in dosi minime che, nelle nostre intenzioni, dovrebbe far partire una reazione.

Aggregatore perché è la sua funzione specifica: aggregare le forze innovatrici tra gli architetti, troppo frammentate tra loro.

Perché è esattamente questo di cui hanno bisogno, in questo momento, gli architetti italiani.

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Non è un sindacato né un’associazione. E’ uno strumento di connessione, di amplificazione, di facilitazione allo scambio di esperienze ed un laboratorio dove gruppi ed entità, con caratteristiche differenti, possono dialogare (in campo neutro perché gli architetti sono gelosi della primogenitura delle loro iniziative) e formulare proposte largamente condivise su temi urgenti, come, per esempio, le liberalizzazioni, gli Ordini professionali (dai primi spunti emersi dall’Assemblea) o su proposte di più ampio respiro, che orientino l’azione politica degli architetti negli anni a venire nei confronti delle istituzioni e della società.

Alcuni colleghi, prima e dopo l’Assemblea, hanno criticato “l’ottica grandangolare” che abbiamo cercato di dare all’Assemblea definendola generica. L’hanno anche definita ecumenica e perciò inconcludente.

Senza entrare nel merito dei risultati esigui finora ottenuti da chi ha voluto attenersi alle sole rivendicazioni di categoria, a costoro rispondiamo che è una idea da sindacalisti, senza con ciò volere sminuire il ruolo che hanno i sindacalisti, che ripetiamo, non è quello della rete.

Infatti, come si fa a combattere una battaglia, urgentissima, per i diritti, le competenze, la sopravvivenza della nostra categoria senza chiederci come si debba adeguare l’architetto per rispondere ai bisogni della società, quale sia l’idea di architettura, intesa in senso ampio, come gestione del territorio, che dovremmo proporre e difendere, anche con i denti?

Dobbiamo interrogarci su quali sono le competenze degli architetti, anche a fronte di una domanda altamente specializzata a cui si sono sono adeguate le facoltà di ingegneria ma non quelle di architettura.

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Inoltre una categoria che non si interroga sulle sue prospettive future, al di là dell’emergenza in cui sta vivendo come può sopravvivere?

Non può, perché di questa categoria viene a mancare il ruolo sociale, come sta avvenendo da molti anni per gli architetti.

Dall’Assemblea è emerso, drammaticamente, il tema della rappresentanza. Non abbiamo ancora cominciato a riordinare i contributi degli intervenuti, ma l’impressione è stata che circa la metà degli interventi ha messo l’accento sul problema gravissimo della mancanza di rappresentanza degli architetti presso le sedi politiche.

Se gli Ordini non sono preposti a questa funzione, se i sindacati finora sono stati ininfluenti perché erosi dal potere degli Ordini e perché divisi tra loro, è necessario allora che la base torni ad esprimersi, a coinvolgersi e  a legittimare chi sarà scelto per trattare con le istituzioni.

Ecco a cosa serve un aggregatore.

Ma un aggregatore , per esempio, serve anche a trovare la formula di una formazione universitaria che non leda le aspettative di chi si iscrive e al contempo risponda alle richieste del mercato e della società civile. Oppure serve a veicolare l’idea, tra i tecnici e la gente comune, che quello che rimane del nostro bel territorio, deve essere gestito con strumenti nuovi, perché quelli esistenti sono un invito all’abusivismo. Non vogliamo dilungarci sugli innumerevoli campi in cui gli architetti dovrebbero tornare a proporre dei modelli alla società.

Noi abbiamo cercato di dimostrare come si usa questo strumento che abbiamo creato e alcune persone, con nostra grande soddisfazione, ha colto questa nostra impostazione. Un collega ha scritto sulla nostra pagina Facebook: “ci sono stati momenti di autoreferenzialità da parte di qualcuno, ma mi piace sottolineare che fra questi non comparivano i contributi di Amate l’Architettura che ha tenuto un basso profilo facendosi ospite esemplare.”

Questo vuol dire, in sintesi, che terremo sempre distinta l’azione di Amate l’Architettura che è, a volte, anche dura e di parte, dall’uso della Rete 150K che per sua natura deve essere uno strumento neutro. All’interno di questo strumento, alla pari degli altri, Amate l’Architettura cercherà di promuovere le sue proposte, sperando che siano condivise e condivisibili.

Questo vuol dire anche che la Rete 150K sarà uno strumento che potrà essere gestito da chiunque voglia dedicarci tempo e risorse.

I prossimi passi

La nostra azione, come già accennato in precedenza, continuerà con queste modalità:

1)            estensione della rete: alcuni colleghi vogliono replicare eventi come quello che abbiamo organizzato in altre città d’Italia. Noi puntiamo a creare un effetto “virale” e a fare sì che tutti si possano appropriare della Rete 150K secondo le modalità che abbiamo impostato (connettività e neutralità). La rete 150K è open source ma segue regole definite.

2)            Creazione di gruppi di lavoro, su temi ben definiti, sia d’urgenza che di strategia a lungo termine per arrivare, in tempi stabiliti, a formulare proposte ben precise, largamente condivise. Questo vuol dire che se esistono gruppi di lavoro già esistenti, come è emerso dall’assemblea, questi saranno messi in rete (se lo vorranno), sostenuti e proiettati su una dimensione nazionale.

3)            Implementazione della piattaforma telematica già creata dove, con l’aiuto di tutti, potranno convergere documentazioni, riflessioni, proposte da tutti i componenti della rete. Questa documentazione sarà al tempo stesso un volano di idee e di conoscenza ma anche una patente di autorevolezza per le iniziative e gli studi che verranno promossi.

