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Professional day: un flop annunciato

E’ stato davvero desolante partecipare alla manifestazione di oggi a Roma all’Auditorium della Conciliazione.

Il professional day era stato annunciato da tempo, ma la totale mancanza di comunicazione e le modalità di organizzazione dell’evento, senza coinvolgere minimamente gli ordini provinciali, le associazioni, gli iscritti, avevano fatto capire in anticipo che sarebbe stato un fallimento.

Per il solito balletto di gelosie, invidie, giochi di potere, i Consigli nazionali non hanno collaborato con gli ordini provinciali, le casse non si sono impegnate a fare un’adeguata comunicazione agli iscritti, nessuno ha mandato una sola mail agli iscritti per invitarli a partecipare, sembrava che tutti avessero l’interesse a far fallire la manifestazione, è stata la dimostrazione dell’inutilità di questi organismi che ci rappresentano e che ci costano.

Tutto mi sarei aspettato, ma vedere che il CUP (Comitato Unitario Professioni) che coordina più di 20 tra Federazioni e Consigli Nazionali che rappresentano tutti i professionisti italiani (2.100.000 persone) non sia riuscito, in un momento come questo di fortissimo attacco alle professioni, a riempire una sala di 1.000 persone, dimostra la totale assoluta mancanza di rappresentatività.

Gli iscritti non si sentono minimamente rappresentati da un organismo che non condividono, del resto gli ordini non rappresentano soltanto i liberi professionisti, ma anche i dipendenti pubblici e privati e altri.

Sul sito del CUP fino a ieri scrivevano:” Si svolgerà in tutta Italia il prossimo 1 marzo la più grande manifestazione di ogni tempo dei professionisti ordinistici con sedi in tutte le città d’Italia, in collegamento con la sede centrale di Roma”.

Oggi dovrebbero scrivere il più grande flop di tutti i tempi, altro che giornata dei professionisti è stato il funerale dei professionisti, sembrava di stare sul Titanic che affonda con la banda che continua a suonare.

E’ stato davvero desolante arrivare alle 10.00 e vedere la sala praticamente vuota, alle 10.40 sono iniziati i lavori con meno di 500 persone presenti e abbiamo assistito alla passerella dei Presidenti Nazionali che hanno fatto la loro vetrina senza fare affermazioni degne di nota, i consulenti del lavoro hanno parlato più di tutti ben 4 interventi, del resto il Presidente del CUP Marina Calderone è Presidente Nazionale dei Consulenti del Lavoro.

Hanno sfilato: biologi, agronomi, periti tecnici, notai, ingegneri, architetti, commercialisti, giornalisti, farmacisti, medici, veterinari, un gran calderone organizzato non a caso dalla Calderone, in cui sono state accostate professioni che non hanno nulla in comune con problemi e esigenze completamente diverse.

I pochi politici intervenuti hanno fatto dichiarazioni scontate e di facciata, non c’è stato un solo intervento decente e in linea con una manifestazione che doveva rappresentare il forte disagio che stanno vivendo in Italia i professionisti.

Naturalmente non ne hanno parlato i telegiornali, i siti web dei quotidiani, come se non fossimo esistiti.

  • Bisognava gridare con forza l’importanza delle professioni intellettuali in Italia che dovrebbero rimanere libere e non sotto ricatto di un padrone;
  • bisognava denunciare con forza la drammaticità della condizione in cui versano migliaia di giovani professionisti;
  • bisognava denunciare con forza l’assurdità delle leggi che ci riguardano;
  • bisognava rivendicare con forza l’enorme differenza tra un attività professionale e un’attività commerciale;

bisognava fare molto altro, ma niente di tutto questo, qualche video intervista, qualche giovane buttato li per caso, ma una manifestazione davvero inutile.

L’intervento del nostro Presidente del CNA è stato poi disarmante, tutto ciò che è stato capace di dire in quei pochissimi minuti a disposizione (2 o 3) è che noi architetti dobbiamo rinunciare a qualcosa e che in Italia se si interviene sugli edifici esistenti con tecnologie bioclimatiche si possono risparmiare 8 centrali nucleari.

E’ la dimostrazione che siamo alla frutta.

Noi architetti non abbiamo nessuno che ci rappresenta, gli ordini, i Consigli Nazionali sono degli zombie che camminano, noi di amate l’architettura ci stiamo provando a creare qualcosa che ci possa rappresentare, la rete 150K nasce per questo, facciamoci le nostre proposte e presentiamocele da soli, non possiamo farci più tutelare da questi personaggi che si sono visti oggi a Roma, è necessario però l’impegno di tutti se vogliamo salvarci.

Non voglio essere pessimista, ma ho l’impressione che siamo una razza in via di estinzione, c’è chi, come ultimo atto disperato, si rivolge al Presidente della Repubblica, ma ormai ci vorrebbe un miracolo!!!

Sette fischi brevi e uno lungo

19 Febbraio 2012

Possono queste riforme, liberalizzazioni, esser state pensate per favorire i giovani?

Per favorire i giovani si sarebbe potuto cambiare la legge che governa gli appalti di servizi: per esempio scorporando il progetto preliminare e definitivo dall’esecutivo e direzione lavori. Dando la possibilita’ ai giovani di partecipare a concorsi anche essendo al primo esercizio contabile e non avendo i fatturati assurdi che le leggi vigenti chiedono per progettare anche un chiosco.

Per favorire i giovani si sarebbe potuto metter mano ai contratti che regolamentano le prestazioni professionali all’interno degli studi.

Per favorire i giovani si sarebbe potuto caldeggiare una riforma profonda del sistema universitario che li forma e che li fa uscire impreparati al mondo del lavoro, e non sara’ un tirocinio professionale fatto negli ultimi anni di facolta’ a favorirne l’ingresso nella professione.

Per favorire i giovani si sarebbero dovuti imputare alcuni capitoli di bilancio per incentivare la loro formazione  per esempio con l’internazionalizzazione.

Infine per favorire i giovani avrebbero dovuto fare in modo che restare a lavorare ancora in Italia avesse un senso.

Il brain draining con queste riforme economiche, da liberista del nuovo millennio, non si fermerà e i nostri migliori elementi continueranno a scappare dall’Italia degli economisti, capaci solo di alzare tasse e di rendere ancora piu`invivibile questo paese. Non si intravedono ancora le vere riforme strutturali, quelle indirizzate a dare una vera sterzata non solo alla questione economica, che forse potrà anche essere normalizzata, ma soprattutto a quella  culturale e di indirizzo del paese, allo stato attuale completamente assente. Qual’è il fine? E cosa vogliamo che l’Italia sia domani?

L’economia non può avere come suo fine se stessa. L’economia deve essere uno strumento al servizio di una visione più ampia. Una visione di indirizzo culturale e morale. Come puó interessarmi sapere che domani avrò raddrizzato la situazione economica, quando avrò creato un popolo che ha come unico suo valore il profitto a tutti i costi e fine a se stesso?

Dov’è il perfezionamento morale e la tendenza alla comunione sempre più intima e vasta fra tutti i membri della famiglia umana che si predicava di raggiungere con il liberalismo (mazziniano prima e crociano dopo)? Come si pensa di raggiungerlo?

Se per raggiungerlo si pensa di dover passare attraverso la guerra dei poveri, attraverso i ribassi da “pane oggi per fame domani” allora l’Italia continua ad essere per i professionisti onesti (e non solo professionisti) un paese dove non conviene stare e lavorare, perchè sopravviveranno a questa politica cieca solo pochi forti gruppi di società con capacità di spesa.

Disarmante anche la tecnica di screditamento del dissenso, espressa dalle varie “corporazioni”, messa in atto dal governo. Il messaggio che passa è quello che il dissenso è normale che ci sia poichè “abbiamo toccato interessi incrostazioni” del mercato. Un dissenso quindi di matrice reazionaria indirizzato a proteggere i grandi interessi economici acquisiti. Nel nostro caso quali sono? I minimi tariffari? Non ci sono mai stati nel privato e nel pubblico erano l’unico baluardo, necessario, ma non sufficiente (se guardiamo alle strutture pubbliche crollate a L’Aquila), ancora esistente per far si che gli edifici pubblici si costruissero con serietà.