4)            Creazione di reti professionali operative, come proposto dal gruppo Amo l’Architettura, su temi o campi professionali o progetti definiti. Proposti dagli utenti stessi nell’intento di coinvolgere gli altri utenti interessati e competenti nel settore specifico per aiutare gli studi nella crescita professionale sfruttando la sinergia promossa dalla rete.

L’anno che verrà …

E’ iniziato 2012, auguro un buon anno a tutti, ma non sarà un anno facile.

Ci attende un anno importante per noi Architetti e liberi professionisti, il 2012 sarà l’anno in cui si dovranno riformare gli Ordini professionali, (entro agosto 2012 come previsto nel decreto Monti e nelle manovre precedenti), se non lo si farà gli Ordini professionali potranno essere cancellati !!

Vi ricordo che la legge che istituisce e regolamenta le professioni di ingegnere e architetto, ha quasi un secolo (R.D. 23 ottobre 1925, n. 2537) e credo che sia arrivato il momento di riscrivere una norma che è stata fatta quando in Italia c’era ancora il Re.

Dobbiamo riformarci se non vogliamo scomparire.

Mi auguro che il CNA si attivi rapidamente per la riforma degli Ordini, che coinvolga il più possibile gli Ordini provinciali e la base degli iscritti, organizzando delle Assemblee aperte a tutti e che si faccia una riforma radicale e duratura come ne abbiamo bisogno.

Il 2012 sarà anche l’anno in cui la nostra cassa professionale di previdenza Inarcassa, dovrà rispondere, insieme alle casse private delle altre professioni, all’attacco sferrato dal Ministro Fornero e reso esecutivo dall’art. 24 comma 24 del Decreto Monti che impone un ultimatum difficilmente realizzabile.

La volontà è di assorbire tutte le casse private nell’Inps appropriandosi del nostro patrimonio, che in totale con tutte le altre professioni, ammonta a circa 50 miliardi di euro.

Essere inglobati nell’Inps significa dover aumentare ancora il nostro contributo soggettivo fino a dei livelli che nessun professionista può sopportare con il risultato di far scomparire le libere professioni.

Del resto i “poteri forti” in Italia e non solo, in questi ultimi anni, hanno lavorato utilizzando molto i mass media e il governo per far credere alla popolazione che gli ordini professionali non servono, che le tariffe sono un ostacolo allo sviluppo  e che i professionisti sono una casta che va abbattuta.

Noi sicuramente gli abbiamo dato una mano con Ordini professionali, Sindacati, Universiità e Consigli Nazionali gestiti per favorire il proprio orticello e non per fare il bene dei cittadini e degli iscritti, ma questo, purtroppo, è un problema che riveste la maggior parte delle persone che in Italia occupano incarichi istituzionali o politici.

Nel 2012 dobbiamo impegnarci per far capire ai cittadini l’importanza delle professioni intellettuali che non possono essere regolamentate come una qualsiasi attività commerciale o imprenditoriale.

La professione di Architetto e Ingegnere libero professionista è stata fondamentale nella crescita di un paese contadino come l’Italia che, dopo la sua unificazione nel 1861, è diventata una delle maggiori potenze mondiali.

Negli ultimi anni la corruzione, l’illegalità diffusa, la criminalità organizzata, l’evasione fiscale, la disonestà, l’ignoranza e l’incompetenza dei nostri politici e amministratori pubblici  ha portato il nostro paese ad un passo dal baratro e non è certo facendo fuori i liberi professionisti, trasformandoli in dipendenti di grosse società di capitali, che si aiuta l’Italia a risalire la china.

Dobbiamo sicuramente riformarci, a partire dagli Ordini, dalla formazione, dalle competenze, dall’organizzazione, (non possiamo pensare di competere con l’estero con una media di addetti professionali per studio di 1,2 persone – dati Cresme), e non da ultimo dalla disciplina e dalla deontologia professionale, ma non possiamo rinunciare alla nostra indipendenza.

Come farà ad operare in maniera corretta e irreprensibile un ingegnere o un architetto che si trova a progettare o a svolgere il ruolo di direttore dei lavori di un’opera pubblica, quando non può più rispondere soltanto alla propria coscienza ma anche al suo padrone?

Cercheremo di far capire alla gente che le liberalizzazioni non hanno nulla a che vedere con le professioni intellettuali, che devono essere regolamentate per poter dare la possibilità a tutti di accedervi, (come del resto già avviene per gli architetti e gli ingegneri), ma devono mantenere la propria autonomia sotto il controllo di Ordini professionali rigorosi, inflessibili, efficienti e aggiornati con i tempi, che facciano rispettare le norme che li governano senza dimenticare l’art. 2 della LEGGE 25 aprile 1938, n. 897 : Coloro che non siano di specchiata condotta morale e politica non possono essere iscritti negli albi professionali, e se iscritti, debbono essere cancellati,..

(Basterebbe l’applicazione di questa norma per risolvere il problema dell’enorme numero di architetti in Italia).

Noi di amate l’architettura ci impegneremo nel 2012 per invertire la tendenza che porta al declino della professione dell’architetto e dei liberi professionisti, indispensabili per la qualità dell’architettura nel processo di trasformazione del territorio, promuovendo una mobilitazione tra i professionisti, le Associazioni, gli Enti e le Istituzioni nel campo dell’architettura, si comincia il 3 febbraio 2012 con 150K ARCHITETTI.

Chiediamo a tutti di partecipare e di rimboccarsi le maniche non è più il tempo di assistere inermi alla nostra distruzione.