Al contrario questa casta di privilegiati degli architetti li vuole e li invoca i cambiamenti come via di salvezza dall’estinzione dell’architettura sul suolo italiano, ma vuole cambiamenti che abbiano veramente la loro efficacia, che siano in grado di smuovere veramente la situazione e che non siano le ennesime manovrine di facciata.

Manovrine che in un contesto sociale degradato come è quello attuale, avranno come unico risultato quello di arricchire ancora di più i furbi. La “casta” degli architetti chiede riforme più radicali. Riforme più coraggiose e democratiche. Rivendica la pretesa che  possa esistere una giustizia che ponga un freno all’accaparramento del lavoro per vie traverse legalmente inaccettabili, rivendica la pretesa che le gare possano essere esperite su base meritocratica e non sulla base di una competizione economica, data a forza di remunerazioni che non coprono neanche i costi di produzione, e che poco hanno a che vedere con il sistema meritocratico teorizzato da liberalisti e liberisti.

Da anni assistiamo inermi al degrado culturale delle nostre città costruite allo stesso modo, con gli stessi criteri, da destra e sinistra. Da anni assistiamo allo stupro dei nostri territori occupati da quartieri senza anima, specchio del degrado culturale in cui la nostra società versa governata da politici, incolore, dove l’architettura, la visione dello spazio e financo la sicurezza stessa degli edifici si piegano sotto il peso della speculazione economica.

Progetti di quartieri che vengono tirati fuori dai cassetti degli imprenditori, sempre uguali e ripetibili all’infinito fino a far traboccare le loro tasche di soldi. Non importa che poi tali quartieri manchino in infrastrutture o creino disagio sociale, l’importante è il profitto a tutti i costi.

I sette fischi brevi e l’ultimo lungo sono già suonati per molti di noi quando ancora studenti, ci accorgevamo dell’arretratezza culturale in cui versava la nostra facoltà e le nostre cittá vernacolari e uguali. Molti se ne sono andati a lavorare fuori e molti altri continueranno ad andarsene finchè le riforme serie non daranno reali possibilità di lavoro per giovani e non più giovani, finchè l’Italia non tornerà ad essere fonte di cultura, finchè l’Italia non sarà più preda degli speculatori finanziari, finchè la dignità non tornerà ad essere di nuovo un valore, finchè quei fischi non smetteranno di dare il loro amaro, triste, e desolante messaggio di abbandono!

Christian Rocchi – professionista e architetto

da 13 anni 5 volte responsabile per l’ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori di Roma e Provincia di progetti, che godono di finanziamento europeo, che permettono agli architetti sotto i 35 anni di abbandonare l’Italia!

Appello a tutti gli architetti ed ingegneri italiani

15 Febbraio 2012

Segnaliamo volentieri un’iniziativa nata da alcuni colleghi all’interno del Gruppo Osservatorio Legislativo nato all’interno di Inarcommunity.

Il gruppo è nato spontaneamente al di fuori degli ordini professionali e delle istituzioni, si è attivato per proporre un emendamento al disegno di legge n. 3110/2012, e ha presentato con successo l’emendamento al Senato che è stato inserito per le modifiche all’art. 52 con discrete possibilità di passare, a differenza di quanto è riuscito ad ottenere il CNA.

L’approvazione di tale emendamento porterebbe grandi vantaggi per la nostra categoria,  è necessario l’appoggio dei liberi professionisti architetti e ingegneri e delle Associazioni ed Istituzioni di categoria.

Si allega l’Appello:

Inarcommunity

“Gruppo Osservatorio Legislativo”

Appello a tutti  gli architetti ed ingegneri italiani, agli Organismi preposti a rappresentarci, alle associazioni ed ai sindacati per supportare il nostro emendamento in discussione al Senato

Il nostro gruppo si è attivato per proporre un emendamento al disegno di legge n. 3110/2012, conversione in Legge del D.L. 2 gennaio 2012 n. 1 è stato acquisito integralmente. Si trova al tomo V degli emendamenti, articoli da 37 a 56, pag. 301e 302, n. 2420 e 2421.

vedi link

Pur senza la presunzione di poter risolvere tutte le problematiche della categoria, ma con la convinzione di dover agire,  i  punti significativi sono:

la definizione, per i L.P. Diplomati, di progettare e vigilare su edifici non civili sotto i 300 mc, al fine di risolvere definitivamente uno degli aspetti sulle competenze tra tecnici laureati e diplomati

l’innalzamento del limite per le opere pubbliche, con gare di progettazione a procedura aperta, da 100.000,00 a 200.000,00 Euro, al fine di adeguare la norma italiana a quella Europea e consentire nuovamente agli studi medio-piccoli di concorrere sul mercato interno;

la progettazione in capo ai liberi professionisti al fine di dare maggiore trasparenza al settore dell’affidamento dei servizi di progettazione;

il vincolo per i progettisti ad essere titolari di partita iva ed iscritti ad una cassa;

l’ammissione dei soci di capitale solo in quota minoritaria;

l’indagine di mercato, il rispetto del principio della rotazione, l’eventuale sorteggio per l’affidamento di incarichi di progettazione da parte delle PA;

l’importo della prestazione non potrà costituire elemento di valutazione ai fini dell’affidamento dell’incarico;

Da oggi 14 febbraio, e per pochissimi giorni, i gruppi politici decideranno quali Emendamenti inserire nel D.L. sulle Liberalizzazioni e poi, secondo sempre più insistenti voci di corridoio, blinderanno il testo.

Non abbiamo un colore politico, non ci capeggia un’associazione, un Ordine, un Sindacato, siamo solo dei liberi professionisti che si sono rimboccati le maniche.

Questa al momento è L’UNICA PROPOSTA CONCRETA A LIVELLO NAZIONALE.

La vostra sottoscrizione è importantissima per dar peso al nostro/vostro impegno

Sottoscrivetelo come singoli o come associazione, ordine, sindacato etc….  mandando una semplice email con i vostri dati  all’indirizzo:

osservatoriolegislativo@gmail.com

In rappresentanza del Gruppo Operativo dell“Osservatorio Legislativo”,

i primi firmatari dell’emendamento proposto:

Arch. Mario Porreca, Arch. Giuseppe Dimonte, Arch. Bruna Gozzi, Ing. Nunzia Samanta Soranno, Arch. Celeste Petraroli, Ing. Alessandro Fadda, Arch. Francesco Crotti, Ing. Carmine Vitale, Ing. Giuseppe Lampis, Arch. Fabio Muci, Arch. Luca Ferrante, Ing. Euro Marangoni, Arch. Gian Marco Santarsiero, Ing. Mauro Baglioni, Arch. Angela Rosa, Arch. Elena Fedi, Arch. Fabrizio Rinaldi, Ing. Danilo Luchini, Arch. GianCarlo Gatta, Arch. Elisabetta Mazzola, Arch. Danilo Gentili, Arch. Danilo Spagnuolo, Ing. Roberto Gallerani, Ing. Antonio Achille, Arch. Domenico Tartaglia, Arch. Dante Salmé, Ing. Antonio Alvigini, Arch. Stefano Gradassi, Arch. Emilio Coppola, Arch. Marcello Dimonte.

Organi e associazioni che lo sottoscrivono.

150K ARCHITETTI fase 2

12 Febbraio 2012

Mercoledì 08 febbraio 2012 si è svolta a Roma l’Assemblea 150K ARCHITETTI, un nuovo modo di risvegliare le coscienze dei professionisti, in questo difficilissimo momento storico, per dare un segnale alle istituzioni e ai nostri rappresentanti negli Ordini, Consigli Nazionali e Sindacati, in cui ci riconosciamo sempre meno.

Si apre un dibattito aperto a tutti, si avvia un lavoro sfruttando le nuove tecnologie per definire proposte concrete da presentare agli organi competenti.

All’Assemblea hanno partecipato più di 150 persone, più altri collegati on line in streaming, sono intervenuti più di 30 colleghi giunti anche da milano, torino, brescia, arezzo, firenze, pescara, palermo e altri in collegamento via skype, tra cui consiglieri e presidenti di ordini professionali, rappresentanti di sindacati e istituzioni, e personalità del mondo della cultura e della politica, tra cui Umberto Croppi e Francesco Polcaro.

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Sono stati trattati i 5 temi previsti ( Riforma degli Ordini professionali – Incarichi pubblici – Università e formazione – inserimento dei giovani nel mondo del lavoro – Modelli di gestione del territorio), auspicando un rinnovamento e una rivalutazione della figura dell’architetto in Italia.

L’assemblea si propone di creare una piattaforma telematica, che sfruttando la tecnologia ThinkTag, per la condivisione di informazioni in rete, porterà avanti gli obiettivi emersi dalle discussioni, suddivisi per aree tematiche tra cinque gruppi di lavoro.

RIVEDI 150K ON LINE

L’8 febbraio è stato soltanto l’inizio di un processo che andrà avanti , “la Rete 150K” è un catalizzatore / aggregatore.

Catalizzatore perché è un “additivo” in dosi minime che, nelle nostre intenzioni, dovrebbe far partire una reazione.

Aggregatore perché è la sua funzione specifica: aggregare le forze innovatrici tra gli architetti, troppo frammentate tra loro.

Perché è esattamente questo di cui hanno bisogno, in questo momento, gli architetti italiani.

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Non è un sindacato né un’associazione. E’ uno strumento di connessione, di amplificazione, di facilitazione allo scambio di esperienze ed un laboratorio dove gruppi ed entità, con caratteristiche differenti, possono dialogare (in campo neutro perché gli architetti sono gelosi della primogenitura delle loro iniziative) e formulare proposte largamente condivise su temi urgenti, come, per esempio, le liberalizzazioni, gli Ordini professionali (dai primi spunti emersi dall’Assemblea) o su proposte di più ampio respiro, che orientino l’azione politica degli architetti negli anni a venire nei confronti delle istituzioni e della società.

Alcuni colleghi, prima e dopo l’Assemblea, hanno criticato “l’ottica grandangolare” che abbiamo cercato di dare all’Assemblea definendola generica. L’hanno anche definita ecumenica e perciò inconcludente.

Senza entrare nel merito dei risultati esigui finora ottenuti da chi ha voluto attenersi alle sole rivendicazioni di categoria, a costoro rispondiamo che è una idea da sindacalisti, senza con ciò volere sminuire il ruolo che hanno i sindacalisti, che ripetiamo, non è quello della rete.

Infatti, come si fa a combattere una battaglia, urgentissima, per i diritti, le competenze, la sopravvivenza della nostra categoria senza chiederci come si debba adeguare l’architetto per rispondere ai bisogni della società, quale sia l’idea di architettura, intesa in senso ampio, come gestione del territorio, che dovremmo proporre e difendere, anche con i denti?

Dobbiamo interrogarci su quali sono le competenze degli architetti, anche a fronte di una domanda altamente specializzata a cui si sono sono adeguate le facoltà di ingegneria ma non quelle di architettura.

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Inoltre una categoria che non si interroga sulle sue prospettive future, al di là dell’emergenza in cui sta vivendo come può sopravvivere?

Non può, perché di questa categoria viene a mancare il ruolo sociale, come sta avvenendo da molti anni per gli architetti.

Dall’Assemblea è emerso, drammaticamente, il tema della rappresentanza. Non abbiamo ancora cominciato a riordinare i contributi degli intervenuti, ma l’impressione è stata che circa la metà degli interventi ha messo l’accento sul problema gravissimo della mancanza di rappresentanza degli architetti presso le sedi politiche.

Se gli Ordini non sono preposti a questa funzione, se i sindacati finora sono stati ininfluenti perché erosi dal potere degli Ordini e perché divisi tra loro, è necessario allora che la base torni ad esprimersi, a coinvolgersi e  a legittimare chi sarà scelto per trattare con le istituzioni.

Ecco a cosa serve un aggregatore.

Ma un aggregatore , per esempio, serve anche a trovare la formula di una formazione universitaria che non leda le aspettative di chi si iscrive e al contempo risponda alle richieste del mercato e della società civile. Oppure serve a veicolare l’idea, tra i tecnici e la gente comune, che quello che rimane del nostro bel territorio, deve essere gestito con strumenti nuovi, perché quelli esistenti sono un invito all’abusivismo. Non vogliamo dilungarci sugli innumerevoli campi in cui gli architetti dovrebbero tornare a proporre dei modelli alla società.

Noi abbiamo cercato di dimostrare come si usa questo strumento che abbiamo creato e alcune persone, con nostra grande soddisfazione, ha colto questa nostra impostazione. Un collega ha scritto sulla nostra pagina Facebook: “ci sono stati momenti di autoreferenzialità da parte di qualcuno, ma mi piace sottolineare che fra questi non comparivano i contributi di Amate l’Architettura che ha tenuto un basso profilo facendosi ospite esemplare.”

Questo vuol dire, in sintesi, che terremo sempre distinta l’azione di Amate l’Architettura che è, a volte, anche dura e di parte, dall’uso della Rete 150K che per sua natura deve essere uno strumento neutro. All’interno di questo strumento, alla pari degli altri, Amate l’Architettura cercherà di promuovere le sue proposte, sperando che siano condivise e condivisibili.

Questo vuol dire anche che la Rete 150K sarà uno strumento che potrà essere gestito da chiunque voglia dedicarci tempo e risorse.

I prossimi passi

La nostra azione, come già accennato in precedenza, continuerà con queste modalità:

1)            estensione della rete: alcuni colleghi vogliono replicare eventi come quello che abbiamo organizzato in altre città d’Italia. Noi puntiamo a creare un effetto “virale” e a fare sì che tutti si possano appropriare della Rete 150K secondo le modalità che abbiamo impostato (connettività e neutralità). La rete 150K è open source ma segue regole definite.

2)            Creazione di gruppi di lavoro, su temi ben definiti, sia d’urgenza che di strategia a lungo termine per arrivare, in tempi stabiliti, a formulare proposte ben precise, largamente condivise. Questo vuol dire che se esistono gruppi di lavoro già esistenti, come è emerso dall’assemblea, questi saranno messi in rete (se lo vorranno), sostenuti e proiettati su una dimensione nazionale.

3)            Implementazione della piattaforma telematica già creata dove, con l’aiuto di tutti, potranno convergere documentazioni, riflessioni, proposte da tutti i componenti della rete. Questa documentazione sarà al tempo stesso un volano di idee e di conoscenza ma anche una patente di autorevolezza per le iniziative e gli studi che verranno promossi.

4)            Creazione di reti professionali operative, come proposto dal gruppo Amo l’Architettura, su temi o campi professionali o progetti definiti. Proposti dagli utenti stessi nell’intento di coinvolgere gli altri utenti interessati e competenti nel settore specifico per aiutare gli studi nella crescita professionale sfruttando la sinergia promossa dalla rete.

La verità sulle Liberalizzazioni

3 Febbraio 2012

C’è molta confusione su questo tema, tutti si appassionano a questo argomento perché pensano che le liberalizzazioni porteranno a maggior concorrenza ed a risparmi per gli utenti.

Così si finisce di pensare che liberalizzare le licenze dei taxi sia la stessa cosa che abolire gli ordini professionali o, addirittura, gli esami di stato !  MA STIAMO SCHERZANDO ?

Facciamo un esempio concreto : ipotizziamo che siate accusati di un reato ( magari non commesso ) che potrebbe portarvi in galera per anni, rovinandovi la vita. Voi, potendo pagare un Vs legale, accettereste un avvocato d’ufficio, magari un giovane di scarsa esperienza o semplicemente uno che, poiché è pagato poco, si impegni scarsamente e vi faccia condannare ? Oppure cerchereste il migliore che conoscete ??

Facciamo un altro esempio concreto: con molti sacrifici avete messo da parte le risorse per costruirvi una casa, cosa fate ?  Vi affidate ad un professionista che vi chiede un prezzo basso, ma poi vi presenta un’unica soluzione progettuale, che magari non vi piace, non corrisponde alle vs aspettative, oppure ad uno che, più serio, vi presenta più ipotesi, facendovi scegliere quella che più vi aggrada ?

E se a quello stesso progettista fate seguire anche la direzione dei lavori, vi accontentate se quello viene in cantiere non più di una volta al mese ? Oppure apprezzate di più se quello in cantiere ci viene ogni volta che serve ? ogni volta che l’appaltatore ha bisogno di direttive ed indicazioni ?

Ecco qui sta il nocciolo del problema !

Le tariffe degli ingegneri ed architetti sono state già liberalizzate dal 2006, dopo il decreto Bersani; i prezzi delle prestazioni sono effettivamente crollati, ma siamo proprio sicuri che questo abbia prodotto vantaggi per i committenti ? Chi può garantire che i calcoli strutturali eseguiti da quell’ingegnere che li ha fatti per poche centinaia di euro siano esatti ? che quella costruzione potrà resistere ad un sisma ?  Oppure, siete sicuri che quella certificazione energetica che vi è stata fornita per 50 € sia davvero corretta ?

Magari chi ve l’ha fatta neanche ha visionato il vs. immobile !

E quel professionista che offre all’Ente pubblico una prestazione gratuita, siamo sicuri che poi, per rifarsi, non accetterà prebende varie dall’Impresa che poi si aggiudicherà l’esecuzione dei lavori ? Sarà lui a firmare gli stati di avanzamento dei lavori, a certificare la buona esecuzione delle opere, a contabilizzarle !

E se neppure gli ordini professionali esisteranno più, chi potrà sanzionare il comportamento scorretto di quel tipo di tecnico ?

La magistratura ordinaria ???   Ma non fatemi ridere ! Forse non si sa che fra i compiti degli Ordini professionali vi è proprio la tutela della collettività nei confronti del comportamento deontologicamente scorretto di qualche iscritto . Infatti gli Ordini sono emanazione del Ministero di Grazia e Giustizia.

Che poi esercitino in toto questo compito è un altro discorso, dipende dal singolo ordine professionale e dalla buona volontà degli eletti .

Si crede poi, nel sentire comune, che liberalizzare l’accesso alle professioni ( ancora di più ? – noi architetti siamo 150.000 in Italia ) possa garantire maggiori opportunità ai giovani.

Niente di più falso …

Dopo il crollo dei prezzi dei servizi di architettura ed ingegneria, ai giovani neolaureati si sono solo offerti stage e tirocini a cifre mensili più basse . Nessuna tutela, nessuna prospettiva di assunzione, solo promesse !  Mi arrivano spesso via posta ordinaria o via mail curriculum di giovani laureati brillanti, con competenze interessanti e….con esperienze lavorative deprimenti: commesse, baristi, addetti a call center, promotore di telefonia, etc.  Raramente qualcuno ha fatto per un paio di mesi qui ed un altro là il disegnatore CAD.

E, nel contempo, gli studi più grossi, quelli che quei giovani stagisti han sfruttato di più, hanno continuato ad acquisire, sempre di più, tutti gli incarichi professionali succulenti sulla piazza: sono quelli prescelti dagli Enti pubblici che usano la licitazione privata in maniera imbarazzante , evitando accuratamente bandi di selezione o concorsi  di progettazione. E , siccome sono i preferiti dai Comuni, vengono anche incaricati dalle grosse imprese di costruzione.

Loro sempre più ricchi e gli altri, quelli che non sfruttano gli stagisti, che lavorano magari con uno o due collaboratori con cui dividono gli utili, gli altri ….sempre più poveri .

ECCO QUESTA, per ORA, è STATA la LIBERALIZZAZIONE che ABBIAMO VISTO !

Non a caso la maggiore tifosa delle liberalizzazioni dei servizi professionali è Emma Marcegaglia ! RIFLETTETE, gente ed INFORMATEVI.

L’anno che verrà …

E’ iniziato 2012, auguro un buon anno a tutti, ma non sarà un anno facile.

Ci attende un anno importante per noi Architetti e liberi professionisti, il 2012 sarà l’anno in cui si dovranno riformare gli Ordini professionali, (entro agosto 2012 come previsto nel decreto Monti e nelle manovre precedenti), se non lo si farà gli Ordini professionali potranno essere cancellati !!

Vi ricordo che la legge che istituisce e regolamenta le professioni di ingegnere e architetto, ha quasi un secolo (R.D. 23 ottobre 1925, n. 2537) e credo che sia arrivato il momento di riscrivere una norma che è stata fatta quando in Italia c’era ancora il Re.

Dobbiamo riformarci se non vogliamo scomparire.

Mi auguro che il CNA si attivi rapidamente per la riforma degli Ordini, che coinvolga il più possibile gli Ordini provinciali e la base degli iscritti, organizzando delle Assemblee aperte a tutti e che si faccia una riforma radicale e duratura come ne abbiamo bisogno.

Il 2012 sarà anche l’anno in cui la nostra cassa professionale di previdenza Inarcassa, dovrà rispondere, insieme alle casse private delle altre professioni, all’attacco sferrato dal Ministro Fornero e reso esecutivo dall’art. 24 comma 24 del Decreto Monti che impone un ultimatum difficilmente realizzabile.

La volontà è di assorbire tutte le casse private nell’Inps appropriandosi del nostro patrimonio, che in totale con tutte le altre professioni, ammonta a circa 50 miliardi di euro.

Essere inglobati nell’Inps significa dover aumentare ancora il nostro contributo soggettivo fino a dei livelli che nessun professionista può sopportare con il risultato di far scomparire le libere professioni.

Del resto i “poteri forti” in Italia e non solo, in questi ultimi anni, hanno lavorato utilizzando molto i mass media e il governo per far credere alla popolazione che gli ordini professionali non servono, che le tariffe sono un ostacolo allo sviluppo  e che i professionisti sono una casta che va abbattuta.

Noi sicuramente gli abbiamo dato una mano con Ordini professionali, Sindacati, Universiità e Consigli Nazionali gestiti per favorire il proprio orticello e non per fare il bene dei cittadini e degli iscritti, ma questo, purtroppo, è un problema che riveste la maggior parte delle persone che in Italia occupano incarichi istituzionali o politici.

Nel 2012 dobbiamo impegnarci per far capire ai cittadini l’importanza delle professioni intellettuali che non possono essere regolamentate come una qualsiasi attività commerciale o imprenditoriale.

La professione di Architetto e Ingegnere libero professionista è stata fondamentale nella crescita di un paese contadino come l’Italia che, dopo la sua unificazione nel 1861, è diventata una delle maggiori potenze mondiali.

Negli ultimi anni la corruzione, l’illegalità diffusa, la criminalità organizzata, l’evasione fiscale, la disonestà, l’ignoranza e l’incompetenza dei nostri politici e amministratori pubblici  ha portato il nostro paese ad un passo dal baratro e non è certo facendo fuori i liberi professionisti, trasformandoli in dipendenti di grosse società di capitali, che si aiuta l’Italia a risalire la china.

Dobbiamo sicuramente riformarci, a partire dagli Ordini, dalla formazione, dalle competenze, dall’organizzazione, (non possiamo pensare di competere con l’estero con una media di addetti professionali per studio di 1,2 persone – dati Cresme), e non da ultimo dalla disciplina e dalla deontologia professionale, ma non possiamo rinunciare alla nostra indipendenza.

Come farà ad operare in maniera corretta e irreprensibile un ingegnere o un architetto che si trova a progettare o a svolgere il ruolo di direttore dei lavori di un’opera pubblica, quando non può più rispondere soltanto alla propria coscienza ma anche al suo padrone?

Cercheremo di far capire alla gente che le liberalizzazioni non hanno nulla a che vedere con le professioni intellettuali, che devono essere regolamentate per poter dare la possibilità a tutti di accedervi, (come del resto già avviene per gli architetti e gli ingegneri), ma devono mantenere la propria autonomia sotto il controllo di Ordini professionali rigorosi, inflessibili, efficienti e aggiornati con i tempi, che facciano rispettare le norme che li governano senza dimenticare l’art. 2 della LEGGE 25 aprile 1938, n. 897 : Coloro che non siano di specchiata condotta morale e politica non possono essere iscritti negli albi professionali, e se iscritti, debbono essere cancellati,..

(Basterebbe l’applicazione di questa norma per risolvere il problema dell’enorme numero di architetti in Italia).

Noi di amate l’architettura ci impegneremo nel 2012 per invertire la tendenza che porta al declino della professione dell’architetto e dei liberi professionisti, indispensabili per la qualità dell’architettura nel processo di trasformazione del territorio, promuovendo una mobilitazione tra i professionisti, le Associazioni, gli Enti e le Istituzioni nel campo dell’architettura, si comincia il 3 febbraio 2012 con 150K ARCHITETTI.

Chiediamo a tutti di partecipare e di rimboccarsi le maniche non è più il tempo di assistere inermi alla nostra distruzione.